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Centinaia di preti britannici respingono le benedizioni gay definendole «inammissibili»
Un gruppo di clero cattolico nel Regno Unito ha pubblicato un documento in cui dichiara che qualsiasi benedizione delle coppie dello stesso sesso «è pastoralmente e praticamente inammissibile». Lo riporta LifeSiteNews.
In una dichiarazione rilasciata il 21 dicembre, la cui bozza è trapelata il 20 dicembre, un gruppo che rappresenta centinaia di ecclesiastici cattolici del Regno Unito ha respinto fermamente la possibilità di impartire benedizioni per le coppie dello stesso sesso, in seguito alla pubblicazione della Fiducia Supplicans del Vaticano il 18 dicembre.
«Con onesta parresia e in base alla nostra esperienza di pastori concludiamo che tali benedizioni [delle coppie dello stesso sesso] sono pastoralmente e praticamente inammissibili», si legge nella dichiarazione.
La Confraternita Britannica del Clero Cattolico (BCCC) ha affermato che il suo testo è stato pubblicato in risposta alla «diffusa confusione sulla dottrina cattolica sulle unioni omosessuali e sul comportamento sessuale al di fuori del matrimonio». Di conseguenza, il loro testo ribadiva «l’insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica (dal Catechismo della Chiesa Cattolica che rimane immutato e immutabile».
Prendendo spunto dai paragrafi 2357 e 2391 del Catechismo, il testo evidenzia l’insegnamento cattolico che si basa sulla Sacra Scrittura, che afferma come «gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati». Il Catechismo afferma inoltre come tali azioni «sono contrarie alla legge naturale. Chiudono l’atto sessuale al dono della vita. Non procedono da una genuina complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso potranno essere approvati».
Di conseguenza, la BCCC ha scritto che tali insegnamenti devono essere utilizzati per rispondere al documento recentemente pubblicato da Papa Francesco e dal suo capo dottrinale, il cardinale Victor Manuel Fernández, che consente «benedizioni per le coppie in situazioni irregolari e per le coppie dello stesso sesso».
«È in questo contesto che dobbiamo valutare il recente documento Fiducia Supplicans – che propone un appello al discernimento che può portare a conferire benedizioni a coloro che vivono in unioni omosessuali o non sposate», si legge nel testo della confraternita.
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Prendendo atto di quello che è stato descritto come un «nobile desiderio pastorale di aiutare le persone ad andare avanti attraverso il rinnovamento della vita e la chiamata alla conversione, basandosi su tutti gli aspetti della buona volontà e della virtù naturale», ha continuato la confraternita, scrivendo come «noi non vedo alcuna situazione in cui una tale benedizione di una coppia possa essere propriamente e adeguatamente distinta da un certo livello di approvazione».
Il documento avverte, piuttosto, che qualsiasi benedizione di questo tipo «porterebbe inevitabilmente allo scandalo – per le persone interessate – per coloro che sono coinvolti direttamente o indirettamente nella benedizione – o per il ministro stesso».
Oltre a ciò, il testo della confraternita – che non è stato firmato dai suoi membri, ma pubblicato come documento di posizione del gruppo, ha detto un funzionario a LifeSiteNews – avverte che le benedizioni omosessuali «confonderebbero i fedeli sull’effettiva teologia del matrimonio e della sessualità umana».
«Crediamo che la vera carità segua sempre la vera dottrina e che tali benedizioni sarebbero contrarie alla legittima cura che un sacerdote deve al suo gregge. Con onesta parresia e dalla nostra esperienza di pastori concludiamo che tali benedizioni sono pastoralmente e praticamente inammissibili».
Mentre le reazioni si riversano dalle diocesi e dalle conferenze episcopali di tutto il mondo, il documento della confraternita è il primo di un gruppo di sacerdoti.
In effetti, segna la prima risposta del clero in Inghilterra al documento del papa, con l’unico prelato britannico che aveva precedentemente risposto al testo era l’arcivescovo del Galles Mark O’Toole di Cardiff, che ha accolto con favore il documento papale.
La confraternita ha rilasciato dichiarazioni simili in passato, rispondendo ad alcuni documenti papali come Amoris Laetitia, insieme a mosse nella sfera politica ed ecclesiale per minare o contraddire l’insegnamento della Chiesa cattolica sulla vita e sulla morale.
