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Immigrazione

Il tabù della sostituzione etnica. E la sua realtà inconfutabile

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Sapete più o meno come è andata: ospite del sindacato CISAL, il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, cognato del premier Giorgia Meloni, ha parlato della crisi demografica italiana, lasciandosi scappare un’espressione che ha sconvolto le anime belle di politica e giornali – e cioè, i padroni del discorso.

 

«Le nascite non si incentivano convincendo le persone a passare più tempo a casa, perché si intensificano i rapporti, come ha sostenuto qualcuno, non è quello il modo» ha detto Lollobrigida. «Il modo è costruire un welfare che permetta di lavorare e di avere una famiglia, sostenere le giovani coppie a trovare l’occupazione. Non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, quindi li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada».

 

È scattato immediatamente il campanello d’allarme: «sostituzione etnica» non è un’espressione che si può usare liberamente. Bisogna evitare di parlarne, o anche solo di pensarci. Nella società della perversione conclamata, abbiamo trovato un tabù.

 

Partono le richieste di dimissioni, le accuse, l’ira funesta da ceto medio riflessivo.

 

Filippo Sensi, PD: «un ministro della Repubblica che, parlando non so a che titolo della questione seria e centrale della denatalità, evoca – testuale – la pseudo-dottrina della sostituzione etnica non è degno dell’incarico che ricopre. Non credo ci sia altro da dire. Mi vergogno per lui, per noi».

 

Ilenia Malvasi incalza, PD «oggi il ministro Lollobrigida parla di pericolo di “sostituzione etnica”, una bufala complottista, smentita da ogni statistica. Il tema della denatalità è molto serio e riguarda tutti, ma affrontarlo così è umiliante».

 

Elly Schlein, capo PD: «le parole del ministro Lollobrigida sono disgustose. Sono parole inaccettabili da chi ricopre il suo ruolo: ci riportano agli anni ’30 del secolo scorso, parole che hanno il sapore del suprematismo bianco. Mi auguro che Meloni e il governo prendano le distanze da queste dichiarazioni, fatte per altro nel giorno in cui il presidente Mattarella si trova in visita ad Auschwitz».

 

Ma mica è solo il PD. Il partito che un tempo aveva il monopolio della lotta all’immigrazione, ora al governo, si accoda.

 

Gian Marco Centinaio, Lega: «il ministro Lollobrigida ha pronunciato parole veramente brutte, ha sbagliato la forma e spesso la forma è sostanza».

 

Molinari, capogruppo Lega: «credo che evidentemente il ministro Lollobrigida abbia capito di aver usato delle parole sbagliate e in qualche modo si è scusato».

 

Mettiamoci pure anche Schifani, governatore della Sicilia: «io non l’avrei detto, l’essere umano merita rispetto al di là del colore della pelle e di tutto, ci sono diritti imprescindibili».

 

Ad un certo punto, prende le distanze anche Lollobrigida stesso. Prende le distanze da se stesso, sì. Dichiara di non conoscere la «teoria complottista» del «piano Kalergi». Lo hanno accusato di esserne un sostenitore. «Nelle mie parole non c’era alcun riferimento a visioni ben lontane dalla mia formazione». Ha sbagliato «per ignoranza», assicura in una accorata intervista al Corriere.

 

«Non credo sia corretto definirmi ignorante perché fino a ieri non sapevo chi fosse il signor Kalergi. Ho letto molto nella vita, ma non perdo tempo con folli e complottisti a cui la sinistra dedica molta attenzione».

 

Ci grattiamo la testa: uno che viene da anni di militanza – Fronte della Gioventù, Movimento Sociale Italiano, Alleanza Nazionale – non sa cosa è il piano Kalergi?

 

Sembrerebbe di no: perché chi ci crede è, ovvio, un complottista.

 

«Cerchiamo di capirci. Nella mia vita ho preso distanze siderali da chi immagina complotti internazionali, e altre follie di questa natura» dice il parente di Gina Lollobrigida, aggiungendo, così d’improvviso, una raffica floreale: «ricordo alcuni esempi clamorosi di sostituzione, perpetrati dal fascismo in Alto Adige, da Stalin con la russificazione dell’Ucraina o da Putin in alcune aree del Donbass».

