Gender
Il gender è entrato nella Costituzione Italiana. Forse è giusto così
La parola gender è entrata materialmente nella Costituzione Italiana. La cosa induce a qualche riflessione.
A darne notizia uno scoop del quotidiano milanese La Verità. Il termine «gender», che connota tutta la nota «teoria» – ora dominante nelle istituzioni occidentali, per cui la sessualità psicologica non si basa su quella somatica – è stato inserito, forse addirittura in una revisione di anni fa, nella traduzione ufficiale della Carta costituzionale presente sul sito del Senato.
Il vocabolo, che sta alla base del pensiero maggioritario LGBT, compariva nella traduzione anglofona dell’art. 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». (Corsivo nostro).
La parola «sesso» era stata tradotta, nella versione precedente, con la parola equivalente inglese «sex». Sempre così è tradotta anche nella versione inglese della Costituzione sul sito della camera, mentre in quella francese è scritto «sexe».
Nel pdf caricato sul sito del Senato invece è possibile leggere, ancora nel momento in cui scriviamo, questa traduzione:
«All citizens shall have equal social dignity and shall be equal before the law, without distinction of gender, race, language, religion, political opinion, personal and social conditions». (Enfasi nostra)
Il giornalista de La Verità Alessandro Rico nota anche un significativo cambiamento nell’uso dei verbi. Nella traduzione precedente l’articolo 3, si scriveva: «All citizens have equal social dignity and are equal before the law». I verbi have («avere») e are (cioè to be, «essere») sono coniugati a quello che in inglese si chiama present simple, il presente semplice, che ha natura affermativa. Nella traduzione genderizzata, invece «siamo passati alla costruzione con la particella “shall“, che veicola più correttamente l’idea di una prescrizione, di un’esortazione rivolta al futuro, che è poi il modo nel quale noi intendiamo i verbi all’indicativo del dettato costituzionale».
Ad ogni modo, la modifica più significativa riguarda l’ingresso della parola gender nella Carta, «come se, ai lettori internazionali, chi ha riadattato il testo volesse comunicare che lo spirito dei Padri costituenti non solo richiede l’identica protezione di maschi e femmine e dei loro diversi orientamenti sessuali (…), bensì riconosce pure l’esistenza di molteplice, al limite infiniti, generi, in quanto distinti dal sesso naturale».
Le ramificazioni di una simile alterazione sono immani: quanti persone non italofone, quanti specialisti, studenti, comuni cittadini si erano fidati di leggere la Costituzione, sul sito di Palazzo Madama, che rappresenta una fonte di massima ufficialità?
«Con un tratto di penna – o meglio, di tastiera del PC – qualcuno ha emendato la Costituzione senza passare dal Parlamento. Non potendo agire su quella in lingua italiana, si è sbizzarrito con la versione inglese, trasmettendo a un pubblico potenzialmente globale un’impressione sbagliata: che la nostra legge fondamentale sposi l’ideologia gender».
L’articolo del quotidiano meneghino non lo ricorda ai lettori, ma l’idea per cui il gender fosse in qualche modo nella mente dei padri costituenti e quindi nella Carta è già stata spesa pubblicamente negli anni.
Nel 2014, il futuro ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli – allora senatrice e vicepresidente del Senato – a presentare un disegno di legge per l’«Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università». Ci chiediamo quanto l’espressione «prospettiva di genere» sia sovrapponibile a «teoria del gender».
La parola «genere», in inglese «gender», era già preferita al termine costituzionale «sesso» già nel testo del disegno di legge.
Il DDL , di cui la Fedeli era prima firmataria, aveva l’obiettivo di «piena attuazione dell’articolo 3 della Costituzione italiana, che dice di non discriminare in base alla religione o all’orientamento sessuale». Badate alle parole: anche qui, il lemma costituzionale «sesso» è scartato a favore di «orientamento sessuale», espressione in uso da qualche lustro dopo varie Finestre di Overton LGBT.
In altre occasioni, come in interviste radio finite sui social, la Fedeli sembrava alludere a tale «genere costituzionale», passando acutamente però da un’espressione di fase precedente, quella della «violenza di genere», alla quale, come noto, è attaccata un’altra parola in grado di disarmare ogni protesta, «femminicidio», altro termine orwelliano il cui uso è incrementato misteriosamente proprio in quegli anni.
