Pensiero
La menzogna della teoria dell’evoluzione: un libro per capire
Per i tipi delle Edizioni Piane è uscito un nuovo libro per orientarsi riguardo la fallacia della teoria dell’evoluzione, immane e contraddittoria menzogna ancora inflitta ai nostri figli a tutti i livelli delle scuole dell’obbligo. Si tratta di L’evoluzione in 100 domande e risposte di Dominique Tassot, un esperto del rapporto tra scienza e rivelazione.
Come scrive l’autore, «trasformando la visione che l’uomo ha di se stesso, e in particolare delle sue origini, l’evoluzione ha avuto ripercussioni su ogni aspetto delle nostre società. Ha dettato le grandi scelte delle ideologie politiche del XX secolo ed è servita da giustificazione tanto al liberismo economico che al collettivismo, entrambi attivi ancora oggi, con i loro eccessi e la conseguente disumanizzazione delle società».
Renovatio 21 ha intervistato il traduttore italiano dell’opera, Roberto Bonato, di cui in passato abbiamo pubblicato altri interventi e traduzioni.
Dottor Bonato, può raccontarci chi è l’autore del libro?
Dominique Tassot lo racconta nell’Introduzione: lui è un puro prodotto dell’educazione laïque et républicaine, un allievo dell’Ecôle des Mines, quella che in Francia forma dai tempi napoleonici l’élite ingegneristica nei campi della geologia, della fisica e della chimica: un po’ l’equivalente dei nostri politecnici.
Di estrazione cattolica, in gioventù subisce il fascino di Teilhard de Chardin e della sua «sintesi» tra la teoria dell’evoluzione e un fumoso misticismo pseudo-cristiano che vede in Cristo il «punto Omega» di un’evoluzione umana in perpetuo divenire.
In apparenza, tutto era in ordine, con scienza e fede a dividersi il campo della verità in ambiti ben delineati e incomunicabili. La fede, quello della realtà intima o psicologica (oggi diremmo del «benessere interiore»); la scienza ad occuparsi delle cose serie, delle verità oggettive: la traiettoria del tipico cattolico «adulto». Ma un giorno si imbatte in un libro dal titolo strano: L’evoluzione regressiva. Un testo che osa mettere in discussione il totem intoccabile della scienza moderna: la teoria dell’evoluzione. Scopre così che un certo numero di scienziati ha, da sempre, avanzato ottimi argomenti che smentiscono le affermazioni principali della teoria dell’evoluzione. Tassot non ha fatto che andare in fondo al ragionamento: se le basi di questa famosa teoria sono così traballanti, cos’è che la tiene in piedi?
La risposta è semplice, ma tremenda: l’odio per la Verità, l’odio per il dogma che ci rivela dalle pagine della Bibbia che siamo figli di un’Intelligenza Infinita, dell’Amore Infinito, e non del movimento casuale della materia che si sarebbe auto-organizzata o, ancora più assurdo, auto-creata.
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Per quali ragioni può essersi affermata la teoria dell’evoluzione?
Da un punto di vista storico, è bene ricordare qual era il contesto storico e sociale nel quale Darwin propose la sua teoria. Tanto il rapace capitalismo imperialista inglese (e francese, belga, tedesco, etc.), quanto il nascente socialismo, avevano bisogno di un paradigma intellettuale che giustificasse i loro peggiori eccessi, e che quindi potesse sbarazzarsi di diciotto secoli di morale cristiana.
L’uno e l’altro lo trovarono nella «lotta per la sopravvivenza»: perché se è questa la legge universale del progresso biologico, allora ogni mezzo diventa lecito (di più: inevitabile) per fare trionfare l’interesse superiore del «progresso della specie». Specie che, di volta in volta, sarà quella del laborioso colono inglese sul «primitivo» autoctono; quella del rispettabile borghese sull’analfabeta e malaticcio miserabile che affolla gli slums industriali che ha contribuito a creare; quella del forte proletario russo sull’imbelle capitalista sfruttatore e parassitario; o quella che, passando per il superuomo di Nietzsche, Hitler identificò nell’ariano germanico del suo Kampf (la lotta, per l’appunto) per lo «spazio vitale».
Non è un caso che, come documenta Tassot, Marx avesse chiesto a Darwin di scrivere la prefazione al Capitale (offerta che Darwin educatamente declinò), né che il primo libro del quale le Guardie Rosse cinesi imponessero la lettura nei villaggi occupati non fosse il Libro Rosso di Mao, ma L’origine delle specie. Nel mondo ottocentesco inebriato dai successi tecnologici dovuti alle nuove scoperte scientifiche, la teoria dell’evoluzione ne usurpò linguaggio e credibilità.
Ancora oggi la teoria dell’evoluzione è l’ampio paravento dietro al quale i padroni del discorso nascondono le loro mire inconfessabili, e la foglia di fico che copre le vergogne degli utili idioti al loro servizio: da quelli che difendono il diritto di fare a pezzi un bambino nel ventre della madre (il «grumo di cellule» è l’ultima metamorfosi linguistica della teoria – falsa – della «ricapitolazione evolutiva» attraverso la quale passerebbe il feto umano durante il suo sviluppo) a quelli che pensano che l’essere umano, animale come un altro, non valga di più di una mucca d’allevamento, e quindi vorrebbero obbligarlo a mangiare insetti, o, meglio ancora, a togliere il disturbo dalla faccia della terra: come per tutte le teorie false, se ne può trarre ogni sorta di conclusioni assurde.
Più in generale, penso che la sintesi più onesta del motivo principale all’origine del trionfo (molto più «mediatico» che scientifico) della teoria dell’evoluzione si trovi nel libro di uno dei suoi sostenitori più fanatici: L’orologiaio cieco del biologo Richard Dawkins, laddove questi afferma molto candidamente che la teoria dell’evoluzione ha fornito la giustificazione intellettuale che gli atei stavano aspettando.
Per la prima volta nella storia, sostenere che l’universo, quale l’esperienza e la vera scienza ce lo rivelano, sia frutto del caso, diventava intellettualmente rispettabile. Meglio: sofisticato e alla moda. Come direbbe Chesterton, lungi dall’essere un’idea nuova, la teoria dell’evoluzione è l’ennesimo, vecchio errore. Vecchio almeno di un paio di millenni: il materialista Epicuro ne parlava già intorno al III secolo a.C.
Ed esattamente come Epicuro, una tale teoria serve un unico fine: quello di liberarsi della presenza ingombrante di Dio. Perché se siamo figli del caso, non dobbiamo rispondere delle nostre azioni a nessuno: non serviam.
Come dicevo: niente di nuovo, ma solo la monotona, ripetitiva cantilena, ma ahimé quanto efficace, dai tempi di Adamo ed Eva.
Quali sono gli argomenti che ci spingono a confutarla?
C’è l’imbarazzo della scelta, e uno dei meriti del libro è quello di fornirne un elenco, implacabile quanto inoppugnabile, in tutti i campi, dalla fisica, alla paleontologia, alla teologia.
Per esempio: i famosi fossili dai quali Darwin aspettava ansiosamente la conferma dell’esistenza di anelli di congiunzione tra le specie, costituivano già ai suoi occhi un grosso ostacolo alla sua teoria, come ammetteva nella sua corrispondenza privata. I reperti disponibili ai suoi tempi raccontavano sempre una e una sola cosa: gli animali, anche quelli estinti, apparivano tutti perfettamente funzionanti, estremamente sofisticati, senza «mezze ali» o «proto-organi» che attestassero il passaggio attraverso remote fasi intermedie tra una specie e l’altra.
Darwin ne traeva la conclusione che all’epoca non si disponesse ancora di un numero sufficiente di testimonianze fossili. Sono passati 160 anni, e dei fossili delle forme di transizione continua a non trovarsi traccia. Questo è un fatto talmente incontrovertibile nell’ambito della paleontologia, che i rinomati evoluzionisti Jay Gould e Eldredge sono arrivati a formulare la teoria dell’evoluzione saltazionista o degli equilibri punteggiati: visto che dell’evoluzione non si trova traccia, significa che l’evoluzione avviene «a salti», per «botte di evoluzione», avvenute su tempi brevissimi, su popolazioni animali talmente ristrette, da non lasciare (guarda caso!) alcuna traccia documentata dal registro fossile.
Tutto molto scientifico. Come direbbe qualcuno: se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti.
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Personalmente ricordo la mia modestissima, quanto tutt’ora inevasa, obiezione di studente prima al liceo, poi all’università, infine alla scuola di dottorato: com’è possibile che il secondo principio della termodinamica (anche noto come principio di entropia, o di Carnot), il principio più solido, più universalmente confermato di tutta la fisica, quello che ci insegna che ogni sistema naturale tende inevitabilmente verso uno stato di disordine progressivo, e che la teoria dell’evoluzione, quella che ci dice esattamente il contrario, ossia che il movimento aleatorio di atomi su durate sterminate di tempo produca ordine, organizzazione e informazione altamente strutturata, siano entrambi veri? Risposta: non è possibile.
Chieda pure a qualsiasi scienziato, o professore di scienze del liceo: immancabilmente bofonchierà qualcosa sui «sistemi aperti», e poi cambierà discorso. La realtà, ostinata, ci ripete sempre la stessa cosa, quella che le leggi della fisica formalizzano: il caos non produce l’ordine, checché ne dicano certi muratori in grembiule. O, come direbbe Tassot, il tempo non è causa di alcunché.
La teoria dell’evoluzione è incompatibile, prima ancora che con la fede cattolica, con la scienza empirica stessa.
A essere un po’ pedanti, si potrebbe dire che la teoria dell’evoluzione non può essere confutata, per il semplice motivo che non è scientifica nel senso popperiano del termine, ossia falsificabile. Ed è normale che sia così, perché Tassot mostra efficacemente in un altro suo libro che ho tradotto tempo fa (Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza) che la teoria dell’evoluzione nasce molto prima di Darwin nel mondo della filosofia, della letteratura e dell’ideologia anti-cristiana: non è altro che la versione pseudo-scientifica del vecchio mito del progresso, quello che postula che ciò che viene «dopo» è necessariamente meglio di quello che c’era «prima».
Darwin le ha solo fornito una veste e una rispettabilità scientifica. E infatti questa favola per adulti, come ebbe a definirla il biologo Jean Rostand, poggia, non tanto su prove scientifiche, ma su narrazioni, veri e propri «miti» o «icone» che ormai hanno colonizzato l’immaginario collettivo: dalle falene di Manchester ai moscerini della frutta di Lansky; dalla sequenza evolutiva della balena o del cavallo, al collo della giraffa; dai batteri che «evolvono» per sopravvivere agli antibiotici, alla celeberrima sequenza che va dalla saltellante scimmietta Lucy al muscoloso homo sapiens.
Il tutto confondendo allegramente fenomeni accertati come adattamento e selezione, con il concetto totalmente ipotetico di evoluzione, estrapolando su durate di tempo sterminate fenomeni mai constatati su scala ridotta, avvitandosi in ragionamenti circolari nei quali si postula il fenomeno stesso che si dovrebbe dimostrare, o semplicemente inventando di sana pianta dati inesistenti, come accadde con i disegni di Haeckel sulla ricapitolazione evolutiva dell’embrione o frodi famose come quella del pitecantropo e dell’uomo di Java.
