Geopolitica
Attacchi alla flotta del Mar Nero, la Russia sospende la sua partecipazione all’accordo sui cereali
A seguito dei tentativi di attacco via droni alle navi della flotta del Mar Nero, la Russia ha sospeso la sua partecipazione all’iniziativa per il grano del Mar Nero.
«Tenendo conto dell’atto di terrorismo commesso dal regime di Kiev con la partecipazione di specialisti britannici il 29 ottobre di quest’anno contro le navi della flotta del Mar Nero e le navi civili impegnate nella sicurezza del corridoio del grano, la Russia sospende la sua partecipazione al attuazione degli accordi sull’esportazione di prodotti agricoli dall’Ucraina», ha affermato il ministero della Difesa russo in una nota pubblicata sul suo canale Telegram.
«In connessione con le azioni delle forze armate ucraine, guidate da specialisti britannici, dirette, tra l’altro, contro le navi russe che assicurano il funzionamento del corridoio umanitario specificato (che non può essere qualificato se non come un attacco terroristico), il russo side non può garantire la sicurezza delle navi civili da carico secco che partecipano alla “Iniziativa del Mar Nero” e ne sospende l’attuazione da oggi per un periodo indefinito. Le istruzioni corrispondenti sono state date ai rappresentanti russi presso il Centro di coordinamento congiunto di Istanbul, che controlla il trasporto di cibo ucraino», ha affermato il ministero degli Esteri russo in una dichiarazione separata.
Nel frattempo, emergono in rete diversi video dell’attacco di Sebastopoli, alcuni addirittura ripresi dalle telecamere dei droni marini di superficie ucraini.
Imágenes inéditas del ataque de hoy día 29/10 a Sebastopol con drones submarinos ????@TuiteroMartin @YoungDragon69 @AlfonsooHugo @andriy_ht pic.twitter.com/E8fNsdWvIW
— Zapabruto???????????? ⚒️???? (@ZAPABRUTO36) October 29, 2022
Black sea fighting #drones #warzone #BlackSeaFleet #UkraineWar #ukrainecounteroffensive #RussianUkrainianWar #Sebastopol pic.twitter.com/54ShGaWUFQ
— Js Dumont ???????? (@veo_live) October 30, 2022
BIG #BREAKING ‼️
Ukraine's massive attack on Russia.#Ukrainian Drone Attack on Sebastopol Harbour.
4 Ships damaged of #Russian Black Sea fleet.#UkraineRussianWar #UkraineRussiaConflict#Russia #Ukraine #UkrainianArmyHere's Exclusive Video ⬇️ pic.twitter.com/kcqH9UbWDu
— WORLD ANALYSIS (@_WORLD_ANALYSIS) October 29, 2022
???????? FLASH #Crimea ???????? Ce matin, attaque de #Sebastopol par un drone sous-marin kamikaze du régime de #Kyiv fourni par #UK ????????.
Images de la destruction du drone sous-marin ???????????????? par une frappe d'hélicoptère de la flotte russe de la mer Noire.
???? Telegram @romanov_92#Donbass ???????? pic.twitter.com/Fq7IDIF1MG— Militant.André.D (@Circonscripti18) October 29, 2022
Come riportato da Renovatio 21, Mosca sta puntando apertamente il dito contro Londra per gli attacchi subiti, e non solo sul Mar Nero.
La dichiarazione accusa anche che la preparazione per l’attacco e l’addestramento del personale navale ucraino coinvolto «sono stati effettuati sotto la supervisione di specialisti britannici nella città di Ochakov, nella regione di Nikolaev in Ucraina».
La dichiarazione conclude che «secondo le informazioni disponibili, i rappresentanti di questa unità della Marina britannica sono stati coinvolti nella pianificazione, nell’organizzazione e nell’attuazione dell’attacco terroristico nel Mar Baltico il 26 settembre di quest’anno per far saltare in aria i gasdotti Nord Stream 1 e il Nord Stream 2».
Dell’addestramento delle forze ucraine da parte di britannici (e americani) sull’uso di droni sottomarini – ufficialmente per il dragaggio delle mine nel Mar Nero – Renovatio 21 ha parlato ha più riprese, ma non si tratta di un mistero, sul quale vi sono articoli della stampa internazionale e video incontrovertibili.
???? #Crimea ????????Les autorités russes ont déclaré que le Royaume-Uni ???????? était impliqué dans les attaques terroristes avec des drones sous-marins à #Sebastopol en #Crimée ???????? perpétrées par le régime de #Kyiv #OTAN.
