Bioetica
Biden fa il segno della croce durante una manifestazione a sostegno dell’aborto
Il presidente americano Joe Biden, ad un evento politico in Florida, si è fatto il segno della croce quando la signora con lui sul palco, la presidente del Partito Democratico della Florida, si è espressa a favore dell’aborto. Lo riporta Modernity News.
La vicenda ha generato sconvolto tra la comunità cristiana internazionale.
La candidata governativa fallita Nikki Fried stava sollecitando la rielezione di Biden quando ha fatto commenti su Ron DeSantis e Donald Trump che spingevano per maggiori restrizioni sull’aborto.
La prossima settimana in Florida entrerà in vigore un divieto di aborto di sei settimane, e questo sarebbe uno dei motivi per cui Biden si è fermato nello Stato. La Fried aveva dichiarato la scorsa settimana che Biden sa che deve trascorrere del tempo in Florida per dimostrare quanto le cose siano diventate «estreme» sotto DeSantis. «Capisci che se dobbiamo combattere contro l’estremismo dei repubblicani MAGA, devi venire al ventre della bestia».
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Mentre Biden era al suo fianco, la Fried ha dichiarato che «Ron DeSantis sentiva di dover candidarsi alla presidenza, quindi quindici settimane non erano sufficienti, dovevamo arrivare a sei settimane», sottolineando la sua opposizione alla legge sull’aborto.
È a questo punto che Biden, sulla carta secondo presidente «cattolico» della storia USA (e forse l’unico, che nonostante gli acciacchi, porterà al termine mandato: il primo è stato JFK e sappiamo come è andata a finire) si è fatto il segno della croce.
Joe Biden made the sign of the cross as the chair of the Florida Democratic Party spoke in favour of abortion yesterday. Apparently he was so horrified at the notion of Ron DeSantis limiting abortions to six weeks that he had to bless himself. Report: https://t.co/m4sOjcWTtI pic.twitter.com/HZ8pC81GCx
— m o d e r n i t y (@ModernityNews) April 24, 2024
La reazione della rete è stata immediata, con commenti che davano del «vile» al vegliardo del Delaware. «Biden, l’autodefinito “cattolico devoto”, fa il segno della croce a sostegno del desiderio di questa donna di uccidere i bambini fino ai 3 mesi di gravidanza» scrive Buck Sexton. «Totalmente malvagio e sacrilego» ha twittato LifeNews. «Davvero da vomitare. Disgustoso. Insulto. Blasfemo» hanno scritto ancora su Twitter. Ancora: «Joe Biden si fa il segno della croce mentre promuove l’aborto! Questo è il male!».
Il fatto è avvenuto a pochi giorni dalla sostituzione della Pasqua della Casa Bianca con la giornata mondiale di visibilità trans.
La Fried, già Commissario per l’Agricoltura della Florida, grande sostenitrice dell’aborto, è anche esplicita riguardo alla sua pratica del giudaismo. Mentre era al liceo, partecipava al B’nai B’rith, la famigerata organizzazione ebraica. La donna ha preso anche attivamente in considerazione l’idea di fare aliya – cioè di andare a vivere in Israele –e di unirsi alle forze di difesa israeliane.
Dopo la sua elezione a commissario per l’agricoltura, Fried ha prestato giuramento utilizzando la prima Bibbia ebraica pubblicata negli Stati Uniti.
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Il principe Luigi del Lichtenstein si oppone ancora alla legalizzazione dell’aborto
Un gruppo di associazioni favorevoli alla legalizzazione dell’aborto ha lanciato una nuova iniziativa referendaria in Liechtenstein, il piccolo principato di lingua tedesca incastonato tra Svizzera e Austria. Lo riporta LifeSite.
Il Paese, sesto Stato più piccolo al mondo e tra i più ricchi d’Europa, mantiene una delle legislazioni più restrittive del continente in materia di interruzione di gravidanza. Nel principato l’aborto è vietato nella quasi totalità dei casi, con eccezioni limitate a grave pericolo per la vita della donna o violenza sessuale subita. Anche la diffusione di informazioni sull’aborto è soggetta a restrizioni legali. Secondo i dati citati dagli organizzatori dell’iniziativa, circa 40 donne all’anno si recano in Svizzera o in Austria per sottoporsi all’intervento.
I precedenti tentativi di riforma si sono scontrati con la posizione della famiglia regnante, che governa il paese ininterrottamente dal 1806, anno della dissoluzione del Sacro Romano Impero.
Nel 2011 fu indetto un referendum per legalizzare l’aborto entro la dodicesima settimana di gestazione e in caso di malformazioni fetali. Poco prima del voto, il principe ereditario Luigi — cattolico praticante — annunciò l’intenzione di esercitare il diritto di veto riconosciutogli dalla Costituzione qualora la proposta fosse stata approvata. La consultazione si chiuse con il 51,5% dei voti favorevoli alla legalizzazione contro il 48,5% contrario: un margine che gli attivisti pro-aborto attribuirono proprio all’annuncio del principe.
Nel sistema costituzionale del Liechtenstein, il monarca regnante dispone del potere di veto sulle leggi approvate dal Parlamento, oltre ad altre prerogative come la facoltà di sciogliere o aggiornare l’assemblea legislativa. Un referendum del 2003 aveva già confermato e ampliato questi poteri in seguito a tensioni istituzionali tra la Corona e il Parlamento.
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Nel 2013 i movimenti pro-aborto risposero con un’iniziativa popolare volta a limitare il potere di veto del principe sui referendum futuri. Attraverso la sua portavoce, Alois definì il proprio precedente intervento «un segnale chiaro che l’aborto non rappresenta una soluzione accettabile a una gravidanza indesiderata», aggiungendo che, in caso di approvazione della misura, avrebbe rinunciato alle proprie funzioni istituzionali lasciando il paese. Il referendum si concluse con una netta sconfitta per i promotori: il 76% degli elettori confermò il potere di veto della Corona.
A distanza di oltre dieci anni, un nuovo tentativo è ora in corso. L’iniziativa, denominata «Fristenlösung für Liechtenstein» («Soluzione del limite temporale per il Liechtenstein»), è sostenuta da organizzazioni femministe, con un testo propone la depenalizzazione dell’aborto entro la dodicesima settimana di gravidanza, l’abolizione del divieto di informazione sul tema e l’inclusione dell’interruzione di gravidanza nella copertura assicurativa sanitaria. Il 31 luglio gli organizzatori hanno depositato 4.970 firme, ampiamente superiori alla soglia minima di 1.000 richiesta per l’avvio della procedura referendaria.
Gli organizzatori sostengono di godere del sostegno della maggioranza della popolazione, ma segnalano nell’ostacolo istituzionale rappresentato dal principe ereditario il nodo principale della vicenda. In un articolo pubblicato il 3 agosto sul Guardian, l’attivista Gabriella Alvarez-Hummel ha scritto che Luigi avrebbe già anticipato l’intenzione di porre il veto a qualsiasi modifica legislativa, ancor prima dello svolgimento del voto.
Secondo quanto riportato, il principe avrebbe minacciato di ricorrere al veto reale in due occasioni: nel 2011, in occasione del precedente referendum, e a giugno di quest’anno, in relazione alla nuova iniziativa.
Resta da vedere se il nuovo tentativo referendario riuscirà a superare l’ostacolo istituzionale che ha bloccato i precedenti percorsi di riforma.
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Immagine di IKR/Eddy Risch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International ; immagine tagliata
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