Spirito
Effetto Concilio: coloro che hanno abbandonato la Chiesa sono più dei convertiti
Secondo un’indagine del Pew Research Center, molte più persone hanno abbandonato la fede cattolica dall’infanzia rispetto a quelle che si sono convertite. Lo riporta LifeSite.
Negli ultimi decenni, il cattolicesimo ha perso più fedeli di quanti ne abbia guadagnati in «quasi tutti i paesi» del mondo presi in esame dal Pew Research Center nel 2024, secondo il suo rapporto pubblicato giovedì.
«In Italia, ad esempio, il 22% degli adulti dichiara di essere stato cresciuto cattolico ma di non identificarsi più come tale, mentre l’1% non è stato cresciuto cattolico ma si è convertito alla religione in seguito. Ciò si traduce in una perdita netta di 21 punti percentuali nella popolazione cattolica italiana a causa del passaggio da una religione all’altra», ha spiegato il Pew Research Center.
I dati mostrano che in molte parti del mondo, ma soprattutto nell’Europa occidentale e nell’America Latina, Paesi tradizionalmente cattolici, la Chiesa sta perdendo fedeli a ritmo allarmante. La Spagna ha subito perdite particolarmente ingenti, con il 34% degli adulti che dichiara di essere cresciuto in una famiglia cattolica e di aver poi abbandonato la fede. In Cile e Francia, la percentuale di adulti è del 26%; in Brasile del 25%; in Argentina e Messico del 21%.
Al contrario, la percentuale di adulti che dichiarano di essersi convertiti al cattolicesimo in questi Paesi si aggira per lo più intorno al 2%. L’Ungheria è l’unico Paese esaminato in cui il numero di persone che si sono convertite alla fede cattolica (5%) è superiore a quello di coloro che l’hanno abbandonata (2%).
Negli Stati Uniti, dove una grande percentuale di adulti si identifica come cristiana protestante, il 13% degli adulti intervistati ha affermato di essere cresciuto nella fede cattolica e di averla poi abbandonata.
Va notato che, tra coloro che si identificano ancora come cattolici, la pratica religiosa effettiva non viene presa in considerazione; ciò significa che chi si definisce cattolico potrebbe non essere un cattolico praticante e, in molti casi, non partecipare alla Messa settimanalmente.
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Secondo il Pew Research Center, coloro che abbandonano il cattolicesimo «tendono ad aderire al protestantesimo o ad allontanarsi completamente dalla religione».
Sebbene le indagini abbiano rilevato che il protestantesimo abbia subito una perdita netta a livello globale, ha registrato un aumento netto di conversioni in «quasi altrettanti luoghi quanti sono stati i éaesi in cui si è registrata una perdita netta», secondo quanto riportato dal Pew Research Center.
La maggior parte dei Paesi in cui il protestantesimo ha visto un aumento netto si trova in America Latina. Tra questi, i Paesi con un numero particolarmente elevato di conversioni al protestantesimo sono il Brasile (15% degli adulti intervistati) e il Perù (11%). «Gli adulti che abbandonano il protestantesimo tendono a non avere alcuna affiliazione religiosa», ha osservato Pew. Un numero particolarmente elevato di questi adulti si riscontra in Svezia, nel Regno Unito e in Germania.
Individuare le cause del declino dell’affiliazione cattolica non è del tutto semplice, in parte perché l’autoidentificazione come cattolico e la pratica religiosa sono distinte nei sondaggi del Pew Research Center. Tuttavia, il modello più chiaro emerso a livello mondiale nell’ultimo secolo è un declino della pratica cattolica dopo il Concilio Vaticano II, svoltosi dal 1962 al 1965.
Uno studio laico pubblicato l’anno scorso ha rilevato che il Concilio Vaticano II ha «innescato un calo» nella partecipazione alle messe cattoliche a livello mondiale rispetto alla partecipazione alle funzioni religiose di altre religioni, tra cui il cristianesimo protestante.
Esaminando i tassi di partecipazione alle funzioni religiose in 66 Paesi a partire dal 1920, il National Bureau of Economic Research (NBER) ha scoperto che «rispetto ad altri Paesi, i Paesi cattolici hanno registrato un calo costante del tasso mensile di partecipazione degli adulti alle funzioni religiose a partire immediatamente dopo il Concilio Vaticano II», nel 1965, ultimo anno del Concilio.
I Paesi cattolici sono stati definiti come quelli con una popolazione cattolica pari o superiore al 50% e includevano nazioni come Irlanda, Italia, Austria, Francia, Brasile, Filippine e Messico.
Un grafico che rappresenta i dati dei ricercatori mostra che la partecipazione mensile alle funzioni religiose nei Paesi cattolici è diminuita di almeno 20 punti percentuali rispetto a quella di tutti gli altri Paesi, nonché rispetto ai Paesi «cristiani», con un calo significativo osservato per la prima volta nel periodo dal 1965 al 1974. La partecipazione alla messa nei Paesi cattolici è diminuita in media di quattro punti percentuali per decennio dal 1965 al 2015.
Questi risultati concordano con quelli dello storico francese Guillaume Cuchet, il quale nel 2022 ha pubblicato un’analisi secondo cui il 1965, anno di conclusione del Concilio Vaticano II, segnò l’inizio del «collasso» della pratica del cattolicesimo in Francia.
Fu nel 1965 che iniziarono a verificarsi cambiamenti significativi nella Messa con l’introduzione dell’Inter oecumenici, come la celebrazione della Messa rivolta verso il popolo e la lettura delle letture da parte dei laici. Come osservò Cuchet in riferimento al calo della partecipazione alla Messa, sebbene questi cambiamenti nel rituale possano sembrare «secondari agli intellettuali», in realtà «sono determinanti di natura psicologica e antropologica».
Sebbene la Chiesa cattolica abbia ancora molta strada da fare per recuperare le perdite subite, il recente aumento mondiale delle conversioni al cattolicesimo registrato tra il 2025 e il 2026 è motivo di speranza. Negli Stati Uniti, le conversioni di adulti al cattolicesimo sono aumentate di circa il 38% quest’anno, e un incremento simile è stato registrato anche nel Regno Unito, in Irlanda, Francia, Spagna, Svezia e Norvegia.
Lo scorso anno, la Conferenza Episcopale di Francia (CEF) ha registrato il maggior numero di catecumeni accolti o battezzati nella Chiesa da quando sono iniziate le rilevazioni circa 20 anni fa.
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Immagine di Stephen Ritchie via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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Un esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità
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Spirito
Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela
Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.
Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».
«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.
«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.
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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.
Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».
«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».
«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.
Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.
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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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