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Cina

Allarme a Taiwan che accusa: attività militare «anomala» di Pechino

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Il ministro della Difesa di Taiwan ha sottolineato un picco nell’attività militare nello spazio aereo e nelle acque intorno all’isola, dopo che funzionari locali hanno segnalato dozzine di voli di aerei da combattimento e bombardieri dell’Esercito Liberazione del Popolo (ELP) nelle ultime settimane.

 

Parlando ai giornalisti per una conferenza stampa giovedì a Taipei, Chiu Kuo-cheng ha affermato che l’ELP si è impegnato in esercitazioni «terrestri, marittime, aeree e anfibie» per tutto settembre. «La recente situazione nemica è piuttosto anormale», ha aggiunto.

 

Meno di 24 ore dopo le osservazioni di Chiu, il Ministero della Difesa taiwanese ha riferito che 10 aerei militari dell’EPL e cinque navi della marina sono stati rilevati «intorno a Taiwan», sostenendo che due degli aerei erano entrati nella zona di identificazione della difesa aerea dell’isola.

 

«Le forze armate taiwanesi hanno monitorato la situazione e hanno incaricato… aerei, navi della marina e sistemi missilistici terrestri di rispondere a queste attività», ha aggiunto il ministero.

 

Chiu ha poi risposto avvertendo che le azioni di Pechino stavano «sfuggendo di mano» e ha affermato che aumentavano le possibilità di uno scontro accidentale.

 

«I rischi delle attività che coinvolgono aerei, navi e armi aumenteranno ed entrambe le parti devono prestare attenzione», ha detto, aggiungendo «questo è qualcosa di cui siamo molto preoccupati».

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Pechino considera Taiwan come parte del suo territorio sovrano, insistendo sul fatto che si riserva il diritto di riunificarsi con la forza qualora dichiarasse ufficialmente l’indipendenza dalla terraferma. Sebbene poche nazioni riconoscano formalmente l’isola come stato sovrano, gli Stati Uniti e diversi alleati mantengono relazioni informali ma strategiche con i funzionari taiwanesi, spesso attirando le ire della Cina.

 

L’ELP ha lanciato molteplici cicli di esercitazioni militari a seguito di incontri ad alto livello tra funzionari statunitensi e taiwanesi nel corso dell’ultimo anno, incluso un massiccio blocco simulato dopo che l’allora presidente della Camera Nancy Pelosi aveva visitato Taipei nel 2022. Una manifestazione simile si è tenuta lo scorso aprile a seguito di un incontro tra il successore di Pelosi, il deputato Kevin McCarthy, e la presidente taiwanese Tsai Ing-wen.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad agosto il Comando del Teatro Orientale dell’ELP ha pubblicato un video provocatorio che mostra le truppe che fanno pratica per  un’invasione costiera di Taiwan.

 

Nelle ultime settimane si sono avute manovre congiunte delle marine russa e cinese nel Mar della Cina orientale, così come, con grande preoccupazione americana, in direzione dell’Alaska. Le esercitazioni americane nei riguardi dell’invasione continuano, così come le simulazioni cinesi, che vanno avanti da anni.

 

L’invasione di Taiwan non è un mistero, avendo Xi parlato della riannessione nella solennità del centenario del Partito Comunista Cinese, indossando, per l’occasione, l’irresistibile giacchetta alla Mao Zedong.

 

Le centinaia di sconfinamenti di caccia cinesi hanno portato il noto analista e giornalista cinese Hu Xijin a scrivere ai taiwanesi «abituatevi»; lo stesso tono goliardico lo aveva l’allora portavoce degli Esteri Zhao Lijian, capo dei cosiddetti wolf warrior (linguacciuti, scontrosi diplomatici cinesi ultranazionalisti) ai tempi del disastroso ritiro degli USA da Kabul: indicando la catastrofe americana in Afghanistan, i cinesi ammonivano che presto sarebbe venuto anche il turno di Taipei.

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Anche le visite di droni di consumo, presi a spari e sassate dai soldati taiwanesi, rientrano nelle schermaglie semiserie tra le due Cine.

 

Più serio, invece, lo strano caso della trasmissione della TV taiwanese che annunciava l’avvenuta invasione. Ad oggi, non si è ancora capito cosa sia successo, un po’ come nel caso dell’SMS che nel 2018 gli hawaiani ricevettero: sono in arrivo missili nordcoreani, trovate un rifugio, non è un’esercitazione.

