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Immigrazione

Sospesi i fondi USA per i gesuiti immigrazionisti: un messaggio di Trump a Bergoglio e alla Deep Church?

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La blitzkrieg di Trump e Musk contro il borsone internazionale del Deep State americano – l’agenzia USAID, budget 50 miliardi annui, da molti ritenuta un front di fatto della CIA – avrebbe mietuto una vittima che potrebbe avere un significato specifico: il Jesuit Refugee Service (JRS), gruppo religioso che si occupa di immigrazione.

 

Il 6 febbraio il sito JRS ha pubblicato una nota in cui scrive che l’organizzazione «esprime la sua preoccupazione per l’ordine di sospensione dei lavori degli Stati Uniti».

 

«Venerdì 24 gennaio, l’amministrazione Trump ha ordinato il congelamento di tutti gli aiuti esteri. Questo congelamento ha comportato anche un blocco totale del lavoro, in cui i finanziamenti per garantire anche le spese operative di base, le spese generali e il personale non potevano essere pagati» scrive il JRS. Le uniche esenzioni iniziali riguarderebbero programmi alimentari di emergenza e aiuti militari a Israele ed Egitto»

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«Attualmente, il JRS supporta il lavoro salvavita tra le popolazioni di rifugiati e sfollati in nove paesi in tutto il mondo con finanziamenti del Bureau for Population, Refugees, and Migration (DOS-PRM) del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti» spiegano i gesuiti. «Sono alcune delle persone più vulnerabili ed emarginate al mondo. I progetti globali finanziati dal PRM del JRS per l’anno fiscale 2025 ammontano a oltre 18 milioni di dollari in assistenza per servizi essenziali e vitali in Ciad, Colombia, Etiopia, India, Iraq, Sudafrica, Sudan del Sud, Thailandia e Uganda».

 

«Sebbene la notizia che il Segretario Rubio ha ampliato le esenzioni per l’assistenza umanitaria sia benvenuta, i programmi del JRS rimangono in una situazione precaria mentre attendiamo notizie dal DOS-PRM su quali dei nostri programmi e attività saranno esentati durante la revisione e quali continueranno dopo la conclusione del periodo di revisione» scrive il sito.

 

Nessuna cifra viene fornita: non è dato sapere quanto del budget dell’ente immigrazionista gesuita provenisse dalle tasche dell’USAID.

 

Tuttavia, in rete alcuni sottolineano come l’evento sia di portata notevole.

 

Il JRS, scrive il giornalista investigativo Michael O’Keefe, fosse «uno dei più grandi attori dell’immigrazione di massa in Irlanda/UE».

 

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«Ieri hanno annunciato che tutto il loro lavoro in tutto il mondo è stato interrotto! JRS Ireland è il gruppo che forniva le tende per la tendopoli dei migranti a Dublino. Assistono i migranti che entrano in Irlanda e lavorano per loro quando arrivano qui. Si tratta di uno sviluppo di enorme portata».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Irlanda è un Paese che sta avendo i suoi grossi problemi con l’ondata migratoria, con tanto di rivolte di popolo a seguito dell’accoltellamento di una donna e alcuni bambini da parte di un immigrato.

 

Il Jesuit Refugee Service (JRS) è un’organizzazione cattolica internazionale con la missione di accompagnare, servire e sostenere i rifugiati e altre persone costrette a spostarsi, affinché possano guarire, imparare e determinare il proprio futuro. Fondato nel novembre 1980 come opera della Compagnia di Gesù, il JRS è stato ufficialmente registrato il 19 marzo 2000 nella Città del Vaticano come fondazione. L’impulso a fondare il JRS venne dall’allora superiore generale dei gesuiti, lo scomparso Pedro Arrupe (missionario che visse tra le rovine atomiche di Hiroshima, in fase di beatificazione), che fu ispirato ad agire dalla difficile situazione dei boat people vietnamiti

 

Non è difficile tuttavia vedere che potrebbe arrivare dall’operazione un messaggio preciso. Perché, se facciamo un piccolo giuoco semantico, chi altri può venire in mente se applichiamo il tag «gesuita» più «filo-immigrazione»? Il lettore ha indovinato: Jorge Mario Bergoglio.

 

Si tratta quindi di un possibile inizio di un redde rationem con il Vaticano bergogliano, giammai amico di Trump e votato integralmente all’immigrazione selvaggia in Occidente – cioè alla sostituzione etnica e religiosa?