Il gruppo è stato formato in risposta all’Anno Sacerdotale 2010 di Papa Benedetto XVI e lavora «per la santificazione e il sostegno dei sacerdoti, e nella promozione dell’autentica vita sacerdotale, della santità e della missione attraverso la fedeltà, la formazione, la fraternità».
La notizia del documento è stata diffusa online da Damian Thompson del giornale conservatore The Spectator, che ha pubblicato una bozza del testo, commentando che «il momento della crisi è arrivato».
Accogliendo con favore l’opposizione della confraternita a qualsiasi benedizione per lo stesso sesso, il teologo inglese diacono Nick Donnelly ha dichiarato a LifeSiteNews che «la Confraternita del clero cattolico agisce sempre con un genuino senso di preoccupazione pastorale per i fedeli».
«Il fatto che Francesco abbia incoraggiato la “benedizione” delle coppie dello stesso sesso ha richiesto una risposta rapida da parte del nostro clero perché ha gravemente scosso la fede dei cattolici buoni e leali», ha osservato.
«È imperativo che lo scandalo causato dall’ambiguità armata di Fiducia Supplicans venga affrontato prima della solennità della Natività di Nostro Signore in modo che tutti possiamo rivolgere la nostra attenzione a ciò che giustamente appartiene – non sulla tragedia del peccato mortale non pentito ma sul grande e meravigliosi misteri dell’Incarnazione» ha aggiunto Donnely.
«La frase finale della dichiarazione dovrebbe tranquillizzare tutti noi: “con un’onesta parresia e dalla nostra esperienza di pastori concludiamo che tali benedizioni sono pastoralmente e praticamente inammissibili”».
Come riportato da Renovatio 21, il documento Fiducia Supplicans ha scatenato l’immediata reazione ufficiale, con tanto di divieti, di vescovi in Kazakistan, Malawi, Zambia, Ucraina.
Le Conferenze Episcopali tedesca ed austriaca hanno invece plaudito al nuovo scandaloso documento Vaticano.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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Mons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.
Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne… https://t.co/8xmHq9jA7P — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) July 24, 2026
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Il sospettato dell’attentato al Gay Pride di Berlino è legato agli islamisti
Sabato sera a Berlino, durante una parata del Gay Pride, un furgone si è scagliato contro la folla, provocando la morte di una persona e il ferimento di altre 16, alcune in modo grave, secondo quanto comunicato dai vigili del fuoco.
L’episodio si è verificato durante il Christopher Street Day, la manifestazione annuale del Gay Pride nella capitale tedesca, in Lennestrasse, nei pressi del parco Tiergarten, nel centro di Berlino.
Il portavoce della polizia, Florian Nath, ha riferito che il sospettato è stato identificato ed è ancora latitante. «Secondo le informazioni finora disponibili, si tratta di un uomo noto alle forze dell’ordine e ritenuto affiliato all’ambiente estremista islamico».
La polizia ha successivamente diffuso una fotografia del sospettato, identificandolo come Abdul K., di 21 anni, che indossava una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi.
❗️A car plowed into a crowd at an LGBTQ+ Pride parade in Berlin, killing one person and injuring at least 16 others
According to police, one or more suspects fled the vehicle after the attack. Several people were also reportedly stabbed.
Police are searching for 21-year-old… pic.twitter.com/4u1ZCpgZAx
— NEXTA (@nexta_tv) July 26, 2026
The time of car driving through the pride march in Berlin #Berlin #Germany #Pride #Berlín pic.twitter.com/1BZCc25obj
— i (@Miksiddiqui) July 26, 2026
More footage: the terrorist ran over people at a pride parade in Berlin, Germany. His name is probably Muhammed. pic.twitter.com/1GgoLWRd0b
— Shiri_Sabra (@sabra_the) July 25, 2026
🇩🇪 UPDATE — Berlin CSD (Pride) vehicle attack:
Berlin police now report 1 woman killed and about 16–17 injured — three in critical/life-threatening condition, several more seriously hurt (fire service spokesman Dominik Pretz).
