Spirito
Il Vaticano dichiara che non c’è «nessuno spazio» per i diaconi donne, tuttavia «continuerà il lavoro di approfondimento»
Il cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez ha fornito un aggiornamento sull’ultimo studio del Vaticano sui diaconi donne, escludendo qualsiasi cambiamento immediato ma lasciando anche la porta aperta ad annunci futuri.
Rivolgendosi ai 350 partecipanti all’assemblea del Sinodo sulla sinodalità del 2 ottobre, Fernández – prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede – ha fatto il punto sui lavori del gruppo di studio sinodale da lui presieduto.
Dei 10 gruppi di studio istituiti da papa Francesco in primavera per esaminare i temi chiave del sinodo finora, quello del Fernandez sta esaminando «questioni teologiche e canonistiche relative a forme ministeriali specifiche», tra cui il diaconato femminile, come richiesto nella sessione sinodale dell’ottobre 2023.
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La Chiesa cattolica insegna infallibilmente che è impossibile ordinare le donne agli ordini sacri, compreso il diaconato.
«Il Dicastero ritiene che non ci sia ancora spazio per una decisione positiva del Magistero circa l’accesso delle donne al diaconato, inteso come grado del sacramento dell’Ordine», ha affermato il Fernandezzo. «Lo stesso Santo Padre ha confermato di recente pubblicamente questa considerazione».
Pur affermando che il Vaticano non può ancora approvare i diaconi donne, il cardinale Fernandez ha tuttavia aggiunto che «in ogni caso, il Dicastero ritiene che resti aperta l’opportunità di proseguire il lavoro di approfondimento».
JUST IN: Cardinal Fernández gives update on study group on female deacons, which he leads. #PopeFrancis “does not consider the question to be mature” but that some Qs need more study b4 a female diaconate.
“Meanwhile we are trying to broaden the spaces for a female presence that… pic.twitter.com/IkwvEaNb7C— Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) October 2, 2024
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Il gruppo di studio sta esaminando la questione basandosi sul Rapporto di sintesi dell’ottobre 2023 e sulle commissioni del Vaticano del 2016 e del 2020 sui «diaconi femminili». Inoltre, Fernández ha detto ieri all’assemblea sinodale che stava utilizzando i documenti Evangelii Gaudium (103-104), Querida Amazonia (99-103) e Antiquum Ministerium (3).
Il porporato argentino anche rivelato lo stile del lavoro del gruppo di studio, affermando che sta analizzando «in profondità la vita di alcune donne che – sia nella storia antica che in quella recente della Chiesa – hanno esercitato autentica autorità e potere a sostegno della missione della Chiesa».
«L’autorità o il potere» di queste donne «non era legato alla consacrazione sacramentale, come sarebbe nel caso, almeno oggi, dell’ordinazione diaconale», ha affermato.
Sebbene tali donne non fossero consacrate sacramentalmente, il Fernandez ha osservato che hanno dato contributi significativi alla vita della Chiesa. «Pertanto, si tratta di completare una riflessione sull’espansione della dimensione ministeriale della Chiesa alla luce della sua dimensione carismatica, per suggerire il riconoscimento di carismi o l’istituzione di ruoli di servizio ecclesiale che – pur non essendo direttamente collegati al potere sacramentale – sono radicati nei sacramenti del battesimo e della cresima».
Il cardinale citato esempi di donne come: Matilde di Canossa, Ildegarda di Bingen, Brigida di Svezia, Giovanna d’Arco, Teresa d’Avila, Juana Inas de la Cruz, Mama Antula ed Elizabeth Ann Seton.
«Altrettanto cruciale sarà l’ascolto delle donne che oggi ricoprono ruoli di primo piano nel Popolo di Dio e nelle Chiese a cui appartengono», ha osservato il prelato, suggerendo qui una possibile apertura al diaconato femminile, o a qualche tipo di ministero femminile, in futuro.
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«Alla luce di queste belle testimonianze, la questione dell’accesso delle donne al diaconato assume una prospettiva diversa», ha affermato. «Nel frattempo, lo studio approfondito della loro multiforme testimonianza cristiana può aiutare a immaginare oggi nuove forme di ministero, capaci di “allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa” (Evangelii Gaudium, 103)».
