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«Il dolore non è un nonsense da cancellare, ma uno strumento di Grazia». Discorso di mons. Viganò

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Monsignor Carlo Maria Viganò, già Nunzio Apostolico negli USA, ha inviato un messaggio ai partecipanti del Congresso medico sulla cura del dolore «Roma Pain Days», che si è tenuto in questi giorni presso la capitale italiana.

 

Viganò, nel suo discorso, ha sottolineato la componente spirituale della scienza medica.

 

«Il tema trattato da questo Congresso – Roma Pain Days – è certamente un ambito proprio alla ricerca scientifica, ed ancor più alla cura del dolore da parte dei medici. Ma i progressi a cui la scienza e l’arte medica possono condurre non devono mai prescindere da quella componente spirituale che, assieme al corpo fisico, ci rende uomini con un’anima immortale: questa visione, che appartiene alla civiltà occidentale ed è stata trattata da Aristotele, non riguarda il solo paziente, ma anche il medico» ha detto il monsignore. 

 

«Da un lato, infatti, le cure amministrate al malato – e le terapie per il sollievo del dolore, di cui vi occupate – devono tener conto che la loro efficacia sul corpo è legata alle cure da amministrare allo spirito. Sapete bene, per esperienza diretta, quanto lo stato d’animo del paziente sia determinante nell’affrontare tante malattie; e viceversa, avete visto voi stessi quali gravissimi danni siano derivati a tante persone ricoverate durante la cosiddetta pandemia e lasciate sole, senza la possibilità di vedere i parenti, private addirittura del conforto di un sacerdote» ha continuato l’arcivescovo. 

 

«Dall’altro lato, anche il medico è fatto di corpo e anima, e come tale è giusto e lodevole che egli possa esercitare questo ministero di Carità non “in corpore vili”, ma vedendo nel paziente, con sguardo soprannaturale, quel prossimo curato dal samaritano della parabola. Vedendo in esso Nostro Signore sofferente, che nel giorno del giudizio vi ricorderà il bene che avete fatto a Lui, ogni volta che lo avete fatto ai vostri fratelli, ai vostri pazienti».

 

Nostro Signore, che è Medico dell’anima, non vi chiede di pensare soltanto al paziente, ma anche a voi stessi; non vuole da voi solo un impegno per la sua salute e una parola di conforto o di ammonimento che possa toccargli il cuore. Egli vuole che assieme al malato voi curiate e saniate anche voi stessi, perché Dio ama il medico non meno del malato, ed entrambi vuole salvare e avere con Sé nell’eternità beata. 

 

Monsignor Viganò ha quindi attaccato la mutazione della Salute in business.

 

«Il cinismo del mondo contemporaneo è giunto a trasformare anche la Sanità pubblica in un’occasione di profitto, e riducendo di conseguenza i medici a grigi esecutori di protocolli e compilatori di moduli e statistiche. Ma per giungere a questo scopo, ha prima imposto una visione materialista del malato, da trattare come «utente» di un servizio, da considerare come un numero, una voce di bilancio.» 

 

Monsignore ha quindi parlato del ruolo del dolore nel percorso dell’anima

 

«Nella cura del dolore, solitamente associata a gravi patologie, potrà avvenire che le persone a voi affidate si avvicinino alla morte. Esse si trovano nel momento più cruciale e tremendo della loro esistenza, sull’orlo dell’eternità. Ed è in questo momento che un malato ha maggiore bisogno di assistenza spirituale: essere visitato da un sacerdote, che lo aiuti a confessarsi bene, che gli amministri il Santo Viatico, che gli dia l’Unzione con cui affrontare l’agone, il combattimento in punto di morte».

 

«Ebbene, sta a voi – e di questo è onerata la vostra coscienza – far sì che, pur nel sollievo dal dolore, sia nondimeno data al vostro paziente la possibilità di avere una pausa di lucidità per prepararsi a incontrare il Signore. Non private nessuno di questa occasione, lasciandolo nell’incoscienza indotta dai farmaci al solo scopo di non farlo soffrire: pensate che altre sofferenze, eterne e ben maggiori, potrebbero attendere un’anima che muore in peccato mortale». 