Su 27esimaora, un blog del Corriere della Sera, nel 2015 la Fedeli difendeva «l’emendamento che prevede l’insegnamento della parità di genere, già approvato dalla Camera, e ora all’esame del Senato (…) Lo deve fare con coraggio, con umiltà, con la coerenza di promuovere, veramente, l’articolo 3 della nostra Costituzione, visto che la discriminazione, la violenza di genere, gli stereotipi, di fatto, limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana».
«Vogliamo continuare soltanto ad indignarci davanti ai femminicidi, ai dati sulla violenza di genere, ai fatti di cronaca che vedono i nostri ragazzi e le nostre ragazze vittime e protagonisti di bullismo, omofobia, misoginia?» si legge nel pezzo.
Nello stesso articolo, vecchio di quasi una decade, fa quasi tenerezza vedere la negazione dell’esistenza della teoria del gender, che allora fu una trovata che la sinistra italiana si inventò contro le proteste di chi voleva evitare ai figli una scuola dove si parla di omotransessualità.
«Come detto e ripetuto da tante e tanti scienziati e intellettuali di diverse discipline e di diversi orientamenti culturali, compresi eminenti teologi, non esiste una “Teoria Gender”: esistono invece gli studi di genere che si prefiggono di cancellare le discriminazioni riprodotte, a tutti i livelli della società, in base alle differenze» dice la Fedeli, che anni dopo, ricordiamo en passant, sarebbe entrata nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Agnelli.
Per chi non rammenta: il gender-negazionismo, il mantra secondo cui «la teoria del gender non esiste» veniva ripetuto ad ogni piè sospinto. Ora che la parola è entrata in qualche modo nella Costituzione, ci chiediamo se abbia iniziato ad esistere, o se siamo nel dramma parmenideo in cui la Carta d’improvviso si mette a parlare di qualcosa che non esiste, del non-essere.
È passata un po’ acqua sotto il ponte. Il gender è penetrato nelle istituzioni al punto di non essere solo una questione scolastica e civile, ma perfino chirurgica, con conseguenze sanitarie piuttosto sensibili.
Dieci anni fa la figura che ti presentavano, per modificare le leggi, era la coppia omosessuale, che si vuole bene, e quindi vuole «unirsi» in una specie di matrimonio, così da avere «i diritti di tutti». L’ulteriore figura che veniva descritta da giornali e politici, era quella del povero ragazzino che veniva «spinto» al suicidio perché vittima dell’omofobia dei compagni, che quindi andavano rieducati con i programmi di cui parlava il DDL Fedeli che si faceva scudo proprio del famoso articolo 3 della Costituzione.
Guardate come le cose sono cambiate: a venire sovrarappresentati dai media, ad essere invocati dai politici come classe da proteggere, non sono più le coppiette omosessuali, sono i transessuali – che, come visibile in Nord America, offrono episodi si picchiano manifestanti, occupano Campidogli, bruciano libri, organizzano «giorni della vendetta», pretendono di gareggiare negli sport femminili (e, ovviamente, stravincere).
E la figura pietosa del bambino vittima dell’omofobia passa in secondo piano, davanti alla giovane transessuale che ammazza bambini e adulti in una scuola cristiana, assicurandosi nel processo di sparare anche alla vetrata della chiesa adiacente che raffigura Adamo. Il manifesto della stragista transgender di Nashville, ci crediate o no, non è ancora stato pubblicato, nonostante sia nelle mani delle autorità da mesi e mesi, e pare pure che chi ha intenzione di renderlo pubblico sia stato minacciato.
Notata, inoltre, come sia cambiata la loro bandiera: non più il semplice arcobaleno rovesciato LGBT a cui siamo abituati, ora compare ovunque – anche sulle finestre delle ambasciate presso la Santa Sede – una bandiera iridata ma integrata da un triangolo con un altro fascio di colori, che sta a significare il transgenderismo. La bandiera omotransessualista nuova versione ha sventolato pure fuori dalla Casa Bianca, piazzata, incredibile, in posizione centrale, mentre le bandiere a stelle e strisce della Nazione, divenute secondarie, stavano ai lati.
