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Big Pharma

I media acclamano il vaccino anti-COVID di Moderna, minimizzando i rischi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21

 

 

 

Per la seconda volta in una settimana le notizie di un «promettente» vaccino contro il COVID-19 hanno fatto volare le borse globali e scatenato una valanga di notizie positive che, per la maggior parte, hanno evitato la questione della sicurezza e della trasparenza.

 

Le notizie di un «promettente» vaccino contro il COVID-19 hanno fatto volare le borse globali e scatenato una valanga di notizie positive che, per la maggior parte, hanno evitato la questione della sicurezza e della trasparenza

Lunedì, Moderna ha annunciato che il vaccino mRNA-1273 era efficace al 94,5%, in base ai dati della terza fase della sperimentazione.

 

La scorsa settimana, Pfizer ha annunciato che le analisi preliminari alla fase 3 indicavano che il suo vaccino BNT 162b2, sviluppato in collaborazione con la tedesca BioNTech, «mostrava un’efficacia superiore al 90%».

 

Entrambi gli annunci sono stati emessi per mezzo di comunicati stampa, e nessuna delle due compagnie ha fornito i dati su cui si fondano le loro asserzioni.

 

Nessuna delle due compagnie ha fornito i dati su cui si fondano le loro asserzioni

Anche se il tasso di efficacia ha mandato in estasi Wall Street e gran parte dei media, almeno una pubblicazione, STAT, ha evidenziato quello che le compagnie non hanno divulgato: entrambe le sperimentazioni sono ancora in corso e, mentre continuano, i tassi di efficacia potrebbero abbassarsi, «come spesso accade, un vaccino può risultare meno efficace nel mondo reale rispetto al contesto delle sperimentazioni cliniche».

 

STAT ha anche notato che nessuna delle due compagnie si è pronunciata sulla durata della protezione fornita dal vaccino, somministrato in due dosi, poiché essa «può essere valutata solo nel corso del tempo su un maggior numero di vaccinati».

 

«Come spesso accade, un vaccino può risultare meno efficace nel mondo reale rispetto al contesto delle sperimentazioni cliniche»

Entrambe le compagnie farmaceutiche hanno comunicato l’intenzione di richiedere l’Emergency Use Authorization dalla Food and Drug Administration per i vaccini sperimentali, non appena soddisferanno i criteri. L’autorizzazione, che consente ai produttori di vaccini di ignorare le ispezioni standard obbligatorie su sicurezza e conformità delle strutture produttive, è un’esclusiva riservata al primo vaccino COVID approvato dalla FDA.

 

L’annuncio ha provocato un repentino aumento del valore delle compagnie in borsa. Le azioni di Moderna sono aumentate di quasi il 15% lunedì. Secondo STAT, «Ogni martedì un medico di Moderna si arricchisce di 1 milione di dollari» vendendo le sue azioni in base a una rigida tabella di scambi programmati, «che ha fruttato oltre 50 milioni di dollari dall’inizio della pandemia».

 

Le notizie di Moderna hanno anche sostenuto le azioni delle imprese che beneficiano della riapertura economica, tra cui compagnie aeree, crociere e banche.

 

Entrambe le compagnie farmaceutiche hanno comunicato l’intenzione di richiedere l’Emergency Use Authorization dalla FDA  per i vaccini sperimentali . L’autorizzazione, che consente ai produttori di vaccini di ignorare le ispezioni standard obbligatorie su sicurezza e conformità delle strutture produttive

La scorsa settimana, il CEO di Pfizer, Albert Bourla, ha sollevato un certo scetticismo quando ha venduto 5,6 milioni di dollari di azioni Pfizer lo stesso giorno in cui il produttore ha annunciato l’«efficacia del 90%».

 

Riguardo alla vendita, NPR ha affermato che fa parte di un controverso piano di compravendite di azioni «con lo scopo di tutelare i dirigenti aziendali da denunce di insider trading».

 

Il piano, che è legale ma non esente da dubbi riguardo all’abuso, consente ai principali azionisti di vendere un determinato numero di azioni in un momento preciso ed è spesso usato dai dirigenti per evitare accuse di insider trading.

 

 

Tanti elogi, poche domande

A causa di tutto il clamore mediatico che circonda la rapidità dello sviluppo dei vaccini Pfizer e Moderna, l’ingente quantità di dosi disponibili, chi saranno i primi destinatari e come il vaccino ci riporterà alla «normalità», ci sono state poche ricerche sulla sicurezza e l’efficacia provata.

