Connettiti con Renovato 21

Pensiero

Conversione e terrorismo. La jihad come frutto del Concilio Vaticano II

Pubblicato

il

 

 

È il caso di riportare alla memoria, in questi giorni di polemiche fiammeggianti, il caso di quella che i giornali italiani chiamavano Lady Jihad. Perché la chiamassero così non lo ho mai capito, perché nonostante l’universo di sangue in cui si era infilata mi sembrava sempre, in tutto e per tutto, una ragazzina.

 

Forse la vicenda non l’avete dimenticata: la definirono «la prima Foreign Fighter italiana». Emigrò nello Stato Islamico per combattere con le truppe ISIS. La sua storia famigliare, dove tutti si erano convertiti all’Islam radicale, era impressionante. I genitori, che lei aveva convertito, sono morti entrambi qui in Italia, il viaggio verso il Levante gli fu impedito dai nostri servizi di sicurezza. La sorella è ancora in carcere. Lei, dicono, potrebbe essere morta nel 2017. Quello che è certo è che di Maria Giulia – Fatima – si sono perse le tracce.

 

Era giovane. Era una convertita all’Islam – quello radicale, quello wahabita

Era giovane. Era una convertita all’Islam – quello radicale, quello wahabita.

 

Ricordo ancora video in cui umiliava via Skype l’intervistatrice del Corriere: la giornalista sincero-democratica travolta dalla fede assoluta di questa ragazzina di provincia non può che vendicarsi scrivendo che «la follia si respira in ogni sua sillaba».

 

Al contrario, a me Maria Giulia Sergio – l’oggetto del sensazionalismo della stampa borghese che l’apostrofava come «la prima foreign fighter italiana» – sembrava lucidissima. Di più: oso dire che era impossibile non vedere come si sentisse una donna realizzata. Una vita dedicata integralmente per seguire il suo Dio e suo uomo – la sua famiglia –  nella piena libertà del proprio cuore: anche se questo può costare la morte violenta, o la galera, o la vergogna. Non importa. 

 

Maria Giulia – che ora vorrebbe la chiamassero Fatima Az Zahra – parlava in tranquillità anche quando sapeva di essere intercettata.

 

Senza dover nascondere nulla, Maria Giulia si esprime e agisce secondo il suo animo perfino dopo che hanno arrestato – l’accusa non mi è chiara – tutta la sua famiglia in Italia: padre, madre, sorella, zia del marito, parentado vario. Tutti in carcere preventivo, per la gioia dello Stato democratico. 

 

 

No. La storia di Maria Giulia è diversa. A suo modo, è perfetta: è pura

Una donna realizzata

Siamo davanti ad un esemplare unico e perfettamente riuscito, pure su una scala di comparazione globale. Le varie Jihad Jane sparse per il mondo non sono degne di allacciarle i calzari, qualora calzati sotto il niqab.

 

Nulla vale, in paragone, l’infermiera fermata all’aeroporto di Denver mentre espatriava per unirsi ai barbuti dell’ISIS. Niente valgono le sciaquette austriache che sono andate in Siria e poi hanno piagnucolato per tornare. Ritengo che la sua fibra sia perfino superiore a quella della «Vedova Bianca», ossia Samatha Lewthwaite, stragista in hijab legata ai massacri londinesi e africani, data per morta varie volte e riemersa. 

 

No. La storia di Maria Giulia è diversa. A suo modo, è perfetta: è pura.

 

C’è il bene e c’è il male. C’è Allah e chi vi si oppone. C’è  il dar-al-Islam, «il luogo dell’Islam»  e c’è dar-al-harb, «la dimora della guerra», la casa degli infedeli da combattere

Ad ascoltare tutte le intercettazioni non ci si convince di trovarsi di fronte ad una conversazione particolarmente intelligente. 

 

Lei segue un piano semplice. Glielo fornisce, incredibile dictu, ciò che proprio a questo dovrebbe essere preposto: la religione. Segue dei precetti, una visione di insieme che non conosce complessità o profondità di sorta.

 

C’è il bene e c’è il male. C’è Allah e chi vi si oppone. C’è  il dar-al-Islam, «il luogo dell’Islam»  – come dice nell’intervista al giornale democratico – e c’è dar-al-harb, «la dimora della guerra», la casa degli infedeli da combattere.

 

Lei, semplicemente, ha fatto hijira, è migrata verso la terra dell’Islam. Cosa perfettamente logica: i genitori arrestati si apprestavano a fare lo stesso, tanto da chiederle al computer se era il caso di comperare delle valigie trolley e portare in Siria anche Adriano, il gatto di casa. «No mamma, non si può, ascoltami mamma, il viaggio è troppo lungo, in aereo, in macchina…». «Hai ragione, già quando l’abbiamo portato a Napoli miagolava sempre». «Anche questa è una prova grande cui ci sottoponiamo. Adriano starà bene, inshallah».

