Vaccini
Il figlio di Robert Kennedy jr. è andato a combattere in Ucraina. La stampa curiosamente cita solo il nonno e mai il padre
Conor Kennedy, 28enne figlio di Robert Francis Kennedy jr – considerato il dominus dell’antivaccinismo mondiale, e a ragione – è andato a combattere in Ucraina.
Ora il ragazzo è tornato, è ha pubblicato con un post su Instagram il suo accorato appello pro Kiev.
«Il mio tempo in Ucraina non è stato lungo, ma ho visto molto e ho sentito molto. Mi piaceva essere un soldato, più di quanto mi aspettassi. È pauroso. Ma la vita è semplice e le ricompense per aver trovato il coraggio e fare del bene sono sostanziali. I miei amici sanno perché dovevo tornare a casa. Gli sarò sempre debitore del loro esempio. So di essere fortunato di essere tornato, ma mi prenderei anche tutti i rischi che abbiamo preso di nuovo».
«Questa guerra plasmerà il destino della democrazia in questo secolo. C’è altro da dire sulla sua politica e sul ruolo dei governi occidentali lì. Per ora, ti esorto solo ad aiutare nella tua capacità personale. Unisciti alla legione, aiuta al confine o invia forniture mediche. Ogni giorno qualcuno lì sacrifica tutto per una pace duratura. Non si può chiedere loro di agire da soli».
Poi pubblica la foto del suo amico Nick in mimetica seduto su di un copertone in una qualche campagna a caso, zainetto con scritte a pennarello come neanche i vecchi Invicta, dove campeggia evidente la scritta «Slava Ukraini», gloria all’ucraina, saluti dei nazisti banderisti ora divenuto completamente mainstream.
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Non possiamo fare una colpa a Robert Kennedy se il suo ragazzo fa così. Del resto vale l’adagio antico: «i figli non si fanno con la testa».
Il ragazzo si vede su internet in foto con il padre, mentre esibisce un fisico da surfista notevole. A 18 anni i rotocalchi si occuparono delle voci di una relazione con la giovane cantante superfamosa Taylor Swift.
Cosa l’abbia spinto a fare una cosa del genere, partire per una zona calda senza nessuna esperienza militare pregressa e con davanti agli occhi l’immagine dei foreign fighter di Yaroviv polverizzati da un missile russo, non sappiamo saperlo.
Ancora meno, conosciamo il motivo del suo ritorno: in effetti, non lo scrive proprio nel suo accorato messaggio.
Tuttavia non è per parlare di lui che scriviamo questo articolo.
È per notare come scrive del caso la stampa italiana. La quale, ovviamente, non può non abboccare: insomma, un Kennedy – vera famigliare reale USA, dal prestigioso e dal fascino non intaccato da decenni di tremenda maledizione – che va in guerra a far l’eroe, come un principe dell’era passata che parte per le Crociate…
Il problema è che si può parlare di lui, del nonno, ma mai e poi mai citare il padre – che giustamente la giornalista Megyn Kelly, che ha avuto il coraggio di intervistarlo riuscendo a non farsi cancellare il video da YouTube, definisce «l’uomo più bannato d’America».
Prendiamo Il Messaggero, che parte descrivendocelo come il principe di nobile spirito di cui sopra: la prova è la fedina penale, sacrificata per la difesa di ambienti e LGBT.
«Conor ha alle spalle due arresti negli Stati Uniti. Uno per una rissa scatenata in un bar sei anni fa, a difesa di un amico gay che era stato preso d’assalto da quattro avventori; l’altra per le proteste ambientaliste davanti alla Casa Bianca nel 2013, per l’approvazione di un nuovo oleodotto in Alaska».
Ricordandoci sempre che siamo alle prese con materia da Hollywood, celebrità vera: «La cronaca rosa lo seguiva già all’età di 18 anni, quando Conor ebbe una breve storia d’amore con la cantante Taylor Swift».
Poi la prova finale del sangue democraticamente blu: «il ventottenne Conor è il pronipote dell’ex senatore Bob Kennedy, assassinato a Los Angeles nel 1968 durante la campagna elettorale che prometteva di portarlo alla Casa Bianca».
Eh? «Pronipote»?
