Connettiti con Renovato 21

Spirito

Chi sono io per giudicare lo IOR?

Pubblicato

il

È notizia fresca che Bergoglio ha dato ordine di concentrare presso l’Istituto Opere di Religione tutti gli asset finanziari vaticani. Torna così in scena da protagonista il mitico IOR, tre lettere su cui per anni e anni hanno si sono scatenati i cultori della retroscena, quelli che all’epoca venivano chiamati con benevolenza «pistaroli» e oggi sono diventati esecrabili «complottisti».

 

In teoria, lo IOR era la banca per i soldi che dovevano andare alle missioni. Gestiva quindi una quantità di capitale piuttosto esigua. Ora, con quest’ultima mossa dell’argentino, le cose cambiano.

 

Tuttavia il nostro intento non è tanto quello di elucubrare di finanza e intrighi vaticani, quanto quello di porre una semplice, laica, domanda in qualità di lettori dei giornali che, per qualche motivo, hanno conservato memoria di certi eventi quantomeno singolari.

 

La domanda è: che fine ha fatto monsignor Battista Ricca?

 

Ricordiamo come il papato di Bergoglio si sia aperto col botto proprio con lo scandalo che lo riguardava. La penna di Sandro Magister – ovvero la Rolls Royce del giornalismo vaticanista – scrisse un articolo finito in copertina su L’Espresso. Titolo: «Il prelato della Lobby gay». Svolgimento: storie degli scandali di monsigor Ricca durante la sua carriera diplomatica, per esempio quando era alla nunziatura apostolica in Uruguay. 

 

Il pezzo, pieno di immagini dettagliate, esplose come una bomba. Tanto più che, poco prima, incontrando dei religiosi sudamericani, il neoletto papa aveva ammesso la presenza di una lobby gay all’interno del Sacro Palazzo.

 

Ma fu durante il volo di ritorno dal trionfale viaggio in Brasile di Bergoglio che una giornalista carioca, Ilze Scamparini, ebbe il coraggio di chiedergliene direttamente conto, porgendogli una domanda molto precisa, nome e cognome incluso.

 

«Vorrei chiedere il permesso di fare una domanda un po’ delicata: anche un’altra immagine ha girato un po’ il mondo, che è stata quella di mons. Ricca e delle notizie sulla sua intimità. Vorrei sapere, Santità, cosa intende fare su questa questione? Come affrontare questa questione e come Sua Santità intende affrontare tutta la questione della lobby gay?».

 

Il mondo intero ignora questa domanda, ma conosce perfettamente la risposta: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?».

 

Come noto, questa frase guadagnò a Bergoglio la simpatia universale e il premio di uomo dell’anno da parte della rinomata rivista gay The Advocate.

 

La verità è che l’inchiesta di Magister era partita dalla fresca nomina di Ricca, da parte di Bergoglio, alla carica di «prelato» dello IOR.

 

«Con questa nomina, resa pubblica il 15 giugno – scrive Magister – Francesco intendeva collocare all’interno dello IOR una persona di sua fiducia in un ruolo chiave. Col potere di accedere a tutti gli atti e documenti e di assistere a tutte le riunioni sia della commissione cardinalizia di vigilanza, sia del consiglio di sovrintendenza, cioè del board della disastrata “banca” vaticana. Insomma, col compito di farvi pulizia».

 

Magister quindi riteneva che «l’hanno tenuto all’oscuro delle rilevanti informazioni che, se da lui conosciute per tempo, l’avrebbero trattenuto dal nominare monsignor Battista Ricca “prelato” dell’Istituto per le Opere di Religione».

 

Vista la risposta data in aereo alla Scamparini, forse non era esattamente così.

 

Manca poi un altro elemento per bene inquadrare la bizzarra faccenda: Ricca era il direttore della Casa Santa Marta, l’edificio alberghiero dove il nuovo pontefice aveva scelto di vivere, preferendolo agli appartamenti papali.

 

Ad ogni modo, noi volevamo solo ricordare che nel frattempo, riguardo alle finanze vaticane, è successo di tutto.

 

Investimenti da palazzinari a LondraSoldi al film biografico su Elton John. Soldi a Lapo Elkann.

 

E poi la controversia del cardinale Becciu, di cui qualcuno assicurava l’imminente sberrettamento, ma che invece è ancora lì, anzi è proprio tornato, tanto che quattro giorni fa era in prima fila al Concistoro su invito di Bergoglio: «accolto con gioia».

 

Poi, uscendo dai confini continentali, ci si addentra nella fantascienza pura: il Prefetto della Segreteria per l’economia, Cardinale George Pell, viene messo in galera in Australia nel corso di un incredibile processo per pedofilia. La Corte Suprema australiana lo libera.

