Geopolitica
I 5 punti salienti del discorso di Putin
Il discorso alla nazione di questa mattina del presidente russo Vladimir Putin si è concentrato su una serie di questioni urgenti legate alla posizione dell’Occidente sulla Russia e sull’operazione militare speciale in corso di Mosca in Ucraina. Riportiamo i punti salienti secondo il sito russo Sputnik.
«L’Occidente vuole distruggere la Russia»
Putin ha sottolineato che l’attuale obiettivo dell’Occidente è distruggere la Russia, poiché i poteri occidentali affermano apertamente che sono riusciti a far crollare l’URSS e ora è il momento della Russia.
«Lo scopo di questo Occidente è indebolire, dividere e infine distruggere il nostro Paese. Stanno già dicendo direttamente che nel 1991 sono stati in grado di dividere l’Unione Sovietica, e ora è giunto il momento per la Russia stessa e che dovrebbe disintegrarsi in molte regioni in guerra mortale», ha sottolineato il presidente russo.
Secondo Putin tali piani sono stati elaborati in Occidente per molto tempo, poiché incoraggiavano bande di terroristi internazionali nel Caucaso, promuovevano l’installazione di infrastrutture offensive della NATO vicino ai confini della Russia e facevano della russofobia totale la loro arma.
Putin ha affermato che le élite occidentali stanno prendendo di mira la Russia con la loro politica aggressiva per mantenere il loro dominio.
«[Parliamo] della politica aggressiva di un certo numero di élite occidentali, che stanno lottando con tutte le loro forze per mantenere il loro dominio, e per questo scopo stanno cercando di bloccare o sopprimere qualsiasi centro di sviluppo sovrano e indipendente al fine di favorire ulteriormente imporre brutalmente la loro volontà ad altri Paesi e nazioni, per imporre i loro falsi valori», secondo il presidente russo.
L’Occidente ha «oltrepassato ogni linea» nella sua politica anti-russa
Putin ha anche affermato che l’Occidente «ha superato ogni limite nella sua politica aggressiva anti-russa», aggiungendo che «sentiamo costantemente minacce contro il nostro Paese e il nostro popolo».
«Alcuni politici irresponsabili in Occidente parlano di piani per organizzare la fornitura di armi offensive a lungo raggio all’Ucraina, sistemi in grado di lanciare attacchi contro la Crimea e altre regioni della Russia».
Secondo il presidente russo, tali attacchi, compresi quelli che utilizzano armi occidentali, sono già in corso negli insediamenti nelle regioni russe di Belgorod e Kursk.
«In tempo reale, la NATO effettua ricognizioni in tutte le aree meridionali della Russia, utilizzando sistemi moderni, aerei, navi, satelliti e droni strategici», ha affermato Putin.
Mobilitazione parziale in Russia
Putin ha annunciato di aver firmato un decreto sulla mobilitazione parziale in Russia, alla luce degli ultimi sviluppi in Donbass.
«In questa situazione, ritengo necessario prendere le seguenti decisioni, pienamente adeguate alle minacce che dobbiamo affrontare. Vale a dire: per proteggere la nostra Patria, la sua sovranità e integrità territoriale, per garantire la sicurezza del nostro popolo e del popolo nei territori liberati, ritengo necessario sostenere la proposta del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore Generale sulla conduzione di una mobilitazione parziale in Russia », ha detto il presidente russo.
Ha aggiunto che la mobilitazione inizierà mercoledì, rilevando che solo i riservisti saranno soggetti alla leva, in primis quelli che hanno esperienza e professioni militari rilevanti.
La Russia contribuirà a mantenere la sicurezza ai referendum nel Donbass
Il presidente russo ha anche affermato che la Russia farà di tutto per garantire la sicurezza ai prossimi referendum di autodeterminazione in Donbass e in altre regioni ucraine che si sono appellati a Mosca, chiedendo il suo sostegno.
«I parlamenti delle repubbliche popolari del Donbass e le amministrazioni civile-militari delle regioni di Kherson e Zaporiggia hanno deciso di indire i referendum sul destino di questi territori e si sono appellati alla Russia, chiedendo di sostenere questo passo. Sottolineo che lo faremo fare di tutto per garantire la sicurezza ai referendum affinché le persone esprimano la loro volontà», ha sottolineato Putin.
Putin ha anche fatto riferimento alla «politica di intimidazione, terrore e violenza» perseguita da Kiev nei confronti dei residenti del Donbass, una politica che secondo Putin diventa «più massiccia, terribile e barbara».