Police sequence: a white van drove into the crowd… pic.twitter.com/FUTLC1uD0t
— 🔥🗞The Informant (@theinformant_x) July 26, 2026
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Secondo le autorità, l’autista è fuggito dal luogo dell’incidente dopo che il veicolo si è schiantato contro un albero; nelle ricerche sono stati impiegati anche elicotteri. Il Berliner Morgenpost ha riportato che i testimoni hanno descritto il mezzo come un minivan bianco, forse una Citroën. La polizia ha poi confermato che si trattava di un furgone per il trasporto di passeggeri.
Gli organizzatori hanno cancellato la parata, che avrebbe dovuto proseguire domenica.
Il portavoce della polizia Florian Nath ha inoltre dichiarato che gli investigatori stanno verificando se il sospettato abbia aggredito i passanti dopo essere sceso dal veicolo, sulla base di testimonianze relative a persone a terra con ferite da arma da taglio.
Il cancelliere Friedrich Merz è stato informato dell’accaduto e mantiene stretti contatti con il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, ha reso noto un portavoce del governo. «I suoi pensieri vanno alle vittime», ha aggiunto il portavoce. «Questo è un attacco alla nostra società libera e aperta», ha scritto su X il sindaco di Berlino Kai Wegner. «Dopo una parata del Pride pacifica e colorata, un raduno che celebrava una Berlino tollerante e aperta è stato attaccato nel modo più brutale».
La pista islamica sembra aver ferito qualche sensibilità all’interno del movimento omotransessualista. In queste ore circola un video in cui ad una veglia per i fatti di sabato una signora, dal palco, dichiara: «peravo che l’attentatore non fosse uno straniero, ma una persona bianca e cristiana».
LGBTQ+ activist speaks at a vigil in Berlin a day after the Islamist car-ramming attack against the Berlin Gay Pride Parade:
“I had hoped that the attacker was not a foreigner, but a white Christian person” pic.twitter.com/RlNMDERjFD
— Visegrád 24 (@visegrad24) July 26, 2026
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Negli ultimi anni la Germania ha registrato diversi attacchi con veicoli. L’episodio più grave risale al 2016, quando un islamista, richiedente asilo respinto, investì con un camion un mercatino di Natale a Berlino, uccidendo 12 persone e ferendone 56. L’autore della strage era il tunisino Anis Amri. Arrivò la rivendicazione dell’ISIS.
Vi è sata poi la strage del 20 dicembre 2024, a Treviri: Taleb al-Abdulmohsen, uno psichiatra di 50 anni di origine saudita residente in Germania, lancia la sua BMW contro la folla a un mercatino di Natale a Magdeburgo uccidendo 5 persone. Le indagini hanno da subito iniziato a dire che l’uomo non era un estremista islamico, perché sui social criticava apertamente la religione, bensì un soggetto affetto da una grave forma di psicosi.
Il lettore di Renovatio 21 riconosce come dietro alle stragi con l’auto vi sia un pensiero preciso delineato apertis verbis dall’estremismo islamico organizzato. Infatti, la tattica è stata esplicitamente promossa espressamente nella rivista di Al-Qaeda (sì, Bin Laden era pure editore, come noi) Inspire. Lo stesso dicasi per l’ISIS, che parlò dei veicoli assassini nella sua rivista Dabiq nel 2016, specificando il fine di massimizzare le vittime con mezzi semplici.
Nel 2010, Inspire, la rivista online in lingua inglese prodotta da al-Qaeda nella Penisola Arabica, esortava i mujaheddini a scegliere luoghi «solo pedonali» e ad assicurarsi di prendere velocità prima di lanciare i loro veicoli contro la folla per «ottenere la massima strage». L’articolo si intitolava «The Ultimate Mowing Machine», cioè la«falciatrice definitiva», e mostrava un SUV dotato di lame.
Il fenomeno ha un nome preciso: vehicle-ramming attack, o VAW (vehicle as a Weapon, il veicolo come arma). Gli analisti dell’Intelligence ritengono si tratti di un’attraente alternativa, più economica e logisticamente semplice, del suicidio kamikaze, che invece richiede il contrabbando dell’esplosivo, la produzione della veste, etc.
