Economia
ARAMCO sospende le consegne di GPL dopo l’attacco ad un impianto chiave
Il colosso saudita del petrolio e del gas naturale ARAMCO sospenderà la fornitura di gas di petrolio liquefatto (GPL) fino a maggio a causa di danni al suo principale impianto di esportazione. Lo riporta Bloomberg, che cita fonti a conoscenza dei fatti.
Il principale hub di esportazione di GPL della società, il terminale di Juaymah situato nel Golfo Persico, ha subito danni strutturali a febbraio, poco prima dell’attacco israelo-americano all’Iran. All’epoca, la società dichiarò che una struttura di supporto era crollata, interrompendo l’approvvigionamento di carburante e causando l’interruzione delle spedizioni all’estero. Secondo gli analisti di mercato, l’impianto rappresenta circa il 3,5% delle esportazioni globali totali di GPL via mare.
Il conflitto nella regione ha impedito all’azienda di riparare i danni e l’impianto rimane chiuso. All’inizio di questo mese, il Ministero dell’Energia saudita ha dichiarato che il sito ha subito incendi anche durante gli attacchi di rappresaglia iraniani contro i paesi vicini allineati con gli Stati Uniti. Il ministero non ha reso nota l’entità dei danni causati dagli attacchi.
Martedì, Bloomberg ha riferito che ARAMCO ha comunicato ai propri clienti che le consegne rimarranno sospese fino a maggio.
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Qualora lo Stretto di Ormuzzo dovesse riaprire nelle prossime settimane, le consegne dall’impianto di Juaymah non riprenderanno fino al termine dei lavori di riparazione e l’impianto rimarrà fuori servizio anche il mese prossimo, secondo quanto riferito da alcune fonti. La società si è rifiutata di commentare la notizia, ha osservato la testata finanziaria neoeboracena.
La vitale via navigabile continua a subire interruzioni a causa dello stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, che non sono riusciti a raggiungere un accordo su questioni chiave, tra cui il destino del programma nucleare di Teheran. Secondo alcune fonti, l’amministrazione statunitense starebbe valutando un blocco prolungato dei porti iraniani, considerandolo un’opzione preferibile alle ostilità o alla ritirata, nella speranza di fare pressione su Teheran affinché accetti un accordo di pace più favorevole.
La carenza di GPL, causata dall’interruzione delle attività nello Stretto ormusino e dalla chiusura del terminale di Juaymah, si è fatta sentire soprattutto in Asia. L’India, dove il GPL è ampiamente utilizzato per cucinare, è stata particolarmente colpita dal problema, provocando un aumento del consumo di legna da ardere e ripetuti conflitti tra i cittadini per la scarsità di approvvigionamento.
L’Italia importa quantità molto limitate o nulle di GPL direttamente dall’Arabia Saudita tramite ARAMCO . Secondo i dati ufficiali del database UN Comtrade relativi al 2023, l’Italia non ha registrato importazioni di gas di petrolio liquefatto dall’Arabia Saudita, e anche negli anni precedenti i volumi sono risultati trascurabili o pari a zero.
L’Italia si rifornisce di GPL principalmente da altri Paesi come l’Algeria e da fornitori europei o del Mediterraneo, mentre l’Arabia Saudita, pur essendo uno dei maggiori esportatori mondiali di LPG grazie ad Aramco, dirige solo flussi minimi verso il Bel Paese. Il grosso delle importazioni energetiche italiane dall’Arabia Saudita riguarda invece il greggio e i prodotti petroliferi raffinati, non il GPL.
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La ARAMCO, che nel 2022 aveva segnalato la volontà di andare in borsa per più di 50 miliardi di dollari, produce più di 10 milioni di barili al giorno, divenendo quindi tra le più grandi compagnie petrolifere al mondo nonché il più importante finanziatore del governo saudita, che la possiede quasi al 100%.
La società nasce nel 1933, quando il governo saudita firma un accordo di concessione con la Standard Oil of California (SOCAL) che gli permette di fare delle prospezioni petrolifere in Arabia Saudita. Nel 1944 diviene Arabian American Company, cioè ARAMCO, nome che conserva tutt’ora, così come si conserva il patto di protezione americana della famiglia Saud stipulato in quegli anni dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt e dal re saudita Abdulaziz Ibn Saud – il cosiddetto patto del Grande Lago Amaro, di cui Renovatio 21 vi ricorda spesso, ossia la creazione del petrodollaro, fonte della grande ricchezza e durevole influenza di Washington nel mondo.
