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Che cos’è l’islamo-goscismo?

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

La Francia – in minor misura altri Paesi europei – è attraversata da un dibattito sull’islamo-gauchisme [islamo-sinistrismo, ndt]: esponenti della sinistra che sostengono l’islam politico, nonostante Daesh. Diversamente da quanto si potrebbe credere, non è tattica elettorale estemporanea, bensì risultato d’una strategia della guerra fredda, rafforzata dall’amministrazione Biden.

 

 

 

 

Nel XVI e XVII secolo gli europei distinguevano la sfera pubblica, visibile a tutti, dalla sfera privata, più intima. Tuttavia, nel XVIII secolo la Rivoluzione francese diede a queste locuzioni significati diversi: la «sfera privata» divenne l’ambito del lavoro, della famiglia e della religione; la «sfera pubblica» quello della politica e della nazione. Da allora, appare incongruo che militanti politici, pur traendo da una religione la forza della propria militanza, sostengano una religione particolare.

L’islam politico consiste, di fatto, nel mobilitare le folle in nome della religione mussulmana. I mezzi possono essere diversi e gli obiettivi persino opposti, dipende da come questa religione viene concepita

 

Un’ottica oggi però soppiantata dal sostegno di alcune personalità e gruppi politici a movimenti islamisti. Per islamismo non intendo qualcosa che è in relazione con la religione mussulmana, ma un’ideologia politica che la strumentalizza. Maometto è stato profeta, ma al tempo stesso leader politico e capo militare; il suo insegnamento può essere facilmente fuorviato.

 

 

L’islam politico

L’islam politico consiste, di fatto, nel mobilitare le folle in nome della religione mussulmana. I mezzi possono essere diversi e gli obiettivi persino opposti, dipende da come questa religione viene concepita. Il ricorrere a motivazioni religiose per fare politica consente di ottenere una disponibilità al sacrificio estremo, che presto può volgersi in fanatismo. La lingua araba, che attribuisce più valore alle emozioni che al raziocinio, probabilmente rende gli arabi molto più ricettivi di altri a una militanza di questo genere.

 

Il ricorrere a motivazioni religiose per fare politica consente di ottenere una disponibilità al sacrificio estremo, che presto può volgersi in fanatismo

Nel XX secolo, per contrastare la setta del Mahdi in Sudan, i britannici chiesero al muftì di al-Azhar di redigere un’unica versione del Corano, di cui all’epoca esistevano quaranta versioni. Inoltre, per disporre di un mezzo di pressione sul potere egiziano, chiesero a Hasan al-Banna di fondare una società segreta, sul modello della Grande Loggia Unita d’Inghilterra: la Fratellanza Mussulmana. Durante la guerra fredda, la CIA infiltrò nella società segreta sunnita due agenti, Sayyed Qutb e Saïd Ramadan, per teorizzare la jihad.

 

In epoca contemporanea si sono sviluppate altre scuole di pensiero dell’islam politico, dapprima all’interno del sufismo, in opposizione agli imperi russo e cinese, poi in seno allo sciismo – con Ruhollah Khomeini – contro l’impero britannico.

 

La scuola sufi si è alleata con la Fratellanza Mussulmana, attorno al presidente turco Recep Tayyp Erdoğan, entrambe hanno concluso con la scuola sciita un accordo di non-ingerenza reciproca. Nella guerra di Bosnia-Erzegovina hanno tuttavia combattuto insieme i russi, agli ordini della NATO. All’epoca credevano di condividere la stessa ideologia, oggi invece sono concordi nel ritenere che non era, e ancora non è, così.

Pensatori di sinistra attribuiscono ai mussulmani nel loro insieme la stessa funzione di avanguardia popolare che nel XIX secolo svolse il proletariato. Una stupidaggine

 

I francesi datano il sostegno dei pensatori di sinistra all’islamismo al periodo di esilio dell’ayatollah Khomeini in regione parigina (1978-79). Jean-Paul Sartre e Michel Foucault lo incontrarono e gli manifestarono il proprio appoggio: avevano pienamente compreso il significato della sua lotta all’imperialismo occidentale. Zbigniew Brzeziński (consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Jimmy Carter) lo giudicava invece, ingiustamente, superficiale.