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In molti se lo chiedono: l’inizio di un’operazione di pulizia anche sul fronte cattolico, dove l’attacco al Deep State sfocia giocoforza in un’operazione contro quella che monsignor Carlo Maria Viganò chiama «Deep Church», la «chiesa profonda», l’apparato occulto che manda avanti la macchina vaticana in accordo con i potentati mondialisti, a discapito della chiesa cattolica e dell’umanità tutta.

 

Segni di potenziali crolli dentro il potere segreto che tiene in pugno il cattolicesimo postconciliare si erano cominciati a registrare ancora giorni fa. America magazine, la rivista dei gesuiti americani – quelli come padre Martin, votati alla causa omotransessualista – avevano pubblicato lo scorso 31 gennaio un articolo intitolato «Il congelamento degli aiuti esteri di Trump è una “condanna a morte” per molti gruppi umanitari».

 

Il pezzo confermava che «i programmi dei gesuiti in tutto il mondo, in Africa, Asia e America Latina, sono stati sospesi in risposta al blocco dei finanziamenti».

 

«La sospensione dei finanziamenti per tre mesi proposta dall’amministrazione Trump sarà una condanna a morte per molti di loro» continua la rivista dei gesuiti statunitensi. «AJI [American Jesuits International, un’altra organizzazione umanitaria gesuita, ndr] sostiene iniziative di istruzione e sviluppo dei gesuiti in 35 paesi in tutto il mondo, tra cui la rete educativa dei gesuiti Fe y Alegría, attiva in 22 paesi in America Latina, Africa ed Europa. Preoccupata per la sopravvivenza di molti sforzi dei gesuiti che si basano sui finanziamenti degli Stati Uniti, AJI sollecita che tutti i finanziamenti internazionali vengano ripristinati il ​​più rapidamente possibile».

 

In pratica, l’impatto sulle operazioni gesuite, in particolare in quelle terzomondiste, cioè, oggi, immigrazioniste, pare certo.

 

Come può reagire il papato che ha fatto dell’immigrazione massiva il suo unico dogma e – abbiamo appreso – una fonte di guadagno?

 

Abbiamo visto negli ultimi giorni che la Conferenza Episcopale americana si trova dinanzi alla possibilità di scandali, con osservatori che hanno calcolato la quantità di miliardi di dollari ricevuti dai vescovi per «assistere» (cioè, far arrivare in massa) gli immigrati. In passato il lettore di Renovatio 21 può ricordare anche micro-scandali riguardo ONG che fornivano ai clandestini manuali e mappe per entrare in USA.

 

In Italia qualcosa di simile si è avuto quando inchieste giudiziarie e giornalistiche hanno toccato ONG di «assistenza marittima» degli immigrati «benedette» apertamente dal papa e che sarebbero state finanziate, secondo quanto riportato, con i danari della CEI (cioè, con l’8 per mille).

 

Davanti alle polemiche montanti su Luca Casarini, attivista immigrazionista già leader delle proteste di estrema sinistra dei decenni scorsi, il papà tenne la barra drittissima e difesa l’immigrazione selvaggia e le sue operazioni: il pontefice arrivò a coniare un «un peccato grave» di opposizione all’immigrazione. Come abbiamo scritto su Renovatio 21, si trattò di un caso di Roma locuta, causa finita – con tanto di Casarini invitato al Sinodo al pari di un monsignore.

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Quindi, è troppo tardi: la direzione del papato è presa, e, anche volendo, una virata del barcone non è più possibile. Cambiare colore ora non è possibile, nemmeno per un gesuita.

 

Il vento, tuttavia, ora spira in direzione totalmente contraria. Anzi, non è nemmeno un vento, è una tempesta, proprio come dicevano anni fa i fautori del culto messianista trumpiano QAnon.

 

Qualcuno, nel giro di chi osserva le cose da vicino, ora mormora: salteranno fuori documenti anche sul fatale 2013, quando Ratzinger abdicò per intronare sul Soglio il papa che odia i cattolici tradizionali e ama i transessuali, il papa degli immigrati, le cui azioni, sin dalle prime settimane, furono un grande spot per richiamare più immigrati possibili nel vecchio continente – a spese del contribuente italiano ed europeo, che in cambio si è trovato le sue città degradate e rese invivibili.

