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La Svizzera rifiuta di concedere l’amnistia ai cittadini che combattono in Ucraina

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Il Parlamento svizzero ha ribadito il divieto per i cittadini di prendere parte a conflitti militari all’estero, respingendo una proposta di concedere l’amnistia a coloro che hanno scelto di combattere in Ucraina. Questa decisione segue la conferma da parte della nazione della prima morte di un foreign fighter svizzero nel conflitto in corso.

 

La Commissione Affari Legali del Consiglio Nazionale aveva precedentemente votato contro l’iniziativa presentata dal deputato del Partito Socialista Svizzero Jon Pult. La proposta mirava a esentare i cittadini svizzeri che combattono in Ucraina da procedimenti giudiziari.

 

«Il divieto di partecipare come volontario a combattimenti condotti da forze straniere è un principio fondamentale del diritto svizzero. Concedere amnistie o procedere con riabilitazioni in conflitti in corso costituirebbe un indesiderabile riconoscimento politico del mercenarismo», ha affermato la commissione in un comunicato pubblicato sul sito web del Parlamento elvetico lo scorso venerdì.

 

La commissione ha sottolineato che la legge svizzera proibisce severamente ai cittadini di prestare servizio nelle forze armate straniere, rafforzando la politica di neutralità di lunga data del paese. Di conseguenza, i cittadini svizzeri che partecipano a tali conflitti continueranno ad affrontare conseguenze legali al loro ritorno.

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L’Ucraina ha reclutato attivamente combattenti stranieri sin dall’escalation del conflitto con Mosca nel 2022, mentre il suo esercito lotta contro la diserzione e le perdite sul campo di battaglia. Nonostante sforzi come l’abbassamento dell’età di leva e l’inasprimento delle pene per l’evasione dalla leva, Kiev si trova ad affrontare continue carenze di personale a causa dei continui progressi russi.

 

All’inizio di questa settimana, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato la morte di un cittadino della nazione che si era arruolato nelle Forze armate dell’Ucraina (AFU), il primo caso ufficialmente riconosciuto da quando il conflitto si è intensificato. L’AFU aveva precedentemente informato l’ambasciata svizzera a Kiev della probabile morte dell’individuo in combattimento. I dettagli riguardanti l’unità o la distribuzione della persona rimangono non divulgati.

 

Il numero totale di cittadini svizzeri che combattono in Ucraina rimane incerto. Secondo le autorità di giustizia militare del paese, l’anno scorso erano in corso 13 indagini contro cittadini sospettati di attività mercenarie nel paese.

 

Il ministero della Difesa russo ha riferito a marzo che 57 cittadini svizzeri avevano combattuto in Ucraina, con 30 presumibilmente uccisi. Mosca sostiene che 13.387 foreign fighter si sono uniti alle forze ucraine, con quasi 6.000 uccisi, principalmente da Polonia, Georgia, Stati Uniti, Canada e Regno Unito. A gennaio il Comitato investigativo russo ha dichiarato che più di 580 combattenti stranieri sono stati inseriti nella lista dei ricercati internazionali per il loro coinvolgimento in Ucraina.

 

A dispetto di come i media hanno dipinti i foreign fighter che combattono a fianco di Kiev, Mosca, tuttavia, considera i cittadini stranieri che combattono per l’Ucraina mercenari, etichettandoli come legittimi obiettivi militari e soggetti ad azioni giudiziarie.

 

Mosca ha stimato in passato che dall’inizio delle ostilità fossero arrivati ​​in Ucraina più di 11.000 combattenti stranieri e che quasi 5.000 di loro fossero fuggiti dal Paese dopo aver visto come venivano trattati dalle autorità militari e locali. Secondo il ministero della Difesa russo, a luglio il numero dei combattenti stranieri nell’esercito ucraino era stimato a poco più di 2.000.