In cosa il pensiero del Tassot si distingue dagli altri?
Tassot non ha nessuna geniale, originalissima «sintesi» da proporre per «riconciliare scienza e fede». Perché, se per «scienza» si intende il Darwinismo, la fede cristiana non ha nessun bisogno di riconciliarsi con una falsità, tutt’altro.
Tassot non fa altro che ricordare e difendere la dottrina cattolica tradizionale sulla Creazione, quale è narrata nei primi capitoli della Genesi, e quale è costantemente confermata dall’esperienza empirica, che parla di specie stabili (per quanto non immutabili, anzi, talmente sofisticate da potersi adattare e differenziare rispetto a mutate condizioni ambientali), create per atto soprannaturale da un Creatore infinitamente intelligente, potente e amorevole.
Se c’è una particolarità di Tassot, è quella di avere la capacità, in quanto ingegnere e dottore in filosofia alla Sorbona, di analizzare il problema da tutte le angolazioni, e, nel corso degli anni, di aver saputo radunare attorno a sé e alla sua rivista Le Cep un gruppo di scienziati, storici e filosofi che combattono la stessa battaglia per la Verità. A questo unisce la verve del conferenziere consumato, capace di vivacizzare argomenti inoppugnabili con aneddoti storici, con un effetto di grande efficacia pedagogica.
L’evoluzione in 100 domande e risposte, strutturato in 10 capitoli che affrontano altrettanti aspetti del problema, è la sintesi di anni di lavoro e di contributi, e l’apparato bibliografico sarà utilissimo per approfondire i numerosi temi che per forza di cose possono essere affrontati, per quanto rigorosamente, solo per sommi capi.
Tassot si distingue per coerenza e onestà intellettuale anche dalla grande maggioranza degli scienziati «credenti»: quelli che, pur di salvare la propria rispettabilità di «scienziati seri» all’interno di istituzioni che pretendono fede assoluta nell’idolo evoluzionistico, ad esso devono inchinarsi, più o meno sinceramente, e dire che sì, che la teoria dell’evoluzione è vera, ma che tutte le sue innumerevoli contraddizioni sono risolte da un Dio che alla fine tira le fila dell’universo. Dicono di voler «conciliare scienza e fede», ma in realtà non fanno che stravolgere l’una e tradire l’altra, perché nel tentativo di salvare una teoria tanto mediaticamente trionfante, quanto scientificamente fallimentare, questi scienziati «concilianti» devono annacquare, «demitizzare» a tal punto la Rivelazione biblica e secoli di Tradizione, da rendere entrambe irrilevanti.
Come si evince dalla corrispondenza personale di padri dell’evoluzione come Darwin, Lyell, Huxley, Galton, essi vedevano in questo tipo di accomodamento teista all’evoluzionismo il loro alleato più prezioso, perché erano consapevoli che un Dio «evolutore» era perfettamente innocuo e funzionale alla loro agenda ideologica: il nemico da abbattere, ossia da sradicare dalle coscienze, era il Dio della Genesi, quello che si interessa alla sua creatura dal primo istante della sua esistenza terrena fino all’ultimo (e oltre), quello che crea l’universo intero per l’uomo.
A 160 anni dall’inizio ufficiale di questo attacco, possiamo ben dire: missione compiuta. Purtroppo.
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Oltre a quelle di Tassot, vi sono altre forme di opposizione alla teoria dell’evoluzione? Di recente contro di essa si sono mossi anche gli informatici…
Immagino che lei stia parlando del lavoro di William Dembsky. In quanto informatico, lo trovo estremamente interessante. Si tratta di una formalizzazione del concetto di «complessità irriducibile» introdotto per la prima volta da Michael Behe. L’esempio che si usa in questi casi è quello della trappola per topi, un congegno per il quale esiste un numero minimo di componenti indispensabili per svolgere la funzione, al di sotto del quale non si ha più una trappola: formaggio, molla, la barra che cala sul topo, etc.
Se UNA SOLA viene a mancare, o è incompleta, il resto della struttura è perfettamente inutile. Fuor di metafora in ambito biologico: il reticolo intricatissimo della retina umana non serve a nulla, se al termine delle connessioni neurali dell’occhio non esistessero aree dedicate della corteccia cerebrale, infinitamente più complesse, che possano decodificare i segnali inviati.
Le due componenti avrebbero dovuto evolvere parallelamente, per milioni di anni, senza alcuna utilità, oppure servendo a fare tutt’altro (ai tempi del mio liceo il concetto alla moda era serendipicità) fino al momento fatidico nel quale si sarebbero collegate (sempre per puro caso) e, che combinazione! Ecco servita la visione.
La teoria dell’evoluzione, anche nella sua incarnazione moderna del neo-darwinismo, che vede nelle mutazioni aleatorie del codice genetico il motore dell’evoluzione, non ha la minima risposta a questo tipo di problemi, se non l’ennesimo mito: quello che dice che quanto è impossibile su un tempo a scala umana, diventa «praticamente certo» su durate di tempo «infinite» (non proprio: miliardi e miliardi di anni). La prova? Inesistente.
Il lavoro di Dembsky è fondamentale perché si attacca al fulcro metafisico della questione, che è il superamento definitivo del paradigma riduzionista che in questo momento paralizza il progresso delle scienze, e che passa per l’introduzione dell’informazione come principio fisico fondamentale accanto a «massa» ed «energia».
Per tornare alla questione dell’opposizione al darwinismo, mi sembra che l’unica degna di nota della quale sono a conoscenza viene dal mondo americano: essenzialmente protestante, ma, ed è stata per me una rivelazione recente, anche da un certo mondo cattolico. Spiace dirlo, ma è una realtà che l’eresia protestante del sola scriptura, se da un lato è all’origine dell’estrema frammentazione di quel mondo in migliaia di denominations, paradossalmente ha preservato un’opposizione tenace ed efficace al dominio totale del pensiero evoluzionista, nel nome di un’adesione intransigente al significato letterale della Bibbia.
Invece, la fedeltà del popolo cattolico ai propri pastori, se lo ha protetto per secoli da ogni sorta di deviazione dottrinale, ha anche fatto sì che, quando la gerarchia ha vacillato di fronte all’avanzata delle armate darwiniste, esso fosse molto più permeabile agli insegnamenti spuri che ne sono derivati.
Negli USA la vicinanza, spesso antagonista o per lo meno «competitiva», con i protestanti, ha costretto i cattolici (per lo meno quelli che hanno ancora a cuore l’ortodossia) ad affrontarli sul loro stesso terreno della conoscenza e della fedeltà alle Sacre Scritture. Già da alcuni anni tanto io che Tassot collaboriamo con il Kolbe Center for the Study of Creation. Si tratta di un apostolato impegnato a ristabilire la verità cattolica sulle origini del mondo e della vita, che poco tempo fa ha prodotto la straordinaria serie di documentari Foundations Restored (disponibile con sottotitoli in italiano), un’opera monumentale che in 13 episodi analizza tutti gli aspetti della questione avvalendosi dei contributi di una ventina di esperti in fisica, chimica, biologia, teologia, storia, filosofia: il tutto alla luce degli insegnamenti delle Scritture e della Tradizione della Chiesa cattolica.
Dettaglio toccante: il fondatore, Hugh Owen, è il figlio convertito al cattolicesimo di Sir David Owen, politico inglese a suo tempo attivo propugnatore di politiche eugenetiche, già primo Segretario Generale dell’International Planned Parenthood Federation. Per quanto minoritaria, si, la resistenza esiste, anche cattolica, e si sta organizzando.
Quando essa è penetrata davvero nell’istruzione pubblica? Ci sono forme di resistenza all’interno di essa?
Non si può resistere a qualcosa che non si percepisce nemmeno più come un problema.
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Fino a che punto le scuole sono state invase dal darwinismo? È possibile esonerare il proprio figlio dalle ore di lezione in cui viene impartito agli studenti?
Vivo in Francia ormai da 20 anni, ammetto di conoscere poco la situazione attuale della scuola pubblica italiana, che però immagino non molto diversa da quella francese, della quale eredita l’origine laïque. Penso che poco sia cambiato in Italia dai tempi nei quali, alle medie come al liceo, mi sono ritrovato a studiare la teoria dell’ontogenesi di Haeckel (il primo traduttore di Darwin in tedesco), quella secondo la quale un embrione umano, durante il suo sviluppo fetale, «ricapitola» tutte le fasi della sua storia evolutiva, passando attraverso una fase «pesce», «rettile», etc.
Questa teoria, screditatissima da almeno un secolo, come è ben documentato nel libro, era ancora presentata nella scuola media e superiore italiana degli anni ‘80 come una delle «prove» più convincenti della validità della teoria dell’evoluzione, e i disegnini inventati di sana pianta da Haeckel occupavano un paio di pagine del mio testo di scienze: poco importa che siano una frode conclamata riconosciuta da tempo.
Ma non è un problema solo italiano: nel 2017 Jonathan Wells ha intitolato il suo libro Zombie Science proprio in relazione ai famigerati disegni: come uno zombie che non vuol saperne di morire, questi disegni fraudolenti continuano ad infestare i libri di scienze.
Il tutto accanto al paragrafo sull’ennesimo mito della vulgata evoluzionista, quello degli “organi vestigiali”, come l’appendice o le tonsille, che non sarebbero che rimasugli di organi del passato dimenticati lì dall’evoluzione, inutili se non dannosi. Ma se di organi vestigiali se ne annoveravano un centinaio agli inizi del ‘900, attualmente si contano sulle dita di una mano, perché di tutti gli altri nel frattempo si sono scoperte funzioni e utilità, e tutto porta a ritenere che non ce ne sia nessuno.
È la dimostrazione che la teoria dell’evoluzione rappresenta un vero e proprio ostacolo alla scienza, con gravi ricadute per esempio in ambito medico. Perché nel frattempo si è scoperto che l’infiammazione delle tonsille è sintomo di problemi di sviluppo della mandibola indotti dall’eccesso di cibi molli, e che l’appendice non è affatto un rumine atrofizzato, ma una vitale riserva di batteri, utilissima per ri-colonizzare l’intestino dopo un problema digestivo o una malattia che ne avesse compromessa la flora, con buona pace per le migliaia di ablazioni «preventive» effettuate per decenni: solo uno dei tanti esempi delle conseguenze deleterie molto concrete dell’orgoglioso accecamento indotto da questa teoria, che ci fa ritenere inutile qualcosa che semplicemente non comprendiamo ancora.
A proposito, a più di 150 anni dall’Origine delle Specie, mi saprebbe citare una sola invenzione, una sola previsione utile che la teoria evoluzionista avrebbe apportato al genere umano?