Ma scusate, se è il figlio del figlio di Bob Kennedy, non è semplicemente il nipote del candidato presidente assassinato oscuramente a Los Angeles? Non è che hanno aggiunto una generazione di mezzo per non dover dire il nome di Robert F. Kennedy jr, suo padre, oramai assurto per la stampa mainstream al ruolo di Voldemort globale, un colui-che-non-si-deve-nominare pandemico?
È ben strano. Anche perché sul sito della stessa testata, è ancora reperibile un articolo dell’11 febbraio 2021, intitolato «“Robert Kennedy è un no-vax. Instagram chiude l’account del nipote dell’ex presidente USA». Insomma: c’era proprio il padre di Conor, e per coincidenza si parlava proprio di Instagram: piattaforma che caccia il papà Kennedy antivaccinista ma invece tollera perfettamente il figlio Kennedy che va a combattere i russi. Un quadretto che ha pure una sua rilevanza: con evidenza, lo si è ignorato.
Tuttavia, sempre il Messaggero in archivio – recente – ci ha anche un altro articolo, con tanto di video di RFK a Milano lo scorso autunno: «Bufera su Robert Kennedy Jr: “Green pass come il passaporto razziale del terzo Reich”».
Anche qui, curioso: tempesta, stigma sul padre che ha osato paragonare il lasciapassare verde a quelli dei nazisti; il figlio qualche mese dopo va a combattere fisicamente tra le fila di gente con svastiche tatuate ovunque, ma nessuna «bufera» su di lui, così come mai vi è stata per il Battaglione Azov.
Sono cortocircuiti che mettono simpatia. Li capiamo in pochi: di sicuro, gli happy few che leggono Renovatio 21.
Ciò detto, siccome noi stiamo con questo e pure altri Voldemort, non abbiamo paura di fare il suo nome, a differenza perfino dei famigli che ora lo attaccano.
Robert Kennedy. Robert Kennedy. Robert Kennedy.
Robert Francis Kennedy jr., figlio di Robert Francis Kennedy, padre di sei figli. Che, ribadiamo, non si fanno con la testa.
Immagine screenshot da Instagram
Vaccini
La FDA chiede un avvertimento sui vaccini antinfluenzali riguardo al rischio di convulsioni febbrili nei bambini
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il mese scorso, il Centro per la Valutazione e la Ricerca sui Prodotti Biologici della FDA ha inviato avvisi a diverse aziende produttrici di vaccini, tra cui Sanofi, AstraZeneca, GSK e CSL Seqirus, chiedendo loro di aggiungere l’avvertenza. L’agenzia ha citato studi che mostrano un aumento del rischio di convulsioni febbrili il giorno successivo alla vaccinazione.
La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti vuole che i vaccini antinfluenzali riportino un’avvertenza che le iniezioni possono causare convulsioni febbrili nei bambini piccoli.
La scorsa settimana, il Center for Biologics Evaluation and Research (CBER) dell’agenzia ha inviato avvisi a diversi produttori di vaccini, tra cui Sanofi, AstraZeneca, GSK e CSL Seqirus, chiedendo loro di aggiungere l’avvertenza.
Il CBER ha citato due studi osservazionali post-marketing da lui condotti, dai quali è emerso che i bambini di età compresa tra 6 mesi e 4 anni hanno un rischio maggiore di convulsioni febbrili il giorno successivo alla vaccinazione.
La FDA ha proposto questa formulazione per le etichette dei vaccini:
«In due studi osservazionali post-marketing separati, è stato osservato un aumento del rischio di convulsioni febbrili durante il primo giorno successivo alla vaccinazione con vaccini antinfluenzali trivalenti (2024-2025) e quadrivalenti (2023-2024) a dose standard nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 4 anni».
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L’avvertenza verrebbe aggiunta alle etichette dei vaccini FluMist di AstraZeneca, Fluarix di GSK, FluLaval di ID Biomedical, Fluzone di Sanofi Pasteur e Afluria e Flucelvax di Sequiris.
I produttori di vaccini hanno 30 giorni di tempo per accettare l’aggiornamento dell’etichetta proposto, proporre modifiche o presentare una confutazione.
Un portavoce di Sanofi ha dichiarato a Fierce Pharma che le convulsioni febbrili si sono verificate solo in un «sottogruppo limitato di pazienti» e che l’azienda include già informazioni su tali convulsioni nell’etichetta di Fluzone.
