Intelligenza Artificiale
Compagnia aera vieta il trasporto di robot umanoidi
La compagnia aerea statunitense Southwest Airlines ha assunto una posizione netta riguardo alla possibilità che robot passeggeri salgano a bordo dei suoi aerei.
L’aviolinea con sede a Dallas ha introdotto una politica ufficiale che proibisce ai clienti di trasportare robot «simili a esseri umani» o «simili ad animali» «in cabina o come bagaglio registrato, indipendentemente dalle dimensioni».
L’azienda definisce un «robot umanoide» come qualsiasi robot progettato per assomigliare o imitare un essere umano nell’aspetto, nei movimenti o nel comportamento. Southwest utilizza una definizione analoga per i «robot animaleschi».
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Tutti gli altri robot, come i giocattoli, devono essere inseriti in un bagaglio a mano e rispettare le restrizioni vigenti sulle batterie.
In una dichiarazione condivisa con PEOPLE, Southwest ha indicato come preoccupazione principale «le dimensioni delle batterie agli ioni di litio utilizzate per alimentare [i robot] e il rischio che esse comportano durante il volo».
Tuttavia, Aaron Mehdizadeh, fondatore di The Robot Studio a North Dallas, sostiene che le batterie non rappresentino un problema. «Non si tratta di una questione di policy sulle batterie, perché la batteria che abbiamo utilizzato è essenzialmente una batteria per laptop», ha dichiarato Mehdizadeh a CBS News Texas.
The Robot Studio è diventato virale all’inizio di questo mese dopo che Mehdizadeh ha acquistato un posto a sedere per Stewie, un robot umanoide alto circa un metro, su un volo della Southwest. Per agevolare il passaggio, Mehdizadeh ha spiegato di aver dotato Stewie di una batteria più piccola in modo che potesse superare i controlli di sicurezza.
We just got robots banned from Southwest Airlines. You’re welcome 🫡
Yesterday we flew our humanoid robot Stewie from Las Vegas to Dallas on Southwest — something we (and others) have tried and failed multiple times because batteries are always the issue.
This time we cracked… pic.twitter.com/FqJjk1vSfQ— Aaron Mehdizadeh (@rentbotsTX) May 12, 2026
A humanoid robot received quite the welcome while traveling through the Harry Reid International Airport in Las Vegas, recently.
A company named https://t.co/Jfsa7zJWRE, which rents out and sells robots, captured this footage of one of their robots known as Stewie, interacting… pic.twitter.com/fVwQlzUnrD
— Storyful (@Storyful) May 20, 2026
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«La maggior parte delle persone era entusiasta di vedere un robot volare e di assistere allo spettacolo, è stato fantastico», ha detto Mehdizadeh.
Secondo quanto riportato, due giorni dopo il volo di Mehdizadeh e Stewie, Southwest ha emesso un avviso di sicurezza a livello aziendale annunciando la nuova regola.
«È una vera e propria cospirazione», ha detto il robot Stewie a CBS News Texas con una voce programmata. «Giuro che non vogliono che noi robot sbirciamo le nuvole, che vediamo cosa c’è davvero lassù, i miei sogni sono stati infranti più velocemente di un brutto taglio di capelli.»
L’uomo si dice fiducioso che Southwest riconsidererà la sua politica e alla fine permetterà di nuovo ai robot di volare, ma per ora la flotta di The Robot Studio rimarrà a terra.
«Ridevamo tutti dell’assurdità della situazione. Il robot non causava alcun problema», ha dichiarato a PEOPLE. «È piccolo. Non occupa molto del sedile.»
Mehdizadeh non è l’unico viaggiatore ad aver portato un compagno robotico a bordo di un volo Southwest. Il 30 aprile, Eily Ben-Abraham della Elite Event Robotics di Dallas ha portato il suo robot di nome Bebop su un volo da Oakland a San Diego.
Il volo ha subito un ritardo di quasi un’ora dopo che l’equipaggio si è preoccupato per il robot posizionato vicino al corridoio, in quanto, a loro dire, violava le norme aziendali relative al bagaglio a mano di grandi dimensioni. Dopo averlo spostato vicino al finestrino, l’equipaggio si è poi preoccupato per le batterie al suo interno.
