Geopolitica
Kurdistan: l’esercito turco colpisce villaggi cristiani, due chiese distrutte
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Nel fine settimana una serie di bombardamenti e raid hanno investito il governatorato di Dohuk. Nel mirino Miska e Rabatkeh, centrate case e luoghi di culto. Gli abitanti hanno domato un incendio innescato dagli ordigni, limitando i danni. In rete virale l’hashtag #Turkey_Occupies_Dohuk.
Due chiese gravemente danneggiate, diverse case distrutte e una comunità che vive nel timore di nuove violenze. È il bilancio, ancora parziale, di una serie di bombardamenti e raid dell’esercito di Ankara nel governatorato di Dohuk, Kurdistan iracheno, che ha investito diversi villaggi cristiani a nord nella valle di Nahla, nei pressi del confine con Turchia e Iran.
Gli attacchi risalgono al fine settimana scorso e confermano i timori di una grave escalation militare nella zona dove, secondo il presidente Recep Tayyip Erdogan, si troverebbero basi operative del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).
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Dal 28 giugno l’aviazione turca ha sferrato una serie di operazioni nella vallata a nord dell’Iraq, all’interno della quale sorgono numerosi villaggi cristiani assiro-caldei, che non hanno alcun legame con i miliziani curdi. Ankara afferma di voler colpire i miliziani, appartenenti a una fazione considerata terrorista, ma in realtà finisce per investire anche la popolazione civile dell’area come confermano diverse fonti.
Gli ultimi in ordine di tempo a essere colpiti – nell’anno in corso sono quasi 840 gli «attacchi e bombardamenti» sferrati dalle forze armate di Ankara, che hanno causato la morte di otto civili – sono i villaggi di Miska e Rabatkeh. Le bombe turche hanno anche provocato incendi massicci sulle montagne, che hanno lambito anche le case e le proprietà degli abitanti della zona.
La chiesa del villaggio di Miska è stata danneggiata dopo essere stata colpita da una granata, mentre altre due case sono state distrutte anche se al momento dell’esplosione non vi erano persone all’interno. Un video rilanciato da RojNews ha rivelato la portata della distruzione , con detriti che si accumulano intorno alla chiesa e alle case devastate dal bombardamento.
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Nel villaggio di Rabatkeh un’altra granata ha colpito obiettivi civili e causato un enorme incendio, ma il pronto intervento degli abitanti ha permesso di spegnere le fiamme senza provocare ulteriori danni, salvando in questo modo anche il luogo di culto.
La portata delle violenze ha spinto attivisti e internauti a denunciare rilanciando una serie di post con l’hashtag #Turkey_Occupies_Dohuk, che sta facendo tendenza sui social e gettando una luce sulla crescente presenza militare che causa lo spostamenti dei residenti. Una spirale che alimenta l’ira e il malcontento di locali.
In seguito a questi ripetuti attacchi, gli abitanti dei villaggi sono in preda a un forte shock ed è grande la paura per le famiglie, le case e le proprietà. I cristiani sono spesso vittime del fuoco incrociato in una regione che registra un crescendo di focolai di tensione che vanno dall’Iraq alla Turchia, dall’Iran alla Terra Santa.
Da qui l’appello delle comunità cristiane alle istituzioni locali e le autorità competenti, perché forniscano «adeguata protezione» a fronte di un rischio crescente per la vita e la sicurezza personale.
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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine screenshot da Twitter
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Geopolitica
Al-Jolani visita Mosca per la seconda volta in meno di quattro mesi
Mercoledì il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il suo omologo siriano Ahmed al-Sharaa – già noto come il terrorista ricercato Muhammad al-Jolani – per discutere della ricostruzione della Siria, della cooperazione bilaterale e del ruolo di Mosca nel Paese. Si è trattato della seconda visita di Al-Sharaa nella capitale russa in meno di quattro mesi.
Al-Sharaa, un tempo a capo del gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), è salito al potere alla fine del 2024 in seguito alla caduta del governo di Bashar Assad. Il deposto leader siriano è fuggito in Russia, dove gli è stato concesso asilo, e da allora vive a Mosca con la sua famiglia.
Mosca ha proseguito la collaborazione con la nuova leadership siriana e ha mantenuto la sua presenza militare presso la base aerea di Khmeimim e la base navale di Tartus in Siria.
Durante l’incontro, Putin ha dichiarato che i rapporti diplomatici tra Russia e Siria sono sempre stati amichevoli e ha ringraziato al-Sharaa per aver contribuito a svilupparli ulteriormente. Il presidente russo ha inoltre rilevato che il volume degli scambi commerciali tra i due paesi è aumentato del 4% rispetto all’ultimo incontro tra i due leader, avvenuto a ottobre.
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«Sebbene forse non sia un obiettivo così ambizioso come avremmo voluto, è comunque un passo avanti, e una tendenza che dovremmo proseguire. Continuiamo a lavorare attivamente per sviluppare la nostra partnership in tutti i settori», ha affermato.
Mosca e Damasco intendono collaborare in un’ampia gamma di settori, tra cui sanità, edilizia, industria e sport, secondo quanto dichiarato dal presidente russo. Le aziende e le imprese edili russe sono pronte a collaborare con i loro partner siriani per la ricostruzione della nazione mediorientale, ha aggiunto Putin.
Il presidente russo ha inoltre espresso apprezzamento per gli sforzi di Damasco volti a ripristinare l’integrità territoriale della Siria e si è congratulato col Jolani/Sharaa per aver riportato sotto il controllo governativo i territori a est del fiume Eufrate.
Il Jolani/Sharaa ha ringraziato Putin per gli sforzi compiuti dalla Russia per stabilizzare la situazione in Siria e in Medio Oriente, sottolineando che Mosca svolge un ruolo fondamentale nella regione. Ha inoltre affermato che Mosca e Damasco hanno molte questioni all’ordine del giorno e ha espresso la speranza che i colloqui siano fruttuosi.
A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana.
Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA, è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.
L’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.
Come riportato da Renovatio 21, al-Jolani ha incontrato alti funzionari israeliani in un «silenzioso» sforzo di normalizzazione dei rapporti tra Damasco e lo Stato degli ebrei in stile accordi di Abramo.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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