 

È inarrestabile: rivela che il suo partito, quello della fiammella, non ha «grande confidenza» con il campione della battaglia contro l’immigrazione europea, Viktor Orban: «non ho grande confidenza con Orban e se condividessimo tutte le sue idee sarebbe con noi nel gruppo dei Conservatori Ile. Sono contrario all’uso politico della parola razza e ritengo che stoni nella nostra Costituzione. Si sta cercando di fare un caos sul tema serissimo della denatalità e sul tentativo di mantenere il nostro modello».

 

Insomma, il tabù c’è tutto, anche per quello che dovrebbe essere – in teoria, molto in teoria – il governo più a destra della storia Repubblicana. Del resto sono state fatte abluzioni democratiche purificatrici mica da poco. «Ho apprezzato le parole del presidente. Con Giorgia Meloni qualche anno fa siamo andati il 25 aprile ad Auschwitz, un luogo che è l’esempio di cosa può produrre la follia umana se non arginata da valori democratici». Riguardo a festeggiare il 25 aprile quest’anno, «vado al G7 e non è una scusa. Spero di tornare in tempo, perché ci tengo a partecipare alle celebrazioni».

 

Alla sinistra e al giro benpensante della nuova finta opposizione, non potrebbe mai bastare. Eccoti che, con una vignetta oscena, il Fatto Quotidiano, il giornale di Marco Travaglio, quello simpaticissimo, che sta con Conte, insulta Lollobrigida e la sua compagna, cioè la sorella del presidente del Consiglio, mettendola a letto con un uomo di colore in assenza del marito.

 

 

 

Si tratta di un attacco rivoltante, per cui si ha voglia di difendere le vittime. E notiamo pure un po’ di stereotipi razziali impliciti ed espliciti nel disegnino, ad esempio i labbroni del signore africano.

 

Tuttavia ci ritorna in mente, così, che la sorella subito dopo l’eclatante vittoria elettorale si era impegnata a dichiarare che Giorgia è a favore dell’aborto, prima che lei stessa lo dicesse apertis verbis nel suo discorso di insediamento davanti al Parlamento – quello che su Renovatio 21 abbiamo chiamato «l’inchino a Moloch».

 

Proprio l’aborto, adesso che ci pensiamo, un tempo era considerato a destra uno dei motori della sostituzione etnica, e non mancava, anche tra le file dei vari partiti parlamentari, chi fino a pochi anni fa faceva notare che il numero dei bambini sacrificati con l’aborto, e quindi fatti mancare alla popolazione del Paese, equivaleva sinistramente al numero di immigrati «importati» da Africa e Asia.

 

Tuttavia, per vedere la sostituzione etnica, e in dettaglio iperrealistico, esattamente come descritta nella vignetta del Fatto, basta guardare alle comunicazioni dell’Unione Europea.

 

Ricordate questa immagine diramata dalla Commissione Europea due anni fa?

 

 

Non crediamo che esista un’immagine più lampante della sostituzione etnica in corso. Qui la sostituzione etnica è una realtà irrefutabile. È un programma incontrovertibile.

 

«Think future. Think #NextGenerationEU». Pensate al futuro. Pensate alla prossima generazione UE.

 

Notate, prego, il colore dei personaggi: uno è nero, africano doc. Il bambino – suo figlio? Il pargolo di cui è genitore 1 o 2? – invece, no: forse questo signore a letto con una bianca ci è stato davvero. Il bimbo, diciamo così, è più chiaro, è mulatto. È, per usare la terminologia dell’euroconte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, «meticcio».

 

«Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» scriveva il teorico degli «Stati Uniti d’Europa», ancora oggi celebrato – alla faccia di chi a sentire il suo nome urla «complottisti! complottisti!» – con un prestigioso premio europeo vinto dalla Merkel e da quantità di europapaveri a caso.

 

Il meticcio dal carattere «volatile» di cui parla il razzista biologico Kalergi è in pratica il cittadino perfetto di uno Stato di manipolazione permanente: la creazione di una società instabile, una sorta di anarco-tirannia, cifra indispensabile del nuovo potere, retto dal principio massonico del Solve et Coagula. Alla base, violenza e caos nel popolo, al vertice la piena libertà dell’oligarchia dominatrice, che concede sangue e perversioni per tenere distratte le masse, ma tutto sorveglia – l’occhio in cima alla piramide.