Il presidente della Federazione Russa ha osservato che il regime di repressione di Kiev contro i propri cittadini stabilito poco dopo il colpo di stato armato del 2014 era stato rafforzato in tutta l’Ucraina.
Putin ha sottolineato di sapere che «la maggioranza delle persone che vivono nei territori liberati dai neonazisti, comprese in primis le terre storiche della Novorossija, non vogliono essere sotto il giogo del regime neonazista».
«A Zaporiggia, nella regione di Kherson, così come a Lugansk e Donetsk, le persone hanno visto e stanno assistendo alle atrocità che i neonazisti conducono nelle aree occupate della regione di Kharkov. Gli eredi di Bandera e i punitori nazisti uccidono persone, torturano, le gettano in prigione, regolano conti, reprimono, maltrattano i civili», ha affermato il presidente russo.
Ha aggiunto che fino a 7,5 milioni di persone vivevano nelle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk (DPR) e (LPR), nonché nelle regioni di Zaporiggia e Kherson prima dello scoppio delle ostilità.
«Molti di loro sono stati costretti a diventare profughi e ad abbandonare le proprie case. Coloro che sono rimasti – circa 5 milioni di persone – oggi sono sottoposti a continui lanci di artiglieria e razzi da parte di militanti neonazisti, che colpiscono ospedali e scuole e organizzano attacchi terroristici contro i civili. Non abbiamo alcun diritto morale di consegnare le persone a noi vicine affinché vengano fatte a pezzi dai carnefici e non possiamo che rispondere al loro sincero desiderio di determinare il proprio destino», ha sottolineato Putin.
Le forze armate russe agiscono «con competenza» in Ucraina
Toccando l’operazione militare speciale in corso della Russia in Ucraina, Putin ha affermato che le forze russe stanno agendo con competenza, liberando il territorio passo dopo passo.
Il presidente ha notato che la Repubblica popolare di Lugansk era già stata quasi completamente ripulita dai neonazisti e che sono in corso combattimenti nella Repubblica popolare di Donetsk.
«Il regime di occupazione di Kiev ha creato una linea profondamente scaglionata di fortificazioni a lungo termine. Assaltarli direttamente avrebbe comportato pesanti perdite, motivo per cui le nostre unità, così come quelle delle repubbliche del Donbass, agiscono con competenza e utilizzano i militari per proteggere il personale. Loro, passo dopo passo, stanno liberando la terra di Donetsk, liberando città e paesi dai neonazisti e aiutando le persone che il regime di Kiev ha trasformato in ostaggi e in scudi umani», ha detto Putin.
Il presidente russo ha sottolineato che l’obiettivo principale dell’operazione speciale russa in Ucraina rimane la liberazione del Donbass.
Geopolitica
Ben Gvir chiede di strappare le Isole Falkland a Londra e di cederle all’Argentina
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto che le Isole Falkland (Isole Malvinas) vengano strappate al Regno Unito e cedute all’Argentina.
«È ora che lo Stato di Israele riconosca pubblicamente che le Isole Malvinas sono territorio argentino occupato, che gli inglesi sottraggono violentemente al popolo argentino. Gli inglesi non si accontentano della semplice occupazione del territorio; vi effettuano anche trivellazioni petrolifere, derubando il popolo argentino del denaro ricavato».
«Chiedo al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di riconoscere la sovranità dell’Argentina sulle Isole Malvinas e di imporre sanzioni alla Gran Bretagna finché l’occupazione persisterà».
Es hora de que el Estado de Israel reconozca públicamente que las Islas Malvinas son territorio argentino ocupado, que los británicos le roban violentamente al pueblo argentino. Los británicos no solo se conforman con ocupar el territorio, sino que también realizan allí…
— איתמר בן גביר (@itamarbengvir) September 7, 2026
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Londra controllava l’arcipelago dal 1833. Nel 1982 l’Argentina invase le Falkland, ma fu sconfitta dall’esercito britannico.
È chiaro che il Ben Gvirro si sta esprimendo a sostegno del suo alleato sionista, il presidente argentino Javier Milei, esortandolo ad espandere il proprio territorio. Israele stesso sta attivamente lavorando per espandere il proprio territorio attraverso conquiste, nell’ambito del progetto della Grande Israele. Non solo: voci consistenti parlano di interessi israeliani nell’acquisto di vastissimi terreni in Patagonia.
Va detto che il governo dell’Argentina ha avviato una denuncia penale e sanzioni contro la compagnia petrolifera israeliana Navitas Petroleum per le sue attività di esplorazione e trivellazione nella zona delle Falklandsenza l’autorizzazione di Buenos Aires. La vicenda rappresenta un delicato caso geopolitico che mette a dura prova l’asse diplomatico tra il presidente argentino Javier Milei e lo Stato d’Israele.
