Vaccini
Il Tribunale vuole che la minorenne si vaccini contro la sua volontà. Invocando Mattarella
La sezione Famiglia del Tribunale Civile di Milano ha stabilito che una 14enne figlia di genitori separati – il padre vuole vaccinare la ragazzina, la madre no – deve sottoporsi alla siringa anti-COVID, poiché «non ritiene di conformarsi alla manifestazione di volontà di non vaccinarsi espressa dalla ragazza». Lo riporta il Corriere della Sera di cui riportiamo i virgolettati.
La decisione della bambina potrebbe essere segnata «stretta correlazione con la volontà della madre, contraria alla vaccinazione con posizioni aprioristiche che trascurano del tutto gli approdi della scienza internazionale».
Si ritiene che la minorenne «non abbia avuto una adeguata informazione» e «non possa esprime un consenso/dissenso veramente informato»
Quindi si ritiene che la minorenne «non abbia avuto una adeguata informazione» e «non possa esprime un consenso/dissenso veramente informato».
«Sia papà che mamma — aveva dichiarato la piccola al presidente e ai giudici — mi hanno chiesto cosa volessi fare, io ho sentito in TV e visto su internet che è un vaccino nuovo, e che, anche se molto bassa, c’è una possibilità di effetti collaterali. Visto che il vaccino è nuovo, io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Non vado al ristorante o in luoghi chiusi dove serva il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi per adesso».
Il Tribunale invece ha tirato fuori una lista di «evidenze scientifiche a livello nazionale ed internazionale che hanno accertato l’assoluta efficacia e la sicurezza della vaccinazione» che la madre non avrebbe considerato.
Poi l’aggiunta dei giudici: si «trascura tra l’altro il monito del Presidente della Repubblica che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico». Il presidente Mattarella lo scorso 28 luglio, durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio organzzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale, aveva dichiarato che, con la pandemia non ancora alle nostre spalle, l’iniezione nel proprio corpo di sieri anti-COVID è un dovere civile.
Poi l’aggiunta dei giudici: si «trascura tra l’altro il monito del Presidente della Repubblica che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico»
Pur essendo l’audizione del minore fondamentale «per determinare quale sia il suo interesse e raccoglierne opinioni e bisogni, questo prioritario rilievo» dice il Tribunale portandosi dietro ad una sentenza di Cassazione del 2015, ciò «non determina l’obbligo del giudice di conformarsi alle indicazioni del minore, potendo la valutazione complessiva del suo superiore interesse condurre a discostarsi da esse».
«Le decisioni in campo medico sono in alcuni casi troppo delicate e complesse, oltre che di estrema rilevanza, per poter essere valutate da un ragazzino di 14 anni, soprattutto quando, come qui, le informazioni sono state veicolate in modo non chiaro e certamente non completo, oltre che già orientate da una decisione aprioristica assunta dalla madre, con la quale la figlia ha maggiormente vissuto».
Il Tribunale dice di «non ritenere di conformarsi alla manifestazione di volontà espressa dalla figlia», e dà quindi autorità al padre «ad assumere, in autonomia e in assenza del consenso materno, ogni decisione relativa alla vaccinazione anti COVID»
Quindi il Tribunale dice di «non ritenere di conformarsi alla manifestazione di volontà espressa dalla figlia», e dà quindi autorità al padre «ad assumere, in autonomia e in assenza del consenso materno, ogni decisione relativa alla vaccinazione anti COVID».
Epperò il padre vaccinista dovrà «preoccuparsi di informare la figlia, attraverso personale sanitario specializzato, della opportunità di procedere alla vaccinazione per tutelare la sua salute, al fine di tranquillizzare la minore, ma senza subordinare la vaccinazione al suo consenso».
Si tratta di una vicenda rilevante, per vari motivi.
Avevamo visto, già da prima della pandemia, diversi casi di separati o divorziati che litigano per i vaccini ai figli; statisticamente, sappiamo che il Tribunale tende a dare ragione al genitore vaccinista.