«Ogni martedì un medico di Moderna si arricchisce di 1 milione di dollari» vendendo le sue azioni in base a una rigida tabella di scambi programmati, «che ha fruttato oltre 50 milioni di dollari dall’inizio della pandemia»

 

Per Mary Holland, consulente di Children’s Health Defense, è un grave errore. «Pensare che il vaccino senza licenza di Moderna, testato per meno di un anno, sia sicuro è mera utopia», afferma la Holland. «C’è un motivo per cui i produttori insistono sulla totale immunità per danni e morti da vaccino».

 

La Holland fa riferimento al fatto che i produttori di vaccini, già esentati da ogni responsabilità per i danni provocati dai vaccini dal National Childhood Vaccine Injury Act del 1986, hanno ottenuto un’ulteriore protezione dalla Dichiarazione del Public Readiness and Emergency Preparedness (PREP) per le contromisure mediche contro il COVID-19 in marzo.

 

Infatti, come puntualizza la Holland, almeno in UE, gli ufficiali si aspettano un gran numero di eventi avversi, secondo questa nota della Medical Healthcare Products Regulatory Agency che sta «urgentemente» cercando «strumenti di intelligenza artificiale (AI) per processare l’elevato numero di reazioni avverse al vaccino COVID-19…»

 

 

«Pensare che il vaccino senza licenza di Moderna, testato per meno di un anno, sia sicuro è mera utopia. C’è un motivo per cui i produttori insistono sulla totale immunità per danni e morti da vaccino»

Perché così tanti segreti?

La sicurezza e la trasparenza dei vaccini sono strettamente collegate, e Moderna ha valutazioni basse in entrambe. La compagnia, formata nel 2010 e rinominata nel 2016, non ha ancora prodotto un singolo vaccino commercializzato.

 

Ciononostante, Moderna ha potuto partecipare all’Operazione Warp Speed, partnership pubblico-privato altamente riservata, dominata da personale militare, la maggior parte del quale non ha alcuna esperienza di salute pubblica né di produzione vaccinale. La partecipazione al programma significa che i contribuenti stanno pagando una grande fetta del conto per lo sviluppo del vaccino di Moderna. Il New York Times scrive:

 

La sicurezza e la trasparenza dei vaccini sono strettamente collegate, e Moderna ha valutazioni basse in entrambe. La compagnia, formata nel 2010 e rinominata nel 2016, non ha ancora prodotto un singolo vaccino commercializzato

«Il governo degli Stati Uniti ha concesso 1 miliardo di dollari per la progettazione e la sperimentazione del vaccino Moderna. I ricercatori del National Institute of Health hanno supervisionato la ricerca, comprese le sperimentazioni cliniche. Moderna ha ricevuto anche 1,5 miliardi per 100 milioni di dosi del vaccino, se questo risulterà sicuro ed efficace».

 

Secondo Public Citizen, il National Institute of Health (NIH) possiede il 50% delle quote del vaccino mRNA-1273, il che ha permesso a Moderna di svilupparlo sotto il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) presieduto dal dr. Fauci.

 

Public Citizen ha riportato in giugno: «Moderna ha abbondantemente beneficiato del sostegno federale. Come abbiamo descritto in The People’s Vaccine, nel 2013 il governo statunitense ha concesso milioni di dollari a Moderna per sviluppare la sua tecnologia mRNA. Nel frattempo, il NIH ha sviluppato nuovi metodi per colpire la proteina spike del coronavirus. Quando il nuovo coronavirus è apparso a Wuhan, il NIH ha collaborato con Moderna per progettare e testare un vaccino. La Biomedical Advanced Research Development Authority (BARDA) ha pagato a Moderna 483 milioni di dollari per sviluppare ulteriormente il vaccino e aumentarne la produzione».

 

Nonostante tutti i soldi dei contribuenti dietro lo sviluppo del vaccino di Moderna e altri partecipanti all’operazione Warp Speed, la mancanza di trasparenza domina il programma e i contratti tra governo degli Stati Uniti e produttori.

Nonostante tutti i soldi dei contribuenti dietro lo sviluppo del vaccino di Moderna e altri partecipanti all’operazione Warp Speed, la mancanza di trasparenza domina il programma e i contratti tra governo degli Stati Uniti e produttori.

 

Ad esempio, in ottobre CHD ha parlato di un contratto tra il NIAID e il principale candidato per la produzione del vaccino, Moderna. Il contratto, ottenuto dalla giornalista Emily Kopp di Congressional Quarterly, in seguito a una richiesta al NIH come prevede il Freedom of Information Act, è stato pesantemente rielaborato, sollevando dubbi su Fauci, la trasparenza e il conflitto di interessi. Da un altro contratto del NIAID si apprende che il Pentagono è tenuto ad acquistare 500 milioni di dosi del vaccino di Moderna per 9 miliardi di dollari.

 

 

La velocità batte la sicurezza?

