Spirito
Il patriarca Cirillo I: «La Russia è un’isola di libertà nel mare in tempesta di una moralità cancellata»
Renovatio 21 ripubblica questo articolo comparso sul sito della Parrocchia ortodossa San Massimo di Torino (Patriarcato di Mosca).
San Pietro di Kiev e Mosca è stato al timone della Chiesa ortodossa russa nel momento storico più doloroso, all’inizio del XIV secolo, quando la nostra terra era calpestata e saccheggiata dai nomadi mongoli. La capitale Kiev era in cenere e il suo metropolita trasferì la sua sede nella piccola e modesta città di Mosca. Da quel momento in poi, il Principato di Mosca iniziò a prendere il potere e alla fine condusse l’intero paese alla libertà e all’indipendenza, da un insieme di tribù rurali sparse a una nazione.
Il 6 settembre, quando la Chiesa osserva la memoria del santo metropolita san Pietro di Kiev e di Mosca, il patriarca Kirill ha celebrato la Divina Liturgia al Cremlino di Mosca, dove san Pietro fu sepolto quasi sette secoli fa. Nel suo sermone il patriarca ha detto:
Questo atto di San Pietro è stato provvidenziale: la città di Mosca, nonostante sia stata due volte conquistata dai nemici, non si è mai piegata al nemico e non ha mai rinunciato al suo posto di capitale della Russia.
Mosca è stata un luogo di coraggio, determinazione, amore per Cristo, amore per la Patria e amore per la Chiesa. Ancora oggi, questa maestosa cattedrale dedicata alla beata Vergine Maria, la principale cattedrale della Santa Rus’, costruita secondo il progetto del santo, testimonia le grandi gesta e la straordinaria intuizione del metropolita Pietro, che qui stabilì la sua sede.
Oggi, come ai tempi di san Pietro, siamo minacciati da molti pericoli. Allora erano i nomadi che attaccavano la terra della Russia, la derubavano, uccidevano persone e distruggevano le opportunità economiche del Paese; ma anche oggi, come tutti sappiamo, non c’è pace sul pianeta Terra. E un ministero molto speciale, senza dubbio per volontà di Dio, è ora affidato a questa città e al nostro Paese.
In effetti, la Russia è in grado di resistere alle forze aliene, atee e anticristiane. Quelle forze che puntano il loro pungiglione contro i cuori umani, per farci perdere la nostra capacità di distinguere il bene dal male.
Il concetto di peccato è ormai fuori dal vocabolario politico: impongono un nuovo modello di comportamento, sostenendo che il bene è ciò che vogliono loro. Ma quando il cosiddetto mondo civile, nel complesso, riprende questa idea, la Russia, proprio come in passato, ha il coraggio di disobbedire.
Dobbiamo attenerci alle nozioni di bene e di male, non per interessi politici o per ambizione di qualcuno, ma per quella legge morale che Dio ha posto nelle nostre anime, nella natura umana.
Che Dio conceda che la città madre di Mosca possa rimanere un’isola di libertà in questo mondo turbolento, per guidare il mondo nella resistenza a qualsiasi tentativo di confondere il bene con il male e per assicurarsi che virtù e peccato siano chiamati con i loro giusti nomi.
Possa Dio concedere che la fede cristiana ortodossa, il nostro amore per la Patria, la nostra resistenza ai nemici, sia visibili che invisibili, guadagnino sempre forza.
Allora rimarremo vivi come cristiani e la nostra Patria resterà libera e indipendente.
E se sarà così, rimarrà allo stesso modo la speranza della salvezza
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Spirito
«L’inganno di chi crede di spacciare l’Anticristo come vero Messia». Mons Viganò, omelia nella domenica delle Palme
Renovatio 21 pubblica l’omelia di monsignor Carlo Maria Viganò nella seconda Domenica di Passione, o Domenica delle Palme.

Ecce Rex tuus veniet
Omelia nella Domenica II di Passione, o delle Palme
Exsulta satis, filia Sion;
jubila, filia Jerusalem:
ecce rex tuus veniet tibi justus, et salvator:
ipse pauper, et ascendens super asinam
et super pullum filium asinæ.
Esulta grandemente, o figlia di Sion;
giubila, o figlia di Gerusalemme:
ecco, a te viene il tuo re, giusto e salvatore;
egli è povero, e cavalca sopra un’asina
e sopra un puledro figlio di asina.
