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Politica

Il Texas e gli altri 16 Stati, la gigantesca battaglia contro la frode elettorale

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I procuratori generali di diciassette Stati, guidati da Eric Schmitt del Missouri, hanno presentato istanze dinanzi alla Corte Suprema a sostegno della causa del Texas contro gli stati della Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin per le massicce irregolarità e illegalità documentate nella loro condotta del Elezioni presidenziali USA.

 

A unirsi al Missouri sono stati Alabama, Arkansas, Florida, Indiana, Kansas, Louisiana, Mississippi, Montana, Nebraska, North Dakota, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Utah e West Virginia.

 

A unirsi al Missouri sono stati Alabama, Arkansas, Florida, Indiana, Kansas, Louisiana, Mississippi, Montana, Nebraska, North Dakota, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Utah e West Virginia

Il presidente Donald Trump aveva twittato la mattina che anche lui sarebbe intervenuto nel caso del Texas, perché, come ha detto, la causa del Texas è «quella grande. Il nostro Paese ha bisogno di una vittoria!» E così ha fatto lo scorso pomeriggio, presentando una «Mozione per intervenire nella sua capacità personale come candidato per la rielezione alla carica di presidente», presentando il suo atto di reclamo a sostegno della causa del Texas.

 

La sua mozione si apre sottolineando l’importanza di questa lotta: «Il nostro Paese è profondamente diviso in modi che probabilmente non si erano visti dalle elezioni del 1860. C’è un alto livello di sfiducia tra le parti opposte, aggravato dal fatto che, nelle elezioni appena tenutesi, i funzionari elettorali nei principali stati oscillanti, per apparentemente vantaggio di parte, non sono riusciti a condurre le loro elezioni statali in conformità con la legge elettorale statale, in diretta violazione del potere plenario che l’articolo II della Costituzione degli Stati Uniti conferisce ai legislatori di gli Stati».

 

La Corte Suprema aveva già inserito il caso del Texas nel suo registro e ha ordinato ai quattro Stati convenuti di presentare le loro risposte al deposito del Texas entro le 15:00 di giovedì 10 dicembre.

 

La causa del Texas è «quella grande. Il nostro Paese ha bisogno di una vittoria!»

Bloomberg ha pubblicato ieri pomeriggio un editoriale del professore di diritto di Harvard Noah Feldman, che aveva respinto le cause della campagna di Trump per settimane, ora sta urlando che il Texas  «chiede alla Corte Suprema un colpo di stato».

 

I 17 Stati modellano le loro argomentazioni intorno a tre «forti interessi» che considerano questioni costituzionali di così grande importanza pubblica da meritare il controllo della Corte Suprema.

 

Tali interessi sono: «preservare i ruoli propri dei legislatori statali nell’amministrazione delle elezioni federali, e quindi salvaguardare la libertà individuale dei loro cittadini; … garantendo che i voti dei propri cittadini non siano diluiti dall’amministrazione incostituzionale delle elezioni in altri stati; salvaguardia contro le frodi nel voto per corrispondenza durante le elezioni presidenziali».

 

Il professore di diritto di Harvard Noah Feldman, che aveva respinto le cause della campagna di Trump per settimane, ora sta urlando che il Texas  «chiede alla Corte Suprema un colpo di stato»

La deposizione del presidente Trump, riporta EIRN, si conclude chiedendo alla Corte Suprema di adottare le seguenti principali misure di soccorso:

 

«A. Dichiarare che gli Stati convenuti Pennsylvania, Georgia, Michigan e Wisconsin hanno amministrato le elezioni presidenziali del 2020 in violazione della clausola degli elettori».

 

«B. Dichiarare che qualsiasi voto del Collegio elettorale espresso da tali elettori nominati negli Stati convenuti Pennsylvania, Georgia, Michigan e Wisconsin viola la clausola degli elettori e non può essere conteggiato».

 

«Dichiarare che qualsiasi voto del Collegio elettorale espresso da tali elettori nominati negli Stati convenuti Pennsylvania, Georgia, Michigan e Wisconsin viola la clausola degli elettori e non può essere conteggiato».

«C. Consentire agli Stati convenuti e ai loro rispettivi funzionari di utilizzare i risultati delle elezioni del 2020 costituzionalmente deboli per la carica di presidente per nominare gli elettori al collegio elettorale, a meno che le legislature degli Stati convenuti non rivedano i risultati delle elezioni del 2020 e decidano con risoluzione legislativa di utilizzare tali risultati in una modalità che sarà determinata dai legislatori che sia coerente con la Costituzione»;

 

«D. Se uno degli Stati convenuti ha già nominato elettori al Collegio elettorale utilizzando i risultati delle elezioni del 2020, indicare che le legislature di tali Stati, ai sensi della 3 U.S.C. § 2 e U.S. CONST. arte. II, §1, cl. 2, hanno l’autorità di nominare un nuovo gruppo di elettori in un modo che non violi la clausola degli elettori, o di non nominare alcun elettore».