 

Non sappiamo se ciò si realizzerà, tuttavia è vero: tra Stato profondo e chiesa profonda, i punti di contatto ci sono, e qui li abbiamo discussi ad abundantiam.

 

Nell’incredibile momento che stiamo vivendo, potremmo riuscire a vedere anche questa: rivelazioni allucinanti, prove schiaccianti sulla nequizia del Sacro Palazzo occupato. La volontà, a Trump e soci, sembra non mancare: rammentate per un secondo che in questo momento gli USA sono usciti dall’OMS e dall’Accordo climatico di Parigi, dichiarato l’interesse per annettere varie regioni del loro emisfero, e con un colpo di penna Trump ha cancellato i transessuali da esercito e sport femminili, e perfino iniziato l’abolizione delle cannucce di carta – un trionfo per l’esistenza quotidiana di tutti.

 

Stiamo a vedere: di certo, come da grande tradizione americana, anche questa guerra, se vi sarà, sarà un grande spettacolo.

 

Siam qui con i popcorni alla mano.

 

Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

Uomo accoltellato in pieno giorno a Dublino: è stato un immigrato?

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In Irlanda la polizia ha arrestato un uomo dopo che questi aveva accoltellato un quarantenne nel centro di Dublino. Mentre internet specula sul fatto che l’attacco sia stato portato da un immigrato, le fonti ufficiali non dicono nulla.   L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio in O’Connell Street. Le immagini mostrano i soccorritori che assistono l’uomo ferito, il quale perde molto sangue, mentre la polizia ferma l’aggressore.   Nelle stesse riprese si vedono anche agenti che allontanano a calci una lama rimasta a terra, ritenuta presumibilmente l’arma impiegata nell’attacco.   Secondo quanto riportato, le ferite dell’uomo non sarebbero pericolose per la vita. Non è ancora chiaro che cosa abbia scatenato l’incidente e un’indagine è in corso.  

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La mancata identificazione dell’aggressore pone vari problemi: da una parte la stampa è complice, se non imbavagliata da statuti stile Carta di Roma (il documento deontologico giornalistico che in Italia scoraggia l’informazione riguardo alla provenienza etnica dei convolti in fatti di cronaca), dall’altra parte, le autorità non vogliono dare fuoco alla polveriera di conflitto sociale creata con l’immigrazione massiva, che pare aver investito l’Irlanda con una foga forsennata, al punto che interi villaggi di campagna ora sono abitati con una maggioranza schiacciante da «richiedenti asilo», che, lì trasferiti dalle autorità politiche e pagati dal contribuente per far nulla, vi sollazzano in numero multiplo rispetto a quello degli abitanti irlandesi.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il Paese fu teatro di un caso di incendi incrociati: prima andò a fuoco l’antico convento di San Patrizio, poi a Dublino andò in fiamme un centro islamico. Subbugli erano scoppiati ancora l’anno scorso quando un immigrato fu accusato di aver violentato una bambina di dieci anni.   Per Dublino si tratta di un déjà vu: tutti ricordano l‘accoltellamento di tre bambini e di una custode vicino a una scuola provocò violente rivolte urbane a sfondo anti-immigrazione. In quel caso, l’attentatore era un cittadino irlandese naturalizzato di origine algerina, e le conseguenze furono rivolte violente da parte della popolazione autoctona.   Un altro attacco con coltello a Dublino si ebbe l’anno scorso, con tanto dell’inevitabile grido «Allahu Akbar».   Come sa il lettore di Renovatio 21, l’uso dei coltelli da parte degli immigrati pare essere un pattern oramai consolidato: gli attacchi con coltello sono divenuti la norma nell’Europa dell’immigrazione di massa.   Si ricorda, tra i tantissimi casi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.   Come scritto da Renovatio 21attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

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L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso. Tre settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.   L’incidente più eclatante è stato l’accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».   Sanguinari attacchi di immigrati con coltello si sono registrati anche in OlandaBelgioAustria. Anche in Italia non si contano oramai gli episodi di «maranza» armati di coltello, che riempiono le cronache oramai tutte le settimane.   La violenza da lama è un problema da decenni per la gioventù britannica, al punto che lo scorso anno il premier Keir Starmer ha vietato definitivamente la vendita di katane.  

