Connettiti con Renovato 21

Militaria

Quanti soldati ha Hamas?

Pubblicato

il

Hamas – che è e un’organizzazione militante e un partito politico – è stato fondata nel 1987 durante la Prima Intifada, una rivolta palestinese contro gli insediamenti israeliani sulle terre occupate dopo la Guerra dei Sei Giorni.

 

Hamas, con sede principalmente nella Striscia di Gaza, è emersa come contendente a un altro partito politico palestinese, il movimento Fatah, prevalentemente laico.

 

Fatah esercita la sua influenza sull’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con un focus primario sul conflitto israelo-palestinese.

 

Al centro del potere di Hamas c’è la sua ala militare, conosciuta come Brigate Izz ad-Din al-Qassam. Questa ala militare è uno dei principali strumenti di Hamas per raggiungere il suo obiettivo dichiarato, vale a dire la creazione di uno Stato arabo islamico in tutto Israele.

 

Hamas è stata costantemente coinvolta in vari scontri, anche armati, sfidando sia le forze israeliane che le istituzioni politiche palestinesi. Questa traiettoria ha preso una svolta significativa nel 2006, quando ha conquistato la maggioranza nel Consiglio legislativo palestinese attraverso il trionfo elettorale.

 

Nel 2007, Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza, estromettendo i sostenitori di Fatah dall’enclave. L’evento segnò un momento di svolta, consolidando il governo de facto del movimento, che dura ancora oggi.

 

La forza militare e politica di Hamas gioca un ruolo centrale e in continua evoluzione nel conflitto israelo-palestinese, influenzando in modo significativo le relazioni tra israeliani e palestinesi, nonché gli sforzi globali per raggiungere una soluzione. Un articolo apparso sulla testata governativa russa Sputnik descrive le capacità militari del gruppo.

 

La potenza delle forze di combattimento di Hamas si basa sulle sue unità di artiglieria, che comprendono razzi e mortai, che guidano le capacità offensive del movimento.

Sostieni Renovatio 21

In secondo luogo ci sono le forze di terra, che comprendono regolari e riservisti, accompagnati da brigate da combattimento ed elementi supplementari, che costituiscono il fondamento delle capacità difensive di Gaza. Il loro mandato principale è proteggere il territorio di Gaza, e soprattutto proteggere i leader di Hamas. Tali forze operano una copertura essenziale alle forze missilistiche per svolgere le loro operazioni tattiche.

 

Le unità di artiglieria e le forze di terra formano le Brigate Izz ad-Din al-Qassam. Questo braccio armato dispone anche di una distinta divisione di commando marini, integrata da un’unità d’élite ben preparata per le incursioni sotterranee nel territorio israeliano.

 

L’esatto numero delle truppe di Hamas non è specificato, ma varie stime collocano la forza numerica dei suoi membri in servizio a circa 30.000 militanti, se i membri non-core vengono convocati in caso di emergenza.

 

Le Brigate al-Qassam sono organizzate in sei gruppi. Ogni gruppo ha molti gruppi più piccoli e ogni gruppo più piccolo ha parti ancora più piccole. Tre di questi gruppi rimangono nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. Uno è a nord di Gaza City, uno a est di Gaza City e uno a sud di Gaza City. C’è un gruppo nel centro di Gaza e due nel sud, che sovrintendono a Khan Yunis e Rafah.

 

Le forze combattenti di Hamas sarebbero disperse anche in Cisgiordania e nei Paesi vicini.

 

Queste brigate comprendono un’ampia gamma di forze di combattimento, tra cui armi antiaeree, cecchini, artiglieria, ingegneri, capacità anticarro e fanteria.

 

Inoltre, le Brigate Qassam incorporano unità di personale specializzate per funzioni di comunicazione, Intelligence, contrabbando, produzione di armi, logistica e affari pubblici.

 

Tale composizione diversificata consente ad Hamas di adattarsi all’evoluzione degli scenari politici e di affrontare diverse minacce.