 

In tutto questo intrigo, spuntano fuori, anche qui, dei danari: dalla Città del Vaticano all’Australia vengono bonificati 2,3 miliardi di dollari australiani (oltre 1,4 miliardi di euro), attraverso più di 400 mila transazioni. La polizia australiana, dopo un’indagine, chiude il caso. «I trasferimenti finanziari avevano generato il sospetto di un tentativo di pilotare il processo per pedofilia a carico del cardinale George Pell. Ma la polizia di Canberra non ha rivelato nessuna condotta criminale» riassume Repubblica. Niente da vedere, circolare.

 

Ancora oggi non è chiaro dove sia finito quell’oceano di danaro.

 

Insomma, ne abbiamo viste davvero di ogni.

 

In tutto questo, Ricca è rimasto allo IOR, tranquillo tranquillo. Non ci sembra che, dopo lo scoop di Magister, qualcuno lo abbia più disturbato.

 

E niente, volevamo solo sapere se era ancora lì. Dal sito dello IOR pare proprio di sì, messo nella pagina della governance tra cardinali sorridenti, che, abbiamo imparato, vanno e vengono in continuazione, mentre le cose fondamentali invece restano fisse.

 

Pare che nemmeno in occasione di questa nuova manovra, che accresce enormemente il potere dello IOR, nessuno abbia voluto sentirlo, o anche solo ricordare le vicende emerse in quel lontano 2013.

 

Chi sono io per giudicare Ricca? – aveva detto Bergoglio in mondovisione.

 

Visto che lo ha promosso allo IOR, e lasciato là per una decade, andando pure a vivere nel suo albergo, forse un po’ lo ha giudicato.

 

E lo ha giudicato non male

 

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

Immagine di Heiko Merkelbach via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata

 

 

Catastrofi

Terremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione

Pubblicato

il

Da

Circola ora in rete un filmato in cui è possibile vedere fedeli cattolici che proseguono a pregare mentre un terremoto scuote la chiesa durante una Santa Messa tradizionale nella cappella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Bogotà, in Colombia.

 

Si tratta del sisma che ha colpito il Paese sudamericano questa settimana.

 

Durante una Messa in rito tradizionale del 10 agosto, il devastante terremoto di magnitudo 7.4, il più forte registrato in Colombia nel XXI secolo, ha scosso la cappella proprio nel bel mezzo della consacrazione. Nonostante le circostanze, il celebrante e i fedeli sono rimasti in assoluto silenzio e hanno continuato il rito.

 

Le immagini sono state riportate dall’account X di Infovaticana.

Sostieni Renovatio 21

Il terremoto ha provocato almeno 111 morti e oltre 700 feriti, facendo crollare numerose case, ospedali e altri edifici.

 

LifeSite riporta un altro video di quel giorno mostra una statua della Beata Vergine Maria con in braccio Gesù Bambino, che ha resistito incredibilmente al terremoto.

 

 

Un ulteriore video circolante in rete mostra un’immagine incorniciata della Madonna di Guadalupe che sarebbe stata ritrovata completamente intonsa tra le macerie in seguito al grande terremoto.

 

Aiuta Renovatio 21

Nel corso della storia recente non sono mancati episodi in cui oggetti religiosi cattolici sono stati ritrovati intatti dopo catastrofi devastanti. Dopo il terremoto del 2016 che colpì il Centro Italia, nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquata del Tronto fu recuperato, a mesi di distanza, un tabernacolo sepolto dalle macerie: al suo interno le quaranta ostie consacrate risultarono perfettamente integre, senza tracce di muffa o alterazione, e ancora con il loro profumo originario, fatto che molti interpretarono come segno di speranza. Simili ritrovamenti riguardano statue della Madonna rimaste illese tra le rovine di chiese crollate anche Ecuador.

 

Anche gli incendi hanno offerto testimonianze analoghe: nel 2025 nelle fiamme che distrussero la chiesa di Corpus Christi a Los Angeles, il tabernacolo in ottone e le vetrate delle stazioni della Via Crucis emersero intatti.

 

In Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti.

 

Nel 2023 in Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano, quest’anno,  un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti. Un ciborio con ostie intatte è stato trovato anche dopo l’incendio di una chiesa di Manila nel 2020.

Sostieni Renovatio 21

Possiamo dire di aver veduto con i nostri occhi, e udito con le nostre orecchie, un evento non dissimile quando, durante la cerimonia di consacrazione dei quattro nuovi vescovi della Fraternità San Pio X (FSSPX) a Ecône , in Isvizzera.

