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Il lockdown ha creato 1 milioni di nuovi alcolizzati in Inghilterra

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I dati ufficiali mostrano che il lockdown dell’Inghilterra ha causato la dipendenza dall’alcol di un milione di persone in più dall’inizio della pandemia.

 

Prima dell’inizio della pandemia, i sondaggi del governo indicavano che c’erano circa 1,5 milioni di alcolisti nel Paese, ovvero persone che ne bevevano almeno 50 unità ogni settimana.

 

«Ma questo è balzato a poco meno di 2,5 milioni quest’estate, che gli esperti hanno attribuito al ciclo infinito di restrizioni per il controllo dei virus», riporta il quotidiano inglese Daily Mail.

 

«Le morti causate direttamente dall’alcol sono aumentate del 20% durante il primo anno della pandemia»

Secondo l’esperto di abuso di alcol, il dottor Tony Rao del King’s College di Londra, «L’impatto della pandemia di COVID sull’uso di alcol è stato devastante. Gli ultimi dati, insieme al più alto numero di decessi alcol-specifici mai registrati, sono un duro avvertimento per il governo».

 

Gli enti di beneficenza per l’alcol avvertono di una crisi «che sta accadendo ora» dopo che Public Health England ha rivelato che «le morti causate direttamente dall’alcol sono aumentate del 20% durante il primo anno della pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’allarme per il terrificante aumento di dipendenti dall’alcol in questi mesi maledetti non è nuovo, già l’anno scorso si parlò di una situazione catastrofica.

 

Le morti per alcolismo tuttavia non sono le uniche ad essere considerabili come conseguenze dei lockdown.

 

Come ricorda Summit News, un consorzio di analisti di dati in Sudafrica ha concluso che le conseguenze economiche del lockdown del Paese porterebbero a 29 volte più persone che muoiono rispetto al coronavirus stesso.

 

A giugno, il professore di medicina della Stanford University Jay Bhattacharya aveva dichiarato che negli anni a venire i lockdown saranno considerati la politica più catastroficamente dannosa di «tutta la storia».

 

Colpisce, secondo dati emersi in Italia, l’aumento di patologie mentali e tentati suicidi fra i bambini.

 

 

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«L’Olanda è diventata un narco-Stato 2.0». Lo strapotere della mafia marocchina

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Il presidente del sindacato di polizia olandese, Jan Struijs, ha dichiarato che che i Paesi Bassi sono diventati un «narco-Stato», in cui i criminali dello spaccio di droga gestiscono un’economia parallela con effetti deleteri, tra cui l’aumento dei prezzi delle case e la trasformazione di attività legali in facciata per riciclaggio di denaro.

 

«Chiamo i Paesi Bassi un narco-Stato 2.0 perché la droga pompa così tanti soldi nell’economia legale da prendere il sopravvento», ha detto Struijs all’emittente svedese SVT, aggiungendo che ciò «mina la democrazia ma anche l’economia».

 

Inoltre , secondo il servizio svedese, i criminali starebbero minacciando quantità di persone, influenzando tutti: politici locali, imprenditori, funzionari, giornalisti e avvocati.

 

L’inchiesta SVT prende atto del caso del giornalista veterano di cronaca nera Peter R. de Vries, che è stato colpito a colpi di arma da fuoco l’anno scorso per le strade di Amsterdam. De Vries è morto pochi giorni dopo. Il giornalista aveva assistito un testimone nel processo di alto profilo per banda criminale «Marengo», per il quale il capo della banda è stato estradato nei Paesi Bassi nel 2019.

 

È stata anche notata la morte dell’avvocato Derk Wiersum, ucciso a colpi di arma da fuoco nel 2019 mentre rappresentava il testimone principale del processo.

 

In totale, 17 persone della mafia marocchina (detta «Mocro») sono state accusate di sei omicidi e diversi tentati omicidi.

 

Nel 2021, il primo ministro olandese Mark Rutte è stato posto sotto la protezione della polizia in risposta ai timori per un attacco della mafia Mocro, che France24 descrive come un’organizzazione criminale nordafricana legata al traffico di cocaina. Il gruppo opera al di fuori dei Paesi Bassi e del Belgio e controlla un terzo di tutto il traffico di polvere bianca in Europa.