 

Come riportato da Renovatio 21le tensioni in Ucraina potrebbero compromettere la produzione di chip anche senza attacchi cinesi: la carenza di materiali come neon e palladio, utilizzati dall’industria dei semiconduttori, potrebbe far saltare il banco, togliendo lo scudo di silicone dei taiwanesi. La Russia è tra i principali produttori di questi materiali.

 

Secondo taluni analisti, la Cina potrebbe invadere Taiwan nei prossimi 5 anni. Secondo altri, l’invasione potrebbe avvenire già entro il 2025. Vi sono tuttavia vertici militari USA che sostengono che Pechino non abbia in questo momento le capacità e neppure l’intenzione per invadere l’isola.

 

Come scritto da Renovatio 21Taiwan è sicuramente una faglia dell’imminente Terza Guerra Mondiale, che preghiamo il Cielo di evitarci.

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Immagine di Alert5 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata

 

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Cina

Pechino inaugura nello Xinjiang un mega tunnel stradale per i commerci con l’Asia centrale

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   La Cina ha aperto al traffico il Tianshan Shengli Tunnel, lungo oltre 22 chilometri, completando un’infrastruttura chiave dell’autostrada che collega la città di Urumqi a Yuli. L’opera riduce drasticamente i tempi di percorrenza tra il nord e il sud dello Xinjiang e rafforza i collegamenti verso l’Asia centrale nell’ambito della Belt and Road Initiative. Il progetto si inserisce nella strategia di sviluppo delle regioni di confine, ma attraversa un territorio segnato da forti tensioni politiche per le violazioni dei diritti umani degli uiguri.   La Cina ha aperto al traffico il tunnel autostradale più lungo del mondo nella regione autonoma dello Xinjiang, completando un’infrastruttura strategica destinata a rafforzare i collegamenti interni e verso l’Asia centrale. Il Tianshan Shengli Tunnel, lungo 22,13 chilometri, fa parte del progetto della nuova autostrada Urumqi-Yuli. Consente di attraversare in circa 20 minuti la catena delle «Montagne celesti», che si estendono tra il Xinjiang e il Kirghizistan.   Secondo i media cinesi, il tunnel dimezzerà i tempi di percorrenza tra Urumqi, capoluogo della regione, e la città di Korla, riducendo il viaggio da oltre sette ore a circa tre ore e mezza. Il tunnel è stato ufficialmente inaugurato venerdì, al termine di cinque anni di lavori, iniziati nell’aprile 2020.   Song Hailiang, presidente della China Communications Construction Company (CCCC), ha dichiarato all’emittente statale CCTV che il progetto «ha stabilito due record mondiali». «È il tunnel autostradale più lungo del mondo e presenta il pozzo verticale più profondo mai realizzato per una galleria stradale», ha affermato.   L’infrastruttura attraversa le montagne a quasi 3.000 metri di altitudine, ponendo importanti sfide ingegneristiche . Durante i lavori, le squadre di costruzione hanno operato in condizioni climatiche difficili, con temperature scese fino a meno 42 gradi, hanno sottolineato i media locali. Miao Baodong, ingegnere capo della divisione trasporti dello Xinjiang di CCCC, ha spiegato che con i metodi tradizionali l’opera avrebbe richiesto almeno dieci anni. Per accelerare i tempi, gli ingegneri hanno adottato una strategia definita «tre tunnel più quattro pozzi», utilizzando una fresa meccanica progettata per la perforazione di roccia dura.   Secondo le autorità, il nuovo collegamento faciliterà la circolazione di risorse all’interno della regione autonoma, permettendo un flusso più rapido di energia e prodotti manifatturieri dal nord e di beni agricoli dal sud. L’autostrada è inoltre destinata a rafforzare i collegamenti con l’Asia centrale e meridionale nell’ambito della Belt and Road Initiative, fungendo da «ponte strategico per l’apertura verso l’Ovest», ha sottolineato ancora la CCTV.

