Economia
De-dollarizzazione ingrata: l’Ucraina vuole lasciare il dollaro come valuta di riferimento
Kiev sta valutando il passaggio dal dollaro statunitense all’euro come valuta di riferimento, ha dichiarato giovedì il capo della Banca Nazionale Ucraina (NBU). Queste dichiarazioni giungono nonostante la recente firma di un accordo bilaterale completo sui minerali con la Casa Bianca.
Kiev ha ripetutamente espresso il suo desiderio di aderire all’UE. Tuttavia, l’adesione «immediata» dell’Ucraina è stata costantemente osteggiata da diversi Stati membri. L’Ungheria ha espresso preoccupazione per la corruzione, il trattamento delle minoranze etniche e la concorrenza economica, in particolare nel settore agricolo.
Anche altri Paesi dell’UE, tra cui Slovacchia, Francia e Germania, hanno espresso delle riserve, sottolineando che Kiev deve soddisfare i parametri di riforma esistenti prima che i colloqui possano procedere.
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Secondo il governatore della NBU, Andrey Pyshny, la potenziale adesione all’UE ha spinto la banca centrale a valutare se la valuta nazionale, la grivna, debba essere più strettamente legata all’euro anziché al dollaro, secondo quanto riportato da Reuters. L’alto funzionario ha anche citato «un rafforzamento del ruolo dell’UE nel garantire le nostre capacità di difesa, una maggiore volatilità sui mercati globali e la probabilità di una frammentazione del commercio globale» come principali ragioni di questo cambiamento.
Il capo della banca centrale ha riconosciuto che la mossa sarebbe stata «complessa e avrebbe richiesto una preparazione versatile e di alta qualità».
All’inizio di questa settimana, la Presidente della Commissione Europea (CE) Ursula von der Leyen ha chiesto che i negoziati di adesione dell’Ucraina all’UE siano avviati già quest’anno. All’Ucraina è stato concesso lo status di candidato all’UE nel 2022, pochi mesi dopo l’escalation con Mosca, ma Bruxelles non ha ancora fissato una tempistica definitiva per l’adesione.
Von der Leyen ha suggerito che un’adesione più rapida all’UE potrebbe rafforzare la posizione negoziale dell’Ucraina con la Russia e aprire le porte a maggiori investimenti nel settore della difesa del Paese, sottolineando che Bruxelles sta lavorando per avviare il primo gruppo di negoziati di adesione e per l’apertura di tutti i gruppi entro il 2025.
Pyshny ha affermato che i legami più stretti con l’Europa e la normalizzazione delle condizioni economiche dovrebbero favorire una crescita modesta nei prossimi due anni, con un PIL previsto in aumento del 3,7-3,9%. Tuttavia, ha osservato che le prospettive economiche generali dipendono fortemente dall’andamento del conflitto in corso.
Per entrare a far parte dell’Unione, l’UE ha richiesto all’Ucraina di attuare una serie completa di riforme della governance, di contrastare la corruzione dilagante e di armonizzare la propria legislazione con il diritto comunitario. La piena adesione richiede inoltre l’approvazione unanime di tutti i Paesi dell’UE.
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Nel frattempo, secondo quanto riportato da Reuters, il parlamento ucraino ha votato all’unanimità a favore della ratifica dell’accordo sui minerali firmato con gli Stati Uniti, nella speranza di ottenere in futuro assistenza militare da Washington nel conflitto in corso.
Durante l’amministrazione Biden, gli Stati Uniti hanno fornito oltre 174 miliardi di dollari in aiuti a Kiev in seguito all’escalation del conflitto ucraino nel febbraio 2022, inclusi decine di pacchetti militari.
L’approccio è cambiato significativamente sotto la presidenza di Donald Trump, che sta spingendo per negoziati diretti tra Mosca e Kiev e ha insistito sul fatto che l’assistenza può continuare solo a condizioni che favoriscano gli interessi americani.
Una de-dollarizzazione anche in Ucraina, dopo la quantità imbarazzante di danaro arrivata da Washington, potrebbe suonare come un colpo di ingratitudine estrema per il presidente americano, che sta sforzandosi per ri-dollarizzare l’economia planetaria e che altre volte ha lamentato l’atteggiamento di Kiev.
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Economia
Gli Stablecoin in declino?
Un articolo uscito l’8 settembre su Kucoin uno dei siti più noti dedicati alle criptovalute sosteneva che l’uso internazionale degli stablecoin è in calo («si è arrestato»), soprattutto per la contrazione delle quantità in circolazione delle due principali, l’USDT di Tether e l’USDC di Circle.
Gli stablecoin vengono presentate come strumenti per accumulare riserve internazionali in dollari, perché gli emittenti, come Tether dovrebbero comprare e tenere titoli del Tesoro (buoni a breve termine) a garanzia di ogni unità venduta. In pratica il meccanismo è diverso: gli emittenti potrebbero gonfiare il valore apparente in dollari con commissioni, «bonus» e «premi» che imitano gli interessi sui depositi in dollari veri; e la loro «garanzia in titoli del Tesoro» è spesso fatta di accordi di riacquisto, non di titoli effettivamente posseduti, scrive EIRN.
«Le aspettative iniziali che gli emittenti di stablecoin sarebbero diventati i principali acquirenti di debito statunitense si sono affievolite a causa della minore domanda. L’USDT di Tether ha perso quasi 3 miliardi di dollari [nella prima metà del 2026], e l’USDC di Circle ha registrato un calo simile… Gli analisti affermano che le stablecoin non forniranno una soluzione rapida» scrive Kucoin.
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Il grafico indica che l’uso globale delle principali stablecoin è rimasto «stabile» (in calo) da gennaio 2026, proprio quando il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva detto con sicurezza che sarebbero cresciute in modo esponenziale fino a un mercato da 3 trilioni di dollari per i titoli del Tesoro. Oggi USDT e USDC valgono circa 250 miliardi di dollari.
La ragione, peraltro riconosciuta, è semplice: gran parte della «domanda» di stablecoin arriva da chi vuole fare transazioni opache o illecite sulle blockchain, non da masse di investitori in attesa del modo più facile per entrare nel mercato dei titoli del Tesoro statunitense.
«Le tendenze recenti indicano che gli emittenti di stablecoin faranno fatica ad alleviare la pressione sul mercato dei titoli del Tesoro statunitense nel breve termine» è la formula eufemistica usata dal sito per alludere alle difficoltà ben più ampie di quel mercato nel trovare acquirenti diversi dagli hedge fund speculativi, un mondo da cui proviene il segretario Bessent – nel 2000 aveva fondato un hedge fund da 1 miliardo di dollari chiamato Bessent Capital.
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