 

Se pensate che siano visione cospirazionistiche, più che una secchiata d’acqua in faccia per svegliarvi, vi basta ricordare eventi come la conquista di Peschiera del Garda da parte della gioventù africana lo scorso anno. Ragazzini immigrati di seconda generazione, e quindi, almeno culturalmente, almeno sulla carta, «meticci», così come li voleva il Kalergi.

 

Le immagini di razzia di questi a breve saranno regolarizzati sotto la barzelletta dello ius culturae sono indelebili: forze dell’ordine schernite (comprese le cariche degli agenti in tenuta antisommossa, impotenti davanti alla massa brulicante ed infinita), odio per l’Italia espresso apertamente (anche sui social, dove stranamente nessuno li censura), ragazze italiane molestate e perfino discriminate (perché, a parte le aggressioni sessuali, sui treni dei ragazzini immigrati «le donne bianche qui non salgono»).

 

Oppure pensate al famoso capodanno di Milano, o a quello di Colonia – il concetto di è tahurrush gamea, la molestia sessuale collettiva. Oppure possiamo parlare, cosa che non ha fatto nessuno, dell’ultimo San Silvestro di Berlino. Renovatio 21 lo ha fatto: potete vedere da voi le immagini di guerriglia, con le forze dell’ordine ignorate e prese per i fondelli. Non è stato diverso per i disordini e i danneggiamenti susseguitisi in tutta Europa dopo le vittorie (le vittorie, non le sconfitte) del Marocco ai mondiali qatarioti.

 

I ragazzi africani, a conti fatti, hanno realizzato il sogno degli anarco-centrosocialisti degli anni Novanta: ha istituito delle TAZ, zone temporaneamente autonome dove lo Stato non ha più potere, come nei libri del teorico dell’anarchia (e della pederastia) Hakim Bey. È qui che possiamo vedere in chiarezza una delle confluenze tra la sinistra, anche estrema, e l’immigrazionismo. Marx non c’entra nulla, né il comunismo, la giustizia sociale, etc. C’è solo il rimescolamento dionisiaco di una società senza più autorità – senza più padri – che altro non è se non una manovra dell’oligarcato globale della Morte.

 

Avendo noi davanti questo scenario, non possono caderci le braccia quando sentiamo i politici prendere le distanze dalla questione, dire che di Kalergi non hanno mai sentito parlare in vita loro, mentre si è lasciato dire in tranquillità alla sinistra ma anche a certa destra (che i libri del conte li ripubblica pure) che il piano Kalergi non esiste, è solo crasso complottismo.

 

È il disastro interiore della Lega Nord, partito che, iniziatosi su questo filone ideale – il processo era già visibile sin dagli anni Novanta o perfino Ottanta, e basta riguardarsi i discorsi di Bossi – non ha saputo strutturare dentro sé alcuna cultura profonda sul tema dell’immigrazione di massa – né su altri temi, a dire il vero.

 

Certo, non sono mancate le figure che hanno cercato di farlo, mostrando (come il compianto Gilberto Oneto) il carattere massonico e tirannico del Risorgimento (che è il sistema operativo che permane ancora oggi, da Giolitti a Mussolini a Draghi e Meloni); altri avevano cercato di portare la Lega verso il tradizionalismo cattolico, dove di materia culturale riguardo anche l’invasione dell’Europa ce ne è quanto si vuole.

 

Tuttavia, nulla davvero attecchì. Difficile nominare un livre de chevet dei leghisti. Il giornale di partito fu chiuso. Del piano Kalergi, che è esattamente ciò che la Lega dice di combattere, è quindi difficile ricordarsi. Da qui escono i Giorgetti, gli Zaia, etc.

 

Quindi, in definitiva, oggi non ci sono partiti che si oppongono alla grande opera di ingegneria sociale inflitta all’Europa (e, ora, anche agli USA) per tramite del programma di immigrazione massiva. L’Italia, rispetto a questo morbo, si trova in condizione di immunodeficienza acquisita.