The flag of the United States of America should be in the center and at the highest point of the group.
Biden Violates Flag Code Basics to Advance Transgender Revolution Targeting Children .
How difficult and painful that America's enemies penetrated and captured the White House pic.twitter.com/Y9RXtzRAaU— MAGA Fan (@MAGAfanBella) June 11, 2023
Il mondo è davvero cambiato. E quindi, perché anche la Costituzione non dovrebbe cambiare? Prendiamo ad esempio la Germania: ha cambiato la Grundgesetz, la sua carta costituzionale, per aumentare il budget militare, che poi magari finisce a Kiev, dove il portavoce dell’Esercito è, di fatto, un trans.
Come dire, tutto è davvero in grande mutamento, ma politica e telefilm, leggi e guerre, paiono tutti convergere verso un unico nobile concetto: il transessualismo. O meglio, la liquefazione – psicologica, chirurgica – dell’identità sessuale, teoricamente più coriacea dell’identità religiosa (dissolta, in Occidente, dal Concilio Vaticano II) e di quella nazionale (grazie all’Europa e al cosmopolitismo visto come virtù).
Lo sradicamento, quindi, passa anche per la negazione del significato dei propri cromosomi sessuali, scritti in ogni cellula del proprio corpo (con l’eccezione di qualche cellula sessuale). Il genderismo è uno strumento tecnico a cui il Nuovo Ordine non può rinunziare, neanche se di mezzo vi si mettono le leggi fondamentali, un tempo considerate sacre dagli establishment goscisti e non solo da quelli.
Abbiamo visto tanti articoli della Costituzione, a partire dal 1°, venire devastati durante il biennio pandemico. Come è stato possibile? Semplicemente, quando c’è stato il bisogno, ci è stata data una diversa lettura degli stessi (vero: a volte neanche a fatto finta di farlo, sì), di modo di adattare la Carta all’ora presente, cioè spalmarla sul mondo col virus.
Quindi, ci vien da pensare, forse è giusto così. Perché scandalizzarci, quindi, se, nella Carta in via di liquefazione, ci aggiungono la parolina che piace loro tanto, e che aiuta?
L’azione in corso, abbiamo detto, riguarda le radici delle persone, le radici dell’essere. E quindi quando capiremo che la soluzione da trovare è, giocoforza, radicale?
Quando affronteremo, prima delle leggi e delle costituzioni, il mostruoso problema spirituale al centro del mondo moderno?
Roberto Dal Bosco
Gender
I trans stravincono pure i tornei femminili di golf
Due atleti transgender vincono i tornei femminili di golf in Canada, facendo scoppiare la polemica nella provincia dell’Alberta. Lo riporta LifeSite.
Due transessuali stanno dominando i tornei di golf femminili canadesi, vincendo il Fort McMurray Club Championship e il Miskanaw Ladies Open 2026 e conquistando i titoli BC Mid-Amateur e Mid-Master in un solo giorno a giugno e un altro titolo ad agosto.
Women & Girls Alberta, un’organizzazione che si batte per i diritti delle donne basati sul sesso, ha condannato la decisione in un post su Facebook il 21 agosto e ha chiesto che il primo premio venga riassegnato alla «donna con il punteggio migliore».
«Women and Girls Alberta vorrebbe che il direttore generale e il capo professionista del Fort McMurray Golf Club spiegassero come sia possibile che un uomo partecipi e vinca il Campionato femminile del club?», ha scritto il gruppo. «Tutti sanno che gli uomini hanno un indiscutibile vantaggio fisico sulle donne… Si è pensato minimamente a come si sentono le donne a dover competere contro un uomo in una gara femminile?»
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In Alberta, la presenza di giocatori transgender che scalzano le donne dai tabelloni segnapunti ha scatenato un dibattito su una legislazione contrastante. Il disegno di legge C-16 del governo federale, approvato nel 2017, ha aggiunto «identità o espressione di genere» alla Legge canadese sui diritti umani come motivo di discriminazione vietato.
La legge dell’Alberta sull’equità e la sicurezza nello sport (Bill 29), tuttavia, stabilisce che le scuole, le leghe sportive provinciali e altre istituzioni debbano limitare la partecipazione agli sport femminili alle sole donne.