Avevamo visto, prima e durante la pandemia, diversi casi in cui è il figlio minorenne il vaccinista che porta in Tribunale i genitori contrari alla siringa: anche qui, il giudice tende a dare ragione a chi vuole l’inoculo, con la complessità della questione nond i poco conto, della patria potestà infranta.
Sulla questione delle controversie vaccinali famigliari si era espresso il 29 luglio 2021 – il giorno dopo il monito di Mattarella – il Comitato Nazionale di Bioetica.
«Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica».
In pratica, se il minore vuole vaccinarsi, va indirizzato verso il vaccino. Se il minore non vuole vaccinarsi, pure.
In pratica, se il minore vuole vaccinarsi, va indirizzato verso il vaccino. Se il minore non vuole vaccinarsi, pure
Questa è l’impressione che se ne ricava: la volontà del minore va rispettata solo se vuole la siringa. In caso contrario, non bisogna «conformarsi alla manifestazione di volontà di non vaccinarsi espressa» e procedere «senza subordinare la vaccinazione al suo consenso». Il tutto in nome delle «evidenze scientifiche a livello nazionale ed internazionale che hanno accertato l’assoluta efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e del «dovere morale e civico» teorizzato dal Capo dello Stato.
E qui sta l’altro rilievo importante di questa sentenza.
«Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, “dovere morale e civico”, diventa suprema fonte legislativa» scrive La Verità.
È in effetti molto particolare che vengano citate le parole di Mattarella, che di fatto non costituiscono obbligo di legge, benché provengano da colui che è alla testa del CSM, organo di autogoverno della magistratura nazionale.
Sempre a Milano, tre mesi fa la IX sezione famiglia del Tribunale aveva autorizzato un padre divorziato a «provvedere in autonomia, senza il consenso della madre» riguardo ai vaccini per la figlia 11enne.
Sempre a Milano, tre mesi fa la IX sezione famiglia del Tribunale aveva autorizzato un padre divorziato a «provvedere in autonomia, senza il consenso della madre» riguardo ai vaccini per la figlia 11enne
Anche in quest’altro caso ad opporsi al vaccino per la prole era la madre che, secondo l’articolo che a suo tempo scrisse il Corriere della Sera, «il COVID sarebbe una influenza scarsamente letale, i vaccini sarebbero pericolosi ed efficaci solo all’1,1%, contrasterebbero addirittura con il codice di Norimberga per la sperimentazione medica su umani redatto nel 1947 nell’ambito del processo contro i crimini di guerra nazisti, e a raccomandarli non sarebbe la vera scienza ma solo una subcategoria “promossa dalla politica, dai media e dai multimiliardari che la controllano”, la stessa che gonfierebbe il numero dei morti e indebolirebbe il sistema immunitario imponendo la mascherina».
Come riportato da Renovatio 21, un documento un documento pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2014 descriveva in dettaglio la possibilità di procedere senza esplicito consenso dei genitori quando si tratta di vaccinare i bambini di età compresa tra 6 e 17 anni.
«Il diritto internazionale fornisce un forte sostegno ai diritti dei bambini di partecipare alle decisioni sulla loro salute e assistenza sanitaria, e anche nella pianificazione e fornitura di servizi sanitari rilevanti per loro e in base alla loro capacità in evoluzione» scriveva il documento OMS.
Il mondo pare dominato da un’unità grande forza di gravità sanitaria: il vaccino. Qualsiasi sia la sua età, la sua volontà, la posizione dei suoi genitori, è verso il vaccino che ogni istituzione vuole spingere il bambino
«In un numero crescente di Paesi, l’età del consenso per gli interventi medici è fissata al di sotto della maggiore età. Ciò consente agli adolescenti di fornire il consenso per interventi specifici».
Il «consenso implicito», scriveva il documento, è una situazione in cui «la presenza fisica del bambino o dell’adolescente, con o senza un genitore accompagnatore alla sessione di vaccinazione, è considerata implicare il consenso»..
