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Bioetica

“Geno-economia”: Il razzismo genomico è qui

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di un articolo del NYT sull’avvento della nuova disciplina della «genoconomia», ossia lo studio degli effetti economici corrispondenti al corredo genetico degli individui: i geni, in pratica, possono predire se sarai ricco o sarai povero, già da quando sei un embrione... Nonostante le molte maschere, nonostante si sia agli albori, è impossibile non vederlo: razzismo genomico è già qui. La società divisa in classi genetiche – e geneticamente modificate – è prossima ad avverarsi. Un’umanità costituita in toto da Designer Babies (cioè, esseri umani creati con la bioingegneria) è ben avviata.

 

 

Nel 1999, un trio di economisti spuntati da una conferenza all’Università della California, Los Angeles, strizzando gli occhi sotto il sole poco familiare, iniziarono una lenta camminata attraverso le colline che danno sulla città. I tre – Daniel Benjamin, un tirocinante economista, l’economista di Harvard Edward Glaeser e David Laibson – erano sbigottiti. Avevano appena saputo di un nuovo campo, la neuroeconomia, che applica l’analisi economica alla scienza del cervello, nel tentativo di comprendere le scelte umane. Facevano due passi attraverso la tassonomia di coloro che facevano jogging e quelli che passeggiavano con i cani a Los Angeles, parlando tutto il tempo di come la gente diventa quello che è. Benjamin ricorda di essersi sentito proprio fuori luogo. «Ognuno era così bello», dice.

 

L’economista per tutta la camminata discusse di cos’altro potessero misurare attraverso una tale varietà di esseri umani. Al calar del sole, la conversazionegiunse proprio sui mattoni della vita. «Se gli economisti stanno studiando il cervello – chiese Laibson –cosa ne dite di studiare i geni?».

«Il mondo nel quale possiamo predire ogni tipo di cosa sul futuro basandoci sui campioni di saliva – tratti della personalità, capacità cognitive, i risultati della vita – avverrà nei prossimi cinque anni»

 

A quel tempo, il metodo standard per collegare i geni ai risultati umani era cercare relazioni tra gruppi specifici di DNA e condizioni specifiche nella vita delle persone che condividevano quei geni. B.R.C.A. (Breast Related Cancer Antigens, NdT), la sequenza genetica forse più conosciuta nella scienza medica, è associata ad un alto rischio di cancro al seno.

 

La sequenza A.P.O.E. (Apolipoproteina E, NdT) sembra avere relazione con le proprie possibilità di sviluppare la malattia di Alzheimer. «Abbiamo pensato che avremmo trovato pochi geni candidati che erano geni critici per il controllo dell’impulso o del rischio o della capacità cognitiva», dice Benjamin. Ma quando Benjamin, Glaeser e Laibson iniziarono a scrivere ai detentori di database di DNA, chiedendo di mettersi in società con loro, trovarono che i genetisti erano riluttanti all’unire le forze. E far corrispondere il DNA con  gil successo sociale, come i risultati scolastici o la ricchezza, non solo era discutibile da un punto di vista etico, ma quasi impossibile.

 

Questo fino a prima che il Human Genome Project avesse sequenziato completamente il DNA umano, quindi non c’erano abbastanza dati per collegarlo ai risultati biologici più semplici, e ancor meno, agli economisti, piace studiare i risultati comportamentali più sottili.

 

Oggi, Glaeser è meglio conosciuto per il suo studio sulle città. Il lavoro di Laibson è per la maggior parte focalizzato sull’economia comportamentale. Ma Benjamin ha continuato ad occuparsi di  geni, e  nel 2007, poiché  i dati sul genoma divennero meno costosi e più numerosi, emerse un nuovo metodo per associare i geni ai risultati: studi di associazione sull’intero genoma (G.W.A.S.). Con il metodo geni-candidati, fondamentalmente dovevi indovinare quali geni potessero essere coinvolti, e di solito sbagliavi. «Con G.W.A.S. guardi all’intero genoma e lasci che i dati ti dicano dove c’è una variazione», dice Benjamin.

 

Una volta che G.W.A.S. mostra effetti genetici attraverso un gruppo, può essere assegnato un «punteggio poligenico» agli individui, riassumendo i modelli genetici che sono in correlazione con i risultati trovati nel gruppo. Benché nessun marker genetico potrebbe predire qualcosa, questo punteggio combinato basato sull’intero genoma, può essere un previsore di ogni genere di cose. Ed ecco perché è così utile: la gente fuori da quel campione può poi avere il proprio DNA testato , e gli viene assegnato il suo proprio punteggio poligenico, e la previsione tende a proseguire oltre. Questo, ha compreso Benjamin, era il tipo di strumento statistico che potrebbe  usare un economista.