Fox News ha fatto notare che uno di questi trans, detto Veronica Ivy, «dominava il ciclismo femminile in Gran Bretagna» e non si scusa per aver sconfitto le sue avversarie. «Ai bigotti: continuate a essere arrabbiati e trovatevi un hobby migliore», ha scritto. «Siete profondamente malati e ossessionati dal molestare uno sconosciuto. Non mi farete smettere di esistere e di avere successo. Mi fate davvero pena. Avete la mia compassione.» Nessuno vuole che Ivy «smetta di esistere», ovviamente. Vogliono che smetta di giocare contro le donne.
Nel febbraio del 2025, il trans aveva annunziato su Instagram che sarebbe «tornato a giocare a golf a livello agonistico, lo sport con cui sono cresciuto fin da quando avevo 3 anni».
Come riportato da Renovatio 21, a Veronica Ivy l’anno passato è stato assegnato il trofeo del campionato di golf femminile a Victoria, nella provincia canadese del British Columbia.
Precedentemente nota come Rachel McKinnon, l’Ivy aveva guadagnato notorietà come il primo transgender a vincere un campionato mondiale di ciclismo su pista, assicurandosi il campionato mondiale UCI Women’s Masters Track nella fascia di età femminile 35-44 nel 2018 e difendendo il titolo nel 2019.
Non solo: nell’ottobre 2019 aveva stabilito anche un record mondiale nei 200 metri piani per le donne di età compresa tra 34 e 39 anni.
Nonostante la legge 29, sembra che i due transgenderri stiano giocando nel rispetto delle regole stabilite da Alberta Golf, l’organizzazione provinciale che governa il golf. Secondo la politica ufficiale dell’organizzazione: «Per le persone che hanno subito un intervento di riassegnazione di genere dopo la pubertà, si applicano le seguenti linee guida: I. Le persone transgender da uomo a donna, per competere come donne, devono presentare una documentazione medica che attesti che il processo di riassegnazione di genere è in corso da almeno un anno».
Secondo il transessuale Veronica Ivy, le sue avversarie dovranno semplicemente migliorare le proprie prestazioni. «Vedono solo che ho vinto qualche gara, senza verificare a che livello si trattasse», ha dichiarato Ivy a OutSports il mese scorso. «Sono passato dal gareggiare nel ciclismo su pista a livello mondiale, pur non essendo mai entrato nella nazionale o alle Olimpiadi, a competere per i titoli provinciali di categoria. Non sono ancora entrato nella top 10 del campionato nazionale canadese dilettanti. Cerco solo di dare il massimo, di essere un buon atleta. I transfobici sono patetici».
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Studi scientifici hanno ripetutamente confermato che gli uomini hanno un vantaggio considerevole rispetto alle donne nello sport e nell’atletica. Una recente ricerca pubblicato su Sports Medicine ha scoperto che un anno di farmaci ormonali «transgender» provoca «cambiamenti molto modesti» nei vantaggi intrinseci della forza negli uomini.
Secondo il sito SheWon.org, i transessuali avrebbero vinto centinaia di titoli negli sport femminili. La pagine web mostra centinaia di nomi di atlete superate in gara da transessuali in ben 29 discipline sportive: ci sono ciclismo, atletica, sollevamento pesi, nuoto, canottaggio, corsa campestre, golf, sci alpino, sci nordico, skateboard, surf, biliardo, perfino il poker.
Oltre all’ovvio vantaggio che un maschio biologico ha chiaramente sulle donne in sport come il nuoto o il sollevamento pesi, i principali esperti medici concordano sul fatto che gli atleti transgender hanno un vantaggio ingiusto rispetto alle donne biologiche anche dopo essersi sottoposti a una terapia di soppressione del testosterone.
Come riportato da Renovatio 21, il transessualismo sta divenendo un problema in quantità impressionanti di discipline praticate dalle donne: abbiamo visto casi per il nuoto, la maratona, il ciclismo, la BMX, l’hockey, il sollevamento pesi, il basket…
Gender
I legislatori di Nuova York cercano di rilanciare i bagni pubblici gay: nessuno teme più l’AIDS?
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Gender
Mons. Strickland: perché i leader della Chiesa continuano a sostenere l’agenda LGBT?
Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Joseph Strickland apparse su LifeSiteNews.
Certamente le Scritture condannano l’orgoglio, l’ingiustizia e l’abbandono dei poveri. I profeti lo chiariscono in modo inequivocabile. Ma le Sacre Scritture presentano anche chiaramente Sodoma come una città che aveva rigettato il disegno di Dio per la sessualità umana e aveva abbracciato una grave immoralità sessuale.
Da 2000 anni la Chiesa ha compreso questa lezione. La parola «sodomia» deriva dalla città di Sodoma e dal racconto del Libro della Genesi. Nella storia, due angeli fanno visita a Lot, che si trova a Sodoma, e quando gli uomini circondano la casa di Lot e gli chiedono di consegnare i due visitatori, è chiaro che intendevano abusare sessualmente di loro. Per questo, Dio distrugge Sodoma e la vicina città di Gomorra con fuoco e zolfo.
Perché, dunque, oggi si esita tanto ad affermarlo?
Perché così tanti nella Chiesa, persino nelle più alte cariche, si rifiutano di nominare questo peccato, mascherandolo invece con parole come «ospitalità»? E perché la Chiesa oggi evita soprattutto di parlare apertamente degli atti omosessuali? La Chiesa non ha mai insegnato che la legge morale di Dio cambi con la cultura. Ha sempre proclamato che il matrimonio è la sacra unione di un uomo e una donna e che ogni forma di attività sessuale al di fuori di tale alleanza è contraria al piano di Dio.
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Non spetta a noi riscrivere questi insegnamenti. Appartengono a Cristo. Eppure oggi vediamo una crescente confusione all’interno della Chiesa stessa. Vediamo voci nella Chiesa che si associano sempre più alla difesa dei diritti LGBTQ. Sentiamo voci che sembrano parlare con incertezza laddove la Chiesa ha sempre parlato con chiarezza.
Queste preoccupazioni non possono essere semplicemente ignorate. I pastori hanno il sacro dovere di insegnare con chiarezza. I fedeli hanno il diritto di ascoltare il Vangelo nella sua pienezza, non un Vangelo rimodellato dalle preferenze della cultura, ma il Vangelo trasmesso da Cristo attraverso la Sua Chiesa. Non si tratta di puntare il dito contro un particolare gruppo di peccatori.
Ognuno di noi deve presentarsi davanti alla Croce e riconoscere i propri peccati: superbia, avidità, lussuria, adulterio, pornografia, contraccezione, fornicazione, atti omosessuali. Ogni peccato grave ci separa da Dio se lo abbracciamo consapevolmente e deliberatamente senza pentimento. La Chiesa non nomina questi peccati perché odia i peccatori, ma perché ama le anime. Se un medico si rifiutasse di nominare una malattia mortale per paura di offendere il paziente, lo definiremmo negligenza, non compassione.
La Chiesa è chiamata a qualcosa di ben più grande: è chiamata a dire la verità con amore, anche quando questa verità è difficile da ascoltare. Ciò che rende questo momento particolarmente allarmante è che gran parte della confusione non proviene più solo dalla cultura, ma ora proviene dall’interno della Chiesa stessa. Invece di ascoltare una chiara proclamazione dell’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio e sulla morale sessuale, ci imbattiamo in messaggi e azioni che sembrano suggerire qualcosa di molto diverso.
Ad esempio, ora abbiamo un documento che permette certe benedizioni per le coppie in situazioni irregolari, comprese le «coppie» dello stesso sesso. Ci sono state Messe e ministeri associati a persone che «si identificano come LGBTQ» che hanno creato confusione anziché chiarezza. Voci autorevoli all’interno della Chiesa hanno sollecitato nuovi approcci pastorali che offuscano la distinzione tra accogliere ogni persona e affermare comportamenti che la Chiesa ha costantemente insegnato come contrari al piano di Dio.
Questi sviluppi hanno indotto molti cattolici a porsi una domanda dolorosa: la Chiesa ha cambiato il suo insegnamento? La risposta deve essere no. La Chiesa non ha l’autorità di cambiare ciò che Dio ha rivelato. La verità divina non si evolve con l’opinione pubblica. «Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8). Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato sul matrimonio e sulla morale sessuale rimane vero oggi perché non deriva dal mutare dell’opinione umana, ma dall’immutabile sapienza di Dio.