Analogamente al vaccino Pfizer, quello di Moderna utilizza una tecnologia basata sull’RNA messaggero (mRNA) sintetico – un tipo di manipolazione genetica mai utilizzata prima, né tantomeno provata sicura, nella produzione dei vaccini.

Analogamente al vaccino Pfizer, quello di Moderna utilizza una tecnologia basata sull’RNA messaggero (mRNA) sintetico – un tipo di manipolazione genetica mai utilizzata prima, né tantomeno provata sicura, nella produzione dei vaccini

 

Con l’operazione Warp Speed, i produttori di vaccini stanno accelerando questa tecnologia mai testata per commercializzarla in tempi record.

 

Horizon, il magazine sulla ricerca e l’innovazione dell’UE, spiega il funzionamento:

 

«Per produrre un vaccino mRNA, gli scienziati fabbricano una versione sintetica del mRNA che il virus usa per costruire le sue proteine infettive. Questo mRNA viene rilasciato nel corpo umano, dove le cellule leggono le istruzioni per costruire la proteina virale, quindi è il corpo umano stesso che crea le molecole del virus. Queste proteine sono isolate, pertanto non si possono assemblare per creare il virus. Il sistema immunitario, allora, riconosce queste proteine virali e inizia a produrre la risposta immunitaria».

Non essendoci vaccini mRNA in uso, è impossibile prevedere le conseguenze a lungo termine o quali danni possano derivare da essi.

 

Non essendoci vaccini mRNA in uso, è impossibile prevedere le conseguenze a lungo termine o quali danni possano derivare da essi.

 

Tal Brosh, direttore dell’Infectious Disease Unit del Samson Assunta Ashdod Hospital, ha dichiarato al Jerusalem Post che il vaccino mRNA porta con sé «rischi unici e sconosciuti», tra cui reazioni infiammatorie locali e sistemiche che possono generare malattie autoimmuni.

 

Il Jerusalem Post ha anche citato un articolo pubblicato dal National Center for Biotechnology Information, una divisione del NIH, in cui si legge che altri rischi associati al vaccino mRNA comprendono la bio-distribuzione e la persistenza di espressioni immunogeniche indotte, possibile sviluppo di autoanticorpi ed effetti nocivi sui nucleotidi estranei e sulle componenti del sistema di rilascio.

 

Nel rapporto del lunedì sul vaccino Moderna è stato omesso un altro potenziale rischio legato al vaccino mRNA-1273: il «sistema di rilascio» del vaccino si basa su una nanoparticella contenente glicole polietilenico (PEG). Circa 7 americani su 10 potrebbero già essere sensibilizzati al PEG, che significherebbe una ridotta efficacia del vaccino e un aumento degli effetti avversi.

Tal Brosh, direttore dell’Infectious Disease Unit del Samson Assunta Ashdod Hospital, ha dichiarato al Jerusalem Post che il vaccino mRNA porta con sé «rischi unici e sconosciuti», tra cui reazioni infiammatorie locali e sistemiche che possono generare malattie autoimmuni.

 

Per Moderna non è una novità. In una dichiarazione del 2018 alla U. S. Securities and Exchange Commission, la casa farmaceutica ha ammesso davanti agli investitori che l’uso di PEG nei vaccini «può causare eventi avversi significativi in una o più sperimentazioni cliniche».

 

A giugno 2020, CHD ha raccontato la storia di Ian Haydon, uno dei 15 volontari della sperimentazione nel gruppo di alto dosaggio del vaccino di Moderna.

 

In 45 giorni, tre partecipanti – il 20% dei volontari, incluso Haydon – hanno riferito eventi avversi «gravi», stando ai comunicati stampa di Moderna, cioè hanno richiesto ricovero ospedaliero o intervento medico. Meno di 12 ore dopo il vaccino, Haydon ha accusato dolori muscolari, vomito, febbre a 39,5° e perdita di conoscenza. Il supervisore di Moderna gli ha suggerito di contattare il 911 e Haydon ha dichiarato di «non essersi mai sentito così male in vita sua». Moderna ha fatto credere a Haydon, selezionato per il suo «stato di salute ottimale», che la sua condizione era dovuta a una sfortunata coincidenza non collegata all’iniezione. Moderna non gli ha mai comunicato che si trattava di un effetto indesiderato.

In una dichiarazione del 2018 alla U. S. Securities and Exchange Commission, la casa farmaceutica ha ammesso davanti agli investitori che l’uso di PEG nei vaccini «può causare eventi avversi significativi in una o più sperimentazioni cliniche»

 

In agosto, CHD ha inviato lettere al dr. Jerry Menikoff, direttore dell’Office for Human Research Protections, al Ministero della Sanità e al dr. Fauci, in qualità di direttore del NIAID, in cui si elencavano le preoccupazioni riguardanti l’uso del PEG nel vaccino mRNA-1273 di Moderna.

