Politica
Lo speaker della Camera USA chiede la rimozione di Biden dalla presidenza: invocato il 25° emendamento
Joe Biden dovrebbe essere sostituito come presidente degli Stati Uniti, avendo dimostrato di «non essere all’altezza del compito» durante il suo dibattito con Donald Trump, ha affermato il presidente della Camera Mike Johnson.
La prestazione del presidente degli Stati Uniti nel suo primo confronto elettorale con Trump giovedì è stata ampiamente considerata un disastro sia da repubblicani che dai democratici. L’81enne è parso praticamente a tutti come fragile e confuso, faticava a finire le frasi e confondeva le parole.
Secondo quanto riportato dai grandi giornali, che a quanto pare avevano molti articoli pronti sull’argomento, l’apparato dei democratici è stato «preso dal panico» dopo il dibattito, e alcuni donatori hanno chiesto che il presidente fosse escluso dalla lista del partito per le elezioni del 5 novembre.
«Anch’io sarei nel panico se fossi un democratico oggi e quello fosse il mio candidato. Penso che sappiano di avere un problema serio», ha detto Johnson ai giornalisti giovedì.
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Il politico repubblicano ha sostenuto che Biden non solo dovrebbe ritirarsi dalla corsa, ma anche essere immediatamente rimosso dall’incarico.
«Non è solo una questione politica. Non è solo il Partito Democratico. È l’intero Paese. Abbiamo un problema serio qui, perché abbiamo un presidente che, a quanto pare, non è all’altezza del compito», ha detto.
Johnson ha detto che l’amministrazione di Biden potrebbe costringerlo a dimettersi invocando il 25° emendamento, che stabilisce che il vicepresidente e i membri del gabinetto possono votare per dichiarare il presidente «incapace di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio», rendendo il vicepresidente il capo di stato facente funzione. Se il comandante in capo si rifiuta di ottemperare, la decisione finale sulla questione spetterebbe al Congresso.
Il 25° emendamento non è mai stato utilizzato nella storia degli Stati Uniti.
«Ci sono molte persone che chiedono informazioni sul 25° emendamento, invocandolo proprio adesso perché questa è una situazione allarmante», ha sottolineato il presidente della Camera.
A causa delle condizioni mentali di Biden, «i nostri avversari vedono la debolezza di questa Casa Bianca come tutti noi. Non provo alcun piacere nel dirlo».
«Penso che questa sia una situazione molto pericolosa… E deve essere considerata e gestita come tale. E speriamo che faranno il loro dovere, come tutti noi cerchiamo di fare il nostro dovere per fare del nostro meglio per il popolo americano», ha affermato Johnson. «Vorrei chiedere ai membri del Gabinetto di esaminare i loro cuori».
I risultati di un sondaggio di Morning Consult, pubblicato venerdì dalla testata Axios, suggeriscono che il 60% degli elettori ritiene che Biden dovrebbe «sicuramente» o «probabilmente» essere sostituito come candidato democratico alle presidenziali dopo la sua deludente prestazione nel dibattito.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.
«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».
«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.
«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».
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«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.
Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.
Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.
- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.
Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.
Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.
Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.
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Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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