 

Ciò di cui si discute oggi ha però tutt’altra natura: pensatori di sinistra attribuiscono ai mussulmani nel loro insieme la stessa funzione di avanguardia popolare che nel XIX secolo svolse il proletariato. Una stupidaggine:

 

  •  i mussulmani appartengono a tutte le classi sociali;

 

Il sostegno di personalità di sinistra alla Fratellanza Mussulmana e all’Ordine dei Naqshbandi è stato organizzato nel 1983 – nel contesto della guerra fredda – dalla National Endowment for Democracy (NED)

  • l’islam è totalmente compatibile con il più sfrenato capitalismo.

 

L’intellighenzia di sinistra ha in realtà sui mussulmani idee preconcette, a seconda che siano sunniti o sciiti: i primi sono progressisti, i secondi reazionari. In Egitto ha sostenuto il Fratello mussulmano filostatunitense Mohamed Morsi, ma in Iran ha denunciato il nazionalista Mahmoud Ahmadinejad.

 

Il presidente Morsi non ha mai cercato di migliorare le condizioni di vita dei più poveri, il presidente Ahmadinejad l’ha fatto invece con successo, fino al termine dei suoi mandati. Inoltre, Morsi è diventato presidente minacciando di morte i magistrati della commissione elettorale e le loro famiglie (1), Ahmadinejad invece è stato eletto democraticamente.

Aureolati del loro passato comunista, hanno convinto la sinistra europea che si trattava di guerra civile e non di attacco degli jihadisti internazionali. Sono persino riusciti a far credere che il Fronte al-Nusra (branca di Al Qaeda in Siria) è un’organizzazione rivoluzionaria siriana

 

Non si può non prendere atto che gli islamo-gauchisti non decidono la propria posizione in base alla politica interna dei politici che sostengono, bensì per la loro politica estera: approvano l’islam politico filostatunitense e denunciano l’islam politico antimperialista.

 

L’islamo-gauchisme esiste solo nei Paesi occidentali. Fa eccezione la Tunisia, dove l’oppositore in esilio Moncef Marzouki ha offerto sostegno alla Fratellanza Mussulmana ed è diventato il primo presidente della repubblica della Primavera araba. Servirà da paravento ai Fratelli di Ennahdha e verrà allontanato dal potere con le elezioni presidenziali del 2014.

 

 

La strategia del NED: alleanza di alcuni trotskisti con alcuni islamisti

Il sostegno di personalità di sinistra alla Fratellanza Mussulmana e all’Ordine dei Naqshbandi è stato organizzato nel 1983 – nel contesto della guerra fredda – dalla National Endowment for Democracy (NED).

 

Il presidente Ronald Reagan aveva raccolto attorno a sé un gruppo di trotskisti ebrei e newyorkesi per battersi contro l’URSS. In forza del conflitto tra il filo-britannico Trotskij (2) e Stalin, questi adepti si unirono ai servizi segreti dei cosiddetti Cinque Occhi (Australia, Canada, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Regno Unito). Fondarono in particolare il NED: in un contesto di scandali che assediavano la CIA, pensarono di realizzarne parte delle operazioni per via legale. Per portare avanti la loro battaglia reclutarono personalità trotzkiste in tutto il mondo, in particolare nei teatri operativi del momento: Afghanistan e Libano.

Se inizialmente l’islamo-gauchisme è innanzitutto una pratica dei servizi segreti occidentali, nel 1994 è diventato una teoria politica raccolta attorno a Chris Harman, intellettuale trotskista britannico militante del Socialist Workers Party (Partito Socialista dei Lavoratori)

 

Per la guerra contro i sovietici in Afghanistan, la NED reclutò il french doctor (medico francese) Bernard Kouchner, ex membro dell’Unione degli Studenti Comunisti, che lasciò al momento della purga contro i trotzkisti. Il giovane Kouchner curerà in Pakistan gli anticomunisti afgani e i mudjahidin arabi di Osama Bin Laden, all’epoca applauditi in Occidente come «combattenti per la libertà».