Aiuta Renovatio 21

«Hamas è favorevole all’uso di bombe stradali, cecchini e piccoli UAV portatili [veicoli aerei senza pilota] per combattere in stile guerriglia che utilizza il paesaggio urbano per fornire ai suoi combattenti la massima copertura, aumentando al contempo i costi per gli israeliani», dice Michael Stevens, membro associato del Royal United Services Institute. In pratica Hamas gravita verso una strategia di guerriglia.

 

Le Brigate Izz ad-Din al-Qassam vantano un vasto arsenale che comprende un assortimento di armi convenzionali, ordigni esplosivi improvvisati (IED) realizzati con perizia, componenti critici di razzi e una rete segreta di tunnel e bunker a Gaza. Questa scorta completa dà loro un vantaggio strategico negli scontri con le forze di difesa israeliane.

 

Un recente rapporto del Washington Institute for Near East Policy ha fatto luce sul programma di artiglieria di Hamas, identificando quattro componenti cruciali che ne modellano la capacità operativa:

 

  • Produzione di razzi Qassam: al centro del loro arsenale c’è la produzione di razzi Qassam, progettati per raggiungere distanze fino a 10 chilometri.
  • Progressi nella tecnologia missilistica: ciò comprende l’integrazione di testate più grandi e potenti e sistemi di propulsione potenziati, estendendo sia la portata che la longevità.
  • Dispiegamento strategico di razzi a lungo raggio: ciò comporta l’importazione di razzi a lungo raggio a Gaza, dove vengono assemblati per il dispiegamento.
  • Produzione di mortai a lungo raggio: con un occhio agli obiettivi delle forze di difesa israeliane, Hamas si concentra sulla produzione di mortai a lungo raggio, dimostrando un chiaro intento di espandere la propria sfera operativa.

 

Le principali armi nell’arsenale di Hamas possono essere riassunte in questo specchietto

Categoria Costituente
Mortai 81 mm, 120 mm
Razzi a corto raggio

 

 

 

 

Qassam da 90 mm

Qassam da 107 mm

Qassam da 115 mm

122 mm Grad

Quds 101

Razzi a corto e medio raggio Grado/WS-1E/Sejil 55
Razzi a lungo raggio M-75 (75 km), Fajr/J-80 (100 km), R-160 (120 km), M-302 (200 km)
Armi anticarro

 

Tipi RPG-7, SAGGER AT-3, ATGM (missili guidati anticarro)
Miniere Antiuomo, anticarro
IEDS (ordigni esplosivi improvvisati) Vari tipi
IEDS con EFPS (proiettili formati in modo esplosivo) Shawaz

 

Armi di fanteria leggera Fucili d’assalto, mitragliatrici leggere, fucili di precisione

 
Altre armi includono un numero imprecisato di veicoli aerei senza pilota e droni e diverse centinaia di missili guidati anticarro Kornet.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’ex presidente Medvedev ha commentato un video circolante in rete dichiarando che Hamas starebbe utilizzando anche armi fornite all’Ucraina. Sulla questione si è espresso anche lo stesso Putin.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

Immagine di Fars Media Corporation via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

Continua a leggere

Militaria

Attacco Houthi all’aeroporto di Riad: almeno 12 morti e oltre 300 feriti

Pubblicato

il

Da

Un attacco degli Houthi all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, avvenuto sabato, ha causato la morte di 12 persone, tra cui un cittadino americano, e il ferimento di altre 309, come ha confermato domenica l’Autorità generale per l’aviazione civile dell’Arabia Saudita (GACA).   L’autorità aeronautica saudita ha precisato che tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi e otto stranieri: due bengalesi e uno ciascuno proveniente da Stati Uniti, Egitto, Giordania, Siria, Palestina e Sudan. Alcuni dei 309 feriti restano in condizioni critiche, ha aggiunto la GACA, precisando che l’entità dei danni all’aeroporto è ancora in fase di valutazione.   L’attacco arriva quasi una settimana dopo che il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’Arabia Saudita ha lanciato una vasta offensiva per riconquistare il territorio dagli Houthi, appoggiati dall’Iran, comprese aree vicino allo stretto strategico di Bab el-Mandeb. Le forze a guida saudita hanno appoggiato l’operazione con raid aerei, mentre gli Houthi hanno risposto con attacchi missilistici e di droni contro obiettivi in Arabia Saudita, tra cui l’aeroporto internazionale di Riad .  