Non mi risulta che le lezioni di darwinismo possano essere rifiutate, ma ritengo che il modo più efficace di combatterlo sarebbe quello di presentarlo in classe nel modo più scientifico e intellettualmente onesto possibile (come raccomandava Humani generis), comprese le ideologie mortifere e devastanti che ha contribuito a ispirare: comunismo, nazismo, eugenismo, cultura della morte abortista ed eutanasica. Ed è proprio per questo che ho voluto tradurre in italiano il libro di Tassot, che è concepito principalmente come un sussidio per studenti ed educatori cattolici.
Perché questo è il nodo del problema: i cattolici, preti e laici, devono riprendere coscienza dell’insegnamento perenne della Chiesa su questi temi, e proclamarlo senza complessi di inferiorità che non hanno alcuna ragione di sussistere: L’evoluzione in 100 domande e risposte e Foundations Restored sono lì per ricordarlo.
Come stupirsi se i giovani «perdono la fede» all’adolescenza? Non è forse a quell’età che a scuola imparano che la «scienza ci insegna che la teoria dell’evoluzione spiega le origini dell’uomo»? Non è forse a quell’età che il prof di religione (quando c’è) spiega tutto gongolante che sì, Dio ha detto delle cose vere «in un certo senso» all’inizio della Bibbia, ma voleva dire altro, o forse è Mosè che, poverino, non era abbastanza «evoluto» per capire, anzi no, Mosè è un personaggio mitico, o «composito», sono i rabbini durante la cattività babilonese che hanno inventato delle storie per ingannare il tempo, ma in ogni caso poco importa, perché si tratta di storie buone e giuste, «ispirate», e a noi cattolici adulti non importa tanto il «come», ma il «perché».
C’è veramente da stupirsi se un giovane, con il bisogno vitale di Verità e di Assoluto che solo un adolescente può avere, trarrà da tale insegnamento ondivago e contraddittorio la conclusione che, siccome i primissimi capitoli della Bibbia sono, nel migliore dei casi, un mito, e nel peggiore una presa in giro, forse lo sia anche tutto il resto, Incarnazione, Passione, Morte, Resurrezione e Transustanziazione comprese?
E che per le cose «vere» ci si possa fidare solo della Scienza.
Quella che insegna che un embrione umano è solo una specie di girino, che veniamo dal caso, e che i comportamenti omosessuali sono normali, e infatti «lo fanno anche le scimmie»?
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Qual è il quadro generale dell’antievoluzionismo?
È un argomento vasto al quale Tassot dedica tutto un capitolo del libro, nel quale traccia brevemente la storia dell’opposizione tanto religiosa quanto puramente scientifica alla teoria. Direi che attualmente ci sono due correnti principali. Da un lato quella del Disegno Intelligente, o Intelligent Design, che accoglie l’evoluzione come un fatto accertato, ma che, di fronte alle insanabili contraddizioni teoriche, e alla mancanza delle evidenze empiriche, evoca l’azione di un Dio che interverrebbe costantemente a forza di miracoli per «dirigere» l’evoluzione là dove, lasciata a se stessa, non andrebbe mai. È una corrente che ha gioco facile nell’indicare tutto quello che non funziona nel darwinismo, ma che pare ancora intenta a salvare le apparenze di una spiegazione puramente naturalista (per quanto guidata da Dio «da lontano»), dell’origine della vita, l’unica ormai comprensibile dal mondo moderno.
L’altra è quella del creazionismo «classico», che riconosce che i primi capitoli della Genesi descrivono in modo succinto, ma esatto, le fasi della creazione del mondo, che procedono da altrettanti atti soprannaturali del Dio Creatore che ha voluto rivelarSi, e rivelare l’origine dell’uomo senza finzioni né «allegorie». Ed è questa la posizione pressoché universale della Tradizione Cattolica, e di tutti i padri della Chiesa: Sant’Agostino compreso, proprio quello che tanto a sproposito viene arruolato, insieme alle sue «cause seminali», nei ranghi degli evoluzionisti. E questa è la posizione di Tassot.
Purtroppo si tratta di una posizione che viene spesso irrisa come ingenua o ispirata dal «letteralismo protestante»: come se il povero Mosè, un tipo capace di guidare un milione di persone nel deserto per 40 anni, non fosse in grado di afferrare concetti come «nato da una scimmia» o «milione di anni», mentre noi, suoi evolutissimi pronipoti debitamente istruiti dai documentari di Piero Angela, avessimo capito che i primi capitoli della Genesi non sono che un’allegoria, un racconto morale tipo Mille e una notte.
Eppure è a questa visione che dobbiamo il paradigma culturale che ha reso possibile la nascita della scienza, quella vera, nel mondo occidentale. Perché se altre culture hanno accumulato conoscenze ed osservazioni empiriche e soluzioni tecniche puntuali, è solo nell’Occidente irrigato dalla confluenza tra la nozione ebraica di Creazione con quelle di lex romana e di logos greco, che la scienza moderna è stata resa possibile: il mondo non è governato dai moti casuali ed imprevedibili della materia, né dai capricci di divinità riottose, ma è opera di un Creatore, che se ne cura fin dall’inizio continuamente, la cui infinita intelligenza traspare nella mirabile armonia di leggi regolari e conoscibili, pallido ma esatto riflesso della Sua gloria infinita.
Qual è lo stato dell’antievoluzionismo in Italia?
A mia conoscenza, si tratta di opposizioni isolate e assolutamente minoritarie. Esistono le lodevoli eccezioni rappresentate da intellettuali come Giuseppe Sermonti, autore del coraggioso Dimenticare Darwin, e tutta l’opera meritevole di padre Alberto Strumia.
Come in Francia, il paradigma evoluzionista è talmente penetrato nella cultura, tanto a livello accademico che popolare, da essere ormai implicito, e quindi invisibile. Si pensi solo a quando in una discussione si evoca l’Homo sapiens, o il Neanderthal, o si parla di «cervello rettiliano».
Io stesso ho conosciuto per caso l’opera di Tassot in Francia, in età relativamente avanzata, e non avevo nemmeno mai potuto concepire che esistesse un’opposizione fondata a quanto a scuola il mio insegnante di scienze mi presentava come una grande conquista dello spirito umano, e quello di religione come salutare lezione di (falsa) umiltà: sapere che siamo solo delle scimmie senza peli.
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La chiesa postconciliare ha oramai accettato la storia dell’uomo derivante dalla scimmia?
Nel quartiere dove vivo, a Nizza, dopo l’attentato del 14 luglio 2016, il prete di un’importante chiesa situata a due passi dal luogo del massacro ha raccolto dei fondi per «offrire a Dio» un nuovo portale. Risultato: vi figurano due orrendi scimmioni che si scambiano una mela. Incurante del fatto che il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che i nostri due progenitori, Adamo ed Eva, furono creati perfetti, in stato di grazia, con i doni dell’immortalità, dell’impassibilità, dell’integrità e della scienza infusa, come da millenaria Tradizione di Dottori, Confessori e Martiri (oltre che di un numero sterminato di santi preti), il parroco non ha trovato nulla da eccepire a che fossero raffigurati secondo una vulgata pseudo-scientifica ispirata da un naturalista inglese ateo e ferocemente anti-religioso, che contraddice platealmente il buon senso cattolico, prima ancora che la fede.
Direi che è un esempio che riassume bene la situazione della Chiesa su questo fronte: una debacle totale, una ritirata disordinata nelle retrovie dell’evoluzionismo teista, con effetti che sarebbero grotteschi, se non fossero blasfemi. È importante sottolineare che l’ultimo pronunciamento al più alto grado di autorità del Magistero cattolico sull’argomento fu quello di Humani Generis (1950), che si limita ad autorizzare la «discussione» sulle origini dell’uomo, ma giustamente impone di non presentare mai l’evoluzione come un fatto accertato, e raccomanda agli insegnanti cattolici, sotto pena di peccato grave, di non mancare di segnalarne i punti incompatibili con la dottrina.
Ricordo che prima di Humanae Vitae, anche Paolo VI aprì un «periodo di discussione» durante il quale era permesso per un cattolico dibattere sulla liceità della contraccezione: e sappiamo come quel periodo si è concluso. Il resto, ovvero le dichiarazioni di papi (o dei loro collaboratori) personalmente convinti, come la stragrande maggioranza del clero attuale, che la scienza abbia accertato oltre ogni margine di dubbio la realtà dell’evoluzione, non sono assolutamente vincolanti, e non faranno che dimostrare alle future generazioni di storici della Chiesa a che punto in questi tempi oscuri le mistificazioni di questa vasta impostura intellettuale saranno riuscite a confondere anche i gradi più elevati della gerarchia cattolica.
La storia della famosa dichiarazione di Giovanni Paolo II sull’evoluzione «più che un’ipotesi» (che il Papa non scrisse di suo pugno, e che probabilmente neanche lesse) è molto istruttiva in questo senso, e meriterà un capitolo a parte, forse proprio dalle colonne di Renovatio 21.
D’altra parte, già nel 1907, nella Pascendi Dominici Gregis, il nostro conterraneo San Pio X, che univa il buon senso del parroco di campagna alla chiaroveggenza di un profeta dell’Antico Testamento, nel denunciare il modernismo aveva fatto «nomi e cognomi»:
«È lor [dei modernisti, ndr] principio generale che in una religione vivente tutto debba essere mutevole e mutarsi di fatto. Di qui fanno passo a quella che è delle principali fra le loro dottrine, vogliam dire all’evoluzione».
Ecco quella che mi sembra una buona definizione del modernismo: la teoria dell’evoluzione applicata alla teologia.
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Pensiero
Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
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Pensiero
L’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
Renovatio 21 pubblica la trascrizione del discorso di Tucker Carlson tenuto durante il suo recente podcast sulla situazione mondiale. La riflessione sull’identità di scopo tra l’agenda climatica e la guerra merita una grande riflessione, così come tanti altri punti toccati dal popolare giornalista.
Non vogliamo essere cinici, ma a volte capita che forse stiamo parlando delle cose sbagliate. Intendiamo dire che quando accade un evento di grande rilevanza e tutti i media parlano di un suo aspetto, e di solito anche noi facciamo parte di quel gruppo, con un certo imbarazzo, a un certo punto bisogna chiedersi: «Hmm, non è che la cosa di cui stiamo parlando non sia la più importante? Non è che ne stiamo parlando o che veniamo indotti a parlarne di proposito?».
Voglio dire, ripeto, non voglio sembrare un complottista, ma è possibile che succeda. Ed ecco un esempio concreto. Si tratta dello Stretto di Ormuzzo . Abbiamo realizzato diverse trasmissioni sullo Stretto di Ormuzzo. Lo Stretto di Ormuzzoè ovviamente di fondamentale importanza. È la via d’acqua, ormai famosa per essere all’estremità orientale del Golfo Persico, attraverso la quale transita gran parte dell’energia mondiale. L’Iran ha la costa più lunga lungo quello stretto. Ormai siamo tutti esperti di geografia.
E quindi ora sappiamo tutti che è essenziale mantenere aperta quella via navigabile, che poi curva sul Mar Rosso lungo la costa di un Paese chiamato Yemen, controllato quasi interamente da un gruppo chiamato Houthi. Le persone stanno ricevendo una formazione continua su questo argomento e perché è importante? È importante perché non si può estrarre petrolio dalla regione produttrice di petrolio più ricca del mondo se non si ha accesso attraverso quelle vie navigabili.
