Geopolitica
Hersh: Zelens’kyj potrebbe non durare ancora a lungo
Il futuro politico del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, presidente ucraino, appare sempre più incerto, secondo funzionari di Washington citati dal giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh. La prospettiva che il politico venga sostituito dall’ex comandante delle forze armate Valery Zaluzhny si starebbe intensificando, a fronte del calo del sostegno interno e della crescente frustrazione a Washington.
Zelens’kyj ha sospeso le elezioni nazionali sotto la legge marziale e ha scelto di non dimettersi dopo la conclusione ufficiale del suo mandato presidenziale nel 2024. Il suo ex comandante militare, che è stato rimosso all’inizio di quest’anno e successivamente nominato ambasciatore nel Regno Unito, è stato a lungo considerato un potenziale successore.
«Zelensky è nella lista dei candidati all’esilio, se il presidente Donald Trump deciderà di prendere questa decisione», ha scritto venerdì il reporter noto per decadi di scoop di vasta portata.
Un funzionario statunitense a conoscenza delle discussioni interne ha ipotizzato che se Zelens’kyj si rifiutasse di dimettersi (che secondo loro è lo scenario più probabile) potrebbe alla fine essere rimosso con la forza. Secondo funzionari «informati» di Washington citati da Hersh, lo Zaluzhny è attualmente considerato il successore più credibile del leader ucraino, il quale ha aggiunto che «l’incarico potrebbe essere suo entro pochi mesi».
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Come riportato da Renovatio 21, lo Hersh nel maggio 2023 scrisse che di una possibile opzione raccontatagli da un funzionario americano con lo Zelens’kyj «esiliato» in Italia. I leader europei, scriveva Hersh, si erano espressi dicendo che «”Zelens’kyj può tenersi quello che ha” — una villa in Italia e interessi in conti bancari offshore — “se riesce a concludere un accordo di pace, anche se dovesse essere pagato, qualora fosse l’unico modo per ottenere un accordo”». Il riferimento è alla villa da 4 milioni di euro che lo Zelens’kyj possiede a forte dei marmi.
La popolarità di Zelens’kyj, salita al 90% nei primi mesi successivi all’escalation del conflitto ucraino nel febbraio 2022, è in costante calo a causa delle battute d’arresto sul campo di battaglia e delle persistenti difficoltà economiche. Gli ultimi sondaggi indicano che solo il 52% degli ucraini si fida ancora di lui, mentre circa il 60% preferirebbe che non si candidasse per un altro mandato.
I media occidentali hanno recentemente cambiato tono, alcuni dipingendo Zelens’kyj come sempre più autoritario. Altri hanno riportato che i funzionari di Washington ritengono che «sia giunto il momento di elezioni e di una nuova leadership». Alcune voci hanno parlato degli americani come irritati dal consigliere di Zelens’kyj Andriy Yermak.
I vertici del Cremlino, Putin in primis, hanno espresso preoccupazione per la legittimità dello Zelens’kyj, sostenendo che qualsiasi accordo internazionale firmato sotto la sua guida potrebbe essere legalmente contestato. Sebbene Mosca abbia espresso la volontà di negoziare con Zelensky, rimane scettica sulla sua autorità nel finalizzare un accordo duraturo.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa anche l’SVR, il servizio segreto estero russo, lasciò trapelare di avere informazioni secondo cui l’Occidente avrebbe avuto la volontà di sostituire il presidente ucraino.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Geopolitica
La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina: parla il professor Mearsheimer
La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina, e nessuna quantità di armamenti occidentali – compresi i sistemi di difesa aerea Patriot richiesti da Kiev – potrà cambiare questa realtà, ha affermato lo studioso di relazioni internazionali John Mearsheimer.
L’Ucraina è «altamente vulnerabile» agli attacchi russi, che potrebbero paralizzare la sua economia e trasformarla in uno stato «disfunzionale», ha dichiarato giovedì il professore dell’Università di Chicago al podcast «Deep Dive» di Daniel Davis.
