Connettiti con Renovato 21

Protesta

Ecco che proibiscono le manifestazioni no-greenpass: la favola del lupo e dell’agnello

Pubblicato

il

 

Il divieto di manifestare con la scusa del pericolo dei contagi era nell’aria: ora è arrivato.

 

La stampa italiana annuncia che verranno presi provvedimenti per limitare il diritto di manifestare.

 

Passiamo in rassegna il momento orwelliano sui giornali nazionali.

 

La stampa italiana annuncia che verranno presi provvedimenti per limitare il diritto di manifestare

«Trieste, piazza vietata fino a fine anno: “Mascherine all’aperto e sanzioni per gli organizzatori”». «Il prefetto: “Piazza Unità d’Italia interdetta fino al 31 dicembre”. Il sindaco: “Non tollereremo più le cose viste in questi giorni”. Nell’ultima settimana in tutta la provincia registrati 801 nuovi casi: il doppio rispetto alla settimana precedente». «Il prefetto di Trieste Valerio Valenti annuncia che è arrivato il momento di “comprimere il diritto alla libera manifestazione”, anche senza «reprimerlo». E così anticipa nuove misure per contenere il contagio: stop alle manifestazioni a Piazza Unità d’Italia e sanzioni per chi manifesta senza rispettare il distanziamento e l’obbligo della mascherina. (Corriere della Sera, 1 novembre 2021)

 

«Da Riccardo Illy al presidente del Porto Zeno D’Agostino, dal rettore Roberto Di Lenarda al luminare della cardiochirurgia Gianfranco Sinagra, fino a Gabriele Salvatores, Lino Guanciale e Diego Abatantuono. Sono alcuni degli oltre 12mila firmatari dell’appello alla Trieste che si ribella all’immagine di capitale di No Vax e No Green Pass». «Dopo i disordini e le manifestazioni che hanno contribuito all’impennata dei contagi facendo di Trieste il luogo più contagiato d’Italia, raccoglie migliaia di firme la petizione ideata dal docente e avvocato Mitja Gialuz e dall’avvocato Tiziana Benussi. La petizione è online su Change.org» (La Stampa, 1 novembre 2021)



Se andiamo a leggere un estratto dell’appello appena citato ci troviamo uno stile letterario nordico inconfondibile.

 

Se andiamo a leggere un estratto dell’appello appena citato ci troviamo uno stile letterario nordico inconfondibile.

«Il vaccino ci restituisce la libertà. La libertà di essere curati. La libertà di lavorare e di fare impresa. La libertà di studiare in classe e nelle università. La libertà di coltivare i propri interessi e di riprendere una vita sociale. La libertà di fare sport e di viaggiare. Chi combatte contro i vaccini e contro il green pass non deve mettere in pericolo queste libertà e la salute dei cittadini; non può danneggiare l’economia. Nello spazio pubblico facciamo sentire anche la voce della grande maggioranza dei cittadini che si sono vaccinati, mettendo in sicurezza sé stessi e adempiendo un dovere di solidarietà sociale, scolpito nell’art. 2 della Costituzione e richiamato dalle massime autorità civili e religiose». (Corsivo nostro).

 

Appello accolto in pieno dall’autorità, a quanto pare.

 

«Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il prefetto Valerio Valenti adottano la linea dura contro i No Pass, a seguito, anche, dell’aumento dei contagi dopo le manifestazioni degli scorsi giorni. “Siamo vicini alla zona gialla. È un momento molto grave in cui non c’è più rispetto delle regole, ora basta. Chiederò il rispetto delle regole e lo farò anche al limite della legge”, ha detto il primo cittadino» (La Repubblica, 1 novembre 2021)

 

È un passaggio straordinario, perché in colpo solo si dichiara apertamente di:

 

1) Violare due diritti costituzionali (art. 17 e 21) che trattano esplicitamente il diritto di manifestare pacificamente le proprie idee.

 

2) Ignorare la mancanza il fatto che la mascherina all’aperto non è obbligatoria. Dal 22 giugno 2021 è venuto infatti meno l’obbligo di indossare mascherine in spazi pubblici aperti, anche se non può essere garantito un distanziamento di 1 metro (restrizione che invece era in vigore prima sotto 1 metro)

 

3) Credere che il virus circoli solo in Piazza Unità d’Italia; infatti, anche qualora le manifestazioni fossero tutte mascherata, comunque quella piazza non sarebbe concessa.

 

Non siamo in grado di dire se la gestione del dissenso tramite meccanismi tanto platealmente tirannici e arbitrari fornisca ai gestori un senso di forza e furbizia.

 

«Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti»

Tuttavia non può non tornarci alle mente la celebre favola di Fedro «Il lupo e l’agnello»:


«Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, erano venuti allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello. Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio. “Perché – disse – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?”»

 

«L’agnello, tremando: “Come posso  fare quello di cui ti sei lamentato, o lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!” Quello, respinto dalla forza della verità: “Sei mesi fa  hai parlato male di me!»

