Geopolitica
Israele si prepara a colpire i siti nucleari iraniani. Trump si aggiungerà?
L’aeronautica militare israeliana si sta preparando per «potenziali attacchi» alle strutture nucleari iraniane, hanno dichiarato alcuni funzionari militari al Times of Israel.
Secondo l’agenzia di stampa, lo Stato ebraico ritiene che la presa a sorpresa della Siria da parte dei ribelli jihadisti abbia indebolito la posizione di Teheran nella regione, il che potrebbe spingere l’Iran ad accelerare il suo programma atomico.
Nel frattempo, gli attacchi aerei israeliani hanno distrutto gran parte delle difese aeree siriane, aprendo la strada a un’operazione contro l’Iran.
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Teheran ha a lungo insistito sul fatto che il suo programma nucleare è di natura pacifica e civile, contrariamente alle accuse del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui l’Iran avrebbe cercato una bomba atomica. Nel 2015, le prime cinque potenze nucleari del mondo hanno stretto un accordo con l’Iran per monitorare le sue attività nucleari in cambio di un alleggerimento delle sanzioni, ma gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo nel 2018.
Secondo quanto riferito, Israele avrebbe preso in considerazione attacchi contro siti nucleari iraniani dopo il lancio di missili da parte di Teheran del 1° ottobre, ma non ha mai dato seguito ai suoi piani.
Il governo di Netanyahu ha sfruttato i recenti eventi in Siria per distruggere le capacità militari del suo vicino, lanciando «una delle più grandi operazioni di attacco nella storia» della sua aeronautica militare. All’inizio di questa settimana, i jet israeliani hanno colpito oltre 250 obiettivi in tutta la Siria, tra cui aeroporti e porti marittimi, siti di difesa aerea e missilistica, strutture dell’industria militare e magazzini.
Le truppe israeliane si sono anche spostate oltre la zona cuscinetto nelle alture del Golan, rivendicando il monte Hermon.
Il governo di Bashar Assad in Siria è stato rovesciato dai militanti di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) la scorsa settimana. Il gruppo jihadista non ha ancora consolidato il potere.
Israele ritiene che l’Iran sia «isolato» dopo la cacciata di Assad e che l’altro suo principale alleato nella regione, Hezbollah con sede in Libano, sia stato significativamente indebolito dalla recente offensiva delle IDF. Ciò potrebbe spingere l’Iran ad accelerare il suo programma nucleare e creare una finestra di opportunità per un attacco preventivo israeliano, secondo il Times of Israel.
All’attacco potrebbe aggiungersi anche la nuova amministrazione Trump, secondo un importante giornale statunitense.
Secondo quanto riferito al Wall Street Journal da fonti a condizione di mantenere l’anonimato, il team di transizione del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando varie opzioni per colpire l’Iran, tra cui un attacco diretto ai suoi impianti nucleari.
Durante il suo primo mandato presidenziale, dal 2017 al 2021, Trump si è ritirato dall’accordo nucleare multilaterale del 2015, che aveva lo scopo di rendere più difficile per l’Iran ottenere un’arma nucleare, e ha avviato quella che ha definito una «campagna di massima pressione».
Secondo quanto riportato dal quotidiano venerdì, gli assistenti di Trump stanno ora discutendo di una strategia di «massima pressione 2.0», che potrebbe includere un’azione militare diretta.
Si ritiene che Trump abbia detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in una recente telefonata che non vuole che l’Iran diventi nucleare sotto la sua supervisione. Teheran nega di voler raggiungere la capacità nucleare, ma ha accumulato una quantità significativa di uranio altamente arricchito come ritorsione per il sabotaggio dell’accordo nucleare da parte di Trump.
Secondo il WSJ, la nuova amministrazione sta cercando un’opzione che non trascini gli USA in una guerra importante in Medio Oriente. I falchi anti-Iran credono che Trump avrà una breve finestra di opportunità per agire dopo l’insediamento a gennaio.
«Gli assistenti e i confidenti di Trump che sostengono le opzioni militari per il suo secondo mandato hanno affermato che l’idea principale sarebbe quella di supportare gli attacchi israeliani contro le strutture nucleari iraniane come Natanz, Fordow e Isfahan, e persino potenzialmente far partecipare gli Stati Uniti a un’operazione congiunta», scrive il WSJ.
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Bisogna capire se l’articolo uscito dal giornale dei Murdoch non sia un’opera di disinformazione. È stato infatti riportato che Trump avrebbe mandato a Nuova York Elon Musk ad incontrare segretamente diplomatici iraniani. È altresì evidente che Trump vuole imporsi come presidente della pace mondiale, sia pure secondo la dottrina peace through strenght, cioè «pace attraverso la forza».
Nonostante sia stata giurata vendetta contro Trump per la morte di Soleimani, bisogna anche ricordare che Trump evitò la guerra convenzionale con Teheran: l’episodio più noto è quello in cui richiamò dei caccia che stavano a dieci minuti dall’obiettivo da bombardare in rappresaglia di un drone americano abbattuto dagli iraniani nel Golfo Persico. La decisione fece andare su tutte le furie il neocon che (forse strategicamente) Trump si era scelto come consigliere, John Bolton, che lasciò l’incarico divenendo nemico giurato di Trump. Bolton, che negli ultimi anni ha ammesso di aver organizzato colpi di Stato nel mondo, un anno fa ha detto che Trump, se rieletto, avrebbe portato gli USA fuori dalla NATO.
Secondo quanto riportato, la decisione di Trump di richiamare i jet fu presa dopo una breve telefonata con Tucker Carlson, allora giornalista di punta del canale di Fox News (sempre dei Murdoch), che disse al presidente che la guerra non era ciò per cui gli americani lo avevano eletto. Anni dopo, gli stessi Murdoch hanno licenziato Carlson – la star più popolare e redditizia della loro TV – senza dare spiegazioni.
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Immagine di U.S. Embassy Jerusalem via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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