Geopolitica
Il premier indiano Modi accusa il Pakistan: vuole «rimanere rilevante» attraverso «terrorismo e guerre per procura»
Il primo ministro indiano Narendra Modi ha accusato il Pakistan di «non imparare dalla storia» sostenendo il terrorismo. Modi ha parlato venerdì scorso ad un evento che celebrava il 25° anniversario dello scontro militare tra India e Pakistan nella regione himalayana di Kargil.
È stato l’ultimo grande scontro tra i due vicini dotati di armi nucleari, che hanno combattuto diverse guerre dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1947.
Modi ha affermato che Islamabad era responsabile del conflitto a Kargil, affermando che mentre «l’India stava cercando la pace, il Pakistan aveva ancora una volta mostrato il suo volto inaffidabile», affermando quindio che il Paese sta usando il terrorismo e le guerre per procura per mantenere la sua rilevanza.
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«Voglio dire a questi sostenitori del terrorismo che i loro piani sinistri non avranno mai successo», ha affermato Modi.
«Qualunque tentativo malvagio il Pakistan abbia fatto in passato, ha dovuto affrontare il fallimento. Ma il Pakistan non ha imparato nulla dalla sua storia. Sta cercando di rimanere rilevante con l’aiuto del terrorismo e della guerra per procura», ha dichiarato Modi, promettendo che le «coraggiose forze dell’India schiacceranno il terrorismo, al nemico verrà data una risposta adeguata».
Nuova Delhi ha ripetutamente affermato che Islamabad sostiene i militanti islamici coinvolti nel «terrorismo transfrontaliero» nel Jammu e Kashmir, la regione himalayana al centro di una disputa territoriale tra i paesi confinanti. Nonostante un cessate il fuoco nel febbraio 2021, continuano gli scontri sporadici nella zona.
La scorsa settimana, quattro soldati indiani, tra cui un ufficiale, sono stati uccisi in uno scontro con terroristi nel distretto di Doda, nel Jammu e Kashmir. Il giorno prima, NDTV ha riferito che negli ultimi 32 mesi, un totale di 48 soldati indiani erano stati uccisi in scontri con terroristi nella regione.
Il Pakistan ha denunciato le osservazioni di Modi venerdì come «spavalderia e sciovinismo», con il portavoce del Foreign Office che ha affermato che tali dichiarazioni danneggiano la pace regionale e sono controproducenti.
Islamabad ha anche suggerito all’India di dare un’occhiata a quella che ha definito la sua stessa campagna di «orchestrazione di assassinii mirati, sovversione e terrorismo in territori stranieri», sostenendo che «agenti indiani» hanno ucciso due cittadini pakistani legati a gruppi terroristici sul suo territorio all’inizio di quest’anno, cosa che New Delhi ha liquidato come propaganda «falsa e maligna».
Come riportato da Renovatio 21, l’India è coinvolta in una disputa diplomatica con il Canada a causa di gruppi sikh separatisti – propugnatori dello Stato etnico del Khalistan – riparati in Nordamerica: uno dei membri è stato assassinato, e i sospetti sono ricaduti su Nuova Delhi. L’escalation delle tensioni è arrivata a vedere un diplomatico indiano muovere l’accusa secondo cui l’aereo di Stato del premier canadese Giustino Trudeau sarebbe stato «pieno di cocaina» quando atterrato per il G20 in India nel settembre 2023.
Il Pakistan è alle prese invece con il terrorismo proveniente dal lato afghano, con i cosiddetti talebani pakistani ad eseguire attentati anche contro basi militari. I talebani afghani sono universalmente ritenuti una creazione dell’ISI, ossia i servizi segreti pakistani.
In territorio Pakistan, con stragi da diecini di morti, è operante anche l’ISIS.
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Per le stragi le autorità pakistane avevano inizialmente sospettato un gruppo talebano scissionista noto come Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), che sarebbe responsabile di due attentati mortali nella capitale provinciale di Peshawar all’inizio di quest’anno. Un’esplosione a gennaio dello scorso anno ha ucciso 74 persone all’interno di una moschea. Un altro attentato a febbraio 2023 ha preso di mira anche una moschea e ha provocato la morte di oltre 100 agenti di polizia.
