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Armi biologiche

Gene drive e nanoparticelle: il vaso si sta scoperchiando

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«Su gene drive e nanoparticelle si gioca una partita importante per la medicina del futuro, che alimenta la discussione della comunità scientifica internazionale» scrive inaspettatamente un giornale locale in un articolo che cita gli studi di Gatti e Montanari.

 

Qualcosa nell’aria si muove, in tutti i sensi.

La scienza genetica e le sue ultimissime tecniche di ricombinazione iniziano a far discutere, finalmente

 

La scienza genetica e le sue ultimissime tecniche di ricombinazione iniziano a far discutere, finalmente, anche a livello più superficiale: se prima tutto pareva voler essere nascosto, ora, probabilmente, qualcuno ha deciso che se ne può parlare.

Funziona sempre così: creare il danno e poi renderne pubblica la beffa.

 

I media, poco competenti sull’argomento, cominciano improvvisamente ad interessarsi delle questioni della «genetica di frontiera», pur se a piccole dosi omeopatiche, passo per passo.

 

Questo accade da quando diversi Paesi hanno iniziato a discuterne, esponendo le proprie preoccupazioni alla comunità scientifica.

 

La paura che le tecniche di alterazione genetica possano diventare un’arma militare, ha spinto a chiedere una riunione urgente e una moratoria alla CDB (Convenzione per la diversità biologica).

La paura che le tecniche di alterazione genetica possano diventare un’arma militare, ha spinto a chiedere una riunione urgente e una moratoria

 

D’altronde ne avevamo già parlato tempo addietro, riportando le paure della Russia per il tentativo messo in atto dalle forze armate statunitensi, che cercavano di raccogliere campioni di DNA sui cittadini russi.       

     

A smuovere questa urgente richiesta è stata la notizia che vede coinvolta la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) – ovvero il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, avente ruolo di analizzare ed incentivare ricerche ad alto rischio – in un investimento economico pari a 100 milioni di dollari sul Gene Drive e sulle tecniche di modificazione genetica fra cui il CRISPR-CAS 9.

 

Il sistema CRISPR-CAS 9 è la più moderna efficace modalità di editing genetico.  Una sorta di bisturi genetico universale, che (come dimostrano i vari esperimenti effettuati in Cina e in Occidente negli ultimi mesi) può operare anche sul DNA di embrioni umani. Il CRISPR (si pronunzia «crisper»)  permette dunque di tagliare filamenti di DNA in punti predeterminati del genoma, inserendo, modificando o rimuovendo i tratti di interesse.

 

Va da sé che con tale nuova tecnologia, creare umani OGM sarà all’ordine del giorno.

Va da sé che con la nuova tecnologia CRISPR, creare umani OGM sarà all’ordine del giorno.

 

Su questa rivoluzione ha investito l’Agenzia USA, prima finanziatrice al mondo della ricerca sul gene drive.

 

Ma, prima ancora della DARPA, a versare milioni alla causa pensò il numero uno di Microsoft: tale Bill Gates, che con la Fondazione Bill and Melinda Gates ha dato vita al progetto “Target Malaria”, con sede e laboratori piazzati fra Terni e Perugia, in un’Italia che ben si presta ad esperimenti di biologia sintetica.

 

In questo caso, ad esempio, lo scopo è quello di modificare geneticamente la zanzara – vettore della malaria – facendo sì che con l’accoppiamento si attivi una reazione a catena – ossia il gene drive , che si può tradurre come «forzatura genetica», il processo di favorire l’eredità di un gene rispetto ad un altro – portando al collasso, di lì a poco, l’intera popolazione – con rischi ecologici di portata non quantificabile.

 

Questi progetti di «taglia e cuci» genetico sono tutti diretti dal Prof. Andrea Crisanti, immunologo e docente dell’Imperial College di Londra, il quale, a domanda postagli, risponde che giudica «fantasioso» il parlare di applicazione militare con queste tecniche. Sarebbe da ricordargli che la DARPA è un’agenzia che risponde al DOD, ossia il Ministero della Difesa USA

 

Rileviamo che la comunità scientifica, come dicevamo, ha iniziato a sentir l’odore di bruciato e si trova oggi divisa sulla questione: che queste tecnologie possano diventare vere e proprie armi biologiche è ormai nozione comune, con il potenziale rischio di vedere intere specie estinte, ciò alimentando effetti collaterali sulla biodiversità e gli ecosistemi.

che queste tecnologie possano diventare vere e proprie armi biologiche è ormai nozione comune

 

Nonostante il tentativo di sminuire queste considerazioni, anche l’ONU si è detto seriamente preoccupato, percependo che la situazione potrebbe ben presto sfuggire di mano se le tecniche adottate fossero usate dalle nazioni in guerre che impiegano armi biologiche.

