Epidemie
1,4 milioni di sfollati a Gaza sono ora colpiti da malattie
La popolazione palestinese bloccata nell’enclave di Gaza sarebbe ora oggetto anche di epidemie.
Reuters riferisce che più di 1,4 milioni dei 2,3 milioni di residenti di Gaza vivono in rifugi temporanei, dove le condizioni sono mature per la diffusione della malattia.
Il sovraffollamento, le scarse condizioni igienico-sanitarie e la mancanza di acqua potabile contribuiscono a creare problemi crescenti.
«L’affollamento di civili e il fatto che la maggior parte delle scuole utilizzate come rifugi ospitano molte persone, è un terreno fertile per la diffusione delle malattie», ha affermato Nahed Abu Taaema, medico di sanità pubblica presso l’ospedale Nasser di Khan Younis, che riferisce come le persone comincino a soffrire di disturbi di stomaco, infezioni polmonari ed eruzioni cutanee.
Qualcuno potrebbe notare, tuttavia, che si tratta di «fortunati» che non fanno ancora parte delle migliaia di palestinesi feriti o uccisi negli ultimi 17 giorni di bombardamenti.
«Nella tenda fa caldo sotto il sole di mezzogiorno e ci sono insetti e mosche… Di notte fa freddo e non ci sono abbastanza coperte per tutti. I bambini sono tutti malati» spiega una donna che si trova in un rifugio delle Nazioni Unite, Sojood Najm. Lei e suo marito sono fuggiti dalla loro casa a Gaza City con i loro tre figli e, negli ultimi nove giorni, hanno vissuto in una tenda, senza potersi fare il bagno. «Ogni giorno piango con mia madre», ha detto Najm.
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«Le agenzie umanitarie hanno ripetutamente avvertito di una crisi sanitaria nella piccola e affollata enclave palestinese sotto un blocco israeliano che ha tagliato l’elettricità, l’acqua pulita e il carburante, facendo entrare solo piccoli convogli delle Nazioni Unite carichi di cibo e medicine. Con tutti gli ospedali A corto di carburante per alimentare i loro generatori, i medici hanno avvertito che le apparecchiature critiche, come le incubatrici per neonati, rischiano di fermarsi» scrive Reuters.
«L’ospedale privato indonesiano, il più grande nel nord di Gaza, ha dichiarato che martedì aveva spento tutto tranne gli ultimi reparti vitali come il Terapia Intensiva. L’unico altro ospedale che stava ancora servendo i pazienti nel nord di Gaza, l’ospedale di Beit Hanoun, ha interrotto le operazioni a causa dell’intenso bombardamento della città, ha detto il Ministero della Sanità palestinese».
«Se l’ospedale non riceve carburante, questa sarà una condanna a morte contro i pazienti nel nord di Gaza», ha detto Atef al-Kahlout, direttore dell’ospedale.
Il capo delle emergenze regionali dell’Organizzazione mondiale della sanità, Rick Brennan, ha affermato che un terzo degli ospedali di Gaza non sono operativi. «Siamo in ginocchio e chiediamo un’operazione umanitaria sostenuta, ampliata e protetta».
Il blocco di Gaza era stato inizialmente annunciato settimane fa dal ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, il quale ha affermato di aver ordinato un «assedio completo della Striscia di Gaza» e che non ci sarà «niente elettricità, niente cibo, niente carburante e niente acqua».
Come riportato da Renovatio 21, un funzionario ONU ha detto di temere una pulizia etnica a Gaza.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Alimentazione
Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa
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Epidemie
Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria
Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.
Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.
Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.
Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.
Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.
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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.
Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.
Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.
Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.
Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.
Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Epidemie
Parassita diarroico si diffonde in America
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