Il mondo pare dominato da un’unità grande forza di gravità sanitaria: il vaccino. Qualsiasi sia la sua età, la sua volontà, la posizione dei suoi genitori, è verso il vaccino che ogni istituzione vuole spingere il bambino.
Immagine di marta.b via Flickr pubblicata su licenza Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0); immagine modificata
Storia
Vaccini, la storia del movimento anti-obbligo dell’epoca vittoriana
Renovatio 21 traduce e pubblica questo articolo del Brownstone Institute.
Oggigiorno, l’appellativo di «no-vax» è comune per chiunque si opponga agli obblighi vaccinali o nutra risentimento per gli enormi privilegi legali, le protezioni, i brevetti e i sussidi di cui gode l’industria vaccinale. Si applica anche a coloro che cercano di richiamare l’attenzione sui danni e i decessi causati dai vaccini, un argomento delicato e persino represso da un’industria che si basa su una misura utilitaristica per dimostrare il proprio valore sociale.
L’etichetta non sempre, o spesso, ha senso. Il tema dominante del movimento attuale – e questo è sempre stato vero – è quello di rifiutare l’intervento e considerare questo settore come qualsiasi altro in un libero mercato (hamburger, acqua in bottiglia, lavatrici, ecc.), senza sussidi, senza obblighi, né protezione da responsabilità per danni imposti. Se questo obiettivo fosse raggiunto, il movimento «antivaccinista» si ridurrebbe drasticamente.
Il problema è che, per quanto a fondo si analizzi la storia delle vaccinazioni nei Paesi occidentali, e in particolare negli Stati Uniti, si scopre che la vaccinazione non è mai stata trattata come un normale bene di mercato da accettare o rifiutare in base alle preferenze dei consumatori.
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In effetti, se questo prodotto farmaceutico fosse davvero così miracoloso come pubblicizzato, dovrebbe essere in grado di generare una domanda economica sufficiente a sostenersi in modo redditizio e competitivo come qualsiasi altro prodotto. È semplice: lasciamo che questo settore sia soggetto ai venti gelidi di un mercato libero e spietato e vediamo cosa succede.
Fin dall’inizio, tuttavia, l’industria dei vaccini ha goduto di una qualche forma di privilegio ai sensi della legge. Ho descritto in dettaglio parte di questa storia qui .
Questo fa naturalmente sorgere il sospetto che qualcosa non vada. Forse questi prodotti non sono né sicuri né efficaci, altrimenti perché la popolazione avrebbe bisogno di una spinta così energica? I danni causati dalle iniezioni alimentano ulteriormente il desiderio di rendere le vaccinazioni almeno volontarie e di porre fine ai sussidi e alle tutele legali. Inoltre, storicamente, gli obblighi vaccinali non hanno portato a tassi di vaccinazione più elevati, ma solo a una maggiore resistenza da parte della popolazione e a tassi di vaccinazione più bassi.
Un ottimo esempio è la Leicester Anti-Vaccination League, attiva nell’Inghilterra degli anni ’70 e ’80 del XIX secolo. Si trattò di uno dei movimenti antivaccinisti più efficaci della storia occidentale. Nacque in risposta al Vaccination Act del 1867, approvato dal Parlamento a seguito di intense pressioni da parte dell’industria e della solita corruzione (nulla è cambiato).
Questa legge rese obbligatoria la vaccinazione per tutti i bambini fino all’età di 14 anni. Prevedeva un compenso di 1 o 3 scellini per ogni vaccinazione andata a buon fine (come oggi). Richiedeva inoltre agli ufficiali di stato civile di rilasciare un certificato di vaccinazione entro sette giorni dalla registrazione della nascita del bambino (come oggi). La mancata osservanza comportava una condanna penale e una multa fino a 20 scellini (milioni di professionisti hanno perso il lavoro solo di recente a causa del vaccino contro il COVID).