«Un uomo sposato è andato con un altra donna, Said [il marito, ndr] come mujaheddin, come soldato per Allah, va con altri fratelli per lapidarlo» racconta ridendo alla sorella Marianna

 

È inquietante quando promette a Mamma e Papà che in Siria avranno finalmente una casa con l’orto, anzi possono avere tutta la terra che vogliono, «perché la Siria è vuota». 

 

«Un uomo sposato è andato con un altra donna, Said [il marito, ndr] come mujaheddin, come soldato per Allah, va con altri fratelli per lapidarlo» racconta ridendo alla sorella Marianna. Credo che nessuna femminista possa godere di una simile fantasia realizzata: il maschio traditore che viene giustiziato. Per Maria Giulia è la realtà.

 

I video di lei che si addestra con gli AK-47 pare che non circolino perché il marito, l’albanese jihadista Aldo detto Said, glielo ha proibito.

«Noi quando decapitiamo qualcuno, dico noi perché anche io faccio parte dello Stato Islamico, quando facciamo un’azione del genere, stiamo obbedendo alla sharia»

 

«Noi quando decapitiamo qualcuno, dico noi perché anche io faccio parte dello Stato Islamico, quando facciamo un’azione del genere, stiamo obbedendo alla sharia». Perché vergognarsi di seguire la legge divina?

 

In fondo, questa è una storia-paradigma. Frequentava la moschea di Segrate – non quella controversa di Viale Jenner – dove rilasciava interviste alle giornaliste in cerca del solito pezzo su «donne e Islam». Si dichiarava moderata. Usava la parola preferita dai democristiani e dai massoni, «dialogo». Andava alle lezioni in Statale con il velo, ma era amica di tutti. Andò a Canale 5 per dimostrare in diretta alla Santanché che essere donna e musulmana può essere bello e pacifico.

 

Visualizza immagine di origine

 

Non credo che fosse così cambiata da quando dalla Siria parla vis Skype di mutilazioni, decapitazioni e sterminio degli infedeli. Non pareva diversa da quel 27% di giovani francesi (età 18-24) che simpatizza per l’ISIS, né da quel 81% di fan del Califfo rilevato tra il pubblico muslmano di Al Jazeera.

 

 

Una suora stupenda

«Non siamo musulmani italiani! Siamo musulmani del Jihad»

La Maria Giulia, che divorziò dal primo marito magrebino perché troppo islamicamente tiepido, e ciò risalta in maniera stupenda.  «Non siamo musulmani italiani! Siamo musulmani del Jihad» urla ai genitori.

 

La fede universale più forte di qualsiasi confine. Sì, devo ammettere che questa devozione può suscitare ammirazione. O forse, non è ammirazione quella si prova, perché tutto questo ha un sapore tanto amaro. 

 

Che disastro. Che spreco. 

 

Sappiamo tutti dove una sessantina di anni fa sarebbe finita una come Maria Giulia. Un convento, magari una bella clausura. Ho pochi dubbi su questo. 

 

Quale meravigliosa madre superiore, severa e determinata quanto serve, sarebbe stata Maria Giulia!

Chi possedeva tale zelo, quando vi era l’opzione, sceglieva quella strada.  Quale meravigliosa madre superiore, severa e determinata quanto serve, sarebbe stata Maria Giulia!

 

Una religiosa in grado di spingere tutta la famiglia dentro la religione, come succedeva una volta a chi aveva un prete o una suora tra i famigli: Maria Giulia aveva convertito tutti quanti, padre e madre e chissà chi altri, perché è sul suo slancio mistico che si appoggia chi le sta vicino, le pecore seguono il pastore e pure il suo cane. 

 

Così – una monaca capace di eseguire  in indefessamente quello che la sua religione l’ha programmata: custodire il convento, educare i bambini, sfamare i poveri, assistere i malati. Se è il caso, abbracciare il fucile, come quella suor Eupraxia, unica abitante di quel convento a Drenica, in Kosovo, dove né albanesi né serbi né giornalisti sono mai riusciti a penetrare, ché quella – programmata allo zelo – sparava appena ti avvicinavi al campanello. 

Una monaca capace di eseguire  in indefessamente quello che la sua religione l’ha programmata: custodire il convento, educare i bambini, sfamare i poveri, assistere i malati

 

 

Il  prodotto del Concilio

Sappiamo cosa ha fatto sì che a suor Maria Giulia si sostituisse un’assassina islamista: si chiama Concilio Vaticano II. Quella che ritengo sia la più grande catastrofe della storia umana.  Lo stand-down dello spirito cattolico, la perversione della dottrina, la distruzione dell’ultimo argine rimasto alle tenebre del relativismo,cioè  alle tenebre tout court

 

Il suicidio della Chiesa Cattolica ha fatto sì che persone come Maria Giulia cercassero altrove quel senso profondo che brama il cuore. 

 

Il suicidio della Chiesa Cattolica ha fatto sì che persone come Maria Giulia cercassero altrove quel senso profondo che brama il cuore

Possiamo, quindi, anche dirlo: la jihad è un frutto del Concilio. 