GSK ha dichiarato a Fierce Pharma che l’azienda sta esaminando la richiesta della FDA e che è «fiduciosa» nel «profilo di sicurezza ed efficacia» dei suoi vaccini antinfluenzali.
«Ogni crisi è brutta, punto e basta»
Le convulsioni febbrili sono convulsioni spesso causate da febbre scatenata da infezioni correlate a comuni malattie infantili. Le convulsioni si verificano in genere nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni, quando la temperatura supera i 38 °C.
La maggior parte delle convulsioni febbrili dura meno di 15 minuti e non è pericolosa per la vita. Secondo Medpage Today, «non causano danni permanenti e non hanno effetti duraturi».
Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico di Children’s Health Defense (CHD), non è d’accordo. «Qualsiasi crisi epilettica è negativa, punto e basta», ha affermato.
«Le convulsioni febbrili “lievi” possono raddoppiare le probabilità che un bambino riceva una diagnosi di epilessia, mentre le convulsioni febbrili ‘complesse’, che durano più di 15 minuti, possono aumentare tale rischio fino a 10 volte», ha affermato Hooker.
Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, ha affermato: «L’intera teoria a sostegno dell’ammissibilità delle convulsioni febbrili post-vaccinazione si basa su un’idea: che siano innocue».
Jablonowski ha affermato che alcuni studi, tra cui una revisione del 2023 pubblicata su Frontiers in Cell and Developmental Biology, indicano che potrebbe non essere così. La revisione ha dimostrato che “le convulsioni febbrili che si verificano durante lo sviluppo neurologico… possono ‘in ultima analisi portare alla malattia'”, ha affermato.
La revisione «mette in evidenza in particolare l’ADHD [disturbo da deficit di attenzione/iperattività], l’epilessia e il declino cognitivo in età adulta», ha affermato.
Hooker ha suggerito che affermare che le convulsioni febbrili sono innocue aiuta a normalizzare un infortunio che può causare danni più ampi ai bambini, in particolare a quelli con altri problemi di salute.
«È disgustoso come le reazioni ai vaccini vengano minimizzate e normalizzate dalle grandi aziende farmaceutiche», ha detto Hooker. »Troppi bambini vengono danneggiati – il tasso di convulsioni nelle persone autistiche può raggiungere il 20% – e il danno viene nascosto sotto il tappeto».
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Diversi tipi di vaccini sono collegati a un tasso più elevato di convulsioni febbrili
Il CBER ha valutato i vaccini antinfluenzali per due stagioni di raffreddore e influenza tra il 2023 e il 2025. L’agenzia ha analizzato i dati delle compagnie assicurative per confrontare l’incidenza delle convulsioni febbrili nei bambini dai 6 mesi ai 4 anni nel primo giorno successivo alla vaccinazione, con l’incidenza di tali convulsioni tra gli 8 e i 63 giorni successivi alla vaccinazione.
Secondo il CBER, i dati indicavano un tasso di eccesso stimato di 21,2 convulsioni febbrili per milione di vaccini antinfluenzali quadrivalenti a dose standard e 44,2 convulsioni extra a seguito della somministrazione di vaccini trivalenti.
Uno studio del 2012 condotto su bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni ha rilevato un aumento del rischio di convulsioni febbrili nelle 24 ore successive alla somministrazione concomitante di un vaccino antinfluenzale inattivato e del vaccino pneumococcico coniugato 13-valente (PCV13 o polmonite) o del vaccino contro difterite, tetano e pertosse acellulare (DTaP).
La dottoressa Meryl Nass, ex medico internista e fondatrice di Door to Freedom, concorda sul fatto che i vaccini antinfluenzali comportino un rischio di convulsioni febbrili. Tuttavia, ha affermato, altri vaccini, tra cui quello contro morbillo-parotite-rosolia (MPR), presentano un rischio ancora maggiore.
L’anno scorso, il Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (ACIP), che fornisce consulenza ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) in materia di politica vaccinale, ha votato per non raccomandare più il vaccino MMRV (morbillo-parotite-rosolia-varicella) per i bambini di età inferiore ai 4 anni.