 

Nello stesso periodo la NED incontra però difficoltà nel reclutamento per la guerra civile libanese. Alla fine, si rivolge agli scissionisti del partito comunista siriano, Riyad al-Turk, Georges Sabra e Michel Kilo, che firmano un manifesto in cui la Fratellanza Mussulmana è equiparata a un movimento del nuovo proletariato e in cui s’invoca un intervento militare statunitense in Medio Oriente.

 

Per quanto riguarda la Siria, sostengono apertamente il golpe della Fratellanza ad Hama. Il presidente Hafez al-Assad li farà arrestare e li terrà in carcere fino all’abiura del documento.

 

Nel 1994 Harman pubblicò su Socialism International un articolo dal titolo The prophet and the proletariat (Il profeta e il proletariato), in cui tentò di dimostrare che i mussulmani non sono né fascisti né progressisti, bensì il nuovo proletariato

La guerra di Bosnia-Erzegovina è l’occasione per la NED di reclutare il saggista Bernard-Henri Lévy, che diventerà consigliere mediatico del presidente Alija Izetbegović. Quest’ultimo prenderà contestualmente come consigliere politico il neoconservatore Richard Perle e come consigliere militare Osama Bin Laden.

 

Nel contesto della guerra fredda, tutte le personalità che abbiamo citato hanno probabilmente creduto in buona fede di agire per il meglio. Ma dopo il crollo dell’URSS, alcune hanno perseverato in questa ripugnante direzione.

 

Al-Turk, Sabra e Kilo sono così diventati portavoce del Pentagono in Siria. Aureolati del loro passato comunista, hanno convinto la sinistra europea che si trattava di guerra civile e non di attacco degli jihadisti internazionali. Sono persino riusciti a far credere che il Fronte al-Nusra (branca di Al Qaeda in Siria) è un’organizzazione rivoluzionaria siriana.

 

L’islamo-gauchisme non si spiega tanto come rincorsa ai voti dei mussulmani immigrati in Europa, quanto come inversione di valori dal crollo dell’Unione Sovietica

Quanto a Lévy, dopo aver fatto l’apologia di Guantánamo è diventato portavoce degli jihadisti libici. Ha presentato la Jamahiriya Araba Libica – regime che s’ispirava ai socialisti utopisti francesi del XIX secolo – come una dittatura. Ha sostenuto il bombardamento di Tripoli da parte della NATO e la nomina di un capo storico di Al Qaeda, Abdelhakim Belhadj, a governatore militare di Tripoli. Per finire, ha persino contribuito al ricevimento ufficiale di quest’ultimo al ministero degli Esteri francese, a Parigi.

 

 

La teorizzazione dell’islamo-gauchisme

Se inizialmente l’islamo-gauchisme è innanzitutto una pratica dei servizi segreti occidentali, nel 1994 è diventato una teoria politica raccolta attorno a Chris Harman, intellettuale trotskista britannico militante del Socialist Workers Party (Partito Socialista dei Lavoratori). Nel 1994 Harman pubblicò su Socialism International un articolo dal titolo The prophet and the proletariat (Il profeta e il proletariato), in cui tentò di dimostrare che i mussulmani non sono né fascisti né progressisti, bensì il nuovo proletariato.