Direttamente da chi si affaccia sul Mar Rosso. Quindi, la discussione in corso… di nuovo, inclusa la discussione a cui abbiamo partecipato, riguarda come aprire lo Stretto di Ormuzzo, come far passare quel petrolio. Ma se ci pensiamo bene, è davvero questa la domanda più importante che emerge dalla guerra con l’Iran? Quindi una via navigabile, ovviamente, è intrinsecamente importante. D’altra parte, questo è un problema che si può risolvere molto rapidamente.
Se una via navigabile è bloccata, se un paese dice che non si può passare o che farà saltare in aria le petroliere, beh, si potrebbe raggiungere un accordo con quel Paese. E si potrebbe risolvere la questione in circa 10 minuti se tutte le parti fossero disposte a farlo. Ciò che è più difficile da risolvere è la distruzione delle infrastrutture energetiche, degli oleodotti, delle teste dei pozzi, ma soprattutto delle raffinerie.
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Una raffineria è l’impianto, la fabbrica, dove il petrolio greggio estratto dal sottosuolo viene trasformato in prodotti che si possono effettivamente utilizzare. E… la gente potrebbe non rendersi conto di quanto sia diverso il petrolio greggio dai prodotti raffinati che se ne ricavano. Dal petrolio greggio otteniamo, notoriamente, la benzina, il carburante per aerei, ovvero il cherosene. Arriviamo fino all’asfalto. Otteniamo il gasolio. E otteniamo anche molti degli elementi precursori per i fertilizzanti.
Quindi nessuna di queste cose proviene direttamente dal sottosuolo. Vengono prodotte. Da questa materia prima chiamata petrolio greggio. E vengono prodotte in impianti chiamati raffinerie. Quindi senza raffinerie, non si può davvero gestire una società. Non si può gestire un paese con il petrolio greggio,In realtà, con il petrolio greggio si può fare ben poco. Non si può nemmeno usarlo in un motore diesel. E questi funzionano con olio vegetale, ma non con il greggio, bisogna raffinarlo. Quindi le raffinerie sono l’anello più importante della catena che va dall’estrazione all’accensione delle luci in casa, al prendere un aereo o al mangiare cibo coltivato nella terra.
Il problema delle raffinerie è che non ce ne sono molte. Ci sono molti pozzi di petrolio e gas. In realtà, nessuno conosce il numero esatto. Ogni anno vengono perforati circa 70.000 nuovi pozzi di petrolio e gas in tutto il mondo. Solo negli Stati Uniti ci sono quasi un milione di pozzi di petrolio e gas attivi, ma le raffinerie, che sono assolutamente necessarie, sono un’altra questione. Quindi, quante raffinerie ci sono in tutto il mondo? Sulla Terra, in questo momento, conosciamo la risposta perché non è un numero molto elevato.
Ci sono in totale 825 raffinerie sul pianeta per una popolazione di 8,3 miliardi di persone. 825, quindi circa una raffineria ogni 10 milioni di persone. Una raffineria per ogni New York City, più due milioni. Quindi, quando si distrugge una raffineria, è un grosso problema perché una grande raffineria è incredibilmente costosa. 25 miliardi di dollari, per esempio, molto costosa da costruire e richiede molto tempo, potrebbero volerci più di 10 anni per costruire una grande raffineria.
Quindi, quando se ne distrugge una, si ha un effetto immediato e duraturo in un modo che la chiusura di uno stretto non può ottenere. Distruggere una raffineria è una cosa seria. E quindi, tenendo presente questo, viene da chiedersi cosa stia succedendo alle raffinerie. All’improvviso, vengono colpite dai nostri calcoli e potremmo sbagliarci, potremmo sottostimare, ma pensiamo che, ad oggi, sette raffinerie nel Golfo Persico siano state colpite, distrutte, danneggiate, chiuse.
Almeno per un po’, forse anche a lungo termine, finora in questa guerra, che non è nemmeno iniziata da un anno. Sette raffinerie. Quindi, se vi state chiedendo perché il diesel costa 650 dollari a livello nazionale e molto di più in altre parti del mondo, è per questo motivo. Colpisce le raffinerie, non solo nel Golfo Persico, ma anche in Russia, che produce circa il 7% del diesel mondiale.
E quindi, in che modo? Come aiuta esattamente? Anche in caso di guerra, si prenderebbe di mira una raffineria? Sarebbe la prima cosa da fare? Beh, è stata la prima cosa da fare in entrambi i conflitti. Abbiamo delle immagini, senza audio, ma giusto per farvele vedere, risalgono ai primissimi giorni della guerra con l’Iran. Siamo all’inizio di marzo, e questo è il risultato di un attacco di droni israeliani a una raffineria in Iran. Incredibile. Quindi scoppia la guerra.
Ci viene detto che questa guerra è un tentativo di fermare il programma nucleare iraniano perché sono a pochi minuti dal lanciare una bomba atomica su Miami. Ed è questo il punto. Si tratta solo di quel programma nucleare, che non accetteremo. Ma se è vero, perché gli israeliani, invece di colpire un impianto nucleare o assassinare altri fisici nucleari, come hanno fatto in Iran, perché colpire una raffineria? Hmm. Nessuno ha risposto a questa domanda perché quasi nessuno se l’è posta.
Perché il governo ucraino dovrebbe colpire le raffinerie russe proprio ora? Cosa che sta facendo, in tutta la Russia. A quanto pare il 60% della capacità di raffinazione russa è stata colpita e non sappiamo esattamente quanta sia stata disattivata in modo permanente o a breve termine, ma il 60% della loro capacità è stata colpita dagli ucraini.
Perché le raffinerie? Questo è il primo mistero. Il secondo mistero è: perché nessuno ne parla? Perché il problema di colpire una raffineria è che rilascia enormi quantità di CO2 nell’atmosfera. Ora, negli ultimi due anni, nessuno ha parlato delle emissioni di CO2. Nei 20 anni precedenti, ogni bambino di ogni ordine e grado nelle scuole americane ha imparato che la CO2 è un veleno e che sta aumentando la temperatura della Terra. E che la Florida sarà presto sott’acqua e che stiamo distruggendo il pianeta ogni volta che emettiamo CO2. All’improvviso, nessuno ne parla più. E non c’è niente che emetta CO2 in quantità maggiore, a nostra conoscenza, della distruzione delle infrastrutture energetiche.
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La distruzione del gasdotto Nord Stream da parte dell’amministrazione Biden, il gasdotto che collegava l’est all’ovest, dalla Russia all’Europa, è stata, a nostro avviso, la più grande emissione di CO2 di origine antropica nella storia dell’umanità. Eppure, nessuno ha detto una parola. Ad esempio, il Sierra Club, che è il gruppo ambientalista e l’organizzazione per il cambiamento climatico più finanziata degli Stati Uniti, con un budget di circa cento milioni di dollari, non ha detto una parola sulla distruzione del Nord Stream da parte dell’amministrazione Biden. Beh, è molto, molto curioso, se ci pensate.
Non hanno detto nulla nemmeno sulle bombe che gli Stati Uniti, sotto le amministrazioni Biden e Trump, hanno inviato a Israele, bombe da 2.000 libbre. Quanta CO2 emette una bomba da 2.000 libbre? Beh, lo sappiamo perché degli accademici di Londra l’hanno calcolato, hanno fatto i calcoli. Circa tre tonnellate metriche, quanto sono? Beh, sono tante. Infatti, sono più di tre volte le emissioni annuali di uno scaldabagno a gas medio in un’abitazione, se controlliamo.
Ora, perché il paragone tra una singola bomba da 2.000 libbre e Biden che ne ha inviate circa 14.000 a Israele, per eliminare Gaza, per commettere un genocidio a Gaza? Trump ne sta inviando 40.000 di questo tipo e molte altre, ma noi scegliamo solo la bomba da 2.000 libbre. Perché paragonarla a uno scaldabagno domestico?
Beh, perché il Sierra Club ha pubblicato innumerevoli comunicati stampa sugli scaldabagni domestici, sugli scaldabagni a gas, quelli che funzionano bene, che sono efficienti, e ha anche pagato un team di avvocati per assicurarsi che non possiate averne uno. E non solo scaldabagni a gas, ma cucine a gas, stufe a legna, praticamente qualsiasi elettrodomestico che vi piace e che sia efficace. Asciugatrici, lavatrici, secondo il Sierra Club, la nostra più grande organizzazione ambientalista, tutte queste attività rappresentano una minaccia per la Terra, perché emettono CO2.
Eppure, per qualche ragione, il Sierra Club, per quanto ne sappiamo, non ha mai menzionato le emissioni di CO2 derivanti da munizioni, bombardamenti o dalla distruzione di raffinerie. Non ne hanno mai parlato. Ora, perché? Viene da chiedersi se il movimento ambientalista, il movimento per il cambiamento climatico, che per due decenni è stato una sorta di ideologia dominante della classe dirigente, fosse davvero molto preoccupato. Se negli ultimi 20 anni vi è mai capitato di cenare con una signora benestante, magari con la moglie di un investitore di private equity, a un certo punto si sarebbe rivolta a voi con gli occhi languidi e avrebbe detto: «Sono molto preoccupata per il clima. Stiamo distruggendo questo pianeta con le nostre emissioni», e si sarebbe commossa. Lo pensavano davvero. Ma improvvisamente, non una parola sulle maggiori emissioni di CO2 della nostra vita, causate da questa guerra e dalla guerra in Ucraina.
Che strano. Possibile che non abbiano mai veramente considerato l’anidride carbonica un veleno? Perché, ovviamente, non è veleno. La respiriamo, la espiriamo tutto il giorno. Non è un veleno, e non l’hanno mai creduto veramente. Possibile che il vero fascino del movimento ambientalista risiedesse nei suoi effetti sul modo di vivere delle persone? Quindi, se ci pensate un attimo, cosa vi dicevano gli ambientalisti che avreste dovuto fare?
A cosa avreste dovuto rinunciare? Come avreste dovuto cambiare la vostra vita per salvare il pianeta che voi, da soli, avevate distrutto? Non la Cina, il più grande emettitore di carbonio al mondo. No, non l’hanno mai menzionata. Ma voi, come americani, come europei, come occidentali, a cosa dovrete rinunciare? Beh, innanzitutto, alla vostra mobilità. Dovrete vivere in una città da 15 minuti. Non potrete andare da nessuna parte. Sarete di fatto confinati. Ma per il bene del pianeta, ammesso che vi importi del pianeta. Dovrete aumentare il consumo di carne, ovviamente.
Potresti dover indossare un maglione in casa d’inverno perché riscaldare la casa a 21 gradi è uno spreco, ovviamente. Non fa bene all’ambiente. E non puoi avere elettrodomestici funzionanti, non puoi avere niente che ti dia comfort a basso costo, perché sarebbe un peccato. Quindi, invece, dovrai avere, non so, un termostato che può essere controllato dalla sede centrale del Sierra Club, o dalla capitale del tuo stato, o almeno dal consiglio comunale. Dovrai rinunciare alla tua autonomia e abbassare il tuo tenore di vita. Questo è ciò che dovrai fare per salvare la Terra.