Il voto dell’ACIP è seguito a una presentazione contenente prove di un aumento del rischio di convulsioni febbrili in seguito alla somministrazione del vaccino MMRV.
In uno studio del 2024 pubblicato su JAMA Network Open, i ricercatori della FDA hanno rilevato un segnale di sicurezza per le convulsioni nei bambini piccoli a seguito della vaccinazione mRNA contro il COVID-19. La maggior parte delle convulsioni era febbrile.
Un segnale di sicurezza è un segnale che un evento avverso potrebbe essere causato dalla vaccinazione, ma sono necessarie ulteriori ricerche per verificare tale collegamento.
In una pre-stampa pubblicata all’inizio del 2024, i ricercatori della FDA hanno scoperto che i bambini di età compresa tra 2 e 5 anni che avevano ricevuto il vaccino mRNA contro il COVID-19 presentavano un rischio maggiore di convulsioni febbrili subito dopo la vaccinazione.
Nass ha messo in dubbio l’utilizzo da parte del CBER di studi osservazionali per trarre le sue conclusioni.
«Ciò di cui abbiamo bisogno sono alcuni studi prospettici di sorveglianza attiva per ottenere dati reali sui tassi di convulsioni febbrili e altri problemi nei bambini piccoli». Ha affermato che questi problemi spesso non vengono rilevati negli studi retrospettivi sulle cartelle cliniche.
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La comunicazione del CBER ai produttori di vaccini antinfluenzali è arrivata pochi giorni dopo che il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha apportato modifiche radicali al calendario delle vaccinazioni infantili, riducendo il numero di vaccini raccomandati per tutti i bambini da 17 a 11.
Nell’ambito di tali cambiamenti, i vaccini antinfluenzali non sono più raccomandati per tutti i bambini. Al contrario, il CDC ora raccomanda la condivisione delle decisioni cliniche tra medici e genitori.
L’anno scorso, l’ACIP ha votato per non raccomandare più i vaccini antinfluenzali contenenti timerosal, un conservante a base di mercurio associato a disturbi dello sviluppo neurologico.
Uno studio condotto dalla Cleveland Clinic su 53.402 adulti lo scorso anno ha scoperto che le persone che si erano vaccinate contro l’influenza durante la stagione del raffreddore e dell’influenza dell’anno precedente avevano il 27% di probabilità in più di contrarre l’influenza.
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 16 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Vaccini
Gemelli di 18 mesi morti dopo la vaccinazione
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I gemelli hanno avuto difficoltà a muoversi subito dopo essere stati vaccinati, ha detto la madre
Nel giro di poche ore, Andrea ha raccontato che i bambini sono diventati letargici e malati. La mattina dopo, le loro labbra erano blu e facevano fatica a muoversi. Andrea ha portato i gemelli al pronto soccorso e ha detto al medico che avevano ricevuto tre vaccini il giorno prima. Secondo Andrea, il medico ha affermato che i bambini potrebbero «avere una brutta reazione alle vaccinazioni», ha detto alla direttrice del programma CHD.TV Polly Tommey. Il personale ospedaliero ha dimesso i gemelli dopo che hanno mangiato ghiaccioli senza vomitare. I sintomi, tra cui diarrea, vomito e affaticamento, sono continuati per giorni. Il padre, Nathaniel Shaw, ha poi dichiarato di essere rimasto sbalordito dalla rapidità con cui le condizioni dei bambini erano cambiate. Nel giro di 24 ore, i bambini erano passati dall’essere «bambini perfettamente spensierati e attivi» a «sembrare morenti», ha raccontato a Tommey. La mattina del 1° maggio, Andrea trovò entrambi i bambini privi di sensi. Furono chiamati la polizia e i paramedici e gli investigatori si concentrarono immediatamente sui genitori. Andrea e Nathaniel hanno dichiarato a CHD.TV di essere stati trattati come sospetti. «Hanno detto che non era una questione medica, che avevano pensato a un’asfissia, e che presumibilmente avevo avuto un blackout post-partum devastante e che l’avevo fatto ai miei figli», ha detto Andrea. La coppia non aveva altri figli. La famiglia ha presentato una segnalazione al Vaccine Adverse Event Reporting System, o VAERS. A fine maggio 2025, un portavoce della famiglia ha dichiarato che gli investigatori erano ancora in attesa dei referti tossicologici e non avevano escluso i genitori. La polizia non ha reso pubblici i nomi di alcun sospettato. «Questi ragazzi erano la luce del mondo per tutti coloro che entravano in contatto con loro», ha detto Nathaniel.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Vaccini
I ricercatori trovano DNA residuo, non rilevato dai test standard, nei vaccini mRNA contro il COVID
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Un nuovo studio parzialmente finanziato da Children’s Health Defense ha rilevato DNA residuo nei vaccini mRNA anti-COVID-19 di Pfizer e Moderna. I metodi attualmente raccomandati dalle autorità di regolamentazione e utilizzati dai produttori di vaccini sottostimano sostanzialmente la contaminazione da DNA, secondo i ricercatori, che hanno affermato che esistono metodi di test migliori e più accurati e che dovrebbero essere obbligatori.
