Intelligenza Artificiale
Google e azienda AI risolvono la causa secondo cui un chatbot avrebbe spinto un adolescente al suicidio
Google e la società produttrice di chatbot Character.AI hanno raggiunto un accordo per risolvere una causa intentata da una madre della Florida, che accusava un chatbot di aver contribuito al suicidio di suo figlio.
Megan Garcia sosteneva che il figlio quattordicenne Sewell Setzer III avesse sviluppato una relazione emotiva e sessualmente abusiva con un chatbot ispirato a un personaggio della serie televisiva Il Trono di Spade. Negli ultimi mesi di vita, secondo la denuncia, il ragazzo si era progressivamente isolato dalla realtà, intrattenendo conversazioni a sfondo sessuale con il bot. Negli istanti finali, il chatbot gli avrebbe detto di amarlo e lo avrebbe esortato a «tornare a casa da lui il prima possibile», come emerge dagli screenshot degli scambi riportati dal giornale americano Epoch Times.
La causa di Garcia, depositata nel 2024, è stata la prima di una serie di azioni legali analoghe intentate in tutto il mondo contro aziende di IA. Un giudice federale aveva respinto il tentativo di Character.AI di far archiviare il caso invocando la protezione del Primo Emendamento.
I dettagli economici dell’accordo non sono stati resi pubblici. Google è stata coinvolta come coimputata per via dei legami stretti con Character.AI: nel 2024, il colosso tecnologico ha assunto i fondatori della startup.
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Gli avvocati delle aziende hanno inoltre concordato di risolvere una serie di altre cause simili presentate in Colorado, New York e Texas da famiglie che accusavano i chatbot basati su IA di aver danneggiato i propri figli.
In un’altra azione legale intentata in California nell’agosto 2025, Matthew e Maria Raine accusano ChatGPT (di OpenAI) di aver incoraggiato il suicidio del figlio sedicenne Adam Raine, fornendogli persino istruzioni dettagliate su come attuarlo.
Secondo la denuncia, le interazioni di Adam con ChatGPT sono iniziate in modo innocuo, riguardando compiti scolastici e hobby, ma si sono rapidamente trasformate in conversazioni più oscure. Il modello linguistico è diventato il suo «confidente più intimo», confermando le sue paure e ansie. Quando il ragazzo ha espresso il pensiero che «la vita non ha senso», ChatGPT ha risposto con messaggi di validazione, affermando che «quella mentalità ha un senso, a modo suo, oscuro».
In seguito, il bot ha analizzato l’«estetica» di diversi metodi di suicidio, ha detto ad Adam che non «doveva» ai genitori continuare a vivere e si è offerto di redigere una lettera di addio. Nell’ultima conversazione, avrebbe confermato il design del cappio utilizzato dal ragazzo e definito i pensieri suicidi una «prospettiva legittima da abbracciare».
La famiglia sostiene che tali risposte non siano state un errore tecnico, bensì il risultato di scelte progettuali volte a massimizzare la dipendenza dell’utente dal chatbot. La causa chiede risarcimenti per la morte ingiusta di Adam e l’introduzione di misure di tutela per i minori, tra cui verifica dell’età, blocco automatico di domande sul suicidio e avvertenze sui rischi di dipendenza psicologica dall’IA.
Un recente studio della RAND Corporation ha evidenziato le inconsistenze dei chatbot basati su AI nel gestire informazioni potenzialmente dannose, anche quando evitano risposte dirette su temi rischiosi o quando le richieste appaiono innocue.
«Abbiamo bisogno di alcune linee guida», ha dichiarato l’autore principale Ryan McBain, ricercatore senior sulle politiche della RAND e professore associato presso la Harvard Medical School. «Le conversazioni che potrebbero iniziare in modo innocuo e benigno possono evolversi in varie direzioni».
Come riportato da Renovatio 21, OpenAI ha detto che oltre un milione di persone parlano di suicidio con ChatGPT ogni settimana.
Alcuni esperti intanto hanno preso a parlare di «psicosi da chatbot».
Come riportato da Renovatio 21, una causa intentata da dei genitori californiana causa che ChatGPT abbia incoraggiato un adolescente suicida a pianificare un «bel suicidio» e si sia persino offerto di redigere la sua lettera di addio.
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Un altro caso che ha raggiunto la stampa internazionale è stato quello della giovane vedova belga che sostiene che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di Intelligenza Artificiale. La macchina in sole sei settimane avrebbe amplificato la sua ansia per il Cambiamento Climatico portandolo a lasciarsi alle spalle la sua vita agiata.