Una volta che G.W.A.S. mostra effetti genetici attraverso un gruppo, può essere assegnato un «punteggio poligenico» agli individui

 

I primi scienziati che unirono G.W.A.S. e i punteggi poligenici, li usarono per trovare associazioni con le previsioni mediche. Uno studio del 2009 usò punteggi poligenici per valutare i rischi genetici della schizofrenia. Ulteriori studi crearono punteggi poligenici per tutto, dalla sclerosi multipla all’altezza. I risultati non sono individualmente predittivi, e le associazioni sono statisticamente basse, ma per i genetisti, sono uno strumento potente per studiare le possibilità mediche attraverso un ampio gruppo.

 

Ad ogni modo, come economista, Benjamin non era interessato ai risultati medici. Egli voleva vedere se i nostri geni prevedono degli esiti sociali.

 

Nel 2011 Benjamin, con una sovvenzione della National Science Foundation, lanciò il Social Science Genetic Association Consortium, uno sforzo senza precedenti di riunire database genetici sconosciuti, in un enorme campione che poteva essere studiato da ricercatori esterni al mondo della scienza genetica. Nel luglio 2018, Benjamin e quattro coautori senior, estraendo da quel database, pubblicarono uno studio epocale su Nature Genetics. Più di 80 coautori da più di 50 istituzioni, inclusa la compagnia privata 23andMe (una compagia che genotipizza gli esseri umani, NdT), si riunirono e studiarono il DNA si oltre 1,1 milioni di persone. Fu il più ampio studio sulla genetica mai pubblicato, e il soggetto non era l’altezza o la malattia cardiaca, ma fin dove arriviamo con la formazione scolastica.

 

I ricercatori assegnarono ad ogni partecipante un punteggio poligenico basato in quale ampiezza le variazioni genetiche  erano correlate con ciò che è chiamato «conseguimento istruttivo». (Lo scelsero perché i moduli di ammissione agli uffici medici tendono a chiedere al paziente quale livello d’istruzione hanno completato). Il potere predittivo del punteggio poligenico era molto basso – predice più accuratamente che il livello di guadagno dei genitori, ma non accuratamente quanto il livello d’istruzione raggiunto dai propri genitori – ed è inutile per fare previsioni individuali. Come altri G.W.A.S., questo rivela dei modelli ma non li spiega.

 

E con un set di dati così grande, i modelli forniscono un sacco d’informazioni. Gli autori hanno calcolato, per esempio, che quelli nel primo quinto del punteggio poligenico avevano 57% di probabilità di ottenere una laurea di quattro anni, mentre quelli nell’ultimo quinto avevano una probabilità del 12%. E con quella correlazione, scrissero gli autori, i punteggi poligenici possono migliorare l’accuratezza di altri studi sull’istruzione.

 

Per 19 anni, Benjamin e i suoi colleghi ne cercarono i principi fondamentali. Adesso, dicono, li hanno trovati. I geni con i quali sei nato viaggiano nella vita ad uno livello intermedio tra biologia ed esperienza sociale – razzismo, pubertà, malattia, incidenti industriali, molestie sessuali, povertà, divorzio – che sembrano tanto complicati quanto non misurabili. Ma i loro studi, parte di un campo ora chiamato «geno-economia», affermano di misurare, in parte, il grado in cui i nostri geni determinano chi diventiamo. Com’è possibile? E in un’epoca di drammatica divisione politica, compagnie predatrici e disuguaglianza sistemica, davvero dovremmo mappare la genetica per i raggiungimenti sociali?

In un’epoca di drammatica divisione politica, compagnie predatrici e disuguaglianza sistemica, davvero dovremmo mappare la genetica per i raggiungimenti sociali?

 

La lista degli autori sugli studi di Benjamin è come un incidente d’autobus: sociologi ed economisti mischiati con epidemiologi, psichiatri e genetisti. Ma Dalton Conley, un docente di sociologia a Princeton, forse è la mescolanza più complicata di tutti, sia come persona che professionalmente.