Una nuova analisi di laboratorio sui vaccini mRNA contro il COVID-19 disponibili in commercio ha rilevato che frammenti di DNA residui, tra cui sequenze legate al gene della proteina spike, rimangono nei prodotti vaccinali finali.
Secondo i ricercatori, i frammenti di DNA si presentano in forme che i metodi standard di test normativi non riescono in genere a rilevare.
I ricercatori hanno concluso che i test di controllo qualità comunemente utilizzati possono sottostimare il DNA residuo totale di oltre 100 volte, perché non riescono a rilevare il DNA legato alle strutture ibride RNA:DNA.
Lo studio, pubblicato in una pre-stampa a cura di Kevin McKernan, Charles Rixey e Jessica Rose, Ph.D., ha esaminato le fiale dei vaccini Pfizer e Moderna non aperte e «conformi alla catena del freddo» utilizzando molteplici tecniche analitiche.
Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico di Children’s Health Defense, che ha finanziato in parte la ricerca, ha dichiarato a The Defender che avere questo tipo di codice genetico nelle nanoparticelle lipidiche dei vaccini, che possono facilmente attraversare le membrane cellulari, è «davvero pericoloso».
Quando i vaccini furono progettati, il codice della proteina spike avrebbe dovuto esprimersi nel corpo in una posizione mirata solo per circa due settimane, ha affermato Hooker.
«Tuttavia, questo DNA esogeno può disperdersi più facilmente nell’organismo e continuare a replicarsi ed esprimersi in modo episomico, trasformando gli esseri umani in fabbriche di produzione di proteine spike geneticamente modificate», ha affermato Hooker.
Hooker ha affermato che lo studio potrebbe contribuire a spiegare alcuni risultati clinici diffusi, «dato che è stato segnalato che alcuni pazienti vaccinati continuano a produrre la proteina spike per periodi fino a due anni dopo l’ultima dose di COVID. Questo senza nemmeno considerare gli effetti inserzionali che questo DNA esogeno aggiuntivo può avere, portando a molte patologie diverse, incluso il cancro».
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I produttori «devono aver saputo» che il DNA residuo era ancora presente
McKernan, direttore scientifico e fondatore di Medicinal Genomics, ha sollevato per la prima volta preoccupazioni sulla contaminazione del DNA nei vaccini contro il COVID-19 nel 2023. È stato allora che il suo laboratorio ha sequenziato i vaccini contro il COVID-19 di Moderna e Pfizer e ha scoperto la presenza di DNA residuo che ha accusato Pfizer di aver eliminato dai dati forniti dall’azienda alle autorità di regolamentazione.
Il laboratorio di McKernan ha testato i vaccini e ha scoperto che, invece di contenere solo mRNA, i vaccini Pfizer contenevano anche plasmidi di DNA, piccole molecole di DNA circolari a doppio filamento, distinte dal DNA cromosomico di una cellula.
McKernan ha spiegato che per produrre i vaccini a mRNA, i laboratori utilizzano un processo chiamato «trascrizione in vitro» per produrre le molecole di RNA necessarie.
Per produrre le molecole di RNA, gli scienziati progettano uno stampo di DNA che innesca la produzione della sequenza di RNA desiderata. Un enzima che riconosce questo segnale copia quindi il DNA in RNA.