La sparizione dei partiti comunisti ha lasciato libero campo a una sinistra atlantista, che ha spontaneamente scelto la direzione ideologica dei suoi alleati USA. L’ha abbracciata al punto di partecipare ai suoi atti deviati, in particolare alla strumentalizzazione dell’islam politico sunnita

 

I trotzkisti di Reagan come Chris Harman hanno tutti aderito alla teoria di Yigael Gluckstein (detto Tony Cliff) della «rivoluzione permanente deviata», secondo cui tutti i cosiddetti Stati comunisti (Cina, Corea del Nord, Cuba) sono in realtà stalinisti. Una visione che permette loro sia di militare per la rivoluzione mondiale sia di condannare gli avversari degli Stati Uniti. Sono stati esclusi dalla Quarta Internazionale. Dunque non si tratta di fare di ogni erba un fascio e di associare alla loro deriva l’insieme dei trotzkisti.

 

Alla luce di questi elementi, l’islamo-gauchisme non si spiega tanto come rincorsa ai voti dei mussulmani immigrati in Europa, quanto come inversione di valori dal crollo dell’Unione Sovietica. La sparizione dei partiti comunisti ha lasciato libero campo a una sinistra atlantista, che ha spontaneamente scelto la direzione ideologica dei suoi alleati USA. L’ha abbracciata al punto di partecipare ai suoi atti deviati, in particolare alla strumentalizzazione dell’islam politico sunnita.

 

Adesso la logica dei servizi segreti e la logica delle ideologie sono sovvertite dal risveglio (woke) del puritanesimo statunitense, che riconosce nella Fratellanza Mussulmana lo stesso anelito di Purezza che anima loro stessi.

 

Adesso la logica dei servizi segreti e la logica delle ideologie sono sovvertite dal risveglio (woke) del puritanesimo statunitense, che riconosce nella Fratellanza Mussulmana lo stesso anelito di Purezza che anima loro stessi

Il 13 giugno 2013 diversi membri dell’amministrazione Biden parteciparono alla riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, cui fu invitato un delegato ufficiale della Fratellanza, sceicco Abdallah Bin Bayyah.

 

Esiste perciò un pericolo reale che l’islamo-gauchisme s’inserisca durevolmente nei partiti politici, tanto più che gli Occidentali non hanno ancora afferrato che tutti i capi di Al Qaeda e di Daesh sono o sono stati membri della Fratellanza Mussulmana.

 

 

Thierry Meyssan

 

 

NOTE

1) «La Commissione elettorale presidenziale egiziana cede al ricatto dei Fratelli Mussulmani», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 25 aprile 2016.

2) Non è mai stato dimostrato che Trotskij fosse un agente della Corona inglese, mentre è stato dimostrato che la sua segretaria lo era. Ciononostante Leon Trotskij decapitò la Marina russa, di cui fece assassinare quasi tutti gli ufficiali, per la grande gioia del Regno Unito

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Fonte: «Che cos’è l’islamo-gauchisme?», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 9 marzo 2021.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

 

 

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Geopolitica

Israele colpisce Gaza poche ore dopo l’annuncio da parte di Trump del piano di disarmo di Hamas

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Gli attacchi israeliani sono proseguiti su Gaza ore dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato uno «storico accordo» in base al quale Hamas sarebbe stato disarmato e le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si sarebbero ritirate completamente dall’enclave.

 

Secondo quanto riportato dalla stampa, almeno un palestinese è rimasto ucciso e diversi altri feriti negli attacchi di venerdì.

 

L’accordo è stato raggiunto giovedì sera, a seguito di colloqui mediati da Egitto, Qatar, Turchia e Stati Uniti sotto l’egida del Board of Peace guidato da Washington. Trump lo ha salutato come un «passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature» e una tappa fondamentale del suo piano in 20 punti per l’enclave. Tuttavia, sia Hamas che funzionari israeliani hanno in seguito sollevato dubbi su disposizioni chiave dell’accordo.

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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha definito la bozza di accordo «inaccettabile per Israele». Scrivendo su Telegram, ha affermato che le «uccisioni mirate» di «terroristi di Hamas» a Gaza devono continuare, insieme all’«incoraggiamento» dell’«emigrazione» palestinese dall’enclave.

 

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che le forze israeliane «rimarranno nelle zone di sicurezza finché sarà necessario».