La legge imponeva sanzioni ripetute fino alla vaccinazione del bambino (come oggi: alcuni medici perdevano la licenza). Il mancato pagamento poteva comportare la reclusione (alcuni finirono in carcere questa volta). Vietava anche la variolizzazione (il vecchio metodo di esposizione che innescava una risposta immunitaria) con la reclusione fino a un mese.
Una domanda che continuo a pormi riguardo a questo periodo è: se la vaccinazione è così efficace e palesemente superiore alla variolizzazione, perché è stato necessario tanto clamore e tanti sussidi per la sostituzione del vecchio metodo con il primo, fino ad arrivare alle sanzioni penali per chi lo utilizzava? Non ho una risposta, se non che questo è un altro esempio di come questo settore sfidi le dinamiche di mercato, in cui le innovazioni sostituiscono sempre organicamente le tecnologie inferiori.
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In breve, la legge sulla vaccinazione del 1867 fu una legge oltraggiosa, approvata nonostante la crescente resistenza della popolazione sviluppatasi nel mezzo secolo trascorso da quando il famoso Edward Jenner portò per la prima volta all’attenzione del pubblico il nuovo metodo per sostituire la variolizzazione. Sebbene l’efficacia dell’immunità crociata dal vaiolo bovino al vaiolo umano non fosse mai stata messa in discussione, i danni causati dalla vaccinazione (tramite tagli sul braccio, inalazione nasale e iniezione successiva) erano stati un tema ricorrente fin dagli anni 1790.
La Lega Antivaccinista di Leicester fu fondata nel 1869 in risposta alla stretta del governo sulle vaccinazioni. Al suo apice, contava 100.000 membri. Il loro tema principale era sempre lo stesso: una buona igiene e una buona sanità pubblica sono sufficienti a soddisfare le esigenze di salute pubblica. La Lega riteneva che i vaccini fossero enormemente sopravvalutati rispetto alle tradizionali misure di salute pubblica. Questo movimento fu considerato reazionario.
A Leicester, i procedimenti giudiziari per mancata vaccinazione passarono da 2 nel 1869 a 1.154 nel 1881, e a oltre 3.000 nel 1884. Centinaia di persone dovettero affrontare multe o la reclusione; alcuni genitori scelsero il carcere come forma di protesta deliberata. Questo movimento, simile a quello gandhiano, non è mai stato celebrato come tale, ma è stato piuttosto trattato come un’irrazionale rivolta populista antiscientifica di ignoranti.
Anche a quei tempi, il movimento dovette resistere alle calunnie dei media. A causa di quella che oggi potremmo considerare «disinformazione», l’adesione alla vaccinazione crollò a seguito della coercizione, passando dal 90% al suo apice nel 1870 a un misero 1% nel 1890. Il grafico sottostante proviene dal Journal of Medical History, «Leicester and Smallpox: The Leicester Method» di Stuart MF Fraser. Non fu né la prima né l’ultima volta che un obbligo causò risultati opposti a quelli previsti.

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Il movimento crebbe nonostante metodi estremi e oppressione, a causa della persistenza dei danni da vaccino e della crescente consapevolezza che le vaccinazioni non fossero efficaci quanto l’acqua potabile, il cibo e l’igiene per ripulire i beni comuni. Poiché i profitti dell’industria vaccinale erano maggiori rispetto a quelli derivanti da servizi igienico-sanitari e lavaggio delle mani, la vaccinazione veniva considerata dalle fonti ufficiali come una sorta di soluzione miracolosa. Pertanto, la bassa adesione alla vaccinazione veniva vista come presagio di un disastro per la salute pubblica.
Con grande stupore di molti, i casi di vaiolo diminuirono effettivamente durante il periodo di forte resistenza alla vaccinazione, in misura molto maggiore rispetto ad altre città. Come scrive Fraser, seppur con una certa riluttanza, «Leicester rappresenta un esempio, probabilmente il primo, in cui misure diverse dalla totale dipendenza dalla vaccinazione furono introdotte con successo per eradicare la malattia da una comunità».