 

Nella lettera a Menikoff, CHD ha evidenziato come l’utilizzo di PEG in vaccini e farmaci sia estremamente controverso a causa di reazioni immunitarie avverse legate al PEG, tra cui anafilassi letale.

 

Nella lettera a Fauci, CHD lo ha sollecitato a chiedere a Moderna di informare i partecipanti alla sperimentazione dei rischi collegati al PEG nel «vaccino mRNA-1273 finanziato dal NIAID».

 

In 45 giorni, tre partecipanti – il 20% dei volontari, incluso Haydon – hanno riferito eventi avversi «gravi», stando ai comunicati stampa di Moderna, cioè hanno richiesto ricovero ospedaliero o intervento medico

Mentre le settimane passano e si moltiplicano le notizie sull’avvento del vaccino contro il COVID, forse i principali media esporranno anche i rischi della mancanza di trasparenza intorno ai vaccini, oltre a concentrarsi sui potenziali benefici.

 

 

Il Team di Children’s Health Defense

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

© 17 novembre 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Big Pharma e violenza: aziende farmaceutiche accusate di finanziare il terrorismo in Iraq

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Il 4 gennaio una giuria di tre giudici ha rilanciato una causa contro cinque società farmaceutiche accusate di aver contribuito a finanziare attacchi terroristici contro membri del servizio militare statunitense in Iraq durante la «Guerra al terrore».

 

 

Una causa del 2017 secondo cui cinque società farmaceutiche avrebbero contribuito a finanziare attacchi terroristici contro membri del servizio militare statunitense e altri americani in Iraq durante la «Guerra al terrorismo» è stata reintegrata all’unanimità e rinviata a giudizio da una giuria di tre giudici della Corte d’Appello di Washington D.C.

 

La causa contro le cinque società in questione – Pfizer, AstraZeneca, Johnson & Johnson, Roche e GE Healthcare – è stata archiviata nel luglio 2020 da un tribunale distrettuale federale di Washington D.C. prima di essere reintegrata la scorsa settimana.

 

La causa sostiene che le cinque società hanno regolarmente pagato tangenti, inclusi farmaci e dispositivi medici gratuiti, a funzionari del Ministero della Salute iracheno tra il 2005 e il 2011, nei loro sforzi per assicurarsi contratti farmaceutici.

 

A sua volta, la causa sostiene che i contratti di queste società con il ministero della salute iracheno hanno aiutato a «finanziare il terrorismo» perpetrato da una milizia sciita che ha ucciso gli americani in quel periodo.

 

La milizia in questione, Jaysh al-Mahdi, o «l’esercito del Mahdi», manteneva il controllo del ministero della salute in quel momento.

 

La causa emendata è stata intentata per conto di 395 americani che sono stati uccisi o feriti in Iraq durante il periodo di sei anni.

 

I querelanti chiedono il risarcimento dei danni ai sensi della legge federale antiterrorismo (ATA), che afferma che i querelanti devono dimostrare che gli attacchi terroristici sono stati condotti da un’organizzazione formalmente designata come gruppo terroristico dal governo degli Stati Uniti.

 

Sebbene l’Esercito del Mahdi non sia stato formalmente classificato come un gruppo terroristico, la causa sostiene che gli attacchi dell’esercito in Iraq sono stati «pianificati e organizzati» da Hezbollah, che gli Stati Uniti nel 1997 hanno etichettato come un gruppo terroristico.

 

La causa iniziale ha anche portato a un’indagine sulle società farmaceutiche da parte del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti (DOJ), nel 2018.

 

 

Una presunta rete di corruzione e tangenti

Le accuse avanzate nella causa si basano su informazioni fornite da 12 testimoni riservati, rapporti pubblici e privati, contratti, comunicazioni e-mail e documenti pubblicati da WikiLeaks.

 

Sono incluse nella causa 27 pagine di morti e feriti dettagliati subiti da membri del servizio militare statunitense negli attacchi dell’Esercito del Mahdi tra il 2005 e il 2009 e affermazioni di dolore e sofferenza presentate dai loro familiari e parenti.

 

Una delle basi principali della causa riguarda le tangenti e le tangenti che le cinque società citate nella causa avrebbero fornito ai terroristi che hanno controllato il ministero della salute iracheno tra il 2005 e il 2011.

 

La causa sostiene che le cinque società hanno ottenuto contratti con il ministero attraverso i pagamenti illeciti, che sono stati poi utilizzati per «aiutare e favorire» gli attacchi terroristici contro gli americani.

La causa sostiene che le cinque società hanno ottenuto contratti con il ministero attraverso i pagamenti illeciti, che sono stati poi utilizzati per «aiutare e favorire» gli attacchi terroristici contro gli americani.