 

Hamas ha ribadito che non ci sarà alcun disarmo finché le forze israeliane rimarranno a Gaza. In una dichiarazione, il gruppo ha affermato che qualsiasi discussione sulla consegna di armi pesanti è subordinata alla cessazione completa delle ostilità, al ritiro totale di Israele, alla ricostruzione, alle garanzie internazionali e ai progressi verso la creazione di uno Stato palestinese.

 

Secondo l’agenzia AFP, fonti di Hamas hanno affermato che il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG), un organismo tecnocratico palestinese istituito dal Consiglio per la pace, sarebbe diventato l’unica autorità responsabile della gestione e dello stoccaggio delle armi di Hamas. Reuters ha riferito separatamente che Hamas ha ribadito che qualsiasi trasferimento rimane subordinato al ritiro israeliano e a un aumento degli aiuti umanitari in arrivo nell’enclave.

 

Secondo la tabella di marcia pubblicata, Israele deve completare «senza indugio» gli impegni rimanenti previsti dall’accordo di cessate il fuoco di ottobre, «in particolare la cessazione delle operazioni militari». Hamas e le altre fazioni palestinesi trasferirebbero le funzioni di governo civile e di sicurezza al NCAG. Le armi pesanti e le infrastrutture militari verrebbero successivamente dismesse sotto l’amministrazione del comitato, mentre le forze israeliane si ritirerebbero gradualmente.

Il Consiglio per la Pace è stato istituito nell’ambito del piano di Trump per Gaza, a seguito del cessate il fuoco dello scorso ottobre, con il compito di sovrintendere alla transizione e alla ricostruzione postbellica dell’enclave. Ha il compito di supervisionare la ricostruzione, supportare il trasferimento del governo civile al NCAG (National Command and Action Group) e coordinare il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione.

Secondo le autorità sanitarie di Gaza, almeno 73.340 palestinesi sono stati uccisi e oltre 174.000 feriti da quando Israele ha lanciato la sua campagna militare in risposta al sanguinoso raid di Hamas dell’ottobre 2023.

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 Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

 

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Geopolitica

Hamas accetterebbe il piano di disarmo di Gaza di Trump

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Secondo un alto funzionario, il gruppo militante palestinese Hamas ha accettato di disarmare completamente la Striscia di Gaza nell’ambito del piano «Board of Peace» del presidente statunitense Donald Trump, sebbene anche Israele debba soddisfare una serie di condizioni previste dall’accordo.   Ghazi Hamad, membro della delegazione negoziale di Hamas, ha confermato venerdì ad Al Jazeera che è stato raggiunto un accordo, aggiungendo che a breve verrà rilasciato un comunicato ufficiale.   «Questi negoziati sono stati difficili e impegnativi, e abbiamo cercato di raggiungere la migliore formula possibile», ha dichiarato Hamad, le cui affermazioni sono state riportate anche da Reuters e dalla BBC. Ha sottolineato, tuttavia, che Israele deve approvare il disarmo graduale, aggiungendo che Hamas non attuerà alcuna parte dell’accordo a meno che le forze israeliane non adempiano ai loro obblighi, in particolare ritirandosi da Gaza e promuovendo la ricostruzione nel territorio palestinese.   «Non intraprenderemo alcuna azione in merito al disarmo prima del ritiro di Israele dalla Striscia», ha dichiarato.