Secondo l’FBI l’attacco con veicoli «offre ai terroristi con accesso limitato a esplosivi o armi l’opportunità di condurre un attacco sul territorio nazionale con una formazione o esperienza minima».
È noto come alcuni canali Telegram di radicalizzazione promuovevano attacchi con «camion, coltelli, bombe, qualsiasi cosa. È Tempo di vendetta», scrive il Combating Terrorism Center di West Point. Alcuni canali hanno inoltre diffuso «manuali operativi», basati su attacchi low-tech di successo realizzati in passato dai sostenitori dello Stato Islamico. Concepiti come guide didattiche per potenziali aggressori, questi manuali descrivono nei dettagli l’addestramento, la pianificazione e le strategie di attacco di autori come Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che nel 2016 ha lanciato un camion merci contro la folla a Nizza, in Francia, uccidendo 86 persone e ferendone oltre 400.
Questi manuali rappresentano un nuovo tentativo non solo di glorificare gli aggressori e incoraggiare trame analoghe, ma anche di consentire ai potenziali autori di imparare dai successi e dai fallimenti degli operatori precedenti.
È interessante ricordare anche la rivista Rumiyah (che significa «Roma» in arabo, in riferimento all’ambizione di conquistare l’Occidente) era la pubblicazione in inglese di propaganda dell’ISIS, uscita dal 2016 al 2017 come successore di Dabiq. Era più orientata verso i «lone wolf» ( i terroristi che agiscono singolarmente, i «lupi solitari») in Occidente rispetto a Dabiq, che era più ideologica e sullo Stato Islamico.
La sezione ricorrente più importante di Rumiyah era «Just Terror Tactics» («Tattiche di Terrore Giusto»), che dava istruzioni pratiche e dettagliate su come commettere attentati semplici con mezzi comuni. Qui si scriveva che «sebbene siano una parte essenziale della vita moderna, pochissimi comprendono realmente la capacità letale e distruttiva del veicolo a motore e la sua capacità di causare un gran numero di vittime se utilizzato in modo premeditato».
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Veniva quindi definito come il veicolo ideale il camion da carico pesante, a doppio asse posteriore, per schiacciare meglio le vittime: grande peso, accelerazione ragionevole, telaio e paraurti leggermente rialzati (per salire sui marciapiedi e superare barriere). Erano dati preziosi suggerimenti per il massacro: riempire il serbatoio di carburante, pianificare il percorso (accelerare al massimo su strade con folla), rubare il veicolo «con la forza o con l’inganno» se necessario (noleggi, furti), portare armi aggiuntive (coltelli, armi da fuoco) per continuare l’attacco dopo lo schianto.
Gli obiettivi consigliati erano i grandi raduni all’aperto: mercati, festival, parate, celebrazioni, convention, strade pedonali affollate, eventi politici e qualsiasi attrazione esterna che attiri grandi folle, specialmente con poca sicurezza, massimizzando morti e feriti schiacciando e travolgendo le persone, ricordando ai «crociati» (cioè gli occidentali) il terrore che l’Islam può infliggere loro.
L’articolo sulla rivista ISIS includeva immagini di camion a noleggio e della parata del Giorno del Ringraziamento di Macy’s a New York come esempio di obiettivo di morte.
Nel numero 9 (maggio 2017) di Rumiyah, la rubrica «Just Terror Tactics: Truck Attacks» («Tattiche del Terrore Giusto: attacchi con i camion») conteneva un’infografica con consigli su selezione del veicolo, acquisizione e target (festival, mercati, raduni). Riprendeva e raffinava i consigli precedenti. La rivista jihadista quindi lodava gli attacchi riusciti (Nizza 2016, Berlino 2016) definendoli «operazioni di terrore giusto» compiute da «soldati del Califfato».
Ciò che non è perfettamente compreso è come l’ISIS abbia creato una sorta di «globalizzazione degli spostati»: qualsiasi persona più o meno disturbata, o semplicemente adirata con il sistema, poteva commettere una strage e poi «donarla» allo Stato Islamico, che rivendicava. In pratica, è una sorta di franchising della psicosi assassina.
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Immagine screenshot da Twitter
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Uomo arrestato per aver segato la bandiera LGBT davanti a una chiesa cattolica tedesca
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