 

 

 

 

 

 

Immagine di Michael Vadon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

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Politica

La Corte Suprema USA blocca l’obbligo vaccinale di Biden

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La Corte Suprema USA ha impedito all’amministrazione Biden di far rispettare l’obbligo di vaccinazione o test per i grandi datori di lavoro, assestando un duro colpo a un elemento chiave del piano pandemico della Casa Bianca.

 

Tuttavia, i giudici hanno autorizzato l’obbligo di  vaccinazione per gli operatori sanitari presso le strutture che ricevono denaro federale.

 

Il voto nel caso dellobbligo del datore di lavoro è stato di 6 a 3, con i giudici liberali in dissenso. Il voto nel caso sanitario è stato di 5 a 4, con il giudice capo John G. Roberts Jr. e il giudice Brett M. Kavanaugh che si sono uniti ai giudici liberali per formare la maggioranza.

 

Parti dell’obbligo riguardanti la tenuta dei registri e le mascherine avrebbero dovuto entrare in vigore lunedì. L’amministrazione aveva affermato che non avrebbe imposto l’obbligo di test fino al 9 febbraio.

 

Durante le discussioni orali in una sessione speciale di venerdì, i membri della maggioranza conservatrice della corte sembravano dubbiosi sul fatto che l’amministrazione avesse l’autorizzazione del Congresso a imporre i requisiti.

 

La Corte Suprema aveva ripetutamente confermato gli obblighi vaccinali dei vari Stati in una varietà di contesti contro le sfide costituzionali. I nuovi casi sono diversi, poiché pongono principalmente la questione se il Congresso abbia autorizzato il ramo esecutivo a istituire i requisiti.

 

 

 

 

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«I nostri problemi dipendono dai non vaccinati». Quello di Draghi è hate speech? No, perché non siamo una minoranza

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«Gran parte dei problemi dipendono dal fatto che ci sono dei non vaccinati».

 

Il premier Draghi con queste parole potrebbe lasciarci pensare di non considerarsi il Presidente del Consiglio di tutta la popolazione, ma solo di quella vaccinata, quella che – secondo il suo discorso – non dà problemi, perché obbedisce bovinamente (l’etimologia è la stessa di vaccino: il bovino, la vacca) ai diktat del governo dello Stato-partito e dell’embrione di tecnocrazia biosecuritaria chiamato CTS.

 

«Gran parte dei problemi dipendono dal fatto che ci sono dei non vaccinati»

Nel discorso contro i non vaccinati uscito dalla sua conferenza stampa, ha notato il giornale La Verità, sarebbero stati comunicati numeri sbagliati sui ricoveri – avete presente, le terapie intensive piene, la chiave di volta dell’intero edificio emergenziale.

 

«Nella foga di dare la colpa ai vaccinati, anche il premier, però, si è confuso proprio con quei numeri che hanno portato il governo ad adottare l’ultimo decreto» scrive il quotidiano milanese. «”Le terapie intensive”, ha detto Draghi, sono occupate per due terzi dai non vaccinati e anche le ospedalizzazioni vedono le stesse percentuali come poi vi dirà il ministro Speranza».

 

Ci chiediamo dunque: il discorso di Draghi, le sue accuse condite di inesattezze, si può configurare come hate speech?

Il quale ministro Speranza «però poco dopo ha confermato le parole del “capo” solo in parte: (…) sono non vaccinati poco più del 10% over 12 che occupa i due terzi di posti in intensiva e il 50% in area medica”». «E quindi, non due terzi anche sui ricoveri come aveva detto qualche minuto prima il presidente del Consiglio.

 

Rimane il giudizio netto del premier: «non dobbiamo mai perdere di vista una constatazione, ovvero che gran parte dei problemi di oggi dipendono dal fatto che ci sono persone non vaccinate». Ricorderete che non è la prima volta che si scaglia contro i renitenti alla siringa mRNA: nel luglio di quest’anno disse «l’appello a non vaccinarsi è l’appello a morire. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire. Non ti vaccini, contagi, lui o lei muoiono». L’inesattezza di questa affermazione, ben prima della rivelazione di questa settimana con i vaccinati contagiati e contagianti e ammalati (e in terapia intensiva), era nota anche allora, e specificata ovunque dai medici e produttori di vaccini: se ti inoculi non hai la certezza di non contagiarti e contagiare gli altri.