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Immigrazione

Trump: la migrazione di massa porterà la Spagna alla rovina

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La Spagna finirà per diventare un «Paese in rovina» se non riuscirà a tenere sotto controllo l’immigrazione: lo ha dichiarato questa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista all’emittente britannica GB News.

 

A fine luglio il mondo ha guardato con orrore video che mostravano migranti provenienti dal Marocco che si riversavano sulle spiagge del piccolo territorio spagnolo di Ceuta. Il presidente del governo regionale, Juan Jesus Vivas, ha detto che i centri di accoglienza locali erano al collasso, con «centinaia» di persone che dormivano per strada, e ha chiesto al governo spagnolo di proclamare lo stato di emergenza nazionale e di inviare forze per «garantire l’inviolabilità della frontiera e la sicurezza dei cittadini».

 

Il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha affermato di star «mobilitando tutte le risorse necessarie», ma il ministero dell’Interno ha spiegato di non poter dichiarare lo stato di emergenza perché i flussi migratori non sono considerati, per legge, un rischio per la sicurezza nazionale. Decine di migliaia di persone sono entrate in città e gli abitanti, esasperati, sono scesi in piazza. Il governo Sanchezzo pochi mesi prima aveva effettuato un grande procedimento di amnistia nei confronti degli immigrati, come almeno un milione di migranti irregolari che ha presentato domanda. L’amnistia è stata fortemente contestata, in seguito, anche da altri Paesi UE, come la Svezia.

 

«La Spagna sarà un paese in rovina, e io stesso ho avuto problemi con la Spagna perché non si comporta molto bene nei confronti della NATO. Non pagano quanto dovrebbero. È molto triste», ha detto Trump a GB News.

 

«Spero che altri Paesi come il Regno Unito, dove avete i vostri problemi, ma non sono così evidenti…», ha proseguito. «Sapete, non ci sono migliaia di persone che prendono d’assalto il vostro Paese. Non ho mai visto niente del genere».


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All’inizio di questa settimana Euronews ha scritto che «circa 5.000 delle circa 72.000 persone entrate illegalmente rimangono a Ceuta, mentre proseguono gli sforzi per aprire nuove strutture di accoglienza e accelerare le procedure di rimpatrio», e che il governo intende destinare 165 milioni di euro a spese di emergenza per la ripresa. GB News ha inoltre riferito che le presenze restano tali da aver «registrato 23 aggressioni sessuali nell’enclave dalla fine di luglio, di cui nove ai danni di minori», ovvero circa un caso al giorno.

 

Oltre alla situazione spagnola, all’inizio dell’estate sono scoppiate proteste violente a Belfast, Glasgow, Edimburgo e Ayr dopo la tentata decapitazione di un cittadino britannico da parte di un sudanese.

 

Trump, che ha fatto del controllo dell’immigrazione il perno del proprio messaggio politico, «ha a lungo avvertito l’Europa di cosa sarebbe successo se avesse continuato ad attuare politiche di estrema sinistra e globaliste, tra cui la promozione della migrazione di massa», ha dichiarato a luglio Anna Kelly, vice portavoce principale della Casa Bianca. «La Spagna e gli altri Paesi che hanno adottato questa filosofia distruttiva dovrebbero immediatamente invertire la rotta o rischiare la propria rovina».

 

Nel frattempo nel caos di Ceuta sarebbero stati denunziati almeno 15 stupri da parte di immigrati, con pure delle bambine violentate. Varie epidemia avrebbero colpito la località spagnuola ora rivendicata apertis verbis anche dai vertici del Regno del Marocco, che si sospetta possa essere stato fiancheggiato, nell’uso di queste «armi di migrazione di massa», da Israele e dagli USA.

 

Tuttavia, l’immagine forse più forte della catastrofe di Ceuta, e per estensione dell’Europa intera e di tutta la Civiltà, è stata quella, emersa poco fa, dei migranti che sghignazzano innalzando un cucciolo di delfino morto. Secondo le accuse, il piccolo cetaceo sarebbe stato ucciso a colpi di bastone dagli immigrati e poi portato in giro festosamente.