Come riportato da Renovatio 21, segnali chiarissimi mandati dai sauditi negli ultimi anni – la vendita di petrolio in yuan cinesi, il desiderio espresso da Ryadh di entrare nei BRICS – mostra che il patto del Grande Lago Amaro è probabilmente entrato in questione.
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Immagine screenshot da YouTube
Economia
Volkswagen richiama 4 milioni di auto per problemi di sicurezza
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Economia
L’UE dinanzi alla peggior crisi energetica della sua storia: parla il capo del fondo sovrano russo
L’Europa si trova ad affrontare «la peggiore crisi energetica della storia», ha avvertito l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, definendo la situazione «autoprodotta». Ha indicato ripetutamente la decisione dell’UE di ridurre le importazioni di energia dalla Russia come fattore decisivo della crisi.
Il Dmitriev ha fatto queste dichiarazioni dopo le segnalazioni di un peggioramento della carenza di carburante in tutta l’UE. I dati governativi di domenica hanno mostrato che il 15% delle stazioni di servizio francesi stava affrontando problemi di approvvigionamento per almeno un tipo di benzina o diesel.
Anche la stampa tedesca ha riferito prezzi record per i carburanti, con la benzina Super E10 intorno a 2,3 euro al litro e il diesel a un prezzo medio record di 2,45 euro. In tutta l’UE i prezzi della benzina sono saliti del 24% rispetto a un anno fa, quelli del diesel del 38% e il carburante per aerei costa più del doppio. I prezzi di riferimento del gas sono aumentati del 150% su base annua, arrivando a 81 euro per megawattora, e gli analisti avvertono che potrebbero toccare i 100 euro.
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«Finalmente l’Europa capisce di trovarsi di fronte alla peggiore crisi energetica della storia», ha scritto Dmitriev in una serie di post su X sabato, definendola «una crisi autoinflitta, senza alcun tentativo di analizzare le cause profonde e correggere la rotta».
Quest’anno il blocco ha dovuto affrontare crescenti pressioni sull’approvvigionamento a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto lo Stretto di Ormuzzo, rotta cruciale per il petrolio e il GNL a livello globale.
Insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso e le infrastrutture energetiche saudite, le interruzioni hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 50%, con quotazioni intorno ai 100 dollari al barile, spingendo al rialzo i costi di carburanti e gas. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato questa settimana che l’UE ha speso oltre 90 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio della guerra.
Tale spesa aggiuntiva è stata scaricata sulle famiglie. Bruxelles ha inoltre riconosciuto in precedenza che i prezzi del gas industriale e dell’elettricità restano da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali.
Il conflitto in Medio Oriente ha però aggravato ulteriormente i mercati energetici, già sotto pressione per il taglio netto delle forniture russe deciso dall’Europa dopo le sanzioni seguite all’escalation in Ucraina nel 2022. Prima di allora la Russia copriva circa il 45% delle importazioni di gas e il 27% del petrolio greggio dell’UE. Entro il 2025 la sua quota era scesa al 12% delle importazioni di gas e a circa il 2% del petrolio greggio.
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Anche i sostenitori delle sanzioni, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno collegato le difficoltà energetiche dell’Europa alla perdita delle forniture russe a basso costo. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito all’inizio di questo mese che l’UE non può restare competitiva finché i costi dell’energia restano proibitivi.
Nel frattempo l’UE si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con i livelli di stoccaggio del gas più bassi degli ultimi 15 anni. Secondo Gas Infrastructure Europe (GIE), sabato le infrastrutture sotterranee erano occupate solo al 69,3%, sotto la media dell’85% registrata in questo periodo dell’anno negli ultimi cinque anni, alimentando il timore di una maggiore volatilità dei prezzi e di bollette più salate quest’inverno.
Nonostante la situazione critica, von der Leyen ha ribadito nel discorso sullo Stato dell’Unione di questa settimana che l’UE proseguirà con il piano REPowerEU per chiudere in modo definitivo la dipendenza energetica dalla Russia, con l’uscita completa del GNL russo dal mercato UE entro la fine del 2026 e del gasdotto entro l’autunno del 2027.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
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