Geopolitica
Gli Emirati potrebbero unirsi alla lotta contro l’Iran
Gli Emirati Arabi Uniti si starebbero preparando a diventare la prima nazione del Golfo a impegnare le proprie forze armate nella guerra israelo-americana contro l’Iran. Lo riportato il Wall Street Journal, che cita funzionari arabi.
Dall’inizio del conflitto, un mese fa, gli Emirati Arabi Uniti sono stati colpiti da circa 2.500 missili e droni iraniani, più di qualsiasi altro Paese della regione, Israele compreso. Con lo Stretto di Ormuzzo di fatto chiuso a causa dei combattimenti, la produzione petrolifera del Paese si è ridotta di oltre la metà, mentre le borse di Dubai e Abu Dhabi hanno perso circa 120 miliardi di dollari di valore.
Secondo un articolo pubblicato martedì dal Wall Street Journal, gli Emirati Arabi Uniti desiderano così ardentemente lo sblocco dello Stretto di Hormuz per consentire il commercio di petrolio da essere pronti a fornire assistenza militare agli Stati Uniti per raggiungere tale obiettivo.
Secondo le fonti, i diplomatici del Paese avrebbero esortato in via riservata Washington a formare una coalizione militare con Paesi europei e asiatici per assumere il controllo della via navigabile.
Secondo quanto riferito dai funzionari, gli Emirati Arabi Uniti stanno esercitando pressioni affinché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotti una risoluzione che autorizzi l’uso della forza nello Stretto di Ormuzzo.
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Secondo quanto riferito, la leadership di Abu Dhabi sta attualmente valutando «attivamente» le modalità con cui il Paese potrebbe contribuire militarmente alla sicurezza della via navigabile, anche attraverso lo sminamento e altre attività di supporto.
Lo stato del Golfo desidera inoltre che gli Stati Uniti occupino le isole dello stretto, tra cui Abu Musa, che sono sotto il controllo dell’Iran da mezzo secolo, ma che sono rivendicate dagli Emirati Arabi Uniti, hanno aggiunto i funzionari arabi.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che Washington potrebbe ritirarsi dal conflitto entro due o tre settimane e che «non avrà più nulla a che fare» con ciò che accadrà nello Stretto di Ormuzzo dopo tale data. Sbloccare la via navigabile, attraverso la quale transita il 20% del commercio marittimo di petrolio, sarà compito di «chiunque utilizzi lo stretto», ha insistito.
L’Iran sostiene che lo Stretto di Ormuzzo sia chiuso solo agli Stati Uniti e ai loro alleati, mentre le navi di altri Paesi sono libere di attraversarlo. Teheran ha inoltre avvertito che distruggerà le infrastrutture energetiche degli stati del Golfo qualora si tentasse di conquistare le sue isole o le sue zone costiere.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Trump: gli USA potrebbero unirsi agli attacchi sauditi contro lo Yemen
“Have you decided whether to join the Saudi strikes on the Houthis?”@POTUS: “We may. We’re going to look at it. We just found out about the recent attack, so we’ll make a decision. We move very quickly.” pic.twitter.com/8aUAneK2xB
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) October 10, 2026
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Geopolitica
Il colloquio telefonico tra Putin e Trump: dettagli
Venerdì i presidenti russo Vladimir Putin e americano Donald Trump hanno tenuto una telefonata di 90 minuti. Hanno trattato il conflitto in Ucraina, un accordo rilevante sulle forniture di gasolio russo, la crisi con l’Iran e le prospettive di una cooperazione più ampia tra Mosca e Washington.
Trump ha definito lo scambio «un grande successo» e ha annunciato che la Russia aveva accettato di fornire milioni di tonnellate di gasolio ai mercati americani e globali per contenere l’aumento dei prezzi energetici.
Secondo Yurij Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, il colloquio è stato cordiale e sostanziale. Trump avrebbe riorganizzato la propria agenda per parlare con Putin dopo il 74° compleanno del leader russo.