 

«Comprendo possa sembrare quasi una provocazione ricordarlo in questo consesso, ma vi sono persone per le quali il dolore non è un nonsense da cancellare, ma uno strumento di Grazia, se viene offerto a Dio in unione alla Passione redentrice di Nostro Signore» ha detto l’arcivescovo.

 

«Per il Cristiano, infatti, la morte, la malattia, il travaglio del parto costituiscono la punizione per il peccato originale, ma possono trasformarsi in occasione per riparare le colpe proprie e altrui. Il dolore, che tanto ripugna alla mentalità dell’uomo contemporaneo, ci riporta prepotentemente dinanzi alla realtà trascendente della Croce, dando la possibilità anche a chi è costretto in un letto in terapia intensiva di cooperare spiritualmente al bene comune».

 

«Pensate alle parole di San Paolo: Completo nel mio corpo quello che manca ai patimenti di Cristo, per il bene del suo corpo che è la Chiesa (Col 1, 24). La vita di tanti Santi, assieme all’assistenza dei malati e di chi soffre, ci mostra esempi eroici di questa immolazione, dinanzi alla quale l’orgoglio materialista del mondo moderno si volge altrove, perché incapace di comprendere» dice Viganò, sottolineando la concezione cristiana della sofferenza.

 

«Eppure, vissuto con sguardo trascendente, il dolore può diventare una potente preghiera che sale a Dio; proprio nel momento in cui esso è accettato per amore di Nostro Signore e del prossimo, risulta meno gravoso e logorante sopportarlo. Per queste ragioni il sollievo della sofferenza – moralmente lecito finché non priva permanentemente l’individuo delle proprie facoltà – deve tener conto e rispettare la decisione di chi sceglie di offrire questo dolore, anche solo in parte». 

 

Monsignore non si tira indietro rispetto ad un’analisi del quadro generale.

 

«È vero: siete medici. Voi sapete che la vostra è una missione, una vocazione, anche se l’OMS, le multinazionali, il World Economic Forum e tutta la miriade di enti internazionali cercano di irregimentarvi sotto rigidi controlli che stravolgono e corrompono l’autonomia e la libertà che rendono unica e insostituibile la figura del medico. Ma proprio perché oggi state assistendo a cambiamenti radicali che fino a tre anni fa avreste giudicato impensabili e irragionevoli; proprio perché la malattia è un lucroso business che difficilmente le multinazionali del farmaco hanno interesse a ridurre, è indispensabile che vi siano medici capaci di difendere la propria identità e dignità da questa pericolosa deviazione».

 

Il prelato ha quindi toccato anche il tema dei pericoli dell’Intelligenza Artificiale che si potrebbe introdurre nella Sanità, ammonendo i medici:

 

«Non dimenticate che anche voi potreste un giorno ammalarvi, e trovarvi nella medesima situazione di chi oggi siete voi a curare. Pregate di trovare medici coscienziosi e che onorano il Giuramento di Ippocrate, perché in loro assenza non sia un algoritmo o una presunta «Intelligenza Artificiale” a decidere di condurvi all’exitus – come si dice nella neolingua – in quanto non remunerativi per la struttura ospedaliera o di peso per il Sistema sanitario».

 

«Dio vi guardi da tali personaggi cinici e senza morale, che mentre state per esalare l’ultimo respiro fissano la vostra scheda sull’iPad senza degnarvi di uno sguardo.  L’orrore di tanta disumanità – credetemi – si comprende quando ci si trova dall’altra parte, e troppo tardi ci si pente di un sorriso mancato, di un contatto che trasmetta umanità, di quella luce divina che ancora da qualche parte si mostra in questo mondo decadente e apostata» dice monsignor Viganò, sottolineando che «mancherei al mio dovere di Pastore se non vi ricordassi che i precetti della Morale naturale e cristiana rimangono validi ovunque e in qualunque tempo: essi devono essere alla base dei principi fondamentali della deontologia medica».

