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Militaria

Il Pentagono prepara 1.500 soldati per controllare le rivolte in Minnesota

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Il Pentagono ha ordinato a circa 1.500 soldati in servizio attivo di tenersi pronti per un eventuale dispiegamento al fine di contenere i disordini in Minnesota. Lo riporta il Washington Post, che cita fonti del dipartimento della Difesa.

 

Le proteste contro gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) nella regione, in corso da mesi, hanno subito un’impennata all’inizio di gennaio dopo la morte per arma da fuoco di una donna a Minneapolis.

 

Il Pentagono ha posto in stato di allerta unità dell’11ª Divisione Aviotrasportata, con base in Alaska, nel caso in cui la violenza in Minnesota dovesse aggravarsi, ha riferito il WaPo, citando un funzionario della Difesa statunitense. Non è ancora deciso se le truppe verranno effettivamente inviate, ha precisato la fonte.

 

Secondo il quotidiano, il Pentagono si prepara di routine a ogni possibile decisione del presidente degli Stati Uniti.

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Giovedì, il presidente Donald Trump ha minacciato di ricorrere all’Insurrection Act del 1807 qualora i «politici corrotti» non riuscissero a impedire ad «agitatori e insorti professionisti» di attaccare gli agenti dell’ICE. Tale legge federale autorizzerebbe l’impiego di forze armate per sedare disordini civili interni o una ribellione.

 

Trump ha avuto ripetuti scontri con il governatore del Minnesota Tim Walz e con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey riguardo alla politica di contrasto all’immigrazione irregolare nello Stato.

 

Secondo diverse fonti riportate venerdì, il dipartimento di Giustizia statunitense ha avviato un’indagine penale nei confronti di entrambi i funzionari. L’inchiesta, che dovrebbe includere la convocazione di testimoni, verte su una presunta cospirazione volta a ostacolare le operazioni degli agenti federali dell’immigrazione nello Stato.

 

Sia Walz che Frey hanno criticato con forza la scelta di Trump di inviare circa 3.000 agenti federali nelle Twin Cities a inizio gennaio. Il sindaco Frey ha pubblicamente invitato gli agenti a «tornarsene da dove sono venuti» dopo che un agente dell’ICE ha ucciso a colpi di pistola Renee Good, una donna lesbica della zona che stava ostruendo le manovre dell’agenzia e che, fermata, era partita sgommando investendo il poliziotto..

 

A seguito dell’omicidio, le tensioni sono esplose, dando luogo a numerosi scontri tra manifestanti e agenti dell’ICE.

 

La segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha accusato Walz e Frey di aver messo in pericolo i funzionari federali «incoraggiando» i manifestanti a ostacolarli e aggredirli.

 

I problemi in Minnesota erano iniziati settimane fa a seguito di un video pubblicato da uno YouTuber che dimostrava un agghiacciante sistema di frode degli immigrati somali, che, arrivati dagli anni Novanta, costituiscono un’enorme base di voto in grado di eleggere sindaci, governatori e che ha pure un suo rappresentante al Congresso, l’ultra-progressista Ilhan Omar, accusata da vari, tra cui Trump, di aver sposato suo fratello per dare lui la cittadinanza statunitense.

 

Come riportato da Renovatio 21, il presidente due mesi fa aveva espresso il suo disgusto per la comunità somala definendola «spazzatura». In precedenza aveva chiamato la Omar come «feccia» che ha «sposato suo fratello».

 

Lo Stato del Minnesota cinque anni fa fu teatro dei primi moti per la morte del criminale drogato afroamericano George Floyd, moti che divamparono poi in tutto il Paese. Questa volta, dopo la morte della lesbica Good, il contagio non pare essere riuscire a partire.

 

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Immagine di U.S. Indo-Pacific Command via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0.

