Geopolitica
La Nuland licenziata per far passare gli USA dalla russofobia alla sinofobia?
Un articolo del quotidiano russo Kommersant scritto dal suo editorialista Sergej Strokan lo scorso 8 marzo, intitolato «È questo il vero motivo per cui Victoria Nuland si è dimessa?» cercava di spiegare il siluramento di Victoria Nuland, grande ed eterna pupara neocon della geopolitica americana, dalla segreteria di Stato USA.
«Biden e Blinken hanno scelto un odiatore della Cina invece del loro capo russofobo» scrive il Kommersant per tentare di spiegare l’abbandono a sorpresa, il 5 marzo, della Nuland dalla carica di Sottosegretario di Stato, dove lei agiva come principale artefice della pianificazione della guerra contro la Russia. L’autore cita la nomina di Kurt Campbell, l’ex coordinatore del Consiglio di Sicurezza Nazionale per l’Asia del governo di Obama, che aveva sostituito Wendy Sherman come vice segretario di Stato dopo che questa si era ritirata nel luglio 2023.
Strokan nota che la Nuland aveva preso il posto della Sherman temporaneamente e ampiamente si prevedeva che sarebbe stato nominato in modo permanente, ma Blinken ha scelto Campbell nel novembre 2023, con la conferma del Senato il 6 febbraio 2024.
«La scelta di Kurt Campbell da parte del presidente Biden segnala il desiderio di continuare gli sforzi iniziati dai suoi predecessori decenni fa per spostare il focus della politica estera statunitense sulla Cina come la principale sfida che l’America dovrà affrontare in futuro» aveva scritto l’agenzia AP.
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«Kurt Campbell ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del Pivot to Asia [«perno verso l’Asia», ndr] del presidente Barack Obama nella strategia indo-pacifica del presidente Biden», ha detto al Kommersant Yuri Tavrovskij, presidente del consiglio di esperti del Comitato russo-cinese per l’amicizia, la pace e lo sviluppo.
«In termini pratici, è stato particolarmente attivo nella creazione del blocco militare anticinese AUKUS (Australia, Regno Unito e Stati Uniti) e nel rafforzamento della componente militare del gruppo QUAD (Dialogo quadrilaterale sulla sicurezza: Australia, India, Cina, Stati Uniti e Giappone)» ha detto Tavrovsky.
«La nomina di Campbell al secondo posto più alto nel Dipartimento di Stato dimostra la linea a lungo termine della Casa Bianca nel contenere la Cina, nonostante parole e gesti che sembrano un desiderio di riconciliazione» scrive Kommersant, che cita la dichiarazione di Tavrovskij secondo cui «il secondo posto nel Dipartimento di Stato non è andato al più grande odiatore della Russia, ma al più grande odiatore della Cina».
Washington ha davvero sostituito la russofobia con la sinofobia? Se sì, significa che la guerra in Europa – nonostante le minacce di Macron e le preconizzazioni sempre più grottesche dei vari ministri camerieri NATO – può essere evitata?
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Immagine di Brooking Institution via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
«L’ordine basato sulle regole» non era reale: ora siamo nell’era della fantasia geopolitica imperiale. Cosa accadrà al mondo e all’Italia?
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Geopolitica
Putin mette un prezzo alla Groenlandia
Il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin ha parlato della questione della Groenlandia, entrata definitivamente nelle mire espansionistiche di Washington.
«Questo non ci riguarda di certo», ha dichiarato mercoledì il presidente russo Vladimir Putin, in un momento in cui l’attenzione dell’Occidente sembra essere tutta concentrata sui progetti del presidente Trump sulla Groenlandia. «Penso che risolveranno la questione tra loro».
Putin ha riconosciuto che alla fine saranno gli Stati Uniti e la Danimarca a dover risolvere la questione, ma ha accennato in modo interessante che le sue simpatie potrebbero essere per la posizione statunitense, dato che ha proposto come modello per la risoluzione della controversia la storica acquisizione dell’Alaska da parte degli Stati Uniti . Putin ha quindi prodotto un rapido calcolo, invero assia convincente.
Dopo aver preso le distanze dalla disputa e dallo stallo all’interno della NATO, il presidente russo ha alcuni consigli di mediazione durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale a Mosca, da lui presieduta, spiegando che la Russia ha esperienza nella vendita di territori artici agli Stati Uniti, ricordando che l’Impero russo vendette la vasta e ricca penisola dell’Alaska per 7,2 milioni di dollari nel 1863 .
Putin does math:
Regarding Greenland… well, this doesn’t concern us at all—what happens with Greenland.
But we do have experience in resolving similar issues with the United States in the 19th century, I believe in 1867. As we know, Russia sold Alaska, and the United States… pic.twitter.com/BF8sHjYmwg
— Clash Report (@clashreport) January 21, 2026
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«Ai prezzi attuali, tenendo conto dell’inflazione degli ultimi decenni, questa somma equivale a circa 158 milioni di dollari» ha dichiarato Putin, aggiungendo che, dato che la Groenlandia è un po’ più grande dell’Alaska, un accordo simile avrebbe comportato un prezzo di vendita della Groenlandia compreso tra i 200 e i 250 milioni di dollari.
Considerando il valore relativo dell’oro all’epoca, ha affermato che la valutazione effettiva potrebbe essere aumentata fino a «probabilmente circa 1 miliardo di dollari». «Beh, penso che gli Stati Uniti possano permettersi una tale somma» ha chiosato Putin.
Riguardo agli aspetti politici, pur sottolineando che Mosca non ha alcun interesse a entrare in questa disputa puramente occidentale, ha affermato : «Tra l’altro, la Danimarca ha sempre trattato la Groenlandia come una colonia ed è stata piuttosto dura, se non crudele, nei suoi confronti . Ma questa è una questione completamente diversa, e quasi nessuno è interessato ora».
Questo attacco tempestivo alla Danimarca è arrivato in un contesto in cui Mosca era da tempo irritata nei confronti del piccolo Paese nordico per il suo ruolo sproporzionato nel sostenere l’Ucraina, ospitando addirittura un programma pilota e inviando jet da combattimento.
Il presidente russo ha anche fatto un breve e molto interessante riferimento all’acquisizione delle Isole Vergini americane: di fatto la Danimarca aveva venduto le Isole Vergini americane a Washington nel 1917 in cambio del riconoscimento della proprietà della Groenlandia.
È più probabile che la Russia apprezzi questa dimostrazione di disunione all’interno dell’alleanza atlantica. «Mosca ha assistito con gioia all’ampliamento della frattura tra Washington e l’Europa, dovuta alla spinta del presidente americano Donald Trump ad acquisire la Groenlandia, anche se le sue mosse potrebbero avere ripercussioni sulla Russia, che ha già una forte presenza nell’Artico» scrive l’agenzia Reuters.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
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