 

 

Non solo Gene Drive

 

Oltre a questa nuova forma di riprogrammazione genetica, che come abbiamo visto sull’esempio del CRISPR-CAS 9 permette di concepire in vitro una “razza” scevra di difetti genetici, perfetta come in quel tentativo portato avanti qualcuno ben noto alla storia dei regimi del Novecento, vi è un’altra spinosa questione a livello mondiale e particolarmente a livello italiano: le nanoparticelle.

 

CRISPR-CAS 9 permette di concepire in vitro una “razza” scevra di difetti genetici, perfetta come in quel tentativo portato avanti qualcuno ben noto alla storia dei regimi del Novecento

Un articolo all’interno di una rubrica della Gazzetta di Reggio, edizione del 26 marzo scorso, oltre alla rivoluzione genetica tratta anche questo aspetto.

 

Ne riportiamo un estratto:

 

«Di nanoparticelle di metalli dannose si è discusso molto in Italia ed è stato il cavallo di battaglia dei no vax per convincere i genitori sulla pericolosità dei farmaci, per la contaminazione di metalli in forma macro e nano particellare nei vaccini in uso che provocherebbero una serie di patologie sia di natura neurologica sia immunologica. L’allarme sulla presenza di particelle metalliche nei vaccini – prosegue l’articolo – è stato diffuso attraverso la pubblicazione di studi condotti dai ricercatori Antonietta Gatti e Stefano Montanari, studi che secondo la comunità scientifica non sono mai stati assoggettati a revisione critica da parte di esperti indipendenti (la cosiddetta peer-Review) tanto che il CNR, ha vietato ai due l’utilizzo del microscopio elettronico a scansione per non fare ricerche sui vaccini, dove erano state già trovate sostanze estranee».

 

Oltre a qualche imprecisione, e nell’intento – forse – di screditare, l’articolista ha detto tutto sommato la verità: ha di fatto ammesso la presenza di quelle nanoparticelle presenti nei vaccini, e ha ribadito che il CNRavrebbe impedito ai due scienziati modenesi di fare analisi sui vaccini.

Il che, è tutto un dire sulla scomodità che queste ricerche possono creare a Big Pharma.

 

Le ricerche di Gatti e Montanari sulle nanoparticelle, lo ricordiamo, sono state oggetto di due progetti finanziati dalla Comunità Europea, con a capo la stessa Dott.ssa Gatti. Tra i partecipanti era presente l’Università di Cambridge, uno degli atenei migliori al mondo. Nessuno, fino ad ora, ha reso pubblica una confutazione di questi dati fatta con metodologie precise e minuziose come quelle avvallate da una parte di comunità scientifica: quella in fuga, almeno con il cervello, da un Paese come l’Italia dove la scienza, invece che esser posta al confronto, viene censurata in maniera goffa e allo stesso tempo violenta.

 

L’articolo della Gazzetta di Reggio, chiude tuttavia con una tremenda verità così dicendo: «Su gene drive e nanoparticelle si gioca una partita importante per la medicina del futuro, che alimenta la discussione della comunità scientifica internazionale».

Il genoma farà presto parte della campagna ipervaccinista in modo pubblico e conclamato; cosicché, oltre al tentativo di filtrare la popolazione attraverso una nuova eugenetica, si tenterà di rendere OGM, fin da piccoli, anche i bambini tramite alterazioni del DNA

 

Niente di più vero, appunto. E chi pensasse che le due cose andrebbero collocate su poli opposti o differenti, sbaglierebbe di grosso.