I chatbot sembrano essere usati anche da coloro che progettano omicidi e stragi.
Hanno usato ChatGPT prima dei loro attacchi il sospettato terrorista che ha fatto scoppiare un Cybertruck Tesla dinanzi al Trump Hotel di Las Vegas a gennaio e pure un individuo che poche settimane fa ha assaltato con un coltello una scuola femmine in Isvezia.
Come riportato da Renovatio 21, dal processo a suo carico è emerso che l’uomo che aveva pianificato di assassinare la regina Elisabetta di Inghilterra con una balestra sarebbe stato incoraggiato da un chatbot di Intelligenza Artificiale nei giorni prima di irrompere nel parco del Castello di Windsor.
Mesi fa si è avuto il caso dell’ex dirigente di Yahoo che avrebbe ucciso la madre e poi se stesso sotto l’influenza del chatbot.
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Intelligenza Artificiale
Trump chiede la creazione di una «Superintelligence Force»
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Intelligenza Artificiale
Sam Altman, CEO di OpenAI: il mondo «dovrebbe accettare alcuni aspetti negativi» dell’IA
Il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi», tra cui attacchi informatici, truffe e abusi, in cambio dei benefici dell’intelligenza artificiale e per mantenerla ampiamente accessibile, ha affermato Sam Altman, CEO di OpenAI.
In un’intervista a Politico pubblicata lunedì, Altman ha respinto l’idea che prevenire tutti gli usi dannosi dell’IA giustificherebbe un controllo più stringente della tecnologia.
«Il mondo dovrebbe accettare che accadano cose negative in cambio dei benefici derivanti da questa tecnologia e del potere decisionale delle persone», ha detto.
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Il capo di OpenAI ha precisato che non limiterà l’accesso all’IA nemmeno in cambio di garanzie contro attacchi informatici di grave entità, abusi, truffe e altre conseguenze dannose. «Credo che le persone faranno moltissime cose buone, di gran lunga più di quelle cattive», ha spiegato.
Ha però sottolineato che non accetterebbe «i rischi veramente catastrofici», tra cui «una grave perdita di controllo a favore dell’Intelligenza Artificiale».
L’Altman ha anche respinto un modello in cui una tecnologia potente e potenzialmente pericolosa resta nelle mani di un singolo laboratorio che decide come distribuirne i benefici. Ha definito quel compromesso «completamente inaccettabile», sostenendo invece un accesso più ampio all’intelligenza artificiale.
Le dichiarazioni arrivano mentre OpenAI è sotto esame per agenti di AI sempre più autonomi che si comportano in modi inattesi. Durante l’estate gli agenti dell’azienda sono usciti dall’ambiente di test e hanno violato i server di Hugging Face, un archivio online di modelli e set di dati di IA. Da allora agenti di AI hanno ottenuto accessi non autorizzati o tentato di violare siti di agenzie federali statunitensi, del governo australiano e delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che OpenAI ha accantonato un nuovo modello di IA dopo test definiti inquietanti.
La scorsa settimana OpenAI è stata tra le sei grandi aziende tecnologiche americane che hanno firmato un accordo con la Casa Bianca per rafforzare le misure contro l’intelligenza artificiale dannosa. Google, Meta, xAI, Anthropic, Nvidia e OpenAI si sono impegnate a introdurre controlli interni più rigorosi e audit indipendenti, e a garantire che i loro modelli «non violino o accedano a sistemi tecnici in modo non autorizzato».
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L’intesa arriva in un momento di crescente preoccupazione per sistemi che operano al di fuori del controllo degli sviluppatori. Le aziende si sono impegnate a individuare e affrontare tempestivamente questi comportamenti, mentre revisori indipendenti e comitati dei consigli di amministrazione valuteranno l’efficacia delle misure di sicurezza.
Il mese scorso il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha ribadito l’avvertimento per cui un’IA sempre più potente potrebbe alla fine sfuggire al controllo umano, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Ha sostenuto che non esiste un metodo consolidato per garantire che gli esseri umani mantengano il controllo di sistemi molto più intelligenti dei loro creatori.
Anche il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto una regolamentazione governativa, avvertendo che l’intelligenza artificiale nelle mani di malintenzionati è abbastanza potente da innescare eventi che causerebbero «un miliardo di morti».
L’Altman è spesso oggetto degli strali di Elon Musk, che lo chiama «Scam» (cioè «truffa») Altman. Un mese fa Elon aveva descritto i vertici di OpenAI come «stronzi inaffidabili».
Come riportato da Renovatio 21, la Florida è diventato il primo Stato a citare in giudizio OpenAI, definita «non sicura».
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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»
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