Geopolitica
Il ministero israeliano: l’esercito rimarrà a Gaza a tempo indeterminato. «Nessun aiuto umanitario sarà consentito»
Le truppe israeliane rimarranno a tempo indeterminato nelle cosiddette zone di sicurezza istituite all’interno di Gaza, ha dichiarato mercoledì il ministro della Difesa, aggiungendo che le loro forze rimarranno anche in zone simili in Libano e Siria.
Lo Stato Ebraico ha affermato che le zone cuscinetto sono necessarie per proteggere le sue comunità e prevenire futuri attacchi da parte di gruppi militari. A Gaza, l’esercito ha creato corridoi per separare le aree sotto il controllo di Hamas.
Israele si è inoltre rifiutato di ritirarsi da alcune aree del Libano in seguito alla tregua con Hezbollah dell’anno scorso e ha conquistato una zona cuscinetto nella Siria meridionale, dopo la destituzione dell’ex presidente Bashar Assad.
«A differenza del passato», le Forze di Difesa Israeliane (IDF) «non stanno evacuando le aree che sono state sgomberate e conquistate», ha dichiarato il Ministro della Difesa Israel Katz in una nota. Le IDF «rimarranno nelle zone di sicurezza come cuscinetto tra il nemico e le comunità [israeliane] in qualsiasi situazione temporanea o permanente a Gaza, come in Libano e Siria».
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Le forze israeliane hanno preso il controllo di oltre metà di Gaza in una nuova offensiva dopo il crollo del cessate il fuoco e lo stallo dei negoziati per la liberazione degli ostaggi il mese scorso. Le IDF hanno ripreso i raid aerei a Gaza per aumentare la pressione su Hamas affinché rilasci i prigionieri rimasti, catturati durante l’attacco guidato da Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre 2023.
Katz ha inoltre affermato che Israele bloccherà l’ingresso di qualsiasi aiuto umanitario a Gaza. «Nessun aiuto umanitario sarà consentito a Gaza», ha dichiarato mercoledì su X.
Impedire agli aiuti umanitari di entrare nell’enclave «è uno dei principali strumenti di pressione che impedisce ad Hamas di usare questo mezzo contro la popolazione», ha aggiunto.
La posizione di Israele potrebbe complicare ulteriormente i negoziati con Hamas per un cessate il fuoco nell’enclave palestinese e il rilascio degli ostaggi rimasti. I palestinesi, così come il Libano e la Siria, considerano la presenza delle truppe israeliane un’occupazione militare che viola il diritto internazionale.
Mercoledì, le autorità sanitarie palestinesi hanno riferito che gli attacchi israeliani a Gaza hanno ucciso 22 persone, tra cui una bambina di età inferiore a un anno. Più di 50.000 palestinesi sono stati uccisi a Gaza, secondo le autorità palestinesi, da quando Israele ha lanciato la sua operazione militare in risposta all’attacco di Hamas.
Hamas ha dichiarato che non rilascerà gli ostaggi rimasti senza un cessate il fuoco permanente e un completo ritiro israeliano da Gaza. Le autorità israeliane hanno riferito che 59 ostaggi rimangono nell’enclave, di cui 24 si ritiene siano ancora vivi. Decine di altri sono stati precedentemente rilasciati tramite accordi di cessate il fuoco o accordi separati.
Secondo l’AP, l’organizzazione palestinese che rappresenta le famiglie degli ostaggi ha accusato il governo israeliano di dare priorità al controllo territoriale rispetto alla vita dei prigionieri, nonostante le precedenti promesse di dare la priorità agli ostaggi.
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Lavrov: la Russia è pronta a difendere la Bielorussia dall’Ucraina
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisibi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraviso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
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