 

Dei dibattiti infuocati in Francia creati dagli scritti di Renaud Camus – il principale teorizzatore vivente del Grand Remplacement, la grande sostituzione –, pure debordati potentemente anche negli Stati Uniti, in Italia non si è avuta eco.

 

Rammenterete quanto comunicò un vasto gruppo di militari francesi poco tempo fa in una lettera che sembrava un vero e proprio «pronunciamento». Parlando della situazione di una Francia completamente fuori controllo, dissero, sibillinamente, all’élite parigina che «una guerra civile si sta preparando, e voi lo sapete perfettamente».

 

Questa «guerra civile», in realtà, è già in corso, sia pure se combattuta senza armi da fuoco, al momento, ma a colpi di gommoni, ONG, dati demografici e permessi di soggiorno.

 

È una guerra intentata contro la stessa popolazione. Una guerra per la sua sostituzione. E la sua sottomissione finale.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

Immigrazione

Collasso del confine col Marocco: la Spagna schiera ben 60 soldati. Le reazioni all’invasione di Meloni e Von der Leyen

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La Spagna ha schierato solo 60 soldati nell’exclave nordafricana di Ceuta dopo che migliaia di migranti hanno travolto le forze di sicurezza e hanno varcato il confine dal Marocco, con altre 30.000 persone che, secondo le stime, si stanno riversando sulla frontiera.

 

Il ministero dell’Interno spagnolo ha dichiarato che il contingente militare era composto da tre plotoni di 20 soldati ciascuno, inviati a rinforzare la Guardia Civil dopo che gli ufficiali avevano ammesso che il confine era «totalmente collassato». Madrid ha inoltre inviato unità di polizia specializzate, portando il loro numero totale a circa 200, oltre a 30 agenti aggiuntivi della Guardia Civil.

 

Il piccolo dispiegamento militare è avvenuto dopo che il governo regionale di Ceuta aveva implorato Madrid di adottare misure «decisive», chiudere il confine e dichiarare lo stato di emergenza nazionale, avvertendo che la polizia locale, gli ospedali e le strutture di accoglienza per migranti erano al collasso.

 

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Il governo del primo ministro Pedro Sánchez ha respinto la richiesta di emergenza, sostenendo che la migrazione non rientra nelle disposizioni della legislazione in materia di calamità naturali, incidenti gravi e altre catastrofi nazionali.

 

Ai soldati è stato ordinato di supportare la Guardia Civil «nell’esercizio delle sue funzioni» e di svolgere qualsiasi ulteriore compito ritenuto necessario per mantenere la sicurezza. Tuttavia, Madrid non ha annunciato regole di ingaggio più ampie né ha conferito alle truppe un’autorità indipendente per sigillare la frontiera, detenere migranti o effettuare espulsioni. Il loro ruolo, definito pubblicamente, rimane quindi quello di supportare la polizia piuttosto che di assumere il controllo del confine.

 

Le immagini mostravano grandi gruppi di persone che nuotavano intorno alla diga frangiflutti di Tarajal usando dei gommoni, si arrampicavano sulle strutture di confine e si precipitavano attraverso un cancello aperto, mentre gli agenti, sopraffatti, cercavano di contenere la folla. Le forze marocchine hanno poi inviato rinforzi e utilizzato i cannoni ad acqua per disperdere la folla radunatasi vicino al valico di Bab Ceuta.

 

«La situazione è di assoluto caos», ha dichiarato all’AP Rachid Sbihi, capo locale della Guardia Civil. «Non è possibile fornire cifre precise, ma migliaia di migranti stanno attraversando il confine», ha aggiunto, precisando che la frontiera è «completamente collassata».

 

La televisione di stato spagnola ha inizialmente riportato che tra le 2.000 e le 3.000 persone avevano attraversato il confine, mentre l’emittente locale Ceuta al Día ha affermato che ne erano arrivate circa 20.000. Antena 3 ha citato fonti della Guardia Civil secondo le quali quasi 40.000 persone si erano riversate al confine, pur riconoscendo che la cifra era approssimativa. Altre migliaia di persone si stavano dirigendo verso il confine da Tangeri, Tetouan, Fez, Rabat, Casablanca e altre città marocchine.

