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Predazione degli organi

Donna senza attività cerebrale si sveglia dopo aver sentito la voce della figlia

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Una madre di 36 anni senza attività cerebrale si è svegliata dopo aver sentito la voce della figlia di un anno, uno dei tanti episodi che mettono in discussione la consolidata conoscenza medica della cosiddetta «morte cerebrale». Lo riporta il sito prolife nordamericano LifeSiteNews.

 

Padre Michael Orsi, che ha ascoltato il resoconto dettagliato dell’episodio straordinario da uno degli infermieri anestesisti coinvolti, ha detto a LifeSiteNews che la donna si è recata di recente in ospedale per una doppia endoscopia. Mentre i pazienti normalmente si svegliano entro cinque o dieci minuti dalla fine della procedura, la madre non si è svegliata: il personale ospedaliero ha scoperto che il suo cuore si era fermato.

 

Dopo una respirazione cardio-polmonare, il suo cuore è tornato a battere da solo. Credendo che avesse avuto un ictus, i medici hanno mandato a fare una risonanza magnetica, dove avevano scoperto che la donna non aveva onde cerebrali. La signora quindi è stata trasferita in terapia intensiva e attaccata a un respiratore per aiutarla a respirare.

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Dopo due giorni in terapia intensiva, il marito ha detto all’infermiera di turno che se sua moglie avesse potuto sentire la voce della figlia di un anno sarebbe stata bene. Incredibilmente, quando ha chiesto alla figlia di parlare al cellulare con la madre, lei si è svegliata. Era «in perfette condizioni», secondo padre Orsi.

 

Il sacerdote avrebbe verificato i dettagli della catena di eventi con il medico della donna, Omar Hussein, che ha anche confermato a LifeSiteNews che la madre si è svegliata sentendo la voce della figlia. Il dottor Hussein ha detto che non c’è modo di spiegare scientificamente cosa è successo.

 

Il consolidato «consenso» scientifico sulla morte cerebrale negli Stati Uniti è contestato da vari medici, alcuni dei quali sottolineano che i pazienti possono effettivamente riprendere conoscenza dopo aver soddisfatto quelli che sono stati considerati i criteri ufficiali per la morte cerebrale.

 

La dottoressa Heidi Klessig ha spiegato di recente che tali casi di recupero dopo EEG piatti (senza onde cerebrali) possono essere probabilmente attribuiti a una condizione chiamata Penombra Ischemica Globale, o GIP: «come ogni altro organo, il cervello interrompe la sua funzione quando il flusso sanguigno si riduce per conservare energia».

 

«Al 70% del flusso sanguigno normale, il funzionamento neurologico del cervello si riduce e al 50% di riduzione l’EEG diventa piatto. Ma il danno tissutale non inizia finché il flusso sanguigno al cervello non scende al di sotto del 20% del normale per diverse ore. GIP è un termine che i medici usano per riferirsi a quell’intervallo in cui il flusso sanguigno del cervello è compreso tra il 20 e il 50% del normale» spiega la dottoressa Klessig.

 

«Durante il GIP, il cervello non risponderà ai test neurologici e non avrà attività elettrica sull’EEG, ma avrà comunque abbastanza flusso sanguigno per mantenere la vitalità dei tessuti, il che significa che il recupero è ancora possibile. Durante il GIP, una persona apparirà “cerebralmente morta” utilizzando le attuali linee guida mediche e i test, ma con cure continue potrebbe potenzialmente migliorare».

 

Il mese scorso, il New York Times ha condiviso i risultati di un ampio studio che ha rilevato che almeno un quarto dei pazienti privi di sensi (quelli diagnosticati in coma, stato vegetativo o stato di minima coscienza) hanno una certa consapevolezza.

 

Durante lo studio, team di neurologi hanno chiesto a 241 di questi pazienti non reattivi di svolgere «compiti cognitivi complessi», come immaginare di giocare a tennis. Sorprendentemente, il 25% dei pazienti ha mostrato gli «stessi schemi di attività cerebrale osservati nelle persone sane».

 

«Non va bene saperlo e non fare nulla», ha osservato il dottor Nicholas Schiff, neurologo presso la Weill Cornell Medicine, ha riportato il NYT. «Questo getta una luce completamente nuova sul caso Terri Schiavo», ha detto Padre Orsi a LifeSiteNews, riferendosi alla decisione di un tribunale di consentire al marito di una donna con disabilità cognitiva in stato vegetativo persistente di rifiutarle cibo e acqua in modo che morisse di una morte lenta e dolorosa per disidratazione – un caso che molti hanno collegato a quello italiano di Eluana Englaro.