Il documento Querida Amazonia – che il gruppo di Fernández sta studiando ed emerso dal Sinodo amazzonico del 2019 – è particolarmente degno di nota per la sua raccomandazione sui sacerdoti sposati, i cosiddetti viri probati. Tuttavia, pur citando la testimonianza delle donne amazzoniche nella promozione della fede, il documento sconsiglia anche di conferire gli ordini sacri alle donne.
Facendo riferimento alla testimonianza dell’Amazzonia, il documento «ci invita ad allargare la visione per evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali. Tale riduzionismo ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno status e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine sacro»
Evangelii gaudium afferma anche che «il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo Sposo che si consegna nell’Eucaristia, è una questione che non si pone in discussione, ma può diventare motivo di particolare conflitto se si identifica troppo la potestà sacramentale con il potere».
«Data questa condanna dell’ordinazione femminile negli stessi documenti utilizzati dal Fernandez, unita alla spinta del sinodo verso il ministero femminile, sembra sempre più probabile che si tenterà di separare il diaconato dal sacerdozio e quindi di aprirlo a tutti» commenta LifeSite. «In effetti, questa è stata la richiesta di diversi membri del sinodo, tra cui i cardinali Blase Cupich e Robert McElroy. All’inizio di quest’anno, McElroy ha sostenuto che separare il diaconato dal sacerdozio “potrebbe rendere più facile avere donne diacono».
Nonostante queste argomentazioni, la Chiesa cattolica ha chiaramente pronunciato l’impossibilità di avere «diaconi donne».
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Una di queste dichiarazioni si trova nella lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis di Papa Giovanni Paolo II del 1994 , dove scrisse: «dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa».
Nel 2018, l’allora prefetto della CDF, il cardinale Luis Ladaria Ferrer, SJ, difese l’insegnamento dell’Ordinatio Sacerdotalis come portatore del marchio di «infallibilità», con Giovanni Paolo II che aveva «formalmente confermato e reso esplicito, così da togliere ogni dubbio, ciò che il magistero ordinario e universale ha da tempo considerato nel corso della storia come appartenente al deposito della fede».
Tuttavia, il mondo procede in un’altra direzione.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi il tribunale civile di Mechelen (Belgio) ha condannato per discriminazione l’ex arcivescovo di Mechelen-Bruxelles, il cardinale Jozef De Kesel, e il suo successore, mons. Luc Terlinden. I due vescovi avevano rifiutato, a distanza di pochi mesi, l’iscrizione di una donna alla formazione diaconale, perché non può ricevere gli ordini sacri, per volontà di Cristo, fondatore della Chiesa.
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Immagine screenshot da Twitter
Spirito
Il Vaticano contro l’«estremismo» dei fedeli che «sollevano la questione» della Comunione in mano
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Un satanista intentó profanar la Sagrada Hostia en el Capitolio del Estado de Kansas mediante algún tipo de conjuro.
