Geopolitica
Attacco con droni al Cremlino: la Russia prepara la rappresaglia
«Il regime di Kiev ha effettuato un tentativo di sferrare un attacco con veicoli aerei senza equipaggio contro la residenza del presidente russo al Cremlino» comunica il servizio stampa presidenziale della Federazione Russa. «Due aerei senza equipaggio hanno preso di mira il Cremlino».
L’attacco si è consumato durante la notte.
«Come risultato di azioni tempestive intraprese dai servizi militari e speciali che utilizzano sistemi di guerra elettronica, i droni sono stati disattivati», ha dichiarato il Cremlino. «La loro caduta e i frammenti sparsi sul territorio del Cremlino non hanno causato vittime o danni materiali», ha sottolineato il servizio stampa
Reportedly, this is the moment when a drone hit the Kremlin. pic.twitter.com/MiUob8fSV9
— Anton Gerashchenko (@Gerashchenko_en) May 3, 2023
Il presidente Vladimir Putin non è stato ferito e continua a lavorare come al solito dopo il tentativo di attacco di droni di Kiev contro il Cremlino questa notte, ha detto mercoledì il servizio stampa presidenziale.
Martedì il presidente russo ha lavorato a San Pietroburgo, dove ha dato il via libera alla ripresa del traffico tramviario a Mariupol’ tramite collegamento video, ha tenuto un incontro con il governo e una serie di altri incontri di lavoro, riporta l’agenzia TASS.
Putin ha anche incontrato di persona il famoso direttore d’orchestra russo Valery Gergiev, che ha festeggiato il suo 70° compleanno. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto ai giornalisti che mercoledì Putin sta lavorando a Novo-Ogaryovo fuori Mosca, dove ha incontrato il governatore di Nizhny Novgorod Gleb Nikitin.
Reportedly, this is the moment when a drone hit the Kremlin. pic.twitter.com/MiUob8fSV9
— Anton Gerashchenko (@Gerashchenko_en) May 3, 2023
Mosca sarà pronta a rispondere al tentativo di Kiev di effettuare un attacco di droni al Cremlino quando e dove lo riterrà opportuno, ha affermato oggi il servizio stampa presidenziale russo in una dichiarazione ripresa da TASS.
«La Russia si riserva il diritto di adottare misure di ritorsione quando e dove lo ritiene opportuno», si legge nella dichiarazione.
Il Cremlino ha osservato che si è trattato di «un atto di terrorismo pre-pianificato e un attentato alla vita del presidente russo, avvenuto poco prima del Giorno della Vittoria e della parata del 9 maggio a cui parteciperanno ospiti stranieri».
Immagine screenshot da YouTube
Cina
La Cina sta mediando tra Pakistan e Afghanistan
Pechino sta mediando direttamente un cessate il fuoco tra Pakistan e Afghanistan, Paesi confinanti coinvolti in intensi combattimenti da febbraio, ha dichiarato il Ministero degli Esteri cinese.
Il ministro degli Esteri Wang Yi ha avuto colloqui telefonici con i suoi omologhi afghano e pakistano nel corso dell’ultima settimana, ha affermato lunedì il portavoce del ministero, Lin Jian, in un post su X.
«L’inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri per gli affari afghani ha fatto la spola tra l’Afghanistan e il Pakistan», ha dichiarato Jian, aggiungendo: «Anche le ambasciate cinesi sono state in stretto contatto con entrambe le parti».
Il portavoce ha precisato che la Cina continuerà a facilitare la riconciliazione e a ridurre le tensioni tra i due paesi confinanti, affermando: «La Cina auspica che l’Afghanistan e il Pakistan mantengano la calma e la moderazione, si confrontino faccia a faccia al più presto, raggiungano un cessate il fuoco appena possibile e risolvano le divergenze e le controversie attraverso il dialogo».
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Come riportato da Renovatio 21, Pakistan e Afghanistan si affrontano da settimane dopo che Islamabad ha dichiarato «guerra aperta» a febbraio. Il Pakistan ha condotto attacchi contro installazioni militari e altre infrastrutture in profondità nel territorio del vicino occidentale, inclusa la capitale Kabullo.
La tensione nei rapporti tra i due Paesi vicini, da tempo in crisi, è attribuita anche al crescente coinvolgimento di Kabul con l’India, storica rivale del Pakistan.
All’inizio di questo mese, la Cina ha inviato un inviato speciale in Afghanistan, dopo il fallimento della tregua mediata da Qatar e Turchia lo scorso ottobre.
Il Pakistan accusa Kabul di offrire rifugio ai combattenti del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), accuse che i talebani respingono. Per la Cina, la guerra rappresenta non solo una crisi di sicurezza, ma una sfida diretta alla sua più ampia visione strategica di integrazione regionale.
Islamabad ha affermato che le forze afghane hanno subito quasi 1.000 perdite nell’ultima escalation transfrontaliera.
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Immagine di Anthonymaw via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata
Geopolitica
Oleodotto russo, Zelens’kyj accusa l’UE di «ricatto»
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Geopolitica
Lo «zar» AI di Trump mette in guardia dal rischio nucleare e chiede una via d’uscita
David Sacks, «zar» responsabile per l’Intelligenza Artificiale e le criptovalute del presidente Donald Trump e figura di spicco nella Silicon Valley e nel mondo del Venture Capital, ha usato il suo podcast «All In» per esortare pubblicamente l’amministrazione a cercare un ritiro dalla guerra israelo-americana contro l’Iran. Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
«Questo è il momento giusto per dichiarare vittoria e ritirarsi», ha affermato Sacks, riprendendo le parole usate dallo stesso Presidente nel definire l’operazione una «spedizione» che ha già raggiunto i suoi obiettivi.
Il Sacks si è discostato dalle posizioni dei falchi come il senatore Lindsey Graham, che premono per estendere gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, e ha lanciato un duro avvertimento sulla traiettoria della guerra: «Se questa guerra continua per settimane o mesi, Israele potrebbe essere semplicemente distrutto».
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L’investitore di origini ebraico-sudafricane, già nel team che con Elone Musk e Peter Thiel creò, sviluppò e vendette PayPal, ha anche paventato la possibilità che Israele «intensifichi il conflitto prendendo in considerazione l’uso di un’arma nucleare, il che sarebbe davvero catastrofico».
Sacks sostiene che un cessate il fuoco o una soluzione negoziata con l’Iran sia l’unica alternativa responsabile.
Le autorità israeliane non hanno lasciato intendere che sia in considerazione un dispiegamento di armi nucleari, in linea con la politica di lunga data del Paese di ambiguità strategica.
Sacks ha inoltre delineato le specifiche vulnerabilità che, a suo avviso, alimentano gli scenari peggiori. Attacchi alle infrastrutture di desalinizzazione del Golfo, ha avvertito, potrebbero rivelarsi catastrofici: «Credo che circa 100 milioni di persone nella penisola arabica ricevano l’acqua tramite desalinizzazione. Voglio dire, è praticamente un deserto, no? E questi impianti di desalinizzazione sono obiettivi facili».
È stato altrettanto incisivo riguardo alla fazione neoconservatrice che spinge per l’escalation: «Queste sono persone che non hanno mai voluto ritirarsi dall’Iraq e dall’Afghanistan: saremmo rimasti lì per oltre 20 anni se avessero potuto scegliere… È il momento di ignorare queste voci».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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