Zc 9, 9
La Domenica delle Palme commemora l’ingresso trionfale del Re-Messia a Gerusalemme, ossia il mistero liturgico in cui la Santa Chiesa contempla il compimento delle profezie regali dell’Antico Testamento nella Persona di Cristo Signore.
Essa non è mera commemorazione storica, ma atto di fede nella Regalità di Gesù, Re umile e vittorioso, che entra nella Città Santa per consumare la Sua Passione e aprire a noi le porte del Regno eterno. Ma rimane pur sempre un fatto storico, testimoniato da quanti, quel giorno, assistettero alla cerimonia di incoronazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Secondo il rituale descritto nel Primo Libro dei Re (1Re 1, 32-40), Davide morente ordina che il figlio Salomone sia consacrato re, fatto montare sulla mula del re Davide (simbolo di pace e successione legittima, non di guerra), condotto alla fonte di Gihon (che si trova ai piedi del Monte degli Ulivi), unto con l’olio sacro dal sacerdote Sadoc e dal profeta Natan. Egli prescrive che si suoni la tromba e il popolo acclami Salomone come re. La processione del nuovo sovrano entra in Gerusalemme tra grida di giubilo, con il popolo che suona flauti e la città che «risuona di clamore» (ibid., 45). Questo rito doveva manifestare in figura il nuovo re come unto del Signore (Messia), legittimo successore davidico, portatore di pace.
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Nostro Signore entra in Gerusalemme sul puledro di un’asina (Mt 21, 2-7; Gv 12, 14-15), adempiendo alla lettera la profezia di Zaccaria (Zc 9, 9). Non è un re terreno con cavalli da guerra, ma il Rex pacificus, il vero Salomone (la cui etimologia significa appunto «pacifico»), qui venit in nomine Domini (Sal 117, 26). I mantelli stesi sulla via (Mt 21, 8) richiamano il rito del Secondo Libro dei Re (2Re 9, 13) per l’unzione di Jehu; le palme e i rami d’ulivo evocano le processioni vittoriose e la festa dei Tabernacoli (Lv 23, 40), ma qui richiamano anche la vittoria pasquale di Cristo sulla morte.
L’ingresso trionfale di Cristo Re dal villaggio sacerdotale di Betfage e dal Monte degli Ulivi (1) non è un dettaglio topografico casuale, ma un atto di adempimento profetico e tipologico che richiama, in modo mirabile, i luoghi sacri della regalità davidica e salomonica. Esso manifesta Cristo come vero Rex et Sacerdos — Re davidico e Sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedech — che entra in Gerusalemme per regnare dalla Croce, compiendo e superando i riti di incoronazione dell’Antico Testamento (2). Quando la processione esce dalla chiesa (immagine di Betfage) e rientra cantando Gloria, laus et honor, noi siamo portati a rivivere misticamente questo ingresso: come il popolo antico, anche noi acclamiamo il Re che viene dal monte sacro e dalla casa sacerdotale per regnare nella nuova Gerusalemme, la Santa Chiesa.
Il grido «Osanna al Figlio di Davide!» (Mt 21, 9) è l’acclamazione regale messianica (3). Il popolo ebraico — con la significativa eccezione dei suoi capi temporali e spirituali — riconosce a Cristo il titolo ereditario al regno davidico: Egli è il Re promesso, erede legittimo del trono di Davide, in quel momento vacante (4) così come era di fatto vacante il potere sacerdotale (5). L’esclusione dell’autorità civile e religiosa da questa solenne liturgia giudaica ci mostra come il Signore voglia ricapitolare in Sé Monarchia e Sacerdozio, essendo per diritto divino, di stirpe e di conquista l’unico e il vero Re e Pontefice della casa di Israele. Israël es tu Rex, davidis et inclyta proles
Nostro Signore Gesù Cristo adempie i riti di incoronazione veterotestamentari (unzione, acclamazione, ingresso solenne) in modo sovreminente, spirituale ed eterno. Ma questo Messia — il vero e l’unico Messia divino — non è il leader politico di un partito suprematista che aspettavano i Farisei, ma il Princeps pacifer che chiama a Sé tutte le Nazioni, al di là di ogni razza e di ogni lingua.