Sostieni Renovatio 21

Un missile ha colpito l’edificio che ospita due terminal usati per i voli nazionali, ha riferito l’AP citando un funzionario regionale che ha parlato in anonimato. Alcuni video sui social media sembravano mostrare una colonna di fumo sopra il Terminal 3 dopo l’impatto. Almeno 316 voli da e per l’aeroporto di Riyadh sono stati cancellati sabato, secondo Flightradar24. L’ambasciata statunitense e altre missioni diplomatiche occidentali hanno invitato i propri cittadini a evitare l’aeroporto e hanno avvertito di possibili gravi disagi ai viaggi.   Interrogato sulla possibilità che le forze americane si unissero agli attacchi sauditi contro gli Houthi, il presidente Donald Trump ha risposto ai giornalisti: «Potremmo farlo. Valuteremo la cosa».   Dal 2015 l’Arabia Saudita conduce una campagna militare contro gli Houthi. Le ostilità si sono in gran parte attenuate dopo un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite nel 2022, per poi riaccendersi a luglio di quest’anno in seguito a un attacco all’aeroporto di Sana’a da parte delle forze yemenite sostenute dall’Arabia Saudita.   A settembre gli scontri si sono intensificati ulteriormente: gli Houthi hanno ottenuto i maggiori successi territoriali degli ultimi anni, conquistando il porto strategico di Mocha ed estendendo il controllo lungo la costa del Mar Rosso e intorno a Bab el-Mandeb, via marittima internazionale di primaria importanza. Mohammed al-Bukhaiti, alto funzionario e portavoce del gruppo yemenita noto anche come Ansar Allah, ha rivendicato l’attacco in un’intervista ad un’emittente governativa russa , affermando che l’obiettivo era costringere l’Arabia Saudita ad accettare una «pace globale e permanente» e la fine della guerra e del blocco reciproco.   Al-Bukhaiti ha accusato Riad di aver distrutto le infrastrutture civili dello Yemen negli ultimi 12 anni, tra cui aeroporti, porti, scuole, ospedali, mercati e persino sale per matrimoni e funerali. Ha detto che gli Houthi stanno ora rispondendo per le rime agli attacchi sauditi, ma ha insistito che le operazioni mirano a fare pressione sui leader sauditi perché accettino un accordo di pace duraturo, non sono mosse da vendetta.   «Le nostre operazioni militari in profondità nel territorio saudita continueranno e non termineranno se non con la distruzione di tutte le infrastrutture saudite appartenenti al governo», ha avvertito, indicando in particolare installazioni militari, aeroporti, porti e altre infrastrutture vitali.   Gli attacchi Houthi agli aeroporti sauditi iniziarono dopo l’intervento della coalizione guidata da Riad in Yemen, nel marzo 2015. Nei primi anni gli attacchi si concentrarono soprattutto sulle aree di confine, con razzi e colpi di artiglieria verso Najran e Jizan. Il salto di qualità arrivò il 4 novembre 2017, quando un missile balistico fu intercettato nei pressi dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riad. Fu la prima volta che gli Houthi mostrarono di poter colpire la capitale, e Riad rispose con un irrigidimento del blocco su porti e spazio aereo yemeniti.   Il periodo più intenso fu il 2019. A giugno l’aeroporto di Abha, scalo regionale usato da molti civili e pendolari, fu colpito da un missile da crociera che ferì decine di persone, e un secondo attacco, pochi giorni dopo, causò un morto e una ventina di feriti. Nei mesi seguenti Abha e Jizan subirono ripetuti lanci di droni e missili.