 

Il termine «Mocro» è stato coniato da un romanzo del 2014, Mocro Maffia, di Marijn Schrijver e Wouter Laumans. Il libro ha contribuito a portare la banda criminale all’attenzione del pubblico, raccontando come un gruppo di ladri di gioielli marocchini ad Amsterdam abbia creato una delle organizzazioni criminali più potenti d’Europa. Il suo nome deriva dall’insulto olandese «mocro», usato per le persone di origine marocchina che vivono in Belgio o nei Paesi Bassi. Il motto dell’organizzazione è «Wie praat, die gaat» ossia «Chi parla, muore». L’organizzazione ha iniziato contrabbandando hashish dal Marocco all’Europa prima di diventare uno dei più potenti cartelli del traffico di cocaina nei Paesi Bassi e poi in Belgio negli anni 2010.

 

Dopo il successo nei Paesi Bassi, il libro è stato trasformato in una serie TV.

 

David Weinberger, ricercatore associato presso il Istituto francese per gli affari internazionali e strategici (IRIS) ed esperto di traffico illecito di droga, ha spiegato che la Mocro è stata «in grado di ottenere contatti diretti nelle aree in cui viene prodotto e poi affermarsi come grandi attori del settore, che prima era un monopolio controllato da organizzazioni mafiose italiane come la ‘Ndrangheta».

 

Sviluppando collegamenti diretti con i cartelli colombiani e messicani, la Mocro Mafia traffica cocaina attraverso i porti di Anversa e Rotterdam. I trasporti di droga  nei porti sono diventati sempre più comuni e l’Europol ora considera Belgio e Paesi Bassi il centro nevralgico del traffico di cocaina in Europa.

 

«Di recente ci sono stati sequestri di dozzine di tonnellate di cocaina, il che è enorme. Per darvi un’idea, il consumo annuo di cocaina sul mercato francese nel 2010 (i dati disponibili più recenti) è stimato in 15 tonnellate», ha affermato Weinberger.

 

La cosa più sconvolgente, tuttavia, è il potere di cui gode il gruppo criminale, un potere legato al terrore che incute.

 

«Vale la pena morire per? Voglio che i miei figli crescano senza un padre? Voglio che i miei figli crescano in uno stato di narcotraffico? Questo è il tipo di cose a cui sto pensando», ha dichiarato il giornalista Jens Olde Kalter a SVT in merito al pericolo di essere eliminati dalla potente organizzazione criminale marocchina mentre si fa il proprio lavoro di informazione. Le dichiarazioni del giornalista mostrano quale sia ora il grado di libertà possibile in Olanda.

 

In pratica, il narco-Stato olandese è ad un passo dall’omertà totale, sotto lo schiaffo della violenza di un gruppo di narcotrafficanti.

 

Nel marzo 2016, una banda ha lasciato la testa mozzata di un membro di una ghenga rivale in una strada di Amsterdam.

 

Sappiamo, ad ogni modo, che più che agli spacciatori tagliagole marocchini, alla polizia olandese capita di sparare sui contadini in protesta – ma anche, andando indietro di qualche altro mese, sui manifestanti contro le restrizioni pandemiche a Rotterdam.

 

 

 

 

 

 

 

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Psicosi e tendenze suicide: gli USA scoprono che la marijuana fa male

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Scienziati e giornali americani, ora che la sostanza è sempre più disponibile a chiunque, stanno scoprendo che  marijuana e derivati fanno male. Soprattutto, al cervello dei consumatori sotto i 25 anni.

 

La cannabis ricreativa sia illegale negli Stati Uniti per i minori di 21 anni, ma in vari Stati è stata legalizzata per usi vari.

 

La prima questione rilevante è che, affermano gli esperti, i prodotti a base di cannabis ad alto contenuto di THC di oggi, molto diversi dalle canne fumate decenni fa. Il risultato è l’intossicazione degli adolescenti con conseguente compromissione del loro sviluppo cerebrale.