 

«Sono cresciuto come un giovane bianco in un’ampio quartiere Afroamericano e Latino pieno di case popolari», dice Conley. «I miei genitori erano artisti di sinistra. Ad un certo punto mentirono sul nostro indirizzo per spostarmi ad una scuola superiore privata a Greenwich Village, così dovetti viaggiare ogni giorno attraverso il paesaggio socioeconomico». Nella memoria della sua infanzia, Honky, Conley scrive che quasi subito capisce che «sarò trattato in un determinato modo a seconda del colore della mia pelle». Il potere sociale di certi geni era a lui ovvio, scrive, perché «alcuni giovani ricevevano un trattamento speciale  per essere più alti o più pesanti di tutti gli altri, ma essere più bianco di tutti era una cosa totalmente diversa».

 

Conley descrive i suoi iniziali studi accademici come «sociologia di sinistra». La sua tesi di Dottorato di ricerca fu sul divario tra l’agiatezza dei neri e dei bianchi e dedicò la sua carriera iniziale allo studio sulla trasmissione della salute e del benessere tra genitori e figli.

 

Alla New York University, Conley continuava ad essere in disaccordo con i genetisti, discutendo che il loro metodo era pericolosamente naive. Gli sembrava implausibile che studiare solo dei gemelli – la regola suprema della ricerca genetica – fosse abbastanza per insegnarci la differenza tra natura e educazione.  Ma nel tempo, decise che non era abbastanza per discutere. Conley è un accademico, e persino all’interno di quel gruppo tormentato, è una specie di masochista.

 

A quel tempo era un docente di ruolo, uno di quelli che la maggior parte vede come la fase finale di una carriera accademica, tuttavia decise di ritornare e di tirar fuori un altro Dottorato di ricerca, questa volta in genetica. Entrò nel suo programma credendo che il nostro contesto sociale è, in gran parte, la causa dei nostri risultati, e che la biologia, di solito, è la variabile dipendente. Entro la fine del suo tempo, dice, nella sua mente, la freccia causale si era girata di molto nell’altra direzione: «Provai a mostrare, per una gamma di risultati, che i modelli genetici stavano enfatizzando troppo l’impatto della genetica a causa della loro ipotesi assurda – sospira – ma finii per dimostrare che erano giusti».

«Provai a mostrare, per una gamma di risultati, che i modelli genetici stavano enfatizzando troppo l’impatto della genetica a causa della loro ipotesi assurda – sospira – ma finii per dimostrare che erano giusti»

 

Adesso dice che è convinto che i benefici dello studio sui punteggi poligenici valgono il rischio. «Ho ancora un certo fastidio su cosa può essere fatto con questa ricerca, come ciò, politicamente, può essere esplosivo – dice –ma come uno che vuole scavare nel comportamento umano, non penso che possiamo più ignorarlo».

 

Benjamin e i suoi coautori inclusero un lungo documento con F.A.Q. (domande più frequentemente chieste, NdT) che spiegava accuratamente i limiti delle loro scoperte, non ultimo che non avrebbero dovuto essere usati per creare una sorta di prassi educativa incompleta basata sulla genetica. E gli autori coi quali parlai, dicono apertamente dei rischi che il loro lavoro verrà male interpretato o impropriamente usato, ma parlano anche di un desiderio di utilizzare i punteggi poligenici per trovare dei gap sociali predeterminati geneticamente e compensarli attraverso altri mezzi. È un tema che ho sentito spesso nei circoli accademici: se misuriamo uno spazio  nella società, lo possiamo chiudere. (In un libro del 2017, The Genome Factor, Conley e il suo coautore Jason Fletcher, propongono persino l’idea che la genetica può, un giorno, essere usata per costruire non solo la medicina personalizzata, ma prassi personalizzate che tengono in conto i genotipi che influenzano se tu ed io siamo recettivi a certi metodi d’istruzione, punizione o terapia).

 

La genetica può, un giorno, essere usata per costruire non solo la medicina personalizzata, ma prassi personalizzate che tengono in conto i genotipi che influenzano se tu ed io siamo recettivi a certi metodi d’istruzione, punizione o terapia

Ma Marcy Darnovsky, direttore esecutivo del Center for Genetics and Society, sostiene che degli accademici ben intenzionati, misurando questi gap sociali, in passato li hanno inavvertitamente fatti notare a quelli che vogliono sfruttarli, o persino allargarli. «L’idea di Alfred Binet era che avevamo intenzione di usare i suoi test intellettivi (Q.I.) per trovare giovani con necessità di luoghi particolari per l’apprendimento, così da poterli aiutare a migliorare – dice – a presto, l’applicazione dei test sul Q.I., divenne parte del movimento eugenico negli Stati Uniti. Queste cose hanno effetti reali. E proprio adesso stiamo discutendo sull’introdurre queste idee in un momento di crescente, sfacciata xenofobia e supremazia bianca».