 

«Rispose l’agnello: “Ma veramente… non ero ancora nato!” “Per Ercole! Tuo padre – disse il lupo – ha parlato male di me!” E così, afferratolo, lo uccide dandogli una morte ingiusta.

 

«Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti».

 

 

Gian Battista Airaghi




 

Continua a leggere

Protesta

Proteste in Bolivia contro la crisi del costo della vita

Pubblicato

il

Da

Lunedì, a La Paz, capitale amministrativa della Bolivia, si sono verificati scontri tra la polizia antisommossa e i manifestanti antigovernativi. Le imponenti proteste, scatenate dall’aumento del costo della vita e dalla carenza di carburante, si sono trasformate in richieste di dimissioni del presidente boliviano Rodrigo Paz, a soli sei mesi dal suo insediamento.

 

Paz, un conservatore centrista del Partito Cristiano Democratico, ha abolito i sussidi sui carburanti in vigore da decenni che avevano prosciugato le riserve valutarie della Bolivia, ma finora non è riuscito a stabilizzare le forniture di carburante. Migliaia di agricoltori, minatori, insegnanti, operai e attivisti indigeni protestano da settimane contro l’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari, l’instabilità economica e i presunti piani di privatizzazione delle aziende statali.

 

I filmati mostravano la polizia antisommossa che sparava gas lacrimogeni mentre i manifestanti lanciavano oggetti, petardi ed esplosivi artigianali vicino agli edifici governativi. Il video riprendeva anche degli arresti e un veicolo in fiamme.

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo quanto riportato dai media locali, più di 100 persone sono state arrestate durante i disordini di lunedì.

 

I sostenitori dell’ex presidente socialista boliviano Evo Morales si sono uniti alle proteste, sfilando per le principali strade e viali e chiedendo al governo di impedire quella che hanno definito un’ingerenza statunitense negli affari interni del paese.

 

«Gli Stati Uniti danno istruzioni a Rodrigo Paz, e Rodrigo Paz si serve della polizia militare per compiere massacri», ha dichiarato Feliciano Vegamonte, leader della Confederazione dei Lavoratori Contadini, durante la marcia, aggiungendo che «l’attuale presidente è stato lavato nel sangue dei popoli indigeni».

 

La crisi politica in Bolivia si è aggravata dopo i disordini del 2019, quando Morales è stato estromesso dal potere in seguito a elezioni contestate in cui si era assicurato un quarto mandato consecutivo, oggetto di forti polemiche. In precedenza, aveva perso di stretta misura un referendum sull’abolizione del limite di mandati, che all’epoca fissava a due il numero massimo di mandati sia per il presidente che per il vicepresidente.

 

Domenica, i sostenitori di Morales hanno occupato un aeroporto a Chimore per impedire il suo presunto arresto da parte di quelle che lui ha definito forze appoggiate dagli Stati Uniti. L’azione avrebbe portato all’arresto di 57 persone ed è avvenuta poco dopo che Morales aveva affermato che Washington stava pianificando di arrestarlo.

 

Ulteriori filmati hanno ripreso centinaia di manifestanti fedeli a Paz che lunedì sera hanno sfilato per La Paz, condannando le proteste antigovernative e chiedendo alle autorità di dichiarare lo stato di emergenza.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

 

 

Continua a leggere

Immigrazione

Oceanica manifestazione anti-immigrazione a Londra

Pubblicato

il

Da

Una grande folla si è riversata nel centro di Londra per partecipare alla manifestazione anti-immigrazione denominata «Unite the Kingdom». Video e fotografie pubblicati sui social media sabato mostravano i manifestanti radunarsi nella capitale britannica diverse ore prima dell’inizio della marcia principale.   Secondola stampa locale, che citano fonti di polizia, si prevede la partecipazione di circa 50.000 persone. Il Guardian ha riferito che oltre 150.000 persone avevano preso parte alla precedente manifestazione «Unite the Kingdom» dello scorso settembre.   Gli organizzatori parlano invece di milioni di persone.   Il segno della Croce è stato ben visibile per tutto il corteo.