È affascinante pensare a questi effetti, che, tra l’altro, sono estremamente impopolari. Nessuno vuole indossare un maglione in casa a febbraio. Nessuno vuole avere freddo e fame. In effetti, per tutta la storia dell’umanità, i due obiettivi principali nella mente di ogni persona sul pianeta sono stati: non avere freddo né fame.Quindi non è che qualcuno lo volesse. Non c’è un grande consenso per il freddo e la fame. Ma bisognava pur farlo. E ovviamente, chi è al comando, e lo ripete spesso, lo voleva. Lo volevano, ma la cosa interessante è che lo otterranno comunque.
Non stiamo parlando di cambiamento climatico perché, notoriamente, Larry Fink, l’uomo d’affari più potente del mondo, a capo di BlackRock, profondamente coinvolto nella guerra in Ucraina e che ovviamente ne trae profitto, ha abbandonato le sue richieste sul cambiamento climatico. In altre parole, l’idea era che BlackRock non avrebbe fatto affari con te a meno che tu non aderissi all’agenda climatica.
Beh, ha abbandonato anche questa posizione, perché? Forse perché stanno ottenendo la stessa cosa da queste guerre. Perché quando distruggi le raffinerie, cosa fai? Beh, fai salire il prezzo del diesel, della benzina e del carburante per aerei oltre ogni limite. E la traiettoria è ormai segnata. 650 dollari per un gallone di diesel? Qual è la fonte di energia che trasporta tutti i nostri beni dal produttore al magazzino fino a casa? Sì.
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Quindi, distruggendo la capacità di raffinazione mondiale, si otterrà lo stesso effetto che si otterrebbe attuando il Piano 2030, o come lo chiamavano, per scongiurare il cambiamento climatico. Esattamente la stessa cosa. E naturalmente, se si abbassa il tenore di vita delle persone, cosa si ottiene? Meno persone. Perché o muoiono di fame, e ci troviamo ad affrontare questa possibilità molto presto. In paesi di tutto il mondo, in particolare in Africa, e questo, inutile dirlo, innescherà migrazioni di massa verso l’Occidente, ci sono un miliardo di persone nell’Africa subsahariana, e se soffrono la fame, pensate che se ne staranno lì a morire di fame? No, saranno a Los Angeles, ovviamente, e a Francoforte, e a Lisbona.
Quindi c’è questa possibilità: muoiono di fame, oppure decidono di avere meno figli. Quindi uno degli obiettivi dell’agenda climatica era ridurre la popolazione mondiale. E l’hanno appena detto. Voglio dire, lo fanno continuamente. Bill Gates, odio dare la colpa di tutto a Bill Gates, quel povero anziano autistico. Bill Gates è unico tra i governanti dell’universo perché è abbastanza danneggiato da dire cose oscure ad alta voce perché chiaramente non conosce la differenza. Non sa cosa non dovrebbe dire, Bill Gates. Ma tutti loro hanno detto questo: abbiamo bisogno di meno persone.
Jeffrey Epstein, notoriamente, forse non così notoriamente. Ve lo leggeremo. Ecco una parte di uno scambio che Jeffrey Epstein ha avuto nei ormai famosi Epstein files, quelli che sono stati pubblicati e non sono stati nascosti dall’amministrazione Trump. E stiamo citando, questo risale al 2016. Ed è in uno scambio con Joske Bach, uno scienziato cognitivo. E dice questo sul cambiamento climatico: forse il cambiamento climatico è un buon modo per affrontare la sovrappopolazione. Gli incendi della Terra, potenzialmente una cosa positiva per la specie. Troppe persone.Il motivo per cui così tante esecuzioni di massa di anziani e infermi hanno un senso risiede nel fatto fondamentale che tutti, prima o poi, muoiono.
Ora, Jeffrey Epstein: se avete letto i documenti di Epstein, sapete che era praticamente analfabeta, quindi non è del tutto chiaro cosa intendesse. Ma sta applaudendo alla morte di massa, ovviamente. E sta inviando questa email a una persona normale, qualcuno che probabilmente, non abbiamo verificato, ma probabilmente ha ancora un lavoro e cammina tra noi. È uno scienziato cognitivo, un eminente scienziato cognitivo. E stanno parlando di un numero di persone.
E a proposito, a un certo livello, ben al di sopra del livello in cui viviamo io e voi, le persone che governano i paesi pensano in termini di popolazione. Se valutate la vostra vita, pensate ai vostri figli, al vostro lavoro, a vostra moglie, a come vanno le cose e se guadagnate abbastanza per pagare tutto. Se governate un paese, se siete a capo di una civiltà, se fate parte della classe di persone che prendono grandi decisioni su popolazioni enormi, in che termini pensate? Demografia.
Quante persone vivono qui? Di quante persone abbiamo bisogno qui? Questa è la prima domanda che chi governa un Paese si pone e pone ai propri consiglieri. Abbiamo il numero giusto di persone? Quindi, quando si verificano eventi importanti nel mondo, se scoppia una guerra completamente insensata nell’Europa orientale e ti dicono: «oh, è tutta colpa di queste tre oblast’ nell’Ucraina orientale di cui nessuno ha mai sentito parlare, e dobbiamo prendere posizione per principio perché Churchill è di nuovo in guerra con Hitler», puoi essere assolutamente certo che non sia questa la causa della guerra, e che sia questo il motivo per cui si protrae da quasi cinque anni.
C’è qualcos’altro in gioco, qualcosa di molto più importante di chi controlla tre oblast, qualunque cosa sia un’oblast’, perché in realtà a nessuno importa. E devi riflettere. Guardando questo, forse uno dei motivi di quella guerra è il suo effetto, e il suo effetto è quello di spopolare completamente il Paese più grande d’Europa, che è l’Ucraina, che ha meno della metà delle persone che aveva all’inizio della guerra e non sarà mai più ucraina.
Quindi anche un bambino avrebbe potuto saperlo prima di entrare in guerra. Se questa guerra continua, e se è di tipo Prima Guerra Mondiale… Stallo, tritacarne, il Paese con la popolazione più piccola perderà una parte considerevole della sua popolazione in età lavorativa. Dovrai cambiare la popolazione. Pensi che la gente non lo sapesse prima? Pensi che la NATO e l’amministrazione Biden, pensi che l’amministrazione Trump non lo sappiano? Pensi che la leadership dell’UE non lo sappia? Pensi che il primo ministro britannico non lo sappia, certo che lo sanno. Voglio dire, non sono dei geni, ma non sono del tutto stupidi e pensano in grande. Questo è il punto.
Quindi quando il proxy occidentale, l’esercito ucraino, cerca di eliminare il 60% di tutta la produzione di diesel della Russia,Probabilmente non si tratta solo della Russia, vero? Si tratta dell’aumento del prezzo del diesel a livello globale, cosa che è avvenuta immediatamente, ovviamente. E questo ha l’effetto di imporre le stesse restrizioni che avevano richiesto nell’agenda climatica. Ma che sono state ampiamente respinte dalla popolazione.
È come dire: sì, mi interessa la Terra, ma non posso controllare il mio termostato. Posso avere una stufa a legna. Non ho uno scaldabagno funzionante. Non credo. Cioè, non mi interessa poi così tanto. E lo stesso vale per la guerra con l’Iran. L’Iran può avere armi nucleari. Ok, sì. Non suona bene. L’Iran ha armi nucleari, sembrano cattivi. Di certo non parlano inglese. Sembrano piuttosto stranieri. Una religione strana. Non so, non dovrebbero avere armi nucleari. Ma a questo punto, a quanti americani importa se l’Iran ha armi nucleari? Voglio dire, probabilmente non vogliono che l’Iran abbia armi nucleari o che chiunque altro le abbia, ma davvero, come giustificazione per il diesel a 6,50 dollari al gallone, non gliene importa niente.
Quindi cosa significa? Il diesel a 6 dollari e 50 centesimi non è un effetto collaterale di questa guerra, è il suo scopo principale. Lo scopo di un sistema è ciò che produce. Ed è così che si capisce la verità. Perché non importa cosa ti dicono, la giustificazione, il fatto che lo facciano per questo motivo. No. Guarda cosa fanno. Considera il risultato che producono. Se continuano a farlo e il risultato è sempre lo stesso, quel risultato è lo scopo dell’operazione. Non serve essere un genio per capirlo.
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Quindi, quando la gente, gente stupida come me, si presenta davanti alle telecamere e dice: «oh mio Dio, se continua così, avremo la carestia in Africa e migrazioni di massa. Tutta l’Africa subsahariana si trasferirà in Europa, negli Stati Uniti e in Canada». Pensate che non ci abbiano pensato? Se continua così, il tenore di vita negli Stati Uniti crollerà. La gente non potrà permettersi i beni di prima necessità. Dovrà smettere di mangiare carne. Pensate che non ci abbiano mai pensato prima?
Voglio dire… A un certo punto, tutti noi dobbiamo svegliarci e fondare la nostra comprensione della realtà sulla realtà stessa. Siate come il vostro cane. Il vostro cane non capisce una parola di quello che dite, eppure ha una straordinaria capacità di anticipare le vostre mosse. Come funziona? Perché non sentendovi, il cane è costretto a osservare le vostre azioni. E osservare le azioni delle persone è, col tempo, un indicatore molto più affidabile del perché le compiono.
Cercate le motivazioni comprendendo le azioni delle persone, non le loro parole. Le parole ingannano, le azioni dicono la verità. E queste azioni, sia in Ucraina che in Iran, sia nell’Europa orientale che nel Golfo Persico, hanno lo stesso effetto, ovvero abbassare il tenore di vita in Occidente, non in Cina, ma in Occidente. La Cina ha costruito raffinerie a ritmi forsennati e nessuna di esse è stata fatta saltare in aria. La Cina sta producendo energia. liquefacendo il carbone come fecero i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale perché non hanno riserve di petrolio sufficienti. Quindi hanno un massiccio programma di gassificazione del carbone. Hanno grandi riserve di carbone. Stanno prendendo il carbone e lo stanno trasformando in combustibile liquido, in pratica diesel.
Quindi la Cina in realtà sta bene, noi no. L’Europa è fregata. Era ovvio fin dall’inizio che sarebbe successo. L’hanno fatto comunque. Perché l’hanno fatto? Non ascoltare, come il tuo cane, quello che dicono, valuta quello che fanno. L’hanno fatto per distruggere il tenore di vita negli Stati Uniti e in Europa, per fare strada all’impero cinese.
Ovviamente, oh, è una follia. È una follia? Guarda cosa stanno facendo. Distruggendo le raffinerie, si stanno assicurando che l’Occidente sarà molto più povero di quanto non lo sia ora, e questo non è risolvibile rapidamente, e loro lo sanno. E con «loro», di chi stiamo parlando? Beh, di chiunque stia prendendo le decisioni nella guerra in Ucraina. E non è Putin. Putin!
