Spirito
Il conservatorismo è davvero «suicida»: per una volta, mons. Viganò dà ragione a Bergoglio
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha replicato alle dichiarazioni di papa Francesco recentemente raccolte da una TV americana, dove il pontefice ha accusato i vescovi conservatori di avere un «atteggiamento suicida».
Monsignor Viganò risponde al Bergoglio dicendo, che, per una volta, è d’accordo con lui.
«L’avete sentito: “un conservatore è qualcuno che si aggrappa a qualcosa e non vuole vedere oltre. È un atteggiamento suicida… chiudersi in una scatola dogmatica”» dice l’arcivescovo in un post su X, accompagnato da un video.
L’avete sentito: «Un conservatore è qualcuno che si aggrappa a qualcosa e non vuole vedere oltre. È un atteggiamento suicida… chiudersi in una scatola dogmatica».
Per una volta Bergoglio ha perfettamente ragione: il conservatorismo vuole “conservare” le apparenze esteriori… pic.twitter.com/CsMAA725Ch
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) May 17, 2024
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«Per una volta Bergoglio ha perfettamente ragione: il conservatorismo vuole “conservare” le apparenze esteriori della Tradizione, senza la sostanza dottrinale che la rende viva. Il conservatorismo è l’atteggiamento di coloro che criticano gli eccessi della chiesa sinodale ma si guardano bene dal metterne in discussione le cause, che sono da ricercare nel Vaticano II».
Monsignor Viganò quindi attacca quanti, definendosi «conservatori», hanno accettato il Concilio Vaticano II e lo stravolgimento del rito della Santa Messa e gli orrori conseguenti.
«Il conservatorismo è davvero un “comportamento suicida” perché crea una “scatola dogmatica” artificiale, fatta di Novus Ordo ad orientem con casule romane e canti gregoriani e anche di Vetus Ordo; fatta di citazioni selezionate di alcuni documenti conciliari, accidentalmente non contrastanti con il Magistero cattolico di sempre; fatta dell’apoteosi di Giovanni Paolo II e il rimpianto di Benedetto XVI, a cui tutti abbiamo voluto bene».
«Ma la Tradizione non è conservatorismo; la Tradizione non è una “scatola dogmatica” perché attinge all’acqua limpida e pura della divina sorgente, traendo dalla Grazia e dalla fedeltà al Vangelo e al Depositum Fidei la linfa vitale che la rende capace di guardare al futuro senza rinnegare il passato» dichiara Viganò.
«La Tradizione si sviluppa come un atleta, che passa dall’infanzia all’adolescenza e all’età adulta rimanendo sempre lo stesso e sviluppando il proprio corpo armoniosamente, in modo da poter affrontare le nuove sfide e vincerle. Semper idem, sempre la stessa».
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Immagine screenshot da Twitter
Spirito
Né scismatici né disobbedienti
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1. La Fraternità San Pio X non è scismatica
Il cardinale Tommaso de Vio (detto il Gaetano, 1469-1534), uno dei più insigni teologi di tutti i tempi, dice esplicitamente: «Disobbedire, anche ostinatamente, al Sommo Pontefice non costituisce uno scisma. Ciò che costituisce uno scisma, è non voler sottomettersi a lui come capo di tutta la Chiesa» (Commento alla Somma Teologica di S. Tommaso, II-II, q. 39, a. 1, n. III).Sostieni Renovatio 21
2. Le consacrazioni episcopali compiute senza mandato apostolico non sono un atto scismatico e non rendono la Fraternità scismatica
Bisogna, innanzi tutto, ricordare che fino al Basso Medioevo, la consacrazione episcopale non era riservata al papa. Ciò significa che, ordinariamente, il papa non nominava i vescovi e neppure confermava la nomina fatta da altri. La riserva papale della nomina o della conferma dei vescovi risale alla fine del XIII sec. e si afferma soltanto a partire dal secolo successivo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
3. La Fraternità San Pio X non è neppure disobbediente
L’obbedienza, nella dottrina cattolica, non è un assoluto. Neppure quella al Sommo Pontefice. Come insegna San Tommaso, «l’abuso d’autorità può avvenire […] perché ciò che viene comandato dal superiore è contrario al fine per il quale l’autorità è stata istituita, come quando egli ordina un atto peccaminoso, contrario alla virtù che l’autorità è destinata a promuovere e custodire; e in tal caso non solo non si è tenuti a obbedire al superiore, ma si è anche tenuti a non obbedirgli, come i santi martiri affrontarono la morte per non obbedire agli ordini empi dei tiranni» (II Sent., d. 44, q. 2, a. 2). La stessa cosa è insegnata da Leone XIII nell’enciclica Diuturnum illud (29 giugno 1881).Aiuta Renovatio 21
4. La Fraternità ha agito rettamente a causa dello stato di necessità in materia di fede
Ora, si può dire che l’ordine del papa al quale la Fraternità ha rifiutato di obbedire sia «di per sé cattivo» o addirittura «peccaminoso»? Dopo tutto, rinunciare a delle consacrazioni episcopali non è un atto cattivo. Di conseguenza, decidendo di procedere comunque, la Fraternità forse non è caduta nello scisma, ma ha comunque commesso un atto gravissimo di disobbedienza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gender
Leone nomina vescovo che aveva approvato le «benedizioni» omo e affermato che la sodomia «non è peccaminosa»
Papa Leone XIV martedì ha nominato monsignor Christian Würtz, vescovo ausiliare della diocesi di Friburgo in Brisgovia, in Germania, noto per il suo sostegno alle «benedizioni» omosessuali e per le sue posizioni contrarie all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, come nuovo vescovo di Eichstätt.