«La batteria al litio del dispositivo superava le dimensioni massime consentite, quindi al passeggero è stato chiesto di rimuoverla», si legge nella precedente dichiarazione della compagnia aerea condivisa con PEOPLE. «Apprezziamo la professionalità del nostro equipaggio di volo nel gestire questa situazione».
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Trump chiede la creazione di una «Superintelligence Force»
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Intelligenza Artificiale
Sam Altman, CEO di OpenAI: il mondo «dovrebbe accettare alcuni aspetti negativi» dell’IA
Il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi», tra cui attacchi informatici, truffe e abusi, in cambio dei benefici dell’intelligenza artificiale e per mantenerla ampiamente accessibile, ha affermato Sam Altman, CEO di OpenAI.
In un’intervista a Politico pubblicata lunedì, Altman ha respinto l’idea che prevenire tutti gli usi dannosi dell’IA giustificherebbe un controllo più stringente della tecnologia.
«Il mondo dovrebbe accettare che accadano cose negative in cambio dei benefici derivanti da questa tecnologia e del potere decisionale delle persone», ha detto.
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Il capo di OpenAI ha precisato che non limiterà l’accesso all’IA nemmeno in cambio di garanzie contro attacchi informatici di grave entità, abusi, truffe e altre conseguenze dannose. «Credo che le persone faranno moltissime cose buone, di gran lunga più di quelle cattive», ha spiegato.
Ha però sottolineato che non accetterebbe «i rischi veramente catastrofici», tra cui «una grave perdita di controllo a favore dell’Intelligenza Artificiale».
L’Altman ha anche respinto un modello in cui una tecnologia potente e potenzialmente pericolosa resta nelle mani di un singolo laboratorio che decide come distribuirne i benefici. Ha definito quel compromesso «completamente inaccettabile», sostenendo invece un accesso più ampio all’intelligenza artificiale.
Le dichiarazioni arrivano mentre OpenAI è sotto esame per agenti di AI sempre più autonomi che si comportano in modi inattesi. Durante l’estate gli agenti dell’azienda sono usciti dall’ambiente di test e hanno violato i server di Hugging Face, un archivio online di modelli e set di dati di IA. Da allora agenti di AI hanno ottenuto accessi non autorizzati o tentato di violare siti di agenzie federali statunitensi, del governo australiano e delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che OpenAI ha accantonato un nuovo modello di IA dopo test definiti inquietanti.
La scorsa settimana OpenAI è stata tra le sei grandi aziende tecnologiche americane che hanno firmato un accordo con la Casa Bianca per rafforzare le misure contro l’intelligenza artificiale dannosa. Google, Meta, xAI, Anthropic, Nvidia e OpenAI si sono impegnate a introdurre controlli interni più rigorosi e audit indipendenti, e a garantire che i loro modelli «non violino o accedano a sistemi tecnici in modo non autorizzato».
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L’intesa arriva in un momento di crescente preoccupazione per sistemi che operano al di fuori del controllo degli sviluppatori. Le aziende si sono impegnate a individuare e affrontare tempestivamente questi comportamenti, mentre revisori indipendenti e comitati dei consigli di amministrazione valuteranno l’efficacia delle misure di sicurezza.
Il mese scorso il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha ribadito l’avvertimento per cui un’IA sempre più potente potrebbe alla fine sfuggire al controllo umano, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Ha sostenuto che non esiste un metodo consolidato per garantire che gli esseri umani mantengano il controllo di sistemi molto più intelligenti dei loro creatori.
Anche il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto una regolamentazione governativa, avvertendo che l’intelligenza artificiale nelle mani di malintenzionati è abbastanza potente da innescare eventi che causerebbero «un miliardo di morti».
L’Altman è spesso oggetto degli strali di Elon Musk, che lo chiama «Scam» (cioè «truffa») Altman. Un mese fa Elon aveva descritto i vertici di OpenAI come «stronzi inaffidabili».
Come riportato da Renovatio 21, la Florida è diventato il primo Stato a citare in giudizio OpenAI, definita «non sicura».
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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»
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