«Il governo sostiene che le società abbiano violato la legge argentina detenendo licenze di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi rilasciate dalla Gran Bretagna nel bacino delle Falkland settentrionali. La denuncia si baserebbe sulla legislazione vigente in materia di progetti petroliferi e del gas in aree rivendicate dall’Argentina. Non è chiaro se un tribunale abbia deciso di avviare un’indagine sulla denuncia del governo», ha riferito l’agenzia Reuters martedì.
«La denuncia penale inasprisce una disputa di lunga data sulla sovranità tra Argentina e Gran Bretagna per le Falkland e potrebbe mettere alla prova la capacità di Buenos Aires di utilizzare il proprio sistema legale per ostacolare un importante progetto petrolifero offshore sostenuto da investitori stranieri e autorizzato da un territorio britannico autonomo».
Mentre Israele appoggia le nazioni che lo sostengono apertamente, come l’Argentina , si scaglia contro le nazioni e le regioni che non lo fanno.
La scorsa settimana il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo in guardia tutta l’Europa dal partecipare alla guerra contro l’Iran, nella quale lo Stato ebraico ha trascinato con successo gli Stati Uniti .
NETANYAHU PUTS ALL OF EUROPE ON NOTICE for not joining the war on Iran.
“Israel will not forget what you did to us in the holocaust.”
Remember the leadership of Israel sees Europe, the United States and the west in general as the new Rome that must pay for the destruction of… pic.twitter.com/UFWkXb8Sex
— Alex Jones (@RealAlexJones) September 1, 2026
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I vertici israeliani sono stati accusati pure di aver ingegnerizzato, forse con l’ausilio di alleati all’interno della politica statunitense, l’invasione degli immigrati a Ceuta, che ha registrato messaggi aperti di soddisfazione da parte di funzionari israeliani che hanno ricordato l’ostilità di Madrid verso le politiche israeliane recenti.
Come riportato da Renovatio 21, l’asse tra l’Argentina di Milei, che è circondato da rabbini interessanti e sarebbe in procinto di convertirsi al giudaismo, è divenuto chiaro durante i Mondiale, dove il tifo del governo Netanyahu per nazionale albiceleste fu sfacciato,e poco fortunato.
Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow.
I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina.
Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8
— Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione. Il tono inzialmente tiepido tuttavia sta alzandosi di temperatura.
Come riportato da Renovatio 21, rivendicazioni delle isole da parte di Buenos Aires sono state viste pure tra i giocatori all’ultimo mondiale americano, perso malamente dagli argentini.
Come riportato da Renovatio 21, riguardo alle Falkland è arrivato in settimana anche l’avvertimento di Washington che avrebbe minacciato di rivedere la propria posizione sul controllo britannico delle Isole Falkland per spingere Londra a destinare somme ben più elevate alle proprie forze armate.
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Geopolitica
Ursula in Groenlandia attacca Trump e promette 200 milioni di euro
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Geopolitica
L’Iran minaccia la Corea del Sud che valuta operazioni militari congiunte a Ormuzzo
Lunedì il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha lanciato un avvertimento alla Corea del Sud, esortando il Paese a riflettere attentamente prima di unirsi alle operazioni americane nello Stretto di Ormuz.
La scorsa settimana l’ufficio del presidente sudcoreano ha annunciato di stare valutando l’adozione di misure militari a sostegno degli sforzi statunitensi volti a garantire la libertà di navigazione delle navi che attraversano lo Stretto di Ormuzzo.
Seoul dipende in modo molto significativo dal petrolio che passa attraverso lo Stretto ormusino, Il paese si rifornisce per circa il 70% del suo petrolio greggio dal Medio Oriente, con il 95% delle importazioni petrolifere che passano proprio attraverso Ormuzzo. Anche sul fronte del gas, la dipendenza è rilevante: il 20% del gas naturale liquefatto sudcoreano arriva dal Medio Oriente.
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Le importazioni nette di petrolio della Corea del Sud rappresentano il 2,7% del PIL, e il paese ha riserve strategiche limitate rispetto, ad esempio, alla Cina — il che la rende una delle economie più vulnerabili della regione a uno shock nello stretto. A maggio 2026, l’arrivo di una singola petroliera proveniente da Hormuz è stato descritto come capace di coprire tra il 35% e il 50% del consumo giornaliero di greggio della Corea del Sud — un dato che dà la misura di quanto ogni singolo carico sia strategicamente rilevante.