 

Lo abbiamo scritto varie volte: l’islamo-nichilismo dell’ISIS, con la sua narrazione fatta di tweet e progetti millenari, finirà giocoforza per filtrare nella mente della gioventù europea, innaturalmente sedata dall’onanismo, dalle droghe, dalla omosessualizzazione forzata, dai giochi elettronici, e – nel peggiore dei casi – dalla falsa religione conciliare, dove Dio è un amico, la messa è un concerto di chitarre, l’Eucarestia un pezzo di pane, l’Inferno è vuoto.

 

Maria Giulia, infatti, era cattolica. «Molto cattolica» disse in una intervista anni fa, quando faceva la ragazza immagine per le italiane convertite. Erano «ferventi cattolici», riportano le cronache, anche i genitori. Il padre Sergio Sergio, cassaintegrato, si era mosso da Torre del Greco dieci anni fa solo dopo aver avuto da una conoscente la garanzia che a Inzago avrebbe risolto le sue difficoltà economiche, con il pieno supporto di Caritas e parrocchia, dove i Sergio erano assidui. 

Possiamo, quindi, anche dirlo: la jihad è un frutto del Concilio Vaticano II

 

Immaginiamo cosi vi abbiano trovato. Il Cattolicesimo del Concilio, perfino nella sua forma ultimativa, quella di ONG pietosa, quella del Papa amico dei poveri: i preti hanno dato loro il pane, ma evidentemente i Sergio erano in cerca di qualcosa d’altro. Cercavano lo spirito – chiaro quindi che la Chiesa moderna non li abbia saputi accontentare.

 

Tanto più che è la Chiesa stessa a indicare le vie di uscita. 

 

L’islamo-nichilismo dell’ISIS, con la sua narrazione fatta di tweet e progetti millenari, finirà giocoforza per filtrare nella mente della gioventù europea, innaturalmente sedata dall’onanismo, dalle droghe, dalla omosessualizzazione forzata, dai giochi elettronici, e – nel peggiore dei casi – dalla falsa religione conciliare, dove Dio è un amico, la messa è un concerto di chitarre, l’Eucarestia un pezzo di pane, l’Inferno è vuoto

«La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione».

 

«Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno. Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà». 

 

Sono le parole della dichiarazione Nostra Ætate (28 ottobre 1965), il documento del Concilio che rappresenta l’inizio del processo di decadenza patente del Papato. Gli ebrei, non più deicidi, divengono per decreto «amici» dei cattolici. I musulmani sono da comprendere e stimare. 

 

La chiesa moderna è divenuta insomma come l’inferno della sua nuova teologia: vuota.

 

La chiesa moderna è divenuta insomma come l’inferno della sua nuova teologia: vuota

Era la profonda verità già nota a Federico II: in fondo, pensava l’imperatore, i maomettani sono facili da governare.

 

È il caso sunnita che abbiamo sotto gli occhi. Nessun Papa, nessuna gerarchia, nessuna legge naturale, nessuna inclinazione allo sviluppo, corpi proni alla frusta. Dovete guardare all’Arabia Saudita: uno Stato ricco al centro dell’Islam, tenuto sotto scacco da una famiglia che affama, umilia, ammazza il suo popolo mentre dilapida trilioni in oscene gozzoviglie.

 

 

Fitna

In questo stallo, come è possibile vincere? Senza che abbiano una vera religione ai nostri figli, come possiamo anche solo pensare di reagire di fronte all’avanzata di Maometto? Quale motivo, quale valore può avere nel cuore chi sarà preposto a difenderci?

Prima di ucciderci i figli perché cafri, l’Islam potrà sedurli riempiendone il vuoto creato dentro di loro dalla non-chiesa conciliare

 

Prima di ucciderci i figli perché cafri, l’Islam potrà sedurli riempiendone il vuoto creato dentro di loro dalla non-chiesa conciliare. 

 

Su una cosa ulteriore sono d’accordo con Maria Giulia.  «E’ finito il tempo che il musulmano sta nella terra della miscredenza, quello era il tempo dell’ignoranza» tuona ai famigliari. È per colpa degli islamici moderati che l’Islam si trova in questa situazione imperfetta. I tiepidi vanno abbattuti.

 

Sì: se vogliamo guarire la terra desolata della Chiesa di Cristo, dobbiamo innanzitutto liberarci di coloro che l’hanno avvelenata. Traditori, modernisti, democristiani.

 

Essi sono la causa della catastrofe. Essi sono i veri padri della jihad, che in un mondo pienamente cristiano – quello che ci ha domandato Nostro Signore – nemmeno avrebbe potuto partire. 

 

Sono i cattolici del Concilio i creatori del vuoto che ha convertito la famiglia di Maria Giulia. Essi sono la causa della catastrofe. Essi sono i veri padri della jihad

Sono i cattolici del Concilio i creatori del vuoto che ha convertito la famiglia di Maria Giulia. 

