Armi biologiche
Gene drive e nanoparticelle: il vaso si sta scoperchiando
«Su gene drive e nanoparticelle si gioca una partita importante per la medicina del futuro, che alimenta la discussione della comunità scientifica internazionale» scrive inaspettatamente un giornale locale in un articolo che cita gli studi di Gatti e Montanari.
Qualcosa nell’aria si muove, in tutti i sensi.
La scienza genetica e le sue ultimissime tecniche di ricombinazione iniziano a far discutere, finalmente
La scienza genetica e le sue ultimissime tecniche di ricombinazione iniziano a far discutere, finalmente, anche a livello più superficiale: se prima tutto pareva voler essere nascosto, ora, probabilmente, qualcuno ha deciso che se ne può parlare.
Funziona sempre così: creare il danno e poi renderne pubblica la beffa.
I media, poco competenti sull’argomento, cominciano improvvisamente ad interessarsi delle questioni della «genetica di frontiera», pur se a piccole dosi omeopatiche, passo per passo.
Questo accade da quando diversi Paesi hanno iniziato a discuterne, esponendo le proprie preoccupazioni alla comunità scientifica.
La paura che le tecniche di alterazione genetica possano diventare un’arma militare, ha spinto a chiedere una riunione urgente e una moratoria alla CDB (Convenzione per la diversità biologica).
La paura che le tecniche di alterazione genetica possano diventare un’arma militare, ha spinto a chiedere una riunione urgente e una moratoria
D’altronde ne avevamo già parlato tempo addietro, riportando le paure della Russia per il tentativo messo in atto dalle forze armate statunitensi, che cercavano di raccogliere campioni di DNA sui cittadini russi.
A smuovere questa urgente richiesta è stata la notizia che vede coinvolta la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) – ovvero il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, avente ruolo di analizzare ed incentivare ricerche ad alto rischio – in un investimento economico pari a 100 milioni di dollari sul Gene Drive e sulle tecniche di modificazione genetica fra cui il CRISPR-CAS 9.
Il sistema CRISPR-CAS 9 è la più moderna efficace modalità di editing genetico. Una sorta di bisturi genetico universale, che (come dimostrano i vari esperimenti effettuati in Cina e in Occidente negli ultimi mesi) può operare anche sul DNA di embrioni umani. Il CRISPR (si pronunzia «crisper») permette dunque di tagliare filamenti di DNA in punti predeterminati del genoma, inserendo, modificando o rimuovendo i tratti di interesse.
Va da sé che con tale nuova tecnologia, creare umani OGM sarà all’ordine del giorno.
Va da sé che con la nuova tecnologia CRISPR, creare umani OGM sarà all’ordine del giorno.
Su questa rivoluzione ha investito l’Agenzia USA, prima finanziatrice al mondo della ricerca sul gene drive.
Ma, prima ancora della DARPA, a versare milioni alla causa pensò il numero uno di Microsoft: tale Bill Gates, che con la Fondazione Bill and Melinda Gates ha dato vita al progetto “Target Malaria”, con sede e laboratori piazzati fra Terni e Perugia, in un’Italia che ben si presta ad esperimenti di biologia sintetica.
In questo caso, ad esempio, lo scopo è quello di modificare geneticamente la zanzara – vettore della malaria – facendo sì che con l’accoppiamento si attivi una reazione a catena – ossia il gene drive , che si può tradurre come «forzatura genetica», il processo di favorire l’eredità di un gene rispetto ad un altro – portando al collasso, di lì a poco, l’intera popolazione – con rischi ecologici di portata non quantificabile.
Questi progetti di «taglia e cuci» genetico sono tutti diretti dal Prof. Andrea Crisanti, immunologo e docente dell’Imperial College di Londra, il quale, a domanda postagli, risponde che giudica «fantasioso» il parlare di applicazione militare con queste tecniche. Sarebbe da ricordargli che la DARPA è un’agenzia che risponde al DOD, ossia il Ministero della Difesa USA
Rileviamo che la comunità scientifica, come dicevamo, ha iniziato a sentir l’odore di bruciato e si trova oggi divisa sulla questione: che queste tecnologie possano diventare vere e proprie armi biologiche è ormai nozione comune, con il potenziale rischio di vedere intere specie estinte, ciò alimentando effetti collaterali sulla biodiversità e gli ecosistemi.
che queste tecnologie possano diventare vere e proprie armi biologiche è ormai nozione comune
Nonostante il tentativo di sminuire queste considerazioni, anche l’ONU si è detto seriamente preoccupato, percependo che la situazione potrebbe ben presto sfuggire di mano se le tecniche adottate fossero usate dalle nazioni in guerre che impiegano armi biologiche.
Non solo Gene Drive
Oltre a questa nuova forma di riprogrammazione genetica, che come abbiamo visto sull’esempio del CRISPR-CAS 9 permette di concepire in vitro una “razza” scevra di difetti genetici, perfetta come in quel tentativo portato avanti qualcuno ben noto alla storia dei regimi del Novecento, vi è un’altra spinosa questione a livello mondiale e particolarmente a livello italiano: le nanoparticelle.