A questo punto i russi stanno reagendo. Stanno rispondendo alla crescente aggressività dell’Ucraina. Beh, l’Ucraina è a corto di uomini. Non conosciamo i numeri perché sono ancora segreti, ma centinaia e centinaia, probabilmente oltre un milione di ucraini sono stati uccisi. E certamente ben oltre un miliardo sono stati uccisi o feriti. Quindi non c’è più una forza combattente ucraina. Ma stanno intensificando l’aggressione? Cos’è? E chi prende questa decisione? Beh, guardate il seguente video e lo scoprirete.
Questo è Donald Trump. È successo proprio l’altro giorno, quando i prezzi del diesel hanno iniziato a salire negli Stati Uniti e Trump, nonostante i suoi molti difetti, che abbiamo catalogato in modo piuttosto esaustivo, capisce i prezzi delle materie prime perché non sono difficili da capire. Una materia prima è davvero semplice.
Non c’è niente di complesso nel gasolio. Si deve raffinarlo. Il processo è complesso, ma il diesel come materia prima è facile da capire. È il liquido che entra nei camion e fa funzionare l’economia globale. E senza di esso, l’economia globale si ferma, letteralmente. Quindi Trump lo capisce. E potete controllare i prezzi del diesel sul vostro telefono e non c’è dubbio che lo capisca. Quindi la sua paura fin dall’inizio di questo conflitto era che i prezzi delle materie prime sarebbero aumentati e si è concentrato molto sul prezzo del petrolio Brent.
Il petrolio Brent è uno dei tanti indicatori dei prezzi globali del petrolio, che prende il nome da un giacimento petrolifero ormai esaurito nel Mare del Nord chiamato giacimento petrolifero Brent. Ma è una sorta di misura che le persone usano. È come l’S&P dei mercati energetici. Sapete, è solo un marchio e la gente lo controlla. E i prezzi del petrolio Brent sono rimasti, sapete, hanno superato i cento, ma non sono a 300.
Quindi i prezzi dei combustibili fossili, o del petrolio greggio, sono rimasti piuttosto, voglio dire, relativamente a livelli ragionevoli rispetto a quello che è successo. Ma sono i prodotti raffinati che le persone usano effettivamente, carburante per aerei, benzina, gasolio e fertilizzanti, quelli che dovrebbero iniziare a preoccupare seriamente, e il gasolio in particolare, perché a differenza del carburante per aerei e dei fertilizzanti, il prezzo del gasolio viene pubblicizzato al distributore di benzina locale, quindi sai quanto costa.
Quindi Trump sta osservando la situazione e ne è terrorizzato. Ovviamente. Perché verrà giudicato e sa che, non importa quanti archi costruisca o quanti Kennedy Center intitoli a suo nome o qualsiasi altra triste follia, cerca sempre di assicurarsi di essere ricordato con affetto. Se il prezzo del gasolio arriva a otto dollari, non c’è speranza. Sai, sarai sempre ricordato come un fallimento. Punto. E lui lo sa. Perché, nonostante le apparenze, non è stupido a questo livello. Quindi Trump ha chiaramente chiesto ai suoi consiglieri: «cosa sta succedendo con il gasolio?». E dicono: «beh, in realtà non è il Medio Oriente a causare l’impennata, ma gli ucraini che colpiscono tutte queste raffinerie di diesel russe». E si scopre che la Russia è uno dei maggiori produttori, credo il secondo al mondo per il diesel. E quindi Trump si agita così tanto che chiede a Zelens’kyj di smettere di colpire le raffinerie di diesel. Guardate un po’.
Trump ATTACKS President Zelensky:
“Zelensky has to do one thing, he has to stop knocking out diesel fuel in Russia.
He’s causing a shortage of diesel fuel. This isn’t done by the Middle East, this is done by what’s happening with Russia and Ukraine.” pic.twitter.com/LQsMhpr44V
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) September 13, 2026
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«Il signor Zelens’kyj deve fare una cosa. Deve smettere di colpire i depositi di gasolio in Russia. Lasciatelo colpire i suoi obiettivi, ma non il gasolio, perché sta causando una carenza di gasolio. Questo non è opera del Medio Oriente. È opera di ciò che sta accadendo in Russia, e voi lo pubblicate. Quindi ne abbiamo parlato con il signor Zelens’kyj. Ci sono molti altri obiettivi. Non colpite il gasolio perché sta danneggiando il mondo. Non vogliamo che colpisca i depositi di gasolio».
Quindi è abbastanza chiaro. Domenica scorsa Trump ha detto questo, ed è una cosa piuttosto buona da dire, una cosa piuttosto intelligente da vedere. Voglio dire, ha identificato una delle cause principali del problema, il motivo per cui il prezzo del nostro diesel sta aumentando. È perché gli ucraini stanno attaccando le raffinerie russe. E lui pensa, comprensibilmente, di essere al comando.
Come se non ci fosse l’Ucraina, beh, non ci sarebbe una nazione ucraina se non fosse per il supporto degli Stati Uniti. E certamente non ci sarebbe uno sforzo bellico ucraino. Non è che il popolo ucraino lo voglia. Sono tenuti in ostaggio da un presidente non eletto che ha eliminato le libertà civili nel paese, ha messo al bando la più grande denominazione cristiana, ha messo in prigione persone per averlo criticato. È un pazzo e un tiranno.
E perché continua? Beh, l’unica ragione per cui continua è perché l’amministrazione Trump, attraverso le sue agenzie di intelligence, sta fornendo agli ucraini informazioni sugli obiettivi. Quindi, quando hanno colpito un obiettivo in Russia, da dove provenivano quelle informazioni? Dalle loro agenzie di intelligence? No, dalle nostre. Quindi, qualunque cosa vi dicano, l’amministrazione Trump sta permettendo che questa guerra continui. È un dato di fatto, ok?
E quindi Trump ritiene, comprensibilmente, di poterla fermare perché sta accadendo solo perché lui lo permette e aiuta il governo di Zelens’kyj. Ora, Dio solo sa perché lo sta facendo. Questa è una domanda molto più profonda a cui qualcuno dovrebbe dare una risposta. Penso che lo sappiamo. In ogni caso, è logico che Trump abbia pensato: «ok, basta, fermate tutto. Mi state danneggiando, state danneggiando l’America». Questo è successo domenica scorsa. Ecco Trump venerdì, venerdì scorso, solo l’altro giorno, che dichiara missione compiuta. Guardate.
Trump loves to play numbers games.
Yes, there are ‘more people working today than ever before.’
Why? Because under Trump there was a record number of working age Americans (15 – 64)
So, the raw number is high, BUT…
With his rhetoric, he masks a pretty bad employment number.… pic.twitter.com/WCuAWiVy62— Dexter Wright (@Dexter__Wright) September 19, 2026
«Abbiamo il più alto tasso di occupazione che abbiamo mai avuto nella storia. Tutti questi indicatori sono ai minimi storici. Abbiamo il tasso di povertà più basso, il più basso nella storia del nostro Paese. E le persone oggi guadagnano più di quanto abbiano mai guadagnato. E abbiamo qualcosa di cui sono molto orgoglioso. L’Iran non avrà un’arma nucleare. Ora, per questo, le persone dovranno pagare un po’ di più per la benzina. Penso che la maggior parte delle persone, se potessero votare sulla riduzione dei prezzi della benzina o sul permettere all’Iran di avere una nuova arma nucleare, io sarei disposto a votare. Sarebbe una vittoria schiacciante. La gente non vuole che l’Iran abbia un’arma nucleare. E sapete una cosa? Non l’avrà. E la guerra finirà presto. E quando finirà, i prezzi della benzina scenderanno ai livelli di prima, forse anche più bassi».
Sì, ignorate pure queste cose sull’Iran che ha un’arma nucleare. Voglio dire, ovviamente sono solo delle tristi divagazioni, ma a questo punto a nessuno importa davvero. Israele ha una nuova arma nucleare, Israele ha minacciato più volte di usare armi nucleari contro vari paesi e in Israele non ci sono ispezioni nucleari. Gli ispettori non sono mai stati a Dimona.
Quindi, se c’è un Paese al mondo che viola il diritto internazionale in materia di armi nucleari, e questo è Israele, ovviamente, rappresenta una minaccia molto maggiore rispetto all’inesistente programma nucleare iraniano. E onestamente, a questo punto, a nessuno importa davvero e Trump deve saperlo, ecco perché continua a ripeterlo. Ma è la prima parte di questa affermazione che, a posteriori, suona quasi toccante.
Quindi ecco Trump, solo un paio di giorni dopo aver detto: «Dirò agli ucraini di smetterla di attaccare le raffinerie russe, faremo scendere i prezzi del diesel”. E dice: “Sì, l’economia va alla grande». Perché si sente come se avesse la situazione sotto controllo. Sta manovrando le leve dell’economia globale. E se i prezzi del diesel salgono alle stelle, beh, è il presidente degli Stati Uniti. Può farli scendere. Beh, non è una magia. Basta tenere a freno il suo rappresentante e il gioco è fatto.
La vera pillola nera, il fatto radicalizzante, il momento in cui pensi «oh cavolo, non so come risolvere questa situazione», è quando ti rendi conto che non importa cosa dica Trump. Perché non ha il controllo. E certo che ce l’ha, non voleva entrare in questa guerra in primo luogo. Ed è stato spinto a farlo da Benjamin Netanyahu.
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Quindi il presidente non ha il potere di prendere decisioni indipendenti su certi argomenti. Sui grandi argomenti, non ha sovranità, così come gli Stati Uniti non ne hanno, è tutta un’illusione. Ma ci si aspetterebbe almeno che potesse tenere a freno l’Ucraina, che non è nemmeno un vero paese, il paese più corrotto del mondo. Potremmo almeno dire al dittatore nano a capo di quel paese cosa fare, visto che siamo l’unica ragione per cui è ancora vivo. Ma il fatto radicalizzante, e questo è un dato di fatto perché sappiamo cosa è successo dopo, è che Trump non può dirgli cosa fare. Lui gli fa il dito medio e fa quello che vuole perché non lavora per Trump. Non lavora per gli Stati Uniti, nonostante le apparenze.
E tra l’altro, a quanto pare Trump non ha alcun controllo sulle sue agenzie di Intelligence. Pensate che potrebbe convocare John Ratcliffe e i capi delle altre 16 agenzie di Intelligence e dire: «se fornite informazioni sugli obiettivi all’esercito ucraino, vi incriminerò». Come se lavoraste per me, non foste stati eletti, lo sono stato io.
Questo è il nostro sistema. Non avete alcuna legittimità intrinseca. Non siete voi il presidente, lo sono io. E vi incriminerò per reati gravi, per tradimento, se verrete sorpresi a disobbedire al comandante in capo in tempo di guerra.È una cosa semplicissima e legale, tra l’altro. Ma lui non l’ha fatto. E siccome non l’ha fatto e siccome in realtà non è responsabile di nulla di concreto, il che potrebbe spiegare perché è così concentrato sul cambio di nome del Kennedy Center, almeno questo è qualcosa che può fare. Costruire un arco insignificante alla fine del Memorial Bridge. Va bene, costruisce la sua sala da ballo. Ma sulle questioni di ripartizione del potere globale, non ha voce in capitolo. E sappiamo che non otterrà una sospensione perché è successo questo.