 

L’argomento centrale avanzato nella causa originale è che le società dovevano essere consapevoli del fatto che il ministero della salute iracheno operava come un’organizzazione terroristica de facto, e questa consapevolezza avrebbe dovuto portare a un’insistenza, da parte delle cinque società, sul fatto che qualsiasi contratto con il ministero essere strutturato per riflettere questa conoscenza e per proteggersi da potenziali corruzione e uso improprio dei fondi.

 

Questo punto è cruciale, poiché è illegale secondo la legge statunitense finanziare consapevolmente gruppi terroristici.

 

All’indomani dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003, il budget degli appalti per il ministero della Salute iracheno è salito alle stelle, da 16 milioni di dollari nel 2003 a circa 1 miliardo di dollari nel 2004, grazie all’assistenza finanziaria degli Stati Uniti.

 

È stato nel 2004, secondo la causa, che l’esercito del Mahdi ha preso il controllo del ministero della salute iracheno, in un momento in cui varie fazioni politiche nel Paese hanno assunto i ministeri del governo mentre gli Stati Uniti hanno devoluto il potere agli iracheni.

 

Dopo aver rilevato il ministero, l’esercito del Mahdi lo avrebbe utilizzato come veicolo per finanziare atti terroristici, utilizzando agenti locali per fornire tangenti ai terroristi sul campo e vendendo forniture mediche «in nero» sul mercato nero, per finanziare ulteriormente il terrorismo operazioni.

 

In effetti, si dice che molti dei funzionari impiegati nel ministero all’epoca nella causa fossero membri di alto livello dell’esercito del Mahdi. Questo gruppo ha mantenuto roccaforti in alcune parti della capitale irachena Baghdad e nel sud del paese, in lizza per il controllo di città come Bassora e Amara.

 

L’esercito del Mahdi, a sua volta, era fedele a Moktada al-Sadr, una figura politica descritta dal New York Times come un religioso «agitatore» che gestiva squadroni della morte prendendo di mira sunniti iracheni e americani.

 

Il gruppo è emerso nel 2003, in seguito al rovesciamento di Saddam Hussein, operando come garante della sicurezza nei quartieri dominati da al-Sadr. Nel 2004, l’esercito del Mahdi ha combattuto le forze statunitensi a Najaf e Sadr City.

 

Secondo la causa, le compagnie farmaceutiche hanno sostenuto finanziariamente l’esercito del Mahdi in due modi. Un modo era attraverso tangenti che venivano pagate sotto forma di «sconti» – offerti dalle società non attraverso prezzi ridotti, ma attraverso la fornitura di beni medici «gratuiti», spesso pari al 20% del valore totale del contrarre.

 

Queste tangenti, sostiene la causa, ammontavano a milioni di dollari all’anno. Si noti che questa forma di corruzione è comune in Medio Oriente perché, a differenza dei trasferimenti diretti di denaro, le aziende possono affermare che questi beni «gratuiti» erano contributi «di beneficenza», nel caso in cui tali transazioni venissero scoperte.

 

Un altro presunto mezzo di sostegno finanziario da parte delle cinque società è stato l’assunzione di intermediari locali per registrare le loro società, ricevere l’approvazione del governo per l’uso dei loro prodotti a livello nazionale e negoziare contratti.

 

La causa descrive i pagamenti effettuati a questi intermediari come «tangenti sottilmente mascherate».

 

Tra il 2004 e il 2013, le società in questione avrebbero anche gestito un «fondo nero», con il pretesto di pagare l’assistenza post-vendita e altri servizi relativi ai prodotti che vendevano.

 

Questi servizi erano «illusori» e i fondi sono andati invece nelle tasche di funzionari corrotti del ministero della salute e agenti locali, affermano i querelanti.

 

Le merci che si dice siano state vendute al ministero della salute iracheno durante questo periodo includono macchine per elettrocardiogramma GE; cateteri Johnson & Johnson e farmaci antiepilettici; Depo-Provera, un contraccettivo prodotto da Pfizer ; Seroquel, un farmaco antipsicotico prodotto da AstraZeneca; e Herceptin, un farmaco contro il cancro al seno prodotto da Roche.

 

Come risultato delle «commissioni» e dei beni «gratuiti» forniti ai membri dell’Esercito del Mahdi, la milizia divenne nota tra i funzionari statunitensi come «l’esercito delle pillole», poiché i suoi combattenti ricevevano spesso farmaci da prescrizione come medicinali. Questi farmaci potrebbero quindi essere stati rivenduti.

 

Una bozza di rapporto dell’agosto 2007 preparata dall’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad accusava il ministero della salute iracheno di «gestire uno schema di diversione farmaceutica» e di operare «apertamente sotto il controllo dell’Esercito del Mahdi».