 

Il genoma farà presto parte della campagna ipervaccinista in modo pubblico e conclamato; cosicché, oltre al tentativo di filtrare la popolazione attraverso una nuova eugenetica, si tenterà di rendere OGM, fin da piccoli, anche i bambini tramite alterazioni del DNA – fantasma peraltro già concretamente presente in molti vaccini prodotti con linee cellulari di feti abortiti.

 

Silenziare i danni delle nanoparticelle farà parimenti parte del programma di censura, perché  grazie alle ricerche di Gatti e Montanari sappiamo a che livello – un livello nanometrico – possono arrivare nell’inquinamento delle sostanze che ci vogliono somministrare per obbligo di legge.

 

 

Cristiano Lugli

 

 

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Armi biologiche

Le autorità federali USA ritirano le accuse contro l’israeliano sorpreso a gestire un biolaboratorio illegale a Las Vegas

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Ori Solomon, il gestore immobiliare arrestato in relazione a un laboratorio biologico illegale in un alloggio per affitti brevi a Las Vegas, non dovrà più affrontare accuse federali.

 

Secondo quanto riferito dalla rete TV locale Channel 13, le accuse federali contro Solomon sono state archiviate senza pregiudizio; tuttavia, l’uomo deve ancora affrontare un’accusa penale nella contea di Clark per lo smaltimento improprio di rifiuti pericolosi.

 

Tutto ciò ha origine da un’indagine avviata dopo che funzionari locali e federali hanno scoperto quello che è stato definito un laboratorio biologico illegale all’interno di un’abitazione da lui gestita, situata vicino all’incrocio tra Washington Avenue e Hollywood Boulevard.

 

Gli investigatori hanno recuperato materiale biologico sospetto e attrezzature da laboratorio. Le accuse federali contro il Solomon sono scaturite dal ritrovamento di diverse armi da fuoco nella sua residenza durante una perquisizione effettuata il 31 gennaio 2026. Solomon, cittadino israeliano residente negli Stati Uniti con un visto non immigratorio, non è autorizzato a possedere armi da fuoco. Secondo un affidavit (una dichiarazione giurata secondo la giurisprudenza americana) ottenuto da Channel 13, i pubblici ministeri affermano che diverse armi sono state sequestrate nella sua abitazione.

 

Secondo quanto riportato, il Solomon dovrà comparire nuovamente davanti al tribunale di Las Vegas il 4 giugno.

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Il proprietario dell’immobile in cui è stato scoperto il presunto laboratorio, Jia Bei Zhu, è stato recentemente riconosciuto colpevole di aver venduto fraudolentemente oltre un milione di test COVID per quasi 4 milioni di dollari attraverso la sua società Universal Meditech Inc., con sede a Fresno.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa era emerso il caso del bizzarro, misterioso laboratorio scoperto dalle autorità locali a Reedley, cittadina della contea di Fresno nell’entroterra californiano. Quello che doveva essere un edificio vuoto utilizzato solo come deposito ospitava una struttura per test di laboratorio tipo mercato nero.

 

Secondo quanto riportato, gli agenti della sanità pubblica californiana avrebbero anche osservato campioni di sangue, tessuti e altri fluidi corporei e sieri nonché migliaia di fiale di fluidi non etichettati e materiale biologico sospetto.

 

Sarebbero stati inoltre rinvenuti 900 topi geneticamente modificati, trovati a vivere in condizione di abbandono. 773 dei topi bioingegnerizzati hanno dovuto essere soppressi e i funzionari hanno trovato altri 178 topi già morti.

 

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Immagine di Clement Bardot via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Armi biologiche

Esperti avvertono: le fughe di materiale dai laboratori sono «sorprendentemente comuni»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Secondo il National Institutes of Health, un dipendente dei Rocky Mountain Laboratories nel Montana è stato potenzialmente esposto alla febbre emorragica di Crimea-Congo a seguito di una violazione delle norme sui dispositivi di protezione individuale nel novembre 2025. L’incidente evidenzia la mancanza di un sistema federale centralizzato per monitorare tutti gli incidenti di laboratorio tra le diverse agenzie e istituzioni.   Secondo il National Institutes of Health (NIH), un  dipendente dei Rocky Mountain Laboratories  di Hamilton, nel Montana, potrebbe essere stato esposto alla febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF) nel novembre 2025 a seguito di una violazione accidentale dei dispositivi di protezione individuale.   L’incidente è stato segnalato al NIH nel febbraio 2026, secondo le comunicazioni interne citate nei documenti condivisi da  White Coat Waste.   I funzionari del NIH hanno affermato che il dipendente non è stato contagiato e non si è verificata alcuna trasmissione.   «Il dipendente è stato immediatamente isolato e monitorato con le cure appropriate presso una struttura medica specializzata, prima che venisse confermato che non si era verificata alcuna esposizione o trasmissione effettiva», ha dichiarato il NIH in un comunicato. «In nessun momento vi è stato alcun rischio per il pubblico o per gli altri membri del personale»,