Commenta infatti Sant’Agostino: «Il puledro dell’asina, sul quale nessuno era mai montato, è il popolo dei Gentili, che nessuno prima di Cristo aveva sottomesso. L’asina invece è la plebe che veniva dal popolo d’Israele, già da tempo sotto il giogo della Legge. […] Cristo Re umile, sedendo sull’asina e sul puledro, significa entrambe le plebi: quella dei Giudei già domata e quella dei Gentili non ancora cavalcata. […] E come Re pacifico viene non su un cavallo da guerra, ma sull’asina, che è segno di pace». (6)
Lo conferma anche San Paolo: An Judæorum Deus tantum? nonne et gentium? Immo et gentium: quoniam quidem unus est Deus, qui justificat circumcisionem ex fide, et præputium per fidem. Forseché soltanto dei Giudei è Dio? No, anche delle Genti; sicuro, anche delle Genti, se è unico Dio quello che giustificherà i circoncisi grazie alla fede, come i non circoncisi mediante la fede. (Rom 3, 29-30)
E ancora: Omnes enim filii Dei estis per fidem, quæ est in Christo Jesu. Quicumque enim in Christo baptizati estis, Christum induistis. Non est Judæus, neque Græcus: non est servus, neque liber: non est masculus, neque femina. Omnes enim vos unum estis in Christo Jesu. Si autem vos Christi, ergo semen Abrahæ estis, secundum promissionem hæredes. Siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù; quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non vi è più Giudeo né Greco, non vi è schiavo né libero; non maschio o femmina, ma tutti voi siete uno solo in Cristo Gesù. E se voi siete di Cristo, siete seme di Abramo, eredi secondo la promessa (Gal 3, 26-29). (7)
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È al nuovo Israele che lo zelo di vera Carità della Chiesa di Cristo chiama gli Ebrei, secondo i voti che — su iniziativa dei fratelli Lémann — 510 Padri del Concilio Vaticano umiliarono a Pio IX nel 1870, «affinché il povero popolo degli Ebrei, stanco di una lunghissima ed inutile aspettazione, si affretti a riconoscere il Messia Salvatore nostro, veramente promesso ad Abramo e preannunziato da Mosè: così perfezionando e coronando la religione mosaica, non mutandola». (8)
I sacerdoti Joseph e Augustin Lémann, convertiti dall’Ebraismo e instancabili apostoli della causa di Israele in Cristo, vedono nell’Osanna l’acclamazione che il Sinedrio avrebbe dovuto fare propria, ma che divenne invece preludio al rifiuto – un monito perenne affinché Israele riconosca il suo Re.
Tutto ruota intorno a Cristo Re e Pontefice. Tutto si decide sulla base del Suo riconoscimento come Messia, Salvatore e Liberatore. E finché il resto di Israele non piegherà il ginocchio al suo Signore, non avverrà il Giudizio finale. La conversione di questo resto precederà la venuta di Elia, ritarderà il giudizio e porterà alla «resurrezione del mondo» (Rm 11, 15). (9)
Questa consapevolezza e una retta interpretazione della Sacra Scrittura ci inducono a considerare anche quanto accade oggi alla luce del piano mirabile della Provvidenza. Nemo vos seducat (Ef 5, 6): non lasciamoci trarre in inganno da chi si illude di poter spacciare l’Anticristo come vero Messia, o di poter affrettare la fine del mondo edificando con le pietre quel Tempio che misticamente Nostro Signore ha edificato una volta per tutte nel proprio Corpo Mistico. Cerchiamo piuttosto, con la nostra coerenza di vita e con la Grazia di Dio, di renderci credibili testimoni del divino Messia, del Verbo Incarnato, di Colui che di qui a pochi giorni contempleremo assiso sul trono della Croce: Regnavit a ligno Deus. (10)
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
29 marzo MMXXVI
Dominica II Passionis seu in Palmis
1) L’indicazione è riportata in Mt 21, 1; Mc 11, 1; Lc 19, 29. Betfage era situato sul versante orientale del Monte degli Ulivi, ai confini di Gerusalemme: è il luogo sacerdotale per eccellenza, da cui il Messia-Re, vero Sacerdote, inizia la sua processione regale. Durante la rivolta di Assalonne, il re Davide, umiliato e fuggitivo, «salì il monte degli Ulivi, salendo e piangendo» (2Sam 15, 30: ascendit autem David in ascensum Olivarum, ascendens et flens). Qui Davide, figura del Cristo sofferente, versa lacrime sul tradimento del figlio e del popolo. Cristo, vero Figlio di Davide, discende invece dal medesimo monte in trionfo, non per fuggire ma per consegnarsi alla Passione. Egli rovescia la sorte del padre Davide, trasformando l’umiliazione in gloria regale.