 

Riprendiamo l’articolo di Renovatio 21 «Ecône e il vero ordine mondiale»:

 

«Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna».

 

«Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque».

 

«A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile».

 

 

«La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima».

 


Aiuta Renovatio 21

«Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto (…) I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale».

 

«Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».

 

«Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo».

 

Per il fedele rimasto cattolico – il fedele della Santa Messa della Tradizione – il Cielo è qualcosa di concreto. Esso agisce, come la terra, secondo la disposizione di colui «qui foecit coelum et terram», il loro creatore.

 

Ci chiediamo, allora: il fedele rimasto cattolico, dunque, può temere davvero tempeste e terremoti?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: Messa tridentina nella chiesa cattolica di San Giovanni Nepomuceno a Prostějov, Repubblica Ceca, 16 aprile 2023.

Immagine di Novis-M via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata.

 

 

 

 

Continua a leggere

Epidemie

Lettera di mons. Viganò all’avvocato antipandemico in carcere

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha mandato un messaggio di solidarietà all’avvocato tedesco avvocato Reiner Füllmich, arrestato il 13 ottobre 2023 all’aeroporto di Francoforte, al rientro dal Messico (dove si trovava e da cui era stato espulso), con l’accusa di appropriazione indebita di fondi donati.   Il tribunale regionale di Göttingen lo ha condannato il 24 aprile 2025 a 3 anni e 9 mesi di reclusione. Al momento della condanna (24 aprile 2025) l’avvocato noto in Germania per la sua battaglia contro le restrizioni pandemiche aveva già trascorso circa 18 mesi in carcere preventivo.   Il tribunale ha deciso di non conteggiare 5 mesi di quella custodia cautelare sulla pena finale, perché secondo i giudici aveva deliberatamente allungato il processo.

Sostieni Renovatio 21

Füllmich ha sempre negato di aver sottratto i fondi: ha dichiarato di averli spostati per «proteggerli» da un possibile sequestro dello Stato. Il tribunale non ha accettato questa versione.   In un video andato in diretta streaming  venerdì 7 luglio 2026 in collegamento telefonico con l’avvocato Füllmich, dal minuto 1:25:11 al minuto 1:27:37, viene letto il mio messaggio di spirituale vicinanza e di solidarietà mandato a Füllmich da monsignore.   «Caro dottor Reiner Fuellmich, con profondo dolore e indignazione apprendo che Lei continua a languire in carcere, privato della libertà da quasi tre anni per aver osato indagare e denunciare pubblicamente le menzogne e i crimini compiuti durante la cosiddetta “pandemia”» scrive il prelato.   «La Sua detenzione prolungata, al di là di ogni pretesto giuridico, costituisce un atto di persecuzione politica. Chi ha avuto il coraggio di cercare la verità e di dar voce a milioni di persone private dei propri diritti fondamentali viene oggi trattato come un nemico dello Stato, mentre coloro che hanno architettato e imposto una delle più gravi operazioni di controllo sociale e di danno all’umanità restano impuniti e spesso onorati».  

Aiuta Renovatio 21

«La giustizia che confonde la ricerca della verità con un reato costituisce una collaborazione con il tiranno» continua l’arcivescovo.   «Le esprimo la mia piena solidarietà e la mia preghiera. La Sua testimonianza non è vana. La verità, per quanto calpestata, non può essere cancellata. Chiedo a tutti gli uomini di buona volontà di elevare la voce perché sia liberato immediatamente e perché sia resa giustizia a quanti, come Lei, hanno pagato e stanno pagando il prezzo della propria integrità morale e intellettuale» scrive Sua Eccellenza nella lettera.   «Non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in carcere, ma coloro che hanno perpetrato il più grande crimine contro l’umanità dei nostri tempi. Dio La sostenga e La liberi presto».   «Auspico che l’appello lanciato per la liberazione del dott. Füllmich non rimanga inascoltato» ha aggiunto l’arcivescovo su X.   Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò quattro anni fa aveva dato una lunga intervista all’avvocato in cui delineava la questione del colpo di Stato globale rappresentato dalla pandemia COVID e del sovvertimento e della dissoluzione della società cristiana.