 

Ancor oggi, mentre gli scienziati discutono l’etica di questa prima ricerca, il mercato libero è pronto a vendere qualsiasi cosa possa. L’apparente precisione della «genetica» è irresistibile, specialmente per coloro che affrontano la paurosa incertezza della malattia, invecchiamento o neogenitorialità. Quest’estate, mi si avvicinarono i rappresentanti di una clinica di riproduzione assistita, cercando di pubblicizzare un nuovo prodotto «la possibilità, da parte dei genitori, di scegliere il colore degli occhi dei figli». E subito fui al telefono con il dottor Reza Radjabi, fondatore e direttore generale alla Ferny, una clinica di riproduzione assistita a New York.

 

L’idea di Alfred Binet era che avevamo intenzione di usare i suoi test intellettivi (Q.I.) per trovare giovani con necessità di luoghi particolari per l’apprendimento, così da poterli aiutare a migliorare, ma presto, l’applicazione dei test sul Q.I., divenne parte del movimento eugenico negli Stati Uniti

Il dottor Radjabi dice che lui e i suoi colleghi hanno sviluppato un procedimento a due fasi, da offrire accanto ai più tradizionali servizi FIVET (fecondazione in laboratorio della cellula uovo, che viene poi trasferita nell’utero della donna una volta che l’embrione inizia il suo sviluppo, NdT).

 

Per prima cosa, con i campioni di sangue dei genitori, dirà loro quale colore degli occhi potrebbero generare. Questo screening costa 1.200 dollari. Poi, supponendo che la varietà necessaria sia presente, indicherà quale tra gli ovuli disponibili contiene la più alta possibilità di quale colore. Questa parte costerà 12.000 dollari. Quello che i genitori scelgono successivamente, mi ha ripetutamente assicurato, non dev’essere lui a deciderlo.

 

Ma l’allusione era evidente. «Avevamo una coppia dove lei aveva occhi azzurri meravigliosi , e lui, con occhi scuri, disse ‘Se abbiamo embrioni che hanno occhi azzurri vorrei saperlo», dice il dottor Radjabi. «Quasi tutti vogliono gli occhi azzurri o verdi». Dice che la sua clinica è attualmente sopraffatta da richieste per quella procedura, con più di 200 persone iscritte per il metodo.

 

Dice il dottor Radjabi: «quasi tutti vogliono gli occhi azzurri o verdi»

L’offerta del dottor Radjabi è parte di un campo più ampio conosciuto come diagnosi genetica preinpianto, o DGP, che è quasi totalmente non regolata. E nel 2009, The Wall Street Journal riportò che il business partner del dottor Radjabi, dottor Jaffrey Steinberg del Fertility Institute a Los Angeles, promise ai sui clienti FIVET l’opportunità di fare «una scelta  del genere sessuale, colore degli occhi, colore dei capelli e colore della pelle, insieme ad uno screening sulle potenziali malattie mortali». Il sito web di Steinberg non offre più l’opportunità di scegliere il colore della pelle del figlio, ma la pubblicità sulla scelta del genere sessuale è ben in vista.

 

Quei prodotti sono sviluppati su meccanismi genetici ben conosciuti. Ma se ognuno di noi inizia a ricevere dei punteggi poligenici per tratti sociali e comportamentali, cosa farà con quelli il mondo lucrativo? John Hancock, uno degli assicuratori più vecchi della nazione, ha annunciato recentemente che creerà delle polizze scontate per le persone che indossano dispositivi atti a monitorare la loro salute e la buona forma fisica. Il Genetic Information Nondiscrimination Act ( Legge sulla non discriminazione in base a informazioni genetiche), detta GINA, rende illegale per le compagnie assicurative, la discriminazione sulla base dei geni, ma le previsioni del livello di gruppo, come i punteggi poligenici lo rendono possibile, potrebbero creare una via d’uscita per entrambi GINA e le protezioni per condizioni preesistenti dell’Affordable Care Act (Legge soprannominata Obamacare, NdT). La tecnologia muove semplicemente più veloce di quanto lo possano fare le norme.