Sin embargo, en un acto de valentía y devoción, un hombre católico intervino rápidamente, tomó la Hostia y la consumió para evitar la profanación. ¡Así es! Un… pic.twitter.com/x3UGLLCnyq — Carolina ❤️🔥 (@realCarola2Hope) March 29, 2025
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«Per secoli la Chiesa ha preso in mano la comunione. Solo in alcuni secoli oscuri, temendo la mancanza di igiene, si è sostituito questo gesto con quello del prenderla in bocca» spiega monsignor Forte, forte forse di tanti insegnamenti pandemici pienamente recepiti dal cattolicesimo moderno. «Ma grazie a Dio oggi siamo tutti cresciuti. Le mani ce le laviamo», assicura l’arcivescovo, che in realtà non lo può sapere, e che probabilmente non è mai stato nel bagno di un Autogrill, dove è possibile osservare l’immancabile tragitto delle moltitudini dal pisciatoio all’auto senza passare per il lavandino. (Monsignor Forte probabilmente è di quelli che non sanno perché nei bar all’aperitivo la ciotola della nocciolino include un cucchiaino). «Per cui la Comunione si prende in mano» annunzia perentorio il religioso, «con il gesto umile di stendere la mano e di accoglierla». «Chi non lo fa, fa un atto di orgoglio, si crede più saggio e più esperto del papa e dei vescovi che hanno deciso che la Comunione si prende in mano». Anche qui, è sensibile un accento dai tempi pandemici, quando alla popolazione veniva ripetuto di fidarsi degli esperti. «Per piacere siate umili ed obbedienti alla Chiesa. Almeno nel momento in cui fate la Comunione, facendo la volontà che è quella espressa nella Chiesa, dal papa e dai vescovi». Non è chiaro da dove il monsignore esperto tragga l’ordine secondo cui «la Comunione si prende in mano» secondo la volontà di Chiesa, papa e vescovi. La Santa Comunione sulla lingua è stata la norma nella Chiesa per oltre 1.300 anni, mentre la Comunione sulla mano si è diffusa a livello mondiale solo con le riforme degli anni Settanta. Monsignor Forte è ritenuto da alcuni osservatori come teologo pro-LGBT che ha introdotto il tema dell’omosessualità al Sinodo per la famigliaITALY Bishop Bruno Forte BERATES three people for receiving Communion on the tongue He claims that Communion should only be received in the hands and that it is ‘pride’ that makes people do otherwise What are your thoughts? pic.twitter.com/bWqXm0UiSr
— Catholic Arena (@CatholicArena) April 24, 2025
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Spirito
Il segreto della santità di san Francesco
A otto secoli dalla sua morte, san Francesco continua a essere ammirato. Ma il suo vero esempio è assai più impegnativo dell’immagine che spesso viene data di lui.
Nelle abbondanti ricerche sui grandi mistici o sui grandi pensatori, non si può fare a meno di indagare la loro fonte di ispirazione. Per quanto riguarda san Francesco d’Assisi, non c’è bisogno di cercare lontano, perché lo dice egli stesso nel suo Testamento: «Dopo che il Signore mi ebbe dato dei frati, nessuno mi mostrò che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il santo Vangelo».
Di fatto, è nel Vangelo che cerca la sua vocazione. Dopo i sogni che lo distolgono dalla carriera delle armi, dopo il bacio al lebbroso e l’inizio del restauro della cappella di San Damiano, dopo essere stato rinnegato da suo padre, ascolta nel Vangelo del giorno l’invio in missione degli Apostoli (Mt 10, 5-16): «Predicate e dite: Il regno dei Cieli è vicino… Non possedete né oro, né argento, né denaro nelle vostre cinture; né sacco per il cammino, né due tuniche, né scarpe, né bastone…». Andrà dunque a predicare coltivando la povertà.
Quando dei discepoli lo raggiungono, è ancora nel Vangelo che cerca quali indicazioni dare loro: «Secondo uno dei racconti, egli fece semplicemente il segno della croce sul libro dei Vangeli, lo aprì in tre punti, e vi lesse tre testi. Il primo era la storia del giovane ricco il cui rifiuto di vendere tutti i suoi beni fu l’occasione del grande paradosso del cammello e dell’ago.
Il secondo era il comando ai discepoli di non prendere nulla con sé per il viaggio, né bisaccia, né bastone, né denaro. Il terzo era quella parola, che si può dire letteralmente cruciale, secondo cui il discepolo di Cristo deve anch’egli portare la sua croce». (1)
Il Vangelo preso alla lettera
Allora seguirà il Vangelo, alla lettera: rinnegato da suo padre, si rallegra di poter dire in tutta verità: «Padre nostro che sei nei cieli»; impone a coloro che vogliono diventare suoi discepoli di vendere tutti i loro beni, di darne il ricavato ai poveri (Mt 19, 21), poi di seguirlo. Quando entra in una casa, le augura anzitutto la pace (Mt 10, 12). Organizza i grandi capitoli che riuniscono tutti i frati in una gioiosa imprevidenza che inquieta san Domenico, poiché il Signore ha detto di non preoccuparsi del bere e del mangiare (Mt 6, 31), cose alle quali Egli provvede in modo spettacolare. È detto di abbandonare il mantello a chi chiede la tunica (Mt 5, 40): uno dei primi frati del santo si affretta a correre dietro a un ladro che aveva fatto solo metà del suo lavoro rubandogli il cappuccio, per dargli anche tutto l’abito.