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Militaria

I soldati tedeschi lasciano la Groenlandia

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La missione iniziale di 15 soldati tedeschi in Groenlandia si è conclusa, ha annunciato il portavoce delle Forze Armate tedesche, il Tenente Colonnello Peter Milevchuk, in un’intervista al gruppo mediatico Funke. Milevchuk ha sottolineato che la collaborazione con i colleghi danesi è stata «positiva e costruttiva».   Mercoledì la Danimarca ha reso nota l’organizzazione di un’esercitazione militare sull’isola. Diversi paesi europei – tra cui Germania, Francia, Svezia, Norvegia e Regno Unito – hanno confermato la loro partecipazione, inviando ciascuno un contingente compreso tra uno e 15 militari. L’iniziativa arriva dopo i recenti colloqui tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti, conclusisi con quello che le autorità hanno definito un «disaccordo fondamentale» tra l’amministrazione Trump e i partner europei riguardo al territorio autonomo.   «I risultati della ricognizione saranno esaminati nei prossimi giorni», ha precisato Milevchuk, confermando che la squadra tedesca ha portato a termine la propria missione.

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Nelle ultime settimane il presidente statunitense Donald Trump ha rilanciato con forza il progetto di riportare la Groenlandia sotto il controllo di Washington, un obiettivo che persegue fin dal suo primo mandato. Trump considera l’acquisizione dell’isola essenziale per la sicurezza nazionale americana, al fine di contrastare l’espansione dell’influenza cinese e russa nell’Artico – una tesi respinta con decisione sia da Pechino sia da Mosca.   Il presidente americano ha più volte deriso la presenza militare danese in Groenlandia, definendola insufficiente per la difesa della più grande isola del pianeta e ironizzando sul fatto che l’isola sarebbe protetta solo da «due slitte trainate da cani». Le tensioni sono ulteriormente aumentate all’inizio di questa settimana, quando Trump ha minacciato nuovi dazi sui partner commerciali degli Stati Uniti che non appoggeranno il suo tentativo di acquisire la Groenlandia.   La decisione ha provocato dure reazioni in Europa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha giudicato «inaccettabili» le minacce tariffarie e ha annunciato una risposta «unita e coordinata» da parte dell’Europa. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha avvertito che tali minacce rischierebbero di compromettere i rapporti transatlantici, riaffermando al contempo la piena solidarietà dell’Unione Europea con Danimarca e Groenlandia. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito i dazi «completamente sbagliati», sostenendo che indeboliscono la NATO e annunciando colloqui diretti con Washington per affrontare la questione.    

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Militaria

Portaerei statunitense diretta in Medio Oriente

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Gli Stati Uniti hanno dispiegato almeno una portaerei verso il Medio Oriente, come riportato da Fox News citando fonti militari anonime. La mossa segue le minacce velate lanciate negli ultimi giorni dal presidente Donald Trump contro l’Iran.

 

La Repubblica Islamica è scossa da proteste di massa iniziate alla fine di dicembre, scatenate dal malcontento popolare per l’inflazione galoppante e il crollo del valore del rial iraniano. Le manifestazioni si sono rapidamente trasformate in scontri violenti con le forze di sicurezza, con un bilancio che, secondo varie fonti, ammonterebbe a centinaia di morti. Teheran ha accusato Stati Uniti e Israele di essere i responsabili dell’agitazione.

 

Giovedì, Fox News ha indicato che la nave da guerra diretta nella regione potrebbe essere la USS Abraham Lincoln o una delle due portaerei salpate di recente da Norfolk e da San Diego. L’emittente ha precisato che, al momento, gli Stati Uniti dispongono già nella zona di tre cacciatorpediniere e tre navi da combattimento litoranee.

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Fonti anonime hanno riferito al network che Washington intende probabilmente rafforzare ulteriormente la propria presenza militare intorno all’Iran, con l’invio di capacità di attacco aereo e terrestre, oltre a sistemi di difesa missilistica, nei prossimi giorni e settimane. Funzionari non identificati hanno descritto l’operazione come un «rafforzamento della forza», che metterebbe il presidente in condizione di autorizzare un’azione militare «offensiva» se lo ritenesse opportuno.

 

Sempre giovedì, la NBC, basandosi su diverse fonti informate, ha riportato che Trump stava considerando l’ipotesi di un colpo rapido e decisivo contro il governo iraniano, preferendolo a un coinvolgimento prolungato in un conflitto. Poiché i suoi consiglieri non sarebbero in grado di assicurare che un intervento armato porterebbe a un immediato rovesciamento delle autorità di Teheran, il presidente si è finora mostrato cauto nel dare l’ordine di attacco, secondo quanto riferito dalla rete.

