Economia
Putin: le economie occidentali sono in declino
Le principali economie occidentali sono entrate in un’era di declino irreversibile, poiché i Paesi BRICS e quelli che collaborano con il gruppo stanno diventando i principali motori della crescita globale, ha affermato giovedì il presidente russo Vladimir Putin.
Intervenendo al forum «Settimana russa dell’energia 2024», Putin ha affermato che si sta formando un nuovo modello di sviluppo multipolare, che guiderà la crescita per tutto il 21° secolo, «non concentrato né in Europa né in Nord America».
I «potenti» pilastri delle economie occidentali renderanno il loro rallentamento un processo lungo, ha riconosciuto il presidente, aggiungendo che stanno ancora «perdendo le loro posizioni tra le economie mondiali». «La crescita maggiore sarà concentrata (…) nelle nazioni BRICS e in quei paesi che vorrebbero unirsi al nostro gruppo – quelli che vedono la prospettiva di una partnership paritaria che tenga conto degli interessi nazionali».
Nel 1992, i Paesi che in seguito hanno fatto parte dei BRICS rappresentavano solo il 16% del PIL mondiale, ma ora la loro quota supera quella del G7, ha osservato Putin.
Secondo la Banca Mondiale, il PIL cumulativo del gruppo basato sulla parità del potere d’acquisto ammontava a oltre il 35% del totale globale a partire dal 2023. Il gruppo G7 delle nazioni ricche rappresenta il 29% del PIL globale.
Secondo il leader russo, i BRICS intendono creare una piattaforma di sviluppo efficace e libera da interferenze esterne. Ha sottolineato la prevista creazione di un sistema di pagamento e regolamento indipendente per facilitare il commercio estero tra i membri del gruppo. Le «nazioni amiche» rappresentano già il 90% delle esportazioni energetiche della Russia, ha aggiunto il presidente.
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Fondata nel 2006 da Russia, Cina, India e Brasile, l’organizzazione è stata affiancata dal Sudafrica nel 2011. Nel 2024, il gruppo si è ulteriormente espanso per includere Egitto, Iran, Emirati Arabi Uniti ed Etiopia. A metà settembre, Putin ha affermato che fino a 34 nazioni avevano espresso interesse per i BRICS, con discussioni in corso su potenziali partnership.
La quota dei BRICS nell’economia globale ha continuato ad aumentare lo scorso anno, mentre quella del G7, che comprende Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Italia e Giappone, ha continuato a ridursi.
L’anno scorso, è cresciuta dello 0,6%, mentre la quota del G7 è scesa dello 0,4%, come hanno mostrato i dati della Banca Mondiale.
Come riportato da Renovatio 21, questo mese la Turchia ha chiesto ufficialmente di entrare a far parte dei BRICS; mentre l’Algeria, come l’Egitto, si è unita alla Nuova Banca di Sviluppo (NDB) del consesso transnazionale, che già opera con il Bangladesh. Hanno chiesto l’adesione ai BRICS anche Tailandia, Pakistan, Bolivia.
Il Messico ha scelto di non aderire, e l’Argentina di uscirne.
Grandi pressioni stanno venendo apportate all’Arabia Saudita, anche dal gigante finanziario BlackRock, perché esca dal gruppo.
Un anno fa Macron aveva chiesto di partecipare al vertice di Johannesburg, ma era stato «rimbalzato».
I Paesi BRICS progettano una loro valuta e forse anche una loro rete internet.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Economia
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Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
L’Arabia Saudita ha annullato alcune consegne di greggio destinate all’Europa dopo una serie di attacchi con droni che ha imposto la chiusura del suo oleodotto strategico Est-Ovest, lo riporta l’agenzia Reuters.
Si accresce così la tensione sulle forniture mondiali di petrolio in un quadro di instabilità che mette a rischio le infrastrutture energetiche in Medio Oriente e Nord Africa.
Secondo Reuters, Riad avrebbe comunicato ai clienti europei che alcune partenze di greggio previste per fine settembre verranno cancellate, mentre le operazioni di imbarco nel porto di Yanbu sul Mar Rosso sono state sospese, secondo fonti del settore petrolifero e marittimo. Saudi ARAMCO, la principale compagnia petrolifera del Regno, ha evitato di commentare.