 

Quattordici corpi sono stati recuperati dal mare intorno a Ceuta nell’arco di 24 ore, ma nessuna delle morti è stata attribuita a scontri con le forze di sicurezza spagnole o marocchine. Si ritiene che le vittime siano morte durante il tentativo di traversata via mare.

 

Sanchez e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska visiteranno Ceuta venerdì. Spagna e Marocco hanno promesso un maggiore coordinamento e il rapido rimpatrio dei migranti entrati illegalmente, sebbene Madrid non abbia spiegato come tale promessa si concilierà con una recente sentenza della Corte Suprema che limita l’espulsione sommaria delle persone che arrivano via mare.

 

I fatti di Ceuta, dove l’invasione dell’Europa si materializza ictu oculi in maniera impressionante, ha scatenato la reazione del presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giorgia Meloni, denunciando il fatto come minaccia alla sicurezza dei confini europei e annunciando misure straordinarie, inclusa la valutazione/sospensione dello spazio Schengen con la Spagna.

 

 

«Le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei. Mi sono confrontata con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Italia non resterà a guardare» ha scritto la Meloni, assai criticata in patria per la mancanza di iniziative decise e concrete sull’immigrazione massiva.

 

«Stiamo convocando gli organismi preposti, e all’esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. Sull’immigrazione clandestina non arretreremo di un millimetro: difendere i confini, fermare i trafficanti di esseri umani e garantire rimpatri efficaci continuerà a essere la linea di questo Governo».

 

È arrivato, grottesco sino all’incomprensibile, anche il commento della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che ha definito le immagini «inaccettabili».

 


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«Le immagini provenienti da Ceuta sono inaccettabili. Non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole» scrive Ursula, che se la pensasse davvero così dovrebbe rimpatriare diecine di milioni di immigrati, che invece stanno impunemente sul nostro territorio delinquendo e recependo miliardi e miliardi di fondi pubblici in ogni Paese UE.

 

«Gli attraversamenti pericolosi devono cessare immediatamente. Le reti di contrabbando devono essere smantellate. E i rimpatri devono essere rapidi, come previsto dalle nostre regole. Ho incaricato due Commissari di contribuire al controllo della situazione. Magnus Brunner [il commissario europeo per gli Affari Interni e la Migrazione, ndr] sta già lavorando a stretto contatto con la Spagna ed è pronto a recarsi nei punti critici. Si impegnerà a fornire ulteriore supporto operativo alla Spagna, anche tramite Frontex. Dubravka Suica [il commissario europeo per il Mediterraneo, ndr] è in contatto con la sua controparte marocchina. Sono fiducioso che la nostra stretta collaborazione con il Marocco contribuirà a ottenere risultati concreti.»

 

Il commento arriva dopo che pochi giorni fa Brusselle ha respinto la petizione Save Europe Act, che chiedeva di fermare l’immigrazione extra-occidentale in Europa e di espellere i residenti extra-europei «non integrati», nonostante l’iniziativa fosse sostenuta da quasi 600.000 firmatari.

 

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Geopolitica

Le bande degli stupratori pakistani e oltre. Intervista video al direttore di Renovatio 21

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Il direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco è stato intervistato sulla questione delle grooming gang dalla trasmissione YouTube «Spunti di Riflessione» condotta dal giornalista Paolo Arigotti.   Nell’intervista è stato spiegato il fenomeno delle ghenghe degli stupratori pedofili pakistani che tormentano l’Inghilterra e il Galles analizzandone storia e morfologia, discutendo se si tratti di un fenomeno organico e decentrato o, per pura ipotesi, di qualcosa che ha una regia altrove.   Nel video si discute inoltre la posizione del Pakistan, Stato islamico terzomondiale e potenza atomica, negli equilibri sociali britannici e pure in quelli geopolitici mondiali.   Inoltre si è parlato della natura degli atti di violenza sessuale, e il ruolo sociomilitare degli stupri nei conflitti contemporanei, con similiarità di elementi tra i fatti britannici ed episodi rivoltanti usciti dalle cronache di Gaza.