Nel 1912, JT Biggs, ingegnere sanitario e membro del consiglio comunale, pubblicò un libro retrospettivo di 800 pagine (Leicester: Sanitation versus Vaccination) con l’obiettivo di dimostrare un punto semplice ma indiscutibile: «Leicester non solo ha meno casi di vaiolo rispetto a qualsiasi altra città di caratteristiche simili, ma anche un tasso di vaccinazione molto basso».
Incoraggiato dai risultati empirici ottenuti dai dissidenti vaccinali, il movimento continuò a crescere. L’evento più famoso fu la Marcia di Leicester del 23 marzo 1885. Tra gli 80.000 e i 100.000 partecipanti, provenienti da oltre 50 altri gruppi antivaccinisti, protestarono per le strade contro l’obbligo vaccinale.
La processione era composta da striscioni con slogan che enfatizzavano la libertà, uomini imprigionati per essersi rifiutati di vaccinarsi, famiglie a cui erano stati sequestrati i beni per multe non pagate, e la bara di un bambino a simboleggiare le morti causate dai vaccini, una realtà innegabile. Questo movimento si diffuse in ogni città.
Questo movimento ebbe una tale influenza che il Parlamento decise autonomamente di istituire una Commissione Reale per indagare sui vaccini in generale, che si riunì dal 1889 al 1896. La Commissione confermò il valore della vaccinazione, ma raccomandò di abolire le sanzioni per la mancata osservanza e di introdurre una clausola di «obiezione di coscienza». Queste disposizioni furono recepite nella legge sulla vaccinazione del 1898.
Questa legge non accontentò nessuna delle parti in causa. L’industria vaccinale, come ha sempre fatto e continua a fare, chiedeva l’obbligo vaccinale, mentre il fronte contrario si fece sempre più forte. La Lega di Leicester si trasformò nella National Anti-Vaccination League, che proseguì la sua battaglia, ottenendo infine l’abrogazione completa dell’obbligo vaccinale nel Regno Unito nel 1948.
In Gran Bretagna, l’industria farmaceutica ha spinto per imporre l’obbligo vaccinale in caso di COVID, in particolare per gli operatori sanitari, ma tali misure sono state respinte dai tribunali. Di conseguenza, e soprattutto a causa di questa lunga storia, gli obblighi vaccinali sono stati molto meno rigidi rispetto agli Stati Uniti o alla maggior parte dei Paesi europei.
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La scarsa efficacia del vaccino contro il COVID ha tuttavia generato una maggiore resistenza della popolazione alla vaccinazione in generale, ma non è nulla in confronto a quanto accaduto in epoca vittoriana, quando un movimento di massa si mobilitò e sconfisse con successo un regime coercitivo e malvagio, sostenuto dall’industria farmaceutica, di vaccinazione obbligatoria.
Al di là di ogni retorica, iperbole e apparente estremismo, tutto ciò che questi movimenti hanno sempre veramente desiderato – dal 1790 ad oggi – è che questo prodotto sia soggetto alle normali leggi del mercato, alla domanda e all’offerta, senza alcun intervento volto a sostenere l’industria. Se la vaccinazione apporta benefici sia al singolo individuo che alla collettività, può e deve sopravvivere autonomamente.
Non dovrebbe essere una richiesta eccessiva. Purtroppo, per questo settore e per il pubblico, esso ha a lungo tratto vantaggio dalla sua stretta relazione con il governo, basandosi su un’etica utilitaristica per nascondere rischi e danni sotto il tappeto. Finché ciò accadrà, la resistenza della popolazione si intensificherà in ogni caso di obbligo vaccinale e di prove evidenti (anche se soppresse) di danni di massa causati dai vaccini.