 

Il Fertility Institute a Los Angeles promette ai sui clienti di fecondazione in provetta l’opportunità di fare «una scelta  del genere sessuale, colore degli occhi, colore dei capelli e colore della pelle, insieme ad uno screening sulle potenziali malattie mortali»

E l’unica scelta di genitori responsabili saranno le opportunità preselettive della FIVET, che lo renderanno un irresistibile mezzo per creare il miglior bambino possibile? Chi sono io per negare qualsiasi vantaggio immaginabile, per quanto  statisticamente insignificante? Se il DNA può dire a me e a mia moglie quali dei suoi embrioni ha il più alto punteggio poligenico, non ci interessa se il miglioramento è 10, 5 o 1%. Quel bambino avrà una migliore possibilità di successo. Dottore, noi ne abbiamo discusso. Scegliamo quello.

 

La scienza dev’essere lenta se vuole meritare tale nome: svolgi la ricerca, riunisci i risultati, pubblicali, aspetta che gli altri tentino di fare la stessa cosa, aspetta abbastanza per sapere se hanno trovato quello che hai trovato tu. Ma il business è veloce. E più la sua velocità aumenta costantemente, più sfrutta gli incrementali e mai replicati risultati scientifici, e da quello crea prodotti, marchi, intere industrie, prima che sia stabilita qualsiasi cosa che si avvicini alla verità scientifica, e molto prima che la società possa discutere sulle sue implicazioni.

 

I genoeconomisti sembrano sicuri che i geni umani abbiano un’influenza misurabile sugli esiti umani. Ma pubblicizzare qualsiasi potere predittivo che giace nei nostri geni corre il rischio di indurci a credere che il controllo dei nostri geni significa controllo del nostro futuro. Sono ostinati sul fatto che i loro motivi prevengono le implicazioni distopiche del lavoro, combattendo la disinformazione e le prassi fuorvianti. «Il mondo nel quale possiamo predire ogni tipo di cosa sul futuro basandoci sui campioni di saliva – tratti della personalità, capacità cognitive, i risultati della vita – avverrà nei prossimi cinque anni», dice Benjamin. «Ora è  tempo di prepararsi per questo».

 

Pubblicizzare qualsiasi potere predittivo che giace nei nostri geni corre il rischio di indurci a credere che il controllo dei nostri geni significa controllo del nostro futuro

Ciononostante, gli stessi ricercatori riconoscono che è difficile pensare lucidamente a se stessi quando si è sottoposti a questo nuovo strumento. Benjamin, Conley e molti altri coinvolti nello studio, procedettero ed ebbero il loro proprio punteggio poligenico misurato . Principalmete fu per divertimento, e nessuno fu scontento del proprio risultato. «Ma nel momento in cui lo feci, mi pentii di averlo fatto», dice Conley. «E’ una trappola cognitiva. Mi sono reso conto immediatamente che ad un livello individuale, non predice nulla, ma è nella natura umana voler sapere di più su se stessi. Non so… – s’interrompe per parecchi secondi –La gente analizza le differenze insignificanti”.

 

Benjamin è meno combattuto. «Non mi pento di averlo fatto – dice –ma sono un economista. Quindi sono abituato a pensare sempre che è meglio aver maggiore informazione».

 

 

 

 

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Bioetica

Europarlamente ex IRA dice di aver abortito per poter andare a mettere una bomba

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L’ex europarlamentare del Sinn Fein, Martina Anderson, ha confessato di aver abortito per non compromettere una missione di attentato dell’IRA (Esercito Repubblicano Irlandese). Lo riporta Life Site.

 

In vista del lancio della sua autobiografia, Choosing the Struggle («Scegliere la lotta»), Anderson ha dichiarato a Miriam di RTE One di aver scelto la «lotta» (cioè, il terrorismo) piuttosto che la vita del suo bambino non ancora nato. Ha scoperto di essere incinta poche settimane dopo aver iniziato a pianificare un attentato.

 

«Le donne come me che hanno avuto una gravidanza non pianificata, a causa delle circostanze in cui mi sono trovata, hanno dato priorità alla lotta contro la malattia, hanno abortito, la decisione più difficile e dolorosa della loro vita», ha detto la donna originaria di Derry.

 

«Non volevo deludere i miei compagni», ha dichiarato alla testata irlandese Joe. «Me ne sono andata in silenzio, sono tornata in silenzio e ho vissuto in silenzio per oltre 40 anni.»

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La Anderson spera che la confessione del suo aborto possa contribuire a porre fine alla «vergogna» che le donne come lei subiscono.