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«Lo stupro non è solo la sottomissione di un membro del gruppo avversario, ma è anche il danno che fai all’intero insieme: una volta che hai stuprato ripetutamente sei andato ad interrompere il tessuto sociale contro cui combatti (…) rimandi in società un elemento grandemente traumatizzato» dichiara il direttore.   «Ciò fa parte di una tendenza sempre più chiara, vista anche in politica, che è quella della disumanizzazione dell’avversario (…) l’effetto politico militare della disumanizzazione del nemico è quello di rendere sacrificabile l’intero suo gruppo sociale».   «Questo non riguarda più solo temi militari ed etnici (…) la disumanizzazione dell’avversario riguardano la nostra società: se io ritengo che l’altro non è un essere umano, io posso eliminarlo. Se io ritengo – l’espressione tedesca è lebensunwertes leben – che un bambino anche alle ultime settimane di gravidanza non è davvero vivo perché non ancora nato, lo posso uccidere, eliminare, prima che nasca. Un vecchio che non è in grado di vivere da solo, può essere eliminato» sostiene il Dal Bosco.   «È una cultura, questa, che chiamo Necrocultura (Giovanni Paolo II la chiamava Cultura della Morte) che si  è impadronita del mondo moderno, si è impadronita del mondo. Per cui la svalutazione della vita umana e della sua dignità è visibile in guerra ma soprattutto in pace».   «Questa trasformazione della società in senso di morte sta succedendo. E le sue manifestazioni sono di tutti i tipi: criminali, militari, geopolitiche, bioetiche, politiche in senso stretto, sociali. Ovunque è visibile che la barriera della dignità umana sta cadendo o è già caduta in alcuni del caso del tutto».   «Ciò rende possibile non solo uccidere la gente, ma ancora prima sfruttarla, stuprarla, farla lavorare senza pagarla nulla. Finché ti servono. Finché non arrivano i robot» conclude il direttore di Renovatio 21.   «È un grande disegno in cui è visibile la volontà di rendere l’uomo sacrificabile. Che significa, essenzialmente, tornare ai sacrifici umani. A ciò che precedeva la civiltà cristiana, dove invece l’uomo è ad immagine di Dio, e Dio si fa uomo».  

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Immigrazione

L’invasione è incontrovertibile. Immagini da Ceuta

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Le immagini non mentono. Guardandole, non è possibile non definire come un’«invasione» il processo migratorio massivo che interessa l’Europa da decenni e che sembra accellerare in questi ultimi tempi.

 

La rete si è riempita di immagini e commenti riguardo alle migliaia di migranti nordafricani entrati nell’exclave spagnola di Ceuta provenendo dal vicino Marocco. Le autorità regionali hanno implorato il governo socialista spagnuolo di inviare l’esercito, tuttavia Madrid ha rifiutato.

 

All’inizio di questa settimana, gruppi di migranti hanno iniziato a nuotare intorno alla recinzione di confine che separa Ceuta dal Marocco, ma il flusso si è trasformato in un’ondata giovedì, quando un folto gruppo ha sopraffatto le guardie di frontiera e ha sfondato la recinzione, invadendo il territorio europeo.

 

Il capo del governo regionale di Ceuta ha stimato che fino a 2.000 persone fossero arrivate entro mezzogiorno di giovedì, sovraffollando i centri di accoglienza e creando «un’emergenza umanitaria e sociale». La maggior parte degli arrivati ​​sono giovani uomini, secondo quanto riportato dall’Associated Press. Noi aggiungiamo, secondo la nota espressione: giovani uomini in età militare.

 

E alcuni, come visibile in un video, mettendo il piede in terra europea urlano l’immancabile «Allahu Akbar».

 

 

 

 

 

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Alcuni in rete, sostengono, senza prove, che nella massa di Ceuta vi sarebbero anche criminali «graziati» dal re del Marocco Maometto VI, che ogni anno alla vigilia della festività nazionale della Giornata del Trono (30 luglio), libera una migliaiata di carcerati. Quattro giorni fa i condannati graziati sono stati 1.446. Non vi sono elementi per affermare la presenza di alcuni di essi nella fiumana umana di Ceuta, ma nemmeno per negarlo.

 

Va detto che un tempo la stampa di sinistra di lamentava dell’impenetrabilità di Ceuta, di fatto una porta per l’Europa molto più comoda rispetto a Lampedusa per gli immigrati del Continente Nero. Vi erano polemiche anche per i modi duri in cui gli agenti spagnoli respingevano i migranti arrivati al confine, fenomeno che suscitava invece il plauso in ambienti della destra italiana, che prendeva la Spagna, e l’Australia, come esempi di Paesi che sanno far rispettare i proprio confini. Con evidenza, anche per Ceuta quei tempi sono finiti per sempre.