Aiuta Renovatio 21

Dopo una fase più rarefatta nel 2020, gli attacchi si intensificarono con l’offensiva Houthi su Marib. Nel febbraio 2021 un drone provocò un incendio su un aereo civile a Abha, e ad agosto e settembre dello stesso anno altri attacchi sullo stesso scalo ferirono diversi passeggeri e danneggiarono velivoli. Nell’ottobre 2021 toccò all’aeroporto di Jizan, con circa dieci feriti.   Riad dichiarò di aver intercettato la gran parte dei proiettili, ma i detriti e i colpi andati a segno bastarono a sospendere voli e a suscitare condanne internazionali, perché colpire infrastrutture civili è vietato dal diritto umanitario. La tregua dell’aprile 2022 ridusse drasticamente gli attacchi.   Come riportato da Renovatio 21, le violenze tra sauditi e Houthi sono riesplose a luglio, quando il governo di Aden, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha colpito un aeroporto di Sana’a, città controllata dagli Houthi.   Gli Houthi hanno risposto con attacchi contro obiettivi sauditi, mentre i jet sauditi hanno ripreso i raid aerei su larga scala sullo Yemen. La scorsa settimana, le forze Houthi hanno attraversato la costa occidentale dello Yemen, conquistando la città portuale di Mocha e consolidando il loro controllo sullo stretto di Bab el-Mandeb.   Tre settimane fa gli Houthi avevano rivendicato l’abbattimento di un caccia saudita.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Vanquish0 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
 
Continua a leggere

Militaria

L’esercito USA trasmetterà in diretta streaming un’esecuzione tramite fucilazione

Pubblicato

il

Da

Il segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato l’intenzione di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di un ex psichiatra dell’esercito americano, condannato per aver ucciso 13 persone in una base militare in Texas, sostenendo che gli americani debbano vedere le conseguenze di crimini di questo tipo.

 

Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la sparatoria del 2009 a Fort Hood, dovrebbe essere giustiziato da un plotone d’esecuzione militare il 3 dicembre. Sarebbe la prima esecuzione effettuata dalle forze armate statunitensi in oltre sessant’anni e la prima a opera di un plotone d’esecuzione dell’esercito dalla Seconda guerra mondiale.

 

Parlando giovedì con il commentatore conservatore Jack Posobiec, Hegseth ha difeso la scelta di giustiziare Hasan nello stesso luogo della strage.

Sostieni Renovatio 21

«Sarà giustiziato da un plotone d’esecuzione composto da soldati, come è giusto che sia, e ci assicureremo che la gente possa assistere all’esecuzione, che sia pubblica, perché le persone devono capire che questo tipo di azioni comportano gravi conseguenze», ha dichiarato Hegseth.

 

Il dipartimento della Guerra ha poi confermato che l’esecuzione sarebbe stata trasmessa in diretta streaming per la visione pubblica e che altri dettagli sarebbero arrivati in seguito, secondo il Washington Post e l’Associated Press.

 

Lo Hasan, musulmano nato negli Stati Uniti ed ex psichiatra dell’esercito, aprì il fuoco il 5 novembre 2009 in un centro di elaborazione dati militare a Fort Hood, uccidendo 13 persone e ferendone altre 32. Secondo quanto riferito, durante l’attacco avrebbe gridato il classico «Allahu akbar».

 

L’attentatore aveva in precedenza scambiato email con il religioso islamico radicale Anwar al-Awlaki, poi ucciso in un attacco di droni statunitensi in Yemen. Davanti alla corte marziale Hasan ha ammesso la responsabilità del massacro, dicendo di aver agito per proteggere i correligionari musulmani dalle operazioni militari americane in Afghanistan.

 

Nel 2013 è stato condannato per omicidio premeditato e tentato omicidio e gli è stata inflitta la pena di morte. Nel marzo 2025 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di riesaminare la condanna, aprendo la strada all’approvazione dell’esecuzione da parte del presidente Donald Trump all’inizio di questo mese, su raccomandazione di Hegseth.

 

L’esecuzione è prevista per le 13:00 del 3 dicembre, all’incirca alla stessa ora dell’attentato. Hasan potrebbe ancora tentare di ritardarla con un ricorso separato davanti a un tribunale federale civile.

 

L’ultima esecuzione militare statunitense risale al 1961, quando un soldato semplice dell’esercito fu impiccato dopo la condanna per stupro e tentato omicidio di una bambina di 11 anni.