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Lo Xinjiang confina con otto Paesi, tra cui Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Pakistan, ed è considerato da Pechino una regione chiave chiave per il commercio. Guo Sheng, vice direttore del dipartimento dei trasporti della regione, ha affermato che la nuova arteria collega diversi corridoi economici, rafforzando il ruolo dello Xinjiang come «snodo strategico» nella politica della «doppia circolazione», che mira a integrare maggiormente il mercato interno con il commercio estero attraverso infrastrutture terrestri.   Lo Xinjiang, però, è anche la regione dove vive la minoranza uigura, che da tempo subisce persecuzioni da parte del regime cinese. Il territorio resta al centro di forti tensioni tra Pechino e i Paesi occidentali. Stati Uniti e Unione Europea hanno imposto sanzioni e restrizioni commerciali in risposta alle accuse di violazioni dei diritti umani nella regione, accuse che il governo cinese ha sempre respinto.   Il tunnel dei Tianshan si inserisce in una più ampia strategia di grandi opere nelle regioni di confine. Pechino sta infatti costruendo anche una linea ferroviaria di 1.980 chilometri tra Hotan, nello Xinjiang meridionale, e Lhasa, nella regione autonoma del Tibet, un progetto definito dalle autorità «opera del secolo», che presenta sfide ingegneristiche simili e che, secondo il governo, dovrebbe favorire l’integrazione regionale, i trasporti e la sicurezza nazionale.   Anche il Tibet è una regione da decenni occupata da Pechino e dove in tempi recenti sono sorte anche diverse dighe idroelettriche per alimentare il fabbisogno energetico della Cina.   Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne. Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Cina

Xi torna a promettere una riunificazione «inarrestabile» con Taiwan

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Il presidente cinese Xi Jinping, che ha più volte definito la riunificazione con Taiwan «inevitabile», ha ribadito tale convinzione nel discorso alla nazione pronunciato alla vigilia di Capodanno, celebrando un indissolubile «legame di sangue e parentela».

 

Taiwan è governata dalle forze nazionaliste cinesi sotto il nome di Repubblica di Cina da quando queste si rifugiarono sull’isola dopo la sconfitta nella guerra civile del 1949. Pechino considera l’isola parte integrante del proprio territorio sovrano, in linea con la politica dell’unica Cina.

 

«Noi cinesi su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan condividiamo un legame di sangue e parentela. La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile!», ha affermato Xi mercoledì, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale cinese Xinhua.

 

 

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Il presidente cinese ha inoltre sottolineato che Pechino «sosterrà Hong Kong e Macao affinché si integrino meglio nello sviluppo complessivo del nostro Paese e mantengano prosperità e stabilità a lungo termine».

 

Pechino ha reiterato in più occasioni la preferenza per una riunificazione pacifica, senza tuttavia escludere il ricorso alla forza nel caso in cui le «forze separatiste» dell’isola perseguissero un’indipendenza formale.

 

In questa settimana l’Esercito di Liberazione del Popolo (ELP) ha svolto due giorni di manovre militari nelle vicinanze di Taiwan, simulando il blocco di porti strategici, attacchi di precisione su bersagli navali e contromisure contro interferenze esterne.

 

Le esercitazioni sono iniziate appena 11 giorni dopo l’annuncio da parte di Washington di un pacchetto di vendita di armi a Taiwan del valore di 11,1 miliardi di dollari, il più ingente mai approvato per l’isola.

 

Sia la Cina continentale che Taiwan aderiscono alla politica di «un’unica Cina» e rivendicano di essere il legittimo governo dell’intera Cina. Tuttavia, solo un ristretto numero di paesi mantiene relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei, mentre la maggior parte riconosce Pechino.

 

Dal ottobre 1971, l’ONU riconosce la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come «unico rappresentante legittimo della Cina presso le Nazioni Unite».

 

Sebbene nel 1979 il governo statunitense abbia dichiarato di «riconoscere il governo della [RPC] come l’unico governo legale della Cina», continua a intrattenere rapporti stretti con Taipei, che comprendono visite di alti legislatori, attirando ripetuti rimproveri da parte di Pechino.

 

Il sostegno russo alla posizione cinese su Taiwan è sancito dal Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole siglato tra Mosca e Pechino nel luglio 2001, ha ricordato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in una recente intervista, evidenziando che uno dei principi cardine è «il sostegno reciproco nella difesa dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale».

 

Lavrov ha affermato che Taiwan viene attualmente impiegata come strumento di «deterrenza militare-strategica» nei confronti di Pechino, con certi paesi occidentali interessati a sfruttare le risorse finanziarie e tecnologiche dell’isola.