 

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Animali

I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito

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Dalla Ceuta invasa dai nordafricani arrivano immagini in grado di stimolare il raccapriccio persino tra goscisti ed immigrazionisti. Un tabù enorme è stato toccato, anzi forse due: la violenza contro i cetacei e pure quella contro i cuccioli di animale.   Le immagini hanno fatto il giro del mondo in un battibaleno: un gruppo di migranti è stato accusato di aver estratto dal mare un cucciolo di delfino per poi ucciderlo a bastonate   Come riportato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mercoledì un piccolo di tursiope era stato notato mentre nuotava in prossimità della riva, sulla spiaggia di El Trampolin, prima che alcuni uomini lo tirassero fuori dall’acqua; uno di loro avrebbe colpito l’animale alla testa con un bastone, provocandone la morte.   Un addetto alla sorveglianza della spiaggia sarebbe intervenuto per fermare il gruppo, intimando di non toccare il delfino e di avvisare i servizi preposti alla tutela della fauna selvatica. Gli uomini avrebbero quindi provato a rimettere l’animale in mare, ma a quel punto sembrava già privo di vita.   Il blogger di Ceuta Juan Ruiz ha ripreso con la videocamera alcuni membri del gruppo mentre si avvicinavano sollevando il delfino come se fosse un trofeo. «Non potete prenderlo, è un delfino, non si mangia!», ha gridato Ruiz, chiedendo poi con insistenza chi fosse stato a ucciderlo.  

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Di fronte all’affermazione di alcuni presenti secondo cui l’animale sarebbe morto già in acqua, Ruiz ha replicato con tono sarcastico: «Certo, è morto in acqua da solo, no?».   L’associazione ambientalista locale DAUBMA ha sporto denuncia presso le forze dell’ordine spagnole, sollecitando le autorità ad aprire un’indagine sull’accaduto e a individuare i responsabili.   La diffusione del video ha scatenato una vasta ondata di sdegno sui social media del mondo intero, con numerosi utenti spagnoli che invocavano procedimenti penali nei confronti dei responsabili e la loro espulsione dal territorio nazionale. Questa reazione si è inserita in un clima già segnato da un più ampio sentimento anti-immigrazione a Ceuta, città in cui i residenti avevano già manifestato pubblicamente chiedendo espulsioni e scandendo cori come «Fuori gli invasori».   Le immagini sono davvero difficili da guardare: il povero cucciolo di delfino privo di vita mentre viene portato da un gruppo di nordafricani sghignazzanti. Dobbiamo dire che Renovatio 21 aveva già veduto immagini simili: in un lago belga, alcuni ragazzini immigrati avevano catturato un grosso pesce, e tra risate e cachinni lo avevano portato in giro a mo’ di trofeo e gettato per uno scivolo acquatico, non si sa sé ancora vivo o già morto. Il video su YouTube o X non si trova più, perché – pensate un po’ – violave le linee guida di entrambe le piattaforme contro la diffusione e la promozione di contenuti legati al maltrattamento degli animali. Tuttavia se volete dare un’occhiata una testa fiamminga ancora lo mostra.   Il cortocircuito della mente progressista, davanti all’immagine di abuso del cetaceo, vacilla. Quindi, la storia degli abusi sugli animali perpetrati dagli immigrati – come diceva durante la campagna elettorale 2024 Donaldo TrumpThey’re eating the dogs / They’re eating the cats / They’re eating the pets») raccogliendo le testimonianze in Ohia e in altre varie aree USA, e come sanno tanti italiani che osservano parchi e zone di verde della loro città – è vera, e a questo punto incontrovertibile.  