 

Non sono mancati i casi di foreign fighter italiani: Giulia Schiff, pilota nota per le sue denunce di nonnismo, arruolata «come volontaria alla Legione Internazionale dell’intelligence ucraina, poi nel team Masada con l’esercito di Kiev e successivamente nelle Forze Speciali della Legione Internazionale», riporta Il Resto del Carlino, ha ricevuto articoli commossi dalla stampa italiana. «La foreign fighter italiana si è sposata con Victor, un 29enne israelo-ucraino conosciuto lo scorso maggio al fronte» scrive la Gazzetta dello Sport. «Sarebbe stato proprio l’amore a spingere la 24enne a smettere di combattere e fondare, insieme al marito, un’associazione umanitaria che opera la fronte in supporto delle milizie ucraine».

 

A marzo la foreign fighter pro-Kiev «è rientrata in Italia in questi giorni proprio per un’udienza del processo che si celebra a Latina», scrive il Carlino.

 

Diverso il destino dei foreign fighter pro-Mosca come Alessandro Bertolini, 29enne di Rovereto che ha combattuto in Donbass, arrestato a Malpensa appena atterrato il suo aereo.

 

Lo stato Francese, e quello americano, hanno iniziato a discutere del pericolo che possono portare in patria alcuni combattenti di ritorno dal fronte del conflitto russo-ucraino dove possono essere stati radicalizzati con ideologie estremiste.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso aprile i servizi interni francesi del DGSI hanno arrestato militanti di estrema destra di ritorno dal fronte ucraino che, secondo l’accusa, stavano tentando di portare in Francia armi e munizioni.

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Come riportato da Renovatio 21, novembre 2022 la Confederazione Elvetica aveva ripetuto che non intendeva fornire armi a Kiev per il conflitto con la Federazione Russa. Berna era intervenuta già nel maggio precedente per fermare la riesportazione in Ucraina di munizioni prodotte nella Confederazione.

 

Ad aprile 2023 il presidente svizzero Alain Berset in un incontro a Berlino ha rifiutato di cedere alla richiesta del cancelliere Scholz di riesportazione di armi svizzere in Ucraina.

 

A inizio conflitto gli affari tra Berna e Mosca sembrano tuttavia aumentati. Tuttavia, visto l’allineamento di Berna con l’Occidente, fa il ministero degli Esteri russo aveva fatto sapere di non considerare più la Svizzera come neutrale.

 

La Svizzera aveva inoltre rifiutato la rivendicazione di Zelens’kyj sui beni russi confiscati. Nel dicembre 2022 tuttavia, il ministero dell’Economia svizzero ha annunciato di aver congelato beni russi per un valore di 7,5 miliardi di franchi svizzeri (circa 7,5 miliardi di euro).

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Militare USA muore cadendo da grande altezza in una dimostrazione durante una partita di football

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L’Aeronautica Militare ha reso noto il nome del militare morto durante un’esibizione con corda andata male in occasione di una partita di football americano.   Un operatore delle forze speciali dell’Aeronautica ha perso la vita precipitando da circa 52 metri sabato scorso, durante una dimostrazione di discesa con corda in una partita di football universitario: dopo aver perso il controllo è caduto in caduta libera dalle travi dello stadio e si è schiantato sul terreno di gioco.   Il video del tragico incidente sta circolando in rete.  

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L’Aeronautica ha identificato la vittima nel sergente tecnico Ian Patterson. Veterano con quindici anni di servizio, Patterson aveva ricevuto la Air and Space Commendation Medal con tre foglie di quercia, oltre alla Army Commendation Medal, alla Air and Space Achievement Medal e alla Army Achievement Medal. Nel 2022 era stato inoltre designato Istruttore dell’anno delle Forze Speciali dell’Aeronautica.   «Gli americani, giustamente sconvolti da questa notizia, farebbero bene a ricordare che le guerre globaliste in Medio Oriente hanno provocato la morte di migliaia di altri uomini valorosi come Patterson» ha commentato l’editorialista Tucker Carlson, in polemica totale con l’amministrazione Trump e la guerra iraniana. «Quelle perdite raramente diventano fenomeni virali sui social, ma restano altrettanto concrete. E senza alcuna ragione che vada a vantaggio del nostro Paese».  

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Cina

I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore

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La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.

 

Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.

 

Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.

 

Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.

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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.

 

I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.

 

Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.

 

Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.

 

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Immagine generata artificialmente

 

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Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.   Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.   Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».   Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.   «No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.

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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».   «Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.   L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.   Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.   Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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