 

«Credo che raccontare la mia storia possa dare un piccolo contributo per fermare la stigmatizzazione morale e sociale che colpisce donne come me. Sarebbe stato più facile rimanere in silenzio e lasciare che la gente mi giudicasse», ha dichiarato a RTE One. «Rispetto le convinzioni religiose altrui su questo argomento, non cerco di convertire nessuno, né di ottenere perdono o approvazione.»

 

Anderson fu condannata all’ergastolo nel 1986 per cospirazione finalizzata a provocare esplosioni. Fu rilasciata 13 anni dopo in virtù degli accordi del Venerdì Santo e in seguito si dedicò alla politica.

 

L’ex europarlamentare ha anche raccontato di come, mentre era in prigione, le sia stato asportato l’utero durante un intervento per curare dei polipi, rendendola incapace di avere figli.

 

L’idea di uccidere il proprio figlio per andare possibilmente ad uccidere altre persone è probabilmente inedita, e rappresenta un quadro rivoltante come pochissimi altri. I social media hanno attaccato duramente la donna, che ha poi avuto una carriere di europarlamentare a Bruxelles, dove ha potuto dedicarsi a grandi cause fondamentali come il cambiamento climatico – che è di fatto, una propaggina dell’antiumanismo abortista inventato proprio da quelli che lei credeva essere i suoi nemici, gli inglesi con il loro reverendo Malthus.

 

Per quanto disperante, il racconto dell’ex terrorista è, a suo modo, illuminante, gettando nuove basi per la comprensione della Necrocultura nello Stato moderno, perfino nei casi di dissidenza estrema: ovvero, vediamo qui il legame tra abortismo e terrorismo, medesime pratiche votate alla morte, con tutte le varianti giustificazioni sociopolitiche del caso.

 

Non è un caso che nello Stato moderno, e quindi nel Sovrastato europeo, chi abortisce e progetta attentati possa fare carriere e divenire rappresentante democratica del popolo. Si tratta, davvero, di tanta materia per riflessioni anche radicali

 

Un’ultima nota: abbiamo rilevato su Renovati 21 le dichiarazioni in stile IRA del «Nuovo Movimento Repubblicano» irlandese, che con videomessaggi minacciano, mascherati ed armati come d’ordinanza, i politici locali responsabili dell’immigrazione selvaggia e della sessualizzazione dei bambini. Ecco, ci pare che sia da discutere la distanza – ideologica, politica, sociale – che hanno le rivendicazioni di questo nuovo gruppo, sorto sulle ceneri del fuoco repubblicano ormai estinto, da quelle dello storico movimento terroristico che terrorrizzò la Gran Bretagna per decadi, e che ora è finito perfino digerito nei Parlamenti e negli europarlamenti.

 

Il mondo è cambiato, le priorità di protezione del popolo pure, e non siamo sicuri che in passato la generazione dei boomer abbia mai davvero deciso di difendere il popolo che diceva di voler servire – abortendo, terrorizzando, accettando la Morte come principio politico della propria vita.

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 Immagine di GUE/NGL via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic 

 

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Bioetica

Sostanze chimiche contenute nelle pillole abortive nell’acqua potabile: studio

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Secondo un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria, gli americani potrebbero assumere farmaci abortivi senza saperlo. Lo riporta LifeSite.   Lo studio «Anti-progesterone nelle acque ambientali» potrebbe essere il primo a fornire prove a sostegno delle crescenti preoccupazioni sulla possibile contaminazione delle risorse idriche da parte dei farmaci abortivi. La ricerca, della durata di due anni, ha incluso campioni d’acqua provenienti da diverse fonti idriche municipali e analisi effettuate da un laboratorio indipendente.   La presenza di questi farmaci risulta particolarmente preoccupante, considerati i persistenti problemi di fertilità nella popolazione americana e la rapida crescita nell’uso di pillole abortive dopo l’annullamento della sentenza Roe v. Wade nel 2022.