 

La pena capitale per fucilazione resta legale in cinque Stati americani — Idaho, Mississippi, Oklahoma, Carolina del Sud e Utah — tuttavia il metodo è usato di rado.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, il dipartimento di Giustizia USA cinque mesi fa aveva comunicato che il Paese ripristinerà l’uso della fucilazione, della sedia elettrica e dell’asfissia gassosa per giustiziare i criminali condannati per i reati federali più gravi.

 

Lo stesso presidente Trump, interrogato sul caso dell’esecuzione fallita dell’assassina Christa Pike ha detto apertis verbis che sarebbe d’uopo reintrodurre i plotoni di esecuzione.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa lo Stato americano dell’Alabama ha giustiziato un condannato a morte utilizzando l’azoto gassoso, segnando il secondo utilizzo di questo controverso metodo, che alcuni critici hanno definito equivalente alla tortura. Durante l’esecuzione del condannato a morte, i testimoni dissero di averlo visto tremare e contorcersi sulla barella per minuti prima di morire.

 

Le esecuzioni pubbliche sono molto più rare nella storia americana moderna. L’ultima esecuzione pubblica ampiamente riconosciuta negli Stati Uniti avvenne nel Kentucky nel 1936, quando un assassino condannato fu impiccato davanti a migliaia di spettatori.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

Continua a leggere

Geopolitica

I generali della NATO riuniti a Kiev

Pubblicato

il

Da

I rappresentanti militari di tutti i 32 membri della NATO si sono riuniti a Kiev. L’Ucraina cerca da anni di entrare nel blocco, ma finora è stata respinta.   La visita del cosiddetto Comitato militare arriva un giorno dopo che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto che una possibile adesione dell’Ucraina alla NATO — una delle questioni centrali del conflitto — «non è sul tavolo in questo momento».   Kiev ha fatto dell’adesione una priorità di politica estera dopo il colpo di stato di Maidan del 2014, appoggiato dall’Occidente, e ha poi iscritto l’obiettivo nella costituzione. Nel settembre 2022 Volodymyr Zelens’kyj ha chiesto un’«adesione accelerata». Ancora a luglio sosteneva che l’ingresso dell’Ucraina sarebbe stato «del tutto naturale».   Ufficialmente la NATO continua a descrivere l’Ucraina come impegnata in un «percorso irreversibile» verso l’adesione. Ad agosto, però, l’ex comandante in capo ucraino Valery Zaluzhny, oggi ambasciatore di Kiev in Gran Bretagna, ha detto di non vedere prospettive realistiche che ciò accada.

Sostieni Renovatio 21

In un videomessaggio di mercoledì l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, ha annunciato l’arrivo a Kiev insieme ai rappresentanti militari di tutti i 32 Stati membri. È la prima visita del Comitato in Ucraina in otto anni. «Siamo qui al completo con un messaggio chiaro: il legame tra la NATO e l’Ucraina si rafforza sempre di più», ha dichiarato.   Secondo un funzionario della NATO, la delegazione ha discusso con i vertici militari ucraini le priorità dell’organizzazione e le lezioni del conflitto utili a rafforzare la preparazione del blocco di fronte alle «le minacce attuali e future».   Pur non essendo membro, l’Ucraina ha costruito legami militari ampi con la NATO, che dal 2022 le ha fornito armamenti sempre più sofisticati. Mosca accusa il blocco, e in particolare gli Stati europei, di prolungare inutilmente il conflitto e di condurre una guerra per procura contro la Russia, fino all’«l’ultimo ucraino».   Diversi membri influenti, tra cui Stati Uniti e Germania, hanno più volte detto di essere contrari all’ingresso di Kiev. A inizio luglio, parlando all’Handelsblatt, il segretario generale Mark Rutte ha ammesso che «attualmente non c’è un sostegno unanime» all’adesione ucraina.   Donald Trump e altri alti funzionari americani (e pure qualche Paese europeo come la Finlandia) hanno escluso l’ingresso nella NATO come parte di un possibile accordo di pace con la Russia. Prima dell’incontro alla Casa Bianca con Zelens’kyj del febbraio 2025, degenerato in un acceso scambio di insulti, Trump disse ai giornalisti: «NATO? Potete scordarvela».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
 
Continua a leggere

Più popolari