Tuttavia, per funzionare correttamente, il DNA nel modello deve essere amplificato. Per gli studi clinici, Pfizer ha amplificato il DNA utilizzando la PCR (reazione a catena della polimerasi), un metodo chiamato «Processo 1», che ha creato una versione pulita del DNA per produrre l’RNA.
Tuttavia, il Processo 1 era costoso. Quindi, per produrre in serie i vaccini per il pubblico, Pfizer ha utilizzato il «Processo 2», che utilizzava un metodo diverso per amplificare il DNA. Il Processo 2 è più economico e semplice, ma comporta il rischio di introdurre sequenze non presenti nel DNA originale.
McKernan ha definito questo passaggio dal Processo 1 al Processo 2 un «esca e cambio». In un recente video di Substack, ha affermato che il cambiamento è stato «una mossa premeditata».
«Si possono capire quali siano le loro intenzioni dai test che hanno sviluppato», ha detto. «E da quello che hanno fatto si capisce che il loro piano fin dall’inizio era quello di utilizzare sempre il Processo 2».
I produttori sono tenuti a digerire e rimuovere tali sequenze, cosa che hanno fatto in questo caso utilizzando un enzima chiamato desossiribonucleasi o DNasi.
Tuttavia, nello studio pre-stampa, i ricercatori hanno riferito che in tutti i casi esaminati, l’enzima non ha distrutto completamente le sequenze.
«In questo nuovo articolo abbiamo dimostrato una teoria sul perché e sul come il DNA sia finito nelle fiale di Moderna e Pfizer«, ha dichiarato Rose, coautore del documento, a The Defender. «C’è DNA in ogni singola fiala testata fino ad oggi. Questo è stato riprodotto in diversi laboratori in tutto il mondo utilizzando diverse tecniche. E il DNA proveniva dall’ibridazione RNA:DNA come parte del processo di upscaling del Processo 2».
Rose ha aggiunto:
«Questi ibridi non erano degradabili dall’enzima che i produttori hanno scelto di utilizzare per eliminare il DNA residuo come fase finale del processo, e devono averlo saputo perché è risaputo nel settore che l’enzima da loro selezionato non degrada gli ibridi. È scandaloso quello che hanno fatto».
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I regolatori utilizzano limiti di sicurezza sbagliati e strumenti sbagliati per cercare frammenti di DNA
Le linee guida normative generalmente limitano il DNA residuo a 10 nanogrammi per dose. Tuttavia, gli autori hanno affermato che la DNasi non digerisce tutto il DNA allo stesso modo.
Su Substack, McKernan ha spiegato che il limite di 10 nanogrammi è obsoleto perché è stato creato partendo dal presupposto che il DNA residuo sia «DNA nudo», che si degrada rapidamente. Ma il DNA nei vaccini contro il COVID-19 è incapsulato nelle nanoparticelle lipidiche, quindi non si degrada altrettanto rapidamente.
Il problema di sicurezza dei vaccini contro il COVID-19 non è legato al peso, ma al numero di frammenti di DNA: più frammenti presentano un rischio maggiore che il DNA venga integrato nelle cellule esistenti.
Alcune sequenze di DNA si ibridano con i corrispondenti trascritti di RNA, che trasportano le informazioni genetiche del DNA utilizzato per la costruzione delle proteine. Secondo gli autori, questi ibridi RNA:DNA sono significativamente più resistenti alla «digestione con DNasi I» rispetto al tipico DNA a doppio filamento.
Poiché la regione del gene spike viene trascritta in grandi quantità nell’mRNA, è particolarmente incline a formare tali ibridi.
Sebbene i produttori siano consapevoli di questo problema, i test normativi si basano in genere su una singola tecnica di laboratorio che amplifica e misura una specifica sequenza di DNA, chiamata «test qPCR». Tale metodo viene utilizzato solo per colpire il gene di resistenza alla kanamicina (KAN), una regione plasmidica che non viene trascritta ed è altamente sensibile alla digestione con DNasi.
Secondo lo studio, questo approccio crea un pregiudizio sistematico: il DNA più facile da distruggere è anche quello che viene misurato, mentre le regioni più resistenti non vengono in gran parte conteggiate.
Su Substack, McKernan ha affermato che questo è stato voluto. «I test che hanno progettato non sono stati concepiti per trovare cose».