Ecco il servizio della BBC News di circa due giorni dopo. Guardate.
«Con un’ondata di centinaia di droni e alcuni missili, un messaggio consegnato a Mosca con il fuoco. Questa raffineria di petrolio, a soli 16 chilometri dal Cremlino, è la più grande della capitale e fornisce carburante alla città e, secondo l’Ucraina, anche all’esercito russo. I funzionari ucraini affermano che l’obiettivo è portare la guerra di Vladimir Putin a casa».
In altre parole, una settimana dopo che Trump dice pubblicamente a Zelens’kyj di non bombardare le raffinerie russe perché sta facendo impennare i prezzi del diesel qui negli Stati Uniti e nel mondo, Zelens’kyjbombarda una raffineria russa a 16 chilometri da Mosca.
E poi la BBC, che ci descrive tutti con dettagli pornografici e ansimanti, con una sola mano, come si diceva una volta, manda un messaggio a Vladimir Putin: la quantità di pornografia bellica, la quantità di adorazione della violenza nella copertura mediatica di questi conflitti è ripugnante e le persone che vi partecipano hanno bisogno di cure psichiatriche immediate perché è disgustoso, la gente muore e voi vi masturbate su questo, cosa che fanno, è disgustoso al di sotto del disprezzo, ma in ogni caso ci dicono che gli ucraini hanno fatto questo perché diranno ai russi che c’è un costo per quello che stanno facendo.
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Beh, ovviamente, nessuna persona sana di mente pensa che l’esercito ucraino spingerà l’esercito russo a una resa o addirittura a una soluzione negoziata. È praticamente impossibile. E lo sappiamo per molte ragioni, ma una è la popolazione. La Russia ha circa cento milioni di abitanti in più dell’Ucraina. È una follia. Ed è sempre stata una follia. Non funzionerà mai.
E quindi quello che otterremo sarà la distruzione totale della nazione ucraina e prezzi dell’energia così alti che si formeranno città da 15 minuti e la gente mangerà insetti. Quindi bisogna chiedersi: è questo l’obiettivo? È sempre stato questo l’obiettivo? Non lo so. Lo scopo di un sistema è ciò che fa e questo sistema lo sta facendo.
Quindi sì, questo è l’obiettivo. Non può essercene un altro. E se volete sapere quanto è totalmente impotente il presidente degli Stati Uniti, e non vogliamo prendercela con Trump, che almeno ha avuto il giusto istinto sul diesel, tipo «ci state uccidendo, fermatevi», se volete sapere quanto è totalmente impotente, guardate il panel della CNN mentre celebrano il governo ucraino che fa il dito medio al suo protettore, il suo presunto protettore, gli Stati Uniti, guardate.
«£L’Ucraina ha condotto il più grande attacco con droni mai visto contro Mosca, colpendo un’importante raffineria di petrolio dopo che il presidente Trump aveva chiesto all’Ucraina di smettere di colpire obiettivi petroliferi russi perché, ovviamente, ciò contribuisce all’aumento dei prezzi, in particolare del gasolio negli Stati Uniti. Cosa ne pensa di questa escalation? Cosa le dice sulle capacità e sul punto in cui ci troviamo in questa guerra?” “Ho una sola parola da dire agli ucraini: congratulazioni. Devono aumentare questi attacchi, e farlo è l’unico modo in cui possono fare pressione su Vladimir Putin”».
Okay, quindi conservate quella registrazione perché vi dirà tutto. Ora, chi è quell’uomo che parla? Beh, è un ammiraglio americano a quattro stelle in pensione [James Stavridis, ndt]. Era il capo della NATO sotto Barack Obama. Quindi, per chi parla esattamente? Cos’altro fa? Chi è quell’uomo? Beh, quell’uomo è socio del Carlisle Group. Quell’uomo è stato il direttore della Fletcher School of Law and Diplomacy. Quell’uomo è l’attuale presidente del consiglio di amministrazione della Rockefeller Foundation.
Quell’uomo, in altre parole, è l’incarnazione fisica dei veri governanti degli Stati Uniti e del mondo. E non sono figure politiche. Non sono persone elette da nessuno, perché quella sarebbe democrazia e noi non ce l’abbiamo. Le decisioni concrete vengono prese da persone con interessi commerciali in qualsiasi conflitto in corso e con una visione molto più ampia di come andrà a finire. Alla fine.
Lo scopo di questa operazione è detronizzare gli Stati Uniti dal ruolo di dominatori del mondo, indebolire gli Stati Uniti, impoverire gli Stati Uniti e l’Europa, che qui è una sorta di spettatore innocente, ma che verrà completamente distrutta, e fare spazio a una nuova era in cui non saremo noi al comando, e ovviamente, probabilmente, lo sarà la Cina. Quindi queste sono le persone che prendono le decisioni. E lo sapete perché quel tizio, l’ex capo della NATO, l’ammiraglio a quattro stelle, il presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Rockefeller, il socio di Carlyle, sta prendendo le parti dell’Ucraina, le parti di Zelens’kyj , contro il presidente americano eletto.
Quindi Zelens’kyj fa un gesto di sfida al presidente degli Stati Uniti e l’ex capo della NATO, l’ammiraglio a quattro stelle, colui che ha dedicato la sua vita a salvare, aiutare e difendere gli Stati Uniti, dice: «no, no, io sto con Zelensky». E sa, perché ha guidato la NATO, che non c’è letteralmente alcuna possibilità. Non c’è alcuna possibilità che questa tattica o strategia funzioni. Potreste far saltare in aria ogni raffineria in Russia. Potreste uccidere Putin. Non c’è alcuna possibilità che la Russia si arrenda all’Ucraina o a chiunque altro.
Quindi, il meglio che potete fare è distruggere l’Ucraina e le nazioni che la sostengono, tra cui il resto dell’Occidente. E questo, signore e signori, è l’obiettivo dell’operazione. Sembra che molte persone lo sappiano. Sembra che molte persone molto più intelligenti di me, ad esempio, che ci abbiano pensato fin dall’inizio. E sanno che qui non c’è liberazione. Possono chiamare Zelens’kyj «Churchill» quanto vogliono, ma alla fine nessuno sarà liberato. Nessuno otterrà sovranità e libertà.
Anzi, l’effetto diretto di tutto questo è la morte. Per gli uomini e le donne in età militare in Occidente, la popolazione di origine occidentale, non le persone che si sono appena trasferite qui da qualche paese straniero. Loro non si arruolano, ovviamente. Ma le persone i cui antenati erano qui 100 anni fa, moriranno,E quelli che sopravvivranno saranno molto meno liberi di quanto lo fossero all’inizio di tutto questo. Ora, come lo sappiamo? Sembra una cosa cupa. Sembra uno sproloquio di Alex Jones. Nuovo Ordine Mondiale, c’è un piano.
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Beh, siamo arrivati al punto in cui lo dicono semplicemente in televisione via cavo. Quindi l’unica domanda è: state ascoltando? Non c’è bisogno di alcuna interpretazione. Non serve la Stele di Rosetta per capire cosa stanno dicendo. Non dovete soffermarvi su ogni inflessione o sfumatura. Lo stanno solo dicendo. Quindi ecco un certo Sir Jacob Rees-Mogg, e dovremmo avvertirvi prima che inizi che l’effetto nella sua voce, che secondo noi è piuttosto finto, è così esagerato che sembra di guardare un cartone animato, ma a quanto pare è tutto vero.
Quest’uomo è una figura politica conservatrice nel Regno Unito ed è in televisione sulla rete conservatrice del Regno Unito, che è praticamente come la nostra rete conservatrice, per niente conservatrice. È uno strumento di adorazione della violenza per qualunque cosa stia per arrivare, qualunque cosa sarà questo nuovo assetto, quella stazione e questo tizio sono i portatori di lance di quel progetto. Ovviamente, non c’è niente di conservatore in questo. Non stanno cercando di conservare ciò che abbiamo, stanno cercando di introdurre la nuova cosa nuova e l’unica cosa che sappiamo della nuova cosa nuova, qualunque cosa sia, è che non ne trarrete beneficio e lo sappiamo perché ve lo stanno dicendo, quindi ecco il signor Rupert Jacob Rees-Mogg o come si chiama.
Guardate. Non stanno cercando di conservare ciò che abbiamo, stanno cercando di introdurre la nuova, nuova cosa e l’unica cosa che sappiamo della nuova, nuova cosa, qualunque essa sia, è che non ne trarrete beneficio e lo sappiamo perché ve lo stanno dicendo quindi ecco il signor Rupert Jacob Rees-Mogg o come si chiama.
🚨NEWS: Jacob Rees-Mogg has declared that the UK may face a war soon and people must be prepared to sign up, fight and die
Go and ask the migrants you brought in
Let’s see how British they are thenBecause none of us are fighting for you pic.twitter.com/UYxQBx5ovR
— Mr. Pool (@Mr_PoolQ01) September 25, 2026
«Potremmo trovarci ad affrontare una guerra, e se ci troveremo ad affrontare una guerra avremo bisogno di persone che si arruoleranno nelle forze armate e che andranno a fare il loro dovere. Potremmo persino trovarci in circostanze in cui le persone dovranno morire per salvare il proprio paese, come è successo nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale e in molte altre guerre prima e dopo. Questo è ciò che permette a un Paese di sopravvivere; se le persone non sono disposte a fare il loro dovere, allora il paese verrà conquistato da un altro paese, in un modo o nell’altro. Questo è uno dei motivi per cui l’antica Roma è caduta».
«Ricordate, questo è un britannico. Quindi pensereste che sappia che l’ultima volta che la Gran Bretagna è stata invasa è stato quasi esattamente mille anni fa. In realtà, è successo nel 1066 per mano di scandinavi che si spacciavano per francesi, provenienti dalla Normandia. Invasero il Paese e lo cambiarono completamente, facendo quello che fanno gli eserciti invasori: ridussero in schiavitù la popolazione, e poi col tempo la gente in qualche modo dimenticò tutto e si formò l’aristocrazia.
Conoscete la storia, se avete un minimo di familiarità con la storia europea. Ma il punto è… l’ultima invasione della Gran Bretagna risale a mille anni fa. Quindi le ultime due guerre, le grandi guerre a cui la Gran Bretagna ha partecipato, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, non furono una risposta a un’invasione. Nessuno stava cercando di invadere la Gran Bretagna. Furono entrambe guerre di scelta. E qual è stato il loro effetto? Beh, il loro effetto è stato quello di distruggere completamente il Paese. Completamente.
Nel 1914, quando iniziò la Prima Guerra Mondiale, quando la Gran Bretagna entrò nella Prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna dominava il mondo. E nel 1945, quando la Seconda Guerra Mondiale finì… la Gran Bretagna era un guscio vuoto, con il razionamento che durò per i successivi 10 anni. E il primo ministro che guidò la Gran Bretagna attraverso quella guerra, il tanto amato negli Stati Uniti, Winston Churchill, fu respinto dagli elettori come un fallimento. Lo disprezzavano perché sapevano ciò che i nostri storici non ammetteranno mai, ovvero che distrusse l’impero e il loro Paese, che non si è mai più ripreso.