Jeffrey A. Tucker
Jeffrey Tucker è fondatore, autore e presidente del Brownstone Institute. È inoltre editorialista senior di economia per Epoch Times, autore di 10 libri, tra cui Life After Lockdown , e di migliaia di articoli pubblicati su riviste accademiche e divulgative. Tiene numerose conferenze su temi di economia, tecnologia, filosofia sociale e cultura. È inoltre un tabarrista.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Epidemie
Pfizer vuole il vaccino contro il Lyme, mentre aumentano le zecche e le allergie alla carne dalla sindrome alfa-gal
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Indurre l’intolleranza alla carne con la bioingegneria umana. Per il bene dell’ambiente
Parola del dottor Matthew Liao, bioeticista legato al World Economic Forum Sottotitoli di Renovatio 21 pic.twitter.com/J83Q1YUMuD — Renovatio 21 (@21_renovatio) August 23, 2023
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Vaccini
Vaccini COVID mRNA, gli adolescenti hanno una probabilità 5 volte maggiore di sviluppare problemi cardiaci
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Secondo un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria, gli adolescenti hanno fino a cinque volte più probabilità di sviluppare miocardite e pericardite e fino a dieci volte più probabilità di manifestare una reazione anafilattica poco dopo aver ricevuto la prima serie di due dosi del vaccino mRNA contro il COVID-19. Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense, ha affermato che la miocardite e la pericardite «aumentano significativamente la mortalità a lungo termine in questi individui».
Secondo un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria, gli adolescenti avevano fino a cinque volte più probabilità di sviluppare miocardite e pericardite e fino a dieci volte più probabilità di manifestare una reazione anafilattica poco dopo aver ricevuto il ciclo iniziale di due dosi del vaccino mRNA contro il COVID-19.
Lo studio, pubblicato la scorsa settimana su Scientific Reports, ha inoltre rilevato un aumento del rischio di appendicite, epilessia e convulsioni, nonché di linfoadenopatia (ovvero ingrossamento dei linfonodi) negli adolescenti che hanno ricevuto due dosi dei vaccini anti-COVID-19 di Pfizer o Moderna.
Lo studio è stato condotto da 13 ricercatori norvegesi utilizzando i dati del Registro norvegese dei pazienti e del Registro norvegese delle cause di morte.
I ricercatori hanno esaminato i dati relativi a 496.432 adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni in Norvegia, sia vaccinati che non vaccinati, per analizzare la sicurezza a breve e medio termine dei vaccini a mRNA contro il COVID-19 tra gli adolescenti.
Tra i risultati principali si evidenziano:
- Un tasso cinque volte superiore di miocardite e pericardite tra gli adolescenti dopo la seconda dose ( rapporto di incidenza aggiustato di 5,27) rispetto agli adolescenti non vaccinati.
- Un tasso 37 volte superiore di miocardite e pericardite tra i ragazzi di età compresa tra 12 e 15 anni che hanno ricevuto il ciclo di due dosi, sebbene in un numero limitato di casi.
- Si è riscontrato un tasso di reazioni anafilattiche circa dieci volte superiore dopo la seconda dose, sebbene basato su un numero limitato di casi.
- Nei ragazzi non infetti che hanno ricevuto il ciclo di due dosi, il rischio di epilessia e convulsioni è aumentato del 65%.
- Un rischio maggiore del 47% di appendicite acuta circa due mesi (56 giorni) dopo aver completato il ciclo di due dosi del vaccino contro il COVID-19.
L’incidenza degli eventi avversi è aumentata dopo la seconda dose, mentre si sono registrate meno segnalazioni dopo la prima dose.
Le patologie cardiache sono state riscontrate principalmente nei giovani di età compresa tra i 18 e i 19 anni, una fascia d’età nota per essere ad alto rischio di malattie come la miocardite.
Lo studio non ha identificato alcun decesso correlato al vaccino e non ha riscontrato «associazioni statisticamente significative con la mortalità per tutte le cause» entro 28 giorni dalla somministrazione delle due dosi.