 

 

Il denaro farmaceutico ha finanziato atti violenti contro gli americani

La causa sostiene che le tangenti hanno facilitato l’acquisizione di armi da parte dell’esercito del Mahdi, nonché l’addestramento e il supporto logistico.

 

In effetti, la causa afferma che il ministero della salute iracheno e l’Esercito del Mahdi erano, all’epoca, essenzialmente intercambiabili e, alla fine del 2004, il ministero era troppo pericoloso per l’ingresso degli americani e «funzionava più come un apparato terroristico che come un’organizzazione sanitaria», con il quartier generale, così come gli ospedali, tappezzati di manifesti di al-Sadr con didascalie con slogan che dichiaravano «morte all’America».

 

Si dice che ospedali e ambulanze siano stati utilizzati come parte degli atti terroristici perpetrati dall’esercito del Mahdi, mentre si dice che il ministero abbia impiegato circa 15.000 uomini armati conosciuti come il «Servizio di protezione delle strutture», utilizzando forniture del ministero, come veicoli e divise, per terrorismo e altre attività criminali, compreso il sequestro di persona.

 

Numerosi incidenti di questo tipo sono descritti in dettaglio nella causa.

 

In aprile 2006 , per esempio, le forze Usa hanno arrestato sette guardie del corpo del ministro della salute allora Ali al-Shemari dopo un funzionario della sanità sunnita entrato al ministero con il pretesto di essere intervistato per un posto ministeriale, per non essere mai più visto.

 

I rapimenti di massa ripetuti a Baghdad nel 2006-2007 sono stati attribuiti anche al «Servizio di protezione delle strutture», con vittime spesso portate nel seminterrato del ministero della salute per torture e, talvolta, omicidi.

 

Anche l’allora viceministro della sanità, Hakim al-Zamili, era stato arrestato dalle truppe statunitensi, accusato della scomparsa di un altro viceministro, Ammar al-Saffar, il cui corpo non è mai stato ritrovato.

 

Un rapporto della società di intelligence globale Stratfor ha accusato al-Zamili di «vendere servizi sanitari e attrezzature in cambio di milioni di dollari che in seguito ha incanalato alle milizie sciite».

 

In altri incidenti, i colpi di mortaio sono stati sparati contro le forze americane e nei quartieri sunniti, direttamente dal tetto del ministero della Salute.

 

La violenza originata dal ministero della Salute è stata tale che un cablogramma del Dipartimento di Stato del 2006 disponibile su WikiLeaks lo ha descritto come «il Ministero dei trasporti di armi».

 

Nel ripristinare la causa, i giudici del circuito di Washington D.C. hanno osservato:

 

«La denuncia descrive come Jaysh al-Mahdi controllava il ministero e lo usava come quartier generale dei terroristi».

 

«Accettando queste accuse, i rapporti degli imputati con il ministero equivalevano a trattare direttamente con l’organizzazione terroristica. Il ministero non è stato quindi un intermediario indipendente che ha spezzato la catena del nesso di causalità, ma una copertura per Jaysh al-Mahdi».

 

 

Le aziende farmaceutiche dovranno rispondere alla causa reintegrata

La causa è stata intentata a seguito di un’indagine degli studi legali di Washington D.C., Sparciano & Andreson e Kellogg, Hasen, Todd, Figel & Frederick.

 

Nella causa, le aziende affermano che le cinque società citate erano consapevoli che le loro pratiche commerciali erano inappropriate e potenzialmente illegali, sulla base di accordi raggiunti in precedenza per accuse precedenti in cui tattiche identiche e persino alcuni degli stessi intermediari erano stati utilizzati come parte del programma Oil-for-food delle Nazioni Unite prima dell’invasione dell’Iraq del 2003.

 

Dopo il ripristino della querela, le società in questione hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui negano ogni illecito.

 

Nel 2018, il Dipartimento della Giustizia USA ha avviato un’indagine separata contro le società, che è emersa quando AstraZeneca ha menzionato la causa in un deposito di documenti di sicurezza del 2018.

 

Anche Pfizer, Roche e Johnson & Johnson hanno riconosciuto l’indagine nei documenti della SEC quell’anno.

 

Non è chiaro quale sia lo stato attuale dell’indagine del Dipartimento della Giustizia, o perché la causa sia stata ripristinata, un anno e mezzo dopo il suo rigetto iniziale.

 

Gli insediamenti nei casi di presunta corruzione all’estero non sono nuovi per almeno alcune delle società citate nella causa.

 

Ad esempio, nel 2011, Johnson & Johnson ha accettato un accordo di 70 milioni di dollari derivante da accuse civili e penali secondo cui le sue sussidiarie avevano pagato tangenti a funzionari in Paesi come Grecia, Polonia e Romania e come parte del programma Oil-for-food iracheno.