 

«Fate dunque in modo che chi si affida alle vostre cure possa farlo con serenità, e nella consapevolezza di non vedere in voi degli esecutori di protocolli o dei piazzisti di farmaci, ma delle persone animate dalla volontà di santificarsi – sì: santificarsi, perché questo è ciò che il Signore chiede a ciascuno di noi, e per cui ha versato il Suo Sangue sulla Croce – comportandosi come Gesù stesso farebbe, e vedendo Gesù nei propri pazienti» conclude l’arcivescovo, impartendo la sua benedizione sui partecipanti del Convegno.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il controverso accordo sulla nomina dei vescovi cinesi

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Da otto anni, Roma cerca un’intesa con Pechino. Nel frattempo, il regime comunista stringe la sua morsa sui cattolici cinesi, arrivando a interferire persino nell’educazione religiosa dei bambini.

 

Il padre Mario Alexis Portella, della cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, è cancelliere emerito dell’arcidiocesi di Firenze. Dottore in diritto canonico e in diritto civile della Pontificia Università Lateranense a Roma, è autore di un articolo pubblicato il 26 agosto 2026 sul sito The European Conservative, intitolato: Accordo controverso Vaticano-Cina: come la Santa Sede crede di placare un regime comunista. Vi espone la situazione in cui si trova la Chiesa in Cina dal settembre 2018, data della firma del cosiddetto Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi in Cina, prorogato di nuovo nell’ottobre 2024 per altri quattro anni.

 

Se alcuni cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro Paese…

«L’accordo provvisorio tra la Santa Sede e il Partito comunista cinese (PCC), i cui dettagli restano riservati, riguarda una possibile integrazione nell’Associazione patriottica cattolica cinese (APCC)», spiega. «L’APCC è stata fondata nel 1957 per ordine di Mao Zedong ed è gestita dal Dipartimento del lavoro del Fronte unito del PCC, con lo scopo di allineare il cattolicesimo all’ideologia comunista.

 

«I cattolici rimasti fedeli a Roma furono costretti alla clandestinità. Ancora oggi questi cattolici formano una Chiesa clandestina, che il Vaticano non riconosce più a causa dell’Accordo provvisorio. Molti sacerdoti, religiose e laici continuano a subire il carcere, la tortura e, in certi casi, perfino l’esecuzione, per aver rifiutato di conformarsi alla Chiesa istituzionale del PCC.

 

«Quali che siano le intenzioni del Vaticano nell’adoperarsi per l’unificazione dei cattolici nell’Accordo di pace del Congresso generale, era evidente, al momento della firma, che la Cina, sotto la guida del segretario generale Xi Jinping, agiva in modo estremamente repressivo, in particolare in materia di libertà religiosa. Le autorità cinesi reprimono sistematicamente i diritti alla libertà di espressione, di associazione, di riunione e di religione, e prendono di mira gli oppositori del governo. Il rafforzamento del controllo ideologico esercitato dal PCC si accompagna a una severa assimilazione forzata di tibetani e uiguri, nonché all’applicazione di un rigoroso quadro di sicurezza nazionale a Hong Kong.

 

«In sostanza, Xi Jinping mira a sinizzare tutti i suoi sudditi, il che equivale, né più né meno, a un indottrinamento dei membri dei gruppi religiosi per allinearli al programma politico del PCC e alla sua visione marxista della religione.

… sarebbero i primi a cadere, vittime del loro errore…

«Non è la prima volta che il Vaticano cerca di concludere un accordo con un Paese comunista. È già avvenuto durante la Guerra fredda, in particolare sotto i pontificati di Giovanni XXIII (1958-1963) e di Paolo VI (1963-1978). Nel quadro della cosiddetta Ostpolitik, Roma ha condotto una diplomazia con i regimi comunisti chiudendo gli occhi sulle persecuzioni religiose interne subite dai cattolici e dagli altri cristiani. Tra le sue misure di appeasement, la Santa Sede ha acconsentito a cessare ogni denuncia pubblica dell’ideologia comunista atea e ha lasciato che ciascun governo gestisse i propri affari ecclesiastici.