 

Difficile quindi applicare qui la definizione di hate speech: anche perché i non vaccinati non sono una minoranza. O almeno, l’establishment si rifiuta di riconoscerli come tale.

Ma chi osa fermare il drago? Al netto delle fake news abbuonate dalla stampa ovina, l’importante è quello che resta del discorso: i non vaccinati come «problemi».

 

Ci chiediamo dunque: il discorso di Draghi, le sue accuse condite di inesattezze, si può configurare come hate speech?

 

La pacifica definizione di Wikipedia: «un discorso di incitamento all’odio o discorso d’odio (traduzione della dizione inglese hate speech) è una comunicazione con elementi verbali e non verbali mirati a esprimere e diffondere odio e intolleranza, o a incitare al pregiudizio e alla paura verso un individuo o un gruppo di individui accomunati da etnia, orientamento sessuale o religioso, disabilità, altra appartenenza sociale o culturale».

 

Di fatto, è naturale definire i non vaccinati come persone di «altra appartenenza sociale o culturale».

 

I non vaccinati  dissentono per scelta profonda, religiosa, personale, filosofica, medica, politica, umana una scelta con la copertura di diversi articoli della Costituzione – ma non sono una minoranza

Tuttavia non è facile dire se quindi si tratti di hate speech, perché non esiste una definizione univoca della materia, nonostante da anni ci ronzino intorno il Consiglio d’Europa, l’ONU, e miriadi di ONG immigrazioniste, LGBT, etc.

 

Difficile quindi applicare qui la definizione di hate speech: anche perché i non vaccinati non sono una minoranza. O almeno, l’establishment si rifiuta di riconoscerli come tale.

 

I non vaccinati  dissentono per scelta profonda, religiosa, personale, filosofica, medica, politica, umana una scelta con la copertura di diversi articoli della Costituzione – ma non sono una minoranza.

 

Nessuno pare aver capito davvero la disumanizzazione massiva in corso. Non siete una minoranza perché, forse, non siete pienamente esseri umani

Prendiamone atto: se i non vaccinati fossero una minoranza avrebbero l’obiezione di coscienza. Avrebbero le loro riserve indiane (i neri, in Sud Africa e nell’America profonda, avevano i loro autobus: i non vaccinati no). Avrebbero qualcuno che li difende: partitelli in cerca di voti, ONG, magari qualche sentenza del giudice. Invece no, non c’è niente di tutto questo.

 

Lo sappiamo: quanto stiamo scrivendo è immensamente drammatico. Enorme al punto che nessuno pare aver capito davvero la disumanizzazione massiva in corso. Non siete una minoranza perché, forse, non siete pienamente esseri umani.

 

Noi tuttavia lo ripetiamo da parecchio: la dissidenza è un segmento della popolazione di cui è stato da tempo deciso il sacrificio. La disintegrazione di questa porzione del popolo – a cui è stato tolto il lavoro, la rappresentazione politica, la libertà di parola, la sovranità sul proprio corpo, etc. – da qualche parte è stata accettata come soluzione auspicabile.

 

Chi ha deciso questo ha fatto un calcolo: non servono i voti della percentuale di coloro che non si piegano. Non servono nemmeno i loro soldi. I manovratori hanno calcolato che possono tranquillamente andare avanti con la maggioranza bovina

Chi ha deciso questo ha fatto un calcolo: non servono i voti della percentuale di coloro che non si piegano. Non servono nemmeno i loro soldi (pensate ai social media che bannano e espungono, depiattaformano i loro stessi clienti…). I manovratori hanno calcolato che possono tranquillamente andare avanti con la maggioranza bovina.

 

Tutto il resto, per usare l’espressione di Draghi, sono solo «problemi». E di solito, cosa si fa con i problemi?

 

Non siamo sorpresi del discorso di Draghi. Lo avevamo scritto in un articolo ieri. Con l’apocalisse dei tamponi, cioè con l’evidente fallimento del piano vaccinale dinanzi a centinaia di migliaia di contagiati che aumentano di ora in ora, avrebbero spinto con ancora più forza nella stessa direzione, cioè quella della meccanica del capro espiatorio.

 

«Cercheranno di forsennare la psicosi, spingere l’ipnosi verso il profondo più cupo, accusare il capro espiatorio di misfatti sempre più illogici, nell’attesa di un sacrificio di violenza spettacolare» scrivevamo ieri.