 

È lo stesso vuoto che inghiottirà tutto l’Occidente, e loro stessi. Sappiamo infatti che il loro è un desiderio di morte, un imperativo suicida che la forza oscura ha inserito nel loro sistema operativo.

 

C’è un termine nell’Islam, fitna. È jihad, «sforzo», ma rivolta ad intra, dentro la stessa comunità dei fedeli.

 

I credenti dell’Unica Vera Religione sono chiamati ora alla fitna.

 

Solo una volta che questa sarà terminata, potremo darci alla nostra «jihad» del Logos, e portarla in tutto il mondo, come da comando di Dio, convertendo il profondo del cuore umano, e difendendo la nostra Fede, la nostra terra, le nostre donne.

 

Suore, madri superiore: non terroriste jihadiste.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Continua a leggere

Pensiero

Resistete. Perché siete più forti di qualsiasi cosa possa accadervi

Pubblicato

il

Da

 

 

L’ora è scoccata. Il 15 ottobre 2021 la discriminazione biotica diventa realtà per milioni di persone. Lavoreremo solo se marchiati, biologicamente e elettronicamente.

 

È un tuffo in una dimensione oltre la schiavitù: ci faranno pagare per lavorare – e non solo i tamponi, forse ci faranno pagare, come propone Confindustria, anche per i «danni» che la nostra renitenza al siero mRNA potrebbe provocare alle aziende.

 

Per la modernità si tratta di una situazione senza precedenti. Non è stato così per la spagnola (50 milioni di morti, specie tra i 20 e i 40 anni) o per l’influenza di Hong Kong, che nel 1968 uccise forse 4 milioni di persone.

 

Il primo articolo della Costituzione salta. Uno ingenuo potrebbe pensare: se salta il l’articolo 1, salta la Costituzione. E se salta la Costituzione, che ne è della Repubblica che basa la sua esistenza e la sua legittimità su di essa?

Il primo articolo della Costituzione salta. Uno ingenuo potrebbe pensare: se salta il l’articolo 1, salta la Costituzione. E se salta la Costituzione, che ne è della Repubblica che basa la sua esistenza e la sua legittimità su di essa?

 

Non cercate una risposta. Tanto nessuno si sta ponendo la domanda.

 

Anzi, al momento, non occupatevi di astrazioni come questa, per quanto fondamentali possano sembrarvi.

 

Pensate, più che altro, a resistere. Serrate le fibre del vostro essere. Respirate a fondo. Scacciate il timore. La paura uccide la mente, e la vostra mente fino ad adesso vi ha guidato benissimo. Se state leggendo queste righe su questo sito, è probabile che essa vi abbia preservato dalla più grande minaccia del XXI secolo. Quindi, protegge la vostra lucidità. Proteggete la vostra anima.

 

Pensate, più che altro, a resistere. Serrate le fibre del vostro essere. Respirate a fondo. Scacciate il timore. La paura uccide la mente, e la vostra mente fino ad adesso vi ha guidato benissimo

Come tanti di noi, sarete obbligati a quello stupro nasale che chiamano tampone. Un piccolo TSO inflitto a milioni di persone.

 

Ad alcuni (ad esempio a chi scrive) il tampone fa malissimo.

 

Ad altri ha causato mesi di copiose perdite di liquido cerebrospinale.

 

Altri si sentono defraudati del tempo: trovare la farmacia, ammesso che abbia posto, parcheggiare, fare la fila, aspettare, fare ancora la fila – e ripetere. Altri si sentono primariamente derubati del danaro.

 

Altri ancora umiliati da tutto l’imbuto logistico, le persone ammassate e nervosissime fuori dagli ambulatori, un quadro sempre più simile al Terzo Mondo da cui provengono i gommonauti afromediterranei.

 

È, come da programma, una crudeltà inflittaci arbitrariamente (perché in USA il tampone vale una settimana?) solo per spingerci una volta per tutte alla sprizza di RNA messaggero. Il tampone serve a farvi impazzire. Il tampone serve a frantumarvi. A sottomettervi. Oramai ve lo dicono pure apertamente

La paura è il loro strumento. Noi abbiamo paura di perdere il lavoro, la casa, il pane, la famiglia. La paura è il loro strumento perché il loro fine è uccidervi la mente. Tutto si riduce a questo: spegnetevi, sottomettetevi. Quindi, abbiate paura. Vi stanno mostrando manganelli e gas lacrimogeni non per altro

 

Dovremmo accettare questa follia solo perché la paura è il loro strumento. Noi abbiamo paura di perdere il lavoro, la casa, il pane, la famiglia. La paura è il loro strumento perché il loro fine è uccidervi la mente. Tutto si riduce a questo: spegnetevi, sottomettetevi. Quindi, abbiate paura. Vi stanno mostrando manganelli e gas lacrimogeni non per altro.

 

Dovremo accettare la necessità di tamponarci perché siamo in una vera emergenza – ma il morbo non è il COVID, è la cancellazione della dignità umana, il collasso dello Stato di diritto, la disintegrazione del contratto sociale.