Il monte era legato all’unzione. La fonte di Gihon, ai piedi del Monte degli Ulivi, fu il luogo dell’unzione di Salomone (1R 1, 33-38): il sacerdote Sadoc unse il re con l’olio d’oliva, e la processione salì verso Gerusalemme tra acclamazioni. L’olio d’oliva – frutto stesso del monte – era il crisma della regalità (cfr. 1Sam 16, 13 per Davide). Cristo, vero Salomone pacifico (Pacificus), cavalca l’asina proprio da questo monte dell’olio: Egli è l’Unto per eccellenza, consacrato dallo Spirito Santo al Giordano. I Santi Padri (Agostino nel Tractatus in Joannem 51; Beda nella Catena) vedono qui il compimento perfetto: il Monte degli Ulivi, da cui la gloria del Signore era partita (Ez 11, 23) e su cui tornerà (Zc 14, 4), diviene il pulpito da cui Cristo Re proclama la sua regalità. La liturgia, con l’antifona della processione Cum appropinquaret Dominus, evoca proprio questo ingresso dal monte sacro.
2) Il Golgota, luogo dell’azione sacerdotale di Nostro Signore — il Suo Sacrificio — si trova significativamente fuori da Gerusalemme.
3) Mons. Francesco Spadafora (1903-1992), ordinario di Esegesi alla Pontificia Università Lateranense e strenuo difensore dell’esegesi tradizionale contro il modernismo, tratta il passo nel suo Dizionario Biblico. Sotto la voce «Osanna» egli afferma: «Acclamazione trionfale messianica: “Hosanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mt 21, 9). È il grido di riconoscimento del Re d’Israele, legato al Salmo 117 e alla liturgia ebraica della festa delle Capanne (Lv 23, 40). Il popolo, mosso dallo Spirito, acclamava il Re promesso, il vero Figlio di Davide che entra in Gerusalemme per regnare». Spadafora, in linea con la Scuola Romana anti-modernista, insiste sul senso letterale e tipico: l’evento è storico e profetico insieme, adempimento di Zc 9, 9 e dei Salmi regali, senza riduzioni razionalistiche.
4) Dopo la morte di Erode il Grande (4 a.C.), il regno fu diviso da Augusto tra i figli (cfr. Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche 17, 188-249). La Giudea propriamente detta (con Gerusalemme) toccò ad Archelao come etnarca, ma la sua tirannia provocò rivolte che portarono alla deposizione romana nel 6 d.C. (cfr. Giuseppe Flavio, Antichità 17, 342-354; Guerra Giudaica 2, 111). Da quel momento la Giudea divenne provincia procuratoria romana, governata direttamente da prefetti/procuratori di rango equestre, dipendenti dal legato di Siria e dall’Imperatore. Erode Antipa (tetrarca di Galilea e Perea, 4 a.C.-39 d.C.) non aveva alcuna giurisdizione civile in Giudea. Era un vassallo romano, privo del titolo di rex sulla Città Santa (cfr. Giuseppe Flavio, Antichità 18, 27). Durante la Passione, Pilato lo consultò solo perché Gesù era galileo (Lc 23, 6-12), ma Antipa non esercitava potere a Gerusalemme e Lo rinviò a Pilato. Non esisteva dunque un «re» ebreo legittimo a Gerusalemme; il trono davidico era vacante da secoli, occupato da stranieri o da fantocci imperiali.
5) Il sommo sacerdozio, istituito da Dio come ereditario e vitalizio nella discendenza di Aronne (Es 28-29; Nm 25, 10-13), era divenuto sotto i Romani uno strumento di controllo politico. Gli abiti pontificali erano custoditi nella fortezza Antonia dai Romani e consegnati solo per le festività (cfr. Giuseppe Flavio, Antichità 18, 93-95; 20, 6-9), segno tangibile della sottomissione. Anano (Annas) fu nominato da Quirinio (governatore di Siria) nel 6 d.C. e deposto da Valerio Grato nel 15 d.C. (cfr. Giuseppe Flavio, Antichità 18, 26.34). Caifa (Giuseppe, detto Caifa), genero di Anano, fu nominato da Valerio Grato nel 18 d.C. e rimase in carica fino al 36/37 d.C. (cfr. Giuseppe Flavio, Antichità 18, 35: «Grato… nominò sommo sacerdote Giuseppe, detto Caifa»). Fu dunque un puro funzionario romano, mantenuto da Pilato per stabilità politica. Giuseppe Flavio elenca esplicitamente i quattro Sommi Sacerdoti precedenti nominati e deposti da Grato in pochi anni: Ismaele, Eleazaro (figlio di Anano), Simone, poi Caifa – tutti emissari di Roma. Tra il 6 e il 41 d.C. i procuratori romani nominarono e destituirono almeno 18 sommi sacerdoti (cfr. Giuseppe Flavio, Antichità 20, 247-251), spezzando la successione legittima. Il Talmud babilonese (Yoma 9a) e gli esegeti tradizionali lamentano questa «corruzione» del sacerdozio: i sommi sacerdoti non erano più «unti» secondo la Legge, ma comprati con denaro o favori imperiali.