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Hamad ha inoltre dichiarato alla BBC che il gruppo insiste sulla formulazione «inventario e stoccaggio delle armi» sotto la supervisione palestinese, anziché sulla loro consegna a Israele.   La notizia è emersa per la prima volta giovedì, quando Trump ha annunciato su Truth Social che il suo Consiglio per la Pace ha raggiunto uno «storico accordo» sul disarmo completo di Hamas e di ogni altro gruppo armato a Gaza, definendolo un «passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature» e una tappa fondamentale del suo piano in 20 punti per l’enclave.   «L’accordo sarà attuato in fasi attentamente strutturate», ha scritto il presidente degli Stati Uniti. «Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per assumersi la responsabilità di garantire la sicurezza di Gaza per i suoi abitanti e per i paesi limitrofi».   Trump ha affermato che Gaza sarebbe stata infine governata da un «nuovo governo palestinese» che avrebbe lavorato a stretto contatto con il Board of Peace. Ha ringraziato Egitto, Qat   Il direttore generale del Board of Peace e alto rappresentante per Gaza, Nickolay Mladenov, ha confermato la svolta in un post su X.   «Oggi è stato raggiunto un accordo sul disarmo e sulla transizione civile a Gaza. Ci sono voluti mesi di negoziati molto difficili per arrivare a questo punto», ha scritto, aggiungendo che ci sono stati diversi momenti in cui «non credeva che ce l’avremmo fatta» e insistendo sul fatto che il ritiro israeliano «deve procedere di pari passo» con il disarmo di Hamas.   Tuttavia, alcune indiscrezioni pubblicate poco prima dell’annuncio di Trump suggerivano che rimanessero ancora da definire dettagli significativi. Secondo quanto riportato, Hamas vorrebbe conservare le armi leggere «personali», mentre le armi pesanti verrebbero custodite sotto la supervisione di un organismo palestinese anziché essere distrutte. Chiede inoltre l’amnistia per i membri delle formazioni armate sciolte e desidera che il processo sia sincronizzato con il ritiro israeliano, anziché consegnare tutte le armi in cambio della promessa di un successivo ritiro delle truppe israeliane.   In precedenza, fonti anonime avevano riferito all’agenzia Reuters che i colloqui al Cairo tra i mediatori e i leader di Hamas sull’attuazione del piano di pace per Gaza avevano compiuto rari progressi, sebbene un funzionario israeliano avesse affermato che i termini proposti non erano soddisfacenti. Dopo l’annuncio di Trump, il Times of Israel ha riportato, citando una fonte anonima, che l’accordo era stato firmato dai negoziatori di Hamas, dal consiglio e dai paesi mediatori, ma che «l’ufficio israeliano» aveva rilasciato una dichiarazione in cui affermava che la proposta di disarmo non soddisfaceva le richieste di Israele.   L’annuncio è giunto mentre gli attacchi israeliani continuavano in tutta Gaza, nonostante il cessate il fuoco introdotto lo scorso ottobre. Il Ministero della Salute di Gaza ha dichiarato che giovedì gli ospedali hanno ricevuto i corpi di sei persone, insieme a 34 feriti. Tra le vittime, un bambino di otto anni ucciso in un attacco a un campo profughi a Khan Younis e un neonato di 18 mesi ucciso dal bombardamento di un’abitazione nel campo profughi di Bureij. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, almeno 73.341 palestinesi sono stati uccisi e oltre 174.000 feriti da quando Israele ha lanciato la sua campagna militare in rappresaglia per il sanguinoso raid di Hamas dell’ottobre 2023.

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Il Board of Peace di Trump è stato inizialmente presentato come un organismo temporaneo incaricato di sovrintendere alla ricostruzione di Gaza e alla transizione verso un’amministrazione tecnocratica palestinese non eletta. Il suo statuto fondativo, tuttavia, lo autorizza a perseguire iniziative di «costruzione della pace» in altre regioni colpite da conflitti e conferisce a Trump ampi poteri personali.   Trump detiene il potere di veto su tutte le decisioni, può impartire direttive per conto dell’organizzazione e non ha un mandato a tempo determinato. Può essere sostituito solo se si dimette o se viene dichiarato unanimemente incapace dal consiglio esecutivo, e in tal caso è lui stesso a designare il suo successore. I membri invitati hanno normalmente un mandato di tre anni, ma tale limite non si applica a coloro che contribuiscono con più di un miliardo di dollari.   I palestinesi non sono rappresentati negli organi direttivi superiori del consiglio e sono inclusi solo nel comitato tecnico incaricato di gestire i servizi pubblici quotidiani di Gaza sotto la sua supervisione.