Monsignor Würtz, 55 anni, era tra i 38 vescovi tedeschi che nel 2023 votarono a favore di un documento che sanciva le «benedizioni» per le «coppie» omosessuali, nonché per i divorziati risposati.
Sei mesi prima, il Würtz aveva appoggiato il documento eterodosso del Cammino sinodale tedesco sulla «Rivalutazione dottrinale dell’omosessualità», che definiva erroneamente gli atti omosessuali «non peccaminosi» e «non intrinsecamente malvagi».
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«Non vedo l’ora di iniziare il mio nuovo incarico», ha dichiarato Würtz (a sinistra nella foto) in un comunicato ufficiale della diocesi.
«È una splendida coincidenza che la mia nomina avvenga nel giorno della festa di San Willibaldo, patrono della diocesi di Eichstätt. Spero che, con la mia esperienza e le mie capacità, potrò contribuire anch’io alla costruzione del Regno di Dio a Eichstätt e camminare al fianco della gente di questa diocesi», ha aggiunto. «Ringrazio papa Leone per la fiducia che mi ha accordato e non vedo l’ora di conoscere le persone di questa diocesi».
Würtz è nato il 31 maggio 1971 a Karlsruhe, nell’Arcidiocesi Metropolitana di Freiburg im Breisgau. Ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università statale di Heidelberg. Dopo essere entrato nel Collegium Borromaeum a Friburgo, ha studiato Filosofia e Teologia presso le Università di Friburgo e di Erbipoli (che i tedeschi, e purtroppo anche gli italiani, chiaman Würzburg). Successivamente, ha conseguito il Dottorato in utroque iure.
Il 26 aprile 2019 è stato nominato Vescovo titolare di Germania di Dacia e Ausiliare di Friburgo in Brisgovia, ricevendo l’ordinazione episcopale il 30 giugno successivo.
Poco dopo la sua ordinazione episcopale, monsignor Würtz ha tenuto un incontro con i membri del movimento Maria 2.0, nato in Germania per chiedere varie riforme nella Chiesa, tra cui l’accesso delle donne al sacerdozio. Dopo aver conversato con le manifestanti, ha consegnato loro una lettera personale e un gomitolo di filo rosso come simbolo del dialogo, un gesto che è stato valutato positivamente dalle rappresentanti del movimento.
Nel maggio 2025, come rettore del seminario di Friburgo, ha ricevuto le richieste simboliche di ammissione presentate da nove studentesse di Teologia che protestavano contro la riserva del sacerdozio ministeriale agli uomini.
Würtz ha definito quell’iniziativa «un buon segnale dell’impegno e della serietà con cui queste donne affrontano la loro vocazione e il loro cammino nella Chiesa», pur ricordando che non poteva ammetterle a causa della normativa vigente della Chiesa. Successivamente ha tenuto un incontro con le studentesse, che entrambe le parti hanno descritto come rispettoso e costruttivo.
In seno alla Conferenza Episcopale Tedesca, è Membro della Commissione Pastorale e di quella per le questioni caritative. Finora, Rettore del Seminario Maggiore Collegium Borromaeum di Friburgo e Vicario episcopale per le Alte Scuole.
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Nel settembre 2022 ha votato a favore del documento che proponeva una rivalutazione dottrinale dell’omosessualità, in cui si affermava che l’orientamento omosessuale non costituisce una scelta personale e si chiedeva una maggiore accoglienza e integrazione delle persone omosessuali nella vita ecclesiale.
In quella stessa assemblea ha sostenuto anche il testo sulla cosiddetta «diversità di genere», che invitava le diocesi a rivedere vari aspetti pastorali e amministrativi per facilitare l’inclusione delle persone transgender e intersessuali.
Mesi dopo, nel marzo 2023, ha nuovamente votato a favore del documento che proponeva l’introduzione di celebrazioni di benedizione per coppie dello stesso sesso e per divorziati risposati, una delle iniziative più controverse del Cammino Sinodale.
Oggi monsignor Würtz assume la diocesi di Eichstätt, suffraganea dell’arcidiocesi di Bamberga, fondata a metà dell’VIII secolo e che ha come patrono san Willibaldo. Attualmente conta 334.517 cattolici, distribuiti in 253 parrocchie, organizzate in 74 unità pastorali e otto decanati.
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Immagine di Andreas Schwarzkopf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Satira
Scomuniche, la grande profondità teologica della TV dei vescovi e del vostro 8 per mille
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