 

Il sacerdote ha sottolineato le implicazioni che queste scoperte hanno per la cura dei pazienti non reattivi, anche in risposta alla loro predisposizione al disagio mentale.

 

«Immaginate il terrore di ciò, ascoltare cosa faranno», ha detto riguardo ai momenti in cui si decide di staccare la spina a un paziente che non risponde. «O sentire che è il momento di chiamare il team dei trapianti di organi. È orribile».

 

La dottoressa Klessig ha osservato che la diagnosi di morte cerebrale diventa «una profezia che si autoavvera: la maggior parte delle persone a cui viene diagnosticato il BD/DNC [morte cerebrale/morte secondo criteri neurologici, ndr] si vedono ritirare molto rapidamente il sostegno o diventano donatori di organi». Chiede che le linee guida dell’AAN vengano eliminate in favore della «tradizionale definizione di morte: cessazione della funzione cardiopolmonare».

 

«La morte cerebrale è una finzione giuridica che priva dei diritti civili le persone vulnerabili con lesioni cerebrali, le quali, secondo la Costituzione degli Stati Uniti, possiedono un “diritto inalienabile alla vita”, meritano protezione e dovrebbero essere trattate come persone con disabilità mentali», sostiene Klessig.

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Come ribadito varie volte nella sua storia da Renovatio 21, la «donazione» è in realtà predazione degli organi, perché può avvenire solo a cuor battente, quindi quando l’organismo è ancora vivo.

 

La somministrazione di curaro e sostanze antidolorifiche al corpo considerato cadavere prima dell’espianto indicherebbe in maniera autoevidente questa verità: un morto non reagisce ai tentativi di squartamento, non deve essere paralizzato con droghe quando lo aprono (come nelle autopsie, ad esempio) per portarne via gli elementi vitali.

 

Il concetto della morte cerebrale è una pura convenzione creata per far partire l’industria dei trapianti, creato ad Harvard oramai 60 anni fa, con regole che cambiano da Paese a Paese: nella stessa medesima condizione, può essere considerato morto – quindi, depredabile dei tuoi organi – in un Olanda, ma non in Italia, in Germania ma non negli USA, etc.

 

Come riportato da Renovatio 21, dinanzi alla verità che il soggetto di espianto è di fatto vivo, vari soggetti stanno iniziando a discutere l’abbandono della regola del «donatore morto» e quindi la possibile «eutanasia del donatore». Il Canada, grazie alla legge sull’eutanasia che permette quasi a chiunque di farsi ammazzare dallo Stato, è infatti ora diventato una delle capitali per numero di trapianti.

 

La maschera sulla «morte del donatore» sta calando al punto che i chirurghi di trapianti stanno inventando anche una procedura chiamata con il nome mistico e tecnico di «resurrezione parziale».

 

Oltre al fine economico – quello dei trapianti è un business, come lo è quello dei farmaci antirigetto, di cui i trapiantati divengono clienti per il resto della loro esistenza – non possiamo pensare ad un fine metafisico, che è quello, come per l’aborto, di trasformare gli ospedali, in teoria luoghi di cura, in macchine di morte, dove mentre state leggendo stanno squartando a cuor battente qualcuno che ha l’unica colpa di aver avuto un incidente stradale.

 

E che potrebbe svegliarsi di colpo, magari sentendo la voce della sua bambina, come è successo alla signora protagonista di questa storia.

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Morte cerebrale

Morte cerebrale e trapianto di organi: quando il racconto commuove ma la verità scompare