Nel corso del conflitto, giunto ormai al quinto anno, Kiev ha fatto molto affidamento sugli aiuti militari occidentali. Vladimir Zelensky ha ripetutamente sollecitato gli alleati a fornire più armamenti, in particolare i sistemi Patriot, attribuendo i ritardi nelle consegne alle battute d’arresto subite dall’Ucraina sul campo di battaglia.
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Secondo Mearsheimer, la convinzione che un maggior numero di Patriot o di altre armi occidentali possa invertire il corso del conflitto è un’illusione.
«I russi sono praticamente liberi di attaccare qualsiasi obiettivo in Ucraina e non devono preoccuparsi minimamente che un missile Patriot o qualsiasi altro tipo di missile possa abbattere i missili o i droni in arrivo», ha affermato.
Considerato il «notevole vantaggio in termini di potenza aerea» della Russia e la carenza di manodopera che affligge l’Ucraina, «i russi vinceranno questa guerra» e «l’Ucraina emergerà come uno stato residuo disfunzionale», ha sostenuto.
Mearsheimer ha indicato i recenti attacchi russi contro il porto ucraino di Odessa come prova della strategia di Mosca. «A mio parere, i russi hanno di fatto tagliato fuori Odessa come porto di uscita per l’Ucraina», ha affermato.
All’inizio di questa settimana, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito depositi di carburante e infrastrutture portuali a Odessa, Nikolaev, Izmail e Chernomorsk, utilizzate per ricevere e immagazzinare materiale militare, affermando che quasi 30 navi al servizio dell’esercito ucraino sono state colpite.
Giovedì, l’emittente ucraina Strana ha riferito che il traffico marittimo si era di fatto bloccato, con nessuna nave entrata nei porti ucraini del Mar Nero il giorno precedente. Secondo Strana, gli attacchi russi sarebbero stati una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro i porti russi sul Mar Nero.
Gli attacchi hanno reso le spedizioni verso l’Ucraina sempre più rischiose, ha aggiunto Strana, sottolineando che il colosso delle spedizioni Maersk ha recentemente sospeso le operazioni nel porto di Chernomorsk.
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Mearsheimer sostenne inoltre che il conflitto tra Stati Uniti e Iran avrebbe ulteriormente ridotto il sostegno militare e finanziario europeo a Kiev.
«Credo che gli eventi in Iran e l’andamento della guerra tra Ucraina e Russia stiano creando una situazione in cui il futuro dell’Ucraina appare estremamente fosco», ha affermato il politologo chicagoano.
Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva sostenuto in un’intervista che i governi occidentali continuano a perseguire politiche mirate a indebolire la Russia fino a privarla definitivamente del suo status di grande potenza.
Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva preconizzato ancora nel 2015 lo sfascio dell’Ucraina, accusando, già all’ora, l’Occidente di portare Kiev verso la sua distruzione invece che verso un’era florida che sarebbe seguita alla neutralità dichiarata dagli ucraini.
Il politologo appartiene alla schiera delle grandi figure politiche americane che hanno rifiutato la NATO, talvolta prima ancora che nascesse. Uno è George Frost Kennan (1904-2005), ex ambasciatore USA in URSS, lucido, geniale mente capofila della scuola «realista» delle Relazioni Estere (quella oggi portata avanti accademicamente proprio da Mearsheimer) e funzionario di governo considerato «il padre della guerra fredda».
Mearsheimer è noto altresì per il controverso libro La Israel lobby e la politica estera americana, tradotto in Italia da Mondadori. Il libro contiene una disamina dell’influenza di Tel Aviv sulla politica americana, e identifica vari gruppi di pressione tra cui i Cristiani sionisti e soprattutto i neocon.
Il cattedratico statunitense ha anche recentemente toccato la questione israeliana dichiarando che le intenzioni dello Stato Ebraico sarebbero quelle di allargare il più possibile il conflitto nell’area di modo da poter svuotare i territori dai palestinesi: «più grande è la guerra, maggiore è la possibilità di pulizia etnica».
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Immagine screenshot da YouTube
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Sauditi e alleati bombardano il porto Houthi
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