Il risultato più immediato è stato un importante accordo energetico: la Russia aumenterà le esportazioni di gasolio verso gli Stati Uniti e i mercati globali, contribuendo a ridurre la carenza internazionale di carburante. Washington ha sospeso le sanzioni sul commercio di carburante russo, comprese le importazioni negli Stati Uniti.
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Trump ha precisato che la Russia fornirà subito oltre 300.000 tonnellate di gasolio, altre 500.000 a novembre e 1 milione di tonnellate poco dopo, con la possibilità di ulteriori 3 milioni di tonnellate a seconda delle condizioni delle raffinerie. Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha confermato che Mosca revocherà prima del previsto le restrizioni all’esportazione, ribadendo i volumi e indicando che le esportazioni potrebbero arrivare a 3 milioni di tonnellate al mese, senza compromettere il mercato interno.
Il dipartimento del Tesoro statunitense ha concesso una deroga temporanea alle sanzioni fino al 7 aprile 2027. Trump ha previsto che l’accordo, insieme al controllo rivendicato da Washington sullo Stretto di Ormuzzo, farà scendere rapidamente i prezzi del diesel, a beneficio di agricoltori, autotrasportatori e consumatori americani.
Putin ha aggiornato Trump sulla situazione al fronte e sulla risposta di Mosca agli «attacchi terroristici» ucraini contro infrastrutture e obiettivi civili in territorio russo. Ha ribadito che Mosca mantiene l’iniziativa e resta impegnata a perseguire i propri obiettivi, pur restando disponibile a una soluzione diplomatica duratura.
Il leader russo ha però affermato che Kiev ha di fatto sabotato la ripresa immediata dei negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Nella precedente conversazione si era discusso di riavviare i colloqui dopo le elezioni della Duma di Stato; secondo Ushakov, gli attacchi di droni ucraini, anche contro seggi elettorali e personale, hanno cambiato radicalmente la situazione. Mosca riconsidererà quindi i tempi di eventuali nuovi negoziati. Trump avrebbe promesso di comunicare la posizione russa agli inviati ucraini che incontreranno Steve Witkoff e Jared Kushner a Miami.
Putin ha sottolineato che una soluzione negoziata con Teheran rimane possibile, citando l’incontro dell’8 ottobre con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in Turkmenistan. Secondo Ushakov, Washington e Teheran hanno mantenuto contatti indiretti tramite il Qatar nonostante la retorica di confronto. Mosca ha ribadito l’offerta di accettare uranio iraniano altamente arricchito come possibile via d’uscita dallo stallo nucleare, e Trump ha accolto positivamente il coinvolgimento russo.
Putin ha ringraziato personalmente la First Lady Melania Trump per il suo impegno nel riunire i bambini separati dalle famiglie durante il conflitto. I due leader hanno inoltre discusso della situazione a Aleshki (regione di Kherson) e concordato che la funzionaria russa per i diritti umani Yana Lantratova manterrà contatti diretti con l’ufficio di Melania.
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I presidenti si sono detti soddisfatti dei canali di comunicazione esistenti tra le rispettive amministrazioni e agenzie, e hanno concordato di mantenerli. Putin ha apprezzato l’attenzione di Trump e del suo team alle relazioni con la Russia, nonostante le priorità interne e mediorientali di Washington. Non è stato discusso alcun vertice specifico, ma Ushakov ha indicato che il prossimo summit APEC in Cina potrebbe offrire un’occasione di incontro se entrambi vi partecipassero. Non sono state rese note eventuali concessioni americane in cambio dell’accordo sul gasolio.
La telefonata era stata inizialmente proposta dalla parte americana per gli auguri di compleanno (7 ottobre). Witkoff aveva contattato il Cremlino quel giorno per trasmettere gli auguri di Trump, suoi e di Kushner. La chiamata è stata organizzata tenendo conto del viaggio di Putin in Turkmenistan e del fuso orario; Trump ha aperto la conversazione con gli auguri di Melania
I due hanno anche parlato di sport, con Trump che ha elogiato il contributo della stella dell’hockey Alexander Ovechkin.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Musk: Zelens’kyj si è spinto troppo oltre
@RapidResponse47 @POTUS Zelensky has gone too far
— Elon Musk (@elonmusk) October 10, 2026
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