CRISPR-CAS 9 permette di concepire in vitro una “razza” scevra di difetti genetici, perfetta come in quel tentativo portato avanti qualcuno ben noto alla storia dei regimi del Novecento
Un articolo all’interno di una rubrica della Gazzetta di Reggio, edizione del 26 marzo scorso, oltre alla rivoluzione genetica tratta anche questo aspetto.
Ne riportiamo un estratto:
«Di nanoparticelle di metalli dannose si è discusso molto in Italia ed è stato il cavallo di battaglia dei no vax per convincere i genitori sulla pericolosità dei farmaci, per la contaminazione di metalli in forma macro e nano particellare nei vaccini in uso che provocherebbero una serie di patologie sia di natura neurologica sia immunologica. L’allarme sulla presenza di particelle metalliche nei vaccini – prosegue l’articolo – è stato diffuso attraverso la pubblicazione di studi condotti dai ricercatori Antonietta Gatti e Stefano Montanari, studi che secondo la comunità scientifica non sono mai stati assoggettati a revisione critica da parte di esperti indipendenti (la cosiddetta peer-Review) tanto che il CNR, ha vietato ai due l’utilizzo del microscopio elettronico a scansione per non fare ricerche sui vaccini, dove erano state già trovate sostanze estranee».
Oltre a qualche imprecisione, e nell’intento – forse – di screditare, l’articolista ha detto tutto sommato la verità: ha di fatto ammesso la presenza di quelle nanoparticelle presenti nei vaccini, e ha ribadito che il CNRavrebbe impedito ai due scienziati modenesi di fare analisi sui vaccini.
Il che, è tutto un dire sulla scomodità che queste ricerche possono creare a Big Pharma.
Le ricerche di Gatti e Montanari sulle nanoparticelle, lo ricordiamo, sono state oggetto di due progetti finanziati dalla Comunità Europea, con a capo la stessa Dott.ssa Gatti. Tra i partecipanti era presente l’Università di Cambridge, uno degli atenei migliori al mondo. Nessuno, fino ad ora, ha reso pubblica una confutazione di questi dati fatta con metodologie precise e minuziose come quelle avvallate da una parte di comunità scientifica: quella in fuga, almeno con il cervello, da un Paese come l’Italia dove la scienza, invece che esser posta al confronto, viene censurata in maniera goffa e allo stesso tempo violenta.
L’articolo della Gazzetta di Reggio, chiude tuttavia con una tremenda verità così dicendo: «Su gene drive e nanoparticelle si gioca una partita importante per la medicina del futuro, che alimenta la discussione della comunità scientifica internazionale».
Il genoma farà presto parte della campagna ipervaccinista in modo pubblico e conclamato; cosicché, oltre al tentativo di filtrare la popolazione attraverso una nuova eugenetica, si tenterà di rendere OGM, fin da piccoli, anche i bambini tramite alterazioni del DNA
Niente di più vero, appunto. E chi pensasse che le due cose andrebbero collocate su poli opposti o differenti, sbaglierebbe di grosso.
Il genoma farà presto parte della campagna ipervaccinista in modo pubblico e conclamato; cosicché, oltre al tentativo di filtrare la popolazione attraverso una nuova eugenetica, si tenterà di rendere OGM, fin da piccoli, anche i bambini tramite alterazioni del DNA – fantasma peraltro già concretamente presente in molti vaccini prodotti con linee cellulari di feti abortiti.
Silenziare i danni delle nanoparticelle farà parimenti parte del programma di censura, perché grazie alle ricerche di Gatti e Montanari sappiamo a che livello – un livello nanometrico – possono arrivare nell’inquinamento delle sostanze che ci vogliono somministrare per obbligo di legge.
Cristiano Lugli
Armi biologiche
Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale
Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.
Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.
Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.
Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.
L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.
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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.
«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.
Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.
Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.
Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.
La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.
Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.
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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.
Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.
Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».
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Armi biologiche
Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»
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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.
In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia. «La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto. La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato». Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)». DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti. La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente. Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione. La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio. Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni. Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi. Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa
La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi. I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio. Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche. Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases. Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche. L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio. La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche. La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti. Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.Aiuta Renovatio 21
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Armi biologiche
Il dottore delle armi biologiche sudafricane perde l’appello. Ricordiamo i progetti segreti per i vaccini sterilizzanti
Il cardiologo di Città del Capo, il dottor Wouter Basson, divenuto famoso per essere stato a capo di un programma segreto di guerra chimica e biologica durante l’apartheid, non è riuscito nel suo ultimo tentativo di evitare un procedimento disciplinare.
All’inizio di quest’anno l’Alta Corte del Gauteng, a Pretoria, ha respinto la richiesta del settantacinquenne Basson di sospendere definitivamente il procedimento dinanzi al Consiglio delle professioni sanitarie del Sudafrica (HPCSA). Basson ha quindi presentato ricorso in appello, che è stato anch’esso respinto. La corte ha ritenuto che le quattro accuse a suo carico siano talmente gravi da richiedere un processo immediato e che un eventuale appello in tal senso non avrebbe avuto successo.