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Lo studio, pubblicato il 20 luglio sulla rivista Issues of Law & Medicine, ha rilevato «livelli significativi di mifepristone (fino a 0,041 μg/l) nell’acqua di tutte le nove classi di campionamento tranne una».   «A causa della moltitudine di effetti del progesterone, questo contaminante potrebbe influenzare la fisiologia degli animali acquatici e la salute umana, compresi la fertilità, la gravidanza e lo sviluppo fetale», hanno avvertito gli autori dello studio. Elise Rose, che ha conseguito un dottorato in agronomia, ha supervisionato la ricerca ed è ricercatrice presso il Charlotte Lozier Institute.   Come riportato da Renovatio 21, l’iniziativa era partita lo scorso anno. Durante l’estate 2025, i funzionari dell’Agenzia per la Protezione Ambientale americana (EPA) hanno incaricato gli scienziati di determinare se fosse possibile sviluppare metodi per rilevare tracce di pillole abortive nelle acque reflue.   La divulgazione dell’avvio della ricerca faceva seguito alla richiesta di 25 membri repubblicani del Congresso USA che hanno chiesto all’EPA di indagare sulla questione.   A giugno 2025 un rapporto pubblicato da Liberty Counsel Action indicava che più di 40 tonnellate di resti di feti abortiti e sottoprodotti della pillola abortiva sono infiltrati nelle riserve idriche americane.   «Come altri farmaci noti per causare effetti avversi sul nostro ecosistema, il mifepristone forma metaboliti attivi», spiega il rapporto di 86 pagine. «Questi metaboliti possono mantenere gli effetti terapeutici del mifepristone anche dopo essere stati escreti dagli esseri umani e contaminati dagli impianti di trattamento delle acque reflue (WWTP), la maggior parte dei quali non è progettata per rimuoverli».  
Non si tratta della prima volta che vengono lanciati gli allarmi sull’inquinamento dei fiumi da parte della pillola abortiva RU486, detta anche «pesticida umano».
 
Come riportato da Renovatio 21, le acque di tutto il mondo sono inquinate da fortemente dalla pillola anticoncenzionale, un potente steroide usato dalle donne per rendersi sterili, che viene escreto con l’orina con effetto devastante sui fiumi e sulla fauna ittica. In particolare, vi è l’idea che la pillola starebbe facendo diventare i pesci transessuali.
  Danni non dissimili sono stati rilevati per gli psicofarmaci, con studi sui pesci di fiume resi «codardi e nervosi».

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Nonostante i ripetuti allarmi sul danno ambientale dalla pillola, le amministrazioni di tutto il mondo – votate, in teoria, all’ecologia e alla Dea Gaia – continuano con programmi devastatori, come quello approvato lo scorso anno a Nuova York di distribuire ai topi della metropoli sostanze anticoncezionali. A ben guardare, non si trova un solo ambientalista a parlare di questa sconvolgente forma di inquinamento, ben più tremenda di quello delle auto a combustibile fossile.   Ad ogni modo, come Renovatio 21 ripeterà sempre, l’inquinamento più spiritualmente e materialmente distruttore è quello dei feti che con l’aborto chimico vengono espulsi nel water e spediti via sciacquone direttamente nelle fogne, dove verranno divorati da topi, pesci, insetti, anfibi e altri animali del sottosuolo.   Su questo non solo non si trovano ambientalisti a protestare: mancano, completamente, anche i cattolici.   Come riportato da Renovatio 21l’OMS poche ha aggiunto la pillola figlicida alla lista dei «medicinali essenziali». Il segretario della Salute USA Robert Kennedy jr. aveva promesso una «revisione completa» del farmaco di morte (gli sarebbe stato chiesto dallo stesso Trump) ma esso è stato approvato dall’ente regolatore FDA.

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Bioetica

Fauci ha avuto un ruolo in uno studio che ha trapiantato scalpi di feti abortiti su ratti

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Poche ore prima che il dottor Anthony Fauci compaia davanti a un’audizione del Senato presieduta dal senatore Rand Paul, l’attivista pro-vita David Daleiden ha usato i social media per evidenziare il collegamento tra l’ex responsabile COVID e un orribile studio sponsorizzato dalla sua agenzia NIH — il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) — in cui i crani di feti abortiti venivano innestati su ratti da laboratorio. Lo riporta LifeSiste.

 

«Il dottor Fauci ha trascritto nel suo diario un titolo di copertura che metteva in dubbio il suo ruolo in uno studio in cui venivano trapiantati scalpi di feti abortiti di 5 mesi su ratti da laboratorio», ha osservato il Daleiden, «eppure, 3 settimane prima, Fauci aveva giurato al Congresso che il suo NIAID aveva finanziato lo studio “con la supervisione e le linee guida appropriate”».

 

«Nello studio pubblicato si possono effettivamente vedere le fotografie di piccoli scalpi di neonati innestati sul dorso di ratti da laboratorio, sui quali crescono piccoli capelli», aveva detto Daleiden all’allora conduttore di Fox News Tucker Carlson nel 2021. «Quelli sarebbero stati i piccoli capelli che sarebbero cresciuti sulla testa di neonati… se non fossero stati uccisi con l’aborto e poi cuciti sui ratti da laboratorio per la sperimentazione».