 

«Parallelamente alla violazione degli accordi da parte dei comunisti, l’Ostpolitik ha favorito l’infiltrazione del Vaticano da parte di servizi segreti comunisti, come il KGB sovietico, la Stasi della Germania orientale, la StB cecoslovacca, la SB polacca e l’ÁVH ungherese. Le voci dissidenti, come quella del cardinale József Mindszenty, arcivescovo-principe di Esztergom e primate-reggente d’Ungheria, sono state represse; il cardinal Mindszenty fu arrestato e torturato con l’accusa di «attività sovversiva».

 

«Il comunismo è intrinsecamente malvagio», ricorda padre Mario Alexis Portella. «Oltre alla promozione di un’ideologia atea, i governi comunisti sono responsabili degli eventi più mortali della storia moderna; si stima che circa 100 milioni di persone abbiano perso la vita sotto la loro autorità nel corso del XX secolo. Inoltre, l’eredità di questa ideologia si caratterizza per la stagnazione economica, la repressione sistematica delle libertà fondamentali, le catastrofi ambientali e l’ipocrisia di un’élite dirigente che contraddice i propri princìpi di una società senza classi. Un «accordo di pace» con la Chiesa di Roma ha poche probabilità di modificare il quadro politico oppressivo del PCC.

 

«Le iniziative intraprese dal governo cinese per «sinizzare» le religioni vanno ben oltre il semplice rafforzamento della regolamentazione; implicano una riconfigurazione delle diverse confessioni. Ciò è particolarmente evidente nel cattolicesimo, che possiede una teologia strutturata e sistematica che promuove i valori occidentali, in particolare i diritti naturali inalienabili, e, cosa ancora più inquietante per le autorità cinesi, a differenza delle altre religioni, un capo supremo che è anche capo di Stato: il Papa. Molti fedeli cinesi, rifiutando di sottomettersi alla legge cinese sulla protezione della vita privata, continuano a essere detenuti.

 

«Lord David Alton di Liverpool, eminente membro della Camera dei Lord nel Regno Unito, ha recentemente condannato l’accordo provvisorio del 2018 tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese definendolo un “patto con il diavolo”, sottolineandone la complicità in “violazioni flagranti” della libertà religiosa e il conseguente tradimento della Chiesa clandestina nel Paese».

 

«Come Lord Alton, si sarebbe potuto supporre che la liberazione dei vescovi e dei sacerdoti cattolici incarcerati dovesse essere una condizione preliminare all’approvazione da parte del Vaticano della proroga di questo accordo contestabile. Inoltre, la Santa Sede avrebbe dovuto esigere la fine dell’ingiusta detenzione di Jimmy Lai, attivista pro-democrazia di Hong Kong, cattolico leale e profondamente devoto, condannato nel febbraio 2026 a vent’anni di carcere. Il tribunale di Hong Kong ha inflitto pesanti pene anche a sei ex dipendenti del suo giornale [Apple Daily], ormai chiuso, stabilendo così un nuovo standard in materia di restrizioni alla libertà di stampa nella città.

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… e più l’odio dei «senza Dio» si mostrerà devastante (Pio XI)

«Mantenendo il suo accordo con il PCC, il Vaticano sostiene di fatto la sua perversione delle pratiche religiose e si rende pericolosamente complice dell’escalation delle violazioni dei diritti umani in Cina. Le autorità romane hanno tuttavia la possibilità di ritirarsi da questo accordo. Per lo meno, il Vaticano dovrebbe renderlo pubblico, garantire la protezione della libertà religiosa ed esortare Pechino ad abbandonare le accuse a carico di Jimmy Lai e degli altri detenuti. Se la comunità cattolica in Cina, nella Chiesa clandestina, ha potuto continuare a difendere la giustizia e i diritti umani nonostante decenni di oppressione, Roma può senza dubbio manifestare la forza morale necessaria per sostenerla».

