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I sacerdoti ortodossi: scrivere «Dio» con la d minuscola è un peccato
Scrivere la parola «Dio» in minuscolo è peccaminoso e irrispettoso, hanno affermato i religiosi della Chiesa ortodossa russa, rispondendo alle nuove linee guida ortografiche emanate dalla principale autorità linguistica russa. Lo riporta la stampa russa.
In dichiarazioni rilasciate alla stampa venerdì, l’Istituto di lingua russa Vinogradov, che opera sotto l’egida dell’Accademia russa delle scienze, ha affermato che, sebbene la parola «Dio» debba essere scritta in maiuscolo nei testi religiosi, l’uso della minuscola è accettabile in espressioni quotidiane come «grazie a Dio» o «per l’amore di Dio».
In un’intervista con Abzats Media, l’arciprete Alexander Iljashenko ha sostenuto che l’uso della minuscola riflette un’influenza persistente dell’ideologia atea dell’era sovietica.
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«A mio parere, questo è un peccato, un’espressione di mancanza di rispetto e ingratitudine verso il Signore», ha detto. «È molto triste che alcuni scienziati abbiano tale opinione. Penso che sia inaccettabile».
Padre Alvian Tkhelidze, sacerdote e importante blogger religioso, ha affermato che l’uso tradizionale russo prevede l’uso delle maiuscole anche nelle frasi idiomatiche.
«Per i cristiani, dire “grazie a Dio”non è una frase fatta, ma un atto di omaggio al Creatore», ha scritto su Telegram.
Sabato, anche l’arciprete Vladimir Vigilyansky, rettore della chiesa di Santa Tatiana all’Università Statale di Mosca, aveva criticato la raccomandazione insistendo sul fatto che la parola «Dio» debba essere scritta con la maiuscola anche nelle espressioni comuni, aggiungendo che l’uso della minuscola è appropriato solo quando si fa riferimento a divinità pagane.
Alcuni scrittori russi, tra cui Fëdor Dostoevskij, utilizzarono la grafia minuscola nelle loro opere letterarie.
Anastasia Solomonova, preside della Facoltà di filologia presso l’Istituto statale di lingua russa Pushkin, ha osservato che l’uso delle lettere minuscole divenne più comune dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917, non solo a causa della propaganda atea, ma perché le autorità sovietiche non riconoscevano più il Dio cristiano come autorità suprema.
Nel 2022, il Ministero dell’Istruzione russo ha emanato delle linee guida che raccomandano l’uso della maiuscola per termini come «Dio», «Signore», «Santissima Trinità», «Spirito Santo», «Creatore», «Chiesa» e «Provvidenza» quando utilizzati in un contesto religioso.
In italiano l’uso della minuscola è comune solo quando si parla di divinità pagane, che abbondano negli studi classici dei nostri studenti, i quali affrontano la questione della divinità con disincanto e il paganesimo antico senza sapere che, come dice la Scrittura, omnes dii gentium daemonia, tutti gli dèi dei gentili sono demoni.
Lo scrivere «Dio» con la minuscola in riferimento alla divinità cristiana è invece un segno di ateismo programmatico, forse quasi estinto, ma pur sempre presente nel Paese che aveva il più grande partito comunista fuori dal blocco sovietico, con conseguente anticlericalismo tossico diffuso in diverse regioni e strati della società.
A scrivere «Dio» con la minuscola sono spesso, tuttavia, le persone che chiamano il Dalai Lama «Sua Santità», tutto maiuscolo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare
Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.
Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.
Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.
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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.
Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.
Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.
Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.
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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Profanazione in una cappella di Bari
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