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C’è una costante ormai riconoscibile nelle cronache che riguardano il trapianto degli organi: i fatti vengono avvolti in un linguaggio emotivo che commuove, consola e rassicura, ma che al tempo stesso neutralizza ogni domanda scomoda. Anche nella trama narrativa della notizia di pochi giorni fa che ha visto una giovane madre colpita da un’emorragia cerebrale poco dopo il parto, dichiarata cerebralmente morta e depredata degli organi, il copione mediatico è stato rispettato alla perfezione.   Nei resoconti giornalistici si parla di altruismo, di luce, di speranza; si insiste sull’«ultimo atto d’amore», sul «dono di vita», sulla continuità simbolica tra una nascita e una morte; si parla di «ultimo respiro», come se la donna fosse morta a causa di un evento naturale e improvviso e non a seguito della rimozione dei suoi organi vitali. Tutto è costruito per toccare le corde del sentimento, al fine di occultare la cruda verità di un omicidio legalizzato.   Il linguaggio emotivo serve a cancellare il nesso di causalità, a far sparire la sequenza reale dei fatti, a trasformare una decisione medica deliberata in un destino crudele. Non si descrive ciò che è accaduto, ma ciò che deve essere creduto.    La frase rituale «lei avrebbe voluto così», «sussurrata» dai parenti del cosiddetto donatore ai medici dell’ospedale, e rilanciata come un mantra dai pennivendoli di regime, chiude ogni spazio di riflessione. Ma cosa significa «volere» in un contesto di shock, dolore, pressione psicologica e informazione parziale? E soprattutto: può dirsi libero e consapevole un consenso ottenuto quando la morte viene ridefinita per decreto e presentata come un fatto già compiuto? 

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Il racconto si concentra sul dolore dei familiari, sulla bara che attraversa la navata, sulle parole di circostanza che, in molti casi, arrivano anche dall’altare: il parroco parla di «vita eterna che lascia luce per altri», di un sacrificio che diventa fecondo. Si tratta di frasi che non giudicano nulla e che non distinguono nulla; di omelie che consolano ma che abdicano completamente alla verità morale.    È lecito oppure no dichiarare morta una persona biologicamente viva per prelevare i suoi organi? È compatibile con la visione cristiana dell’uomo ridurre la morte a una certificazione tecnica funzionale a un sistema sanitario che considera le persone come corpi senz’anima? Su queste domande, che toccano il cuore della legge morale naturale, non arriva alcuna risposta. Solo silenzio. O peggio, adesione implicita.   Molti esponenti del clero, infatti, non si limitano a tacere: ripetono il linguaggio del sistema e assumono come neutro un criterio, quello della morte cerebrale, che è in realtà il presupposto di una nuova antropologia che considera l’uomo una risorsa biologica. È un appiattimento grave, che trasforma la parola della Chiesa in un’eco del pensiero dominante, svuotandola di ogni funzione profetica.    La retorica del dono, di cui anche i pastori si fanno promotori, serve a rendere intoccabile ciò che dovrebbe essere messo in discussione, a trasformare una pratica occisiva in una narrazione edificante, a impedire che emerga la domanda decisiva: quella giovane madre è morta perché il suo organismo ha ceduto oppure perché era necessario che fosse considerata deceduta per poter utilizzare i suoi organi?    Finché la comunicazione continuerà a sostituire la verità con l’emozione e la parola ecclesiale si limiterà a benedire senza giudicare, queste storie di morte procurata continueranno a essere raccontate come esempi di amore. Ma dire la verità sulla illiceità morale della pratica dei trapianti di organi vitali e sulla falsità scientifica e antropologica del criterio della morte cerebrale è un preciso dovere morale e un atto di giustizia.   Alfredo De Matteo

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Predazione degli organi

Neonata morta consegnata all’agenzia di pompe funebri senza i suoi organi

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Renovatio 21 ripubblica questo articolo della dottoressa Klessig apparso su LifeSiteNews.

 

Una famiglia del Texas è in cerca di risposte dopo che il corpo della loro bambina è stato trasferito in un’agenzia di pompe funebri senza gli organi, in seguito alla morte improvvisa della bambina in un ospedale di Fort Worth.

 

Samaria Bates e il suo fidanzato, Kenneth Sauls, hanno dato alla luce due gemelle premature il 23 ottobre 2025, alla ventinovesima settimana di gravidanza, presso il Texas Health Harris Methodist Hospital. Fortunatamente, le bambine non hanno avuto gravi problemi di salute, ma sono state trattenute nel reparto di terapia intensiva neonatale per crescere e rafforzarsi prima di essere dimesse.

 

Per sei settimane le bambine sono cresciute bene. Tuttavia, quando il padre è arrivato il 5 dicembre per una visita di routine, gli è stato impedito di entrare perché era in corso una «procedura sterile». La famiglia non era stata informata di alcuna emergenza medica. Purtroppo, la piccola Samaria è morta più tardi quello stesso giorno. Ma la situazione è peggiorata. Anche se i genitori di Samaria affermano di non aver acconsentito all’espianto degli organi, quando la loro bambina è arrivata all’agenzia di pompe funebri, gli organi erano mancanti.