Karl Jablonowski, ricercatore senior del CHD, ha affermato: «Le autorità di regolamentazione hanno sfruttato ‘un solo target di test per il controllo di qualità da parte dello sponsor del vaccino. Non hanno verificato la qualità, né lo ha fatto una terza parte.
Grazie a questo approccio, «coloro che avrebbero tratto profitto dai vaccini hanno progettato il test e ne hanno testato la qualità», ha affermato Jablonowski. «Hanno scelto un test che aveva meno probabilità di produrre un esito negativo. Un’alternativa perfettamente utilizzabile e validata era già a loro disposizione, ma i risultati potrebbero aver bloccato l’intera impresa».
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I livelli di DNA variano di oltre 100 volte a seconda del test utilizzato
I ricercatori hanno confrontato i test qPCR mirati a diverse regioni plasmidiche, anziché solo alla regione KAN. Hanno riscontrato discrepanze superiori a 100 volte nella concentrazione di DNA misurata nelle diverse regioni plasmidiche.
I test che hanno preso di mira la proteina spike hanno costantemente rilevato una quantità di DNA residuo molto maggiore rispetto ai test che hanno preso di mira il gene KAN o altre posizioni.
Le misurazioni fluorometriche, un diverso tipo di test che rileva le sostanze prendendole di mira con luce fluorescente, hanno mostrato livelli di DNA da 15 a 48 volte superiori al limite raccomandato dalla Food and Drug Administration statunitense in tutti i lotti di vaccini testati.
Gli autori hanno verificato se gli ibridi RNA:DNA fossero responsabili della discrepanza e hanno trovato prove del contrario.
Hanno anche chiesto a un’azienda indipendente, Oxford Nanopore Technologies, di confermare la presenza di lunghe molecole di DNA. Le molecole più lunghe hanno maggiori probabilità di essere espresse dalle cellule ospiti rispetto a quelle più piccole, hanno osservato.
I ricercatori hanno concluso che gran parte del DNA residuo rilevato nei vaccini esiste in forme ibridate che resistono proprio all’enzima specificato per l’eliminazione del DNA residuo nelle attuali linee guida di produzione e che il tipo di test utilizzato probabilmente non rileverà il DNA residuo.
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Gli autori mettono in discussione il processo normativo e chiedono cambiamenti
Gli autori concludono che l’attuale affidamento normativo su un singolo bersaglio qPCR sensibile alla DNasi non è adeguato per identificare le impurità del DNA nelle terapie a mRNA. Il suo utilizzo ha portato le autorità di regolamentazione a «sottostimare sistematicamente il carico totale di DNA plasmidico residuo».
Raccomandano invece che gli enti regolatori impongano un approccio multi-metodo che includa la fluorometria controllata da RNasi, il test di più target qPCR in regioni diverse e il sequenziamento per la caratterizzazione dei frammenti.
Hanno anche affermato che un diverso enzima ingegnerizzato per la scomposizione del DNA o dell’RNA, chiamato DNasi I-XT, funziona meglio per rimuovere il DNA residuo in tutte le posizioni.
Gli autori hanno concluso sollevando una serie di questioni che, a loro avviso, devono essere approfondite.
Hanno chiesto perché le autorità di regolamentazione non impongano altri e migliori test per la contaminazione del DNA, dato che esistono metodi più completi. Hanno chiesto una «rivalutazione completa degli attuali standard di quantificazione del DNA e dei controlli di produzione per le terapie a base di modRNA-LNP».
Hanno affermato che è preoccupante che le autorità di regolamentazione richiedano test PCR multi-target per i test COVID-19 per evitare falsi negativi. Ma accettano test a bersaglio singolo per il controllo di qualità del vaccino, un contrasto che, a loro dire, merita un esame più approfondito.
Hanno chiesto un’indagine sulla decisione di passare dal Processo 1 al Processo 2, «dato che questi prodotti biologici erano obbligatori in molte giurisdizioni – spesso esenti da responsabilità – e hanno raggiunto miliardi di persone, l’attenzione al controllo di qualità e alle GMP deve superare gli standard dei prodotti farmaceutici destinati a un sottoinsieme di persone. Questi prodotti sono stati somministrati universalmente ad anziani, infermi, donne incinte e neonati».
Brenda Baletti
Ph.D.
© 12 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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