Iscriviti al canale Telegram

Monsignore a settembre aveva partecipato all’appello per la liberazione dell’avvocato germanico. «In molti Stati autoproclamatisi “democratici”, le voci che denunciano questo colpo di Stato globale vengono messe a tacere attraverso la censura, l’intimidazione, la psichiatrizzazione e persino l’arresto» aveva scritto su X rilanciando l’appello..   «Tra le vittime del regime totalitario che si sta affermando silenziosamente in Europa, Canada, Australia e altre nazioni vassalle delle Nazioni Unite, della NATO, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Forum Economico Mondiale (tutte entità private finanziate dagli stessi poteri) c’è l’avvocato Reiner Fuellmich, ingiustamente imprigionato e ancora in attesa di un giusto processo. Il suo crimine è aver osato dire la verità in un mondo di menzogne criminali» aveva scritto l’ex nunzio apostolico in USA.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2021Fuellmich aveva intervistato il cardiologo texano Peter McCullough, che aveva accennato a «infertilità e cancro come possibili conseguenze del vaccino». L’avvocato ricevette dal gruppo Doctors for COVID Ethics una lettera di confutazione all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che metteva in guardia rispetto ai vaccini genici sperimentali.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
Continua a leggere

Spirito

Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo

Pubblicato

il

Da

Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha messo in dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno.

 

Monsignor Strickland sottolinea i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Papa San Pio X contro questa «sintesi di tutte le eresie». Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri «incaricati dell’insegnamento della fede cattolica» di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a «rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli».

 

Monsignor Strickland evidenzia che questo giuramento «rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa» e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con «pochissime eccezioni».

 

«Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato partecipando a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigente di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?», si chiede Sua Eccellenza.

Sostieni Renovatio 21

«Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano un’attenta, onesta e ponderata riflessione», aggiunge.

 

«C’è un’enorme differenza tra proclamare il Vangelo al mondo e permettere che il mondo diventi il metro di paragone con cui il Vangelo viene interpretato (…) Credo che questa distinzione sia al centro della crisi a cui stiamo assistendo oggi», continua monsignore.

 

Il prelato si è poi rivolto direttamente al Concilio Vaticano II, che a suo dire merita una riflessione onesta. Ha sottolineato che, a differenza di tutti i precedenti concili ecumenici, il Vaticano II «non ha definito nuovi dogmi né ha emesso nuovi anatemi contro l’eresia». È stato descritto piuttosto come un concilio «pastorale», sia da Papa Giovanni XXIII, che lo aprì, sia da Papa Paolo VI, che lo chiuse. Lo stesso papa Paolo VI, durante un’udienza generale del 12 gennaio 1966, affermò che, proprio per questo carattere pastorale, il Vaticano II aveva evitato definizioni dogmatiche infallibili.

 

Strickland ha osservato che lo scopo dichiarato del Concilio Vaticano II era quello di «presentare le verità perenni della fede cattolica in un modo più accessibile al mondo moderno».

 

«Può la Chiesa dialogare con il mondo moderno senza assorbirne i presupposti? Questa domanda è oggi più urgente che mai», ha affermato il vescovo.

 

Ha poi preso di mira uno dei principali documenti del Concilio, la Gaudium et Spes, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che «ha delineato una visione di impegno tra la Chiesa e la società contemporanea che ha profondamente influenzato la vita cattolica negli ultimi sei decenni».

 

«Molti hanno visto questo come uno sviluppo positivo. Altri hanno sollevato seri dubbi sul fatto che parte del suo linguaggio sia stato interpretato in modi che vanno oltre un autentico coinvolgimento e si avvicinano all’adattamento allo spirito del tempo», osserva il prelato texano.

 

Tali preoccupazioni «meritano un’attenta considerazione», afferma monsignore, «proprio perché San Pio X ci ha avvertito che il modernismo spesso si insinua nella Chiesa gradualmente, rivestito di un linguaggio che appare del tutto ragionevole».

Iscriviti al canale Telegram

Il vescovo statunitense fa notare che il cardinale Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, disse una volta che la Gaudium et Spes funzionava come una sorta di «contro-sillabo» in opposizione al Sillabo degli Errori, pubblicato da papa Pio IX a corredo della sua enciclica Quanta Cura.

 

Secondo monsignor Strickland, Ratzinger considerava la Gaudium et Spes «un tentativo di riconciliazione tra la Chiesa e l’età moderna». Ciò solleva la domanda: «se la Chiesa aveva precedentemente messo in guardia con tanta forza contro i pericoli posti dal liberalismo, dal razionalismo e dallo spirito del tempo, avvertimenti che si ritrovano soprattutto negli insegnamenti dei beati Pio IX e Pio X, cosa si intendeva esattamente riconciliare?».

 

«Le preoccupazioni che avevano suscitato quei solenni avvertimenti non erano più valide? Il pericolo era in qualche modo scomparso? O la Chiesa aveva semplicemente adottato un approccio pastorale diverso, lasciando intatti gli avvertimenti precedenti?»

 

«Queste sono domande che meritano risposte ponderate», ha affermato Strickland.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine screenshot da YouTube

 

 

Continua a leggere

Più popolari