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Questa orribile esperienza, purtroppo, non è unica. Proprio questo mese, durante un’audizione della sottocommissione «Ways and Means» della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti dal titolo “Vite in gioco: responsabilizzare le organizzazioni per l’approvvigionamento di organi esenti da imposte», la deputata dell’Alabama Terri Sewell ha dichiarato pubblicamente che gli organi di prigionieri deceduti in Alabama sono scomparsi.

 

Nel 2023, il detenuto deceduto Brandon Clay Dotson è stato portato all’impresa di pompe funebri senza cuore. Il corpo di un altro detenuto, Charles Edward Singleton, è stato consegnato all’impresa di pompe funebri senza organi interni.

 

Sorprendentemente, non si è trattato di episodi isolati: cinque anni prima, gli studenti di medicina dell’Alabama avevano notato che un numero sproporzionato di campioni di laboratorio proveniva da detenuti e avevano presentato un reclamo etico. Una causa intentata dalle famiglie dei detenuti aveva rivelato che i moduli di consenso standardizzati consentivano al sistema carcerario dell’Alabama di dirottare gli organi dalle autopsie dei detenuti deceduti verso la facoltà di medicina.

 

Sulla base di questo esempio, sembra probabile che i genitori della piccola Samaria siano caduti vittima di un modulo standard di «consenso al trattamento» presso il loro ospedale, molti dei quali includono effettivamente un consenso per il prelievo e lo smaltimento di organi o tessuti.

 

La suddetta indagine della Sottocommissione «Ways and Means» della Camera ha anche rivelato come le Organizzazioni per l’Approvvigionamento di Organi (OPO) stiano commettendo apparenti frodi ai danni del programma di assistenza medica USA Medicare appropriandosi indebitamente di organi umani.

 

Il deputato della Florida Aaron Bean ha mostrato una fotografia che mostrava scatole di organi umani su scaffali e si è chiesto perché non venissero utilizzate per i trapianti. Jennifer Erickson, senior fellow della Federation of American Scientists, ha spiegato che le OPO stanno sfruttando una scappatoia legale in cui ricevono pagamenti per organi che non verranno mai trapiantati.

 

Mentre le persone donano gli organi nella convinzione di aiutare qualcuno in difficoltà, questa scappatoia consente agli OPO di ricevere pagamenti per organi non destinati al trapianto, ma alla «ricerca». La signora Erickson ha affermato che, nel caso del pancreas, questa scappatoia ha portato a un drammatico aumento dei prelievi di pancreas.

 

Negli Stati Uniti sono stati prelevati oltre 7.000 pancreas dal 2020, senza un corrispondente aumento dei trapianti di pancreas e senza alcuna prova che questi organi extra venissero effettivamente utilizzati per la ricerca. Di fatto, un OPO del New Jersey ha buttato via un centinaio di pancreas in un solo giorno, dopo che le agenzie federali hanno iniziato a indagare su questa pratica.

 

Quando la deputata Bean ha chiesto cosa questo significhi per i pazienti, la signora Erickson ha risposto: «significa che un centinaio di famiglie nel New Jersey, nel giorno peggiore della loro vita, perché hanno perso una persona cara, una moglie o un figlio a causa di un incidente stradale o di qualche altro infortunio, hanno detto sì alla donazione di organi. Sono state ingannate e gli organi dei loro cari sono stati espiantati e lasciati sugli scaffali per sfruttare una scappatoia del CMS».

 

LaErickson ha anche dichiarato alla sottocommissione «Ways and Means» che gli OPO stanno prelevando reni che non saranno mai utilizzati per il trapianto. Ha raccontato di come un addetto ai lavori del settore abbia tenuto una presentazione ad altri OPO su come distinguere il conteggio finanziario dei reni da quello clinico, mostrando loro sostanzialmente come commettere frodi ai danni di Medicare. Ha riportato la testimonianza di un altro informatore del Congresso, il quale ha affermato che quando i congelatori dei loro OPO erano troppo pieni di reni, portavano l’eccesso in un ospedale vicino e li incenerivano.

 

Il deputato Bean ha trovato questo fatto scioccante, soprattutto perché il principale finanziatore delle OPO è Medicare, il che significa che sono i contribuenti a finanziare questo spreco e questo abuso. «Il nostro rapporto mostra che il nostro ispettore generale ha trovato esempi di OPO che hanno utilizzato impropriamente i fondi Medicaid per qualsiasi cosa, da eventi sportivi, limousine, ritiri, ritiri a cinque stelle, infrangendo la legge sul loro status di organizzazione non-profit… questo dovrebbe essere in prima pagina su ogni giornale e in ogni telegiornale, dove si parla di sprechi, frodi e abusi. Ed è scioccante e malvagio».

