Politica
Elezioni in Georgia, il partito al governo sconfigge l’opposizione filo-occidentale, che ora invoca proteste di piazza
I primi risultati pubblicati dal comitato elettorale suggeriscono che il partito al governo in Georgia è destinato a vincere le elezioni parlamentari del Paese e ad assicurarsi una comoda maggioranza nella legislatura nazionale. L’opposizione prima ha parlato di vittoria, poi ha dichiarato di non riconoscere il voto, invocando proteste di piazza.
Secondo i dati ufficiali, oltre il 54,2% degli elettori ha favorito il partito Sogno Georgiano, con il 99% delle schede elaborate. L’affluenza alle urne è stata del 59%, significativamente più alta rispetto ai sondaggi precedenti, tenuti nel 2020.
Il presidente di Sogno Georgiano, Mamuka Mdinaradze, ha affermato che è probabile che il partito vinca almeno 90 dei 150 seggi della camera, rispetto ai 74 seggi prima delle elezioni. Per scegliere il governo e il premier, in Georgia è necessaria una semplice maggioranza di 76 voti. Secondo il Mdinaradze, il suo partito potrebbe ottenere fino a 90 dei 150 seggi della camera nazionale dopo il voto.
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I risultati sono già stati contestati dall’opposizione e dalla presidente del Paese, Salome Zourabichvili, che si schiera con le posizioni occidentali, secondo cui le elezioni sono state vinte dal partito Georgia Europea.
«La Georgia europea sta vincendo con il 52% nonostante i tentativi di truccare le elezioni e senza i voti della diaspora», aveva scritto la Zourabichvili su X, elogiando il Paese per la sua «democrazia, europeità e maturità».
La Georgia Europea si era candidata come membro della coalizione guidata dal partito Unità – Movimento Nazionale, che ha ottenuto circa il 10% dei voti, secondo i dati ufficiali. Altre tre forze di opposizione hanno superato la soglia del 5%: la Coalizione per i Cambiamenti, con circa l’11%, Georgia Forte, con il 9%, e il partito Per la Georgia, guidato dall’ex primo ministro del Sogno georgiano Giorgi Gakharia.
Non è stato immediatamente chiaro su cosa si basasse esattamente la richiesta della Zourabichvili. Tuttavia, gli exit poll avevano mostrato risultati nettamente contrastanti, a seconda dell’entità che li aveva commissionati.
L’affermazione del presidente sembra corrispondere alla proiezione pubblicata da Formula TV, che tende all’opposizione, che ha dato il 51,9% ai quattro partiti di opposizione messi insieme, contro il 40,9% del partito al governo. Un risultato simile è stato dato dall’emittente Mtavari Arkhi, che ha dato il 48% all’opposizione.
Tuttavia, un sondaggio in uscita commissionato dalla pro-governativa Imedi TV ha segnalato una netta vittoria per Sogno Georgiano, assegnandogli circa il 56% dei voti.
Nelle ultime ore la Zurabishvili non ha riconosciuto i risultati delle elezioni parlamentari nazionali e ha invitato la gente a unirsi alle proteste contro di esse.
Diverse forze di opposizione filo-occidentali hanno annunciato che non si unirebbero al nuovo Parlamento, in quanto non riconoscerebbero i risultati delle votazioni. I leader dei partiti hanno accusato Sogno Georgiano di «rubare il futuro europeo» della Georgia e persino di aver organizzato un «colpo di Stato costituzionale».
Anche il capo del partito Unità – Movimento Nazionale, Tina Bokuchava, ha promesso di «combattere come mai prima» per ribaltare i risultati delle elezioni e ha definito l’incontro con Zurabishvili «molto importante». La stessa presidente ha definito quello che è stato descritto come un «briefing di emergenza», in cui ha annunciato la sua decisione di non riconoscere i risultati del voto.
La Zurabishvili ha definito il voto come «una frode totale», bollando la tornata come «elezioni russe». Secondo il presidente, la Georgia sarebbe divenuta «vittima di un’operazione speciale russa, una nuova forma di guerra ibrida, che è stata condotta contro il nostro popolo, … il nostro Paese».
La presidente ha anche dichiarato di essere «l’unica istituzione indipendente rimasta in questo Stato». Ha poi invitato i georgiani a unirsi alle proteste di lunedì sera «per mostrare… al mondo che non riconosciamo queste elezioni».
La Zurabishvili è nata a Parigi e in precedenza ha lavorato per il ministero degli Esteri francese per molti anni, anche come ambasciatrice francese in Georgia, prima di ottenere la cittadinanza georgiana nel 2004 ed essere rapidamente promossa alla posizione di massimo diplomatico della nazione. Ha poi ricoperto questo incarico per circa un anno.
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«Non sono venuta in questo Paese per questo», ha affermato Zurabishvili, riferendosi ai risultati delle elezioni, che hanno equiparato «la sottomissione della Georgia alla Russia».
«Non sono una persona sola, sono un’istituzione che rappresenta la popolazione e voglio … dire loro che dobbiamo stare insieme e dichiarare che non riconosciamo queste elezioni», ha affermato il presidente.
In precedenza, la Zurabishvili aveva sostenuto anche altre proteste in Georgia, tra cui quelle contro le leggi sugli «agenti stranieri» e sulla «propaganda LGBT», da lei definite «in stile russo».
Durante il briefing, il presidente ha anche fatto appello alle nazioni straniere, invitandole a «proteggere la Georgia» e «l’equilibrio geopolitico in questa regione» non stabilendo alcun legame con un nuovo governo georgiano.
Commentando le dichiarazioni della Zurabishvili, il presidente del partito vincitore Mdinaradze ha dichiarato che «la Georgia non ha più un presidente. La Georgia ha un agente, un leader dell’opposizione radicale».
Pesanti proteste, dentro e fuori dal Parlamento, si sono consumate a Tbilisi negli ultimi mesi a seguito dell’approvazione delle legge sugli agenti stranieri. L’UE ha aggiunto il carico sospendendo la candidatura della Georgia al blocco bruxellita.
Come riportato da Renovatio 21, il premier Irakli Kobakhidze ha dichiarato quest’estate che la Georgia non verrà «ucrainizzata».
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Immagine di Giorgi Abdaladze, official photographer of the Administration of the President of Georgia via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.
«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».
«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.
«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».
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«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.
Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.
Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.
- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.
Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.
Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.
Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.
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Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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