Politica
Geert Wilders stravince le elezioni in Olanda
Il Partito per la Libertà (in olandese Partij voor de Vrijheid, o PVV) di Geert Wilders ha preso il comando delle elezioni generali olandesi, conquistando 35 seggi parlamentari, rispetto ai 26 dell’alleanza verde-laburista, secondo un primo exit poll.
Pubblicato mezz’ora dopo la chiusura delle votazioni di mercoledì sera, il sondaggio ha mostrato che il Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD) del primo ministro uscente Mark Rutte ha ottenuto solo 23 seggi. Il neonato partito chiamato Nuovo Contratto Sociale, un partito centrista, dovrebbe finire al quarto posto con 20 seggi.
Se i risultati rimarranno invariati, il PVV emergerà come il più grande partito in Parlamento, vincendo 17 seggi alle elezioni generali del 2021, perdendo parte del voto di destra a favore dell’allora ascendente Forum per la Democrazia (FvD). Tuttavia, l’exit poll di mercoledì ha mostrato che il FvD è sulla buona strada per perdere cinque dei suoi otto seggi.
Il leader del PVV Geert Wilders ha pubblicato un video in cui festeggia, esclamando «trentacinque!» guardando i risultati sono stati trasmessi sulla rete NOS dei Paesi Bassi.
35!!!!!!
PVV GROOTSTE PARTIJ ❤️ pic.twitter.com/oMANVYvGjy
— Geert Wilders (@geertwilderspvv) November 22, 2023
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Va tuttavia rilevato che, nonostante l’esultanza, il Wilders difficilmente riuscirà a formare un governo, dato che la maggior parte dei principali partiti olandesi hanno escluso di collaborare con il PVV.
Il PVV sostiene le restrizioni all’immigrazione musulmana e la chiusura delle moschee, anche se Wilders ha attenuato la sua retorica incendiaria nel periodo precedente al voto di quest’anno.
Negli anni, le proposte del partito sono state il riflesso della matrice di populismo autoctono dei suoi leader.
Nel febbraio 2007, un parlamentare del PVV ha presentato una mozione che avrebbe vietato a qualsiasi parlamentare o politico dell’esecutivo di avere la doppia cittadinanza, cosa che avrebbe squalificato alcuni ministro dell’allora governo Balkenende.
Il partito nello stesso anno aveva presentato una mozione controversa nelle deliberazioni generali sul bilancio dell’immigrazione, chiedendo di fermare l’immigrazione dai paesi musulmani. Un’altra mozione del PVV, contro gli agenti di polizia che indossano il velo, ha ottenuto la maggioranza parlamentare
In seguito all’invasione russa dell’Ucraina, il PVV ha votato in Parlamento per condannare l’invasione e chiedere la fine dell’aggressione russa. Nonostante la sua posizione altrimenti severa sull’immigrazione, il PVV ha affermato che i Paesi Bassi dovrebbero accogliere temporaneamente i rifugiati ucraini che il partito considera rifugiati legittimi in fuga dalla guerra. Secondo quanto riportato, Wilders e il PVV avrebbe inasprito il loro atteggiamento nei confronti della Russia dopo l’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines, con il PVV a produrre un manifesto chiedendo che i responsabili siano assicurati alla giustizia.
Nella piattaforma del partito sono previste punizioni severe per la violenza contro gli ebrei e la comunità LGBT, che sarebbero commessa in misura sproporzionata da musulmani. Tra in punti in programma, la chiusura di madrasse e moschee sul territorio neerlandese.
Il partito è inoltre alfiere del rimpatrio degli immigrati, specialmente i criminali, anche quelli di cittadinanza olandese provenienti dalle Antille olandesi.
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Il PVV è inoltre pesantemente euroscettico e vuole il ritorno alla valuta olandese pre-euro, chiedendo anche che la stella che rappresenta il Paese sia tolta dalla bandiera UE; vuole inoltre abolire il Senato, nonché il divieto di fumare nei bar, e innalzare l’età di pensionamento sopra i 65 anni.
Il partito prevede anche il supporto dei sudafricani Afrikaner.
Nella piattaforma trova spazio anche la richiesta di abrogazione delle tasse climatiche e investimenti in centrali nucleari e a carbone, nonché l’opposizione alla presenza della Turchia nella NATO, organizzazione che pure però l’Aia, secondo il partito, dovrebbe sostenere.