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L’interruzione arriva dopo gli attacchi dei droni che hanno danneggiato l’oleodotto Est-Ovest, che collega le principali zone di produzione petrolifera orientali dell’Arabia Saudita a Yanbu sul Mar Rosso. Riad ha attribuito gli assalti a una milizia irachena.
Negli ultimi sei mesi questa rotta era divenuta particolarmente rilevante perché consentiva al greggio saudita di evitare lo Stretto di Ormuzzo, dove la navigazione è stata gravemente ostacolata dal conflitto con l’Iran. La sua interruzione rende Riad sempre più dipendente dalle esportazioni attraverso il Golfo, in un momento in cui il traffico ordinario di petroliere via Ormuzzo resta limitato.
Secondo Reuters, gli operatori di mercato si aspettano che l’Arabia Saudita cerchi di far passare maggiori volumi di greggio attraverso lo stretto tramite le cosiddette «spedizioni occulte», analoghe a quelle usate dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Iraq. Tali spedizioni hanno consentito ai produttori del Golfo di esportare una quantità stimata tra i 7 e i 9 milioni di barili al giorno, pari a circa il 30-40% dei volumi precedenti al conflitto, secondo i dati di navigazione.
La contrazione dell’offerta ha già spinto al rialzo i prezzi. Martedì i future sul Brent si attestavano intorno ai 108 dollari al barile, mentre i carichi fisici in Europa risultavano sensibilmente più cari, con il Brent di riferimento a circa 122 dollari al barile, secondo i dati LSEG citati da Reuters.
La Polonia è tra i Paesi che subiscono pressioni immediate. La raffineria statale Orlen sta cercando in fretta carichi sostitutivi dal Mare del Nord e da altri fornitori, secondo quanto riferito da Reuters da cinque fonti del settore.
Nel 2022 Saudi ARAMCO è diventata il principale fornitore di greggio di Orlen e oggi copre circa il 40% del suo fabbisogno, contribuendo a far cessare la dipendenza polacca dal petrolio russo, ma lasciando il Paese fortemente esposto a interruzioni nelle forniture saudite.
La pressione sulle infrastrutture di esportazione saudite cresce nel quadro dei rinnovati scontri con gli Houthi yemeniti. Il gruppo ha lanciato missili balistici e droni contro obiettivi all’interno del regno, mentre l’Arabia Saudita ha ripreso i raid aerei in Yemen. Le autorità saudite hanno dichiarato che 13 civili sono rimasti feriti negli attacchi di lunedì a Khamis Mushait, Abha e Taif.
Sono scattati allarmi antiaerei in tutto il sud dell’Arabia Saudita per il timore di ulteriori assalti. Il rischio è particolarmente elevato intorno a Jizan, dove si trovano importanti infrastrutture energetiche saudite, tra cui una grande raffineria.
L’escalation sta contemporaneamente gravando sulla rotta del Mar Rosso. Gli Houthi hanno ampliato la loro presenza lungo la costa occidentale dello Yemen e si sono impadroniti di un territorio strategico vicino allo stretto di Bab al-Mandeb, attraverso il quale le navi devono transitare tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden.
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La crescente pressione sul Paese espone l’Arabia Saudita a rischi su entrambi i versanti della penisola arabica: Ormuzzo resta gravemente compromesso a Est, mentre le infrastrutture e le rotte marittime usate per aggirarlo sono sempre più vulnerabili agli attacchi a Ovest.
Il problema potrebbe risultare particolarmente serio per l’Europa, che contemporaneamente affronta un’altra interruzione delle forniture in Libia.
La National Oil Corporation (NOC) libica ha dichiarato martedì che la produzione e le operazioni sono state interrotte nei giacimenti di Hamada e Al-Tahara e nella stazione NC5 dopo che i membri della Guardia degli Impianti Petroliferi hanno chiuso con la forza una valvola sull’oleodotto principale Hamada-Zawiya. La chiusura ha provocato un improvviso aumento di pressione nel punto di connessione di Tahara e ha costretto tutti e tre gli impianti a sospendere le attività.
La NOC ha avvertito che potrebbe dichiarare la forza maggiore se la valvola restasse chiusa o se le interruzioni forzate si estendessero ad altri giacimenti, affermando che interruzioni prolungate danneggerebbero l’economia libica e la sua reputazione di fornitore di energia affidabile.
Immagine di Planet Labs, Inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
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