Ecco perché la chiarezza è così importante. Quando sono in gioco delle anime, l’ambiguità non è un atto di carità. Le persone meritano di ascoltare la verità nella sua pienezza, perché solo la verità ci rende liberi. Ognuno di noi è chiamato alla conversione. Ognuno di noi è chiamato alla santità. E ognuno di noi ha bisogno sia della misericordia di Cristo sia del coraggio di allontanarsi da tutto ciò che ci separa da Lui.
Ciò che rende questo momento così inquietante è che questa confusione è sorta proprio nel momento in cui i cattolici fedeli hanno visto la gerarchia della Chiesa allontanarsi dalle proprie tradizioni. Da tempo, i cattolici legati alla liturgia, alle devozioni e agli insegnamenti perenni della Chiesa hanno assistito a crescenti restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino. Hanno visto ripetuti appelli ad abbracciare una nuova visione ecclesiale, una Chiesa sinodale, il che ha portato a considerare con sospetto coloro che desiderano semplicemente preservare ciò che generazioni di cattolici hanno creduto e praticato.
Molti cattolici fedeli si chiedono perché tanta energia venga dedicata a limitare le espressioni tradizionali della fede, mentre tanta confusione circonda gli insegnamenti morali fondamentali e sembra non essere risolta.
Ecco perché tutto ciò è così allarmante. Proprio nel momento in cui la nostra cultura ha disperatamente bisogno di una proclamazione inequivocabile del piano di Dio per il matrimonio, la famiglia e la moralità sessuale, i fedeli vedono solo incertezza laddove desiderano certezze e ambiguità, laddove desiderano la verità.
Appena rientrato da Quito, in Ecuador, la vista dei messaggi della Madonna del Buon Successo mi ha riportato alla mente ciò che ella disse in quei messaggi.
Parlando con Madre Mariana secoli fa, la Madonna avvertì dell’avvento di un’epoca, a partire dai nostri tempi, in cui la fede si sarebbe indebolita, la confusione si sarebbe insinuata nella Chiesa e l’impurità avrebbe dilagato. Parlò di un tempo in cui molte anime sarebbero state in pericolo perché l’errore si sarebbe diffuso e il coraggio sarebbe venuto a mancare.
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Eppure il suo era un messaggio di speranza. Prometteva che quando le tenebre sembravano più profonde, sarebbe arrivato il rinnovamento. Non abbandonando la fede trasmessa ai santi, ma ritornando ad essa con maggiore fervore, maggiore purezza e maggiore fiducia nella grazia di Dio.
Ma la Chiesa non si è mai rinnovata diventando più simile al mondo. Ogni grande rinnovamento nella sua storia è giunto a un ritorno a Cristo, a un ritorno alla santità e a un ritorno alla pienezza della fede trasmessa dagli apostoli. Se questa è davvero la battaglia finale per il matrimonio e la famiglia, allora non è il momento di addolcire il Vangelo. È il momento di proclamarlo con maggiore chiarezza e maggiore fedeltà che mai.
Eppure vediamo Roma, in molti casi, agire contro coloro che si aggrappano alla Sacra Tradizione, lasciando intatti coloro che proclamano una visione del mondo totalmente incompatibile con la Sacra Tradizione della Chiesa.
Non si tratta semplicemente di una questione di liturgia o di stile pastorale. Si tratta di stabilire se la Chiesa continuerà a proclamare, senza esitazione né scuse, le verità che Cristo le ha affidato. Ogni epoca ha la sua battaglia decisiva. Se la Beata Vergine Maria ha ammonito che la battaglia finale riguarderà il matrimonio e la famiglia, allora certamente questo non è il tempo dell’incertezza. È il tempo del coraggio.
Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che si limiti a ripetere le proprie opinioni. Il mondo ha bisogno di una Chiesa disposta a proclamare la verità che libera le anime. Ha bisogno di pastori che amino il loro popolo a tal punto da annunciare la verità, anche quando è difficile, anche quando è impopolare, anche quando richiede una conversione.
+ Joseph E. Strickland,
Vescovo emerito
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