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La metafisica piddina va in cortocircuito: è possibile tenere insieme l’agenda ecologica (con le sue vacche sacre, pardon, cetacei sacri) con quella immigrazionista? Il marocchino che se la ride mentre espone il cadavere del cucciolo di tursiope lo nega per sempre.   Il cittadino sincero-democratico e progressista precipita nel vuoto, se si mette a pensare alla probabile dinamica dell’accaduto: il piccolo di delfino si allontana dalla sua mamma perché, birbante, voleva giocare con gli uomini che vedeva sguazzare poco più in là nella spiaggia… essi magari lo hanno pure attirato. Per poi massacrarlo senza nessuna pietà, con una violenza contro i cuccioli che non possiamo dire sia naturale – tutti prima o poi lo abbiamo pensato: le forme «carine», occhi grandi, musetti tondi, che hanno i piccoli di ogni specie servono proprio a depotenziare l’aggressività delle belve adulte.   Si tratta del Kindchenschema formulato per la prima volta dall’etologo premio Nobel Konrad Lorenz nel 1943, che descriveva un insieme di caratteristiche fisiche tipiche dei cuccioli — sia umani che animali — che attivano una risposta biologica automatica negli adulti che comprende la stimolazione immediata dell’istinto di cura parentale e protezione. Chi ha mai visto un gattino piccolo sa di cosa parliamo. Pure guardando queste immagini del cucciolo di delfino morto tale reazione senz’altro si attiva. Da qui il cortocircuito ancora più poderoso.   A questo punto ammettiamo pure che anche Renovatio 21 ha qualche difficoltà. Chi ci segue conosce la nostra indomita battaglia contro la specie cetacea, i suoi comportamenti osceni, e i suoi privilegi: delfini e orche sono armi totemiche dell’ecofascismo antiumanista, quello per cui l’uomo può pure morire sacrificato all’idolatria del mammifero pisciforme, come insegna il caso della teppa orcina che incrocia al largo di Gibilterra, che non è tanto lontana da Ceuta, in effetti.   Al contempo, riteniamo, con ancora più evidenza sulla nostra vita quotidiana, che anche l’immigrato sia un’arma, sparata con milioni di cartucce umane, contro l’Europa e la Civiltà, cioè contro di noi. Un ordigno sociogeopolitico (la definisce così l’accademico statunitense Kelly M. Greenhill nel suo libro Armi di migrazione di massa) , concetto storico-politico ben noto agli studiosi del fenomeno e ai suoi praticanti – un tempo, Muhammar Gheddafi (che negoziò con la fine della tratta umana mediterranea la fine dell’embargo antilibico, per poi essere tradito e travolto sino ad essere impalato), poi Receps Erdogan (che ottenne, sempre dalla UE, 5 miliardi per tenersi gli immigrati della grande ondata del 2015, quella del bambino curdo Aylan fotografato morto sulla spiaggia) ora con probabilità il Regno del Marocco con i suoi probabili fiancheggiatori israeloamericani.

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Gli immigrati, abbiamo ripetuto su questo sito tante volte, sono lo strumento di un piano per distruggere non solo il vostro benessere e la vostra incolumità biologica, ma lo stesso sistema morale cristiano, come perfettamente enunciato dal conte Coudenohove-Kalergi. Essi servono ad attivare nelle nostre città quello che chiamiamo anarco-tirannia, un sistema dove il cittadino è oppresso non solo dalla violenza barbarica randomatica dell’immigrato, ma pure dallo Stato divenuto impossibilmente esoso e incredibilmente repressivo, totalitario davvero, verso il contribuente autoctono – il green pass serva da esempio, e aspettate di vedere cosa vi farà l’euro digitale, o anche solo con l’ID digitale UE – mentre l’immigrato è lasciato libero di gozzovigliare tranquillo e sanguinario in quella che le rivolte inglesi di questi anni hanno chiamato «two tier society», società a due livelli. Privilegio e tolleranza per il migrante, repressione totale poliziesca e giudiziaria per l’autoctono.   Ora, il gioco della torre immigrati contro cetacei davvero non ce l’aspettavamo, per cui non fateci decidere. Si tratta di due maschere della Necrocultura, due idoli osceni del mondo moderno, due progetti pensati per distruggere le vostre vite.   Poi, va bene, il solito disgustoso paradosso persiste: alcuni protestano per il delfinino morto, ma per le ragazzine sistematicamente stuprate dagli immigrati (come a Ceuta…) non una parola. Come niente da dire per i milioni di bambini abortiti, cui si aggiungono, in questi giorni, i bimbi strangolati dalle loro madri, che le femministe americane vogliono libere.   Le torme a sostegno della figlicida Lindsay Clancy sotto processo (e delle sue emulatrici, già all’opera) sono le stesse majorette dell’immigrazione di massa, e che dicono che la «grande sostituzione» non esiste, è solo un mito inventato dalla destra xenofoba e razzista e pure antiabortista.   Dispiace doverlo comunicare alle femministe ed ai femministi: grazie al vostro impegno perverso, sarete sostituiti, pure voi, da eserciti di abusatori di delfini.   E ci rendiamo conto che – rileggiamola – quest’ultima frase pare pure surrealismo, fantascienza, teatro dell’assurdo.   Invece è l’amara realtà. Per noi tutti, per voi e i vostri amici pinnati.   Roberto Dal Bosco  

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