 

In particolare, scrive Ed Condon su The Pillar il 2 settembre scorso, alcuni cattolici cinesi hanno indicato che, in diverse regioni, vengono applicate le norme comuniste che vietano ai bambini di entrare nelle chiese o di ricevere un insegnamento religioso formale. «Non è solo qui o là, dove dei funzionari locali vogliono mettersi in mostra o dimostrare di fare il proprio lavoro con zelo», ha dichiarato un ecclesiastico della Cina continentale. «È dappertutto, è al tempo stesso una politica e una priorità, non c’è alcun dubbio». E un sacerdote prosegue: «Se si esaminano le regole in vigore, non mirano ad assicurare la stabilità della Chiesa. Lo scopo è soffocarla. Certe cose sono permesse, il che dà un’impressione generale di tolleranza, ma la morsa si stringe sempre di più».

 

La stessa sensazione di intensificazione della pressione sulla fede e sulla pratica cattolica è stata segnalata di recente a Hong Kong, dove anche il clero riferisce una forma di repressione tattica volta a ottenere una soppressione strategica della pratica religiosa. Per questo tale repressione si accompagna a una pratica importante e crescente del cattolicesimo clandestino.

 

Il sito ispanofono InfoVaticana sottolinea il ricorso alla Chiesa clandestina basandosi sul rapporto pubblicato il 23 agosto da Catholic World Report sulla situazione attuale dei cattolici sotto il regime di Xi Jinping. Riprende in particolare la testimonianza di un vescovo cattolico cinese, estraneo all’Associazione cattolica patriottica cinese, il quale afferma che almeno dieci nuovi vescovi sarebbero stati consacrati in segreto nella provincia del Fujian, nel Sud-Est della Cina, poiché le comunità clandestine temono che il crescente controllo del governo sulla Chiesa comprometta la loro sopravvivenza.

 

L’autore, lo storico e sinologo Anthony E. Clark, mantiene segreta l’identità del vescovo per proteggerne la sicurezza. Secondo la sua testimonianza, dopo la firma nel 2018 dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese sulla nomina dei vescovi, la situazione nel Fujian sarebbe diventata uno «stato di emergenza» per i cattolici che restano al di fuori delle strutture ufficiali.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

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Immagine di 中国新闻社 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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Documentario sulle consacrazioni episcopali FSSPX 2026

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Il documentario SALUS ANIMARUM, dedicato alle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026 a Écône, sarà disponibile domenica 1° novembre.   Quel giorno, quattro nuovi vescovi sono stati consacrati per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla presenza di quasi 17.000 fedeli giunti da tutto il mondo. A trentotto anni dalle consacrazioni episcopali conferite da Mons. Marcel Lefebvre nel 1988, questa cerimonia si pone nel solco della sua opera al servizio della Chiesa e della Tradizione cattolica.   Attraverso testimonianze esclusive e immagini inedite, il film ripercorre le ragioni di tali consacrazioni, i preparativi, lo svolgimento della cerimonia e le reazioni che essa ha suscitato.   Nonostante la crisi che la Chiesa attraversa ormai da diversi decenni, SALUS ANIMARUM richiama il principio a cui la Fraternità intende rimanere fedele: la salvezza delle anime è la legge suprema.   Il documentario sarà trasmesso sul canale YouTube ufficiale della Fraternità San Pio X, con sottotitoli in diverse lingue.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Sacerdote ucciso dalla caduta di un crocifisso durante la messa. Se fosse stato ad orientem si sarebbe salvato?

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In Ecuador, un sacerdote cattolico è morto dopo che un grande crocifisso di legno, caduto dal muro di una chiesa, lo ha colpito alla testa durante la messa.

 

La tragedia si è verificata sabato nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella città meridionale di Guayaquil. La funzione religiosa è stata trasmessa in diretta streaming sui social media, secondo quanto riportato dai media locali.