 

Il sindaco di Ceuta, Juan Jesus Vivas, ha chiesto al governo spagnolo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e di schierare agenti di polizia e soldati al confine. Il ministero dell’Interno spagnuolo, tuttavia, ha affermato di non considerare la migrazione un’emergenza.

 

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che all’inizio di quest’anno ha regolarizzato la posizione di 500.000 immigrati clandestini, ha offerto una risposta ambigua. «Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie… e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile», ha scritto sui social media. «Questo è il momento di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione».

 

Chi accusa il Sanchez di essere complice nell’invasione, cioè della sostituzione etnica degli abitanti della Spagna, potrebbe non ricordare che in effetti gli spagnoli due anni fa lo presero a colpi di fango: si trattava della contestazione subita dal governo (e da re e regina) arrivati a Valenza dopo la catastrofica alluvione che aveva devastato l’area.

 

Come si ricorda, il Sanchez, davanti alla furia di quelli che probabilmente erano i suoi stessi elettori, fuggì. Non è insensato pensare che una riformulazione della popolazione quindi faccia proprio al caso delle élite oramai incapace di essere amate ed obbedite dai cittadini – così da lasciare l’oligarcato loro padrone libero nelle loro gozzoviglie più infami.

 

Era, del resto, scritto tutto nei piani del conte Riccardo Coudenove-Calergi.

 

Gli abitanti dei futuri Stati Uniti d’Europa, scriveva il conte nel suo testo-manifesto Praktische Idealismus Idealismo pratico»), «non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità»

 

Sì: una nuova razza ibrida – il famoso «meticciato» ora tanto decantato dalla chiesa conciliare e dall’ebetudine goscista e centrosocialista diffusa – andava creata per essere più docile ad un progetto politico ulteriore. «Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» scriveva Calergi (scriviamolo pure con la C: il palazzo della famiglia a Venezia, dove morì Riccardo Wagner e dove ora ha sede il casinò, si chiama Ca’ Vendramin Calergi).

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Il Piano Kalergi, basato sulla creazione del super-Stato europeo attraverso l’immigrazione di massa non solo si è realizzato per l’Europa, ma possiamo dire di averlo visto, negli anni di Biden, all’opera anche negli USA.

 

Guardando le immagini di Ceuta, il benpensante piddino sincero-democratico che ridacchiava della «Grande Sostituzione» o si irritava se sentiva parla di «invasione» deve mettersi a tacere. Ma andiamo pure oltre: chi non crede alla realizzazione del piano Kalergi, con una trasformazione radicale dell’Europa e della sua geografia umana, non può non essere in malafede.

 

I lettori di Renovatio 21 sanno pure quale è il primo effetto sociale che si sta caricando inesorabilmente nelle nostre città e nelle nostre esistenze: l’anarco-tirannia, un regime per cui l’immigrato criminale sarà libero di delinquere e terrorizzarvi, mentre lo Stato vi perseguiterà sino in capo al mondo per una multa o una cartella esattoriale da pagare – lo stesso Stato che poco fa, facendo entrare illegalmente africani a milioni, vi impediva di andare al bar senza il green pass.

 

La creazione di un ambiente selvaggio, con la distruzione della società cristiana e del suo ordine basato sul rispetto della vita umana, è insomma un programma oramai visibile in chiarezza. Un’operazione di cui gli immigrati, specie quando prettamente criminali, costituiscono una delle armi principali.

 

La domanda è essenzialmente una sola: fino a quando gli europei saranno disposti ad accettare una simile catastrofe?

 

Chi è davvero disposto a consegnare ai propri figli un Inferno fatto di violenza e prevaricazione, di ingiustizia e di orrore?

 

Il destino dell’Europa programmaticamente invasa dai suoi nemici (nella barbarie afroasiatica o nelle stanze dei bottoni di Brusselle) si gioca esclusivamenente nella risposta che noi stessi riusciremo a dare.

 

Roberto Dal Bosco

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