Sostieni Renovatio 21

Sui social media sono circolate notizie secondo cui la polizia avrebbe già effettuato almeno un arresto, fermando l’attivista di destra Ryan Bridge.   In vista dell’evento, organizzato da Tommy Robinson – attivista britannico anti-immigrazione il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon –, il premier britannico Keir Starmer ha annunciato che a diversi attivisti e commentatori stranieri era stato negato l’ingresso nel Regno Unito. Secondo Downing Street, undici persone sono state bloccate perché la loro presenza era considerata «non favorevole al bene pubblico».   I giornali britannici hanno identificato tra loro l’eurodeputato polacco Dominik Tarczynski, la commentatrice politica olandese Eva Vlaardingerbroek (che vive in Italia ed era già stata bandita dal Regno mesi fa), il commentatore statunitense Joey Mannarino e l’influencer statunitense Valentina Gomez. Secondo quanto riportato, il ministero dell’Interno britannico avrebbe revocato le autorizzazioni elettroniche di viaggio rilasciate ad alcuni partecipanti prima del loro arrivo previsto in Gran Bretagna.   Starmer ha dichiarato giovedì che il governo non permetterà a nessuno di «diffondere odio nelle nostre strade», secondo quanto riportato dal governo britannico. Le restrizioni hanno suscitato critiche da parte dei sostenitori della marcia, che hanno accusato le autorità di tentare di reprimere il dissenso politico e limitare la partecipazione.   La polizia metropolitana ha fatto sapere che migliaia di agenti sono stati dispiegati in tutta Londra perché l’evento «Unite the Kingdom», una marcia filo-palestinese in commemorazione del giorno della Nakba e la finale di FA Cup si svolgevano nello stesso giorno.   Il Robinson ha affermato che la manifestazione intende essere una protesta contro l’immigrazione clandestina, i crimini con armi da taglio e quelli che definisce fallimenti del governo in materia di sicurezza delle frontiere e libertà di parola. Nei video promozionali dell’evento online, ha invitato i sostenitori a «unire il regno» e a recarsi a Londra per «far sentire la propria voce».   All’interno del gruppo sembra esservi polemica, in quanto il Robinson è percepito come anti-islamico e pro-Israele (bandiere con la stella di David si sono viste in testa al corteo), mentre una porzione dei manifestanti recava striscioni contro lo Stato Ebraico. Il Robinson è spesso accusato su Twitter di collaborare con Israele.   In bella vista anche bandiere dell’Iran dello shah.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
 
Continua a leggere

Protesta

Francia, vigili del fuoco contro polizia

Pubblicato

il

Da

Centinaia di vigili del fuoco sono scesi in strada nella città francese di Lille per protestare contro stipendi insufficienti e condizioni di lavoro estenuanti. Durante il corteo, gli agenti di polizia intervenuti per contenerli sono stati colpiti con pugni, calci e spruzzati con getti di estintori.

 

Circa 600 pompieri hanno partecipato alla mobilitazione di giovedì, come riferito dai media transalpini. Dopo essersi riuniti in una caserma dei vigili del fuoco di Lille, hanno marciato in direzione della sede del Servizio Dipartimentale di Incendio e Soccorso (SDIS), accendendo razzi e dando fuoco a vari punti lungo il tragitto.

 

I rappresentanti sindacali denunciano che nella regione Nord della Francia mancano oltre 100 vigili del fuoco e che il personale in servizio a turni si trova a dover fronteggiare un carico di lavoro raddoppiato.

 

All’inizio, le unità di polizia antisommossa hanno abbassato gli scudi e consentito ai manifestanti di avvicinarsi alla struttura dello SDIS.

 

Successivamente, però, reparti in assetto antisommossa pesantemente equipaggiati hanno cercato di disperdere la folla, dopo che i pompieri avevano devastato l’atrio dell’edificio e appiccato roghi con pneumatici all’esterno.

 

Iscriviti al canale Telegram

I vigili del fuoco hanno reagito respingendo gli agenti con spintoni e colpi di pugno, obbligandoli a ripiegare in un parcheggio adiacente. Hanno quindi utilizzato estintori contro la polizia, e lo scontro è terminato solo quando gli agenti hanno impiegato lacrimogeni e manganelli per contenere la calca.

 

La manifestazione ha conseguito i suoi obiettivi principali. Poco dopo gli scontri, i dirigenti dello SDIS hanno incontrato i capi sindacali, impegnandosi ad assumere altri 50 vigili del fuoco.

 

«Sorprendentemente, hanno trovato un modo per risparmiare denaro e accedere ai finanziamenti necessari», ha affermato un segretario sindacale intervistato da Ici radio. «Ci è voluta una dimostrazione di forza per ottenere ciò che volevamo».

 

Aiuta Renovatio 21

Quella di giovedì rappresenta l’ultima, in ordine di tempo, di una lunga serie di scioperi, cortei e disordini che stanno attraversando la Francia da mesi.

 

A settembre, centinaia di migliaia di cittadini sono scesi in piazza per opporsi ai previsti tagli di bilancio, in un contesto in cui il governo del premier Sébastien Lecornu è durato soltanto 14 ore prima di cadere. Lecornu ha poi costituito un secondo esecutivo il mese successivo, scatenando un’ulteriore ondata di proteste.

 

Il presidente Emmanuel Macron si trova sotto pressione con richieste di dimissioni per la sua difficoltà a garantire stabilità governativa e per aver spinto misure di austerità largamente respinte dall’opinione pubblica. Dopo la seconda ondata di manifestazioni in ottobre, il suo indice di gradimento è crollato al minimo storico dell’11%.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Più popolari