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Dato l’abuso di fiducia pubblica da parte di coloro che sono coinvolti nel prelievo di organi, è tempo di agire. Quando entrate in un ospedale, in una clinica o persino in un carcere, leggete attentamente tutti i moduli di consenso e modificateli se contengono dichiarazioni preoccupanti prima di apporre la vostra firma. Istruzioni dettagliate per gli operatori sanitari sono disponibili online. È necessario presentare una procura medica che attesti la vita del paziente al vostro medico e all’ospedale.

 

Poiché diverse agenzie federali (come l’Health Resources and Services Administration, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani e due commissioni della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti) stanno attualmente indagando sul settore del prelievo di organi, revocare il consenso a essere un donatore registrato sembra al momento prudente. È possibile farlo facilmente modificando la designazione del donatore sulla patente di guida e rimuovendo il proprio nome dal Registro Nazionale dei Donatori degli Stati Uniti

 

Per una maggiore protezione, è consigliabile registrare la propria scelta di non donare nella cartella clinica elettronica e portare con sé una tessera «Mi rifiuto di essere un donatore di organi».

 

Dott.ssa Heidi Klessig

 

La dottoressa Heidi Klessig è un’anestesista in pensione e specialista nella gestione del dolore. Scrive e parla di etica nella donazione e nel trapianto di organi. È autrice di The Brain Death Fallacy e i suoi lavori sono disponibili su respectforhumanlife.com.

 

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Morte cerebrale

Le ridefinizioni della morte da parte dell’industria della donazione di organi minacciano le persone viventi

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Renovatio 21 ripubblica questo articolo della dottoressa Klessig apparso su LifeSiteNews.   Un’altra commissione del Congresso sta indagando su ulteriori denunce di informatori riguardanti l’industria dei trapianti di organi. Il presidente della Commissione «Ways and Means» della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Jason Smith, e il presidente della Sottocommissione di Vigilanza, David Schweikert, stanno cercando risposte da Carolyn Welsh, presidente e CEO del New Jersey Organ and Tissue Sharing Network (NJTO), in merito alle molteplici accuse di violazioni legali ed etiche presentate sotto la sua supervisione.   Le denunce includono il caso orribile di un donatore di organi «morto per cause circolatorie» che si è rianimato prima del prelievo. Nonostante il paziente avesse ripreso i segni di vita, i dirigenti dell’NJTO hanno effettivamente ordinato al personale di prima linea di proseguire il processo di recupero degli organi. (Per fortuna, il personale ospedaliero del Virtua Our Lady of Lourdes Hospital di Camden, nel New Jersey, ha respinto questa richiesta.) L’NJTO è anche accusato di aver fatto pressione sulle famiglie di potenziali donatori, insinuando falsamente che il Dipartimento dei Veicoli a Motore del New Jersey avesse registrato un consenso alla donazione, quando non era noto. A quanto pare, l’NJTO ha continuato a insistere sul fatto che le persone fossero donatori registrati anche dopo che avevano rimosso il consenso alla donazione dalle loro patenti di guida. La denuncia ufficiale afferma inoltre che l’NJTO avrebbe cercato di cancellare le prove relative all’indagine della commissione.   Dal 1968, quando 13 uomini della Harvard Medical School ridefinirono le persone «disperatamente ferite» come persone abbastanza morte da poter diventare donatori di organi, il reperimento di organi ha continuato a spostare i confini della vita e della morte in una ricerca senza fine di nuovi organi. Quando il primo e unico studio prospettico multicentrico sulla morte cerebrale scoprì nel 1972 che una diagnosi di morte cerebrale non era sempre correlata a una distruzione cerebrale diffusa, il ricercatore principale, il dott. Gaetano Molinari, sottolineò che la «morte cerebrale» era una prognosi di morte, e non la morte stessa. Il dott. Molinari scrisse:   «Da una prognosi fatale consente al medico di dichiarare la morte? È altamente dubbio che eufemismi superficiali come “è praticamente morto”, … “non può sopravvivere”, … “non ha comunque alcuna possibilità di guarigione” possano mai essere accettati legalmente o moralmente come dichiarazione di decesso».   Ma nonostante i dubbi del dott. Molinari, la storia dimostra che questo è esattamente ciò che è stato accettato, e il numero crescente di persone che sono state prelevate per il prelievo di organi mentre erano ancora in vita lo conferma. Sebbene TJ Hoover III, in «morte cerebrale», si guardasse ancora intorno e piangesse visibilmente, tanto che due medici si rifiutarono di espiantargli gli organi, la Kentucky Organ Donor Affiliates ordinò al proprio staff di trovare un altro medico per eseguire la procedura. La donatrice «in morte circolatoria» Misty Hawkins scoprì un cuore pulsante quando il suo sterno fu segato per il prelievo degli organi. E Larry Black Jr. fu salvato dal tavolo operatorio pochi minuti prima dell’espianto degli organi, e si riprese completamente.

