Militaria
Generale polacco invita la popolazione a prepararsi ad un attacco
Il capo di stato maggiore polacco Wiesław Kukuła ha avvertito che il Paese potrebbe subire un’aggressione da parte di un «avversario», alludendo a una sequela di cyberattacchi e operazioni di sabotaggio.
In un’intervista concessa lunedì a Radio Jedynka, il Kukuła ha commentato le parole del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che ha equiparato il contesto geopolitico attuale agli anni pre-Seconda guerra mondiale e al picco della Guerra Fredda nel 1981.
«Si tratta di un confronto calzante, poiché oggi l’esito dipende dalla nostra postura: se sapremo dissuadere l’avversario o, al contrario, stimolarne l’audacia aggressiva», ha osservato Kukuła, sostenendo quindi che «l’avversario ha avviato i preparativi bellici» instaurando «precondizioni per un’eventuale incursione sul suolo polacco», omettendo di indicare la nazione specifica.
Come riportato da Renovatio 21, l generale Kukula l’anno scorso aveva parlato della guerra con la Russia come una «minaccia reale» e l’anno prima accusava i russi di aver fatto volare un missile nello spazio aereo polacco.
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Le affermazioni dell’alto ufficiale militare polacco giungono dopo un episodio sulla rotta ferroviaria Varsavia-Lublino, verso l’Ucraina, dove domenica un binario è stato lesionato due volte in 24 ore. Il premier Donald Tusk ha bollato l’evento come sabotaggio, anche se il Ministero dell’Interno non l’ha confermato.
La portavoce Karolina Gałęcka ha precisato che non emergono indizi di un intervento intenzionale da parte di estranei, e in un post su X domenica ha ammonito: «Le congetture generano allarmismi superflui e un clima di apprensione ingiustificato».
L’accaduto si colloca in un contesto più esteso: lo scorso mese, Tusk ha reso noto l’arresto di otto sospetti per trame di sabotaggio. Le autorità di Varsavia avevano già sventato presunti complotti attribuiti a «servizi segreti esteri»; ad agosto, il governo ha puntato il dito contro Mosca per aver ingaggiato ucraini e bielorussi in azioni clandestine in Polonia.
I rapporti tra Cremlino e Varsavia si sono inaspriti a settembre, allorché la Polonia ha imputato alla Russia incursioni con droni. Il dicastero della Difesa moscovita ha smentito mire ostili su Varsavia e proposto dialoghi con l’esercito polacco, ma non ha ricevuto riscontro.
Come riportato da Renovatio 21, il premier polacco Donald Tusk ha recentemente dichiarato che il Paese dovrebbe perseguire l’acquisizione di armi nucleari, possibilmente attraverso la partecipazione all’iniziativa nucleare francese. Le sue dichiarazioni seguivano la proposta avanzata all’inizio di questa settimana dal presidente francese Emmanuel Macron di estendere l’ombrello della deterrenza nucleare di Parigi ad altri membri dell’UE per far fronte alla presunta «minaccia» rappresentata dalla Russia.
Varsavia l’anno passato aveva chiesto una reazione della NATO al programma di Mosca di piazzare le sue atomiche anche in Bielorussia – un programma peraltro nel pieno stile di condivisione internazionale degli armamenti atomici in stile NATO.
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Come ricordato da Renovatio 21, c’è da dire che la fornitura di atomiche a Kiev è stata messa sul piatto varie volte da personaggi come l’europarlamentare polacco, ora tornato al governo come ministro degli Affari Esteri, Radoslav Sikorski, sposato ad la neocon americana ultrarussofoba Anne Applebaum.
Nel settembre 2022 la Polonia aveva iniziato a distribuire pillole di iodio, motivando l’operazione con la paura per le sorti della centrale nucleare di Zaporiggia, contesa tra i russi, che ne hanno il controllo, e gli ucraini, che cercano di impossessarsene con azioni militari di ogni sorta.
Come riportato da Renovatio 21, nell’autunno 2022 l’allora viceministro della Difesa Marcin Ociepa aveva dichiarato che la Polonia sarà in guerra con la Russia in 3 o 10 anni massimo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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I russi dicono di aver abbattuto un F-16 in Ucraina
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Militaria
Israele pronto per un nuovo attacco terrestre su Gaza
Israele ha predisposto piani per una nuova operazione terrestre in alcune aree di Gaza attualmente controllate dal gruppo armato palestinese Hamas. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti.
La Striscia di Gaza risulta al momento divisa approssimativamente al 50% tra le Forze di Difesa israeliane (IDF) e Hamas, in conformità con la roadmap di pace in 20 punti proposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tale piano prevede il disarmo completo dei combattenti palestinesi e il successivo ritiro israeliano dall’enclave di circa 365 chilometri quadrati.
È proprio la riluttanza di Hamas a rispettare l’impegno di deporre le armi che potrebbe spingere Gerusalemme a lanciare una nuova offensiva a Gaza, secondo quanto evidenziato dall’articolo pubblicato sabato.
Funzionari arabi intervistati dal WSJ hanno riferito che Hamas sarebbe disposta a cedere solo le armi pesanti, ma non quelle leggere. Le stime israeliane indicano che il gruppo dispone attualmente di circa 60.000 fucili.
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Lo scorso mese Hamas ha ribadito l’intenzione di mantenere il cessate il fuoco nonostante le «ripetute violazioni israeliane», insistendo tuttavia sul fatto che non consegnerà le armi «finché perdurerà l’occupazione».
Fonti arabe e israeliane hanno inoltre segnalato che il gruppo palestinese sta lavorando attivamente per ricostruire le proprie capacità militari, inclusa la riparazione di parti della rete di tunnel danneggiata durante il conflitto precedente. Hamas avrebbe inoltre ricevuto nuovi flussi finanziari per pagare gli stipendi ai propri combattenti.
I funzionari israeliani hanno precisato al WSJ che al momento non esistono piani immediati per un ingresso delle IDF nelle zone controllate da Hamas, poiché Gerusalemme è disposta ad attendere eventuali progressi nel piano di pace di Trump.
Il presidente statunitense ha dichiarato a fine dicembre che a Hamas verrà concesso «un periodo di tempo molto breve per disarmarsi» e che, in caso contrario, «pagherà le conseguenze».
Gerusalemme ha avviato l’operazione militare a Gaza nell’ottobre 2023 in risposta all’attacco mortale compiuto da Hamas nel sud di Israele, che causò la morte di circa 1.200 persone e il rapimento di oltre 250 ostaggi. Da allora, secondo le autorità sanitarie locali, oltre 71.000 palestinesi sono stati uccisi nell’enclave e più di 171.000 sono rimasti feriti.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Trump ordina un piano per invadere la Groenlandia – e per distruggere la NATO?
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