 

Tuttavia, da più parti pare che una resistenza integrale sia possibile. I segni vengono da realtà  lontanissime.

 

A Seattle il 40% dei poliziotti si sta dimettendo per non obbedire all’obbligo vaccinale draconiano di Biden. Metà delle forze che devono vigilare sono sparite, lasciando la città, giocoforza, sprotetta. Il caos è dietro l’angolo – e con nessuna cura se non quella di mandare in strada i soldati, come un Paese del Terzo Mondo qualsiasi. Tutto questo, ricordate, per il vaccino.

 

Voi siete più forti della pandemia, siete più forti della catastrofe. Perché siete più forti delle vostre emozioni. Siete più forti dei pensieri. Siete più forti delle miserie, delle disgrazie, delle minacce. Siete più forti del dolore. Sì, siete infinitamente più forti di qualsiasi cosa possa attraversarvi

L’altro ieri la linea aerea americana South West, la più lesta e implacabile a recepire l’imperio della siringa genetica bideniana, ha cancellato 2.000 (duemila) voli. Hanno detto prima che c’erano problemi metereologici (il sole splendeva dappertutto e le altre compagnie volavano tranquille), poi che c’erano normali questioni di personale. La realtà è che sono rimasti a casa un numero impressionante di piloti, hostess, meccanici di hangar, controllori di volo. Uno dei piloti –che fa parte di una associazione creatasi in queste ore, la US Freedom Flyers – racconta che lui il vaccino non lo fa per questioni religiose, e perché crede nella libertà. Poi aggiunge che i piloti mica fanno volare solo gli aerei passeggeri. Ci sono i cargo: quindi dite addio ai pacchetti di Amazon che vi arrivano in pochi giorni; se vi va bene, aspetterete settimane, e potete già capire che per i regali di Natale, che sul groppone hanno anche la crisi navale globale, probabilmente non andrà tutto liscio.

 

E poi, soprattutto, ci sono loro, i portuali di Trieste. Hanno detto che bloccheranno le operazioni in entrata e in uscita nel primo porto petrolifero del Mediterraneo. Hanno detto che lo fanno per tutti i lavori. Il loro obbiettivo e far sì che il governo pandemico ritiri la follia del green pass. Se il ministero degli Interni ha provato – con grande fair play verso ogni altra categoria che devolve una frazione non indifferente ai cotton fioc epidemiologici – a offrire loro tamponi gratis (generosi…), significa che qualche probabilità di aver successo possono averla. Se perserverano, come hanno detto, «ad oltranza», e se sono davvero così incorruttibili (girano retroscena sullo status di Trieste come Porto Franco) da resistere ad ogni cosa che la tirannide metterà loro sul piatto, potremmo

 

Nel 2021 ci tocca vedere anche questo: il mondo salvato dalle lotte sindacali – cioè la cosa che i sindacati istituzionali non vogliono più fare.

 

Ma nelle ore dello start dell’apartheid biotica, non è di scioperi e manifestazioni che volevamo parlare.  Volevamo parlare di noi. Volevamo parlare alla nostra umanità.

 

Volevamo dire di resistere. Perché ne vale la pena. Perché abbiamo la possibilità di vincere. E, soprattutto perché noi siamo più forti.

 

Voi non siete il vostro lavoro. Non siete la vostra amarezza. Non siete i vostri problemi. Non siete la vostra reputazione. Non siete ciò che hanno programmato per voi. Voi siete più grandi, più forti. Perché, finiti il lavoro, l’emozione, la pena, restate sempre voi. Voi contenete la storia, prima che essa contenga voi

Ciò costituisce, per molti, una verità scioccante. Una questione che riguarda il fondo della natura umana. Voi siete più forti della pandemia, siete più forti della catastrofe. Perché siete più forti delle vostre emozioni. Siete più forti dei pensieri. Siete più forti delle miserie, delle disgrazie, delle minacce. Siete più forti del dolore. Sì, siete infinitamente più forti di qualsiasi cosa possa attraversarvi.

 

Questo è uno sconvolgente potere che vi è stato dato assieme alla vita. Come esseri umani potete sopravvivere a qualsiasi cosa facciano schiantare sul vostro spirito.

 

Voi siete liberi.

 

Voi non siete il vostro lavoro. Non siete la vostra amarezza. Non siete i vostri problemi. Non siete la vostra reputazione. Non siete ciò che hanno programmato per voi. Voi siete più grandi, più forti. Perché, finiti il lavoro, l’emozione, la pena, restate sempre voi. Voi contenete la storia, prima che essa contenga voi.

 

Quindi: possono bastonarci, insultarci, deriderci, licenziarci, emarginarci. E allora? Tutto ciò non è abbastanza, per noi. Tutto ciò non è in grado di toglierci la libertà, non arriva nemmeno a scalfirla.

 

Basterebbe comprendere questo perché l’incantesimo sparisse. Basterebbe comprendere la forza immane che è in ogni vita umana.