 

«La marijuana non è pericolosa come una droga come il fentanil, ma può avere effetti potenzialmente dannosi, specialmente per i giovani, il cui cervello è ancora in via di sviluppo» scrive il New York Times in un terrificante articolo di inchiesta sul problema. «Oltre al vomito incontrollabile e alla dipendenza, gli adolescenti che usano frequentemente dosi elevate di cannabis possono anche sperimentare psicosi che potrebbero portare a un disturbo psichiatrico permanente, una maggiore probabilità di sviluppare depressione e ideazione suicidaria, cambiamenti nell’anatomia e nella connettività del cervello e scarsa memoria».

 

In pratica: follia e morte a seguito del consumo di droga leggera. Sembra uno spot moralistico di mezzo secolo fa. Invece pare essere una realtà scientificamente basata.

 

Nel 1995, la concentrazione media di THC nei campioni di cannabis sequestrati dalla DEA (l’ente per il controllo delle droghe USA) era di circa il 4%. Nel 2017 era del 17%.
Oggi i produttori di cannabis stanno estraendo il THC per produrre oli; commestibili; cera; cristalli di zucchero; e prodotti che pubblicizzano alti livelli di THC che in alcuni casi superano il 95%.

Nel frattempo, il livello medio di CBD – il composto non inebriante della pianta di cannabis legato al sollievo da convulsioni, dolore, ansia e infiammazione – è in calo nelle piante di cannabis.

 

I concentrati di THC «sono vicini alla pianta di cannabis come le fragole lo sono alle crostate con le fragola glassate», scrive in un rapporto sui rischi per la salute della cannabis altamente concentrata Beatriz Carlini, ricercatrice presso l’Istituto per le dipendenze, la droga e l’alcol dell’Università di Washington.

 

La cannabis sia legale per uso ricreativo in 19 stati e nella capitale Washington DC. La sostanza è legale per uso medico in 37 stati più la capitale. Tuttavia solo il Vermont e il Connecticut hanno imposto limiti alla concentrazione di THC. Entrambi i divieti si concentrano sopra il 60%, ad eccezione delle cartucce preriempite, e non consentono al materiale vegetale di cannabis di superare il 30%di THC, ma «ci sono poche prove per suggerire che questi livelli specifici siano in qualche modo più sicuri» scrive il NYT.

 

La FDA (l’ente regolatorio di cibo e farmaci in USA) ha inviato avvertimenti su vari prodotti a base di cannabis, compresi quelli edibili, ma finora i regolatori federali non hanno preso provvedimenti per ridurre i livelli di potenza perché la cannabis è illegale a livello federale, ha affermato Gillian Schauer, direttore esecutivo della Cannabis Regulators Association, un organizzazione no-profit apartitica che riunisce funzionari governativi coinvolti nella regolamentazione della cannabis in più di 40 stati e territori.

 

I legislatori della California stanno ora valutando la possibilità di aggiungere un’etichetta di avvertenza sulla salute mentale ai prodotti a base di cannabis, specificando che il farmaco può contribuire a disturbi psicotici.

 

Il consumo di prodotti alla cannabis colpisce la popolazione americana in modo precoce: sondaggi nazionali suggeriscono che l’uso di marijuana tra gli studenti di 8a, 10a e 12a elementare è diminuito nel 2021 , un cambiamento in parte attribuito alla pandemia.

 

Tuttavia, nell’intervallo di due anni dal 2017 al 2019, il numero di bambini che hanno riferito di aver svapato marijuana negli ultimi 30 giorni è aumentato in tuttel le classi, quasi triplicando tra gli studenti delle scuole superiori.

 

Nel 2020, il 35% dei liceali dell’ultimo anno e ben il 44% degli studenti universitari hanno riferito di aver consumato marijuana.

 

Si tratta di numeri che possono far dubitare dell’integrità mentale di un intero Paese. Uno studio pubblicato su Lancet scoperto che il rischio di avere un disturbo psicotico era cinque volte più alto tra i consumatori giornalieri di cannabis ad alta potenza in Europa e Brasile rispetto a quelli che non l’avevano mai usata.