Il Wilders, anche lui dotato di chioma dorata inconfondibile (Radio Olanda lo definisce «il biondo tinto più famoso dai tempi di Marilyn Monroe»), è molto noto al pubblico europeo, apparendo con il segretario della Lega Nord Matteo Salvini al comizio finale per le europee 2019 in Piazza Duomo a Milano.
Wilders si dichiara «filosemita» e «sionista», e supporta la «soluzione ad uno Stato» in Palestina, al punto da chiamare la Giordania «l’unico Stato palestinese che mai esisterà». Il leader del PVV ha visitato spesse volte Israele, iniziando sin da 17enne, quando soggiornò per sei mesi in Cisgiordania all’interno di un moshav, una fattoria tipica dei pionieri sionista. Ha rapporti consolidati con l’ex ministro Avigdor Lieberman, leader del partito nazionalista laico Yisrael Beitenu («Israele è la nostra casa»).
Ciò non lo ha messo in salvo rispetto al giudizio di enti di controllo del pensiero. Nel dicembre 2008, infatti, l’ottavo studio «Monitor Racism and Extremism», condotto dalla Fondazione Anne Frank e dall’Università di Leida, ha rilevato che il Partito per la Libertà può essere considerato di «estrema destra», anche se «con i se e con i ma».
Wilders è sposato con Krisztina Wilders Márfai, ex diplomatica ungherese di origine ebraica, si professa agnostico, ma considera i cristiani suoi «alleati», sostenendo che vogliono la stessa cosa.
Il vincitore della tornata elettorale olandese vive sotto costante minaccia di attentati. Il 10 novembre 2004, due presunti aggressori furono catturati dopo un assedio durato un’ora contro un edificio all’Aia. Erano in possesso di tre granate e furono accusati di aver pianificato l’omicidio di Wilders e di un collega parlamentare, Ayaan Hirsi Ali. Da allora vive sotto scorta. Wilders è stato indicato come il politico più minacciato nei Paesi Bassi nel 2008.
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Immagine di Peter van der Sluijs via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International, 3.0 Unported, 2.5 Generic, 2.0 Generic e 1.0 Generic; immagine tagliata
Politica
Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU
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Gender
Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.
La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.
Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.
«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».
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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.
Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.
L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.
La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.
Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.
«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».
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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.
In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.
Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».
La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere
Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.
La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».
“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?”
– Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.
L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».
La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».
Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.
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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.
L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.
Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini
🚨🇺🇸 WATCH: The moment Gianni Infantino moves President Trump out of the way as Spain lift the World Cup trophy pic.twitter.com/I5Ha0mUwfV
— Politics Global (@PolitlcsGlobal) July 19, 2026
🟥 As expected… Trump refused to get out of the frame when Spain did the traditional World Cup Trophy lift.
FIFA President Gianni Infantino had to literally run over and attempt to physically drag him away, so that the Spanish Champions could have their special moment. What… pic.twitter.com/nbG0NH4I2D — Fun Tom 🇨🇦 💂 (@funtomvids) July 19, 2026
I am in tears. After President Trump PERSONALLY gives the World Cup Trophy to Spain, the Captain and team want Trump to Celebrate with them 🙏
Liberals do NOT want you to see this ❤️ pic.twitter.com/5MENeQPEzM — MAGA Voice (@MAGAVoice) July 19, 2026
Spain players doing the Trump Dance as he presents the FIFA World Cup trophy.
The world loves our president. We are blessed. pic.twitter.com/00trz6Q9fY — Robert Burns (@RobertBurns82) July 19, 2026
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VIDEO | Two Argentine players, Lisandro Martínez and Cristian Romero, refused to shake hands with US President Donald Trump during the silver medal ceremony after Argentina’s 1-0 defeat to Spain in the World Cup final.
Martínez avoided shaking hands with both Trump and FIFA… pic.twitter.com/yrv1cDg0o4 — The Cradle (@TheCradleMedia) July 20, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta. In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.Messi barely acknowledged Trump. pic.twitter.com/mQi6KFv1S8
— Don Van Natta Jr. (@DVNJr) July 19, 2026
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