 

Tenete presente che siete più forti di questo ricatto. Siete più forti di quest’ora di tenebra della storia. Siete più forti del Male. Siete più forti del diavolo. Siete, perfino, più forti della morte: perché dopo di essa voi resterete sempre voi

Nel IV secolo, i cristiani furono perseguitati dall’imperatore. Il potere voleva che i cristiani consegnassero le Scritture. Molti, specie sacerdoti e vescovi, lo facevano: la parola «traditore» deriva da lì: il traditore era colui che «consegnava» (etimologicamente, dal latino tradĕre, «trasmettere»). L’impero poi pretendeva che i cristiani significassero materialmente la loro sottomissione all’Imperatore (che era, a modo suo, una figura religiosa del paganesimo romano). Dicevano: fate un sacrificio all’imperatore. Basta poco. Basta un nonnulla: basta un granello di incenso. Se per l’imperatore gettate ritualmente nel fuoco questa cosa microscopica e profumata, vi lasceremo stare, per sempre. Molti cristiani, molti vescovi, lo fecero. Scendendo dai templi dove avevano tradito, magari incontravano file e file di cristiani (fra di essi, tante famiglie con bambini piccoli) che invece no, il granello di incenso all’imperatore non lo avrebbero mai bruciato.  Potevano minacciarli, ricattarli, ferirli, torturarli, ucciderli – ma non avrebbero mai rinnegato il loro principio più sacro. Potevano privarli della vita, ma non della libertà.

 

Come andò a finire la storia, lo sapete bene: l’imperò crollò, i cristiani rimasero. E cristianizzarono il mondo secondo il sangue dei martiri, e non secondo i compromessi dei traditori. Roma, la centrale delle persecuzioni, fu espugnata dal sangue dei martiri.

 

Ora, bisogna riconoscere che ai martiri del IV secolo è andata meglio che a noi. A loro chiedevano di bruciare un semino di incenso, una cosa «simbolica» con cui tradire il loro Dio e quindi contaminare l’anima per renderla prona alla sottomissione imperiale. A noi l’impero chiede la sottomissione non solo simbolica, ma anche biologica: non c’è un rito del fuoco, c’è l’iniezione nel nostro corpo di materiale genetico alieno. Non ci sono micrologici granelli d’incenso, ci sono cellule di feto squartato vivo. Se lo fate non solo perdete la libertà, potreste perdere anche la salute. Non vogliono più solo la vostra anima: vogliono pure il vostro corpo.

 

Tenete presente, quindi, la posta in gioco.

 

Con la vita vi è stata data la libertà. Con la vita vi è stata data una forza immane.

Tenete presente che siete più forti di questo ricatto. Siete più forti di quest’ora di tenebra della storia. Siete più forti del Male. Siete più forti del diavolo. Siete, perfino, più forti della morte: perché dopo di essa voi resterete sempre voi.

 

E soprattutto, sappiate che non siete soli. È finito il tempo in cui ognuno è per sé. Nella persecuzione, siamo divenuti una cosa sola.

 

Contate su di noi. Noi contiamo su di voi.

 

Con la vita vi è stata data la libertà. Con la vita vi è stata data una forza immane.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Continua a leggere

Pensiero

Portuali di Trieste, la virilità che mancava

Pubblicato

il

Da

 

 

Ormai tutti conoscono il caso dei portuali di Trieste, un esercito di uomini che pare poter avere la forza, la determinazione ed il coraggio per piegare le logiche discriminatorie del governo del green pass.

 

Fino ad ora, da un anno e mezzo a questa parte, non avevamo mai assistito ad una presa di posizione così forte, così retta da resistere a qualsiasi compromesso.

 

Sappiamo che il ministero dell’Interno con i portuali di Trieste ci ha «provato», con l’idea dei tamponi gratuiti. Il potere è probabilmente conscio non solo di quanto quel porto sia importante per l’Italia, ma anche per il fatto che questa fiamma, come il primo fuoco di Gondor, avrebbe potuto accendere a caduta altre fiamme.

 

E così, in effetti, è stato: il porto di Genova insieme ad altri porti ha aderito allo sciopero indetto dai portuali di Trieste, generando evidentemente non poche paure, nonostante il Governo continui a ribadire che si andrà dritti per la strada tracciata. 

 

Ora, però, anche Assologistica-Confindustria teme dei disagi, ben sapendo che il caso triestino sta prendendo piede e fungendo da esempio per molte altre realtà lavorative, rischiando di rendere indisponibile il 30/40% dei lavoratori nelle prossime ore. 

 

La purezza della resistenza dei portuali è ciò che spaventa davvero

La purezza della resistenza dei portuali è ciò che spaventa davvero, perché la loro posizione è categoricamente ferma, per ora, contro il green pass in tutti i suoi aspetti: come hanno annunciato loro stessi attraverso gli ultimi comunicati, non vi sarà alcun tampone gratuito che possa far loro cambiare idea.

 

Questo per il semplice fatto che i tamponi tengono in piedi questa farsa tanto quanto i vaccini. Perché, l’avversario è l’intero sistema che si sta installando, e lo strumento di cui si serve è proprio il green pass, l’infame tessera verde. 