 

Il filmato mostra il parroco cinquantatreenne, padre Patricio Alfredo Sanchez Molinari, classe 1973, in piedi vicino all’altare quando il crocifisso appeso alla parete dietro di lui si inclina improvvisamente in avanti e gli cade addosso. L’incidente è avvenuto circa 30 minuti dopo l’inizio della funzione, lasciando i fedeli attoniti e addolorati.

 

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L’Arcidiocesi di Guayaquil ha successivamente confermato la morte del sacerdote in un comunicato ufficiale, affermando che il Cardinale Luis Cabrera si è unito «nella preghiera per l’eterno riposo della sua anima ed esprime la sua solidarietà, il suo affetto e il suo amore alla famiglia dei Redentoristi, ai suoi familiari e amici». Anche i parrocchiani di San Lorenzo a Vinces, dove padre Patricio aveva prestato servizio in precedenza, hanno reso omaggio al sacerdote, ricordando la sua «dedizione e il suo amore pastorale» per la loro comunità.

 

Le autorità ecuadoriane non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto e le cause della caduta del crocifisso restano ignote.

 

Da quanto si comprende, il terrificante incidente si è avuto dopo l’omelia, dove il sacerdote aveva predicato sulla mortalità e sul giusto utilizzo del tempo limitato che gli esseri umani hanno in questa vita per servire il Signore.

 

Ispirandosi al passo evangelico che parla di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, ha detto alla congregazione: «Cari fratelli e sorelle, un giorno anche noi che siamo qui moriremo». «A volte il tempo che dedichiamo alle cose materiali non ha lo stesso significato del tempo che dedichiamo a Dio: quel tempo di qualità che doniamo a Dio, ai nostri fratelli e sorelle, a nostro marito, a nostra moglie, ai nostri figli, alla famiglia. Quel tempo è speso meglio», ha continuato.

 

Il presbitero aveva anche chiesto: «quanto tempo dedichiamo a Dio? Come impieghiamo il nostro tempo?» e ​​aveva osservato che spesso le persone trascorrono ore al cellulare e con altre distrazioni, dedicando solo brevi momenti alla preghiera. «Ciò che conta è sempre il Signore. Lui deve essere al primo posto», ha detto, prima di guidare la recita del Credo.

 

Durante le preghiere dei fedeli che sono seguite , il grande e pesante crocifisso di legno si è staccato dal muro dietro l’altare e cadde, colpendo padre Sánchez alla testa. I parrocchiani si precipitarono subito ad aiutarlo; Nella registrazione si sente la voce di una donna che grida: «padre, padre… chiama un’ambulanza!»

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Si tratta di una tragedia tremenda, perché un sacerdote ucciso durante il rito è raro (epperò non troppo: sono cinque i casi del solo 2026) e spaventoso.

 

Il fedele della Messa tradizionale può chiedersi tecnicamente se, tuttavia, se con il rito antico il sacerdote avrebbe potuto vedere il crocifisso cadere e magare ripararsi. Il sacerdote girato verso Dio, cioè ad orientem, come prescritto dalla Santa Messa di sempre, dà le spalle al popolo per concentrarsi sull’altare di Dio. La messa novus ordo, che è ad populum, prevede che il sacerdote dia le spalle a Dio per favorire il popolo.

 

Aggiungiamo pure che le intercessioni del popolo (la cantilena «ascoltaci o Signore…») nella Messa antica non vi sono.

 

L’idea contemplata da alcuni, quindi, è che con la Messa antica il sacerdote potrebbe forse essersi salvato – tuttavia non ci permettiamo in alcun modo di poter analizzare il disegno di Dio, anche e soprattutto quando esso è così drammatico e carico di significato.

 

Purtuttavia, possiamo dire che Renovatio 21 ha registrato, negli ultimi tre anni, altri casi infausti di sacerdoti colpiti a Messa: quelli dei «malori», puntualmente annotati nell’apposita rubrica settimanale di Renovatio 21, che hanno angosciosamente interessato tanti sacerdoti, e pure tanti fedeli. Casi meno spettacolari, ma ugualmente letali – le cui cause, pure, potrebbero essere più facilmente spiegabili.

 

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