Ora l’Iran afferma che la Corea del Sud subirà «gravi conseguenze» se deciderà di inviare navi, aerei o personale militare nello Stretto ermisino.
In un messaggio pubblicato su X, Baghaei ha scritto: «La relazione tra l’Iran e la Repubblica di Corea ha una storia che dura da oltre 64 anni e i legami tra i due Paesi si sono costantemente sviluppati sulla base del reciproco rispetto. L’Iran attribuisce grande importanza alle sue relazioni amichevoli con la Repubblica di Corea».
«Tuttavia, al momento il popolo iraniano si sta difendendo dalle azioni aggressive dell’America e, nella situazione in cui sta rispondendo con fermezza ai crimini di guerra americani contro donne e bambini, qualsiasi altro Paese che mantenga una presenza militare o partecipi a operazioni nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz non può che essere considerato come un diretto sostenitore degli autori dell’aggressione, e ciò comporterà gravi conseguenze», ha aggiunto.
Il portavoce iraniano ha concluso: «Nessun Paese sovrano e responsabile dovrebbe cedere alle pressioni e alle minacce dell’America e rendersi complice degli atti aggressivi e degli orribili crimini contro il grande popolo iraniano».
이란과 대한민국의 관계는 64년이 넘는 역사를 지니고 있으며, 양국 관계는 줄곧 상호 존중을 바탕으로 발전해 왔습니다. 이란은 대한민국과의 우호 관계를 매우 중요하게 여기고 있습니다.
그러나 현재 이란 국민이 미국의 침략적 행위에 맞서 자위하고 있으며, 여성과 어린이를 상대로 한 미국의… pic.twitter.com/ThlIXzIyIN
— Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) September 7, 2026
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Il presidente statunitense Donald Trump ha esercitato pressioni sulle nazioni alleate, tra cui la Corea del Sud, criticandole per il loro rifiuto di partecipare alle operazioni nello Stretto di Ormuzzo.
Gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud parteciperanno questa settimana alle esercitazioni militari congiunte «Freedom Edge», suscitando critiche da parte del neo-nominato ministro della Difesa nordcoreano Kim Song-gi.
In risposta alle esercitazioni, il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha annunciato lunedì la messa in servizio del secondo cacciatorpediniere della marina militare, affermando: «Le preoccupazioni dei nemici si acuiranno sicuramente. Dobbiamo stabilire in modo più chiaro un deterrente nucleare potente e affidabile, mettere in pratica l’impiego diversificato ed efficace dei nostri sistemi di combattimento nucleare e rafforzare ulteriormente le nostre attività militari per la difesa marittima e la deterrenza bellica».
L’Iran e la Corea del Nord intrattengono da decenni una partnership strategica, militare ed economica, il che significa che i due Paesi potrebbero unire le forze contro gli Stati Uniti se le tensioni dovessero continuare ad aumentare.
La voce circolante (o fatta circolare…) è che sia possibile che i nordcoreani stiano effettivamente collaborando alla progettazione di una testata nucleare iraniana. Si tratta di un sospetto pubblicato spesso da realtà avverse ai due Paesi. Tuttavia, è invece confermata la cooperazione missilistica tra Teherano e Pyongyango. La Corea del Nord ha intensificato la collaborazione con l’Iran per la produzione di missili balistici e per la progettazione di modelli più avanzati.
Ambedue i Paesi disporrebbero di missili ipersonici.
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La relazione tra i due paesi non è nuova. Con lo sviluppo del programma nucleare nordcoreano e il suo ritiro dal Trattato di Non Proliferazione (TNP) nel 2003, Pyongyang era già stata accusata di fornire tecnologia nucleare all’Iran, e nel 2012 i due paesi avevano firmato un accordo di cooperazione scientifica, accademica e tecnologica.
Dopo la Guerra dei 12 Giorni (giugno 2025) tra Israele e Iran, la guida suprema Khamenei aveva sempre bloccato la decisione di procedere all’arricchimento al 90% e allo sviluppo di testate miniaturizzate; oggi, con Teheran che cerca di ricostruire la propria deterrenza, la Corea del Nord resta una delle poche opzioni percorribili, dato che il Pakistan (in buoni rapporti con USA e Arabia Saudita) non avrebbe interesse ad aiutare l’Iran.
Diversi analisti notano come la guerra contro l’Iran abbia rafforzato a Pyongyang la convinzione che l’arsenale nucleare sia l’unica vera garanzia di sopravvivenza per un regime sotto pressione — una lezione che l’Iran stesso potrebbe voler applicare, rendendo più plausibile una richiesta di assistenza nordcoreana.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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