 

I portuali di Trieste si sono presi, eroicamente, una responsabilità enorme. Il loro portavoce, Stefano Puzzer, è un uomo il cui valore non si vedeva da tempo in questo Paese. 

 

Pensate se tutte le categorie, persino quella dei vaccinati che si rendono conto, pur senza avere scusanti, di questa terribile ingiustizia sociale, facessero lo stesso. Avete idea di cosa succederebbe? Il sistema crollerebbe in un attimo, e la tensione delle aziende si scaricherebbe inevitabilmente contro il governo, reinstallando, pur per obiettivi differenti, l’asse fra lavoratori e datori di lavoro, messo diabolicamente in crisi da chi la crisi la vuole creare a livello sociale, umano, biologico, spirituale. 

 

I portuali di Trieste si sono presi, eroicamente, una responsabilità enorme

Se la virilità mostrata finora dai portuali di Trieste rimanesse tale, senza scendere ad alcun tipo di compromesso con il male, e se l’esempio continuasse nelle azioni da perseguire da domani in poi – il momento in cui potrebbe realmente iniziare una battaglia sociale votata ad un primigenio senso di giustizia –  allora tutto potrebbe improvvisamente essere messo in seria discussione. 

 

Che Dio dia a loro la forza per resistere. 

 

Che dia di contro a noi la saggezza e il coraggio di non fare gli spettatori, ma piuttosto ci fornisca gli gli strumenti e le virtù necessarie per combattere insieme a loro una battaglia che riguarda tutti e che non può essere ritardata di un solo minuto. 

 

Viva i portuali di Trieste, ai quali Renovatio 21 esprime tutta la propria gratitudine ed ogni tipo di incoraggiamento a rimanere in piedi in mezzo a alle rovine dell’ora presente. 

 

Cristiano Lugli 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Pensiero

Sputi e insulti alla studentessa no green pass a Bologna

Pubblicato

il

Da

 

 

Una studentessa universitaria di 20 anni è stata vittima di un grave episodio di discriminazione a Bologna.

 

Silvia, secondo anno di filosofia presso l’Alma Mater bolognese.

 

La ragazza in un video pubblicato su Instagram racconta le sue ragioni. Dice di aver deciso di non aderire «a questo strumento di controllo e discriminazione» che è la tessera verde, continuando comunque a frequentare le aule universitarie.

 

Le è stato detto però di uscire, dice, dalle persone addette al controllo.

 

«Mi è stato detto che non ho il diritto di seguire lezioni che la mia famiglia con una generosa se non esagerata dose di tasse annuali»

«Mi è stato detto che non ho il diritto di seguire lezioni che la mia famiglia con una generosa se non esagerata dose di tasse annuali».

 

«Mi è stato detto da professoresse informate del mio atto di disubbidienza che sarei dovuta allontanarmi dalla struttura, o in caso contrario rendermi responsabile dell’annullamento della lezione» racconta la giovane, che racconta che il corso di cui voleva seguire la lezione si intitolava «i diritti degli altri». Sui giornali progressisti compaiono ora articoli in cui la professoressa interessata «smentisce» dicendo «ho dovuto applicare il protocollo dell’Università».

 

Tuttavia, che lascia completamente basiti è la descrizione della reazione dei compagni di corso di Silvia.

 

La loro reazione, dice la studentessa, «è stata quella di riversare l’estremo emblema della divisione sociale su di me, urla di scherno, insulti, pretese da parte dei pendolari di essere rimborsati del costo del biglietto, incitazioni ad andarsene e non ripresentarsi».

 

«Fuori dall’università un gruppo di miei colleghi si è riunito per minacciarmi, con frasi del tipo che se fossi stato un ragazzo, le avrei già prese, mi avrebbero già menata… manifestazioni di disprezzo da parte di colleghe, di ragazze, che si scansavano comunicandomi di non voler essere contagiate, beffe, altri insulti»

«Fuori dall’università un gruppo di miei colleghi si è riunito per minacciarmi, con frasi del tipo che se fossi stato un ragazzo, le avrei già prese, mi avrebbero già menata… manifestazioni di disprezzo da parte di colleghe, di ragazze, che si scansavano comunicandomi di non voler essere contagiate, beffe, altri insulti».

 

Alcune ricostruzioni parlano di sputi per terra vicino ai piedi della ragazza.

 

La ragazza ricorda che il rettore ha inviato pochi giorni fa un’email riguardante l’Open Day dell’Ateneo come una giornata di «inclusione ed accoglienza».

 

«Sulla base di quello che sto vedendo, mi chiedo quanto ancora si sia disposti a rinunciare alla propria umanità, e penso che la disobbedienza civile non solo sia un diritto – perché è un diritto – ma è anche un dovere, e dopo il 15 sarà un dovere di chiunque non voglia rendersi conto dell’assassinio della libertà, della libertà reale»


L’episodio ha raccolto l’attenzione del facitore di buffi editoriali in prima pagina sul Corriere della Sera, il conduttore televisivo Massimo Gramellini.