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Che cos’è la febbre emorragica di Crimea-Congo?

La CCHF è una malattia virale rara ma potenzialmente fatale, che si diffonde principalmente attraverso il morso di zecche infette o il contatto con il sangue e i fluidi corporei di animali o persone infette, secondo i  Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie  (CDC).   La malattia, più diffusa in alcune zone dell’Africa, dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Europa orientale e meridionale, può causare febbre alta, forte mal di testa, vomito, emorragie interne. Il CDC ha riferito che fino al 50% dei pazienti ospedalizzati può morire a causa della malattia.   L’  Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha affermato che veterinari, operatori sanitari e persone che lavorano a stretto contatto con il bestiame corrono un rischio maggiore di infezione, mentre la trasmissione da uomo a uomo può avvenire attraverso l’esposizione a sangue contaminato, attrezzature mediche o fluidi corporei.   Secondo l’  Organizzazione Mondiale della Sanità , non esiste una cura approvata né un vaccino.

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L’incidente si è verificato in un laboratorio ad alto livello di contenimento del NIH.

I Rocky Mountain Laboratories, una struttura di livello di biosicurezza 4 (BSL-4) gestita dal NIH, conducono ricerche su malattie infettive ad alto rischio, tra cui quelle trasmesse dalle zecche e i patogeni virali emergenti.   La struttura è progettata per studiare «problemi sanitari complessi, come coronavirus, influenza, malattie da prioni e batteri resistenti agli antibiotici».   Fa parte del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Storicamente si è concentrato sulle malattie infettive e trasmesse da vettori, tra cui la malattia di Lyme, la febbre maculosa delle Montagne Rocciose e altri agenti patogeni.  

Le perdite dai laboratori sono «sorprendentemente comuni»

Secondo alcuni ricercatori nel campo della biosicurezza, le fughe di agenti patogeni pericolosi dai laboratori si verificano più frequentemente di quanto si creda.   Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che gli incidenti di laboratorio che provocano infezioni o rilasci di agenti patogeni sono «sorprendentemente comuni».   «L’incidente della CCHF… è stato solo uno dei circa cinque eventi di questo tipo che si verificano ogni settimana negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito», ha affermato.   I dati più recenti disponibili , riportati al Federal Select Agent Program nel 2022, mostrano che 143 rilasci da laboratori hanno comportato un’esposizione professionale.   Il dottor William Schaffner , specialista in malattie infettive e professore presso il Vanderbilt University Medical Center di Nashville, nel Tennessee, ha affermato che questo tipo di pericoli vanno trattati con la massima attenzione.   «Quando si verifica una perdita, si reagisce», ha affermato. «I risultati complessivi confermano che questo sistema funziona in tutto il mondo».  

Non è obbligatorio segnalare tutte le perdite

La supervisione dei laboratori di ricerca biologica ad alto livello di contenimento negli Stati Uniti, tuttavia, rimane frammentata, in assenza di un sistema federale centralizzato per monitorare tutti gli incidenti di laboratorio tra le diverse agenzie e istituzioni.   «Non esiste un database nazionale perché non è obbligatorio segnalare tutte le fughe di dati», ha affermato Alina Chan, Ph.D., specialista in vettori e ingegneria genetica.   La ricercatrice Shayna Korol, scrivendo sul  Bulletin of the Atomic Scientists, ha affermato che i laboratori BSL-3 e BSL-4 operano secondo regole rigorose.   Tuttavia, negli Stati Uniti la segnalazione di incidenti, esposizioni e potenziali violazioni del contenimento non prevede «alcun sistema federale di contabilizzazione degli incidenti» al di là di una ristretta serie di agenti patogeni regolamentati e «nessun registro ufficiale» per molti laboratori ad alto livello di contenimento.   L’analisi di Korol ha messo a confronto il sistema statunitense con il programma canadese centralizzato Laboratory Incident Notification Canada, che prevede la segnalazione obbligatoria a livello nazionale degli incidenti relativi alla biosicurezza. Ha avvertito che una documentazione e una supervisione incoerenti possono ostacolare la trasparenza, la valutazione del rischio e le risposte coordinate a potenziali fughe di sostanze dai laboratori.