Ceci est considéré par #VladimirPutin comme une déclaration de guerre. pic.twitter.com/lFJeRDiTBa— Militant.André.D (@Circonscripti18) October 29, 2022
Immagine screenshot da Twitter
Cina
La Cina sta mediando tra Pakistan e Afghanistan
Pechino sta mediando direttamente un cessate il fuoco tra Pakistan e Afghanistan, Paesi confinanti coinvolti in intensi combattimenti da febbraio, ha dichiarato il Ministero degli Esteri cinese.
Il ministro degli Esteri Wang Yi ha avuto colloqui telefonici con i suoi omologhi afghano e pakistano nel corso dell’ultima settimana, ha affermato lunedì il portavoce del ministero, Lin Jian, in un post su X.
«L’inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri per gli affari afghani ha fatto la spola tra l’Afghanistan e il Pakistan», ha dichiarato Jian, aggiungendo: «Anche le ambasciate cinesi sono state in stretto contatto con entrambe le parti».
Il portavoce ha precisato che la Cina continuerà a facilitare la riconciliazione e a ridurre le tensioni tra i due paesi confinanti, affermando: «La Cina auspica che l’Afghanistan e il Pakistan mantengano la calma e la moderazione, si confrontino faccia a faccia al più presto, raggiungano un cessate il fuoco appena possibile e risolvano le divergenze e le controversie attraverso il dialogo».
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Come riportato da Renovatio 21, Pakistan e Afghanistan si affrontano da settimane dopo che Islamabad ha dichiarato «guerra aperta» a febbraio. Il Pakistan ha condotto attacchi contro installazioni militari e altre infrastrutture in profondità nel territorio del vicino occidentale, inclusa la capitale Kabullo.
La tensione nei rapporti tra i due Paesi vicini, da tempo in crisi, è attribuita anche al crescente coinvolgimento di Kabul con l’India, storica rivale del Pakistan.
All’inizio di questo mese, la Cina ha inviato un inviato speciale in Afghanistan, dopo il fallimento della tregua mediata da Qatar e Turchia lo scorso ottobre.
Il Pakistan accusa Kabul di offrire rifugio ai combattenti del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), accuse che i talebani respingono. Per la Cina, la guerra rappresenta non solo una crisi di sicurezza, ma una sfida diretta alla sua più ampia visione strategica di integrazione regionale.
Islamabad ha affermato che le forze afghane hanno subito quasi 1.000 perdite nell’ultima escalation transfrontaliera.
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Immagine di Anthonymaw via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata
Geopolitica
Oleodotto russo, Zelens’kyj accusa l’UE di «ricatto»
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Geopolitica
Lo «zar» AI di Trump mette in guardia dal rischio nucleare e chiede una via d’uscita
David Sacks, «zar» responsabile per l’Intelligenza Artificiale e le criptovalute del presidente Donald Trump e figura di spicco nella Silicon Valley e nel mondo del Venture Capital, ha usato il suo podcast «All In» per esortare pubblicamente l’amministrazione a cercare un ritiro dalla guerra israelo-americana contro l’Iran. Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
«Questo è il momento giusto per dichiarare vittoria e ritirarsi», ha affermato Sacks, riprendendo le parole usate dallo stesso Presidente nel definire l’operazione una «spedizione» che ha già raggiunto i suoi obiettivi.
Il Sacks si è discostato dalle posizioni dei falchi come il senatore Lindsey Graham, che premono per estendere gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, e ha lanciato un duro avvertimento sulla traiettoria della guerra: «Se questa guerra continua per settimane o mesi, Israele potrebbe essere semplicemente distrutto».
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L’investitore di origini ebraico-sudafricane, già nel team che con Elone Musk e Peter Thiel creò, sviluppò e vendette PayPal, ha anche paventato la possibilità che Israele «intensifichi il conflitto prendendo in considerazione l’uso di un’arma nucleare, il che sarebbe davvero catastrofico».
Sacks sostiene che un cessate il fuoco o una soluzione negoziata con l’Iran sia l’unica alternativa responsabile.
Le autorità israeliane non hanno lasciato intendere che sia in considerazione un dispiegamento di armi nucleari, in linea con la politica di lunga data del Paese di ambiguità strategica.
Sacks ha inoltre delineato le specifiche vulnerabilità che, a suo avviso, alimentano gli scenari peggiori. Attacchi alle infrastrutture di desalinizzazione del Golfo, ha avvertito, potrebbero rivelarsi catastrofici: «Credo che circa 100 milioni di persone nella penisola arabica ricevano l’acqua tramite desalinizzazione. Voglio dire, è praticamente un deserto, no? E questi impianti di desalinizzazione sono obiettivi facili».
È stato altrettanto incisivo riguardo alla fazione neoconservatrice che spinge per l’escalation: «Queste sono persone che non hanno mai voluto ritirarsi dall’Iraq e dall’Afghanistan: saremmo rimasti lì per oltre 20 anni se avessero potuto scegliere… È il momento di ignorare queste voci».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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