 

E nel 2010, GE ha pagato una transazione superiore a 23 milioni di dollari per saldare le spese riscosse dalla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti, sostenendo che la società ha pagato tangenti nel programma Oil-for-food.

 

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

 

© 10 gennaio 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

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Pfizer testerà il terzo vaccino contro il COVID in bambini sotto i 5 anni dopo che le due dosi non sono state all’altezza

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

Pfizer e BioNTech amplieranno la loro sperimentazione clinica per includere una terza dose del loro vaccino COVID su neonati e bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni dopo che la società ha affermato che due dosi non sono riuscite a innescare una risposta immunitaria sufficiente nei bambini di età compresa tra 2 e 5 anni.

 

 

 

Pfizer e Biontech metterà alla prova una terza dose del loro vaccino COVID su neonati e bambini da 6 mesi a 5 anni dopo che la società ha detto che due dosi non sono riusciti a innescare una risposta immunitaria sufficiente da 2 a 5 anni di età. 

 

Le società hanno dichiarato il 17 dicembre di aver modificato la loro sperimentazione clinica per includere una terza iniezione per la fascia di età almeno due mesi dopo il regime iniziale a due dosi.

 

Le aziende hanno testato una dose di 3 microgrammi del vaccino, un decimo della dose per adulti, in bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni.

Le aziende hanno testato una dose di 3 microgrammi del vaccino, un decimo della dose per adulti, in bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni.

 

Dopo due dosi, i bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni hanno prodotto una risposta immunitaria paragonabile a persone di età compresa tra 16 e 25 anni, ma non i bambini di età compresa tra 2 e 5 anni. «Lo studio ora includerà la valutazione di una terza dose di 3 [microgrammi] almeno due mesi dopo la seconda dose della serie a due dosi per fornire alti livelli di protezione in questa giovane fascia di età», hanno affermato le società in un comunicato stampa.

In una teleconferenza con investitori e analisti lo scorso 17 dicembre, Kathrin Jansen, capo della ricerca sui vaccini di Pfizer, ha affermato che se la strategia rivista funziona, «avremmo un approccio coerente al vaccino a tre dosi per tutte le età».

 

Se tre dosi innescano una risposta immunitaria sufficiente, le aziende prevedono di presentare i dati alle autorità di regolamentazione nella prima metà dell’anno, secondo quanto riportato dal Washington Post.

 

Secondo il comunicato stampa di Pfizer , lo studio di fase 1/2/3 ha inizialmente arruolato fino a 4.500 bambini di età compresa tra 6 mesi e meno di 12 anni negli Stati Uniti, Finlandia, Polonia e Spagna provenienti da oltre 90 centri di sperimentazione clinica

«È importante notare che non si prevede che questo adeguamento modificherà in modo significativo le nostre aspettative di richiedere l’ autorizzazione all’uso di emergenza e le approvazioni condizionali nel secondo trimestre del 2022», ha affermato Jansen.

 

«Penso che una terza dose darà una bella spinta, e onestamente, questo è davvero eccitante – come sappiamo dai dati degli adulti, tre dosi sono probabilmente meglio per Omicron», ha dichiarato al Washington Post  il dott. Kawsar Talaat, uno dei principali ricercatori del reparto pediatrico Pfizer processo e medico presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health. «E penso che sarà utile avere dati simili per i bambini».

Secondo il comunicato stampa di Pfizer lo studio di fase 1/2/3 ha inizialmente arruolato fino a 4.500 bambini di età compresa tra 6 mesi e meno di 12 anni negli Stati Uniti, Finlandia, Polonia e Spagna provenienti da oltre 90 centri di sperimentazione clinica.

 

Pfizer ha affermato che il suo studio è stato progettato per valutare la sicurezza, la tollerabilità e l’immunogenicità del vaccino Pfizer-BioNTech su un programma a due dosi in tre gruppi di età: dai 5 ai 12 anni, dai 2 ai 5 anni e dai 6 mesi ai meno 2 anni.

 

Lo studio ha arruolato bambini con o senza precedenti prove di infezione da SARS-CoV-2, nonostante più di 140 studi dimostrano che l’immunità naturale derivata da una precedente infezione da SARS-CoV-2 è di lunga durata, robusta e durevole

Lo studio ha arruolato bambini con o senza precedenti prove di infezione da SARS-CoV-2, nonostante più di 140 studi dimostrano che l’immunità naturale derivata da una precedente infezione da SARS-CoV-2 è di lunga durata, robusta e durevole. 

 

Le aziende stanno anche testando una terza dose in bambini di età compresa tra 5 e 11 anni e una terza dose per adolescenti tra i 12 e i 17 anni.