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È necessario un miglioramento continuo

Una revisione sistematica del 2024 pubblicata su The Lancet ha documentato 309 infezioni acquisite in laboratorio, causate da 51 agenti patogeni, e 16 casi segnalati di fuga accidentale di agenti patogeni tra il 2000 e il 2021.   Gli autori hanno concluso che un «miglioramento continuo» nella gestione della biosicurezza e negli standard di segnalazione è essenziale, sottolineando che la sottosegnalazione e la supervisione incoerente probabilmente nascondono la reale portata del problema.   Secondo i ricercatori, sono necessari sistemi di segnalazione più efficaci e indagini sulle cause profonde per ridurre gli incidenti futuri e migliorare la responsabilità dei laboratori a livello globale.   Nell’articolo intitolato «Indicatori epidemiologici di focolai accidentali di origine laboratoristica», i ricercatori hanno esaminato decenni di focolai associati ai laboratori e hanno avvertito che il rilascio accidentale di agenti patogeni rimane un rischio globale costante.   Gli autori hanno scritto che «la questione non è se un agente patogeno sfuggirà al controllo, ma piuttosto quale agente patogeno lo farà e quali misure sono in atto per contenere una fuga con gravi conseguenze».   Henrick Karoliszyn   © 20 maggio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Questo hantavirus è un’arma biologica?

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Renovatio 21 traduce e pubblica questo articolo del Brownstone Institute.

 

L’OMS, le grandi aziende farmaceutiche e gli altri attori responsabili della catastrofe del Covid ci riprovano.

 

Mentre scrivo, stanno diffondendo a macchia d’ olio notizie allarmistiche su una presunta epidemia di Hantavirus a bordo di una piccola nave da crociera, la MV Hondius. Se tutto ciò vi riporta alla mente l’incidente della nave da crociera Diamond Princess dei primi tempi del Covid, non siete i soli.

 

Ma prima di nasconderci tutti nei nostri armadi (di nuovo) finché Moderna e i suoi amici non ci salveranno (di nuovo) con un altro pseudo-vaccino tossico a base di terapia genica (al quale, ovviamente, loro e una dozzina di altri profittatori delle Big Pharma lavorano da anni), prendiamoci un momento per considerare l’agente patogeno in questione: l’Hantavirus.

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Nella mia carriera trentennale in medicina interna ho visto un solo caso di Hantavirus. È successo intorno all’anno 2000, quando ero un giovane medico del Servizio Sanitario Indiano nella Riserva Navajo. Un uomo Navajo si è presentato in ambulatorio, inizialmente con febbre alta e forti dolori muscolari da diversi giorni. In seguito ha sviluppato una dispnea progressivamente più grave, che lo ha spinto a rivolgersi a noi.

 

La radiografia del torace mostrava un quadro compatibile con un edema polmonare bilaterale diffuso, con presenza di liquido in entrambi i polmoni. Era primavera e qualche giorno prima aveva ripulito un capanno infestato dai topi, spazzando e aspirando gli escrementi. Non posso affermare di aver fatto io la diagnosi. Un medico più anziano ed esperto, che aveva già visto uno o due casi simili di Hantavirus, ne aveva riconosciuto la causa.

 

Il paziente è stato trattato con «terapia di supporto», mantenendo la pressione sanguigna con liquidi per via endovenosa e la respirazione con ossigeno supplementare. Era molto grave, ma ricordo che non ha avuto bisogno di intubazione endotracheale né di ventilazione meccanica. (Ai bei vecchi tempi, non intubavamo né ventilavamo nessuno se non era assolutamente necessario.) Alla fine il paziente è guarito completamente.

 

Ancora oggi, questo caso è istruttivo per diverse ragioni.