German Tapia, Ph.D., ricercatore presso l’Istituto norvegese di sanità pubblica e uno dei coautori dello studio, ha dichiarato a The Epoch Times che «il numero di risultati osservati e di associazioni statisticamente significative è stato generalmente basso, con alcune eccezioni».
Tuttavia, il dottor Clayton J. Baker , medico internista, ha affermato che lo studio «fornisce un’ulteriore conferma del fatto che la seconda dose aumenta drasticamente la tossicità del prodotto. Conferma inoltre che le iniezioni di mRNA contro il COVID-19 causano miocardite negli adolescenti».
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Il rifiuto di sottoporsi alla seconda dose potrebbe aver salvato delle vite
Gli autori dello studio hanno affermato che i risultati «confermano la sicurezza del vaccino a mRNA contro il SARS-CoV-2». Tuttavia, diversi esperti di sicurezza dei vaccini non erano d’accordo.
«I risultati di questo studio sono coerenti con numerosi studi precedenti che mostrano un aumento significativo del rischio di miocardite, nonché di diverse altre gravi reazioni avverse, negli adolescenti che hanno ricevuto i vaccini a mRNA contro il COVID-19, soprattutto dopo la seconda dose», ha affermato Baker.
Baker ha affermato che «l’aumento statisticamente significativo, pari a dieci volte, del rischio di anafilassi dopo la seconda dose è molto allarmante», poiché «indica una grave disfunzione immunitaria in un numero significativo di bambini che ricevono una seconda dose».
Steve Kirsch, fondatore della Vaccine Safety Research Foundation, ha affermato che i rischi più significativi individuati nello studio «erano dose-dipendenti, manifestandosi in gran parte dopo la seconda dose». Ha definito questo dato «biologicamente e causalmente rilevante» perché «suggerisce fortemente che il vaccino abbia causato il danno».
Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD), ha osservato che molti adolescenti nel campione non hanno ricevuto una seconda dose del vaccino contro il COVID-19 e che la decisione di non ricevere una seconda dose, o di rimanere non vaccinati, potrebbe aver salvato delle vite.
«Il rifiuto di ricevere la seconda dose potrebbe aver salvato molti dei bambini più piccoli da una malattia cardiaca», ha affermato Jablonowski». Nei 28 giorni successivi alla somministrazione della seconda dose del vaccino contro il COVID-19 a 227.609 bambini e giovani adulti, gli autori si aspettavano uno o due casi di miocardite e pericardite. Ne hanno registrati 11».
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Secondo gli esperti, la progettazione dello studio ha sottostimato il numero di eventi avversi.
Secondo i ricercatori, il limite principale dello studio risiedeva nel fatto che gli eventi avversi identificati erano «rari» e portavano a «stime inaffidabili».
Hanno affermato che «sono necessari ulteriori studi sugli adolescenti» per approfondire gli eventi avversi specifici per età, «specialmente in relazione ai nuovi vaccini a mRNA o alle dosi di richiamo».
Tuttavia, alcuni esperti hanno messo in discussione la metodologia dei ricercatori e le conclusioni a cui sono giunti sulla base dei risultati dello studio.
I ricercatori hanno concentrato la loro analisi principale sugli eventi avversi che si verificano entro finestre di rischio che vanno da due a 56 giorni dopo la vaccinazione, a seconda del tipo di evento avverso.
Gli esperti hanno suggerito che il periodo di 54 giorni fosse troppo breve per rilevare tutti i possibili danni correlati al vaccino.
«Le finestre di rischio scelte per le diagnosi studiate sono discutibili. Molte sembrano arbitrarie e troppo brevi. Quattordici giorni per l’appendicite? Il meccanismo più probabile sarebbe una disfunzione immunitaria seguita da un episodio infettivo, che potrebbe facilmente durare più di due settimane» ha detto Baker. «Ventotto giorni per la miocardite? È molto plausibile che i sintomi si manifestino dopo più di un mese».
Il responsabile scientifico di CHD, Brian Hooker, ha affermato che la miocardite e la pericardite «aumentano significativamente la mortalità a lungo termine in questi individui».