6) S.cti Augustini In Joannis Evangelium Tractatus 51, 6-7 (ed. CCL 36, p. 437-438) – «Pullus asinæ, in quo nemo sederat, populus gentium est, quem nemo ante Christum subegerat. Asina vero, plebs ejus quæ veniebat ex populo Israë, sub jugo legis jam diu erat. […] Christus autem, Rex humilis, sedens super asinam et pullum, utramque plebem significat: Judæorum jam domitam et Gentium nondum insessam. […] Et sicut rex pacificus venit, non equo bellico, sed asina, quæ pacis est signum».
7) Cfr. anche Eph 2, 11-22: Propter quod memores estote quod aliquando vos gentes in carne, qui dicimini præputium ab ea quæ dicitur circumcisio in carne, manu facta: quia eratis illo in tempore sine Christo, alienati a conversatione Israël, et hospites testamentorum, promissionis spem non habentes, et sine Deo in hoc mundo. Nunc autem in Christo Jesu, vos, qui aliquando eratis longe, facti estis prope in sanguine Christi. Ipse enim est pax nostra, qui fecit utraque unum, et medium parietem maceriæ solvens, inimicitias in carne sua, legem mandatorum decretis evacuans, ut duos condat in semetipso in unum novum hominem, faciens pacem: et reconciliet ambos in uno corpore, Deo per crucem, interficiens inimicitias in semetipso. […] Ergo jam non estis hospites, et advenæ: sed estis cives sanctorum, et domestici Dei. Rm 11, 11-15 e 25-26: Dico ergo: Numquid sic offenderunt ut caderent? Absit. Sed illorum delicto, salus est gentibus ut illos æmulentur. […] Si enim amissio eorum, reconciliatio est mundi: quæ assumptio, nisi vita ex mortuis? […] Nolo enim vos ignorare, fratres, mysterium hoc […], quia cæcitas ex parte contigit in Israël, donec plenitudo gentium intraret, et sic omnis Israël salvus fieret.
8) ut et miserrimam Hebræorum gentem paterna quadam invitatione dignetur prævenire: scilicet votum exprimere, ut tandem longissima inutilique expectatione lassati, ad Messiam salvatorem nostrum, vere promissum Abrahæ et a Mose prænunciatum, festinent accedere: sic perficientes coronantesque religionem mosaïcam, non mutantes. Postulatum pro Hebræis. Cfr. Joseph et Augustin Lémann, La cause des restes d’Israël introduite au Concile Œcuménique du Vatican, 1912 – https://livres-mystiques.com/partieTEXTES/Lemann/La_Cause/Cause_des_restes.pdf
9)«Dans cette période finale doivent trouver place la conversion des restes d’Israël, la réjouissance qui s’en fera dans l’Église catholique, la venue du saint prophète Elie qui doit restaurer toutes choses, l’unique bercail sous l’unique Pasteur annoncé par le Christ, le combat gigantesque contre l’antéchrist, et enfin, dans la nature et le soleil les signes précurseurs de la fin du monde».
10) San Venanzio Fortunato, Vexilla Regis, Carme II, 6.