 

Un ulteriore studio, pubblicato nel 2021 su JAMA Psychiatry, ha riportato che, nel 1995, solo il 2% delle diagnosi di schizofrenia in Danimarca erano associate all’uso di marijuana, ma nel 2010 quella cifra era salita dal 6% all’8%, cosa che i ricercatori hanno associato all’aumento del uso e potenza della cannabis.

 

La sindrome da iperemesi cannabinoide , che spesso può essere alleviata da bagni e docce calde , è anche collegata al consumo prolungato di cannabis ad alte dosi. Come per la psicosi, non è chiaro il motivo per cui alcune persone la sviluppano e altre no.

La dott.ssa Sharon Levy, direttrice dell’Adolescent Substance Use and Addiction Program presso il Boston Children’s Hospital, ha detto al quotidiano neoeboraceno che «non c’è dubbio che i prodotti a concentrazione più elevata stanno aumentando il numero di persone che hanno brutte esperienze con la cannabis».

 

«Più giovane sei, più il tuo cervello è vulnerabile allo sviluppo di questi problemi», ha detto la dottoressa Levy.

 

In pratica Dosi più elevate di THC hanno maggiori probabilità di produrre ansia, agitazione, paranoia e psicosi.

 

E poi, la morte. Uno studio recente ha scoperto che le persone che facevano uso di marijuana avevano una maggiore probabilità di ideazione, pianificazione e tentativo di suicidio rispetto a coloro che non usavano affatto la droga.

 

«Può essere difficile stabilire esattamente quanto THC entri nel cervello di qualcuno quando sta usando cannabis. Questo perché non è solo la frequenza d’uso e la concentrazione di THC che influenzano il dosaggio, ma anche la velocità con cui le sostanze chimiche vengono consegnate al cervello. Nei vaporizzatori, la velocità di erogazione può variare a seconda della base in cui viene disciolto il THC, della potenza della batteria del dispositivo e di quanto caldo diventa il prodotto quando viene riscaldato» riporta il NYT..

 

I giovani hanno anche maggiori probabilità di diventare dipendenti quando iniziano a usare marijuana prima dei 18 anni, secondo la Substance Abuse and Mental Health Services Administration .

Vi sono prove crescenti che la cannabis può alterare il cervello durante l’adolescenza, un periodo in cui sta già subendo cambiamenti strutturali.

 

«Fino a quando non si saprà di più, ricercatori e medici raccomandano di posticipare l’uso di cannabis fino a tarda età» scrive il principale quotidiano mondiale.

 

Cambio di rotta dell’establishment globale sulle droghe leggere?

 

E noi che siamo abituati, qui in Italia, alla lagna antiproibizionista di Radicali e affini…

 

Quattro anni fa Renovatio 21 riportava delle raccomandazioni mediche alle donne incinte di evitare la marijuana.

 

Tre anni fa, Renovatio 21, dava conto degli studi sui danni al cervello dei consumatori di cannabis con meno di 25 anni.

 

Noi non abbiamo cambiato idea. Tuttavia, non lo farà nemmeno il potere globalista: la sinistra tedesca la settimana scorsa ha cominciato a parlare di metanfetamina libera.

 

Mentre potentissime droghe psichedeliche da anni stanno venendo somministrate sui veterani, non possiamo tacere del fatto che droghe forse più pericolose, cioè gli SSRI e altri psicofarmaci, siano venduti in farmacia in tutta la Terra con generose prescrizioni della classe medica.

 

A pensarci bene, prima di fare la battaglia proibizionista contro la cannabis, ci sarebbero droghe – e del cartello che le sostiene, Big Pharma – di cui sarebbe più urgente occuparsi.

 

Prima di legalizzare la marijuana, illegalizzare le caramelle psichiatriche.

 

 

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La sinistra tedesca chiede la metanfetamina libera

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Die Linke, il Partito della Sinistra tedesca, chiede un «ripensamento fondamentale» della politica sulle droghe del Paese ritenendo utile di mettere a disposizione dei tossicodipendenti piccole quantità di metanfetamina sotto stretto «sostegno terapeutico».

 

Il progetto è stato annunciato lunedì in una mozione parlamentare del partito.