Quindi le guerre che quel buffone cita come necessarie erano in realtà l’opposto di necessario. Se avete domande, non esitate a porle nella sezione commenti qui sotto. Pensate che la guerra debba essere combattuta in difesa di una nazione a beneficio delle persone che ci vivono. E nel corso della storia, si è sempre dato per scontato che questa sia l’unica ragione per cui si fa la guerra: per aiutare le persone che vivono nel proprio paese, perché si agisce per loro conto e si chiede loro, come ci ha ricordato quel buffone, di morire per questo scopo.
Quindi, se non li aiuta, è chiedere troppo a chiunque. Vai a morire per qualcosa che mi aiuta, qualcosa per cui io personalmente non sono disposto a morire. E i miei figli non sono disposti a morire, ma vorremmo che tu andassi a morire per questa cosa che non aiuterà affatto i tuoi parenti sopravvissuti. Anzi, distruggeremo il nostro Paese. Ed è esattamente quello che ha fatto la Gran Bretagna in quelle due guerre. E non c’è una vera e propria controargomentazione.
Voglio dire, si arrabbieranno e ti insulteranno, e diranno che sei un odiatore se lo dici. Ma cosa c’è di non vero in questo? È vero. È vero. Ed è vergognoso. E le persone che lo difendono sono vergognose. Quindi, in realtà, se fai notare qualcosa di vero e prendi posizione contro l’uccisione inutile di persone, non sei tu il criminale. E ovviamente cercano subito di ribaltare la situazione. Beh, sei tu la persona cattiva, hai odio, sei l’odio.
No, sono contro la morte inutile delle persone. Sto di nuovo uccidendo degli innocenti. Il cattivo non sono io, lo eri tu.Quindi è molto importante mantenere la lucidità e non soccombere alle vertigini morali. E le vertigini morali, ovviamente, sono, sapete, un’arma davvero efficace. Dici: «Aspetta, stai commettendo un genocidio. Sei un odiatore, stai zitto», e vieni censurato. Ma le persone che commettono un genocidio, non so, oggi possono parlare all’ONU.
Quindi non funziona così. No, funziona così: se invochi la morte di innocenti, sei il cattivo. Io non sono il cattivo per averti criticato per questo. Quindi ricordatelo se state guardando da casa. Non siete i cattivi se vi opponete a mandare i giovani della vostra nazione a una morte inutile. Siete i buoni e vi state scontrando con i cattivi e dovreste metterli alle strette. Non è possibile che continuino a invocare la morte inutile del nostro popolo e a ergersi a paladini della moralità. È oltraggioso. Ciò che chiedono è criminale, vile, disgustoso e totalmente indifendibile, e dovrebbero vergognarsi. Non dovreste vergognarvi di opporvi.
In ogni caso… stanno cercando di far vergognare la popolazione del Regno Unito, la popolazione che ha ereditato il Regno Unito, le persone che guardano i telegiornali britannici, per farle morire in una guerra che non ha nulla a che fare con la Gran Bretagna. E ovviamente la Gran Bretagna non è nemmeno controllata da cittadini britannici. Non ha sovranità. Ci sono truppe americane sul suo territorio. Tutta questa storia è una farsa. Ma qual è il vero obiettivo?
Persino Jacob Rees-mog, o come si chiama, probabilmente non è entusiasta di una guerra totalmente inutile. C’è un motivo. C’è una ragione per cui vogliono farlo. Quindi vogliamo farvi ascoltare una clip, che fa parte di un colloquio tra lui e, presumibilmente, il suo interlocutore. Quindi, quello che avete appena visto, Rees-mog, è quello che nel Regno Unito viene definito un conservatore. Quindi sta da una parte. Ecco un certo Paul Richards, che sta dalla parte completamente opposta. Non hanno niente in comune. Non sono d’accordo su niente. Sono poli opposti, bloccati in questa battaglia di idee per il controllo di una grande nazione democratica. Oh, ma non è vero, perché, come negli Stati Uniti, entrambe le parti sono schierate contro la popolazione sulle questioni che contano davvero. E la questione che conta sopra tutte le altre, perché tocca ogni altra questione, è la questione di chi viene ucciso.
La guerra. Questo conta. Quindi non lasciatevi distrarre da tutte queste altre sciocchezze. Ciò che conta è chi vive nel vostro Paese e chi viene ucciso. Bene, iniziamo dalle cose che contano davvero. E questo conta. E quindi su queste questioni, chi vive nel vostro Paese e chi viene ucciso, nel Regno Unito come negli Stati Uniti, entrambe le parti sono in totale accordo contro la popolazione che non vuole niente di tutto questo. Non vogliono avere un Paese completamente diverso a ogni generazione a causa dell’immigrazione. E non vogliono andare a combattere guerre per altre nazioni o interessi commerciali o altro. Non vogliono morire senza motivo. Moriranno in difesa della loro nazione. Non vogliono morire per nessun altro motivo e non c’è niente di male. Non sei un antisemita per pensarlo e vaffanculo se suggerisci il contrario.
Comunque, ecco questo tizio, Paul Richards, il liberale, se questa fosse la televisione americana, che si scontra con il conservatore, guardatelo mentre spiega ad alta voce qual è il punto di tutto questo. Questa clip incredibile, guardatela.
Fabian Paul Richards and Ingsoc politician now demands thought criminals be jailed. You don’t want to die for globalism? Don’t pass go, don’t collect $200, straight to jail! 🛂 pic.twitter.com/CYm5vFhCyP
— Geopolitics & Empire (@Geopolitics_Emp) September 22, 2026
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«Penso che gli inglesi si ribellerebbero come se fossero costretti. Dovremmo rinchiudere alcune persone, tra l’altro. Alcune voci filo-russe dicono che non c’è una minaccia. Non combattete per il vostro paese. Non andate in guerra per Burnham. Dovremmo indagare su di loro. Beh, e anche in nome della difesa del regno, quindi sapete, dovremmo ricorrere a queste misure e dovremmo anche considerare cose come la coscrizione».
È un quadro piuttosto eloquente. Bene, la prima cosa che faremo, si capisce subito che questi sono strateghi militari molto informati, perché non iniziano dicendo: «Ok, il fronte di questa guerra è qui, dobbiamo attraversare il fiume Dnipah per farlo». No, no, no. La prima cosa da fare è imprigionare chiunque non sia d’accordo con noi. E poi dobbiamo mandare a morire i figli di tutti gli altri, perché, ovviamente, questi ragazzi non parteciperanno fisicamente a questa guerra. Non andranno a combattere. Pensate che Paul Richards andrà a combattere?
Ora, la prima cosa da fare, la primissima cosa da fare è rinchiudere le persone che si oppongono a questa guerra. E poi Jacob Reesmonger, o come si chiama, che si atteggia a esperto di storia inglese, chiaramente non ne sa nulla, dice: «sì, lo abbiamo fatto durante le guerre napoleoniche». No, amico, lo avete fatto nella Seconda guerra mondiale.
La prima cosa che fece il governo britannico fu imprigionare il partito di opposizione, definendoli nazisti, cosa che non erano, guidati da uno dei grandi eroi di guerra della Prima Guerra Mondiale, Oswald Mosley. Oh, era un nazista. No, non lo era. Se fosse stato un nazista, vivrebbe in Gran Bretagna, in Germania. Non voleva la guerra. E da allora è stato calunniato. È come… spaventoso persino difenderlo.
Non sto nemmeno difendendo quest’uomo, sto solo dicendo che in una società libera si possono avere le proprie opinioni. Non si possono imprigionare le persone per le loro opinioni e, quando lo si fa, come si può essere migliori di coloro contro cui si combatte? Quindi lo hanno fatto nella loro ultima grande guerra e ora imprigionano il partito di opposizione.
Hanno mandato in prigione anche le loro mogli. Perché cosa fanno le mogli? Oh, sono sposate con questi uomini. Non gli piaceva, si chiama colpa di sangue. Non è proprio quello che facciamo nella civiltà occidentale. In realtà, questo è l’opposto della civiltà occidentale: in Occidente giudichiamo le persone in base alle loro azioni. Puniamo i colpevoli, risparmiamo gli innocenti, facciamo ogni sforzo per risparmiare gli innocenti.
Ma in Gran Bretagna hanno smesso di farlo nel 1940. E hanno semplicemente imprigionato le mogli, comprese le donne incinte. La gente moriva in prigione. E sono rimaste lì per tutta la durata della guerra sotto Churchill, il signor combattente per la libertà. Quindi sì, l’avete fatto nella vostra ultima grande guerra e non vedete l’ora di rifarlo. Non vedete l’ora di diffamare chiunque si opponga a questa guerra definendolo filo-russo, proprio come avete diffamato chiunque fosse contro l’ultima grande guerra definendolo filo-nazista. Siete filo-nazisti! No, solo contro la guerra, che ne dite? Non credo che ci aiuterà. Questo è filo-nazista, filo-russo.
Ma questo è il loro primo piano d’azione: mettere in prigione le persone che non sono d’accordo con loro. Oh, okay, quindi tornando al nostro piano per comprendere la realtà, non è un sottoprodotto del piano. È lo scopo del piano. Lo scopo della guerra è cambiare, non l’Iran o la Russia o chiunque altro dicano, no, è cambiare noi. È cambiare le nostre vite.
È un cambiamento nel modo in cui il potere viene ripartito nella nostra società. Toglierlo alla popolazione, questo assetto che avevamo chiamato democrazia, e poi in democrazia, ovviamente, non andresti in guerra se la popolazione si opponesse in modo schiacciante perché… Come si potrebbe giustificare? Da dove verrebbe l’autorità per farlo? Ma lo facciamo, non è nemmeno in discussione.
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La gente non lo vuole, a chi importa se lo vuoi o no. Cosa c’entri tu? Stai zitto. Ma ora, chiaramente, il piano è di passare alla fase successiva in cui è tipo, beh, ti mandiamo semplicemente a morire. E a proposito, chiunque ti dica che la coscrizione negli Stati Uniti è totalmente fuori discussione sta mentendo perché è fuori discussione. Difficile credere che possa accadere. Onestamente, è difficile credere che possa accadere. E forse non accadrà, ma hanno già messo in atto i meccanismi per farlo accadere. Ma in Gran Bretagna, sono proprio andati avanti.
La Gran Bretagna è una società fallita, governata da persone senza autorità, credibilità e legittimità. E si trovano ad affrontare, di fatto, una rivolta della propria popolazione, del tutto giustificata. La loro risposta non è migliorare la vita delle persone che presumibilmente rappresentano. La risposta è iniziare una guerra che potrebbe concludersi con l’annientamento nucleare, perché non gliene importa niente, perché sono nichilisti, e usare quella guerra per porre fine a tutte le libertà civili nel loro Paese.
E se pensate che questo non possa accadere qui, se pensate che non faccia parte di ciò che state vedendo ora, con le raffinerie che saltano in aria in tutto il mondo, dovreste rifletterci più a fondo.
Tucker Carlson
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