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La Stella Rossa di Belgrado multata perché i tifosi hanno mostrato allo stadio un’immagine sacra
L’«incidente» è avvenuto il 26 febbraio 2026, durante la partita tra la nazionale serba e il Lille. Commentatori in rete hanno subito fatto notare sui social media che la UAEF applica «le regole in modo selettivo» e ha «un evidente doppio standard», per cui le immagini demoniache sono permesse, quelle sante no.🇷🇸The UEFA fined the Serbian club “Red Star” €95,500 because fans unfurled an image of the Orthodox saint St. Simeon the Wonderworker and a banner saying “Let our faith lead you to victory”. pic.twitter.com/CsBp6Og3EO
— Lord Bebo (@MyLordBebo) March 28, 2026
«Perché è accettabile realizzare un’immagine con letteralmente Satana, un pentagramma e una frase in latino che chiede al diavolo di prendersi le loro anime, mentre non lo è quella di un santo cristiano?», ha chiesto un utente Twitter.Kaiserslautern fans displaying satanic imagery in their tifo. Versus Red Star Belgrade’s Delije displaying St. Simeon Nemanja, a 12th century Serbian king who gave up his throne to become a monk and eventually a Saint.
One group chose satan. The other chose a Christian Saint. W… pic.twitter.com/WZIBWvDAn1 — sacredchad (@sacredchad_ig) March 5, 2026
Why is doing one with literally Satan a pentagram and a phrase in latin asking the devil to take their souls okay but a Christian Saint isn’t? pic.twitter.com/uabDZzkLZo
— Trad West (@trad_west_) March 27, 2026
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🚨 We have formally submitted a letter to the European Commissioner for Sport regarding the fine imposed after the Red Star Belgrade incident, raising serious concerns about UEFA’s stance on Orthodox Christian expression. Selective enforcement of rules exposes clear double… pic.twitter.com/GUpyleb3v8
— FRAGKOS EMMANOUIL FRAGKOULIS MEP🇬🇷 (@e_fragkos) March 27, 2026
- Violazione della neutralità (bandiere politiche): Celtic FC vs Hapoel Be’er Sheva, UEFA Champions League, 17 agosto 2016: bandiere palestinesi; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (gesto militare): nazionale di calcio turca contro nazionale di calcio francese, qualificazioni a UEFA Euro 2020, 14 ottobre 2019: saluto militare; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (simbolismo territoriale/politico): nazionale di calcio ucraina contro nazionale di calcio olandese, UEFA Euro 2020, 13 giugno 2021: mappa della maglia che include la Crimea; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (valori/espressione politica): nazionale di calcio tedesca contro nazionale di calcio ungherese, UEFA Euro 2020, 23 giugno 2021: fasce arcobaleno al braccio; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (simboli politici – nessuna sanzione): Real Madrid CF vs FC Barcelona, La Lifa, 2021-2023 – ripetuta esposizione di bandiere e striscioni indipendentisti catalani da parte dei tifosi; nessuna azione disciplinare da parte della UEFA nonostante il chiaro contenuto politico.
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Mons. Schneider esorta a sostenere la FSSPX
Il 25 marzo, Michael Matt, caporedattore di The Remnant, ha pubblicato un’intervista con il vescovo Athanasius Schneider sulle imminenti consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Il prelato kazako di origini tedesche gode di una certa autorevolezza in questo ambito, essendo stato chiamato nel 2015 da Papa Francesco a partecipare alla visita vaticana ai seminari della FSSPX e avendo da allora avuto accesso a numerosi documenti vaticani in tale veste.
Per il vescovo Schneider non ci sono dubbi sul fatto che l’arcivescovo Marcel Lefebvre, il defunto fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbia deciso, nel 1988, di consacrare quattro vescovi senza l’approvazione di Roma «per i papi» e «per amore della Chiesa», e che la Fraternità sia «un’opera della Chiesa». Come prova che questo ordine sacerdotale cattolico tradizionale non sia scismatico, il vescovo Schneider ha sottolineato che questi sacerdoti pregano nelle loro Sante Messe per il vescovo locale e per il Pontefice romano. Hanno inoltre ricevuto l’autorizzazione da Roma ad ascoltare le confessioni e ad amministrare, a determinate condizioni, il Sacramento del Matrimonio.
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Il vescovo Schneider ha anche menzionato che uno dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il vescovo Bernard Fellay, ricevette in passato la delegazione incaricata di fungere da giudice in un’inchiesta canonica riguardante uno dei sacerdoti della Fraternità.
Inoltre, il vescovo Schneider ha auspicato una «visione più equilibrata di ciò che è scisma e di ciò che è obbedienza nella Chiesa». Non ogni atto di disobbedienza al Papa, ha aggiunto, è «scismatico». Persino consacrare illecitamente un vescovo contro la volontà del Papa «non è, di per sé, un atto malvagio», ha spiegato Schneider. È «completamente sbagliato» affermare che un tale atto sia «intrinsecamente malvagio», come aveva affermato una dichiarazione di una ex comunità di Ecclesia Dei.