 

Innanzitutto, il caso rivela il serbatoio naturale degli hantavirus. Come afferma la mia fidata vecchia copia di Principi e pratiche delle malattie infettive di Mandell, «Questi agenti sono fondamentalmente parassiti di roditori e insettivori selvatici». Mandell prosegue affermando che “ogni specie virale [di hantavirus] attualmente riconosciuta ha una singola specie principale di roditore ospite». (Corsivo mio)

 

In altre parole, alcune specie di roditori e mammiferi insettivori (ad esempio le arvicole) ospitano specifiche specie di Hantavirus. Non si tratta di un virus che si diffonde nell’aria, né gli esseri umani ne sono un serbatoio. Semplicemente non lo sono.

 

In secondo luogo, la malattia da hantavirus è rara negli esseri umani. Raramente si trasmette all’uomo dai suoi ospiti naturali, i roditori. Quando ciò accade, di solito è dovuto all’inalazione da parte dell’uomo di escrementi o urina essiccata infetti dal virus.
In terzo luogo, prima di questo episodio sulla nave da crociera, la trasmissione da uomo a uomo dell’hantavirus era praticamente sconosciuta. Beh, a quanto pare non proprio. Secondo un rapporto di NPR:

 

«Esistono circa 20-30 diverse specie di hantavirus in tutto il mondo che possono causare malattie nell’uomo, e solo una di queste, il virus delle Ande, presente in Argentina e Cile, è stata implicata nella trasmissione da uomo a uomo», spiega la dottoressa Emily Abdoler, professoressa associata di medicina clinica presso l’Università del Michigan. «Uno dei primi indizi emersi è stato che questa nave era sbarcata in Argentina».

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Sono piuttosto scettico. Non basta che questi passeggeri abbiano visitato l’Argentina, Paese che ospita l’unica specie di hantavirus «implicata nella trasmissione da uomo a uomo», per poter improvvisamente stabilire che un ceppo contagioso di hantavirus presente in natura stia facendo il giro del mondo a bordo di navi da crociera.

 

Come ho già accennato, l’Hantavirus è oggetto di intense ricerche sui «vaccini» da parte di oltre una dozzina di gruppi di ricerca, tra cui attori noti e controversi nel settore come l’esercito statunitense (fonte dei vaccini ipertossici contro l’antrace di un tempo) e Moderna, uno dei principali produttori – insieme a Pfizer – delle iniezioni tossiche di mRNA contro il COVID intorno al 2021.

 

L’hantavirus è stato ripetutamente indicato, insieme ad altri candidati come l’influenza aviaria e il vaiolo delle scimmie, come la potenziale prossima «malattia X» in grado di causare una pandemia.

 

Se oltre una dozzina di diverse aziende biotecnologiche stanno producendo i cosiddetti «vaccini» contro l’Hantavirus di ogni possibile variante, e se l’Hantavirus è stato designato come la prossima «Malattia X», potete star certi che stanno anche attuando una «arma» basata sul gain of function del virus.

 

Se questa epidemia di Hantavirus si rivelerà una minaccia reale, la ricerca chiave consisterà nell’esaminare il genoma del virus in questione alla ricerca di prove di manipolazione genetica con acquisizione di funzione. Questa è di gran lunga la ragione più probabile per qualsiasi trasmissione da uomo a uomo e, una volta accertata, permetterà di identificare questa epidemia per quello che è realmente: un altro palese atto di bioterrorismo.

 

Per dirla senza mezzi termini, se l’Hantavirus si sta diffondendo da persona a persona, allora è stato trasformato in un’arma biologica e i malvagi bioterroristi responsabili devono essere chiamati a risponderne, cosa che finora non è avvenuta con il COVID.

 

Clayton J. Baker

medico

 

CJ Baker, MD, Brownstone Senior Scholar, è un medico internista con venticinque anni di esperienza clinica. Ha ricoperto numerosi incarichi accademici in ambito medico e i suoi lavori sono apparsi su molte riviste, tra cui il Journal of the American Medical Association e il New England Journal of Medicine. Dal 2012 al 2018 è stato Professore Associato Clinico di Discipline Umanistiche in Medicina e Bioetica presso l’Università di Rochester.

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Immagine di AcfiPress Noticias Canarias via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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