 


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«Il dottor Anthony Fauci è pienamente responsabile di questo studio e di questa questione perché, in qualità di capo dell’ufficio NIAID, la decisione finale su come vengono spesi questi finanziamenti ricade su di lui», ha affermato Daleiden.

 

«Il fatto che usassero scalpi di bambini abortiti di 5 mesi significa che le teste di quei bambini dovevano probabilmente essere intatte per poter prelevare gli scalpi, il che indica che si trattava di aborti a nascita parziale, o addirittura di neonati nati vivi e integri», ha spiegato al suo ospite inorridito.

 

«Qualcuno nell’ufficio del dottor Fauci ha mai chiesto ai ricercatori dell’Università di Pittsburgo: “Come fate a procurarvi quei cuoio capelluto? Come fate a ottenere cuoio capelluto dalle teste intere dei feti con un aborto a nascita parziale?”» si è chiesto Daleiden.

 

Nel maggio 2021 il Center for Medical Progress (CMP) di Daleiden ha prodotto un video sconvolgente che mostrava l’Università di Pittsburgo come un importante centro per il traffico e la sperimentazione su organi e parti del corpo di feti abortiti. Il rapporto collegava i finanziamenti per le attività dell’università a un’ingente sovvenzione dell’ufficio del NIAID, presso i National Institutes of Health (NIH), guidato dal guru statunitense del COVID-19, il dottor Anthony Fauci.

 

 

Dopo aver pubblicato un articolo sul National Catholic Register sui numerosi modi in cui i feti abortiti venivano utilizzati per la ricerca scientifica nelle principali università e ospedali degli Stati Uniti, l’autrice Stacy A. Trasancos ha twittato un riassunto delle sue agghiaccianti scoperte.

 

La Trasancos ha collegato la ricerca di Mengel a Fauci: «scalpi di feti abortiti innestati su topi. I loro organi trapiantati. Topi umanizzati sviluppati all’Università di Pittsburgo, il tutto per studiare il sistema immunitario. Supportato dal NIAID del Dr. Fauci. Pagato da noi».

 

La Trasancos è stata direttore esecutivo del St. Philip Institute of Catechesis and Evangelization del vescovo Joseph Strickland nella diocesi di Tyler, in Texas.

 

Monsignor  Strickland ha ritwittato il suo rapporto, dichiarando: «Questi sono crimini contro l’umanità che devono essere perseguiti. Il silenzio di fronte a queste atrocità non fa che accrescere il male. Svegliati America! Chiedi che tutto questo finisca SUBITO!»


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La ricerca è stata finanziata dai National Institutes of Health (NIH) e dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), diretto dal dottor Anthony Fauci dal 1984.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso settembre il NIH aveva confermato che non rinnoverà 17 progetti di ricerca sui «tessuti fetali umani» recentemente scoperti da un gruppo di controllo.

 

Come riportato da Renovatio 21, i progetti dell’era Biden includevano l’uso di tessuto fetale derivato da aborti e esperimenti per innestare tessuti fetali, come organi, nei topi.

 

Come riportato da Renovatio 21, appena insediatosi quattro anni fa Biden riaccese la produzione di topi umanizzati a scopo laboratoriale. L’amministrazione Biden revocò le restrizioni sull’uso del tessuto fetale per la ricerca medica, annullando le regole imposte nel 2019 dal presidente Trump. Le nuove regole consentivano agli scienziati di utilizzare tessuti derivati ​​da aborti volontari.

Le versioni «chirurgiche» dei topi umanizzati (cioè, dove la modifica non è ottenuta per via genetica con l’inserimento di codice genetico umano nei roditori) sono ottenute con il trapianto pezzi di bambino abortito dentro roditori, che poi vengono avviati agli esperimenti. La pressione di gruppi religiosi che chiedevano fossero usati solo tessuti da aborti spontanei fu respinta, in quanto questo tipo di aborti può avere anomalie genetiche, mentre l’aborto volontario in genere produce tessuti sanissimi di feti destinati ad essere bambini normali.

 

Fu trovato che per creare i topi umanizzati l’ente di regolazione del farmaco FDA aveva pagato 90 mila dollari per avere tessuti fetali «freschi, mai congelati».

 

Come noto, topi umanizzati sono alla base anche dell’esperimento gain of function avvenuto sul coronavirus SARS-CoV nel famigerato laboratorio di Wuhano, dove pure affluivano ampi fondi pubblici USA.

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 Immagine generata artificialmente

 

 

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