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Come riportato da Renovatio 21, la ripetizione delle mire su Formosa è continua e forsennata nei discorsi dello Xi. Nel discorso TV di capodanno 2024 il presidente cinese aveva dichiarato che «i compatrioti su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan sono un’unica famiglia. Nessuno può spezzare i nostri legami familiari e nessuno può fermare la tendenza storica della riunificazione nazionale della madrepatria».

 

Come riportato da Renovatio 21, anche nel discorso di fine anno 2023 lo Xi aveva dichiarato che la riunificazione con Taipei è «inevitabile». Un anno fa, tuttavia, Xi non aveva fatto menzione della forza militare. Il mese prima, il governo cinese aveva epperò chiarito che una dichiarazione di indipendenza da parte di Taipei «significa guerra».

Come riportato da Renovatio 21, durante il suo discorso per la celebrazione del centenario del Partito Comunista Cinese nel 2021 lo Xi, mostrandosi in un’inconfondibile camicia à la Mao, parlò della riunificazione con Taipei come fase di un «rinnovamento nazionale» e della prontezza della Cina a «schiacciare la testa» di chi proverà ad intimidirla.

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Cina

La Cina avvia esercitazioni intorno a Taiwan

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Lunedì la Cina ha dato il via a esercitazioni militari su vasta scala con fuoco vivo nelle vicinanze di Taiwan, schierando navi da guerra, aerei da combattimento e artiglieria in un’operazione della durata di più giorni, a breve distanza dall’approvazione da parte di Washington del suo più ingente pacchetto di vendita di armi all’isola.   Secondo i media e il ministero della Difesa cinese, le manovre denominate «Joint Sword – 2025A», condotte dall’Esercito di Liberazione del Popolo (ELP), simulano il blocco di porti strategici, attacchi di precisione su bersagli marittimi e scenari per contrastare interferenze esterne.   «Le esercitazioni si concentrano su pattugliamenti congiunti di preparazione al combattimento aereo e marittimo, sulla presa congiunta del controllo completo del campo di battaglia e su attacchi di precisione congiunti su obiettivi chiave», ha dichiarato un portavoce militare, definendo le operazioni come «necessarie per difendere la sovranità nazionale».   Taiwan ha segnalato che anche unità della guardia costiera cinese stavano conducendo «ispezioni delle forze dell’ordine» nei pressi delle sue isole periferiche. Taipei ha condannato le manovre e ha diffuso filmati che mettono in evidenza il proprio arsenale, inclusi i sistemi missilistici HIMARS forniti dagli Stati Uniti, capaci di colpire la provincia cinese del Fujian. La guardia costiera taiwanese ha dispiegato navi di maggiore tonnellaggio per monitorare le pattuglie cinesi, coordinandosi con le forze armate per minimizzare le interferenze su navigazione e pesca.

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Le esercitazioni sono iniziate appena 11 giorni dopo l’annuncio di Washington di un pacchetto di vendita di armi a Taiwan da 11,1 miliardi di dollari – il più consistente mai approvato per l’isola – che comprende otto acquisizioni separate, tra cui 82 sistemi missilistici HIMARS e 420 missili ATACMS per un valore superiore ai 4 miliardi di dollari, oltre a missili anticarro, munizioni vaganti, obici, software militare e componenti di ricambio.   Incentivata da Washington, Taiwan ha accelerato negli ultimi anni gli acquisti di armamenti. Sebbene gli Stati Uniti aderiscano formalmente alla politica della «Una sola Cina», continuano a fornire armi a Taiwan e a intrattenere legami militari con il governo di Taipei.   Taiwan è autogovernata dal 1949, quando le forze nazionaliste vi si rifugiarono dopo la sconfitta nella guerra civile cinese. Sebbene un ristretto numero di Paesi mantenga relazioni diplomatiche ufficiali con l’isola autonoma, la maggior parte della comunità internazionale – incluse potenze come la Russia – riconosce la politica della «Una sola Cina» promossa da Pechino, che considera Taiwan una propria provincia. Anche le Nazioni Unite ritengono Taiwan parte del territorio cinese.   La Cina, che vede l’isola autonoma come parte integrante del proprio territorio, ha condannato la vendita di armi statunitense definendola un «atto pericoloso» che viola la sua sovranità. Pechino ha invitato Washington a rispettare il principio della «Una sola Cina» e a «cessare immediatamente di armare Taiwan». Pur affermando di perseguire una «riunificazione pacifica», la Cina ha avvertito che ricorrerà alla forza qualora Taiwan dichiari formalmente l’indipendenza.  

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