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Geopolitica

Trump: gli Stati Uniti possono prendere «tutto ciò che vogliono» dall’Ucraina

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Gli Stati Uniti possono prelevare «praticamente tutto ciò che vogliono» dai giacimenti di terre rare dell’Ucraina in base a un accordo sui minerali firmato lo scorso anno, ha affermato il presidente Donald Trump, aggiungendo che i profitti derivanti dall’accordo potrebbero in definitiva superare il totale degli aiuti americani a Kiev dal 2022.

 

Trump ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista a Real America’s Voice (RAV) andata in onda venerdì, criticando il suo predecessore Joe Biden per aver «regalato» presumibilmente 300 miliardi di dollari in aiuti militari all’Ucraina senza garantirne il rimborso.

 

«Avrebbe potuto far pagare l’Europa. Bastava chiedere», ha detto Trump, aggiungendo che sotto la sua amministrazione le nazioni europee ora coprono una parte maggiore dei costi.

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Trump ha affermato che l’Ucraina ha «un terreno molto ricco e fertile in termini di terre rare». Con l’Ucraina «abbiamo un contratto firmato che riguarda le terre rare. Possiamo entrare quando vogliamo e prendere praticamente tutto ciò che vogliamo. È stato un ottimo affare», ha detto.

 

Il presidente statunitense si riferiva a un accordo sulle terre rare firmato a Washington nell’aprile del 2025, che ha istituito il Fondo di investimento per la ricostruzione USA-Ucraina. L’accordo garantisce a Washington un accesso preferenziale ai nuovi progetti ucraini nel settore minerario, petrolifero e del gas, con particolare attenzione a elementi come litio, titanio, grafite e uranio. L’Ucraina mantiene la proprietà formale delle proprie risorse e riceve il 50% dei profitti derivanti dai nuovi progetti di estrazione.

 

Trump ha descritto l’accordo come un modo per finanziare gli aiuti militari statunitensi a Kiev. Sebbene abbia affermato che ammontassero a oltre 300 miliardi di dollari, la cifra è ampiamente contestata: l’ispettore generale speciale statunitense per l’Operazione Atlantic Resolve stima infatti un totale di stanziamenti pari a 195 miliardi di dollari.

 

Sebbene l’accordo sui minerali sia legalmente attivo e operativo, con oltre una dozzina di progetti attualmente in fase di valutazione, rimane ostacolato dai rischi legati al conflitto, dalla nota corruzione in Ucraina, da dati geologici inadeguati e dal rischio di interruzioni di corrente, oltre che da altre carenze infrastrutturali.

 

L’accordo stesso è stato firmato dopo mesi di negoziati tesi, tra cui uno scontro nello Studio Ovale nel febbraio 2025 tra Trump e Volodymyr Zelens’kyj, durante il quale il presidente degli Stati Uniti ha accusato il leader ucraino di ingratitudine e di «scommettere sulla Terza Guerra Mondiale».

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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato Trump aveva sviluppato una serie di intese commerciali e di investimento incentrate sui minerali di terre rare con i leader degli Stati dell’Asia centrale. Poco prima Trump aveva raggiunto accordi sulle terre rare con l’Australia.

 

Il ministero del Commercio cinese ha annunciato il 9 ottobre che imporrà controlli sulle esportazioni di tecnologie legate alle terre rare per proteggere la sicurezza e gli interessi nazionali.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 i dati mostravano che i profitti sulla vendita delle terre rare cinesi erano calati. È noto che Pechino sostiene l’estrazione anche illegale delle sostanze anche in Birmania. Secondo alcune testate, tre anni fa vi erano sospetti sul fatto che il Partito Comunista Cinese stesse utilizzando attacchi informatici contro società di terre rare per mantenere la sua influenza nel settore.

 

Le terre rare sono considerabili come sempre più necessarie nella corsa all’Intelligenza Artificiale.

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