Nel dicembre 2013 Basson è stato giudicato colpevole di condotta non professionale a seguito di un procedimento disciplinare avviato per esaminare le denunce relative alle sue azioni nei primi anni ’80, quando guidava l’iniziativa del governo dell’apartheid per la guerra chimica e biologica, nota come Project Coast («Progetto Costa»).
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Il procedimento di condanna a suo carico è iniziato nel gennaio 2015, ma è stato sospeso a causa di una serie di fattori, tra cui procedimenti legali per la ricusazione dei membri della commissione. Il procedimento nei suoi confronti non si è concluso fino ad oggi.
Basson, ora cardiologo che esercita nella provincia del Capo Occidentale, ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Sudafricane (SADF) dal 1980 al 1995. Tra il 2000 e il 2001 sono state presentate denunce contro Basson all’HPCSA in merito a presunta condotta non professionale. Le denunce si riferiscono al suo coinvolgimento nelle SADF durante gli anni Ottanta, in qualità di responsabile del Progetto Coast.
Nei primi anni 2000 Basson dovette affrontare 67 capi d’accusa, ma fu assolto da tutti nel 2005. Estratti delle prove presentate da Basson durante il suo processo penale sono stati presentati al tribunale dall’HPCSA durante la sua richiesta di sospensione del procedimento. Ha inoltre presentato la dichiarazione giurata del professor Steven Miles, che fungerà da perito nel procedimento disciplinare.
Le quattro accuse che Basson dovrà affrontare includono il coordinamento, tra il 1986 e il 1988 e nel 1992, della produzione su larga scala di diverse droghe e gas lacrimogeni in qualità di responsabile di progetto presso la Delta G. Tra queste, la produzione di metaqualone, noto anche come Mandrax, un sedativo. Gli effetti tipici includono rilassamento, euforia e sonnolenza, oltre a una riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria. Dosi più elevate possono causare depressione, mancanza di coordinazione muscolare e difficoltà di eloquio. Un sovradosaggio può provocare delirio, convulsioni, ipertonia e morte per arresto respiratorio, ha osservato la corte.
Durante il processo penale Basson testimoniò che queste sostanze, compresi i gas, erano state create per il controllo della folla. All’epoca dichiarò: «Bisogna spezzare la coesione della folla». Spiegò che i manifestanti che inalavano i gas «volevano solo tornare a casa, sdraiarsi e morire».
Tuttavia in sua difesa si sostenne che l’intenzione non era quella di ferire o uccidere persone; al contrario, le sue intenzioni erano opposte. Si affermò che, in presenza di una folla violenta, si sarebbe potuto disperderla con la forza o tentare di sviluppare una sostanza in grado di neutralizzare l’aggressività. Miles, tuttavia, riassunse le prove presentate alla corte, sostenendo che le azioni di Basson erano immorali in quanto aveva prodotto grandi quantità di tossine potenzialmente letali.
La conclusione principale di Miles fu che Basson, in quanto medico in attività, aveva violato l’etica della professione medica partecipando alla produzione di droghe e gas lacrimogeni, utilizzando queste sostanze chimiche nei mortai e fornendo tranquillanti alle vittime.
Basson, nella sua richiesta di autorizzazione a ricorrere in appello, contestò il fatto che la corte avesse preso in considerazione il parere di Miles nel ritenere che dovesse essere sottoposto al procedimento disciplinare, affermando che questi fatti non erano contenuti in una dichiarazione giurata, ma la corte ha respinto tale argomentazione, ritenendo che le accuse rimanessero gravi.
La corte ha inoltre respinto la sua tesi secondo cui avrebbe subito un pregiudizio se l’udienza si fosse svolta dopo tutti questi anni.
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Come riportato da Renovatio 21, ul «Progetto Costa» sudafricano esiste un rapporto ONU intitolato Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid, che conteneva scenari ben più inquietanti di quelli scritti qui sopra. Ad esempio, la creazione di un vaccino anti-fertilità.
«C’era qualche interazione tra Roodeplaat Research Laboratories (RRL) e Delta G [laboratori di armi biologiche e chimiche], con Delta G che ha preso parte ad alcuni dei progetti di biochimica RRL RRL, facendo test su animali di alcuni prodotti targati proprio Delta G. Un esempio di questa interazione ha riguardato il lavoro di anti-fertilità. Secondo i documenti di RRL [Roodeplaat Research Laboratories], la struttura aveva un certo numero di progetti registrati volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità» scrive il documento delle Nazioni Unite.
«Questo è stato un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, il dott. Daniel Goosen. Goosen, che aveva fatto ricerche sui trapianti di embrioni, disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che possa essere somministrato in modo selettivo, senza la conoscenza del ricevente. L’intenzione, disse, era di somministrarla a donne sudafricane, a loro insaputa».
A quel tempo, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Oggi l’eugenetica vaccinale di massa potrebbe essere divenuta realtà globale con il COVID, dove i problemi alla fertilità dei vaccinati (inclusi sintomi evidenti come le disfunzioni mestruali e aborti spontanei) sono stati discussi sin dal lancio dell’operazione di immunizzazione mondiale e, ancora prima, nelle campagne per altri sieri come quello per ‘HPV.
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