Il TTP era anche dietro l’attentato del 2014 che ha ucciso 147 persone, per lo più scolari, in una scuola di Peshawar. Come riportato da Renovatio 21, nove mesi prima i talebani pakistani hanno attaccato le forze di sicurezza di Islamabad causando sei morti.
Un attacco terroristico si è registrato contro una base militare dell’esercito pakistano in una zona montuosa del Sud-Ovest del Paese a luglio 2023.
Come riportato da Renovatio 21, in questi mesi i talebani afghani hanno accusato il Pakistan di bombardare i civili. Islamabad aveva alzato la tensione anche con Teheran, quando missili Teheran erano caduti per isbaglio nella provincia del Baluchistan.
Tra India e Pakistan rimane il nodo degli attacchi terroristici di Mumbai del 2008. L’incriminazione all’ONU di uno dei terroristi pakistani del massacro è stata fermata da Pechino, da sempre amica di Islamabad e avversaria di Nuova Delhi.
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Immagine di Prime Minister’s Office via Wikimedia pubblicata su licenza GODL-India
Geopolitica
Gli Stati Uniti ordinano a Israele di mantenere la parola data sul Libano
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Geopolitica
Il Kenya rivendica la sovranità sui soldati britannici presenti sul suo territorio
Il Parlamento keniota ha impedito la firma del rinnovo di un accordo con l’esercito britannico secondo cui i soldati britannici accusati di stupro, omicidio o altri reati non possono essere giudicati dai tribunali kenioti, ma solo da quelli britannici, il che equivale a una sospensione della sovranità del Kenya.
Il quotidiano African Initiative riferisce che il 12 agosto è stata presentata al Parlamento keniota una petizione firmata dalle vittime di abusi compiuti da soldati britannici. La petizione porta le firme delle vittime, dei loro familiari, degli abitanti del luogo e dei lavoratori delle zone in cui opera il BATUK (l’Unità di Addestramento dell’Esercito Britannico).
firmatari hanno chiesto all’Assemblea Nazionale di assicurare l’attuazione delle raccomandazioni contenute in un rapporto del Comitato Dipartimentale per la Difesa, l’Intelligence e le Relazioni Estere, pubblicato nel novembre 2025.
Una giovane di 21 anni è stata violentata e uccisa nella zona nel 2012, dopo essere stata vista in compagnia di soldati britannici, ma al presunto responsabile è stato consentito di rientrare nel Regno Unito senza affrontare un processo. I firmatari della petizione hanno inoltre dichiarato: «Centinaia di bambini sono stati concepiti da soldati britannici e poi abbandonati, lasciati senza nome, sostegno o riconoscimento, crescendo tra i sussurri negli stessi villaggi che un tempo avevano accolto i loro padri».
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Le vittime hanno anche segnalato pascoli bruciati, contaminazione del suolo e altre conseguenze delle esercitazioni militari. I firmatari chiedono un indennizzo per le vittime, sostegno per i bambini abbandonati, il ripristino dei terreni danneggiati e la tutela dei dipendenti kenioti impiegati nelle strutture del BATUK. Domandano inoltre un esame pubblico dell’accordo proposto con il Regno Unito e insistono perché ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti sia data la possibilità di concorrere a definire le condizioni in base alle quali le forze militari straniere stazionano in Kenya. Nelson Koech, presidente della commissione parlamentare che ha avviato l’inchiesta, ha affermato: «Non ha senso negare al Kenya il diritto di perseguire i crimini commessi entro i suoi confini».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso lo scandalo per cui soldati britannici in addestramento in Kenya organizzavano cerimonie di iniziazione in cui le reclute più giovani erano costrette ad avere rapporti sessuali «non protetti» con prostitute locali.
Scandali sono scoppiati anche in patria.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 emerse che un battaglione di paracadutisti britannici fu punito per aver scatenato un’orgia in caserma. Una registrazione circolante mostrava una donna che faceva sesso con otto membri della 16a Brigata d’assalto aereo all’interno della caserma Merville a Colchester, nell’Essex, mentre dozzine di altri soldati guardavano e alcuni li incoraggiavano. Secondo la Royal Military Police (RMP), la donna era una civile che, secondo quanto riferito, era stata introdotta di nascosto nella base circa 30 volte negli ultimi cinque mesi.
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Immagine di Sgt Adrian Harlen/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
Geopolitica
Le forze paramilitari sudanesi tornano all’assalto
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