Economia
Ministro sionista invita le banche a ignorare le sanzioni dell’UE a Israele
Le banche israeliane dovrebbero fornire servizi ai coloni colpiti dalle sanzioni dell’Unione Europea, nonostante le potenziali ripercussioni, ha insistito il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, leader del Partito Religioso Nazionale – Sionismo Religioso (Miflaga Datit Leumit – HaTzionut HaDatit) che sostiene il governo Netanyahu.
Lo Smotrich ha ulteriormente avvertito che coloro che non ottemperano potrebbero essere costretti a pagare ingenti risarcimenti.
Lo scorso luglio, per la prima volta nella sua storia, l’UE ha imposto misure punitive a cinque coloni israeliani e a tre gruppi per «gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani contro i palestinesi» nella Cisgiordania occupata, considerata parte della Palestina secondo il diritto internazionale. Oltre a un divieto d’ingresso a livello UE e al congelamento dei beni, le sanzioni vietano la «fornitura di fondi o risorse economiche, direttamente o indirettamente» ai cittadini israeliani interessati.
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In un post su X di mercoledì, il funzionario, noto per le sue idee di estrema destra, ha affermato di aver inviato una lettera al supervisore bancario, Dani Khachiashvili, in cui chiedeva la fine della «politica del “rischio zero” da parte delle banche, che porta all’abbandono dei clienti israeliani con il pretesto del rispetto delle sanzioni straniere».
Smotrich ha accusato le istituzioni finanziarie israeliane di «ottusità» e di incondizionata osservanza delle «ingiuste» sanzioni dell’UE, sostenendo che le banche, in effetti, «hanno una notevole capacità di agire contro» le misure punitive di Bruxelles, intraprendendo azioni legali e sfruttando i loro «connessioni economiche globali».
Il funzionario ha minacciato che, se il suo appello non fosse stato ascoltato, avrebbe promosso una legge che avrebbe costretto le istituzioni finanziarie israeliane a pagare ingenti risarcimenti alle persone colpite. Il ministro delle Finanze israeliano ha inoltre scritto che avrebbe potuto anche promuovere una legge che avrebbe imposto alla Banca d’Israele di «aprire e gestire conti bancari per i cittadini a cui sono state imposte sanzioni».
Parlando all’AFP il mese scorso, il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha affermato che Stoccolma avrebbe «fatto pressione affinché l’UE imponesse sanzioni contro singoli ministri israeliani» poiché non si era registrato «un netto miglioramento per i civili a Gaza».
Più o meno nello stesso periodo, la sua collega slovena, Tanja Fajon, ha annunciato che il suo Paese stava «valutando la possibilità di sanzioni contro Israele, insieme a Francia e Irlanda».
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Sempre a maggio, il Regno Unito e il Canada, che non fanno parte dell’Unione Europea, insieme alla Francia, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano la campagna militare israeliana in corso a Gaza. Il documento accusava il governo israeliano di negare «l’assistenza umanitaria essenziale alla popolazione civile» dell’enclave palestinese.
Londra, Ottawa e Parigi hanno minacciato di «intraprendere ulteriori azioni concrete», tra cui «sanzioni mirate», qualora le «azioni atroci» da parte di Israele dovessero continuare.
Nella dichiarazione si chiedeva anche a Israele di sospendere le attività di insediamento nella Cisgiordania occupata.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.
In precedenza, in un documentario prodotto dal canale televisivo franco-tedesco Arte, intitolato Israele: estremisti al potere, lo Smotrich chiede a Israele di espandere i suoi confini fino a Damasco durante un’intervista filmata, dove afferma che Israele dovrebbe «espandersi poco a poco» e, a quanto si dice, dovrebbe incorporare parte o tutta l’attuale Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita. «È scritto che il futuro di Gerusalemme è espandersi fino a Damasco», ha affermato.
In a documentary produced by Arte TV channel, Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich advocates for a Jewish state and says it is written that “the future of Jerusalem is to expand to Damascus”#WARonHUMANITY pic.twitter.com/ADdeyokH8i
— TRT World (@trtworld) October 10, 2024
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Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva già citato il concetto in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».
Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».
Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».
Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.
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Economia
Rapporto dell’AIE: la carenza globale di petrolio è il doppio rispetto alle stime precedenti per il terzo trimestre del 2026
Il 12 agosto l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha rilasciato il suo Rapporto sul Mercato Petrolifero – Agosto 2026, segnalando che il deficit mondiale di petrolio nel terzo trimestre dovrebbe arrivare a 1,8 milioni di barili al giorno, oltre il doppio rispetto al deficit precedentemente stimato di 800.000 barili al giorno.
Il documento prevede inoltre che il consumo globale di petrolio diminuirà di ulteriori 2,8 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre, oltre al calo di 4,9 milioni di barili al giorno già registrato nel secondo trimestre, scrive EIRN.
A luglio il consumo mondiale di petrolio risultava inferiore di circa 6,3 milioni di barili al giorno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel corso di questa crisi numerose nazioni hanno prelevato dalle proprie riserve strategiche di petrolio, che si ritiene siano ora al livello più basso da aprile 2025, pari a 7,9 miliardi di barili.
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Gran parte degli impianti di produzione e raffinazione petrolifera a livello globale opera a pieno regime, motivo per cui il rapporto dell’AIE addebita la carenza mondiale all’estensione della guerra con l’Iran a tutta la regione, alla chiusura dello Stretto di Ormuzzo e alle minacce alla navigazione nel Mar Rosso.
L’Arabia Saudita ha fatto ricorso al Mar Rosso come via di emergenza per aggirare lo stretto ormusino.
L’AIE, istituita nel 1974 dalle nazioni occidentali e dai loro alleati, è nota per divulgare stime e previsioni che rispecchiano le aspettative dei leader occidentali, talvolta in contrasto con le proprie evidenze.
Senza disporre di prove significative a sostegno, l’AIE prevede attualmente che il 2027 registrerà un’accelerazione della crescita economica globale, un incremento dell’offerta di petrolio e una riduzione dei prezzi del greggio.
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