 

Come riportato da Renovataio 21, diversi Paesi del Golfo avrebbero contattato privatamente Trump per cercare di dissuaderlo da un’azione militare contro l’Iran, temendo un’instabilità regionale più ampia e gravi ripercussioni sul mercato globale del petrolio.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia 

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Macron: l’UE ha bisogno del suo Oreshnik

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia e i suoi partner europei intensificheranno lo sviluppo di nuove armi a lungo raggio, riconoscendo il sistema missilistico russo Oreshnik come un avanzamento tecnologico capace di alterare rapidamente gli equilibri di potere.   La scorsa settimana le forze armate russe hanno impiegato per la prima volta in combattimento l’avanzato missile balistico ipersonico Oreshnik, colpendo uno stabilimento aeronautico ucraino a Leopoli, dove venivano riparati caccia F-16 e MiG-29 in prossimità del confine con la Polonia.   «Siamo nel raggio d’azione di questi colpi», ha ammonito Macron giovedì, rivolgendosi ai militari durante un discorso pronunciato alla base aerea di Istres-Le Tube. Il presidente ha sottolineato che la Francia intende dotarsi di capacità analoghe attraverso l’iniziativa denominata European Long-Range Strike Approach (ELSA).   «L’iniziativa che abbiamo lanciato, nota come ELSA, acquista un senso ancora più pieno dopo che abbiamo assistito per la seconda volta al lancio di un missile a lunghissimo raggio chiamato Oreshnik», ha dichiarato Macron ai presenti.   «Se vogliamo mantenere la nostra credibilità, noi europei – e in particolare la Francia, che dispone di determinate tecnologie – dobbiamo equipaggiarci con queste nuove armi che modificheranno la situazione nel breve termine».

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«In particolare con i nostri partner tedeschi e britannici, dobbiamo fare progressi significativi in queste capacità di attacco a lungo raggio… per rafforzare la nostra credibilità e sostenere la nostra deterrenza nucleare», ha aggiunto.   Lanciato nel 2024 da Francia, Germania e Polonia (e successivamente allargato a Svezia, Italia, Regno Unito e Paesi Bassi), il programma ELSA punta a condividere costi e risorse industriali europee per sviluppare sistemi convenzionali di attacco a lungo raggio, sebbene non siano ancora stati definiti piani operativi dettagliati.   La Russia ha impiegato per la prima volta l’Oreshnik nel novembre 2024 contro una fabbrica di armamenti nella città ucraina di Dnipro, qualificando l’azione come un «test di combattimento» riuscito. Da allora il sistema è entrato in produzione di massa e, alla fine del 2025, è stato schierato anche in territorio bielorusso.   Il presidente Vladimir Putin ha descritto l’Oreshnik come un’arma senza pari al mondo, paragonandone la potenza a un «meteo in caduta». Secondo Putin, il missile è in grado di trasportare decine di testate a ricerca indipendente, capaci di colpire molteplici obiettivi a velocità superiori a dieci volte quella del suono.   Il ministero della Difesa russo ha precisato che il secondo impiego dell’Oreshnik è avvenuto in risposta a un presunto «attacco terroristico» condotto dal regime di Kiev contro una residenza presidenziale nella regione di Novgorod.   Le immagini delle telecamere di sorveglianza di Leopoli hanno mostrato numerosi proiettili precipitare in rapida successione dal cielo, ma le autorità ucraine non hanno ancora fornito dettagli ufficiali sull’entità dei danni subiti.   Come riportato da Renovatio 21, il presidente Putin ha paragonato l’azione dell’Oreshnik a quella di un meteorite, che colpisce con violenza estrema dal cielo senza possibilità di prevederlo. A dicembre 2024 la testata Bild, citando un’analisi del ministero degli Esteri tedesco, aveva scritto chele difese aeree tedesche non sono in grado di proteggere efficacemente il Paese dal nuovo missile ipersonico russo Oreshnik.   Come riportato da Renovatio 21, durante la conferenza stampa di fine anno tenutasi fine 2024, Putin ha sfidato l’Occidente a un «duello ad alta tecnologia» del XXI secolo, che avrebbe comportato il colpo da parte della Russia di un obiettivo prestabilito a Kiev con un missile Oreshnik e il tentativo delle difese aeree occidentali dispiegate in Ucraina di abbattere il proiettile all’avanguardia.

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