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Considerando che da quasi 60 anni stiamo esagerando la definizione di morte, c’è da stupirsi che il personale addetto al prelievo degli organi sembri pensare «è praticamente morto», «non può sopravvivere», «non ha comunque alcuna possibilità di guarigione» mentre spinge persone ancora vive verso la sala operatoria?   Ma non sono solo i team di prelievo degli organi a promuovere queste nuove definizioni di morte. Appena tre settimane dopo il fallimento dei tentativi di ampliare le definizioni legali di morte attraverso la revisione dell’Uniform Determination of Death Act (UDDA), l’American Academy of Neurology (AAN) ha pubblicato una nuova linea guida sulla morte cerebrale che consente esplicitamente di dichiarare la morte cerebrale in presenza di funzioni cerebrali in corso. Poiché ciò è ovviamente in contrasto con l’UDDA, che richiede «la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’intero cervello, incluso il tronco encefalico», l’AAN ha cercato di aggirare la legge contattando i dipartimenti sanitari statali, gli ordini dei medici, le società mediche e le associazioni ospedaliere, chiedendo loro di riconoscere la linea guida sulla morte cerebrale dell’AAN come «standard medico accettato» per dichiarare la morte neurologica.   L’AAN ha anche appena pubblicato una dichiarazione di posizione contenente ulteriori linee guida sulla morte cerebrale, in cui si discute su come gestire le obiezioni alla diagnosi di morte cerebrale. Sebbene le linee guida dell’AAN sulla morte cerebrale non siano conformi alla legge statunitense e abbiano dimostrato di non essere in grado di prevedere se una lesione cerebrale sia irreversibile o meno, l’AAN desidera comunque renderne obbligatorio l’uso   Se l’obiezione di una famiglia a una diagnosi di morte cerebrale non può essere superata, l’AAN afferma che il supporto vitale può essere interrotto unilateralmente, nonostante le obiezioni della famiglia. L’AAN afferma inoltre che i medici sono professionalmente obbligati a effettuare una diagnosi di morte cerebrale e che dovrebbero essere qualificati per farlo secondo gli standard delle linee guida dell’AAN.   Ridicolamente, l’AAN raccomanda il corso sulla determinazione della morte cerebrale della Neurocritical Care Society, che consiste in un video di un’ora, seguito da tentativi illimitati di rispondere correttamente a 25 domande, al termine dei quali è possibile ottenere un certificato di completamento per soli sei dollari.   La Regola del Donatore Morto è una massima etica che stabilisce che le persone non devono essere né vive al momento dell’espianto degli organi, né uccise durante il processo di espianto. Ridefinire le persone con lesioni neurologiche come «morte cerebrale» e ridefinire le persone che potrebbero ancora essere rianimate come morte secondo gli standard di «morte circolatoria» ha permesso per troppo tempo ai team di prelievo degli organi di rispettare alla lettera la Regola del Donatore Morto con giochi di prestigio. È necessario porre fine a ogni manipolazione superficiale delle definizioni di morte per il bene della donazione di organi. I pazienti con una prognosi sfavorevole non devono essere considerati «abbastanza morti» per diventare donatori di organi. Le persone che si registrano come donatori di organi devono ricevere un consenso pienamente informato sui rischi connessi.   Persino il filosofo utilitarista Peter Singer ha definito la morte cerebrale una scelta etica mascherata da fatto medico. Imporre obblighi che costringano pazienti e medici ad accettare queste discutibili scelte etiche NON è il modo migliore per creare fiducia.   Dott. Heidi Klessig   La dottoressa Heidi Klessig è un’anestesista in pensione e specialista nella gestione del dolore. Scrive e parla di etica nella donazione e nel trapianto di organi. È autrice di The Brain Death Fallacy e i suoi lavori sono disponibili su respectforhumanlife.com.

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