«Circa il 25-30% di questi infortuni si tradurrà in gravi sequele a lungo termine per questi pazienti», ha affermato Hooker.
Uno studio del 2024 finanziato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense e pubblicato su The Lancet ha rilevato che il 60% dei giovani ricoverati in ospedale per miocardite dopo aver ricevuto un vaccino a mRNA contro il COVID-19 presentava ancora segni di danno miocardico circa sei mesi dopo la vaccinazione.
I ricercatori hanno brevemente riconosciuto i limiti del breve periodo di rischio esaminato, osservando «alcune associazioni statisticamente significative dopo i periodi di rischio», tra cui «appendicite acuta, reazione anafilattica, mortalità per tutte le cause, miocardite e pericardite» quando si restringe l’analisi ai soggetti senza infezioni segnalate.
Analogamente, i ricercatori hanno osservato alcuni collegamenti statisticamente significativi dopo i periodi di rischio quando hanno concentrato la loro analisi sull’«analisi di sensibilità stratificata per età», un’analisi secondaria che i ricercatori hanno condotto suddividendo il campione in fasce d’età più piccole, con l’intento di convalidare i risultati dello studio principale.
Questa analisi ha rilevato associazioni statisticamente significative con eventi avversi, tra cui decesso per qualsiasi causa, appendicite acuta, paralisi del nervo facciale e anafilassi.
Alcuni esperti hanno osservato che lo studio ha dato scarsa enfasi a questi risultati negativi.
«Non si tratta di una svista accademica, bensì di un deliberato controllo della narrazione», ha affermato Kirsch.
Kirsch ha suggerito che i ricercatori «hanno evitato persino di menzionare la miocardite nell’abstract, a parte una frase vaga come ‘aumento dei rapporti di incidenza osservati dopo la seconda dose di vaccino’, che potrebbe significare qualsiasi cosa, dai linfonodi ingrossati a una leggera febbre».
Baker ha affermato che i ricercatori sembrano aver agito in questo modo nonostante le chiare prove di un legame tra la vaccinazione anti-COVID-19 con mRNA, la miocardite e altre patologie.
«Le prove sono inconfutabili: i vaccini a mRNA contro il COVID-19 causano miocardite negli adolescenti e nei giovani adulti in misura statisticamente significativa. Inoltre, l’aumento del rischio di anafilassi è inaccettabile», ha affermato Baker.
«Sanno benissimo che la stragrande maggioranza dei lettori non va oltre la prima pagina», ha affermato Kirsch. «Invece di definire [gli eventi avversi] un avvertimento che richiede un campionamento più ampio, li hanno definiti “irrilevanti a causa della loro rarità”. Questo è indifendibile».
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I ricercatori hanno protetto i produttori di vaccini?
Alcuni esperti hanno suggerito che l’interpretazione dei risultati da parte dei ricercatori sembra orientata a difendere le aziende produttrici di vaccini. Hooker ha affermato che alcuni degli autori dello studio hanno «gravi conflitti di interesse finanziari con l’industria dei vaccini».
Nella loro dichiarazione etica, alcuni ricercatori hanno elencato i finanziamenti ricevuti da aziende farmaceutiche, tra cui AstraZeneca, Bristol-Myers Squibb, GSK e Novo Nordisk.
«Sembra che credano di avere il dovere di proteggere le case farmaceutiche anziché interpretare obiettivamente segnali molto preoccupanti e richiedere campioni di dimensioni maggiori. Quella sarebbe stata la cosa giusta da fare», ha affermato Kirsch.
Alcuni esperti hanno affermato che i risultati del nuovo studio rafforzano le richieste di ritiro dal mercato dei prodotti a base di mRNA.
«Considerato il rischio estremamente basso di malattie gravi causate dall’infezione da COVID-19 nei giovani, questi prodotti non dovrebbero essere sul mercato», ha affermato Baker.
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 3 aprile 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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