Parlando con Michael Matt, il vescovo Schneider ha deplorato che alcune comunità tradizionali, vescovi e cardinali di spicco «comincino in qualche modo ad attaccare la Fraternità Sacerdotale San Pio X, definendoli scismatici o minacciandoli di scomunica». «Non è utile», ha commentato Schneider. «Dovrebbe essere il contrario». Alla luce della confusione e della relativizzazione che regnano nella Chiesa e del fatto che cardinali e vescovi che oggi esprimono «eresie» non vengano rimproverati da Roma, e anche alla luce della crescente diffusione dell’agenda LGBT e della islamizzazione dell’Europa, il vescovo Schneider ritiene che «dovremmo unirci» a coloro che desiderano preservare «l’integrità della fede».
Il prelato kazako ha aggiunto: «In questo contesto, deploro profondamente questi attacchi» da parte di altri gruppi e prelati contro la SSPX, invece di opporsi al nemico insieme.
Citando una delle principali comunità cattoliche tradizionali, la Fraternità di San Pietro, il vescovo Schneider si è chiesto «perché la Fraternità di San Pietro, o altre, debbano attaccare e minacciare pubblicamente e continuamente la Società con l’accusa di essere scismatica e così via». «Penso che tutte le comunità tradizionali, i buoni cardinali e vescovi dovrebbero rivolgere un appello comune e unanime al Santo Padre, chiedendo: “Per favore, conceda loro, con un gesto generoso – eccezionalmente, perché si tratta di legge ecclesiastica, non di legge divina – il permesso di consacrare le persone”». «Le comunità di Ecclesia Dei dovrebbero farlo», ha aggiunto, «ma invece di farlo, attaccano».
«L’intenzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X non è chiaramente scismatica… e lo fanno solo per servire la Chiesa e il papato, e penso che in seguito, dopo questa enorme crisi, la Chiesa sarà grata e riconoscente alla Fraternità», ha insistito.
Michael Matt stesso ha sottolineato in questo contesto che il Summorum Pontificum, la liberalizzazione della Messa tradizionale avvenuta nel 2007 sotto il pontificato di Benedetto XVI, fu in realtà il frutto del lavoro della Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché quest’ultima insistette su tale aspetto nei suoi rapporti con Roma all’epoca.
Il vescovo Schneider ha inoltre insistito sul fatto che le obiezioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) contro alcuni elementi degli insegnamenti del Concilio Vaticano II sono legittime e devono essere discusse. A tal proposito, ha citato gli insegnamenti sulla libertà religiosa, l’ecumenismo e la collegialità, principi ai quali egli stesso nutre obiezioni dottrinali. Il principio di collegialità, ha affermato il vescovo Schneider, è «contro il Vangelo», perché Cristo ha affidato a San Pietro la guida della Chiesa senza includere gli Apostoli.
Non esiste una «via collettiva» di guida della Chiesa universale. Schneider ha anche espresso preoccupazione per alcuni elementi problematici della Messa del Novus Ordo, come l’enfasi sulla natura di un pasto piuttosto che di un sacrificio. Non possiamo «permettere ambiguità dottrinali» in quella liturgia o in generale. Dobbiamo «discutere» di questi problemi e non possiamo evitare di esaminarli. La FSSPX è «di grande aiuto per risolvere onestamente queste questioni e questi problemi», ha proseguito. «Ci vorrà del tempo».
Come uno degli aspetti problematici degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, il vescovo Schneider ha indicato il documento conciliare Lumen Gentium, che insegna riguardo ai musulmani che «insieme a noi adorano l’unico Dio misericordioso, giudice dell’umanità nell’ultimo giorno». Il vescovo Schneider ha respinto questa affermazione perché i musulmani adorano Dio solo a livello naturale, non attraverso il battesimo e la fede. Pertanto, il loro atto di adorazione è «sostanzialmente diverso» da quello dei cattolici. Ha definito questa affermazione conciliare «altamente ambigua». La conseguenza di una simile affermazione è anche che ci si chiede se sia ancora necessario convertire i musulmani, dato che, secondo il prelato, adorano già lo stesso Dio.