 

Possono prendersi la nostra vita, ma non avranno mai la nostra libertà. In questo semplice pensiero, c’è una verità infinita: gli esseri umani sono più della loro stessa vita, sono più della loro stessa morte

Ci vengono alla mente parole di Monica Smit, l’attivista australiana arrestata mesi fa e tenuta in carcere . In un’intervista aveva detto di considerare la situazione australiana una dittatura per un motivo molto semplice: «sai che è dittatura quando proponi un compromesso e come effetto hai un raddoppio della repressione». La Smit aveva cercato di parlare con la polizia tramite i suoi collegamenti, e chiedere almeno un giorno al mese per fare le proteste. La risposta dello Stato pandemico a Melbourne ce l’avete presente: sangue e devastazione.

 

«Siamo in una guerra psicologica», diceva la Smit. I tiranni medici stanno «cercando di frantumare la nostra volontà» per sottometterci.

 

Possono provarci, certo. Possono scagliarci contro i loro discorsi di odio. Possono toglierci il lavoro, il pane, i diritti la dignità di cittadini. Ma non potranno mai vincere.

 

Che importa essere considerati una minoranza protetta, se abbiamo la possibilità di testimoniare questa verità sacra?

Perché, diceva un famoso eroe scozzese, possono prendersi la nostra vita, ma non avranno mai la nostra libertà. In questo semplice pensiero, c’è una verità infinita: gli esseri umani sono più della loro stessa vita, sono più della loro stessa morte – perché, quando muoiono rimangono, miracolo metafisico, se stessi.

 

Che importa essere considerati una minoranza protetta, se abbiamo la possibilità di testimoniare questa verità sacra?

 

Che importa se il drago, i suoi soldati e i suoi servi non lo possono comprendere?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di NG02 via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

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Politica

Nessuno vuole Tony Blair cavaliere

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Una petizione online, che chiede alla regina Elisabetta di rescindere il cavalierato che ha conferito a Tony Blair il 1° gennaio, ha già raccolto 350.000 firme nei due giorni successivi.

 

C’è una forte resistenza nel Regno Unito, perché milioni di britannici considerano un guerrafondaio e un bugiardo. Alcuni sostengono che Blair dovrebbe essere processato alla Corte penale internazionale dell’Aia,

 

Il premio regale è stato definito «un calcio nei denti» per il popolo dell’Afghanistan e dell’Iraq, dato il ruolo centrale di Blair nello sviluppo e nella diffusione delle bugie di stato utilizzate per iniziare le guerre per il cambio di regime nei due Paesi mediorientali.

 

«Penso che sia un calcio nei denti per il popolo dell’Iraq e dell’Afghanistan, e un calcio nei denti per tutte le persone che hanno protestato contro la guerra in Iraq e che hanno avuto ragione»

Blair fu nominato Sir Anthony del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera, il «più alto» cavalierato disponibile per i reali britannici.

 

Ironia della sorte, Elisabetta ha conferito contemporaneamente lo stesso «onore» alla nuora Camilla, duchessa di Cambridge (seconda moglie del principe Carlo e sua amante quando era sposato con la principessa Diana).

 

Secondo il Daily Mail del 3 gennaio, i leader della petizione miravano a 500.000 firme. Lindsey German della Stop the War Coalition, mostra l’indignazione di tanti riguardo ai disastri umanitari in Afghanistan e Iraq.

 

German ha dichiarato alla radio LBC: «penso che sia abbastanza incredibile dato che quest’anno abbiamo assistito al crollo dell’Afghanistan, che [è stata] la prima grande guerra di Tony Blair nella guerra al terrore. Abbiamo 8 milioni di persone sull’orlo della fame in Afghanistan ora. Abbiamo l’Iraq in uno stato terribile adesso, quasi 20 anni dopo l’invasione. E penso che sia un calcio nei denti per il popolo dell’Iraq e dell’Afghanistan, e un calcio nei denti per tutte le persone che hanno protestato contro la guerra in Iraq e che hanno avuto ragione».

 

Un anno fa Blair aveva dichiarato che i passaporti vaccinali sarebbero divenuti inevitabili, per poi chiedere la creazione di sistemi di identificazione digitali di tracciamento dello «stato di malattia» per microchip.

L’unica difesa offerta dai reali britannici è che tutti gli ex primi ministri sono «solitamente» nominati Cavalieri della Giarrettiera «per il loro servizio».

 

L’odio viscerale per Tony Blair e le sue menzogne di guerra, nonché le possibili macchinazioni internazionali dietro di esse, potrebbere aver fatto da base per un misterioso, criptico romanzo di  Robert Harris, Il Ghost Writer poi divenuto un omonimo film di Roman Polanski.

 

Un anno fa Blair aveva dichiarato che i passaporti vaccinali sarebbero divenuti inevitabili, per poi chiedere la creazione di sistemi di identificazione digitali di tracciamento dello «stato di malattia» per microchip.

 

 

 

Immagine di  EU, Photo: Pavel Golovkin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

 

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