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Francia, gli abitanti di un villaggio ricostruiscono la loro chiesa
Gli abitanti di un piccolo borgo montano arroccato a oltre 1.300 metri di altitudine nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza (04), Saint-Barthélémy, situato nel comune di Ongles, hanno realizzato un ammirevole restauro della loro chiesa medievale, completamente in rovina. Hanno completato i lavori in diciotto mesi.
Sulla collina di Vière sorge il borgo medievale originario. La chiesa romanica di Saint-Barthélemy (XI e XII secolo) fu devastata durante le guerre di religione. Restaurata all’inizio del XVII secolo, fu definitivamente rovinata e abbandonata nel XIX secolo (1835). Questo sito del borgo medievale domina l’abitato attuale
.
Un recente intervento ha permesso al Comune di preservare e stabilizzare le imponenti rovine di questo edificio medievale. Questo progetto su larga scala prevede ancora fasi di implementazione per completare lo sviluppo del sito.
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Ma i parrocchiani locali non volevano solo restaurare le rovine per rilanciare il turismo nel loro piccolo borgo; volevano anche un luogo in cui celebrare il culto cattolico. Così, nel maggio 2024, decisero di restaurare completamente la chiesa. Incaricarono un architetto di elaborare un piano di ricostruzione e si misero al lavoro.
Dopo aver rimosso le macerie, installarono un altare nella vecchia abside e ricostruirono i muri e gli archi in pietra, il tetto con travi di legno ricoperto di tegole e il campanile con la sua campana; fu aggiunta una piccola vetrata per adornare il tutto.
Dopo un anno e mezzo di lavori, il progetto è praticamente ultimato, come annunciato da mons. Emmanuel Gobilliard, vescovo della diocesi di Digne, Riez e Sisteron, di cui fa parte Saint-Barthélemy. Il vescovo ha ricordato in un messaggio che l’ultima visita papale risale al… 1080!
Il prelato si è recato in visita al villaggio per visionare i lavori di restauro e ha espresso la sua emozione e gratitudine per il recupero di una chiesa abbandonata da quasi 200 anni. Il nuovo edificio sarà consacrato dal vescovo locale il 24 agosto, festa di San Bartolomeo, patrono della chiesa.
Da segnalare che, nella frazione centrale del comune di Ongles, è stata creata la Casa della storia e della memoria di Ongles (MHeMO), che ospita la mostra permanente intitolata «Arrivano domani…», che racconta la storia di una ventina di famiglie di harkis arrivate nel villaggio il 6 settembre 1962.
Gli abitanti di Saint-Barthélemy hanno dimostrato che, per loro, le vecchie pietre non sono solo una vestigia del nostro passato, ma un elemento della nostra tradizione cattolica e nazionale, che deve continuare a vivere e a mantenere vivi questi edifici costruiti dai nostri padri.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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Accusati di scisma, pregano nella tempesta per il Santo Padre e la Chiesa
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«Il non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale»: le parole di mons. Tissier
Renovatio 21 pubblica un estratto dell’articolo di monsignor Bernard Tissier de Mallerais (1945-2024) «Y a‑t-il une Église conciliaire ?» («esiste una Chiesa conciliare») apparso sulla rivista Le Sel de la Terre n° 85 (estate 2013).
Beati coloro che non appartengono a questa «comunione dei profani», che sono provvidenzialmente esclusi da essa o minacciati di esclusione!
Felice relegazione o abbandono! La vocazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fin dalla sua erezione da parte della Chiesa Cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che la onorò nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era indubbiamente necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e posta non sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illuminasse tutti coloro che sono nella casa di Dio.
Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa sana parte della Chiesa, che, come il divino Maestro, era diventata pietra d’inciampo, pietra rigettata dai costruttori della dissociazione ecclesiastica conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta dell’indistruttibile cattedrale cattolica.
La nostra incrollabile testimonianza della vera Chiesa di Gesù Cristo, del sacerdozio e della regalità di Cristo sacerdote e re, esige indubbiamente, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma come san Giuseppe, nel suo esilio dall’Egitto, portò in sé il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituirono il seme della Chiesa, così anche, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza, certo, avere diritti esclusivi a questa gloriosa funzione, ma possedendone l’essenza stessa e il cuore, la sua integrità e incorruttibilità.
Essa dunque porta in sé il Pontefice Romano, nel quale il successore di Pietro un giorno si libererà da una lunga prigionia e si risveglierà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare, come fece il primo papa a Cesarea di Filippo al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!».
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Pertanto, se siamo complessi, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale, e saremo infelici e ansiosi, costantemente alla ricerca di una soluzione. Se, d’altra parte, abbiamo la fede e la semplicità di un bambino, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica.
E la troveremo: è innanzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra piena professione di fede cattolica e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla Messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle Messe e dalle dottrine conciliari.
È come un granello d’incenso offerto agli idoli: o è un solo granello o non ce n’è affatto. Quindi, è «niente affatto». E questa testimonianza implica anche persecuzione, cosa normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra diametrale opposizione alla nuova religione, e finché piace a Dio che persistano nei loro perversi disegni. Non è forse Dio stesso a stabilire questa inimicizia tra la progenie del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!
Perciò, non appena, nel raccoglimento della preghiera, abbiamo percepito questa vocazione a noi propria, adattata da Dio alla crisi presente, vi accogliamo con perfetta rettitudine e grande pace: una rettitudine incapace di qualsiasi complicità con il nemico, una pace senza amarezza.
Corriamo verso di essa, vi balziamo addosso ed esclamiamo come Santa Teresa di Gesù Bambino: «Nella Chiesa, Madre mia, ho trovato la mia vocazione!».
E chiediamo alla magnanima santa: «Ottieni per me la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa l’anima di un martire o almeno di un confessore della fede!»
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Immagine da FSSPX.news
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Comunicato della Casa Generalizia: La Fraternità San Pio X presenta ricorso contro il decreto del 2 luglio 2026
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