 

Pfizer-BioNTech ha affermato che la loro decisione è stata informata confrontando la risposta immunitaria nei bambini più piccoli con gli adolescenti più grandi e i giovani e  dai dati emergenti – prodotti da Pfizer – per i quali tre dosi sono più protettive contro varianti come Omicron.

 

I dati più recenti della People’s Vaccine Alliance rivelano che Pfizer, BioNTech e Moderna stanno realizzando profitti combinati di  65.000 dollari ogni minuto, o 93,5 milioni di dollari al giorno.

 

I dati più recenti della People’s Vaccine Alliance rivelano che Pfizer, BioNTech e Moderna stanno realizzando profitti combinati di  65.000 dollari ogni minuto, o 93,5 milioni di dollari al giorno

Nella sua dichiarazione finanziaria del terzo trimestre, Pfizer prevede 36 miliardi di dollari di entrate da vaccini per il 2021, sebbene l’utile lordo dalle entrate sia diviso 50/50 con BioNTech.

Durante una relazione sui profitti febbraio, il CEO di Pfizer Albert Bourla ha assicurato agli investitori che con l’attenuazione della domanda iniziale per il suo vaccino COVID, la società potrebbe realizzare profitti significativi applicando prezzi più elevati e implementando dosi di richiamo di routine per nuove varianti del virus.

 

Durante la Barclays Global Health Conference di marzo, il CFO Frank D’Amelio ha affermato che la società non vede la vaccinazione come un evento una tantum, ma «come qualcosa che continuerà per il prossimo futuro».

 

 

Megan Redshaw

 

 

© 20 dicembre 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

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Big Pharma

La FDA ora dice che ci vorranno 75 anni per rendere pubblici i dati clinici Pfizer

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La Food and Drug Administration (FDA), cioè l’ente preposto alla regolazione dei farmaci negli Stati Uniti ha annunciato che ici vorranno 75 anni per rendere pubblici i dati clinici sul vaccino COVID-19 di Pfizer.

 

Dopo aver elaborato 12.000 pagine sul processo di approvazione del vaccino nell’arco di due mesi, l’agenzia ora afferma che sarà in grado di rilasciare solo 500 pagine al mese in futuro, riporta Summit News.

 

Avendo già affermato che ci vorranno 55 anni per rilasciare i dati completi, tale stima è stata ora estesa di due decenni.

 

«È difficile immaginare una maggiore necessità di trasparenza rispetto alla divulgazione immediata dei documenti su cui si basa la FDA per autorizzare un prodotto che ora viene richiesto a oltre 100 milioni di americani, pena la perdita della carriera, del reddito, dello status di servizio militare, e molto peggio»

Avvocati che rappresentano il gruppo di medici Public Health e Medical Professionals hanno domandato di sapere perché la FDA ha impiegato solo 108 giorni per studiare i documenti di Pfizer, ma ci vorranno 20.000 giorni per rendere pubblici gli stessi documenti.

 

La FDA afferma di non avere risorse sufficienti per accelerare il processo e che dedicare più tempo al problema sottrarrebbe energie ad  altre richieste basate sul Freedom of Information Act (FOIA), la normativa che garantisce al cittadino americano diritto di accesso alle informazioni in possesso del governo USA.

 

L’avvocato Aaron Siri ha descritto il comportamento dell’agenzia come «distopico», chiedendosi come il governo possa finanziare una Big Pharma per un importo di miliardi, proteggerli da azioni legali e quindi negare al pubblico americano 451.000 documenti su uno farmaco che l’amministrazione Biden, come tanti altri governi nel mondo, sta cercando di rendere obbligatorio.

 

«Dato che Pfizer sta già lavorando a nuovi vaccini e nuove iniezioni di richiamo per combattere la prossima variante e poi la prossima pandemia, la totalità dei dati probabilmente non sarà disponibile prima che il Sole esploderà e spazzerà via il pianeta Terra, che dovrebbe accadere in circa 10 miliardi di anni»

«L’intero scopo del FOIA è garantire la trasparenza del governo», hanno scritto l’avvocato Siri, riportato dall’agenzia Reuters. «È difficile immaginare una maggiore necessità di trasparenza rispetto alla divulgazione immediata dei documenti su cui si basa la FDA per autorizzare un prodotto che ora viene richiesto a oltre 100 milioni di americani, pena la perdita della carriera, del reddito, dello status di servizio militare, e molto peggio».

 

«Dato che Pfizer sta già lavorando a nuovi vaccini e nuove iniezioni di richiamo per combattere la prossima variante e poi la prossima pandemia, la totalità dei dati probabilmente non sarà disponibile prima che il Sole esploderà e spazzerà via il pianeta Terra, che dovrebbe accadere in circa 10 miliardi di anni» scrive Paul Watson.

 

 

 

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