Chesterton esulta nel riferire questo zelo evangelico e rileva, in quell’occasione, il miracolo delle prime due conquiste di Francesco, cioè Bernardo di Quintavalle e Pietro Cattani: «Ciò che vedevano i cittadini di Assisi non era altro che il cammello che passava in trionfo per la cruna dell’ago e Dio che compiva cose impossibili, perché a Lui tutte le cose sono possibili; non era altro che un prete che si strappava la veste come il Pubblicano, e non come il Fariseo, e un uomo ricco che se ne andava gioioso, perché non aveva più beni». (2)
La dottrina spirituale del santo di Assisi si trova dunque tutta intera nel Vangelo, e anzi, a detta degli specialisti, nei passi del Vangelo che sono letti nella liturgia, poiché non ne cita altri nei suoi diversi scritti. I vangeli delle domeniche bastano come cammino sicuro verso il cielo, a patto che li si metta in pratica!
Al di là delle apparenze, la vera vita cristiana
Ma il modo di metterli in pratica spaventa la Curia romana. Non soltanto perché la Regola sottoposta dal Poverello all’approvazione del papa sarà una regola religiosa in più, mentre il IV Concilio Lateranense nel 1215 aveva vietato di approvarne di nuove; ma anche perché sembra impraticabile. Al che un cardinale reagisce: se questa regola è impraticabile, significa che il Vangelo è impraticabile. Bestemmia inammissibile. Come più tardi san Benedetto Giuseppe Labre, san Francesco è un richiamo divino al pericolo che c’è nell’adagiarsi in una vita cristiana comoda al punto da confondere la sapienza umana con quella di Dio.
Eppure non si chiede a tutti di vivere così. E san Francesco sa fare la differenza tra le pratiche esteriori e la virtù. A proposito della beatitudine dei poveri in spirito, commenta: «Molti sono assidui all’orazione e agli uffici, praticano l’astinenza e la mortificazione corporale; ma per una sola parola che sembra loro un’ingiuria o perché li si priva di qualcosa, sono subito scandalizzati e turbati. Questi non sono poveri in spirito».
Allora in che cosa consiste la vita cristiana secondo il Vangelo? Basta rileggere il discorso della montagna (Mt 5-7). Non è bene riassumerlo, se Gesù ha ritenuto bene di entrare nei dettagli, ma diamone un’idea: evitare non soltanto i peccati che lasciano tracce (non uccidere, non rubare), ma anche gli altri (non insultare né disprezzare, Mt 5, 21-26), i peccati interiori (peccato di desiderio, Mt 5, 27-30), le intenzioni cattive dietro le buone azioni (Mt 6, 1-6), le occasioni di peccato (Mt 18, 8-9), saper rinunciare al proprio diritto per il bene della pace, dare più del dovuto e persino di ciò che viene chiesto (Mt 5, 38-42), coltivare la lealtà e la veracità piuttosto che i raggiri (Mt 5, 33-37).
Il miglior riassunto sarà sempre il doppio comandamento della carità, poiché è la carità soprannaturale che anima i nostri atti a fare la differenza tra la lettera disseccata e lo spirito che vivifica.
Il Vangelo è messo in risalto in modo notevole nella liturgia: processione per la lettura solenne alla messa cantata, incensazione, bacio del libro dei vangeli, giuramenti sul Vangelo, consegna dell’evangeliario al diacono, al vescovo, imposizione sulle spalle e sul capo dell’eletto all’episcopato, etc.
Sarebbe inammissibile che, nonostante questa pompa liturgica, il Vangelo che è stato il trampolino di san Francesco verso il cielo non sia letto, compreso e soprattutto praticato.
Don Nicolas Cadiet
NOTE
1) Gilbert Keith Chesterton, San Francesco di Assisi, c. 4.
2) Ibidem.
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Immagine: Lodovico Cigoli (1559–1613), San Francesco d’Assisi (1597-1599), Ermitage, San Pietroburgo.
Cremazione
Lo Stato italiano contro i morti
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