Papa Francesco, come ha ricordato il vescovo Schneider, ha sottolineato che la sua controversa dichiarazione di Abu Dhabi, secondo cui la diversità delle religioni è «voluta da Dio», è in linea con le affermazioni del Concilio Vaticano II sulle altre religioni. Ciò non può essere interpretato in modo tradizionale, secondo il prelato, perché ci sono aspetti «molto ambigui che necessitano di essere chiariti».
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Per rafforzare ulteriormente le sue argomentazioni, il vescovo Schneider ha ricordato in modo significativo l’appello che il cardinale Dario Castrillón-Hoyos aveva rivolto all’assemblea dei vescovi nel 2005, alla presenza di papa Benedetto XVI: «Ho anche assistito, nel 2005, al termine di un Sinodo a Roma sotto il pontificato di Benedetto XVI – a cui ho partecipato – e al termine del Sinodo, nell’aula gremita e con il Papa, il cardinale Castrillón-Hoyos alzò la voce e disse: “Vi prego, siate generosi e accogliete la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Come possiamo essere indifferenti? A quel tempo c’erano almeno 500 sacerdoti che desideravano davvero servire la Chiesa, per tanti laici e famiglie. Vi prego, siate generosi con loro”». Queste parole, non le dimenticherò, le ho sentite, ero presente nell’aula del Sinodo, del Cardinale Castrillon Hoyos. Ha lanciato un forte appello affinché tutta la Chiesa si avvicinasse più positivamente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X e contribuisse alla sua integrazione nella vita della Chiesa.
Matt ha potuto confermare le parole del vescovo Schneider, dato che lui stesso aveva intervistato in passato il cardinale Castrillón-Hoyos, in qualità di capo della Commissione Ecclesia Dei responsabile per le comunità cattoliche tradizionali nella Chiesa, riguardo alla situazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Matt chiese al cardinale se fosse opportuno usare il termine «scisma» in riferimento alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, se fossero effettivamente in scisma, e il cardinale rispose: «No, si tratta di una disputa interna che si risolverà a tempo debito, secondo la volontà di Dio». Matt aggiunse che dovremmo piuttosto dire «grazie a Dio», che «dovremmo provare una certa gratitudine» verso la Fraternità San Pio X.
D’accordo, il vescovo Schneider ha poi aggiunto:
«Questo è il mio appello, vorrei invitare tutte le comunità della Chiesa, la Fraternità San Pietro (FSSP), che apprezzo e che sta svolgendo un lavoro buono e importante, e gli altri istituti, gli altri buoni vescovi, a unirsi maggiormente» affinché «formiamo una forza unica per restaurare la nostra Santa Madre Chiesa in questa situazione di emergenza senza precedenti, e preghiamo per il Papa, affinché Dio lo illumini veramente affinché sia il nostro capo, perché il Papa deve essere il nostro capo della Tradizione».
In vista delle prossime consacrazioni dei nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che si terranno il 1° luglio a Écone, in Svizzera, il vescovo Schneider auspica che papa Leone «trovi in qualche modo un gesto generoso, ma anche se non fosse così, Dio lo permetterà, affinché sia di beneficio a tutta la Chiesa. Dio sa come usarlo nella divina provvidenza».
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Il vescovo ha concluso dicendo che «dobbiamo confidare nella divina provvidenza, nella Madonna. Lei è la Madre della Chiesa; dobbiamo implorarla e implorare anche l’arcivescovo Lefebvre».
Il prelato ha poi ricordato al suo pubblico l’anniversario della morte dell’arcivescovo Lefebvre, il 25 marzo, aggiungendo: «Sono convinto che un giorno, in futuro, sarà riconosciuto dalla Chiesa come un grande vescovo, e non escludo che un giorno, in futuro, in qualche modo, verrà canonizzato come vescovo confessore in tempi difficili, che ha sempre amato la Santa Sede e i Papi. Ciononostante, fu perseguitato e sospeso, scomunicato, ma fino alla fine pregò per il Papa e amò la Santa Sede e la Santa Madre Chiesa».
Il dottor Robert Moynihan ha recentemente rivelato in un articolo pubblicato sul suo sito web Inside the Vatican che «il compianto cardinale senegalese Hyacinthe Thiandoum (1921-2004) mi disse, in una conversazione privata a Roma negli anni ’90, poco dopo la morte di Lefebvre, che credeva che Lefebvre, per la sua profonda fede cattolica e le sue virtù personali, un giorno sarebbe stato canonizzato come santo.»
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Immagine screenshot da YouTube
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