 

Dopo una vuota solidarietà alla vittima – dove preme però ricordare «i pendolari che avevano preso un treno per raggiungere l’ateneo», che utilizzano peraltro treni misteriosamente esenti da green pass – il presentatore RAI scrive:

 

«Sulla base di quello che sto vedendo, mi chiedo quanto ancora si sia disposti a rinunciare alla propria umanità, e penso che la disobbedienza civile non solo sia un diritto – perché è un diritto – ma è anche un dovere, e dopo il 15 sarà un dovere di chiunque non voglia rendersi conto dell’assassinio della libertà, della libertà reale»

«Voi no vax&pass sostenete di combattere una battaglia di libertà, ma, per la stragrande maggioranza della comunità di cui fate parte, la prima libertà da tutelare riguarda la riduzione dei rischi del contagio, considerati molto più reali degli ipotetici effetti collaterali del vaccino».

 

Davvero? Ma dove sta scritto? Questa cosa del valore assoluto della sicurezza, del dogma della «libertà da riduzione del rischio di contagio» (non il contagio: il rischio di contagio – badate alle parole)… dove sta scritta?

 

È scritto nella Costituzione? È scritto nella Bibbia? È scritto nella legge naturale? È scritto nelle stelle?

 

No. Sta scritta nelle disposizioni dello Stato pandemico, che sono tipiche dello diritto positivo (quello, per esempio, di una certa vecchia Germania). Cioè, il pensiero fondante la convivenza civile sotto COVID di cui parla il Gramellino – l’imperativo del non-rischio. a scapito di qualisiasi altra libertà – è una regola totalmente arbitraria, una convenzione calata dall’alto che nulla ha a che fare né con il diritto naturale né con il diritto tout court.

 

Il problema è che poi – sempre in prima sul principale quotidiano nazionale – va ancora peggio.

 

«Se fossimo davvero in una dittatura, gli altri oppressi vi capirebbero. Magari tacerebbero per viltà, ma vi capirebbero». Si tratta di una osservazione di profondità disarmante, un colpo di genio che può capitare solo ai grandi scrittori che sono al contempo lavoratori dei varietà RAI. Gramellini non deve aver mai sentito che i totalitarismi, quelli che ci fanno studiare a scuola, si basano spesse volte su un’immane consenso della popolazione, specie quando viene loro proposta una soluzione totalista all’emergenza che la nazione sta vivendo. Hitler fu eletto a suon di voti, Mussolini diciamo era piuttosto popolare, per Stalin morirono forse venti milioni di russi nella «Guerra Patriottica», i cinesi si sono rivoltati contro il Partito Comunista solo decenni dopo i disastri di Mao (per poi essere schiacciati dalla violenza sanguinaria di quelli che adesso sono partner di politici e industriali nostrani che i grandi giornali leccano a dovere).

 

Gramellini non lo sa – lui della dittatura ha questa idea da fumetto (del resto, se ha letto gli ultimi trenta anni di pagine culturali del Corriere non può essere altrimenti): la dittatura è quella cosa dove tutto il popolo odia il dittatore ma non può farci niente perché tristemente oppressa dal potere. Diciamo pure che neanche Di Battista, neanche Di Maio, neanche un grillino qualsiasi possono avere una visione così infantile del concetto di dittatura. Che volete farci, l’editorialista TV è giovane, ha appena 61 anni, ma è diventato padre da poco (ci tiene a farlo sapere) – quindi forse possiamo dire che è un ragazzo-padre. Su certe cose non ha ancora avuto il tempo di metterci la testa. Forse più avanti.

 

Infine, il colpo finale.

 

Forza Silvia. Hai venti anni, ma quante cose hai capito più dei soloni di università e giornali? Quanta più vita, quanta più saggezza, c’è in te rispetto a chi si permette di offendere te e la libertà che difendi

«Le minoranze vanno tutelate, Silvia. Però anche le maggioranze. E quando una minoranza pretende di imporre la propria visione del mondo alla maggioranza, non pensa anche lei che stia esercitando un sopruso in nome della libertà?». Il discorso non fa una grinza, e vorremmo utilizzarlo magari prossimamente quando si ridiscuterà la legge Zan.

 

Tuttavia, il personaggio TV del Corriere non capisce che non stanno imponendo alla nostra minoranza una astratta «visione», ma un siero genico sperimentale, con un’operazione che va contro i principi morali e costituzionali fino a ieri condivisi dalla maggioranza stessa – al punto che la Carta su cui si basa la Repubblica, fino a qualche ora fa, ci risulta fosse ancora lì…

 

Ma forse il Gramellini non sa neppure questo.

 

Forza Silvia. Hai venti anni, ma quante cose hai capito più dei soloni di università e giornali? Quanta più vita, quanta più saggezza, c’è in te rispetto a chi si permette di offendere te e la libertà che difendi?

 

 

 

 

Immagine di sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Continua a leggere

Più popolari