 

Il partito sta  cercando di depenalizzare il possesso di piccole quantità di metanfetamina e altre droghe pesanti, tra cui cocaina, eroina ed ecstasy, nella speranza che la riduzione del tempo speso per perseguire i tossicodipendenti libererà risorse della polizia per questioni più importanti.

 

I tossicodipendenti devono essere «costantemente protetti da procedimenti penali », afferma la mozione. «La polizia, i pubblici ministeri, i tribunali e, non meno importanti, le strutture mediche devono essere sollevate e potersi concentrare su importanti compiti di assistenza pubblica».

 

In Germania consumo di metanfetamina – conosciuta anche con il nome inglese crystal meth – in Germania è in aumento da anni, con il numero di reati correlati in aumento del 18,9% nel 2020 rispetto all’anno precedente, per un totale di 12.000 casi.

 

Sebbene le statistiche più recenti non siano ancora disponibili, gli esperti di politica sulle droghe hanno avvertito che i lockdown COVID probabilmente hanno esacerbato il problema, come è successo in altri Paesi: si pensi agli USA che hanno raggiunto i 100 mila morti all’anno per overdose.

 

Né il Partito della Sinistra è sempre stato favorevole a lasciare che i tossicodipendenti si droghino impunemente. Il portavoce della politica sulle droghe Frank Tempel ha spiegato di recente nel 2015 che mentre era favorevole alla legalizzazione dei sostituti della metanfetamina, dandone ai tossicodipendenti una «qualità controllata» su cui fare affidamento, la sostanza in sé deve rimanere vietata. «Questa roba è così pericolosa che non puoi legalizzarla», ha detto.

 

La Germania ha iniziato a consentire l’uso della cannabis per scopi medici nel 2017 e all’inizio di quest’anno ha avviato il processo di legalizzazione della droga a scopo ricreativo. La sostanza rimarrà off-limits per bambini e giovani, ma una classe di aspiranti imprenditori  della cannabis sta già tuonando contro burocrazia ed eccessiva tassazione, le quali, sostengono, potrebbero riportare i consumatori a quegli stesis spacciatori  la legalizzazione ha lo scopo di disinnescare.

 

Nessun paese europeo ha ancora completamente legalizzato la cannabis ricreativa, anche se i Paesi Bassi vendono marijuana nei «bar» e Spagna e Portogallo hanno depenalizzato la droga. Il Portogallo ha  autorizzato la cannabis per uso medico dal 2018.

 

Per quanto riguarda le droghe pesanti, la sinistra tedesca potrebbe prendere spunto dal Portogallo, che ha depenalizzato il possesso di tutti i narcotici nel 2000.

 

La metanfetamina, non troppo popolare in Italia, è stata (come visibile nella serie di successo Breaking Bad) per lungo tempo una piaga devastante per la società americana, prima di essere sostituita dagli oppioidi in un’epidemia di overdosi innescata dalle politiche sconsiderate di Big Pharma.

 

Altri Paesi, tuttavia, continuano a consumare la meth in grandi quantità.

 

Uno studio del 2019 sulle acque reflue di 70 città europee ha rivelato che la Germania è la capitale europea della metanfetamina. Le prime tre città con maggiore consumo della sostanza tossica  – Erfurt, Chemnitz e Dresda – sono  tutte in Germania, seguite da Bratislava in Slovacchia e Brno nella Repubblica Ceca.

 

Nel frattempo, la città tedesca di Saarbrucken è risultata avere i più alti tassi di consumo di anfetamina, uno stimolante strettamente correlato.

 

Il tema della legalizzazione delle droghe è da sempre molto sentito in Germania.

 

Renovatio 21 ha pubblicato il video sottotitolato che mostrava l’accesso dibattito in TV tra la cantante Nina Hagen ed una giovanissima politica della CDU proveniente dalla Germania Est, tale Angela Merkel.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, un grande amante della crystal meth pare essere Hunter Biden, il figlio del presidente americano Joe Biden, che si riprende innumeri volte mentre la fuma o la pesa.

 

Come riportato da Renovatio 21, è stata data notizia di recente dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDTdi 52  nuove droghe che starebbero fluendo negli Stati dell’Unione Europea.

 

 

 

 

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